Poesie nella linea della nuova ontologia estetica di Donatella Costantina Giancaspero, Lucio Mayoor Tosi, Maria Rosaria Madonna (1942-2002), Gino Rago, Lidia Popa, Francesca Dono,  Brigida Gullo, Davide Morelli, Alfonso Cataldi, Mark Bedin

 

RedBall Chicago at La Salle Bridge, overhead.

Ruth Perschke, Redball Project

Due poetesse a cura di Gino Rago

Donatella Costantina Giancaspero

Al quadro manca una ragione

Da qualche giorno, il sospetto che il mare è là dietro.
Dietro lo schermo sbavato di case.
Tra loro si afferrano ai fianchi, come sostegno.

Qui, la persiana ha una fessura puntata sulla scala di ferro battuto.
Sale a chiocciola. Dal cortile, al terrazzo condominiale – testimonia la foto
scampata al massacro dei ricordi –.

Una perfezione fonda, inconoscibile, è forse oltre.
Lo lasciano intendere i gabbiani – stanno qui, da poco tempo, dentro i muri
Più grandi, sul terrazzo condominiale. Sforano la luce.

Ma non è concesso di seguirne i voli. Dall’alto ci sorvegliano.
Se intuiscono uno sguardo intento, scendono in picchiata.
Rasentano gli occhi.

Commento di Gino Rago

“La remora, piccolo per statura e grande per la Potenza, costringe le superbe fregate del mare a fermarsi; avventura che, come ci racconta Plinio, toccò alla quinquereme dell’imperatore Caligola.
Mentre questi ritornava ad Anzio, il pesciolino, lungo mezzo piede, si attaccò succhiando al timone della nave, provocandone l’arresto.
Plinio non finisce mai di stupirsi del potere della remora.
La sua meraviglia evidentemente impressionò gli alchimisti al punto di indurli a identificare il pesce rotondo del nostro mare proprio con la remora.
La remora divenne così il simbolo dell’estremamente piccolo nella vastità dell’inconscio.
Che ha un significato tanto fatale: esso è infatti il Sé, l’Atman, quello di cui si dice che è il più piccolo del piccolo, più grande del grande.”

Carl Gustav Jung, Ricerche sul simbolismo del Sé
In questi tuoi versi recentissimi, Costantina Donatella Giancaspero mostra di avere sconfitto la remora.

*

Della maggiore poetessa del secondo novecento pubblichiamo una poesia tratta dal volume: Stige, Tutte le poesie (1990-2002)Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2018 pp. 150 € 12, Introduzione di Giorgio Linguaglossa con scritti di Amelia Rosselli e Donatella Costantina Giancaspero.

*

Maria Rosaria Madonna (1941-2002)

Alle 18 in punto il tram sferraglia

Alle 18 in punto il tram sferraglia
al centro della Marketplatz in mezzo alle aiuole;

barbagli di scintille scendono a paracadute
dal trolley sopra la ghiaia del prato.

Il buio chiede udienza alla notte daltonica.
In primo piano, una bambina corre dietro la sua ombra

col lula hoop, attraversa la strada deserta
che termina in un mare oleoso.

Il colonnato del peristilio assorbe l’ombra delle statue
e la restituisce al tramonto.

Nel fondo, puoi scorgere un folle in marcia al passo dell’oca.
È già sera, si accendono i globi dei lampioni,

la luce si scioglie come pastiglie azzurrine
nel bicchiere vuoto. Ore 18.

Il tram fa ingresso al centro della Marketplatz.
Oscurità.

Gino Rago

Dalla Sez. 1
“Il Vuoto, il Tempo, gli scampoli, la plastica, gli stracci, le piazze, gli specchi” del mio libro di prossima pubblicazione, I Platani sul Tevere diventano betulle, NOE, Edizioni Progetto Cultura, Roma, introdotto da Giorgio Linguaglossa con Postfazione di Rossana Levati. Due poesie:

Gino Rago

1- Dio chiede una recensione…

Il femminile di Dio il suo lato destro
ha chiesto una recensione ai poeti della «nuova ontologia estetica».

di certo le poetesse dell’ombra lo sanno che Dio è dappertutto,
che rovista con garbo nella pattumiera

Il maschile di Dio il Suo lato sinistro
frequenta le bische clandestine, i ricoveri

aperti tutta la notte, staziona tra le vetrate,
tra i bassifondi dei porti
e gli slums delle periferie di Hopper.

