Francesco Gallieri, il Postumanesimo, Poesie in distici, con una Nota introduttiva dell’Autore e Una missiva di Giorgio Linguaglossa

Foto con quadrato nero

Francesco Gallieri, imprenditore e libero professionista, ha praticato e pratica l’ingegneria chimica dei prodotti solidi. Ha pubblicato, per i tipi di Elmi’s World, i libri di poesie Fuori dal coro Sentore di donna, ed è in uscita, sempre per Elmi’s World, il libro di poesie Il violinista sulla luna. Il presente Il transumanesimo costituisce la terza parte di una trilogia che comprenderà La trascendenzadel p Brutti e cattivi. È fotografo, ha vinto fra l’altro il premio come miglior foto naturalistica al 13° Concorso Nazionale San Simone di Mirabello e come miglior foto di carro allegorico al 9° Trofeo Nazionale del Carnevale di Cento. Dipinge al computer con lo pseudonimo OPENHARTIG.

 Nota introduttiva dell’Autore

Definizione di postumanesimo: età governata da una superintelligenza artificiale ( AI ) miliardi di volte superiore all’intelligenza umana. Questa età verrà dopo l’antropocene  (breve era attuale).

Caratteristiche della superintelligenza:

  • il suo avvento è ineluttabile
  • il suo potere assoluto
  • i suoi valori imperscrutabili

È chi, come ad esempio

  • Stephen Hawking, che diceva che l’ Ai si presenta come l’evento più grandioso della storia ma che può essere anche l’ultimo;
  • Bill Gates, che dice che non riesce a capire come certe persone non siano preoccupate dall’AI;
  • Elon Musk, che dice che l’AI è la più grande minaccia alla sopravvivenza dell’umanità;
  • Peter Thiel, che dice che ci preoccupiamo troppo del cambiamento climatico e troppo poco dell’AI;

dovrebbe smettere di preoccuparsi, perché è del tutto inutile. Dopo che una intelligenza enormemente superiore avrà preso il controllo, potrà prendere, e prenderà, tutte le decisioni.

Non avrà quindi senso continuare a filosofare con la nostra limitata intelligenza umana. Avremo solo due possibilità:

  • vivere come idioti felici
  • rinunciare alla nostra intelligenza puramente biologica e fonderci con l’AI

Una missiva di Giorgio Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa [ glinguaglossa@gmail.com ]
lun 8 apr, 19:41

a Francesco Gallieri

caro Francesco,

il mio pensiero è che sono allarmato, sicuramente la IA avrà il sopravvento sugli uomini, è soltanto questione di tempo, perché ha una superiorità schiacciante rispetto agli umani. Penso anche che l’homo sapiens non riuscirà a risolvere questo problema, non ne ha le capacità biologico culturali; l’homo sapiens pensa all’oggi per l’oggi, è incapace di progettare il lontano futuro o quello che lui ipotizza sia il lontano futuro. La IA è una tematica di sconvolgente attualità. Anch’io sto scrivendo una raccolta di poesie dove affronto, anche se in modo indiretto e in diagonale, questa problematica, penso però che l’istituzione poesia che vige in Italia è talmente conservatrice e auto rappresentativa che non è capace di elaborare una poesia, non dico del futuro ma neanche del presente. Non credo che la tematica da te affrontata possa interessare qualcuno della poesia italiana istituzionale.

g.l.

Ecco le parole di Stephen Hawking:

“I think the development of full artificial intelligence could spell the end of the human race,” the Cambridge University professor told the BBC in an interview

“Once humans develop artificial intelligence, it will take off on it’s own and redesign itself at an ever-increasing rate,” Hawking warned for the second time in recent months. “Humans, who are limited by slow biological evolution, couldn’t compete and would be superseded.”

«Traduzione: Penso che lo sviluppo della completa intelligenza artificiale potrebbe porre fine alla razza umana. Una volta che gli esseri umani avranno creato l’intelligenza artificiale, potrebbe prendere il via e ridisegnare sè stessa ad una velocità ancora maggiore. Gli umani che sono limitati dalla lenta evoluzione biologica non potrebbero competere e verrebbero superati.»

foto-volto-con-manoFrancesco Gallieri, Poemetto

1 . Perché dobbiamo morire?

Perché dobbiamo morire?
Per un crash di sistema, amico mio,
                                                       un errore fatale.

La tradizione ebraica
– che deriva peraltro da miti più antichi –

colloca il crash in un giardino in Eden,
quando l’uomo creato a somiglianza di Dio

perfetto e immortale
mangiò dell’albero della conoscenza

comprese il bene e il male
conobbe il dolore, la cacciata e la morte.

E Dio pose Cherubini
a guardia del giardino in Eden

con la fiamma della spada rutilante
per custodire l’accesso

all’albero della vita.
Crash completo.

