Cosa sarà il futuro? Covid19, Una camera di specchi che guardano altri specchi, La forma-polittico della poesia della nuova ontologia estetica è un sistema-aperto, Francesco Paolo Intini, Giorgio Linguaglossa

Gif Bergman Persona

L’evento è in sé imprevedibile, matematicamente improbabile, ma non impossibile. Il Covid19 è un evento. «Basta un solo quanto iperenergetico – un solo fotone ad alta frequenza – proveniente da chi sa dove (irrgendwoher): dal sole o da qualche lontano cataclisma distante miliardi di anni luce, perché si produca una mutazione in una catena di acidi nucleici e un virus [ad es. il Covid19] si trasformi da innocuo saprofita in pesante patogeno in grado di effettuare lo spillover dall’animale all’uomo e produrre una pandemia.» (Antonello Sciacchitano) – Anche nella NOE si stabilisce una consonanza circolare tra le parole mandate in spam, le parole di plastica, quelle dell’immondizia e le parole del «vincolo pneumatico», le parole del fantasma, quelle dell’immondizia dello spirito, quelle delle parole-spam, della «poesia nobile» e quelle proveniente dal circolo del riciclo. Nella NOE non c’è più alcuna gerarchia tra le parole-spam e le parole del pneuma poietico, non c’è più alcun abisso. Le parole del nostro mondo si sono definitivamente staccate dai loro referenti, dal significato convenzionale proprio come è accaduto alla poesia di Mallarmé. la NOE si limita a prenderne atto. E questo è evidente nella poesia  di Francesco Paolo Intini, il quale scrive:
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Il corvo prese la decisione giusta
Volò da uomo, con comodità.
.
Azionò il telecomando per muovere le ali.
E in tutta allegrezza gracchiò paurosamente.

Giorgio Linguaglossa

La forma-polittico della poesia della nuova ontologia estetica è un sistema-aperto

L’evento è in sé imprevedibile, matematicamente improbabile, ma non impossibile altrimenti non sarebbe un evento. Imprevedibile non significa improbabile, significa semplicemente che, elevando il numero della improbabilità fino ad una curva iperbolica, troveremo che l’accadere di un evento diventa altamente probabile.

Il mondo è un sistema instabile. Se fosse stabile non sarebbe più un mondo, ma un empireo iperuranio. Quindi l’Evento accade e non può non accadere perché esso è l’indice dell’accadere di una perturbazione che incide e modifica il precedente stato delle cose in equilibrio instabile. Il prolungarsi a dismisura di una «questità di cose» del mondo fa sì che l’accadere di un Evento diventi altamente probabile.

La forma-polittico della poesia della nuova ontologia estetica è un sistema-aperto che recepisce questa instabilità generale di tutte le «questità delle cose» prevedendo la possibilità dell’accadere di un Evento.

«I cavalloni del mare sono soltanto una delle meraviglie in cui si manifesta la potenza delle onde. Ce ne sono altre molto più sorprendenti. Per esempio le magie del gambero pistolero (Alpheus heterochaelis), capace, con pochi schiocchi velocissimi della sua chela speciale, di sparare onde d’urto a velocità di oltre 100 chilometri orari, in grado di uccidere pesciolini e altri gamberi. La pressione nella scia del getto d’acqua è così elevata da formare una bolla rovente. Il rumore prodotto (218 decibel) è uno dei più forti che si possano udire sott’acqua, e durante la seconda guerra mondiale è capitato che sottomarini sfuggissero ai sonar proprio perché vicini a qualche chiassosa colonia di gamberi»1.

In autostrada non occorre una corsia occupata o un incidente perché si crei un ingorgo. Gli ingorghi fantasma capitano quando qualcuno, notando di essere troppo vicino all’auto davanti, frena e rallenta. Ciò fa sì che l’automobilista che sta dietro di lui freni e rallenti ancora di più. E l’onda continua a trasmettersi. Se sono coinvolte almeno cinque auto, si ha l’ingorgo. Le onde del traffico si muovono in modo analogo alle dune di sabbia. Per esempio, la ola degli stadi di calcio, il fenomeno si verifica se almeno una trentina di persone partecipano alla ola. Un altro esempio, la farfalla Morpho rhetenor quando sbatte le ali emette lampi blu tanto intensi da essere visibili a distanza di oltre 400 metri. Infatti le ali sono composte da strutture chitinose simili ad abeti: la luce che rimbalza sulle loro punte interferisce con quella riflessa dalle basi, e le due onde luminose si sovrappongono apparendo molto più brillanti. Lo spazio di 200 nanometri fra le strutture fa però sì che solo le onde con lunghezza d’onda vicina alla luce blu interferiscano in maniera costruttiva: quelle degli altri colori si annullano a vicenda.

Anche il Covid19 agisce per contatto e procede in base a una forma matematica che potremmo definire visivamente con una onda, una ola; infatti, le malattie con alto tasso di infezione tenderanno a diffondersi molto, perché è molto facile che il contatto con un infetto determini una infezione.
Un recente articolo apparso sul Corriere ha avuto il grande merito diffondere le basi della modellizzazione epidemiologica spiegando che il cuore del problema è un numero, R0, che controlla il tasso di diffusione del coronavirus: ogni malattia ha il suo, quello del coronavirus appare essere circa 2,5.

Se un alieno esaminasse la vita sulla Terra, direbbe che a dominarla sono i batteri, diffusi da miliardi di anni e presenti ovunque. Nel nostro organismo sono presenti più batteri che cellule, senza di queste ultime non potremmo vivere, mentre i batteri sì, potrebbero benissimo fare a meno di noi.

1 Gavin Pretor-Pinney, Wawe watchingGuida illustrata per l’osservatore di onde, Guanda, 2011

Gif Polanski

Sarà che mi fido di ciò che vedo e sento e tocco con mano.

 