Ci ha provato anche con Lucio Mayoor Tosi, Grieco-Rathgeb e Talia
ma non gli hanno dato retta, andavano di fretta,

per una recensione sulla sua creazione
perché i tre lasciano di sé frammenti dappertutto

e cercano il tutto in ogni frammento,
un seme di cocomero, un chiodo, un filo di spago.

Dio si è rivolto ai cacciatori di immagini
perché i tre in poesia rapinano banche,

la poesia è una rapina in banca: si entra, si spiana la rivoltella,
si cattura l’ attenzione, si prendono i soldi e si scappa,

si scompare, per poi ricomparire in altre banche
ebbene, questi versi annoiano Dio, l’Onnipotente

non sopporta questi ladruncoli che giocano a fare
scaccomatto.

Cicche e carte stracce sui marciapiedi,
dalla tavola calda aperta tutta la notte odore di cipolle,

un fiore nel vaso parla con lo specchio:
«è perfettamente inutile che Lei caro signore si ecciti,

faccia quello che sa fare. Faccia lo specchio»

2- Ciò che ci ha amato non ha una via di uscita

L’onda esala odori di libeccio e nei marosi tremano i pontili.
A noi di terra serve per partire nello sgomento della vastità.

Chi valica i fili degli ultimi orizzonti forse più non torna.
Chi s’imbarca per l’esilio farà ritorno come un’ombra,

ciò che ci ha amato non ha una via di uscita.

Lucio Mayoor Tosi

Montepulciano da Woodstock. Quinta stagione.
Ne vorremmo sette. Ma non siamo gatti.

E’ l’inverno dei capelli bianchi. L’uomo che cammina
e affini. Come se parte del corpo volesse fermarsi

per un abbraccio. Che manca. E allora ci si sente
avvolti dalle cose, in una fiaba da finestre sorridenti

al mezzo sole; alla mezza notte; alla via di mezzo,
diceva Buddha; per definizione mortali, quindi morenti.

Ma questo avanzare è con la testa a terra e le gambe
per aria. Va da sé che ridano le finestre – City Square –

se gli sputi una poesia; se il mondo non fosse lasciato
in corridoio a patire perché schiacciato dal cuoio

di scarpe sconosciute. Padri Tall Figure. Comandanti,
più ammirati che innamorati. E quindi l’abbraccio

che manca è un cercarsi. E tutte quelle parole, quelle
parole sono rivolte alla parte destra. Quella senza cuore.

Profilo di braccio, gamba e occhio. Finito. Sì. Meno
di un triangolo. E senza ali.

(May nov 2018 – Dedicata alle sculture di Alberto Giacometti)

 

Francesca Dono

Due minuti e lei dice : non sono cambiata. Ad ogni modo lui neanche risponde. Cinque hamburger al vapore. Un cronometro. La poesia non aveva la luce giusta. L’aroma vivente.

Scivolammo a tempo pieno sul menù Mcdonald . Nei vassoi non più puliti. Capi di abbigliamento dal sapore pungente. Scarpe di consumo. L’olio è sgorgato bruciato dagli aculei continui.

Dal pan dei morti concentrato nel cartone a colori.- Embè? Urla un coltello a serramanico- Non abbiamo niente per voi- . Pulci a tracolla.Ognuno con un guanto da lavoro.

Alle cinque lui si era chiuso in bagno. Lei dentro la grotta di stagnola e con le granate al seno. Un volto termonucleare nel fiato freddo del bue. Auf wiedersehen kleine Hirte!

Dolcetti di neve bianca. Il buio splende.

Lidia Popa

Aspettative di vita

Un Pantorc da 20, Dottore, per brindare
alla salute dello stomaco ogni mattina.

Non dimenticare i diuretici che sono importanti
per far funzionare i reni e l’intestino fino a cent’anni.

Dicono che le persone maggiori di età hanno una prospettiva
alta di vita, e vogliono prendere le contromisure.

Con gli anziani vogliono fare una carneficina?
Ah, sì? Loro, quelli che decidono rimangono sempre giovani?

Quanto devo attendere?
Oggi l’autobus ha cambiato l’orario. È passato prima.