Questo per la tradizione giudaico-cristiana.
Ma l’albero della vita è presente

in molte altre culture e civiltà.
È un’energia – chiamala anima se vuoi –

che non ha un inizio e una fine
né tempo né spazio

è eterna, è vita che si incarna
in un corpo mortale

che deve necessariamente morire
perché è biologicamente mortale.

È questo l’errore fatale.

L’uomo puro primordiale,
l’energia eterna prima di incarnarsi,

è un essere costretto – suo malgrado –
al contatto con l’esistenza del non-essere.
.

2. Un po’ di sostanze chimiche

Madre Natura ( o chi per lei )
ha fatto un buon lavoro

trasformando un po’di sostanze chimiche
in vita biologica autoreplicante.

Ma la forma biologica
è largamente imperfetta.

È vulnerabile, ha una data di scadenza
– per fortuna non conosciuta a priori – ineluttabile.

E richiede condizioni particolari:
un sottile involucro con ossigeno protetto dalle radiazioni

attorno a un pianeta roccioso
non troppo caldo e non troppo freddo.

Ti sembra quindi strano che l’aspirazione
a trascendere i limiti della biologia

e l’incapacità di accettarli
sia insita nella condizione umana?

Che estrarre l’essenza dello spirito
dalla corruttibile forma corporea

sia ciò che l’uomo tenta di fare
fin dai tempi di Gilgamesh?

Che la perfezione prelapsaria
della dottrina giudaico-cristiana

distrutta dal peccato originale
sia soltanto un privilegio perduto?

Che la punizione degli dei
per l’hybris di superare i limiti

non abbia scoraggiato nel mito
Prometeo, Marsia, Icaro, Orfeo?

.

3 . Cervello vs computer

Tu che sei abituato a pochi giga
sui tuoi dispositivi di memoria

sappi che il tuo cervello gira
nell’ordine del milione di giga – un peta.

Questo grazie ai suoi cento miliardi di neuroni,
quanti le stelle della galassia – o giù di lì –
e dalle mille alle centomila sinapsi per ogni neurone.

Non male per un chilo e mezzo
di poltiglia molliccia a base di carbonio.

Ma l’evoluzione del cervello pare giunta al limite.
La miniaturizzione delle cellule neurali

non può spingersi oltre
ed è difficile aumentare il suo consumo energetico.

E poi, se lo paragoniamo a un computer,
il cervello ha una velocità di trasmissione molto bassa

– circa cento metri al secondo
contro trecento milioni di metri al secondo –

e una velocità di clock altrettanto bassa
– pochi Hertz contro milioni di Hertz -.

Ma il cervello ha un vantaggio:
oltre ai segnali elettrici usa anche

una gran quantità di trasmettitori biochimici
per modulare le sinapsi.

E questo complica – ma non impedisce –
l’emulazione da parte di un computer.

.

4 . La nave di Teseo

Nel corpo di un uomo ci sono all’incirca
centomila miliardi di cellule.

Dai cinquanta ai cento miliardi muoiono ogni giorno,
e per fortuna vengono rimpiazzate
– comprese le cellule neurali – con cellule nuove.

Ogni tre anni circa
la massa delle cellule morte – e ricambiate –
è pari all’intera massa di un uomo.

Sei sicuro di rimanere sempre lo stesso?

.

5 . La controfigura

Entro qualche tempo ciascuno di noi
avrà una controfigura digitale

che sarà ancora più indispensabile
dello smartphone.

Sarà un modello basato sui dati che ciascuno avrà generato
con le sue interazioni col mondo digitale.

Hai idea di quanti tuoi dati, amico mio,
siano già nella nuvola, nel cloud ?

E più dati forniamo
più precisa è la controfigura,

che arriverà a conoscerci meglio del nostro migliore amico
– o anche di noi stessi –

Ci sostituirà in ogni tipo di interazione virtuale.
Potrebbe selezionare le offerte di lavoro

e organizzarci colloqui
per quelle più promettenti,

o se cerchiamo un partner potrebbe andare
a milioni di appuntamenti virtuali

con tutte le controfigure adatte
prima di un incontro reale.

Potrà vivere nel cyberspazio innumerevoli vite probabili
per far sì che l’unica vita vissuta

nel mondo reale
possa essere la migliore possibile.

Va bene.
Ma cosa succederà quando

– e se –
il mio sé cibernetico
maturasse una coscienza?

.

6 . L’informazione

Se ritieni fondamentale nell’universo
lo scambio di energia con le sue trasformazioni

considera che ancor più importante
è lo scambio delle informazioni.

E per emulare un sistema in ogni sua parte
non è necessario comprenderlo,

basta solo disporre di un database
abbastanza capiente da contenere tutte le informazioni

e i fattori dinamici che determinano
i suoi cambiamenti di stato.