Francesco Paolo Intini

Sarà che mi fido di ciò che vedo e sento e tocco con mano. Manipolatore di vecchia data, abituato a smanettare più che con PC con lavandini impazziti e reazioni imprevedibili da parte di molecole mal disposte con chi ne sollecita la feudalizzazione alle dipendenze del pensiero. Quante volte mi è toccato sanare una situazione che sembrava andata, calmare le acque, rintuzzare le ire, dare un nome ad eserciti sconosciuti. Ma ora tutto ciò mi è negato mentre a dismisura mi si mostra un nuovo tavolo di gioco.
Sul campo verde l’efficienza già pronta.
Solo per i vaccini non si era pronti, né per le maschere o i ventilatori, ma in compenso c’erano le piattaforme digitali, a cui affidare la sopravvivenza dell’apparato stesso. Chi ci sta dentro vive in un’immensa camera di specchi che guardano altri specchi o se volete un esempio vivo, sembra di far parte di una piovra gigantesca con tentacoli che si spingono in tutti i territori abitati. Pensare che tutto questo fosse già pronto in un cartone e che è bastato togliere il cellophan per metterlo in funzione, mentre non lo erano i singoli, mi dà i brividi.
Un’inquietudine sconosciuta prende il posto della stanchezza.
L’ossessione di non riuscire a fare quello che si doveva, mette in luce l’età, la differenza con chi pensa invece in termini di carriera, successo e sa adattarsi come il paguro nel nuovo guscio.
Non io.
Cosa sarà il futuro?
Astronavi in grado di provvedere alla sopravvivenza di sé stessi, dei motori, dei computer di bordo, avendo a disposizione la conoscenza necessaria per viaggiare nei buchi neri COVID-19 presenti e futuri mentre rara gente in tuta passeggia negli spazi vuoti alla ricerca di cibo contendendolo ad alieni che camminano liberamente.
Un virus ha lanciato i suoi Boeing sulle torri gemelle presenti in ogni stato. Crollano i mercati, c’è polvere dappertutto. Un fuggi, fuggi per le vie di New York.
A chi fare guerra?
Ecco, l’occasione è ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Cos’è un pino? Cosa un elefante?
Descriviamo un cane a futura memoria per riconoscerlo quando avrà fame. Mi dà i brividi altresì l’economia a servizio di robot dalle mani gigantesche, capaci di mettere le dita nei salvadanai di ognuno.
Grattare, rubare, sottrarre, asfissiare, affondare, distruggere sono alcuni degli infiniti nati dal ventre oscuro della metafisica. Il voodoo che riempie di sé gli interstizi della giungla e sbuca all’improvviso nel groviglio dei rapporti umani.

Francesco Paolo Intini

Piovra

La musica che sale conserva il ciliegio tra i denti.

Le scale conoscono la formula dell’ ossido di carbonio
Così discutono una tesi sulla scomparsa del Cro-Magnon.

Ma non del suo denaro che prospera, foresta di felci.
Com’è che si rese indipendente e cercò scampo sulle terrazze.

Se c’è una costante è da cercarsi negli elicotteri di Saigon
Una ragione che il relatore ignora.

Il pubblico è fatto di cappottini e rose intriganti.

Sbuffano tazzine da quest’altra parte del tavolo
mescolando caffè a una scintilla strofinata.

Un commando di Khmer indossava tute di euro.
Sbucare all’improvviso dalla giungla fu la soluzione.

Ora si faceva irruzione nel significato
Lasciando le buone maniere a gerani di balcone.

Oltre i mammut gli orsi. Si viaggia sottoterra
Percorrendo fibre e canali auricolari

Nuotare col rischio di beccarsi la leptospirosi
Marat sbucò in un vasca da bagno.

Ma era troppo preso dal togliersi i topi di dosso
Per accorgersi di una stroncatura dall’odore universale.

Il DNA ebbe la meglio sull’anticorodal
E’ chiaro da quest’immenso passeggiare di elefanti

Bastava mungere una mucca per volta
E non mettersi in coda per un soffio sulla nuca

Hendrix suonò come un medico alla visita del diabete:
tirò fuori la testa dal Sarno per competere col Vesuvio.

Dalle mani alla corteccia
Il contagio dei significati

Un neurone collega Bohr ad Einstein,
Heisenberg a Tutankhamon

Il sentiero di Ho Chi Min. Non io.
Il poeta muore senza contatti. Sepulveda?

Era già apparata, toro nell’arena
La zeppa di spettatori.

Carbonio sul palco reale:
abbasso il RE!

Sottrarre braccia alla mortalità.
Consegnare il cuore a Mendeleev.

Quali le aspirazioni del Litio?
Il Nemico attacca, la Tavola risponde.

Forza fresca di ultima generazione
Americio, Darmstadio, Nettunio.

Tigri di razza ovina.
Elicotteri dagli embrioni.

Accumulare guanine.
Capitalizzare Yersinia e reinvestire.

Il mare obbedisce. Il cielo si apre.
Costruire trulli dal DNA.

A sera la piovra riposa. I suoi immensi neuroni
Si svuotano di clessidre e letti. Visi rubati a Hopper.

Sogna sul divano al rumore della pioggia.
La diretta da Chernobyl, quella da Seveso

Si gratta e sgonfia il boleto Satana
Torna nei gangheri anche Bhopal.

Giocasta allarga la sua fune
per sfilarsi la collana.

Nella tranquillità del tedio
un esercito varca il confine

qualcuno ha toccato la maniglia della foresta
ci sono tracce di pantera nel vaso da notte

Terror mortis?
Nessun muoia.

(Inedito)

Francesco Paolo Intini volto

Francesco Paolo Intini

Francesco Paolo Intini (1954) vive a Bari. Coltiva sin da giovane l’interesse per la letteratura accanto alla sua attività scientifica di ricerca e di docenza universitaria nelle discipline chimiche. Negli anni recenti molte sue poesie sono apparse in rete su siti del settore con pseudonimi o con nome proprio in piccole sillogi quali ad esempio “Inediti” (Words Social Forum, 2016) e “Natomale” (LetteralmenteBook, 2017). Recentemente una sua breve raccolta inedita “Nella mente di un fuochista” (2017) è stata recensita sulla rivista Versante Ripido da L. Paraboschi. Ha pubblicato due monografie su Silvia Plath (“Sylvia e le Api”. Words Social Forum 2016 e “Sylvia. Quei giorni di febbraio 1963. Piccolo viaggio nelle sue ultime dieci poesie”. Calliope free forum zone 2016) – ed una analisi testuale di “Storia di un impiegato” di Fabrizio De Andrè (Words Social Forum, 2017). Una raccolta dei suoi scritti: “ NATOMALEDUE” è in preparazione. 

19 commenti

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19 risposte a “Cosa sarà il futuro? Covid19, Una camera di specchi che guardano altri specchi, La forma-polittico della poesia della nuova ontologia estetica è un sistema-aperto, Francesco Paolo Intini, Giorgio Linguaglossa

  1. “l’economia a servizio di robot dalle mani gigantesche, capaci di mettere le dita nei salvadanai di ognuno”.
    Caro Intini, pare quasi che tante mani umane non abbiano sempre fatto altrettanto. E il mercato non è in rovina, come sembra, si sta solo modificando. Da una vecchia era alla nuova. Così è sempre stato per logica e prassi capitalistica. Non vedo la ragione di sorprendersi, né di cedere allo sconforto.
    E’ in atto un cambiamento del mercato delle merci. Non più rivolto a categorie della popolazione, bensì costruito sulle esigenze di ciascun individuo. Da qui il bisogno di tracciare ogni nostro movimento, ogni decisione e scelta. Finisce il tempo dei centri commerciali, si sta affermando l’era degli acquisti online. E’ solo mercato in progress di cambiamento.
    Non è da oggi che le persone vengono trattate come polli d’allevamento! E non è vero che, poniamo, fino a dieci anni fa le cose erano tanto diverse.
    Si aveva la sensazione di vivere con più libertà personale, ma non era vero. C’erano regole sociali, ci sono sempre state, e i mercati hanno sempre deciso per noi i nostri comportamenti e le nostre scelte. E’ solo questione di mercato. Poi tutto si assesterà. Anche la green economy è principalmente condizionata dal mercato, dalle nuove opportunità di scambio che la tecnologia mette in campo. E’ il mondo che cambia.
    Complimenti per i tuoi versi, io li trovo divertenti. Cruenti ma proprio per questo mi piacciono.