Le nuvole sono di gelso. Sembra che abbia smesso di piovere.
La morte può aspettare o vuol fare contenti i politici?

Il prossimo autobus, ora è arrivato.
Forse, se non trova traffico, si fa in tempo.

Quello che fa pensieri strani sulle donne, pensa di campare
cent’anni? Non ha mai bisogno di un flebo di vita?

Gli alunni hanno saltato la prima lezione.
L’autobus è pieno di zaini e voci stridule.

“Non c’è più silenzio.” dice una nonna, sotto voce.
“Non c’è più rispetto.” risponde un suo coetaneo.

Loro reggono i loro anni alla sbarra, come tutti over sessanta.
I giovani alunni stanno nei posti riservati.

Nessuno si alza, solo il volume degli I-pod. Una voce strilla:
“Oggi non mi va di andare a scuola!” La folla applauda.

(inedita)

Brigida Gullo

Istruzioni per l’uso

Il lievito madre ti ha lasciato orfano
e ora non c’è più aria nell’impasto dei tuoi desideri.
Sole e sale quanto basta
Ma se ti chiedono l’extra
entri a gamba tesa nell’officina dei poveri.
Ieri hai dimenticato l’ombrello nella capsula del caffè, hai lasciato pisciare il cane su un vassoio di smancerie, tu chi credi d’essere
-stanotte un compasso ha tracciato visioni in una camera sfitta- il claim dei sogni proibiti
-Mi piace mi piace mi piace- fino a sfinirsi.
L’anice stellato è nemico dello chef,
Annusalo!
E poi fai zapping al semaforo:
un’ evoluzione di macchie nella lavatrice.
Hai giocato troppo a Majiong,
ti conviene ingoiare le pedine
con gli occhi la prossima volta.
Per lo sporco ostinato
Strofina il cuore su una spugna d’asfalto e se sanguina
chiedi i danni alla casa produttrice.

Autoantologia di Davide Morelli

Davide Morelli è nato a Pontedera nel 1972. Si è laureato in psicologia con una tesi sul mobbing. Alcuni suoi testi sono apparsi su “Nazione indiana”, “Poetarum silva”, “La mosca”, “Il filo rosso”, “Nugae”, “Poesia da fare”, “La clessidra”, “Il segnale”. 48 sue quartine sono state pubblicate su “Italian poetry review” (rivista di poesia italiana della Columbia University). Ha pubblicato due ebook su LaRecherche.it: “Dalla finestra” e “Varie ed eventuali”. Quasi tutti i suoi componimenti si trovano nel sito Larecherche.it. Oltre a componimenti poetici (o aspiranti tali) ha scritto anche recensioni, saggi brevi e racconti brevi. È comparso in alcune antologie della Lietocolle. Ha collaborato al blog letterario “Le stanze di carta” (lestanzedicarta.blogspot.com). Gestisce il blog ironico e riflessivo Also sprach (alsosprachsite.wordpress.com).
 da “Impercezioni”(1994/1997)
[ndr. la suddivisione in distici è un esperimento del redattore]

1/

Appare
la coda bifida di una lucertola,
compare il dorso, rivestito di squame

e… negli interstizi della siepe
 già non la vedo…
come se con un
 guizzo fulmineo, un lesto

strascicare
 di zampe si fosse divincolata in un
 cunicolo;
come se il crocicchio dei
 colori lividi del tramonto, il riverbero

di un fievole sfarfallio di raggi l’avesse 
resa invisibile.
Forse è sgusciata in
 una fessura, in un anello d’ombra,

in una zona morta dei miei occhi,
forse in una crepa nascosta,
dove
 cade l’intonaco e affiora la calce,

sfuggendo alla mia vista, ormai
 inafferrabile.

2/
Per un attimo

* Per un attimo ti sembra
di raggiungere il nervo delle cose.

Ma un battito di ciglia non è
un colpo d’ali che ti solleva

ed è vana ricerca aspirare
al sillogismo dell’esistenza.

Così ritorni nell’orbita della vita
come una favilla, ormai incasellata

in una goccia, come in un’impronta
di luce un tremito d’ombra.

3/
Il disco

Da un comignolo si leva il fumo.
I termometri segnano lo zero.

Un vecchio sfoglia il calendario dal barbiere.
Una vedova ferma sugli zigomi le lacrime.