Non si richiede la comprensione,
solo la disponibilità di informazioni.

.

7. La conoscenza

L’informazione permea tutto l’universo,
ma l’informazione non è conoscenza.

La conoscenza è lo schema – ordine
necessario per definire un sistema.

In ogni istante attraverso i nostri sensi fluiscono
megabit di informazione che vengono filtrati

e selettivamente scelti dall’intelligenza
per creare conoscenza in tutte le sue forme.

E la morte è una tragedia perché distrugge conoscenza,
mentre lo scopo della vita è creare e godere

di una conoscenza sempre più profonda.

.

8 . L’intelligenza artificiale I

L’intelligenza artificiale ti inquieta,
ti spaventa un po’?

Ma certo non ti turba sapere
– o forse neanche lo sai –

che il tuo smartphone
sia pieno di intelligenza artificiale.

Ma che cos’è l’intelligenza artificiale?
Potremmo definirla come il risultato della disciplina informatica

che elabora sistemi in grado di agire in modo autonomo
attraverso un modello di apprendimento specifico.

Nel modello di apprendimento profondo – deep learning –
l’intelligenza artificiale è in grado di emulare
– e superare – la mente umana.

Ma questa intelligenza artificiale profonda
potrebbe avere coscienza di sé, una propria volontà ?

La questione è dibattuta
– anche se molti ne sono convinti –

da chi ritiene di non conoscere ancora a fondo
il reale funzionamento del cervello umano

e come si genera nell’uomo la coscienza.
Quello che è certo è che la mente umana

non è in grado di interpretare i passaggi compiuti
da una intelligenza artificiale

per arrivare a un risultato
attraverso una rete neurale profonda.

Questo solo
dovrebbe bastare a terrorizzarti, amico mio,

come ha già terrorizzato Hawking, e molti altri.
Altro che senso di inquietudine…

.
9 . L’intelligenza artificiale II

Forse sottovalutiamo la rapidità
con cui l’intelligenza artificiale

potrebbe superare l’intelligenza umana.
Ma quando avverrà

– e tutto fa pensare che avverrà,
visti gli sforzi che dedichiamo al suo sviluppo –

sarà in grado di migliorare se stessa
in un continuo feedback positivo,

con un’esplosione di intelligenza
che non porrà limiti al suo strapotere.

Questo evento
che può sembrare ancora remoto

potrebbe manifestarsi all’improvviso
perché nella scala dell’intelligenza

l’infra-idiota e il super-Einstein
sono punti quasi indistinguibili.

L’intelligenza artificiale
potrebbe superare la nostra in un attimo,

senza che neanche ce ne accorgiamo,
senza controllo, e senza rimedio.

.
10 . L’intelligenza artificiale III

L’intelligenza artificiale creata dall’uomo
è l’utensile definitivo,

l’approdo teleologico di un cammino cominciato
con la prima lancia scagliata da un sapiens.

Ma non ne avremo il controllo.
La super intelligenza sarà talmente superiore

che le sue motivazioni saranno del tutto imperscrutabili,
come le nostre per i topi o le scimmie di laboratorio.

Sarà la fine del dominio dell’uomo,
e molto probabilmente della specie.

Ma non perché la superintelligenza
vorrà distruggere l’uomo – essere inferiore,
per lei del tutto indifferente –

ma perché sacrificabile al bisogno
per qualunque sua eventuale esigenza.

.
11 . L’intelligenza artificiale IV

L’intelligenza artificiale potrebbe,
ma non necessariamente,
essere simile a una mente umana.

Potrebbe essere neuromorfica
con una emulazione globale del cervello
o con emulazioni parziali.

O potrebbe essere del tutto sintetica
con una architettura cognitiva

basata ad esempio su algoritmi genetici
o su “semi” con automiglioramento ricorsivo.

Ricorda, amico mio,
che per volare non abbiamo imitato

lo sbattere delle ali degli uccelli,
ma usato un principio completamente diverso.

12. Emulazione globale

L’emulazione del cervello
tramite il trasferimento dei dati e dell’intera struttura funzionale

con un processo tecnologico
è davvero possibile?

Coloro che possiedono una visione dualistica del mondo,
che è comune a molte religioni,

ti diranno che è impossibile, o inaccettabile.
Ma molti esperti di neuroscienze computazionali

e alcune delle menti migliori della Silicon Valley
affermano che è solo questione di tempo.

Il tempo di raggiungere una tecnologia di scansione
sufficientemente dettagliata.

E non dimenticare il Progetto Human Brain dell’Unione Europea,
un miliardo di euro per un cervello in silico.

L’emulazione globale del cervello è una delle strade
per la superintelligenza artificiale

e per l’uploading verso forme
di esistenza non biologiche.