    • mariomgabriele

      caro Lucio,
      hai compreso perfettamente la nuova economia commerciale che si sta propagando nel mondo. Te ne aggiungo un’altra. Dopo l’evento Covid-19, ora è Bill Gates a controllare la società con il suo microcip contraccettivo, in grado di sterilizzare le donne, per non generare più figli, col solo scopo di ridurre la popolazione mondiale vista come un grande pericolo per gli interessi dei capitalisti.

      Lasciando stare la poesia da magazzino,occorre fare campagne ostative contro questi progetti da caimani, riformulare azioni politiche a salvaguardia dell’umanità già divisa in ricchi e poveri.

      Questi sono solo psicopatici che si alternano al potere pensando di creare una società limitata nel numero e nel work in progress.Basti pensare a Hitler e alle sue gestualità durante il discorso con il popolo.

      Il vivere collettivo è diventato un problema per i governi e per i vari Stati.Lo si vede in Italia e in Europa.Siamo in una crisi dagli enormi parametri di differenziazione economica da non poter più sperare in una rinascita della rivoluzione della classe operaia ormai ridotta in Cassa integrazione.

      La dominazione sulla natura appare prioritaria da parte degli Uomini Forti. Forse il modo migliore per comprendere questo stato di cose è la filosofia del potere.sul genere umano.

  2. «Le strutture ideologiche postmoderne, sviluppate dopo la fine delle grandi narrazioni, rappresentano una privatizzazione o tribalizzazione della verità».

    (Maurizio Ferraris, Postverità e altri enigmi, Il Mulino, 2017, p. 113)

    Penso che stiamo tutti andando, senza farci caso, verso la tribalizzazione della verità. Così, anche le merci devono essere prodotte in modo da potersi accordare con la tribalizzazione delle moderne società post-democratiche e con le nuove esigenze del consumo.
    La privatizzazione della forma di vita nelle odierne società post-democratiche si trasforma in maniera invisibile nella tribalizzazione della vita personale e dei feticci artistici prodotti in larghissima scala.

    • Dopo la barbarie, la tribalizzazione. Mi chiedo cosa ne penserebbe Maia R. Madonna, che alla barbarie ha dedicato magnifiche poesie. Ma ti chiedo, Giorgio, in cosa consiste la tribalizzazione? Quali i suoi riflessi sulla poesia, e in particolare sulla poesia della nuova ontologia estetica? O pensi che ne siamo distanti?

  3. caro Lucio,

    io interpreto la categoria della «tribalizzazione» come esasperazione e banalizzazione delle faccende dell’io in poesia come nelle altre arti. È chiaro che quando leggiamo una poesia del poeta di Milano che infarcisce con 14 aggettivi una poesia di 11 righe, con tutto l’universo che ruota attorno all’io… ecco, penso che lì siamo alla tribalizzazione della questione del «soggetto». Abbiamo postato di recente un sonetto di Dante che conteneva soltanto 2 aggettivi. Questa è la differenza tra i «poeti» «tribali» di oggi e, ad esempio, un poeta maturo e vigile come Francesco Paolo Intini del post di oggi il quale conta gli aggettivi sulle dita di una mano e che espelle dal suo universo scrittorio l’io con le sue adiacenze.
    La classe operaia ridotta alla cassa integrazione, come dice Mario Gabriele, ha fatto il resto. E lo dico da comunista. La classe operaia come categoria del marxismo classico è andata a farsi benedire, e con lei anche le categorie di pensiero che poggiavano su quell’assunto. Quel marxismo classico ovviamente non ha più nulla da dire oggi. Però abbiamo i sovranismi e i populismi che propongono ricette facili a problemi enormemente complessi. Questo fare ricette semplici è una spia della «tribalizzazione» delle soluzioni politiche agli odierni conflitti di classe.
    La NOE nasce come drastica rottura con questa superfetazione del banale e del populismo.

  4. Mariella Bettarini

    Grazie sempre, carissimi e carissime amici e amiche, e mille auguri, con un affettuoso saluto da

    Mariella (Bettarini)

  5. Giuseppe Gallo

    In linea di principio, anch’io sono d’accordo con alcuni suggerimenti di Lucio Mayoor Tosi: niente di nuovo e niente di sconvolgente sotto il sole fino a che questo si degna di ricomparire tra le nuvole. La libertà? Affermava Spinoza che anche un sasso ritiene di aver deciso da sé di rotolare lungo un pendio. Libertà economica? Quella della foresta? Del mondo agricolo-pastorale? Del feudalesimo? Dell prima, seconda, terza… rivoluzione industriale? Quella di oggi? No! Nessuna libertà! Né individuale, né sociale. Dal momento in cui si cade su questo suolo, vergine o inquinato, si entra in una catena di cause ed effetti in cui c’è solo un aut/aut e non in modo disgiuntivo e antitetico come sperava quel Kierkegaard al quale alludeva qualche giorno addietro lo stesso Lucio Tosi. Tutti siamo alla ricerca di quell’anello che non tiene, di quel varco o smagliatura nella rete, che ci permetta di saltare il muro. Ma non accade mai…
    Allora? Prima di tutto non si tratta di piegare la realtà alle nostre esigenze perché le nostre esigenze sono puri e semplici bisogni, o indotti dalla necessità della sopravvivenza o indotti dalla cultura, dal mercato e dalle sovrastrutture…
    È vero! “Il mondo, suggerisce, Linguaglossa, è un sistema instabile. Se fosse stabile non sarebbe più un mondo, ma un empirio epiruranio”. Ecco, è qui che appare e ricompare il fantasma più umano che possa esistere dentro l’angoscia dell’esistenza umana: l’Evento, l’Arcobaleno, indice di una perturbazione “che incide e modifica il precedente stato delle cose in equilibrio instabile”. Solo che questo Evento, questo Arcobaleno, questo Covid-19, questo cavallone di mare, ecc., come sono sopraggiunti così scompaiono. Appaiono perché possibili; scompaiono perché altrettanto possibili.. Non accade mai qualcosa che non può accadere. Accade solo il possibile!
    E allora? Scriveva Montale nel 1975:
    Quasi ogni giorno mi scrive
    un testimone di Geova
    che mi prepari all’Evento…
    Una risposta accondiscendente a tale missiva genererebbe solo “una poesia da magazzino” per riprendere l’immagine di Mario Gabriele.
    In questo vuoto che appare e scompare dentro un altro vuoto, forse l’unica via di uscita è richiamare “in vita” la domanda che ci proponeva Linquaglossa: “che cos’è la vita?”.
    “La vita è l’origine non rappresentabile della rappresentazione”(Heidegger)
    e richiama l’immagine del pozzo e della sorgente contrapponendola a quella dell’acqua stagnante.
    Ecco noi sopravviviamo quanto e come gli insetti, a volte libellule, sul pelo dell’acqua smossa dagli attuffi delle rane; altre volte immobilizzati come farfalle da collezione “nel museo delle farfalle” di Transtromer e intanto sogniamo il pozzo e la sorgente. Ma è solo un sogno, come la nascita e il linguaggio; è tutto un gioco metaforico e finché si gioca ci illudiamo di essere anche liberi! Purtroppo non esiste gioco senza regole e senza costrizioni. E l’Esserci, calato nel tempo e nello spazio, ci ricolloca nelle stesse regole del gioco. Se non vogliamo essere solo farfalle da museo dobbiamo contrapporre alla “economia a servizio di robot dalle mani gigantesche…” il progetto di una grande metafora esistenziale che non preveda ricchi e poveri, sani e ammalati, “falsi” liberi e schiavi veri.
    La “piovra” di Intini continua a stritolarci, ma è antica, precede anche Lacoonte. Onore ai versi di Intini. Intensi e “spregiudicati”.
    Ecco cosa accade al mio Jerry