Una ragazza al bar beve il caffè e fissa la testa
di un cinghiale imbalsamato.

Da un appartamento si diffonde musica classica.
Poi la puntina si ferma, il disco si incanta.

4/
Un amaro sorteggio

Piove sul becco di un usignolo e sugli appuntamenti di lavoro. La solitudine di quella donna con la sporta della spesa non cova segreti incommensurabili, ma un amaro sorteggio. Non credo sia didascalico questo discostarsi da un paesaggio monotono, che disubbidisce per ogni fibra e ad ogni lato alle labbra asserragliate della luna.

5/
Passato

Uomini specchiatevi nel vostro passato remoto, quando il sangue
fecondava la terra e le semine e i raccolti scandivano la vita. Uomini
specchiatevi nel vostro passato remoto quando i giovani morivano
in guerra e le donne morivano di parto.

*6/
La fuga

Il riflesso della luna
è smosso dal flusso del fiume,

scalfito da acini di pioggia.
Pioggia, che scende sulle case,

incanalata in grondaie ossidate.
Vapore e nebbia.
Qua e là indistintamente 
calano grumi di lumi sul corpo della linfa,


sulle dita adunche dei rami.
È l’ora in cui gli insetti intravedono
in un’angusta fessura e gli uomini
 in una scia d’aereo la fuga.

È l’ora
 in cui cresce la ferita di una ruga,
immaginando cento mondi di idee,
 mille amori finiti nel dimenticatoio

o sbiaditi in un logoro matrimonio, 
onde di generazioni susseguitesi 
tra loro.

7/
*
Parmenide

La mente spesso porta a pensare
 a ciò che non è. Così sosteneva
Parmenide
 nei suoi ventuno frammenti geniali
appena letti, pensavo che forse 
non esiste un prima ed un dopo,
un inizio e una fine, ma tutto
 è Essere, anche se poi non tutto
l’Essere è rischiarato dalla vita.

Bedin Mark

Luccichio in neon. Una lampada.
Come di scontro con l’interno di carte da snack
in un orticello infantile.
-Piroga rinchiusa indentro un bottiglione
-debellata con branchie di piranha-, di vino
benché risiedano residui goccioli.
Pelle di selvaggina. Chiodi. Fili di ferro la piroga-.
-Cenotafio o semenza per colture?-. Il Dottore.
Il paziente ribadisce ciò su cui s’è concentrato.
-Lei ha un pugno di mosche-.
Sulla scrivania i reperti sovraccarichi a macchiette,
sfogliati dall’aria condizionata. Bach al di là della stanza.
-E lei non ha compreso le gocce
scordate dai piranha-.

Mario M. Gabriele

Il testo poetico è ben riuscito. Rientra nei canoni della nuova ontologia. Con questo codice d’accesso puoi sviluppare ulteriori testi, introducendo pezzi di frammenti e connessioni ad un pensiero breve e conclusivo, secondo gli scatti di illuminazione, ma tutto all’interno di una impalcatura strutturale, resistente ad ogni fragilità estetica.

Alfonso Cataldi

 Seguendo le istruzioni del caro Gino Rago, che invita sempre a far parlare i testi, partecipo a questo ensemble della NOE

Il condono delle parole

«Il grillo parlante in emojitaliano è un cappello da laurea più una tromba»
La docente di non-matematica interpreta l’umore della classe

scrivendo le non-equazioni di primo grado multiculturale
il glossario si aggiorna tutti insieme a fine ricreazione.

La comunità scientifica si stringe virtualmente
attorno al cambio di rassegnazione.

Un flash mob negli uffici del lavoro intona “bella ciao”
e nessuno degli astanti oppone resistenza.

L’enormità è un compito inglorioso.
la perìstasi implode sulla nuda necessità.

