Instant poetry, ultimo esito della poetry kitchen, Il gatto di Schrödinger, Lo spazio espressivo integrale della poesia kitchen, Sketch di poesia di Mario M. Gabriele, Francesco Paolo Intini, Marie Laure Colasson, Lucio Mayoor Tosi, Mauro Pierno, Giorgio Linguaglossa, Curzio Malaparte, Anonimo, Gino Rago, Mimmo Pugliese, Giuseppe Talia, Vincenzo Petronelli

La instant poetry
Sulla struttura circolare e la struttura lineare della nuova poesia

Lo spazio espressivo integrale della poesia kitchen è il campo in cui «maschere», «icone» «tempo», «spazio» vengono ridefiniti in un nuovo paradigma.

Lo spazio espressivo integrale della instant poetry è l’istante, l’essere qui e là contemporaneamente, qui per me, là per te, in due luoghi. E ciò combacia perfettamente con la legge del gatto di Schrödinger e con la fisica dei quanti.

La «struttura a polittico» della poesia è una struttura circolare. La struttura della instant poetry è una struttura a segmento.
La struttura lineare, a segmento della poesia kitchen e della instant poetry chiama in causa la mancanza di fondamento del pensiero della fine della metafisica.

La poesia kitchen è fondata sullo statuto di verità del nuovo discorso poetico, ultimo esito della ricerca definita «nuova ontologia estetica».

Il «polittico» nasce dalla consapevolezza che il discorso poetico è privo di un fondamento. La instant poetry nasce dalla consapevolezza che il discorso poetico è privo di un fondamento. La instant poetry nasce dall’utopia di poter afferrare l’istante, come fondamento di se stesso, ovvero, come l’originale di se stesso.

Il tempo del fantasma è l’istante, l’istantanea presenza del presente.
Il fantasma è lì dove il linguaggio manca. Pone un termine, un alt alle possibilità del linguaggio, perché è il presupposto affinché vi sia linguaggio.
Il silenzio è dentro il linguaggio, è contenuto nel linguaggio come suo presupposto, come confine «interno». Se non vi fosse il silenzio, non sorgerebbe neanche il linguaggio. Quindi, il linguaggio non deriva dal silenzio come una nota vulgata vorrebbe farci credere, ma è all’interno del linguaggio. Di conseguenza il «fantasma» sarebbe nient’altro che il commissario rappresentante del silenzio all’interno del linguaggio. La sentinella del linguaggio.

(g.l.)

28 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, poetry-kitchen

28 risposte a “Instant poetry, ultimo esito della poetry kitchen, Il gatto di Schrödinger, Lo spazio espressivo integrale della poesia kitchen, Sketch di poesia di Mario M. Gabriele, Francesco Paolo Intini, Marie Laure Colasson, Lucio Mayoor Tosi, Mauro Pierno, Giorgio Linguaglossa, Curzio Malaparte, Anonimo, Gino Rago, Mimmo Pugliese, Giuseppe Talia, Vincenzo Petronelli

  1. antonio sagredo

    cuor di leone o di coniglio?*
    Di coniglio se travestito da soldato tedesco se la stava squagliando:
    tipico esempio di commedia dell’arte, cioè del Fregoli, del cambia vestito, ecc.
    —————————————————————————————–
    cuor di leone su un cavallo bianco
    cuor di coniglio su un camion tedesco
    —————————————————————————————–
    chi sa cosa avrebbe detto Giulio Cesare, Napoleone, Alessandro, ecc.?

    * il riferimento è al twet dei versi di Curzio Malaparte dove viene nominato Mussolini

  2. Come si può osservare dagli esempi qui riportati da Giorgio, l’instant poetry è parte costitutiva della poesia kitchen. In comune vi è la tendenza ad uscire dal verso con quante più parole si possono avere nell’istante. Ne viene un discorso per fotogrammi, da letteratura d’animazione. Non sto neanche a parlare di tweet.
    Nel suo “Registro di bordo” Mario Gabriele ha dato dimostrazione del cicaleccio del mondo, afferrato in due versi (di più versi); non col bisturi dell’ermetismo ma con bastoncini cinesi.
    Per parte mia cerco di raccontare storie, che mi vedono protagonista ma solo per la parte scritta. Le storie vengono uncinate da parole che le inverano, se ne resto aggrappato riesco a scrivere un intero verso, anche due.