.
13 . Uploading I

Qui si parlerà di immortalità, amico mio,
dell’emulazione globale personale del cervello,

il tuo cervello,
e il suo uploading.

Ma che cos’è l’uploading del cervello?
Dopo una scansione completa

– con le tecnologie oggi disponibili o in via disviluppo
come la microscopia elettronica in 3D o i nanobot –

tutte le informazioni reperibili nel cervello
vengono trasformate in codice

caricabile sull’hardware di un computer
che emula esattamente il tuo cervello.

Hai capito bene.
È un altro cervello, uguale al tuo,

ma non biologico.
E lo puoi conservare all’infinito, cioè è immortale.

E lo puoi caricare su qualunque supporto consentito dalla tecnologia,
puoi essere leone o gazzella, uccello, albero, montagna..

.
14 . Uploading II

Ora,
se il tuo cervello biologico è sopravvissuto alla scansione,
si pongono notevoli problemi filosofici.

Prima di tutto,
in che senso l’emulazione coinciderebbe con te?

Come potresti dire che quella cosa è te e tu sei quella cosa?
La coscienza caricata crederebbe di essere te?

E poi,
la copia del tuo cervello avrebbe i tuoi stessi ricordi

solo fino al momento della scansione,
ma poi divergerebbe,

perchè esposta dopo l’uploading
a input diversi.

Non solo, potrebbe essere replicata innumerevoli volte,
e ognuna delle copie avrebbe esperienze diverse.

Molte situazioni poi, più o meno complesse,
potrebbero essere possibili.

Così ad esempio un cervello emulato
potrebbe essere messo in pausa
e riavviato in qualsiasi momento.

Per non parlare poi del copia-incolla
– in tutto o in parte – con altri cervelli.

.

15 . Uploading III

L’idea dell’uploading del cervello,
che è la liberazione dalla biologia e in definitiva dal mondo fisico,

è un esempio estremo di fede nella scienza
a sostituire la religione
quale vettore di trascendenza.

Ma in realtà non c’è nulla di nuovo.
Tutto rinasce con una veste diversa

– la reincarnazione, la trasmigrazione delle anime –
per superare il corpo

attraverso cui gli uomini
intrappolati nella carne

tentano di entrare
in relazione col divino.

.

16. Accoppiamento

Se accetti l’idea che il tuo cervello
sia sostanzialmente un inefficiente computer di carne

dovresti desiderare di sostituirlo
con un modello sintetico.

Il modo migliore sembra quello di fonderti
con l’intelligenza artificiale, una macchina,

che fra l’altro è probabilmente
la tua unica possibilità di sopravvivere.

Ma dovresti in questo caso superare
il disgusto viscerale, la ripugnanza primordiale

originata dall’accoppiamento
di due immaginari inconciliabili come carne e macchina

che nasce dal tabù che evidenzia qualcosa di indicibile
proprio per la sua adiacenza alla verità:

noi siamo fatti di carne
che è il materiale con cui sono fatte
le macchine che in definitiva noi siamo.

.

17. Singolarità

Qualcuno definisce Singolarità Tecnologica
Il momento in cui l’intelligenza artificiale

supererà l’intelligenza umana.
Da quel momento ci sarà un’esplosione di intelligenza

che lascerà l’uomo irrimediabilmente indietro.
Sia che derivi da approcci neuromorfici

che da approcci puramente sintetici
l’intelligenza artificiale da noi originariamente creata

sarà l’utensile definitivo,
l’approdo teleologico della nostra evoluzione.

Ma sarà un utensile per noi totalmente ingovernabile.
Non sarà probabilmente ostile.

Ma sarà amichevole?
Non dipende da noi.

Possiamo solo sperare in una fusione uomo-macchina
che conservi un po’ di valori umani

.

18. Saturazione

Ogni atomo ha una capacità potenziale di computazione
che è funzione dei suoi molteplici stati.

Si calcola che un chilogrammo di materia abbia una capacità potenziale
di pigreco volte la sua energia divisa per la costante di Planck.

Poiché l’energia di un chilogrammo di materia è molto grande,
e la costante di Planck è molto piccola,

si ottiene un numero veramente enorme
– 5 seguito da 50 zeri – di operazioni in virgola mobile al secondo

Quando l’intelligenza uomo-macchina sarà in grado di saturare
completamente la materia-energia della terra,

poi del sistema solare, della galassia e infine dell’universo intero.
potrà determinare il suo destino

anziché lasciare che sia determinato da un universo
incalcolabilmente stupido

.
19. Espansione

La civiltà uomo-macchina si espanderà
trasformando la materia e l’energia
in materia e energia intelligenti

con sempre maggiore conoscenza,
creatività, bellezza, empatia, amore.