L’insegnante di danza contemporanea è entusiasta della lezione di prova
«Sua figlia è un portento, ha linee pulite che tagliano i fondi a parole traballanti»

(18/11/2018)

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10 commenti

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10 risposte a “Poesie nella linea della nuova ontologia estetica di Donatella Costantina Giancaspero, Lucio Mayoor Tosi, Maria Rosaria Madonna (1942-2002), Gino Rago, Lidia Popa, Francesca Dono,  Brigida Gullo, Davide Morelli, Alfonso Cataldi, Mark Bedin

  1. Pingback: Poesie nella linea della nuova ontologia estetica – Tessere l'anima dello sguardo sul mondo

  2. La coscienza della lingua frammentata nei versi
    di Brigida Gullo [Istruzioni per l’uso] e di Alfonso Cataldi [Il condono delle parole]

    Nell’accostarmi analiticamente a questi versi di Brigida Gullo

    “[…]L’anice stellato è nemico dello chef,
    Annusalo!
    E poi fai zapping al semaforo:
    […]
    Per lo sporco ostinato
    Strofina il cuore su una spugna d’asfalto e se sanguina
    chiedi i danni alla casa produttrice.”

    e a questi versi di Alfonso Cataldi

    “[…]L’enormità è un compito inglorioso.
    la perìstasi implode sulla nuda necessità.

    L’insegnante di danza contemporanea è entusiasta della lezione di prova
    «Sua figlia è un portento, ha linee pulite che tagliano i fondi a parole traballanti»”

    registro subito la chiarezza di una cifra stilistica che provo a racchiudere in una semplice formula: la coscienza della lingua frammentata.
    Anche questo nuovo dato sempre più diffuso fra autori/autrici che si accostano alla poesia di quello che Giorgio Linguaglossa ha varato come il Grande Progetto fatto proprio in primis e al suo massimo grado estetico dal Mario Gabriele di In viaggio con Godot, pone seri problemi di ermeneutica alla critica e il Linguaglossa anche per questo ha dovuto molto impegnarsi, alla fine riuscendovi come meglio non poteva esser fatto, spostando il suo linguaggio di interpretazione dei versi NOE da Appunti critici del 2003 a Critica della Ragione Sufficiente del 2018.
    Qualcosa di simile si verificò nell’accostarsi da parte della critica ai versi di
    Paul Celan come questi

    Parla anche tu,
    parla per ultimo,
    di’ il tuo pensiero.
    Parla – Ma non dividere
    il sì dal no.
    Da’ anche senso al tuo pensiero:
    dagli ombra.
    Dagli ombra che basti, tanta
    quanta tu sai
    attorno a te divisa fra
    mezzanotte e mezzodì e mezzanotte.
    Guardati intorno:
    vedi come in giro si rivive-
    Per la morte! Si rivive!
    Dice il vero, chi parla di ombre. […]

    Il verso decisivo sul quale l’intera poesia si regge è proprio

    Dice il vero, chi parla di ombre

    sul quale anche Primo Levi disse una parola chiara, poi raccolta nel libro
    Dello scrivere oscuro, Einaudi, accanto soprattutto a E. Wiesel, la cui idea ( a suo tempo segnalata da un commento linguaglossiano su L’Ombra, di cui non ricordo più la data) è il caso di ribadire perché, fatte le dovute differenze, proprio nella analisi dei versi come quelli di Brigida Gullo e di Alfonso Cataldi la questione critica contemporanea-poesia- su- nuove- basi- di -ontologia- e -nuovi -paradigmi- estetici ripropone in tutta la sua lacerazione la stessa questione.

    E. Wiesel:
    “Il linguaggio era stato talmente corrotto che doveva essere di nuovo inventato e purificato.
    […]Spesso dicevamo meno [parole] per rendere più credibile la verità. Se qualcuno di noi avesse raccontato tutta la storia, sarebbe stato creduto pazzo. In passato, romanzieri e poeti erano in anticipo sul loro tempo: adesso, no.
    In passato gli artisti potevano prevedere il futuro: adesso, no. Adesso devono ricordare il passato, pur sapendo che ciò che devono dire non sarà mai trasmesso.
    Solo possono sperare di poter comunicare l’incomunicabilità della comunicazione”.

    Gino Rago

    • caro Gino, stai facendo un lavoro di encomiabile informazione. il meglio che si possa leggere accanto alla critica di Giorgio Linguaglossa. Le cose buone si vedono subito ed hanno sempre un riscontro positivo. Grazie.

      • Ti ringrazio caro Mario.
        La positività del tuo giudizio sui miei lavori, sulle mie maniere di accostarmi e di interpretare gli altrui versi, mi sta davvero a cuore. E mi incoraggia, specialmente quando il tuo giudizio positivo coglie il mio spirito di servizio a favore dei poeti e della poesia.

