Archivi del giorno: 30 aprile 2020

Cosa sarà il futuro? Covid19, Una camera di specchi che guardano altri specchi, La forma-polittico della poesia della nuova ontologia estetica è un sistema-aperto, Francesco Paolo Intini, Giorgio Linguaglossa

Gif Bergman Persona

L’evento è in sé imprevedibile, matematicamente improbabile, ma non impossibile. Il Covid19 è un evento. «Basta un solo quanto iperenergetico – un solo fotone ad alta frequenza – proveniente da chi sa dove (irrgendwoher): dal sole o da qualche lontano cataclisma distante miliardi di anni luce, perché si produca una mutazione in una catena di acidi nucleici e un virus [ad es. il Covid19] si trasformi da innocuo saprofita in pesante patogeno in grado di effettuare lo spillover dall’animale all’uomo e produrre una pandemia.» (Antonello Sciacchitano) – Anche nella NOE si stabilisce una consonanza circolare tra le parole mandate in spam, le parole di plastica, quelle dell’immondizia e le parole del «vincolo pneumatico», le parole del fantasma, quelle dell’immondizia dello spirito, quelle delle parole-spam, della «poesia nobile» e quelle proveniente dal circolo del riciclo. Nella NOE non c’è più alcuna gerarchia tra le parole-spam e le parole del pneuma poietico, non c’è più alcun abisso. Le parole del nostro mondo si sono definitivamente staccate dai loro referenti, dal significato convenzionale proprio come è accaduto alla poesia di Mallarmé. la NOE si limita a prenderne atto. E questo è evidente nella poesia  di Francesco Paolo Intini, il quale scrive:
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Il corvo prese la decisione giusta
Volò da uomo, con comodità.
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Azionò il telecomando per muovere le ali.
E in tutta allegrezza gracchiò paurosamente.

Giorgio Linguaglossa

La forma-polittico della poesia della nuova ontologia estetica è un sistema-aperto

L’evento è in sé imprevedibile, matematicamente improbabile, ma non impossibile altrimenti non sarebbe un evento. Imprevedibile non significa improbabile, significa semplicemente che, elevando il numero della improbabilità fino ad una curva iperbolica, troveremo che l’accadere di un evento diventa altamente probabile.

Il mondo è un sistema instabile. Se fosse stabile non sarebbe più un mondo, ma un empireo iperuranio. Quindi l’Evento accade e non può non accadere perché esso è l’indice dell’accadere di una perturbazione che incide e modifica il precedente stato delle cose in equilibrio instabile. Il prolungarsi a dismisura di una «questità di cose» del mondo fa sì che l’accadere di un Evento diventi altamente probabile.

La forma-polittico della poesia della nuova ontologia estetica è un sistema-aperto che recepisce questa instabilità generale di tutte le «questità delle cose» prevedendo la possibilità dell’accadere di un Evento.

«I cavalloni del mare sono soltanto una delle meraviglie in cui si manifesta la potenza delle onde. Ce ne sono altre molto più sorprendenti. Per esempio le magie del gambero pistolero (Alpheus heterochaelis), capace, con pochi schiocchi velocissimi della sua chela speciale, di sparare onde d’urto a velocità di oltre 100 chilometri orari, in grado di uccidere pesciolini e altri gamberi. La pressione nella scia del getto d’acqua è così elevata da formare una bolla rovente. Il rumore prodotto (218 decibel) è uno dei più forti che si possano udire sott’acqua, e durante la seconda guerra mondiale è capitato che sottomarini sfuggissero ai sonar proprio perché vicini a qualche chiassosa colonia di gamberi»1.

In autostrada non occorre una corsia occupata o un incidente perché si crei un ingorgo. Gli ingorghi fantasma capitano quando qualcuno, notando di essere troppo vicino all’auto davanti, frena e rallenta. Ciò fa sì che l’automobilista che sta dietro di lui freni e rallenti ancora di più. E l’onda continua a trasmettersi. Se sono coinvolte almeno cinque auto, si ha l’ingorgo. Le onde del traffico si muovono in modo analogo alle dune di sabbia. Per esempio, la ola degli stadi di calcio, il fenomeno si verifica se almeno una trentina di persone partecipano alla ola. Un altro esempio, la farfalla Morpho rhetenor quando sbatte le ali emette lampi blu tanto intensi da essere visibili a distanza di oltre 400 metri. Infatti le ali sono composte da strutture chitinose simili ad abeti: la luce che rimbalza sulle loro punte interferisce con quella riflessa dalle basi, e le due onde luminose si sovrappongono apparendo molto più brillanti. Lo spazio di 200 nanometri fra le strutture fa però sì che solo le onde con lunghezza d’onda vicina alla luce blu interferiscano in maniera costruttiva: quelle degli altri colori si annullano a vicenda.

