4° Incontro Internazionale di Letteratura Banja Luka, Republika Srpska 13-17 sett. 2019, Ospite Giorgio Linguaglossa, Dichiarazione dell’ospite per il 4° Incontro internazionale di Banja Luka, La Grundstimmung della poesia nell’epoca della stagnazione dell’Europa

Banja Luka Linguaglossa Duska Vrhovac

Giorgio Linguaglossa e Duska Vrhovac

Associazione degli scrittori della Repubblica Serba

Date: 31st May 2019

Mr. Giorgio Linguaglossa

Subject: Invitation to the 4th International Literary Encounters – Banja Luka 14-16 sept. 2019

Dear Mr. Linguaglossa,

I have the honor of inviting you to our 4th International Literary encounters – Banja Luka 2019. The Encounters will be held within the framework of Banja Luka Book fair lasting from 13th to 17th September 2019.

The program of the Fourth International Literary Encounters assumes for writers to present their works in the cultural center Banski dvor, at the Book Fair, as well as in schools and colleges. It also gives the possibility for the writers to appear on major television and media companies from Republic of Srpska and Bosnia and Herzegovina.

During the Encounters, participants will have the opportunity to visit cultural monuments and national institutions of the Republic of Srpska. The reception by the Minister of Education and Culture of the Republic of Srpska will also be organized.

The Writers’ Association of the Republic of Srpska, as the organizer of the Encounters, will provide you with full board accommodation for four days in a four star hotel. The organizer will also pay to you the maximum amount of 250 Euros for your travel expenses. We suggest that you travel to Banja Luka via Belgrade. In case there is no plane flying on 13th you can reserve your ticket for 12th and we will book you the accommodation for that day as well. The return of the participants is planned for 17th September.

Mrs. Duska Vrhovac conveyed your wish to travel to Banja Luka.

Obligations of the participants of the Fourth International Literary Encounters – Banja Luka 2019 are to inform us about their arrival at least ten days after receiving this invitation as well as to email us five poems or one or two short stories in their native language and, if possible, translated into Serbian, a short biography, a good resolution photograph, a scanned copy of the passport, and full address with street and number.

In addition, we would kindly ask you to email us one poem about water, if you have one, since at the closing ceremony of the Encounters, all the participants are supposed to write their poem about water on a piece of paper and put it in a bottle which is, later on, thrown in the Vrbas river as a poetic message of peace to be carried to some distant sea or a lucky finder.

Dear Mr. Linguaglossa, your poems will be translated by Mrs. Duska Vrhovac from Belgrade.

While awaiting your positive response, we are confident that you will experience pleasant moments in Banja Luka, meet many interesting persons from the world of literature, and present your literary works in a remarkable way.

Sincerely,

Predrag Bjelosevic, President of the

Writers Association of Republic of Srpska


Dichiarazione di Giorgio Linguaglossa per il 4° Incontro internazionale di Banja Luka

La Grundstimmung della poesia nell’epoca della stagnazione dell’Europa

Non è per caso quello che avviene in Europa: la stagnazione economica e la stagnazione delle forme estetiche. C’è una corrispondenza speculare tra le due stagnazioni. E poi c’è una terza stagnazione, quella spirituale, e avrete chiaro e servito il menu.

Nel «nuovo» mondo di oggi «i maestri» delle generazioni dei Milosz, degli Herbert degli Eliot, sembrano scomparsi irrimediabilmente, la poesia è diventata una questione «privata», una questione privatistica da regolare con il codice civile e da perorare con un linguaggio polinomico, un linguaggio «interno» che accenna ad un «metalinguaggio» o «superlingua» qual è diventata la poesia che va di moda oggi. La questione «tradizione» oggi non fa più questione. I linguaggi poetici sono metalinguaggi, prodotto di proliferazione di altri polinomi di linguaggi. Oggi un critico di qualche serietà non avrebbe nulla da dire di questi linguaggi polinomici. Rispetto a tali linguaggi la poesia non deve cedere ai linguaggi mediatici.

Il nostro mondo non è «normale», e la poesia deve mostrare la abnorme anormalità del nostro mondo. È che noi proveniamo dalla lunghissima traversata nel deserto di ghiaccio del tardo novecento, dobbiamo resistere in tutti i modi al «riduttore» del minimalismo. Il minimalismo è lo stile del passato, si è trattato di un «riduttore», e niente più. La poesia può sopravvivere solo se si fa chiarezza: il minimalismo è stato un «riduttore» delle problematiche e deve essere abbandonato.