  3. mi riferisco al commento di cui sopra di Gino Rago citando Umberto Galimberti:

    «Il senso dell’antica rivelazione (della parola) sarà recuperabile solo se si avrà la forza e la capacità di superare il senso espresso dalla nostra grammatica, che, sottoponendo meccanicamente ad analisi il linguaggio lo entifica e quindi ne oblia la sua costitutiva ontologicità. Di qui la necessità di risalire dalla grammatica all’origine del linguaggio non ancora costretto da regole e schemi».1

    Il segreto e la regola aurea della nuova poesia (e lo si può fare in moltissimi modi a seconda della creatività e sensibilità di ciascuno) risiede qui: nella liberazione della poesia dagli schemi convenzionali della grammatica che opacizza le parole configurandole in una genericità convenzionale che le rende amorfe, non significative. Per ravvivare il linguaggio occorre una grande dose di distruzione del linguaggio ossificato e opacizzato che una tradizione morta ci consegna, distruggere la grammatica a cui ha attinto supinamente e inconsapevolmente la poesia del secondo novecento. Quella grammatica era una morta convenzione che produceva un modo amorfo e opaco di costruire il discorso poetico.

    1 U. Galimberti, Il tramonto dell’Occidente Feltrinelli, 2005, p. 96

  4. Bedin Mark

    buongiorno. In conseguenza al licenziamento subito ho molto più tempo da sperperare nell’ozio più futile, ma talvolta, anche questo -non ne ho certezza-, può portare a qualcosa di buono. Questa mattina ho guardato il film “Il mio amico Einstein”; un film sulla teoria della relatività di Einstein e ecco qui una bozza sull’illuminazione personale. Devo ammettere che ancora ci ho capito poco ma approfondirò. Spero possa essere di vostro gradimento.

    Inessenziale…
    [Ignorando entrambi la chiusa che permea,
    sicché è più un semplice vivere ciò che ci manca].
    Diminuita mai l’insegna che infranse l’esegesi
    d’un severo ristoro, quella del Bar; ma questo è frasario
    che già abbiamo avuto modo di percepire.
    Di qualche anno più antico -un tempo lo sarai-,
    ma non ci sarà ricordo: mettiamoci l’anima in pace:
    l’avevi già veduto. Di qualche anno più moderno
    -un’infilzata nel vuoto in cerca dell’esperienza-,
    l’ho visto in certi scritti con le stesse movenze
    ubriache di secoli in secoli, sicché già defunti tutt’ora?
    Tra quelle canaglie di cocktail, dislucidi, verdastri,
    m’è parso, col sapore del marzapane,
    un trionfo degli aborti che m’imboccano. Non mi lascia
    l’aver potuto giocare, per esempio, una partita a biliardo.

    Ciò che portò Fermi nell’uso della paraffina
    -scordando il piombo-, in un esperimento sul nucleare,
    è il motivetto eguale che in un documentario
    alla televisione venne mostrato con il primipare della capra;
    già io, di secoli in secoli, scrissi i versi che questi precedono.

  5. Comunicazione di servizio.

    Dentifricio Gum e spazzolino sono davvero ottimi.
    Ringrazia per me l’ispettore Barnaby.

    Mi sto rendendo conto sempre più
    che la vita inautentica offre non poche soddisfazioni.

    Anche se la morte non ha percentuali e il tempo scorre
    diminuendo, il progetto non va accantonato.

    Bene così. Domattina inizierò un nuovo percorso.
    Dopo aver ritirato il sussidio alimentare sistemerò casa.

    Vorrei sentirmi come in una baita lassù-in-montagna;
    non è vero ma è come se fosse. L’inverno non fa paura.

    Il tepore del corpo è sufficiente per almeno due persone.
    Peccato che le notti siano tanto brevi.

    Avrei preferito un’esistenza stagionale. 20/30 anni
    al massimo. Nutrirmi esclusivamente di erbe aromatiche.

    Non tentare di pubblicare libri. Ma poi per dire cosa?
    Se fossi un grande artista sarei comunque l’ultimo a saperlo.

    Poesia continuamente scappa e si trasforma. Nessuno
    con un briciolo di intelligenza dovrebbe spenderci più di un pensiero.

    Quasi sempre, a leggerne si perde la pazienza. A meno che
    non ti mandi poi in strada rapito da miraggio parlante. Grazie.