    A corto di parole

    Glielo ripeteva anche la madre:
    -Figlio mio, tu sei a corto di parole.
    Dovresti andare nel loro bosco a raccoglierne qualcuna!
    Jerry non perse tempo e, alla prima occasione,
    si addentrò nella foresta.
    Quando fu sotto gli alberi, e si fece subito buio,
    apprese le parole dell’oscurità e della penombra.
    Quando incontrò il ruscello che scendeva dai ghiacciai
    il suo mormorio gli suggerì le parole dell’acqua,
    dei sassi, delle betulle e dei gamberi di fiume.
    Quando poi il sole illuminò una radura
    trovò le parole dell’erba e dei grilli salterini,
    del lombrico rubellus e dell’eisenia foetida.
    Con la testa ormai piena si avviò verso casa.
    Ma quando giunse al confine e adocchiava già le tegole di casa
    un grido rauco da temporale lo colpì alle spalle.
    Così rientrò nella foresta
    inseguendo l’eco dei lamenti.
    A ridosso di un cespuglio,
    un uomo si dibatteva nel morso di una trappola per lupi.
    La gamba nei denti di ferro. Le ossa frantumate nel sangue.
    La bocca contorta, gli occhi invasi dai virus.
    E Jerry apprese le parole di Abele e di Caino.
    Poi il gorgheggio della tortora… del merlo… dell’allodola…
    E in quell’istante Jerry apprese le parole del cielo
    e dimenticò le parole dell’uomo.

    ,

  6. caro Giuseppe,

    In Sein und Zeit, la possibilità dell’esistenza autentica si rivela solo nell’anticipazione della propria morte, la potenzialità d’essere dell’uomo non può che proiettarsi in una negatività totale. Nel diventare autentica l’esistenza dell’uomo non si approprierebbe di nulla. Essa permarrebbe nel campo della possibilità, la quale si rivela essere, per Heidegger, «la maniera più originaria e fondamentale di caratterizzare ontologicamente» la realtà umana. Appare dunque evidente che, stabilito quale carattere dell’autenticità il possibile, l’esistenza autentica non può ascriversi ad alcuna struttura teleologica in quanto obbedisce ad una struttura evenemenziale. Se infatti la possibilità sta al di sopra della realtà, essa non sarà mai disponibile, a portata di mano, prossima, per quanto possa apparire tale. Insomma, l’uomo dipende dalla struttura del Dasein, ed esso corrisponde al verificarsi dell’Evento. Ma io penso che anche la mancanza dell’Evento sia un Evento. Penso che il Covid19 corrisponda, metta in luce più una mancanza che non un possesso…

    • “Ma io penso che anche la mancanza dell’Evento sia un Evento.”
      Ah, il colpo di coda del genio! L’essere che abita la mancanza, e non ne soffre perché anche la mancanza è presenza di evento. Io questo lo chiamo “stato meditativo”, il puro esserci nell’essere che ben conoscono i poeti, o coloro che sanno e agiscono da testimoni. Questo compensa e allontana ogni negatività; la quale negatività si realizza solo mancando all’essere qui; perché rivolti al tempo pensato, temuto, desiderato…

      • Stato meditativo: dove non ha fine colui che medita. Nè inizio.

        • Covid19, l’Evento, l’Ontologia della guerra, la zona grigia del linguaggio poetico del tardo novecento e la Rottura della tradizione poetica: La poesia di Maria Rosaria Madonna, da Stige. Tutte le poesie (1985-2002)

          Caro Lucio,

          Con il Covid19 noi viviamo una condizione di smobilitazione degli assoluti, come accade nell’«ontologia della guerra» di Lévinas, laddove questa si propone di rendere «irrilevanti» le categorie della morale mediante il richiamo alla disillusione operata dalla guerra, al fine di consentire la più profonda e radicale disambiguazione degli interessi degli uomini proprio della ratio dell’Homo sapiens.

          Con la distanziazione sociale viviamo in uno stato di disambiguazione prossimo allo stato vegetativo. Il controllo della coscienza è stato interrotto, e così gli affetti familiari e interpersonali. Lo «stato d’eccezione» profetizzato da Agamben è diventato, paradossalmente, uno stato di necessità, una condizione normale di vita. Qui non è in gioco la volontà dittatoriale del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come sostengono i leghisti e i fascisti, ma per una situazione di oggettiva necessità determinata dalla enorme diffusione del virus. Viviamo nello stato di disambiguazione che ci ha rivelato il virus, e ci scopriamo totalmente irretiti nella falsa coscienza, nella «zona grigia» dell’esistenza e del linguaggio.

          Anche in altre epoche storiche il virus della peste ha determinato uno sconvolgimento delle relazioni sociali e un distanziamento sociale degli individui. Ma, da solo, a mio avviso, il virus non produce Evento. Evento è invece la ripercussione nell’economia del virus, la stagnazione e la conseguente depressione economica con conseguente disoccupazione per decine di milioni e, forse, centinaia di milioni di persone nel mondo.
          Voglio dire che l’Evento virus Covid19 ha prodotto spavento di massa. Ma, appena il virus diminuirà la sua visibilità, riapparirà il conformismo di massa in un assetto sociale indebolito dalla crisi economica e impoverito. La disambiguazione delle coscienze verrà alla luce. Lo spavento di massa si tramuterà in rabbia sociale e, di qui il passo ad un totalitarismo di un cialtrone che reclama «pieni poteri» sarà breve.