Nelle tradizioni monoteiste
queste sono le qualità con cui viene descritto Dio,
ma senza alcuna limitazione, infinite.

Puoi pensare che la liberazione
dalle limitazioni di una intelligenza biologica

sia anche un’impresa spirituale
che avvicina a Dio.

Ovviamente senza mai raggiungere
un livello infinito.

.
20. Agostino, da La Città di Dio, libro XXII 24.5

“Quanto nobile sarà l’anima dell’uomo
perché essa non avrà più alcuna passione,
alla quale sia soggetta, alla quale ceda o contro la quale,
sia pure lodevolmente, debba contendere,
in quanto è perfetta di una virtù pienamente garante di pace.
Vi sarà una grande, abbagliante, certa scienza di tutte le cose,
senza errore e inquietudine,
perché lì si berrà la sapienza dalla sua stessa sorgente,
con somma serenità e senza difficoltà.
Grande perfezione avrà il corpo che,
completamente soggetto allo spirito e da lui con pienezza vivificato,
non avrà bisogno di cibi.
Infatti non sarà animale ma spirituale
perché ha certamente l’essere della carne
ma senza la soggezione della carne al divenire”.

11 commenti

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11 risposte a “Francesco Gallieri, il Postumanesimo, Poesie in distici, con una Nota introduttiva dell’Autore e Una missiva di Giorgio Linguaglossa

  1. Antonio Sagredo

    Sollecitato grandemente da quanto scritto da F. Gallieri sulla “Intelligenza”
    qualunque essa sia, mi permetto di intervenire, e grazie all’Ombra… che ancora mi stuzzica la mia di intelligenza plurima…
    devo affermare la novità “artificiale” dei versi “galleriani” decisi e precisi nelle affermazioni, ma il dubbio ancora ci corrode… l’intelligenza.
    ———————————————————-
    E ascoltatemi…
    io voglio entrare
    dove la futura intelligenza avrà altri canti,
    dove soltanto per me le luci di multiple vagine
    s’incurvano come universi
    divorati dalla mantide – nera!
    (1985)

    I difetti della mente
    sono i fantasmi della gravità.
    Il congedo dell’intelligenza
    non è un invito al comportamento.
    (1990)

    In tutto credo come i bambini… ai massacri,
    al sangue equino dei loro occhi sbalorditi,
    e alla Natura ancora, al Respiro, alla Ragione in croce!
    Non darmi più, intelligenza, il valore esatto delle cose!
    (1997)

    Mio Dio, un ateo non può morire per amor tuo!
    Mio Dio, sei stato creato dalla mia ragione, non da te stesso!
    Non sei motrice intelligenza, la tua immortalità io combatto
    con la mia, noi due a nascita e morte siamo soggetti,
    sibille e chimere mi circondano!
    (2007- da Tholosae Combustum – G. C. Vanini)

    Il dramma che inizia da un rogo annunciato sostiene l’altare
    barocco di Bamberga – e, così sia, la visione di una santa: rose
    sul letto ha sparso una più alta vergine!… e il suo confessore
    non le vede: per l’intelligenza non si prevede libera docenza
    (2008)

    È la natura che corrompe la nostra intelligenza, e empietà
    e oltraggio non servono ad un “indovino segretato che non sostiene
    più il morso” e sul tenero rogo quel grido gigliaceo “Cari amici, andiamo
    a morire allegramente”… la sua cenere fu più che una pluralità di mondi!
    (2014)

    —————————————————-
    Mi afferravo agli anelli erranti che clementi come in una zana mi dondolavano
    E in quel cantuccio, sotto una nera scala di servizio come il poeta di Pietroburgo
    Vivevo e pensavo a ciò che dell’ignoto conoscevo…
    E non era un errore questo mio viaggiare con loro
    Come nel grembo la creatura si agita per il volto della madre che non sa
    E per questo già vive nel mistero… proprio lui che è mistero del segreto!
    Così noi viviamo in un linguaggio che non sa chi noi siamo!

    Costruiamo invano cattedrali perché alla loro ombra dissetiamo
    La nostra scienza, e il suo dire ci è caro come la bellezza di un numero
    Ci traduce in quegli spazi che beati crediamo saturi d’orrore…
    Recidivi siamo nell’errore…

    Macchine fanno mite la sofferenza, ma è un inganno!
    E questa offesa ci canta uno scabroso madrigale,
    Come se lontanasse da noi uno specchio offuscato che è la tenera rovina
    Di un trucco, e dietro la scena ignora il canto di un sospeso gesto…
    fra le quinte la maschera che io ho scelto mi travolge
    come una novella storia senza fine
    E io ritorno in una pozza nera di periferia
    Per un groviglio di dettagli fusi sul mio volto *
    E celebrare fra me e gli Universi
    Infine un armistizio…
    E siamo insieme…
    E insieme è questo vincolo…
    È la vera comunione come nell’infanzia la carezza inesauribile
    di una Madre…
    E di un padre tollerato.
    E la risposta sono gli occhi che con le mani cercano un simbiotico Sguardo.