    «Non-va-bene» disse la maestra nell’argomentare una sberla
    con lo sguardo feroce di gazzella morta dal ridere. In faccia al cielo.

  3. milaure colasson

    l’instant poetry è la stessa cosa della poetry kitchen, questa ampia antologia con gif della instant poetry dà ragione al curatore, la parola è legata all’istante ma non più come una epifania quanto come una diafania o disfania, è l’immagine che manifesta, chiama la parola, la parola abita l’istante. Il segreto è tutto qui. Il campionario qui esposto è di elevata qualità. Complimenti a tutti, tranne, ovviamente, a Curzio Malaparte, i suoi versicoli a rima ribattuta fanno parte di una filastrocca dove si trovano quei due versi in stile strapaesano di inneggiamento al folklore «Mussolini». Ma nella poetry kitchen non c’è nessun folklore, è vivo un intendimento critico distanziante.
    A mio avviso, questo campionario di istanti poetici mette in evidenza il nuovo concetto di istante non epifanico e non ipnagogico della modalità di pensiero e di prassi kitchen.

  4. antonio sagredo

    Gentile Milaure Colasson,
    la “parola” di per se è una entità troppo grande ed estesa per l’ “istante”.
    Bisogna ricordare che esistono i “tratti distintivi”, non per ogni parola, ma per
    ciascun costituente la parola, che formano la parola.
    Allora il tratto distintivo è un minimum nel tempo e nello spazio che ben si adatta al concetto di istante (he noi umani abbiamo).
    Un insieme di tratti distintivi che sono un insieme di istanti è la parola.
    Quanto la sua composizione entrano in gioco altri fattori, e altri fattori se si tengono presenti il significato, il significante (e i loro opposti che sono un insieme di non-sensi).
    Un insieme di tratti distintivi (di istanti) ha una sua musica, e le varie strutture dei componenti formano la musicalità.
    Si può ben dire allora che la musica è formata da miriadi di istanti che variamente si dispongono, e formano i suoni, e di ciascun suono la musicalità, ecc.
    E poi infine dalle parole ai versi, e qui entriamo nelle pluridimensionalità che ciascun istante (o tratto distintivo) possiede, ecc….
    poi il componimento….

    grazie per l’attenzione

  5. Di un autore nuovo di cui apparirà presto un post anticipo un twitter:

  6. “Il tempo del fantasma è l’istante, l’istantanea presenza del presente”. g.l.
    E dunque, sottrarre parole al discorso (verbi, aggettivi, ecc.) equivale a sottrarre tempo. Viene alterata la sequenza degli eventi (diversa è la velocità di relazione tra le cose-parole). Questo significa che le frasi compiute, che si susseguono, anche nel tentativo di uscire dal significato o contrapporsi al significato con segno vitalistico, andrebbero accompagnate con volontà di rivolta. Atti creativi di disobbedienza rendono il linguaggio imprevedibile. Infatti il linguaggio contiene l’intenzione-di, e qualunque sia questa intenzione, andrebbe messa in campo badando unicamente alla grammatica, lasciando la semantica a chi scrive prosa o saggistica. La maggior parte dei versi di instant poetry qui riportati si avvalgono ancora della semantica; stridono nel significato ma sono frasi compiute: iniziale maiuscola, punto e a capo. Nel mentre non accade nulla. Siamo sicuri che senza un vero intervento sul linguaggio, sulla parola, ma badando unicamente all’immagine, alla casualità degli eventi, o agendo su paradossi, si ottenga quel passaggio esistenziale, ontologico, che è lecito aspettarsi dal poetico? Dove sta la differenza tra la gag e un verso dal significato eccentrico? Come fare per vivere in ambiente kitchen, ma poetry?

    • caro Lucio,

      condivido la tua osservazione:

      «E dunque, sottrarre parole al discorso (verbi, aggettivi, ecc.) equivale a sottrarre tempo. Viene alterata la sequenza degli eventi (diversa è la velocità di relazione tra le cose-parole). Questo significa che le frasi compiute, che si susseguono, anche nel tentativo di uscire dal significato o contrapporsi al significato con segno vitalistico, andrebbero accompagnate con volontà di rivolta. Atti creativi di disobbedienza rendono il linguaggio imprevedibile.»