          Il Covid19 è, paradossalmente, un Evento che non è un Evento. Mi spiego. Per essere visibile un Evento non deve essere visibile, ma invisibile. Quando scoppia, l’Evento diventa visibile, ma già da tempo erano in essere le condizioni perché l’Evento si verificasse, ma gli uomini non avevano fatto caso alle tracce dell’evento prossimo venturo che si stava preparando.
          Quando il Covid19 sarà sconfitto, gli uomini continueranno a vivere come prima, peggio di prima. I ricchi continueranno ad arricchirsi e i poveri ad impoverirsi. Il problema è il modello di sviluppo del capitalismo. È quel modello che ha determinato l’insorgenza del virus e della pandemia che occorrerà modificare. E il primo passo da fare è che i ricchi paghino più dei poveri, questo mi sembra ovvio. Mi sembra ovvio che occorrerà che le forze democratiche rivendichino la necessità di una tassa sulla ricchezza per riequilibrare le diseguaglianze introdotte dalla crisi economica.

          Io non penso all’evento come ad uno «stato meditativo» come tu dici. Questo significherebbe privatizzare e soggettivizzare la nozione di Evento. L’evento è ben di più di una questione del soggetto, è una questione epocale che però gli uomini del presente non vedono, non riescono a scorgere.

          Tu hai fatto il nome di una poetessa, di Maria Rosaria Madonna. Nelle sue poesie si percepisce, oggi più di ieri, l’approssimarsi di un qualcosa di oscuro che si sta abbattendo sugli uomini. Ma Madonna è stata una Cassandra, ed è rimasta inascoltata.

          Poesie di Maria Rosaria Madonna (1940-2002) comprese nella Antologia Come è finita la guerra di Troia non ricordo, Progetto Cultura, Roma, 2017 pp.332 € 18.00

          Sono arrivati i barbari

          «Sono arrivati i barbari, Imperatore! – dice un messaggero
          che è giunto da luoghi lontani – sono già
          alle porte della città!».
          «Sono arrivati i barbari!», gridano i cittadini nell’agorà.
          «Sono arrivati, hanno lunghe barbe e spade acuminate
          e sono moltitudini», dicono preoccupati i cittadini nel Foro.
          «Nessuno li potrà fermare, né il timore degli dèi
          né l’orgoglio del dio dei cristiani, che del resto
          essi sconoscono…».
          E che farà adesso l’Imperatore che i barbari sono alle porte?
          Che farà il gran sacerdote di Osiride?
          Che faranno i senatori che discutono in Senato
          con la bianca tunica e le dande di porpora?
          Che cosa chiedono i cittadini di Costantinopoli?
          Chiedono salvezza?
          Lo imploreranno di stipulare patti con i barbari?
          «Quanto oro c’è nelle casse?»
          chiede l’Imperatore al funzionario dell’erario
          «E qual è la richiesta dei barbari?».
          «Quanto grano c’è nelle giare?»
          chiede l’Imperatore al funzionario annonario
          «E qual è la richiesta dei barbari?».
          «Ma i barbari non avanzano richieste, non formulano pretese»
          risponde l’araldo con le insegne inastate.
          «E che cosa vogliono da noi questi barbari?»,
          si chiedono meravigliati i senatori.
          «Chiedono che si aprano le porte della città
          senza opporre resistenza»
          risponde l’araldo con le insegne inastate.
          «Davvero, tutto qui? – si chiedono stupiti i senatori –
          e non ci sarà spargimento di sangue? Rispetteranno le nostre leggi?
          Che vengano allora questi barbari, che vengano…
          Forse è questa la soluzione che attendevamo.
          Forse è questa».

          Parlano la nostra stessa lingua i Galli?

          Si sono riuniti in Senato il Console
          con i Tribuni della plebe
          e i Legati del Senato… c’è un via vai di toghe
          scarlatte, di faccendieri
          e di bianche tuniche di lino dalle dande dorate
          per le vie del Foro…
          Qualcuno ha riaperto il tempio di Giano,
          il tempio di Vesta è stato distrutto da un incendio
          alimentato dalle candide vestali,
          corre voce che gli aruspici abbiano vaticinato infausti presagi
          che il volo degli uccelli è volubile e instabile
          e un’aquila si sia posata sulla cupola del Pantheon
          che sette corvi gracchiano sul frontone del Foro…
          corrono voci discordi sulle bighe del vento
          trainate da bizzosi cavalli al galoppo…
          che il nostro esercito sia stato distrutto.

          Caro Kavafis… ma tu li hai visti in faccia i barbari?
          Che aspetto hanno? Hanno lunghe barbe?
          Parlano una lingua incomprensibile?

          E adesso che cosa farà il Console?
          Quale editto emanerà il Senato dall’alto lignaggio?
          Ci chiederà di onorare i nuovi barbari?
          O reclamerà l’uso della forza?
          Dovremo adottare una nuova lingua
          per le nostre sentenze e gli editti imperiali?
          Che cosa dice il Console?
          Ci ordinerà la resa o chiamerà a raccolta gli ultimi
          armati a presidio delle nostre mura?
          Hanno ancora senso le nostre domande?
          Ha ancora senso discettare sul da farsi?
          C’è, qui e adesso, qualcosa di simile a un futuro?
          C’è ancora la speranza di un futuro per i nostri figli?
          E le magnifiche sorti e progressive?
          Che ne sarà delle magnifiche sorti e progressive?

          Sono ancora riuniti in Camera di Consiglio
          gli Ottimati e discutono, discutono…
          ma su che cosa discutono? Su quale ordine del giorno?
          Ah, che sono arrivati i barbari?
          Che bussano alla grande porta di ferro della nostra città?
          Ah, dice il Console che non sono dissimili da noi?
          Non hanno barba alcuna?
          Che parlano la nostra stessa lingua