Anche il Covid19 agisce per contatto e procede in base a una forma matematica che potremmo definire visivamente con una onda, una ola; infatti, le malattie con alto tasso di infezione tenderanno a diffondersi molto, perché è molto facile che il contatto con un infetto determini una infezione.
Un recente articolo apparso sul Corriere ha avuto il grande merito diffondere le basi della modellizzazione epidemiologica spiegando che il cuore del problema è un numero, R0, che controlla il tasso di diffusione del coronavirus: ogni malattia ha il suo, quello del coronavirus appare essere circa 2,5.

Se un alieno esaminasse la vita sulla Terra, direbbe che a dominarla sono i batteri, diffusi da miliardi di anni e presenti ovunque. Nel nostro organismo sono presenti più batteri che cellule, senza di queste ultime non potremmo vivere, mentre i batteri sì, potrebbero benissimo fare a meno di noi.

1 Gavin Pretor-Pinney, Wawe watchingGuida illustrata per l’osservatore di onde, Guanda, 2011

Gif Polanski

Sarà che mi fido di ciò che vedo e sento e tocco con mano.

 

Francesco Paolo Intini

Sarà che mi fido di ciò che vedo e sento e tocco con mano. Manipolatore di vecchia data, abituato a smanettare più che con PC con lavandini impazziti e reazioni imprevedibili da parte di molecole mal disposte con chi ne sollecita la feudalizzazione alle dipendenze del pensiero. Quante volte mi è toccato sanare una situazione che sembrava andata, calmare le acque, rintuzzare le ire, dare un nome ad eserciti sconosciuti. Ma ora tutto ciò mi è negato mentre a dismisura mi si mostra un nuovo tavolo di gioco.
Sul campo verde l’efficienza già pronta.
Solo per i vaccini non si era pronti, né per le maschere o i ventilatori, ma in compenso c’erano le piattaforme digitali, a cui affidare la sopravvivenza dell’apparato stesso. Chi ci sta dentro vive in un’immensa camera di specchi che guardano altri specchi o se volete un esempio vivo, sembra di far parte di una piovra gigantesca con tentacoli che si spingono in tutti i territori abitati. Pensare che tutto questo fosse già pronto in un cartone e che è bastato togliere il cellophan per metterlo in funzione, mentre non lo erano i singoli, mi dà i brividi.
Un’inquietudine sconosciuta prende il posto della stanchezza.
L’ossessione di non riuscire a fare quello che si doveva, mette in luce l’età, la differenza con chi pensa invece in termini di carriera, successo e sa adattarsi come il paguro nel nuovo guscio.
Non io.
Cosa sarà il futuro?
Astronavi in grado di provvedere alla sopravvivenza di sé stessi, dei motori, dei computer di bordo, avendo a disposizione la conoscenza necessaria per viaggiare nei buchi neri COVID-19 presenti e futuri mentre rara gente in tuta passeggia negli spazi vuoti alla ricerca di cibo contendendolo ad alieni che camminano liberamente.
Un virus ha lanciato i suoi Boeing sulle torri gemelle presenti in ogni stato. Crollano i mercati, c’è polvere dappertutto. Un fuggi, fuggi per le vie di New York.
A chi fare guerra?
Ecco, l’occasione è ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Cos’è un pino? Cosa un elefante?
Descriviamo un cane a futura memoria per riconoscerlo quando avrà fame. Mi dà i brividi altresì l’economia a servizio di robot dalle mani gigantesche, capaci di mettere le dita nei salvadanai di ognuno.
Grattare, rubare, sottrarre, asfissiare, affondare, distruggere sono alcuni degli infiniti nati dal ventre oscuro della metafisica. Il voodoo che riempie di sé gli interstizi della giungla e sbuca all’improvviso nel groviglio dei rapporti umani.