      Penso anch’io che occorre togliere tutte le parole inutili al discorso poetico (avverbi, verbi, aggettivi e finanche le preposizioni, lasciare solo i nomi), alleggerire il verso, gettare le zavorre a mare, gettare le zavorre del sacro e dell’epifania (strettamente collegate), gettare la zavorra della ratio, che non significa fare una poesia solo emotiva, anzi, gettare a mare senza salvagente anche la modellizzazione emotiva, e anche quella elegiaca o ironica (tutte proiezioni dell’io), gettare a mare soprattutto l’io con tutte le sue adiacenze e imposizioni, alzare il vessillo della rivolta contro tutte le idee impositive ricevute, in specie quelle legate alle retoriche della tradizione.

      19 febbraio 2018 alle 10.00

      L’ESTRANEAZIONE È LA CATEGORIA BASE DELLA NUOVA POESIA

      L’estraneazione è l’introduzione dell’estraneo nel discorso poetico; lo spaesamento è l’introduzione di nuovi luoghi nel luogo già conosciuto; il mixage di iconogrammi e lo shifter, la deviazione improvvisa e a zig zag sono gli altri strumenti in possesso della musa di Mario Gabriele. Queste sono le categorie sulle quali il poeta di Campobasso costruisce le sue colonne di icone in movimento. Il verso è spezzato e interrotto, segnato dal punto e dall’a-capo è uno strumento chirurgico che introduce nei testi le istanze «vuote»; voglio dire che i simboli, le icone, i personaggi sono solo delle figure, dei simulacri di tutto ciò che è stato agitato nell’arte e nella poesia del novecento, non esclusi i film, anche quelli a buon mercato, le long story, le short story… sono flashback a cui seguono altri flashback che magari preannunciano icone-flashback… non ci sono né domande, come invece avviene nella poesia ultima di Gino Rago, né risposte come avviene, a volte, in alcune mie composizioni.

      Altra categoria centrale è il traslato, mediante il quale il pensiero sconnesso o interconnesso a un retro pensiero è ridotto ad una intelaiatura vuota, vuota di emozionalismo e di simbolismo. Questo «metodo» di lavoro introduce nei testi una fibrillazione sintagmatica spaesante, nel senso che il senso non si trova mai contenuto nella risposta ma in altre domande mascherate da fraseologie fintamente assertorie e conviviali. Lo stile è quello della didascalia fredda e falsamente comunicativa che accompagna i prodotti commerciali e farmacologici, quello delle notifiche degli atti giudiziari e amministrativi; Mario Gabriele scrive alla stregua delle circolari della Agenzia dell’Erario o delle direttive della Unione Europea, ricche di frastuono interlinguistico con vocaboli freddi e distaccati, dal senso chiaro e distinto. Eppure, proprio in virtù di questa severa concisione referenziale è possibile rinvenire nei testi, di soppiatto e appena visibili, come nella filigrana delle banconote, delle fraseologie spaesanti e stranianti appena percettibili, appena ridondanti.

      Ma tutto questo armamentario retorico era già in auge nel lontano novecento, qui, nella poesia di Gabriele non c’è nulla di nuovo, eppure è nuovo, anzi, nuovissimo il modo con cui viene pensata la nuova poesia che abbiamo denominato nuova ontologia estetica. È questo il significato profondo del distacco della poesia di Gabriele dalle fonti novecentiste; quelle fonti si erano da lunghissimo tempo disseccate e producevano foglie secche, pagine immobili, elegie mormoranti, chiacchiere da bar dello spot nel migliore dei casi, tutta quella tradizione (lirica e antilirica, elegia e anti elegia, neoavanguardie e post-avanguardie) non producevano più nulla che non fosse epigonismo, scritture di maniera, manierate e lubrificate.

      Mario Gabriele dà uno scossone formidabile all’immobilismo della poesia italiana degli ultimi decenni, e la rimette in moto… È un risultato entusiasmante… che mette in discussione tutto il quadro normativo della poesia italiana…

  7. gino rago

    L’Ombra delle Parole ha anche l’obiettivo d’instaurare un dialogo tra la scienza e le varie espressioni delle discipline umanistiche, tanto che si potrebbe parlare di “rivista delle due culture” nel senso che tecnica e poesia, arte, letteratura, filosofia, storia si integrano in un unico strumento non soltanto di comunicazione in grado di sintetizzare,avvicinare, intersecare esperienze considerate ancora fra di loro distanti.
    Questo spiega anche l’eclettismo degli argomenti (aerospazio, agricoltura, architettura, urbanistica, automazione, cibernetica, economia, industria, fabbrica, sindacalismo, fisica e matematica ma anche fotografia, arte, cinematografia e filosofia) che riescono a intrecciarsi anche nelle mie poesie in stile Kitchen delle storie di una pallottola e della gallina Nanin.