          *

          Autodifesa dell’imperatrice Teodora

          Procopio? Chi è costui? Un menagramo, un bugiardo,
          un calunniatore, un furfante.
          Non date retta alle calunnie di Procopio.
          È un bugiardo, ama gettare fango sull’imperatrice,
          schizza bile su chiunque lo disdegni; è la bile
          dell’impotente, del pervertito.
          Ma è grazie a lui che passerò alla storia.
          Sono la bieca, crudele, dissoluta, astuta Teodora,
          moglie dell’imperatore Giustiniano, la padrona
          del mondo orientale.
          E se anche fosse vero tutto il fango che Procopio
          mi ha gettato sul volto?
          Se anche tutto ciò corrispondesse al vero? Cambierebbe qualcosa?
          È stata mia l’idea di inviare Belisario in Italia!
          È stata mia l’idea di un codice delle leggi universali!
          E di mettere a ferro e a fuoco l’Africa intera.
          Soltanto i morti sono eterni, ma devono essere
          morti veramente, e per l’eternità affinché siano tramandati.
          Un tradimento deve essere vero e intero perché ci se ne ricordi!
          Voi mi chiedete:
          «Che cosa penseranno di Teodora nei secoli futuri?».
          Ed io rispondo: «Credete veramente che i posteri abbiano
          tempo da perdere con le calunnie e le infamie di Procopio?
          Che costui ha raccolto nei retrobottega di Costantinopoli
          tra i reietti e i delatori della città bassa?».
          Ebbene, sì, ho calcato i postriboli di Costantinopoli,
          lo confesso. E ciò cambia qualcosa nell’ordito del mondo?
          Cambia qualcosa?
          Il potere delle parole? Vi dirò: esso è
          debole e friabile dinanzi al potere delle immagini.
          Per questo ho ordinato di raffigurare l’imperatrice Teodora
          nel mosaico di San Vitale a Ravenna,
          nell’abside, con tutta la corte al seguito…
          E per mezzo dell’arte la mia immagine travalicherà l’immortalità.
          Per l’eternità.
          «Valuta instabile», direte voi.
          «Che dura quanto lo consente la memoria», replico.
          «A dispetto delle calunnie e dell’invidia di Procopio».

          *

          La reggia che fu di Odisseo

          Che cosa vogliono i proci che frequentano
          la reggia che fu di Odisseo?
          E che ci fa sua moglie Penelope
          che di giorno tesse la tela con le sue ancelle
          e di notte tradisce il suo sposo
          nel letto dei giovani proci?
          Sono passati dieci anni dalla guerra di Troia
          e poi altri dieci.
          I proci dicono che Odisseo non tornerà
          e nel frattempo si godono a turno Penelope
          la loro sgualdrina.
          Si godono la reggia e la donna del loro re
          sapendo che mai più tornerà.
          Forse, Odisseo è morto in battaglia
          o è naufragato in qualche isola deserta
          ed è stato accoppato in un agguato.
          La storia di Omero non ci convince
          non è verosimile che un uomo solo
          – e per di più vecchio –
          abbia ucciso tutti i proci, giovani e forti.
          La storia di Omero non ci convince.
          Omero è un bugiardo, ha mentito,
          e per la sua menzogna sarà scacciato dalla città
          e migrerà in eterno in esilio
          e andrà di gente in gente a raccontare
          le sue fole…

          *

          Il merlo gracchiò sul frontone d’un tempio pagano

          Il merlo gracchiò sul frontone d’un tempio pagano
          il mare sciabordando entrò nel peristilio spumoso
          e le voci fluirono nella carta assorbente
          d’una acquaforte. E lì rimasero incastonate.

          Due monete d’oro brillavano sul mosaico del pavimento
          dove un narciso guardava nello specchio
          d’un pozzo la propria immagine riflessa e un satiro
          danzante muoveva il nitore degli arabeschi
          e degli intarsi.

          Alle 18 in punto il tram sferraglia

          Alle 18 in punto il tram sferraglia
          al centro della Marketplatz in mezzo alle aiuole;
          barbagli di scintille scendono a paracadute
          dal trolley sopra la ghiaia del prato.
          Il buio chiede udienza alla notte daltonica.

          In primo piano, una bambina corre dietro la sua ombra
          col lula hoop, attraversa la strada deserta
          che termina in un mare oleoso.

          Il colonnato del peristilio assorbe l’ombra delle statue
          e la restituisce al tramonto.
          Nel fondo, puoi scorgere un folle in marcia al passo dell’oca.
          È già sera, si accendono i globi dei lampioni,
          la luce si scioglie come pastiglie azzurrine
          nel bicchiere vuoto. Ore 18.
          Il tram fa ingresso al centro della Marketplatz.
          Oscurità.

          *
          Gli angeli sono come gli uccellini

          Gli angeli sono come gli uccellini
          volano via al primo battere delle mani,
          i dèmoni invece stanno immobili
          appollaiati sui rami degli alberi
          emettono il loro singhiozzo disperato.
          Essi non possono fuggire… maledetti
          dall’eternità sono condannati a star fermi.
          Per sempre.

          *
          Ci sono parole che dormono
          il loro sonno eterno e non è bene
          svegliarle. Ci sono altre parole invece
          che improvvisamente risorgono
          a vita nuova dopo un sonno eterno…
          magari in un’altra lingua, un altro mondo…
          E questa è la vera resurrezione
          della carne… la sola, unica e vera.

          *

          Tu mi chiedi ancora una volta
          di tornare al nostro problema principe:
          «quale sia l’origine del male».
          «Ebbene, ed io ti rispondo che se
          al male aggiungiamo altro male e al bene
          aggiungiamo altro bene, non per questo
          avremo più male o più bene, ma ciò
          non deve farci recedere di un millimetro
          dal nostro proposito».
          Sì, mio caro lettore, dobbiamo
          amare le stelle e andare a passeggio
          con Dante e i personaggi del suo Inferno
          piuttosto che tra i beati del Paradiso.
          Sì, mio stimato lettore, il male esiste e resiste
          a tutte le intemperie…

          Ed ora un aneddoto. Sai come si salvò
          un tenente italiano fatto prigioniero dai tedeschi?
          All’ufficiale della Wehrmacht che lo interrogava
          rispose recitando il primo canto della Commedia…
          parlava senza fermarsi della selva oscura
          che nel pensiero rinnova la paura
          e delle tre fiere che gli sbarravano il passo…
          E così si salvò dalla deportazione in un lager.

          Dunque, è vero, stimato amico lettore
          che la poesia salva la vita e riscatta il mondo
          e sono nel falso e nella menzogna
          coloro che dicono altro. Tienilo a mente,
          o lettore, tu che sei saggio e sai
          distinguere la verità dalla menzogna.
          E così sia.

          (Maria Rosaria Madonna, da Stige. Tutte le poesie (1985-2002) Progetto Cultura, 2018 pp. 148 € 12.00

          … Quello che rimane da fare è il tragitto più lungo e tortuoso: appunto, uscire dal Novecento. Infrangere ciò che resta della riforma gradualistica del traliccio stilistico e linguistico sereniano ripristinando la linea centrale del modernismo europeo. È proprio questo il problema della poesia contemporanea, credo. Come sistemare nel secondo novecento pre-sperimentale un poeta urticante e stilisticamente incontrollabile come Alfredo de Palchi con La buia danza di scorpione (opera scritta dal 1945 al 1950 e pubblicata negli Stati Uniti nel 1997) e Sessioni con l’analista (1967)? Diciamo che il compito che la poesia contemporanea ha di fronte è l’attraversamento del deserto di ghiaccio del secolo sperimentale per approdare ad una sorta di poesia sostanzialmente pre-sperimentale e post-sperimentale, una sorta di terra di nessuno? Ciò che appariva prossimo alla stagione manifatturiera dei «moderni» identificabile, grosso modo, con opere come il Montale di dopo La Bufera (1956) si presenta di nuovo oggi dinanzi alla fine dell’età dell’umanesimo? Possiamo formulare questa ipotesi? – (In verità, con Satura – 1971 – Montale opterà per lo scetticismo alto-borghese e uno stile intellettuale antidemotico, uno stile in diminuendo che avrà una lunghissima vita ma fantasmatica, uno stile da larva, da «ectoplasma» costretto a nuotare nella volgarità della nuova civiltà dei consumi).

