Archivi del giorno: 29 settembre 2020

Tre poesie da Remainders di Mario M. Gabriele, Il poeta come ladro di becchime del Moderno, Poetry kitchen, Un Appunto di Lucio Mayoor Tosi, Giorgio Linguaglossa

Mario M. Gabriele
Remainders

Mario Gabriele Remainders

dal libro in corso di stampa dell’autore di Remainders, il capostipite della poetry kitchen, forse anche il più geniale.

1

La Signora Mansfield twitta con i crickets
per non sentirsi sola nel lockdown.

Basterebbe che qualcuno le dicesse:

– suvvia, Madame, fra poco è primavera!-

Ogni casa ha fiori, e tabernacoli d’incenso,
bulldog a guardia della porta.

Il Madison Square ha cambiato sede.
Qualcuno canta Smile.

Dopo aver sopportato il bisturi del giorno
si ricomposero carne e ossa.

Cosa vorrà dire la frase alla lavagna:Welcome, Professor. –

Mi pare d’essere entrato a Fort Knox, o mi sbaglio? –

-È tutta roba tua e… di Pussy Yonder? –

Svolazza Giose nei cieli di Topanga Canyon,
mentre dorme Sonny Boy con Jazzymood.

Si riaffaccia la quaresima.
A Pasqua la torta green è un oppio vegetale.

Ei- bi- si-di: prima lezione di Camilla Sfera
per imparare l’alfabeto inglese e chiedere a Shakespeare

-to be or not to be today? –

Non mettere Hewitt nel giorno del tuo compleanno
i cristalli Swarosvscki, pare che attirino i turisti dell’aldilà
più del viso di Denise Levertov.

3

Scegliemmo il Flat Design per l’ultimo libro.
Il critico curò la Premessa.

La piattaforma nucleare della parola
salì in superficie come evento.

Kathryn si mise il foulard
portandoci il caffè semifreddo.

All’esterno del bistrot passarono i pensieri
con le dovute grazie della sera.

Primo Piano. Universo in espansione.
Porta principale bloccata.

Bessy usava le calze di seta:
bellezza maturata nel giardino.

Oh, mio fiore urbano,
temo il tuo inverno, la rappresaglia della natura!

Una radio trasmetteva musica pop
con le Country Sisters.

Ritornammo al passato con uno specchio retrovisore
recuperando figure in bianco e nero.

Nessun paesaggio hollywoodiano,
nè colpi finali da Blade Runner.

Secondo piano: Rosalinda, segnata dall’insonnia,
se la prese con l’orologio a pendolo.

Una bella sorpresa per i gostbusters
non trovare gli ologrammi per la strada.

Luiselle si fermò lungo il ponte della Senna
leggendo Boule de suif di Maupassant.

Lei, – Piccina, tutta tonda, grassa grassa,
con le dita rigonfie strozzate alle falangi -.

Ecco, disse Hermann,
questa donna è stata anche a Dachau.

Un mese tra posters e lamenti di chihuahua
con serenate all’aperto e Smart Working.

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