  8. Ecco l’intervista apparsa ieri su Repubblica ad un filosofo ribelle di oggi.
    Questo tipo di ribellione è molto kitchen, Slavoj Zizek non è mai scontato, ti sorprende ogni volta, non dice mai quello che tu pensersti che dicesse, adopera il zig zag, la sorpresa, lo shifter, fa una filosofia come mangia un piatto di spaghetti al ragù, fa filosofia prendendo lo spunto dagli eventi di oggi, rivoltandoli e travestendoli…

    https://www.repubblica.it/cultura/2021/05/06/news/slavoj_zizek_io_ribelle_voglio_solo_normalita_-299736948/?__vfz=medium%3Dsharebar

    Sullo schermo, polo blu e faccia assonnata, non appare il filosofo contro il sistema, il demolitore dell’ordine liberale-capitalista, ma un uomo che tra una sparata e l’altra si definisce un moderato. L’ultima capriola di Slavoj Zizek, l’intellettuale più corteggiato dai festival e idolatrato come un guru, è rovesciare il tavolo e congedarsi dal suo vecchio santino: “Che me ne importa dei rivoluzionari, sto diventando un conservatore, ci tengo alle buone maniere”.

    Sono le dieci di mattina, Zizek si collega via Skype dalla sua casa di Lubiana, sembra stanco ma poi quando inizia a parlare è inarrestabile. Spericolato inanella paradossi e mette insieme Hegel e Gesù Cristo, Tarkovskij e le serie tv, Napoleone e Sanders. In Italia Ponte alle Grazie ha appena ripubblicato il suo saggio Il nano e il manichino, dove il cristianesimo è letto in chiave rivoluzionaria. Ma la parola “rivoluzione” oggi lo irrita, “lasciamola a Trump” dice mentre si agita sul divano e accentua nervosamente i suoi tic.

    Il Covid segna l’inizio di una nuova era?

    “Credo che la normalità come la conoscevamo non tornerà, che dovremo reinventarne una nuova. Sono i danni psichici che mi preoccupano, qui nelle strade c’è più violenza, le cliniche psichiatriche sono piene, aumentano i suicidi dei giovani. Le vecchie abitudini stanno saltando, per questo sto diventando un po’ conservatore. Abbiamo bisogno di regole”.

    Imposte dall’alto?

    “Non penso all’intervento dello Stato ma all’educazione, alle regole di convivenza giornaliera. Siamo sempre più promiscui, più deboli, inseguiamo passioni momentanee e dimentichiamo l’amore vero per accontentarci di surrogati virtuali. Non siamo mai stati così connessi. Sono stanco di chat, video conferenze, telefonate. Paradossalmente la pandemia mi ha fatto prendere coscienza che a mancarmi è la solitudine”.

    Che cos’è l’amore per lei?

    “L’amore ha bisogno di corpi. Essere nudi è un’esperienza spirituale. Lo aveva capito Tarkovskij. Nel film Stalker, il suo più bello, i ricordi sono accompagnati da acqua, vento e pioggia e questo perché la spiritualità è sempre materiale. È il miracolo stesso del cristianesimo: Gesù Cristo è un essere umano, è corpo. Dio non è altrove, è tra noi”.

    Non è fantascienza pensare che la corporeità possa sparire del tutto?

    “Un giorno un amico di mio figlio mi ha detto: chi ha tempo oggi per flirtare e impegnarsi nel gioco della seduzione? Non nego che su Zoom si possano fare incontri meravigliosi ma l’idea di amore platonico mi pare sciovinista. Prenda il mito di Orfeo e Euridice. Quello che sappiamo è che stanno risalendo dall’oltretomba, lui si gira e infrange la promessa di non guardarla, così la perde di nuovo. Io immagino uno scenario diverso. Orfeo mentre cammina pensa: ora dovremo impegnarci a stare insieme ogni giorno, forse è meglio proseguire da solo e scriverci un poema. Credo che l’amore cortese sia profondamente antifemminista. Si preferisce la donna come idea piuttosto che a fianco (ride)”.

    Lei più volte ha condannato l’edonismo contemporaneo, qual è la sua idea di felicità?