          • Appunto di Maria Rosaria Madonna

            Ho ritrovato, tra le mie carte, questo appunto inedito di Maria Rosaria Madonna degli anni Novanta, destinato ad un articolo sulla rivista “Poiesis” che poi non trovò luogo. L’ho riletto più volte. Non so bene cosa significhi ma credo che possa benissimo andare d’accordo con la poesia di Letizia Leone.

            (Giorgio Linguaglossa)
            .
            La poesia è linguaggio dell’insolenza e della fraude. Non credete ai falsi untori del perbenismo. Forse la poesia è più assimilabile al cannibalismo dello Spirito che ad altre attività del corpo mentale. Un ricordo sublimato e civilizzato di quell’ancestrale rito cannibalico. In ultima istanza, la poesia non può essere rapportata alla poesia se non dal punto di vista puramente storico sistematico; nella sua essenza è attività di fagocitazione di mondo, internalizzazione degli oggetti del mondo tramite il sistema segnico-simbolico qual è il linguaggio. Forse, alla base della Musa, v’è una fissazione della libido allo stadio della cloaca, ciò che nell’età adulta si converte in sublimazione, conglomerato degli oggetti internalizzati in spirito linguistico, in fame di mondo, seppure di un mondo ridotto a lacerti fonematici che rammenta il mondo reale come lo specchio da toeletta rammenta lo specchio ustorio.
            Dunque, è chiaro, la poesia può sorgere soltanto come risvolto negativo della prassi. La poesia è risvolto negativo della prassi e specchio ustorio.
            L’ostinazione onanistica al volo poetico (un privilegio o una dannazione?), con il senso di colpa che l’accompagna, rivela l’intima natura requisitoria dell’attività artistica, il legame intermesso e rimosso delle pulsioni subliminali che le ricollega al pene simbolico. Di qui la strafottente diffusione di essa pratica ai giorni nostri, pratica di massa, onanismo di massa. Di qui l’accusa, di matrice zdanoviano-pretesca all’attività poetica quale mansione insulsa e parassitaria ai fini della compagine del «Nuovo Mondo».
            Forse, il «Nuovo Mondo» che abbiamo costruito si regge proprio sulla grande menzogna di una estetica di matrice zdanoviano-pretesca.

            *
            La poesia di Maria Rosaria Madonna pone la poiesis più in alto della possibilità, anzi, essa è il punto più alto con cui si dà la possibilità di fronte alla realtà. In questa accezione, la poiesis è quella che salva la vita al giovane tenente italiano che recita il primo canto dell’Inferno ad un ufficiale della Wehrmacht (degno di nota è sapere che si tratta di un fatto realmente accaduto).
            Dunque, Madonna, contrariamente a tutte le poetiche riduzioniste e minimaliste del tardo novecento che accreditano all’arte una funzione inutile e imbelle, rivaluta la funzione e il posto dell’arte rivendicando il suo sommo potere di salvare la vita degli uomini.
            Fine degli uomini, per Madonna, è il pensiero della poiesis, la sola che può riscattare la vita dalla morte.

            Se il «fine dell’uomo è il pensiero dell’essere, l’uomo è fine del pensiero dell’essere, fine dell’uomo è fine del pensiero dell’essere», come dice Heidegger, sicché, in definitiva, il fine ontologico dell’uomo costituirebbe la sua fine, con questa deduzione è però ignorato il fatto che, come appare evidente sin da Sein und Zeit, ove la possibilità dell’esistenza autentica si riveli solo nell’anticipazione della propria morte, la “potenzialità” d’essere dell’uomo non può che proiettarsi in una negatività totale. Nel diventare autentica l’esistenza dell’uomo non si approprierebbe di nulla. Essa permarrebbe nel campo della possibilità, la quale si rivela essere, per Heidegger, «la maniera più originaria e fondamentale di caratterizzare ontologicamente» la realtà umana. Appare dunque evidente che, stabilito quale carattere dell’autenticità il possibile, l’esistenza autentica non può ascriversi ad alcuna struttura teleologica.

            (Giorgio Linguaglossa)

            • Scrive Valéry:

              «Si potrebbe – e forse lo si dovrebbe – assegnare come unico oggetto alla filosofia quello di porre e di precisare i problemi, senza preoccuparsi di risolverli. Si tratterebbe allora di una scienza degli enunciati, e dunque di una purificazione delle domande». «Una riflessione semplicissima ci fa pensare che la Letteratura è e non può essere altro che una specie di estensione e di applicazione di certe proprietà del linguaggio. Essa utilizza per esempio ai propri fini le proprietà foniche e le possibilità ritmiche del parlare, che sono trascurate nel discorso comune […] È questo il mondo delle “figure”, di cui si preoccupava l’antica Retorica […] La formazione delle figure è indivisibile da quella dello stesso linguaggio, in cui tutte le parole “astratte” sono ottenute tramite qualche dilatazione d’uso o trasferimento di significato, seguito da un oblio del senso primiero. Il poeta che moltiplica le figure non fa dunque che ritrovare in se stesso il linguaggio allo stato nascente […] La Poetica si proporrebbe non tanto di risolvere i problemi quanto di enunciarli. Il suo insegnamento non sarebbe separato dalla ricerca stessa… dovrebbe essere trattato e mantenuto in uno spirito di massima generalità… quest’ultima considerazione conduce… a un’importante distinzione: quella delle opere che sono come create dal loro pubblico (di cui rispondono all’attesa e sono perciò quasi determinate dalla sua conoscenza) e delle opere che, invece, tendono a creare il loro pubblico». (qui pp. 380-381)