Francesco Paolo Intini

Piovra

La musica che sale conserva il ciliegio tra i denti.

Le scale conoscono la formula dell’ ossido di carbonio
Così discutono una tesi sulla scomparsa del Cro-Magnon.

Ma non del suo denaro che prospera, foresta di felci.
Com’è che si rese indipendente e cercò scampo sulle terrazze.

Se c’è una costante è da cercarsi negli elicotteri di Saigon
Una ragione che il relatore ignora.

Il pubblico è fatto di cappottini e rose intriganti.

Sbuffano tazzine da quest’altra parte del tavolo
mescolando caffè a una scintilla strofinata.

Un commando di Khmer indossava tute di euro.
Sbucare all’improvviso dalla giungla fu la soluzione.

Ora si faceva irruzione nel significato
Lasciando le buone maniere a gerani di balcone.

Oltre i mammut gli orsi. Si viaggia sottoterra
Percorrendo fibre e canali auricolari

Nuotare col rischio di beccarsi la leptospirosi
Marat sbucò in un vasca da bagno.

Ma era troppo preso dal togliersi i topi di dosso
Per accorgersi di una stroncatura dall’odore universale.

Il DNA ebbe la meglio sull’anticorodal
E’ chiaro da quest’immenso passeggiare di elefanti

Bastava mungere una mucca per volta
E non mettersi in coda per un soffio sulla nuca

Hendrix suonò come un medico alla visita del diabete:
tirò fuori la testa dal Sarno per competere col Vesuvio.

Dalle mani alla corteccia
Il contagio dei significati

Un neurone collega Bohr ad Einstein,
Heisenberg a Tutankhamon

Il sentiero di Ho Chi Min. Non io.
Il poeta muore senza contatti. Sepulveda?

Era già apparata, toro nell’arena
La zeppa di spettatori.

Carbonio sul palco reale:
abbasso il RE!

Sottrarre braccia alla mortalità.
Consegnare il cuore a Mendeleev.

Quali le aspirazioni del Litio?
Il Nemico attacca, la Tavola risponde.

Forza fresca di ultima generazione
Americio, Darmstadio, Nettunio.

Tigri di razza ovina.
Elicotteri dagli embrioni.

Accumulare guanine.
Capitalizzare Yersinia e reinvestire.

Il mare obbedisce. Il cielo si apre.
Costruire trulli dal DNA.

A sera la piovra riposa. I suoi immensi neuroni
Si svuotano di clessidre e letti. Visi rubati a Hopper.

Sogna sul divano al rumore della pioggia.
La diretta da Chernobyl, quella da Seveso

Si gratta e sgonfia il boleto Satana
Torna nei gangheri anche Bhopal.

Giocasta allarga la sua fune
per sfilarsi la collana.

Nella tranquillità del tedio
un esercito varca il confine

qualcuno ha toccato la maniglia della foresta
ci sono tracce di pantera nel vaso da notte

Terror mortis?
Nessun muoia.

(Inedito)

Francesco Paolo Intini volto

Francesco Paolo Intini

Francesco Paolo Intini (1954) vive a Bari. Coltiva sin da giovane l’interesse per la letteratura accanto alla sua attività scientifica di ricerca e di docenza universitaria nelle discipline chimiche. Negli anni recenti molte sue poesie sono apparse in rete su siti del settore con pseudonimi o con nome proprio in piccole sillogi quali ad esempio “Inediti” (Words Social Forum, 2016) e “Natomale” (LetteralmenteBook, 2017). Recentemente una sua breve raccolta inedita “Nella mente di un fuochista” (2017) è stata recensita sulla rivista Versante Ripido da L. Paraboschi. Ha pubblicato due monografie su Silvia Plath (“Sylvia e le Api”. Words Social Forum 2016 e “Sylvia. Quei giorni di febbraio 1963. Piccolo viaggio nelle sue ultime dieci poesie”. Calliope free forum zone 2016) – ed una analisi testuale di “Storia di un impiegato” di Fabrizio De Andrè (Words Social Forum, 2017). Una raccolta dei suoi scritti: “ NATOMALEDUE” è in preparazione. 

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