    “Penso che la felicità sia da idioti. Le persone che dormono bene sono idiote. Ma come fanno? Io mi sveglio spesso nel mezzo della notte e prendo appunti se mi viene un’idea, tanto che non riesco ad addormentarmi senza un pezzo di carta vicino al letto”.

    E questa agitazione la turba?

    “Tutt’altro, mi piace, ma ho imparato a dominarla, come domino le passioni che di per sé possono essere una catastrofe, possono farci a pezzi. Solo l’amore può aiutarci a trasformare il loro impatto devastante in qualcosa di adatto alla quotidianità. La felicità richiede fatica, si costruisce giorno dopo giorno. Non a caso i cristiani parlano del “lavoro dell’amore””.

    Non teme di apparire un vecchio reazionario?

    “Siamo arrivati al paradosso che se vai dallo psicologo e gli racconti che stai solo col tuo partner, ti senti dire che la tua è una fissazione patologica, che in te c’è qualcosa che non va. Alla promiscuità, che è diventata naturale, preferisco la sicurezza burocratica del matrimonio. Se mi sono sposato quattro volte è perché ogni volta accetto di impegnarmi”.

    È anche questa una provocazione?

    “Oggi il vero azzardo è il matrimonio, non la trasgressione. Non abbiamo bisogno di rivoluzioni ma di cose normali. Il grande produttore Sam Goldwin dopo essere stato accusato di fare film pieni di vecchi cliché scrisse ai suoi collaboratori che bisognava cercare “nuovi” cliché. Aveva ragione”.

    Nel libro dedica alcune pagine all’importanza del tradimento e alla rivalutazione della figura di Giuda. L’infedeltà fa parte del gioco?

    “Ha mai visto la serie tv Homeland? Claire Danes interpreta un agente segreto che combatte il terrorismo. A un certo punto intreccia una relazione con una spia russa ma alla fine la tradisce rivelando informazioni segrete alla Cia. Lo trovo stupendo, l’amore autentico non è apertura totale ma rispetto delle distanze, una forma di infedeltà. Diffido di chi dice “siamo diventati una cosa sola”. Quello non è amore, è cannibalismo emotivo”.

    Dunque a suo avviso oggi abbiamo bisogno di un’utopia rivolta al passato?

    “Di rituali quotidiani dimenticati, di educazione. Donald Trump ha volgarizzato la vita di tutti i giorni. Non è affatto un conservatore, è paradossalmente un postmoderno: rompe le regole, dice bugie, usa l’ironia a sproposito. È un volgare rivoluzionario. La sinistra invece dovrebbe diventare la voce di una maggioranza “morale”. L’immagine simbolica può essere quella di Bernie Sanders durante la cerimonia del giuramento di Biden”.

    Si riferisce alla foto di Sanders con i guanti di lana che ha fatto il giro dei social?

    “Un momento sublime. Lui sì che è un rappresentante autentico della sinistra. Quando Hegel vide Napoleone a cavallo nelle strade di Jena dopo la battaglia, scrisse di aver riconosciuto nella sua figura il weltgeist, lo spirito del mondo. Ecco, Sanders in quel momento incarnava lo spirito del presente”.

    Non le sembra di aver esagerato con i paradossi?

    “Sono stato molto confuso. Mi aiuti, sia cattiva, manipoli le mie parole come vuole”.

    Il libro. Il nano e il manichino di Slavoj Zizek è edito da Ponte alle Grazie (pagg. 272, euro 18)

    • Bella intervista. Vi si legge tra l’altro, e finalmente, che “la spiritualità è sempre materiale” E che “l’amore autentico non è apertura totale ma rispetto delle distanze, una forma di infedeltà”. Tutte cose su cui sono pienamente d’accordo.
      “Non abbiamo bisogno di rivoluzioni ma di cose normali”, come dire che oggi non abbiamo normalità ma solo eccedenze, per altro istituzionalizzate.

  9. L’ha ripubblicato su RIDONDANZEe ha commentato:

    Istant poetry kitchen, eccolo qui!

  10. caro Mauro,
    sostituisco il tuo video non disponibile con questo: autenticamente kitchen!
    ISTANT POETRY KITCHEN

  11. Alfonso Cataldi

    Nel dubbio studia, Sofia, anche a colazione
    ma è orgogliosa e su whatsapp risponde

    che vuole ampliare le sue conoscenze
    mica perché c’è la verifica.

    Una mattina si è svegliata e si è chiusa nell’armadio.
    La fregola incendia le case intermedie

    smania di ascelle sudate altrui
    e partorisce foto vittime di revenge porn.