              «Una poesia su un foglio di carta non è che uno scritto, sottoposto a tutto quel che si può fare di uno scritto. Ma fra le sue varie possibilità, ce n’è una, e una soltanto, che pone infine quel testo nelle condizioni in cui prenderà forza e forma d’azione. Una poesia è un discorso che esige e che provoca un legame continuo fra la voce che è e la voce che viene e che deve venire. E questa voce deve essere tale da imporsi, e da stimolare lo stato emotivo di cui il testo sia l’unica espressione verbale. Togliete la voce, e la voce che occorre, e tutto diventa arbitrario. La poesia diviene una serie di segni legati l’uno all’altro solo dal fatto di essere stati materialmente tracciati uno dopo l’altro. (qui p. 394) «Anche nella testa più solida la contraddizione è la norma; la consequenzialità è l’eccezione […] Ma ecco una circostanza stupefacente: tale dispersione, sempre imminente, importa e concorre alla produzione dell’opera quasi quanto la stessa concentrazione». (qui 396) «L’opera d’arte è un’opera in sé inutile, in rapporto al senso preciso di utilità: è una categoria completamente a parte». (qui p. 416) «Una poesia deve essere una festa dell’intelletto».1

              1 Paul Valéry OPERE SCELTE a cura di Maria Teresa Giaveri “I Meridiani” Mondadori, 2014 pp. 1770

  7. La forma sottile
    di un sogno in pompa magna
    la compagnia stessa
    del medesimo sandalo
    preciso con un giro collo estivo.
    Scollegato al sole dell’abiura.
    Sollecitando l’aria.
    Ben presto
    ripresero nelle ventiquattrore successive
    gli interminabili excursus.
    Viceversa dalle tapparelle sollevate
    si intravedevano vagiti mattutini.
    Composto.
    L’andirivieni di un millepiedi in calzamaglia
    davvero sorprese tutti.
    A sogni aperti.

    (Che bello quel giardino che genera se stesso.
    Quelle parole “primordiali”. Forte Gallo!)

    Grazie OMBRA.

  8. È evidente, sì!
    Oggi come ieri il capitalismo si sta adattando alla nuova situazione. Il lavoro si prende però la rivincita sul calore. Abolito il disordine dell’ambiente, del tocca qui e là, il caos, l’ingorgo, la fila col fiatone dello sconosciuto sulla nuca, rimane una macchina che non conosce notte, né riposo o imperfezione e, fatto non irrilevante, è del tutto indifferente alla fisiologia degli addetti ai lavori.
    Scorrono in rete immagini di bambini cinesi in fila per lavarsi le mani e prendere il proprio posto nei banchi della scuola. Abolito per legge il caos del contatto fisico è entrato in vigore una specie di distanziometro universale, garantito nella sicurezza dai droni, dalle telecamere di sorveglianza e pronti a segnalare con la precisione del bluetooth qualsiasi movimento sospetto sul fronte del nemico. Siamo entrati nell’era del nastro trasportatore solo che al posto delle merci in lavorazione scorrono prodotti umani e chiaramente si inizia dai bambini.
    Ma non avevano iniziato anche i cambogiani di Pol Poth dallo stesso punto?
    Non mi consola affatto che intanto molti eventi siano finiti nel nulla e che questo sia il destino di ogni evento.
    Non c’è nessuna Banca che abbia conservato nelle sue casseforti lo spirito del Primo Maggio, quella grande speranza che balenava sui prati di una sperduta località del Sud agli albori della nostra epoca, circondato da pallottole irrefrenabili, indifferenti alle leggi della balistica.
    Soccorre una specie di interferenza tra le parole spezzate di un comizio e quelle di una poesia ancora lontana dai distici del NOE.
    Brilla però il rosso di quelle bandiere come l’ azzurro della farfalla Morpho rhetenor . Un caro saluto .

    DAL 3D A UN BIANCO E NERO SENZA RITORNO

    Qualcuno spara giù a Portella
    colpi di mitraglia sugli albanesi
    poveri albanesi…

    e noi dove si corre?
    la veritàvifaràliberi…liberi…liberi

    si corre dunque, il piombo sembra rallentare
    talvolta si ferma lo vedo accanto respirare
    cerca un pascolo d’acciaio un fucile in abbandono
    macchè!

    corre il piombo di Portella
    corre più di me più delle donne e di Vincenza
    un capezzolo è lì che allatta una ginestra
    un’altra cerca ancora suo marito
    non sa che il piombo si ferma solo
    in un pascolo di carne
    e quando cresce

    Boooooooooooooooooomba!

    Corrono le schegge, vibrano le stazioni
    quanti albanesi sono caduti tra le ginestre?
    Si fa un conto
    ne mancano dieci poi cento forse mille
    sembra il buco in una banca
    e intanto il piombo corre… corre
    nessuno che lo ferma

    però
    la veritàvifaràliberi…liberi…liberi

    qui c’era il futuro di una volta
    il 69 e poco in là l’80
    ora solo il 47 distaccato dal presente
    come non c’entrasse la ginestra con la bomba
    e fosse un volo d’api che va e va
    da un 3D a un bianco e nero senza ritorno

    però
    la veritàvifaràliberi…liberi…liberi

    Nei giorni di non memoria per Sabra e Chatila

    L’elenco delle ossa è fatto, non manca niente
    anche i cuori sono sistemati
    ce n’è voluto per rimettere a posto i piccoli
    separare le bocche
    in cui infilarono le mani per strapparli

    Nessun nome è perso
    una bimba se li ricorda tutti
    quelli che le squarciarono attorno,
    il padre crocifisso
    e lei…

    nessuna novità in questo
    i poveri hanno una Dachau in fronte
    e poco importa se a notarla nello specchio
    s’impazzisce
    Il tempo non appartiene a chi sta sempre indietro
    e passa sotto un muro per rubare una mollica

    ma è strano che nel conto degli agnelli
    qualcuno sia avanzato ed è stato visto
    digrignare i denti e chiudere il cancello
    perché lavorassero indisturbati i lupi

    E che strana questa nota su una pagina di Storia:
    “ Niente da imparare” c’è scritto
    come se fosse un ordine per la coscienza.
    Che so?
    una postilla da aggiungere all’altro:
    “ Non desiderare la roba d’altri”
    anche in caso di morte o
    di sterminio degli innocenti.

    (2014, Francesco Paolo Intini)

    Grazie a tutti e buon primo maggio.
    Ciao

  9. Spinto tutto in un punto.
    Tutto accartocciato.
    Le lancette puntate all’infinito.
    Aladino con la lampada acquistata.
    Con la luce che intenta il sole. Un macigno
    lo sforzo della comparsa.

    Grazie OMBRA.

  10. Penso che l’Evento non è assimilabile ad un regesto di norme o ad un’assiologia, non ha a che fare con alcun valore e con nessuna etica. È prima dell’etica, anzi è ciò che fonda il principio dell’etica, l’ontologia. Inoltre, non approda ad alcun risultato, e non ha alcun effetto come invece si immagina il senso comune, se non come potere nullificante. La nientificazione [la Nichtung di Heidegger] opera all’interno, nel fondamento dell’essere, e agisce indipendentemente dalle possibilità dell’EsserCi di intercettare la sua presenza. Si tratta di una forza soverchiante e, in quanto tale, è invisibile, perché ci contiene al suo interno.
    L’Evento è l’esito di un incontro con un segno.

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