Mi viene il dubbio che la poesia degli autori giovani che hanno meno di sessanta anni sia qualcosa di geneticamente diverso da quella delle generazioni dei poeti sopra nominati. Temo che la tradizione del novecento si sia allontanata irrimediabilmente. Le parole nel frattempo si sono raffreddate, svuotate, e allora un giovane non può fare a meno che tentare di trovare delle scorciatoie, dei bypass, dei trucchi, come quello di adoperare il linguaggio dei linguaggi, il linguaggio mediatico e fare con quello qualcosa in poesia.

Io penso che accettare inconsapevolmente il «riduttore» del minimalismo, come fanno i giovani, sia una illusione e una trappola, e lo dico agli autori di oggi che scrivono poesia e che hanno meno di sessanta anni. Illusione perché la loro operazione si mantiene sulla superficie dei linguaggi, perché loro pensano ancora in termini di manutenzione e maneggiabilità dei linguaggi, pensano al linguaggio poetico come ad un articolo di giornale senza pensare che le parole, tutte le parole, abitano in una patria linguistica; ogni parola è prigioniera in una patria linguistica e di lì non si smuove neanche con la bomba atomica.
E allora, mi direte voi, che fare?

Rispondo: fare tesoro dell’esperienza stilistica della tradizione e rinnovarla radicalmente.

(Giorgio Linguaglossa)

4 commenti

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4 risposte a “4° Incontro Internazionale di Letteratura Banja Luka, Republika Srpska 13-17 sett. 2019, Ospite Giorgio Linguaglossa, Dichiarazione dell’ospite per il 4° Incontro internazionale di Banja Luka, La Grundstimmung della poesia nell’epoca della stagnazione dell’Europa

  1. Antonio Sagredo

    … e ha ragione Giorgio Linguaglossa quando dice della/sulla parola poetica e dell’impasse in cui cadono tantissimi poeti e scrittori, e quanto scrive al termine dell’intervento tocca una corda fin troppo scoperta…
    “fare tesoro dell’esperienza stilistica della tradizione e rinnovarla radicalmente”…
    quanti autori sono capaci di realizzare la trasformazione della parola tradizionale in parola rivoluzionaria?
    ——————————————————————————-
    e allora….
    la parola?
    “lasciarla parlare da sola”… non parlare, ma “cantare”.
    La parola ha (possiede) un suo canto interiore che il poeta non sa.
    Far poesia è anche andare alla ricerca di questo canto.
    Quando il poeta è presso la soglia di questo canto si apre un “portale di scoperta”, come scriveva Joyce, non intendendo lui che si trattava soltanto di poesia, ma di ben altro e cioè di un appressamento al suono (canto) e poi scoprire se mai un senso.
    Quando il canto della parola e il canto del poeta coincidono, o si incontrano o comunque entrano in sintonia… simbiosi o osmosi sono la premessa di una rinascenza , ma anche di una distruzione.
    Derrida non era un poeta, ma un segugio che si aggirava intorno alle torri della poesia, annusando se per caso o per ricerca continua ci fossero
    dei pertugi di dove infilarsi; qualche volta ci riusciva, spesso no.
    Quando ci riusciva si trovava di fronte ad altre torri e doveva ricominciare daccapo; Derrida era convinto alla fine che si sarebbe trovato di fronte ad una ultima torre, cioè di fronte al mistero della poesia (diceva di mistero e non s’accorgeva di ritornare indietro disordinatamente: una fuga disastrosa la sua ricerca).
    Ma invece di una ultima torre, gli mancò di pensare (riflettere), che si sarebbe trovato di fronte innumerevoli torri, infinite torri, e ogni torre era un frammento e ogni conquista di un frammento una conseguente frantumazione, infinite frantumazioni… Derrida si smarrì perché non era un poeta, ma un segugio che non sapeva più quale pista (in-)seguire.

    a. s.

  2. Un contributo sul grande tema della Stagnazione (economico-etico-estetica)
    della Europa e della “Civiltà Occidentale” (La Civiltà della solitudine, secondo A. Sangiacomo) e del minimalismo messo di recente sul tappeto dall’amico Linguaglossa a Banja Luka….
    (gino rago)