  12. antonio sagredo

    Orfeo e Euridice
    (prima stazione)

    Ritornava a casa…
    e sognava di ritornare a casa senza la sua Euridice,
    i vortici delle foglie non avevano nulla di geometrico candore,
    né un sognato giuramento o un qualsiasi invito a una danza,
    ma lungo il viale agonizzavano sotto i platani i suoi propositi
    avvizziti dal freddo e dal gelo…
    mi tallonava il sangue dei suoi occhi equini!

    Le sue tasche erano rattoppate e gonfie per i fallimenti della storia.
    Raccoglieva in buste di plastichina,
    come dopo un omicidio o uno sterminio,
    avanzi di candelabri, croci e scimitarre.
    Ovunque un pus epatico precedeva il suo cammino!

    Ma quali i suoi pensieri, in un attimo, nel suo cervello arcaico
    dopo tre milioni di anni tutti vissuti nel secolo trascorso?
    O erano soltanto gli ultimi lamenti di rancidi tramonti,
    o gli amori pagani dell’ippocampo esplosi
    con gioia irripetibile in emozioni da leggenda inavvertita,
    prima che il dolore della cognizione generasse muraglie
    di coscienze e di credenze per fermare una evoluzione?

    E con lei ritornavo da un martirio di gesti non compresi,
    mano nella mano, immobili!
    E su tutto la maledizione terrestre… che ci univa!

    Ritornavamo verso le nostre orme,
    calchi di fango, marce foglie e torbidi liquami ci guidavano,
    ma gli alti concetti sulla spugnosa creazione
    ci lasciavano interdetti e, per noi, splendidi eretici,
    da tempo erano caduti in prescrizione le esistenze di un dio qualsiasi
    e di un nulla in quei giorni della fatale Pentecoste…
    e lei, la compagna già infedele,
    corrosa dall’ansietà dei miei sguardi si era indispettita,
    come un’acida zitella affetta da erogene nevrosi taurine.

    (seconda stazione)

    Ritornava, in versi, a casa…
    non cantava più in versi
    e, a occhi aperti, lungo il viale dei platani
    dopo aver visto il secolo trascorso in un istante,
    come accade prima di morire…
    per quel poco di vissuto ch’era rimasto
    e per il resto dei suoi limpidi pensieri aveva già bruciato
    gli avanzi di tre fedi passate in giudicato,
    ma le scarpe erano già corrose come le sue parole dal salmastro.

    E con lei ritornavo dal supplizio di parole non comprese,
    mano nella mano, ammutoliti!
    e su tutto la maledizione pagana… che ci univa!

    Ritornava, e già spargeva le ceneri di generazioni non nate,
    proclami e parole intorno alle rauche medaglie delle foglie…
    dove appuntarle se non nel vuoto o sul nulla
    se non c’erano né corpi e bare, alberi, case e altari?!

    La sua lira stonava le note estreme di un requiem non scritto ancora!
    Lacrimosa…
    Lui, rovinato, dalle sue lacrime!
    Lacrimosa…
    E danzava Euridice il suo canto di tarantola,
    imitava il suo stesso oblio,
    mimava la nostalgia di quello sguardo che ancora non giungeva
    dai suoi occhi!

    Non si stancava di ridere.
    Non si stancava di morire.
    Non si stancava di morire del rider ch’io feci!

    antonio sagredo

    Vermicino, 19/20/23 febbraio 2009

  13. gino rago

    Tutte le mie storie della gallina Nanin e di una pallottola in stile kitchen non son altro che tante singole ISTANT POETRY allestite nella maniera più incoerente, nella maniera più distante dal significato e con il massimo grado di estraneazione. Ha pienamente ragione Milaure Colasson quando afferma che “l’instant poetry è la stessa cosa della poetry kitchen”,

    Gino Rago
    Quattro Istant poetry

    Nella gabbia d’argento, al sesto piano,
    proprio sopra l’Ufficio della Loggia Massonica denominata “Ungheria”
    sito al quinto piano di piazza Indipendenza n. 8
    il pappagallo Totò: «Das Nicht nichtet”.*

    * traduzione di una frase di Heidegger: Il niente nientifica

    *

    Un ladro di biciclette uscito fuori dall’omonimo film di De Sica
    che ha scontato la pena nella stanza n. 77
    dell’Ufficio Affari Riservati di via Pietro Giordani n. 18
    rivela al dottor Linguaglossa che Werner Aspenström
    corteggia Madame Colasson,
    le dice che «Quando la fantasia è sazia
    inizia la fame per la realtà».