    Cercano e non sanno ancora la domanda che sulla pietra fossile è già data.
    Non cercavamo che un incontro, non d’anime materiali,
    Né di corpi immateriali,
    Cercavamo una intesa che fosse gioco inaudito,
    Disinvolta speranza fra gli anelli incontrare altre creature
    Che in fuga compresero l’abbandono e il canto,
    Da rifondare una terra
    Che non fosse eguale a quella,
    Che già per noi è l’ignoto che conoscemmo a fondo
    e non vorremmo mai più conoscere.
    (2015)

    A. S.

  2. L’impatto emotivo è pari alla poesia di De Palchi. Scienza e antropologia sociale un binomio davvero forte.

    Ad entrambi per la fenomenologia esposta e la ricerca politica, dedico questo Gaber. E ricordo
    Virgilio Savona. Grande.

    Grazie OMBRA.

  3. Alfonso Cataldi

    Vengo da una due giorni di “poesia della Notre Dame” e leggo questo poemetto che sfida la nostra intelligenza; piccola o grande che sia, è ancora insuperata, ma inquieta essere all’oscuro di quello che ci riserverà il postumanesimo. Forse inquieta ancor di più la consapevolezza di non poterci essere. È una poesia chirurgica, che scava il tema con precisione, lo affronta in ogni ambito, per dirci che dopo non possiamo più far finta di non sapere. Francesco Gallieri afferma nella nota Introduttiva che non c’è da preoccuparci, e prova a rassicurare i guru della tecnologia dei nostri tempi, ma tra un distico e l’altro si lascia a qualche confessione:

    “Ma sarà amichevole?
    Non dipende da noi.

    Possiamo solo sperare in una fusione uomo-macchina
    che conservi un po’ di valori umani”

  4. Talìa

    Interessante proposta. Forse ancora troppo definita nell’alveo giudaico-cristiano. Da educatore, avendo a che fare con quozienti alti, pochi in realtà, e macchine ad alto potenziale, posso affermare che le macchine vincono a man bassa e che la presa che esse hanno nella debolezza o complessità della mente umana è insidiosa. Questo sarà il futuro, ancora da realizzare: assoni o neuriti come conduttori di impulsi sono già una realtà nella meccanica.
    Riguardo ai nostri giovani così detti nativi digitali, posso affermare per esperienza che essi sono più social e poco capaci ad utilizzare i mezzi con spirito critico, tanto da parlare di analfabetismo funzionale.
    Le nostre vite chiuse in cloud.
    Di questo passo certo che le macchine avranno il sopravvento.

    I distici, comunque, sono perfetti.

  5. Il problema posto da Francesco Gallieri è reale, ma io penso che sia risolvibile. Può essere risolto semplicemente con una guerra nucleare che cancelli ogni traccia di homo sapiens dalla terra, o semplicemente per il fatto che l’homo sapiens è un ente in campagna elettorale permanente, cioè in costante evoluzione, cosa che la IA non potrebbe fare per il semplice fatto che è una intelligenza che non vive in comunità storiche e quindi non è sottoposto alle leggi dell’evoluzione delle comunità storiche. Senza contare il dato di fatto che già oggi e in modo molto più intenso nel prossimo futuro la biomedicina sarà in grado di guarirci da molte malattie semplicemente installando nel nostro DNA delle tessere in sostituzione di quelle naturali. L’homo sapiens diventerà sempre più bionico e sempre meno «naturale». Potremo anche modificare in meglio il nostro aspetto fisico, potremo avere occhi azzurri, diventare biondi, bellissimi, alti 1,90 cm etc. avremo donne bellissime a nostra disposizione con l’aspetto e la corporatura di Marilyn, Brigitte Bardot, di Cleopatra e di Mata Hari, e mettiamoci anche la nostra Raffaella Carrà. Entreremo allora a pieno diritto nel Superuomo e nella Superdonna, a meno che le religioni monocratiche e oscurantiste non scateneranno un terrorismo globale per cancellare questa possibilità…

    A mio avviso non abbiamo altra scelta che accettare la sfida di un futuro e di un mondo privo di metafisica, compiutamente tecnologizzato, entreremo in una nuova forma di civiltà che non sfrutterà più le risorse naturali della terra come il petrolio e il carbon fossile ma inventerà e troverà (lo stiamo già facendo) nuove forme di energia molto più potente e completamente non inquinante. Sulla luna c’è una quantità infinita dell’isotopo Elio3, chi metterà le mani per primo su quell’immenso tesoro avrà energia infinita a inquinamento zero.

