Archivi del giorno: 29 settembre 2019

IL FRAMMENTO È COLMO DI ESSERE.  INTERPRETAZIONE FILOSOFICA DI UN SONETTO DI RILKE di PETER SLOTERDIJK. Una Riflessione di Letizia Leone

Rilke apollo-torso-

perché non v’è punto qui
che non ti veda. Devi cambiare la tua vita.

Peter Sloterdijk è un filosofo che nella riflessione estetica pratica un metodo creativo fatto di continui dètours, deviazioni, straniamenti e riconfigurazioni semantiche. L’oggetto artistico diventa il materiale da costruzione di un pensiero originale in grado di interpretare le istanze più complesse della contemporaneità. Vere e proprie esplorazioni in libertà che contemplano tutti i generi: musica, letteratura, poesia, architettura, design o Visual Culture con una profondità storica che va «dall’Antichità fino a Hollywood». Si potrebbe parlare di esplorazione circolare che ha il centro in ogni punto là dove l’architettura (con l’edificio del museo ebraico di Berlino, ad esempio) diventa il centro «di una critica della ragione partecipativa»; oppure la serie di film Terminator avvia considerazioni antropologiche sulla base di «una metafisica del cinema d’azione».

Nella prospettiva di Sloterdijk l’arte assume le sembianze di «forma eterodossa del sapere» senza eludere le domande istituzionali della filosofia dell’arte: l’interrogazione sul valore di autenticità dell’esperienza estetica oggi, il suo destino, la sua capacità di intervento nei problemi essenziali dell’umanità o la valenza della sua funzione critica. Quella dell’Arte resta comunque necessità ineludibile anche in tempi di capitalismo multinazionale e mediatico, anche se nell’esperienza estetica non stimoli più tanto l’aspetto storico di una storia dell’arte, ma l’orizzonte antropologico.  In questo il filosofo, in una acrobazia di prospettiva, auspica una storia dell’arte dei procedimenti, e cioè, «le condotte dell’essere umano storico». E sotto osservazione si pone la «difficile esemplarità dell’esercizio pratico di chi la produce, di chi la rilascia nel mondo».

Questo è un altro modo di guardare all’esperienza estetica.

Esercizio, esercizio, esercizio. Leggere, leggere, leggere. Si tratta di «ruotare il palcoscenico concettuale di 90° gradi» e ad una storia dell’arte delle opere e delle immagini rivalutare una storia dell’arte delle pratiche ascetiche che plasmano l’artista…Questo in fondo è un appello a ritornare a pensare dal linguaggio di una economia dominante che ha divorato ogni ambito del vivere. D’altra parte l’affermazione di Heidegger che l’essere che può venir compreso è linguaggio, implica la tesi per cui il linguaggio abbandonato dall’essere diventa chiacchiera.

Nel saggio di Sloterdijk Il comando dalla pietra la convocazione arriva dall’alto dell’opera d’arte, in questo caso una scultura di Rodin, un torso di Apollo vista dallo sguardo ecfrastico di Rilke. L’opera d’arte viene elevata al rango di «cosa» esemplare e comunicante.

Sotto l’influsso di Rodin, il poeta elabora infatti un pensiero estetico che esalta «la preminenza dell’oggetto», il concetto di Ding-Gedicht, poesia-cosa: «da quel momento tutta l’autorità doveva promanare dalle cose stesse, o meglio, da questa cosa singola di volta in volta presente, che si rivolge a me nel momento in cui esige il mio sguardo interamente. Ciò è possibile soltanto perché adesso l’essere-cosa finisce per non significare altro, di per sé, che avere qualcosa da dire».

Il frammento è carico di informazioni e necessita del poeta «in qualità di decoder e latore».

Allora andiamo a leggere la poesia rilkiana del 1908 dedicata al torso arcaico di Apollo, (una cosa, il resto di una scultura intera, un frammento, una vista incompleta, un torso isolato) nella ermeneutica destabilizzante di Sloterdijk. Il monito del verso di Rilke, Devi cambiare la tua vita, è invito alla tensione verticale di modificare il proprio modo di vivere. Accedere allo statuto del saggio. Chiamata di responsabilità etica ed estetica.

[Frammenti da “Il comando dalla pietra” (in P. Sloterdijk, Devi cambiare la tua vita, Raffaello Cortina Editore, 2010)]

Foto con quadrato neroReiner Maria Rilke

Il torso arcaico di Apollo

Non conoscevamo il suo capo inaudito
in cui maturarono i pomi oculari. Ma
il suo torso ancora arde come un candelabro,
dove il suo sguardo, ormai scorciato,

si conserva e risplende. Non potrebbe sennò la curva
del suo petto abbagliarti, e scorrendo la torsione delicata
dei lombi non riuscirebbe un sorriso a posarsi
su quel luogo centrale cui spettava la procreazione.

Sarebbe sennò deforme questa pietra e corta
sotto lo spiovere invisibile delle spalle,
e non tremolerebbe come pelo di belva feroce;

e non irradierebbe da ogni suo contorno
come una stella: perché non v’è punto qui
che non ti veda. Devi cambiare la tua vita.

Rainer Maria Rilke
Archaischer Torso Apollos

Wir kannten nicht sein unerhörtes Haupt,
darin die Augenäpfel reiften. Aber
sein Torso glüht noch wie ein Kandelaber,
in dem sein Schauen, nur zurückgeschraubt,

sich hält und glänzt. Sonst könnte nicht der Bug
der Brust dich blenden, und im leisen Drehen
der Lenden könnte nicht ein Lächeln gehen
zu jener Mitte, die die Zeugung trug.

Sonst stünde dieser Stein entstellt und kurz
unter der Schultern durchsichtigem Sturz
und flimmerte nicht so wie Raubtierfelle;

und bräche nicht aus allen seinen Rändern
aus wie ein Stern: denn da ist keine Stelle,
die dich nicht sieht. Du mußt dein Leben ändern.

Lo sguardo del poeta sul corpo mutilo non ha nulla a che fare con il romanticismo del frammento e delle rovine, tipico del secolo precedente, ma indica come l’arte moderna esplori il concetto di oggetto che racconta se stesso con autorità e il concetto di corpo che comunica se stesso mediante un potere effettivo. Continua a leggere

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