    *

    Marie Laure Colasson, cappellino,
    con piuma, veletta, guanti, biancheria finissima
    che spunta fuori dai polsini e dalla scollatura:
    «Monsieur Aspenström, non mi piace la sua teoria dell’alimentazione.
    Molto prima del verbo era il principio».

    *

    All’Ufficio Affari Riservati, il direttore Giorgio Linguaglossa
    e il commissario Belfagor deglutiscono del Cirò
    mentre divorano un cormorano sortito da un oblò.
    *

  14. Giuseppe Gallo

    Ho letto con molto interesse sia l’intervista al filosofo Slavoy Zizek che i molteplici esempi di Istant poetry. E mi viene da dire che veri esempi di poetry kitchen siano, e ormai da tanto tempo, anche gli spot pubblicitari. Essi, per la loro struttura, dissolvono lo spazio e il tempo e impongono al nostro corpo e alle nostre percezioni la cinica sacralizzazione degli oggetti. D’altronde, sia Linguaglossa che Tosi, ribadiscono che “Il tempo del fantasma è l’istante”.
    Questo concetto potrebbe essere concepito anche in un’altra versione: “l’istante è il fantasma del tempo”. Fantasma che pretende di essere visto, anche se in modo “istantaneo”. Oggi, infatti, la realtà sembra imporsi solo e soltanto, attraverso “selfie” momentanei. Attimi in cui il tempo è “sottratto” e risucchiato. Ed è anche chiaro che in questo tipo di discorso, ogni discorso è senza fondamento. Forse è per questo che L. M. Tosi evoca “volontà di rivolta” e “Atti di disobbedienza” rispetto alla ordinarietà dei linguaggi. Allora, se vogliamo mitragliare la logica dell’io, il razionalismo cartesiano e le sue “eccedenze”, dobbiamo saltare oltre il fosso e precipitare noi stessi in quei luoghi, ancora inesplorati dove la parola sopravvive, nuda e sola con se stessa, perché finora abbiamo sfiorato il non-senso, il paradosso e, a volte, anche in modo didascalico, la stessa “quadrimensionalità” di Linguaglossa. Allora faccio mie anche le perplessità di L.M. Tosi: dove e come intravedere
    ” quel passaggio esistenziale, ontologico, che è lecito aspettarsi dal poetico? … Come fare per vivere in ambiente kitchen, ma poetry?”

    Giuseppe Gallo

  15. DIVERSAMENTE GATTO

    Un ciliegio prostituisce le sue gemme
    L’ulivo bestemmia da mattina a sera

    Nella criniera s’è perso un ruggito
    Dalla cima dell’ Everest saluta il palombaro.

    Ma non avete capito?
    Schrödinger ha messo Dio in un satellite
    Un contatore Geiger e polvere di Radio.

    Poi ha ritirato il braccio
    Come un’opera sfuggita di mano

    Vespe gravitano sui watsapp
    Pazze che si lanciano sul Soyuz

    Kirby? Un rifiorire di Soli
    nell’occhio cieco.

    La bottinatrice, ignara della questione,
    fa un carico e ritorna.

    Il verde ha l’occasione di una rapina al Moulin Rouge.
    Stolto che mitraglia lo stramonio.

    (Francesco Paolo Intini)

  16. Giuseppe Talìa

    Penso che questa sia una Pagina rivoluzionaria, intendo dire geniale e vivace, l’estrarre e isolare con corredo di gift, dove La pagina diventa un ritaglio di informazioni, lo straniamento sovverte l’automatismo della percezione, illogismo e contraddizioni in termini sono sdoganati nel discorso kitchen con grande compostezza degli autori sul filone e varietà di ricerca.
    E’ un ben fatto esperimento di laboratorio.
    Grazie Ombra.

  17. Grazie Giuseppe,

    cominciavo a temere di aver fatto una fesseria!