    da
    La Post@ de “Il Mangiaparole”,
    Anno 1, N. 3, luglio/settembre 2018

    Gentile Redazione de Il Mangiaparole,

    Mentre si sfornano ogni giorno decine di libri di poesia, mancano le possibilità di orientamento in senso critico perché mancano testi di critica.
    Come mai accade questo?
    In un recente articolo apparso sull’inserto “domenica” de Il Sole 24 Ore
    (12 agosto 2018) dal titolo «La poesia ridotta a feticcio» Alfonso Berardinelli scrive in proposito che «Almeno da venti anni, se non di più, in Italia la critica di poesia langue, è poco attendibile o poco motivata … Domina un cerimonioso e accomadante fair play, che in mancanza di valutazioni
    argomentabili o di semplice capacità di lettura premia gli autori più abili nel sistemarsi nelle maggiori (un tempo autorevoli) case editrici».
    Perché, secondo voi, siamo arrivati a questo punto ed a chi può imputarsi la responsabilità in Italia di questa caduta della capacità critica?
    (Alfonso, da Savona)

    Risposta di Giorgio Linguaglossa:

    “Rispondo raccontando un aneddoto. Una volta una rivista di questi giovanotti che scalpitano e sgomitano mi ha rivolto un questionario chiedendo cosa intendessi per «critica della poesia», quale «scuola
    di pensiero estetico seguissi», se esistesse, a mio giudizio, oggi, «una critica della poesia». E via di questopasso. Risposi che non sapevo cosa fosse la «critica della poesia», che non seguivo «nessuna scuola di pensiero estetico» e che, a mio avviso, non esisteva «la critica della poesia».
    In risposta, quei giovanotti mi chiesero «se avessi inteso prendermi gioco delle loro domande e se intendessi proprio quello che avevo scritto». Inutilmente ribadii che ero serissimo e che non mi sarei mai permesso di prendermi gioco di nessuno, tantomeno delle loro domande. Il risultato fu che le mie risposte non videro mai la luce in quella rivista.
    Questo aneddoto lo riferisco perché illumina bene il livello della «pseudo-cultura» che oggi viene introiettata e spiega come gli «appassionati alla poesia » abbiano ormai interiorizzato le credenze ed i convincimenti di una vecchia cerchia sacerdotale la quale non ammette che venga posto in discussione il conformismo culturale.
    Intendo dire con questo aneddoto quanta strada all’indietro le nuove generazioni abbiano percorso dal pensiero critico di persone della mia età.
    Si è trattato, a mio modesto avviso, di una regressione a un pensiero soteriologico, pseudoelitario,di chi si crede di detenere le chiavi per l’accesso al Paradiso delle lettere. Insomma, non posso non notare una sorta di regressione profondissima verso un pensiero acrilico e acritico.
    L’aspetto più ridicolo è il concetto di cultura che oggi impera e di cui anche quei giovanotti sono diventati portatori, un concetto dal quale sono stati espunti gli elementi di critica delle ideologie e di critica tout court.
    La conclusione, che se non fosse grave sarebbe umoristica, è che questi giovanotti hanno interiorizzato il meccanismo mentale dell’Amministrazione della Crisi globale che sta vivendo tutto l’Occidente, ovvero il principio della censura e dell’esclusione di chi non condivide la cultura agiografica del presente.
    Questo è proprio il metodo di dominio che l’Amministrazione delle “cose” ha in Occidente: l’Amministrazione gestisce le Crisi insinuando nelle menti deboli di pensiero critico la convinzione secondo cui occorre espungere dal
    catalogo degli «addetti ai lavori» chi non la pensa come la maggioranza imbonita, chi la pensa in modo diverso. E chi agisce in modo diverso.

    (Giorgio Linguaglossa)

  3. Antonio Sagredo

    “Perché, secondo voi, siamo arrivati a questo punto ed a chi può imputarsi la responsabilità in Italia di questa caduta della capacità critica?”…
    a questa domanda ho già risposto dicendo di Derrida, ed è ovvio che si rivolgeva a tutta la critica europea (lasciamo stare le “Americhe”!).
    La responsabilità sono soltanto delle “critiche” pluralistiche, cioè non vi è più la capacità critica di fare analisi critiche sia sincroniche che diacroniche, perché la maggior parte dei critici mancano degli strumenti (eppure ci sono!) propri della critica e dunque la conoscenza a menadito delle varie culture europee: quanti critici conoscono più di due lingue?
    Berardinelli farebbe bene a rivolgere la domanda prima a se stesso, che è uno dei responsabili di questa sta situazione e con lui il buon Cortellessa e via dicendo (almeno in Italia), poiché ha promosso poeti che non sono affatto poeti ( e se volete un elenco sarò ben lieto di pubblicarlo qui).
    per ora mi fermo.
    A. S.

  4. Talìa

    Complimenti Giorgio, per aver puntato il dito anche in Europa.

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