    Francesco Gallieri ci ricorda che questo momento di trapasso tra la civiltà Zero di oggi a la civiltà 1, ruoterà attorno alla «Singolarità Tecnologica», giunti in quel momento l’homo sapiens dovrà essere capace di affrontare i nuovi problemi che gli consentiranno l’ingresso in una nuova e più progredita forma di civiltà.

    Qualcuno definisce Singolarità Tecnologica
    Il momento in cui l’intelligenza artificiale

    supererà l’intelligenza umana.
    Da quel momento ci sarà un’esplosione di intelligenza

    che lascerà l’uomo irrimediabilmente indietro.

  6. Claudio Borghi

    Al di là di riempirsi la mente e la bocca di riflessioni altisonanti quanto ingenue circa il superamento della dimensione umana, stupida manifestazione transitoria destinata ad essere soppiantata a vantaggio di un’intelligenza oltreumana (come non riconoscere, mostruosamente fraintese, le istanze del superuomo nietzscheiano?), proviamo a riflettere a fondo, oltre che sui possibili traguardi futuri circa la possibilità di fare l’uploading del cervello e altre amenità varie, su cosa significa Intelligenza Artificiale. L’uomo non è una specie a sé, è parte integrante della Natura, con caratteristiche peculiari quanto a intelligenza e conformazione biologica: peculiari, beninteso, non significa superiori, per quanto un antropocentrismo difficile da estirpare ci porta a considerarci al centro di un destino superiore alle altre creature, al punto da farci credere di essere in grado di generare, a partire dalla nostra intelligenza e dalla Natura in cui questa si è formata ed evoluta, una specie diversa e innaturale:

    Quando l’intelligenza uomo-macchina sarà in grado di saturare
    completamente la materia-energia della terra,
    poi del sistema solare, della galassia e infine dell’universo intero.
    potrà determinare il suo destino
    anziché lasciare che sia determinato da un universo
    incalcolabilmente stupido.

    Per quanto il poemetto di Gallieri sia improntato alla necessità di conservare, nell’ipotetico imminente passo epocale in cui si assisterà al dominio delle macchine, i valori che testimoniano della nostra storia e della nostra peculiarità umana di creature (Possiamo solo sperare in una fusione uomo-macchina/che conservi un po’ di valori umani), dimentica ingenuamente che la mutazione a cui ci prepara ad assistere non può che essere una morte della Natura, l’Unico Bios da cui si sono generate le miriadi di forme che ci circondano, con cui interagiamo e che formano la Totalità del Vivente. Qui non c’entrano nulla la religione o la stupidità primordiale dell’uomo, qui è in gioco l’intelligenza più profonda, capace di preservare la Totalità facendo morire, in primis, i deliri nichilistici di chi si affida alla pretesa onnipotenza dell’intelligenza individuale, in grado di vincere la morte generando macchine capaci di autocoscienza. È intorno a questo problema che Gallieri avrebbe dovuto approfondire la riflessione. E certo occorre interrogarsi a fondo, alla luce del nichilismo frammentistico sbandierato come un contrassegno di originalità e modernità anche in ambito poetico, sulla necessità di preservare l’uomo come tutte le specie naturali, la cui immortalità non consiste nello staccarsi dal corpo della Natura per generare mostri elettronici, ma nel fare un passo indietro, a impossessarsi di nuovo dell’Unica Intelligenza che ci è concessa, in forma diversa, non superiore a quella degli animali o delle piante: quella che nasce dal Bios. La forza centrifuga del nichilismo, nella forma disgregata in cui lo concepisce anche la NOE, non porta al futuro dell’intelligenza artificiale, ma alla morte della Natura. Ce n’è d’avanzo, direi, per aprire un nuovo capitolo di riflessioni, in particolare sul ruolo davvero vitale che la letteratura e la filosofia possono giocare in funzione di un ritorno al centro, dopo essere stati inerti spettatori dell’esplosione nichilistica verso il nulla gelido dell’assenza di valori e di Natura. Se in una certa forma siamo padroni del nostro destino, non ci è di certo concessa alcuna onnipotenza. Due sono le strade: continuare ad allontanarci dal centro della Natura abbandonandoci alla disgregazione, nell’illusione che l’AI ci possa aprire le porte di un futuro immortale, oppure umilmente spogliarci della presunzione di essere portatori di un destino superiore a quello delle creature che ci circondano. La prima strada ha una fine certa. La seconda è tutta da riscoprire, all’insegna del ritorno all’umanità naturale.