    Arrivederci. Dirlo da madre di tutte le madri. Ma in incognito.
    Adesso vorrei scrivere: “ PV Titano – Biblioteca Comunale –

    FAN DIC. Nella penombra elettrica, tra le cose qui attorno
    addormentate.

    May – nov 2018

  6. Scrivo qui un testo, nato oggi, quando ieri pensavo non fosse possibile.

    Alberi sul viale

    L’albero grondante sul viale
    sfila via le sue gocce.
    “Sono carne come voi”.
    L’incredulo si volta
    mettendoci il dito.

    Avevano dissipato ogni cosa
    per quella casa dal muro obliquo
    con delle immagini frante.
    Cos’era rimasto?

    Neanche un lamento
    per la morte della bellezza
    e gli dei sorgono mostrando
    il loro volto nascosto
    di sempre.

    “Non si può essere felici”.
    La rinuncia è guadagno:
    un viaggio con ombre di carne
    alberi grondanti sul viale.

  7. Gino Rago
    Intervista immaginaria a Giorgio Linguaglossa con una sua poesia

    Domanda:
    Spesso ti sei confrontato oserei dire in tutti i tuoi saggi psicofilosofici con il tema della COSA riprendendo la domanda «Che cosa è una cosa?» di Heidegger
    Risposta:
    Heidegger per spiegare “cosa una cosa sia” prende in esame una “cosa” tra tante: la brocca.
    Domanda:
    Quindi, non “una brocca”, ma “la brocca”…
    Risposta:
    La domanda su “la brocca” e non su “una brocca” non riguarda questa o quell’altra brocca, ma la brocca «in quanto tale», riguarda la sua «essenza». Perché «In quanto recipiente la brocca è qualcosa che sta in sé.»
    Proprio questo stare in sé «caratterizza la brocca come qualcosa di autonomo. In quanto autonomia di qualcosa di autonomo, la brocca si distingue da un oggetto (Gegenstand)».
    Domanda:
    Così ben definita, così intesa, che uso fa Heidegger della brocca nel suo pensiero direi meditante?
    Risposta
    La brocca permette ad Heidegger di interrogarsi, secondo un suo personale procedimento, sulla cosalità della cosa. La cosalità della brocca nel procedimento fenomenologico di Heidegger consiste nel fatto che essa è come «recipiente». Quando noi passiamo al riempimento della brocca, il liquido fluisce nella brocca vuota. Questo gesto del riempimento fa dire ad Heidegger: «Il vuoto, questo nulla della brocca, è ciò che la brocca è come recipiente che contiene» .
    Domanda:
    Quindi, la cosalità della brocca non è affatto legata al materiale che la costituisce [argilla, metallo,vetro…]
    Risposta:
    No, la sua cosalità si lega esclusivamente al Vuoto che contiene
    Domanda:
    Ma da un punto di vista chimico-fisico o scientifico la brocca non dovrebbe essere considerata vuota, ma piena, piena di aria…

    Risposta:
    Se ci lasciassimo sviare da una riflessione o valutazione o interpretazione di tipo scientifico ci lasceremmo sfuggire l’«essenza stessa della cosa», perderemmo cioè di vista la domanda:
    « In che cosa consiste l’esser-brocca della brocca…»

    Domanda:
    E Heidegger secondo te come aggira questo dubbio legato alla scienza, posto dalla scienza ?

    Risposta:
    Lo fa in virtù di questa riflessione meditante: “ l’esser brocca della brocca” consiste esclusivamente nell’offerta, nell’offrire perché «L’essenza del Vuoto contenente è raccolta nell’offrire».
    Seguendo al contrario la via scientifica non lasciamo alla brocca che il vuoto sia davvero il “suo” Vuoto.
    Il vuoto della brocca trova la sua essenza nell’offerta. E in questa offerta secondo Haidegger «[…] permangono insieme terra e cielo, mortali e divini».

    Domanda:
    E’ un’affermazione sublime, sublimante. Puoi spiegarcela meglio?

    Risposta:
    La spiegherei così: l’offerta del versare dà da bere agli assetati, quindi dà da bere ai mortali.
    Ma se il gesto del versare assume il senso di consacrazione l’offerta del versare da bere si rivolge agli dèi immortali.