    «Io profetizzo l’epoca in cui il nuovo potere utilizzerà le vostre paro­le libertarie per creare un nuovo pote­re omologato, per creare una nuova inquisizione, per creare un nuovo conformismo e i suoi chierici saranno chierici di sinistra».
    Pier Paolo Pasolini

    Un Pensiero sulla Poetry kitchen
    https://lombradelleparole.wordpress.com

    • milaure colasson

      Penso anche io che questa sia una delle pagine più rivoluzionarie dell’Ombra, perché d’un colpo spazza via tutta la polvere letteraria dalla poetry kitchen, mostra come la decostruzione del linguaggio letterario della poesia italiana del secondo novecento posta in essere dalla instant poetry, (il cui antesignano è Lucio Mayoor Tosi) è stata portata molto avanti fino alla compiuta perfezione del nuovo linguaggio (se così si può dire) poetico.
      Anche la pagina che segue, quella sempre dedicata alla instant poetry, la ritengo rivoluzionaria perché mostra come il lessico e il linguaggio dei testi di alcune canzonette italiane degli anni sessanta e seguenti erano in realtà molto più aggiornate del linguaggio un po’ vetusto della poesia italiana di accademia che si fa ancora oggi.
      Infine anche l’accompagnamento delle gif di qualità mette in evidenza la complementarietà dei due linguaggi, quello figurativo e quello poetico.

  18. Secondo Giorgio Agamben

    «Il rito compone passato e presente,fissa il calendario e riassorbe gli eventi in una struttura sincronica, mentre il gioco spezza la connessione fra passato e presente, sbriciola la storia in eventi e trasforma la sincronia in diacronia. La storia, il “tempo umano”, non è la diacronia, lo svolgersi lineare degli eventi senza soluzione di continuità, ma l’opposizione e lo scarto fra diacronia e sincronia, la relazione fra i significanti sincronici prodotti dal rito e quelli diacronici prodotti dal gioco».

    Cfr Carlo Salzani, Introduzione a Giorgio Agamben, il nuovo melangolo, 2008, p. 34.

    Se quanto precede è accettabile, ne segue che la poetry kitchen o instant poetry è un dispositivo con un duplice innesto: non è solo gioco e non è solo rito ma riassorbe il rito nel gioco, e il gioco nel rito, destituendo sia il rito che il gioco. E istituendo il nulla. Il nulla, ovvero, l’essere come fondamento del rito e del gioco.

    • Giuseppe Talia

      Il cuore Kitchen, come a dire il cuore del carciofo, in cucina, il nocciolo della ciliegia o l’animella dell’aglio, insomma l’evento che contiene il testo, un testo contiene una serie di eventi.

      L’evento dei sette versi di M. Puglisi contiene una complessificazione nel dettato apparentemente non-sense in equilibrio sul tropo e sui tropi simili, in un saliscendi di scale, dall’alto al basso e nuovamente in affinità e somiglianza. Il tempo si ferma a ogni distico, abbandonato o con mascherina.

  19. vincenzo petronelli

    Buonasera amici, felicissimo di ritrovarvi dopo due settimane in giro per l’Italia. Discutevamo, nel gradevolissimo incontro avuto dieci giorni fa con il grande Mauro Pierno (a proposito Mauro: grazie mille per i doni e per la splendida mattinata ruvese) del dinamismo che caratterizza il percorso della Noe; dal frammento, alla “kitchen poetry”, all’ “istant poetry” , la traiettoria della Noe disegna un parabola precisa, per quanto forse spiazzante per chi si accosti per le prime volte, ma è esattamente questo spiazzamento il valore aggiunto che trovo il nostro progetto apporti al panorama generale stantio della poesia italiana attuale. Partendo dai frammenti, dall’isolamento delle monadi attraverso cui riannodare i fili del percorso ontologico, si giunge all’isolamento del momento, dei lacerti che ci consentono di dare un senso, fornire un’interpretazione, dell’oggi, dell’ “hic et nunc”: compito particolarmente affascinante nella ricerca della sistemazione dei “tasselli” di un tempo scompaginato come il nostro, Riprendo le parole di Giorgio: “La instant poetry nasce dall’utopia di poter afferrare l’istante, come fondamento di se stesso, ovvero, come l’originale di se stesso”. In questo concetto è racchiusa mirabilmente la straordinaria gittata della rotta seguita dalla Noe in questo itinerario in continua evoluzione, per disvelare le ombre dietro la quale si nascondono le parole, decriptando gli elementi mediante i quali ricostituire un ordine cosmologico: un ordine che da ontogenetico, ha l’ambizione di farsi filogenetico. Ringrazio, l”Ombra” per avermi offerto una “dimora” poetica che ogni giorno mi dischiude nuove, affascinanti stanze.
    Un caro saluto a tutti,

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