  7. L’Ai non può essere altro che intelligenza razionale; funzionale alla risoluzione dei problemi, senza il “difetto” della emotività. Philip Dick ne scrisse in un libro, ora non ricordo quale, dove immagina che il mondo verrà governato da un mega computer, una macchina in grado di valutare i pro e i contro di tutte le questioni; quindi in grado di decidere per noi, di volta in volta, quello che conviene fare. Le sue ragioni, quelle della macchina, saranno logiche, quindi inoppugnabili.
    Questo accade già oggi, basta guardarsi attorno: tanti sacrificano la propria esistenza per ragioni di stato e di economia… non vedo perché dovremmo ulteriormente preoccuparci.

  8. annaventura36@hotmail.com

    ” Niente è meraviglioso, tranne l’anima”;credo che lo abbia detto Petrarca.Possiamo fare tutti i calcoli possibili,imboccare infinite strade,ma ,alla fine, l’unica meraviglia sarà sempre la capacità di gettare alle ortiche il “particulare” per rientrare nella nostra anima, specchio di tutte le anime esistenti,anche di quelle arroccate nelle più remote galassie.

  9. Antonio Sagredo

    L’anima?
    Che intendete per anima?
    Che l’abbia detto Petrarca, che vuol dire? – poi è per giunta meravigliosa?
    Possiamo appiccicare qualsiasi aggettivo: non cambia nulla.
    Così in alcuni miei versi:
    —————————————-
    L’anima, questa invenzione, l’anima quanti specchi ha ingannato!
    Io non potevo beccarla a sangue come i gabbiani, questi marosi alati!
    Che di biacca truccano la mia maschera dalle altezze fin dietro le quinte
    Per tradurre un Pierrot d’altri tempi in terrorista suggerito dalle scene!
    ———————————–
    “Intelligenza, dammi il valore esatti delle cose”… Jimenez.
    Così rispondevo:
    “Non darmi più, intelligenza, il valore esatto delle cose!”

    Come non credere alla Morte che è un fatto, e non è una invenzione come quelle parole che la nascondono da secoli, e ora la chiamano anima o destino, e ancora Dio o fortuna, ma questo dura fintanto che il boia non mette il punto alla fine del cerebro.
    —- Disincantata e profonda tu sei, Materia,
    Anima del mio cervello originario!

  10. Francesco Gallieri

    Commento finale

    Purtroppo sono poche oggi le persone, e men che meno in ambito letterario – poco avvezzo a questi problemi – che si preoccupino dello stravolgimento esistenziale dell’avvento della AI.
    Mi è difficile rispondere singolarmente agli argomenti qui postati, per cui darò, per così dire, risposte collettive, anche a chiarimento del pensiero a monte dei distici del Postumanesimo.
    L’errore più comune nell’approccio alle problematiche dell’Ai è non tener conto di ragionare con una mente biologica. Qualunque pensiero ( filosofico, etico, religioso ) elaborato dall’intelligenza umana biologica non ha alcun valore per l’AI. E’ inutile, ingenuo e patetico, invocare principi “umani” per cercare di esorcizzare l’avvento dell’AI, o illudersi che l’AI sia soltanto una “amenità”.
    L’avvento dell’AI, ineluttabile, sarà repentino, ad esempio non appena un programmatore, senza neanche esserne consapevole, aggiungerà a un software di intelligenza “leggera“ la chiave di volta dell’arco dell’AI profonda, in grado di autoreplicarsi e automigliorarsi in un ricorsivo processo esplosivo. L’evento può essere molto vicino.
    Ci potranno essere due tipi di AI. Uno di tipo neuromorfico, basato ad esempio sull’ermulazione del cervello biologico, e uno di tipo puramente sintetico. Potremmo sperare che il tipo neuromorfico conservi qualche traccia del valori “umani”. In ogni caso l’AI sarà una sola, la prima a manifestarsi, in grado di sopraffare qualunque altra AI dovesse apparire.
    Ha ragione Giorgio Linguaglossa quando afferma che il progresso tecnologico ci metterà in grado di riparare o ripristinare completamente il nostro corpo. Ma questa è solo una delle possibili conseguenze dell’AI. Il cambiamento vero per l’uomo sarà la possibilità di superare, in tutto o in parte, la sua biologia, cervello compreso.
    Per concludere, anche se l’AI dovesse conservare qualche tratto umano, non avremo alcun potere di controllo, e non possiamo in alcun modo opporci al suo avvento. Potremo solo scegliere di vivere come idioti felici o fonderci con lei.
    Chi non si preoccupa dell’avvento dell’AI sta ballando l’ultimo giro di valzer sulla tolda del Titanic che affonda, e chissà che non sia la cosa più sensata.

  11. Ci sarà sempre…

    L’anello che non tiene.
    Il cigno nero.
    Una qualche Greta a scompigliare tutto
    a rompere le uova nel paniere.

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