    Domanda:
    L’essenza della brocca che risiede nella offerta è il suo coseggiare?

    Risposta:
    Sì. Perché a questa offerta che è l’essenza della brocca si può dare il nome di COSA

    Domanda:
    Secondo te è quindi giusto affermare in conclusione che l’essenza della brocca si manifesta soltanto nell’atto stesso della offerta del liquido da versare?

    Risposta:
    E’ giustissimo, tant’è che lo stesso Heidegger nel suo saggio su La COSA afferma:
    « L’esser brocca della brocca si dispiega ed è racchiusa nell’offerta del versato».

    Domanda
    Ora non posso sottrarmi all’urgenza di chiederti: «Quando, e soprattutto, come vengono le cose come “cose”»?
    Risposta:
    Conosco il pensiero di Heidegger anche su questo aspetto dello studio sulle cose. Lo spiegherei così.
    ”Le cose come cose non vengono verso di noi in virtù o in forza di operazioni o atti dell’uomo. Ma neppure vengono a noi senza diciamo una certa vigilanza dei mortali. E Heidegger su tale passaggio è oltremodo chiaro e io così lo proporrei: con il passo indietro del pensiero puramente rappresentativo.
    Domanda:
    Tu affermi : ‘Le cose come cose vengono con il passo indietro del pensiero rappresentativo. Puoi essere più chiaro su questo punto forse decisivo nello studio sulla «cosa»?
    Risposta:
    Le cose vengono a noi come “cose” se il pensiero rappresentativo inteso come pensiero spiegante-fondante fa un passo indietro rispetto al “pensiero rammemorante” . E’ grazie al pensiero rammemorante che le cose vengono come “cose”.
    Domanda:
    Ancora una volta dunque Heidegger ci invita a un nuovo inizio di pensiero
    Risposta di:
    E’ esattamente così. Un altro ‘inizio’ di pensiero, o l’inizio di un nuovo pensiero, impone sempre l’esigenza di un pensare ‘diversamente’, con il passo indietro del vecchio pensiero[…].

    Giorgio Linguaglossa
    La protagonista del mio romanzo

    Cara Signora K,
    Che dire?, la protagonista del mio romanzo

    un tempo è stata carne viva.
    È andata in giro per l’Europa

    per inseguire il suo amore… Amsterdam, Amburgo,
    Vienna, Venezia, Budapest…Che dire?,

    oggi lei non rimpiange nulla, perché nulla è reale,
    ha amato Herr Cogito quando amare era diventato problematico,

    lui non aveva avuto il tempo per ricambiare il suo amore
    e così teneva la sua foto nella tasca interna della giacca,

    ogni tanto la tirava fuori per ammirare
    i suoi riccioli biondi, mentre viaggiava con la valigetta diplomatica

    lì sul treno blindato che trasportava Lenin
    verso il fronte russo…
    […]
    Cara Signora K,
    Sa, amarsi sul treno blindato non è proprio l’ideale…

    così il tempo che alla guerra
    era stato fissato passò…

    Ma poi iniziò subito dopo un’altra guerra,
    e riprese ad inseguire il suo amore per le città bombardate dell’Europa…

    poi anche quella guerra finì come finiscono tutte le guerre,
    i soldati ritornarono alle loro case

    e ritornò anche Cogito,
    in un telegramma con un indirizzo:

    Via delle Ciliegie
    4° edificio presso il cimitero Dorotheenstädtischer Friedhof,
    in Chaussestraße

    alla periferia di Berlino est.
    Magnolie e margherite.

    Nota. Mi sono preso la libertà della proposta in distici della poesia di Giorgio Linguaglossa
    Gino Rago

  8. «L’editore gli impone un contributo di cinquemila lire per la stampa: “Li chiesi a mio padre — ricorda Alberto — e lui pagò senza dire una parola”». #Moravia sugli Indifferenti e l’editoria a pagamento (già nel 1929) nel libro di #AnnaFolli, «MoranteMoravia, una storia d’amore».

    In tempi di barbarie culturale come quelli che viviamo incontro spessissimo persone che si auto definiscono “poeti” e che dicono di scrivere “poesie” e che le scrivono in occasione di terremoti, maremoti, crolli di ponti e altre calamità i quali affermano che loro per pubblicare i propri libri non hanno mai pagato un centesimo…

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