Una favola di Mariella Colonna, Poesie di Mario M. Gabriele da In viaggio con Godot (2017) di Yang Lian e di Silvana Palazzo da La mia faccia senza trucco (2018) – Scarti, stracci e citazioni a cura di Giorgio Linguaglossa – citazioni di T.W. Adorno, Pier Aldo Rovatti, Maurizio Ferraris, Jacques Lacan, Pensieri  poesie e aforismi intorno alla Nuova Ontologia Estetica

 

gif nel sonno

Ah, Belle Epoque de la feuille d’antan,
reverie des poètes, la plus semblable a la mort
et a la nouvelle vie de l’Art!

Una favola di Mariella Colonna

Foglia e farfalla

Trascini le rosse ali fino a terra
la pozzanghera celebra la tua morte-nascita riflettendo il cielo
in una foto d’epoca.

Ah, Belle Epoque de la feuille d’antan,
reverie des poètes, la plus semblable a la mort
et a la nouvelle vie de l’Art!

Il cielo si riflette sulla foglia per terra,
è indignata la luna chissà perché, don Felipe
se inunda de paz blasfema
chupa de su cigarro de cinco céntimos
su vida de una muerte ingloriosa.

A las cinco en punto de la tarde russian lullaby para Ignacio
y al Nino Jesùs, Ninna nanna in italiano,
Ninna nanna dal Cremlino perché non pianga più.
Duerme Nino que tu madre nunca te dejarà, duerme Nino
que la luna ya te inunda de paz.

Dormi dormi Bimbo bello,
chiudi gli occhi, non vedere
com’è diventato il mondo!
La neve, appena scesa
dalla rosa bianca
numinosa, del giardino ove sei nato
garofano del cielo…

Dormi, sogna che una foglia
del tramontodoro basta per consolare
in te tutto il Creato.
Ella non sa mentire, trascina le ali
fino a terra dove la pioggia celebra la sua Morte
con la Messa da Requiem di Verdi.

Così la Morte è bella ed è uguale per tutti alla Vita,
è libera, ci libera.
Herr Cogito, confessa i tuoi limiti:
non sei capace di evocare la Primavera universale!

Meglio il Signor Nemo,
dicono che abbia creato l’Universo…
Se è vero, Nemo non è chi dice di essere!

Alleluia!*

*[poesia in corso di stampa nel volume Il Fantasma di Lacan, Progetto Cultura, collana Il dado e la Clessidra]

Foto Karel Teige_1

redigere «manifesti», organizzare «gruppi», «movimenti», «tesi», «decaloghi», «avanguardie», «retroguardie»…

Scarti, stracci e citazioni a cura di Giorgio Linguaglossa

Vorrei dire agli innumerevoli interlocutori che ci hanno accusato di redigere «manifesti», organizzare «gruppi», «movimenti», «tesi», «decaloghi», «avanguardie», «retroguardie» etc. che, di contro alla immobilità degli ultimi 50 anni della poesia italiana, per la prima volta in Italia è apparsa una pratica della poesia e una teoria della poesia e della scrittura letteraria in generale, che non è più soltanto una avanguardia» né una «retroguardia», né un «movimento», né abbiamo aperto un esercizio per la vendita al dettaglio degli affari propri e correnti, né una legge finanziaria con tanto di capitoli di spesa per prodotti all’ingrosso e al dettaglio, ma è qualcosa di diverso, è un movimento di pensiero e di azione teorica e di pratica poetica da parte di alcuni poeti di diversissima estrazione e provenienza che ha deciso di rimettere in moto il pensiero poetico, non si tratta di una vendita all’asta al miglior acquirente, né di una domiciliazione bancaria delle proprie rendite di posizione, né di una poetica pubblicitaria e di vendite promozionali come è avvenuto nel corso del secondo novecento, la nostra non è né una cosa né l’altra… contro i timorosi del «nuovo», contro i conservatori ad oltranza, contro chi reclama la conservazione della tradizione (come se essa fosse un capitale che sta in banca a produrre altro capitale parassitario ad interessi fissi), contro chi è recalcitrante alle nuove forme estetiche, contro chi pensa che scrivere poesia lo si possa fare a spese della tradizione utilmente collocata nel proprio bagaglio pret à porter, riporto qui un pensiero di Adorno:

T.W. Adorno

“Gli argomenti contro l’estetica «cupiditas rerum novarum», che così plausibilmente possono richiamarsi alla mancanza di contenuto di tale categoria, sono intrinsecamente farisaici. Il nuovo non è una categoria soggettiva: è l’obbiettiva sostanza delle opere che costringe al nuovo perché altrimenti essa non può giungere a se stessa, strappandosi all’eteronomia. Al nuovo spinge la forza del vecchio che per realizzarsi ha bisogno del nuovo… Il vecchio trova rifugio solo nella punta estrema del nuovo; ed a frammenti, non per continuità. Quel che Schömberg diceva con semplicità, «chi non cerca non trova», è una parola d’ordine del nuovo […] Quando la spinta creativa non trova pronto niente di sicuro né in forma né in contenuti, gli artisti produttivi vengono obbiettivamente spinti all’esperimento. Intanto il concetto di questo (e ciò è esemplare per le categorie dell’arte moderna) è interiormente mutato. All’origine esso significava unicamente che la volontà conscia di se stessa fa la prova di procedimenti ignoti o sanzionati. C’era alla base la credenza latentemente tradizionalistica che poi si sarebbe visto se i risultati avrebbero retto al confronto con i codici stabiliti e se si sarebbero legittimati. Questa concezione dell’esperimento artistico è divenuta tanto ovvia quanto problematica per la sua fiducia nella continuità. Il gesto sperimentale, nome per modi di comportamento artistici per i quali il nuovo è vincolante, si è conservato; esso però indica ora un elemento qualitativamente diverso… indica cioè che il soggetto artistico pratica metodi di cui non può prevedere il risultato oggettivo”. “la categoria del nuovo è centrale a partire dalla metà del XIX secolo – dal capitalismo sviluppato -. “L’oscuramento del mondo rende razionale l’irrazionalità dell’arte: essa è la radicalmente oscurata”. “Nei termini in cui corrisponde ad un bisogno socialmente presente, l’arte è divenuta in amplissima misura un’impresa guidata dal profitto” .1]

Scrivevo tempo fa, riprendendo una affermazione di Paul Valéry secondo il quale «il mercato universale ha oggi prodotto un’arte più ottusa e meno libera», che l’Amministrazione degli Stati moderni ha imparato la lezione, è l’Amministrazione globale che gestisce la Crisi e gli oggetti della Crisi, e che la Crisi è nient’altro che il prodotto di una Stagnazione Permanente.

Pier Aldo Rovatti

«Non sarà più possibile trattare le parole nei limiti di un linguaggio oggetto, perché se da qualche parte esse fanno sentire il loro peso, sarà dalla parte del soggetto: lungi dall’eclissarsi, come molti nietzschiani vorrebbero far dire al testo di Nietzsche, il “soggetto” diviene tanto più importante come questione per tutti (e di tutti) quanto più l’uomo rotola verso la X (con la spinta che Nietzsche ci aggiunge di suo). Passivo, quasi-passivo, attivo nella passività; soggetto-di solo in quanto (e a questa condizione) di sapersi-scoprirsi soggetto-a… La frase di Nietzsche documenta, come tutte quelle che poi la ripetono, una condizione della soggettività, di cui sarebbe semplicemente da sciocchi volerci sbarazzare (sarebbe un suicidio teorico)… Ma sappiamo anche che è innanzi tutto e inevitabilmente una questione di linguaggio, e che l’effetto davanti al quale preliminarmente ci troviamo è un effetto di parola». 2]

 Maurizio Ferraris

«l’inventore della scrittura cercava un dispositivo contabile, ma con la scrittura si sono composti versi, sinfonie e leggi;, l’inventore del telefono voleva una radio, e viceversa; chi ha inventato le tazze da caffè americano non prevedeva la loro destinazione parallela a portapenne; l’inventore dell’aspirina pensava di avere scoperto un farmaco antinfiammatorio, mentre una delle sue più interessanti qualità è che sia un farmaco antiaggregante, quindi fluidificante del sangue, come sì è capito più tardi; l’inventore del web pensava a un sistema di comunicazione tra scienziati, e ha dato vita a un sistema che ha trasformato l’intera società. Lo stesso cellulare è evoluto da apparecchio per la comunicazione orale ad apparecchio per la comunicazione scritta e la registrazione, smentendo l’assunto secondo cui la comunicazione costituirebbe un bene superiore alla registrazione, e l’oralità un veicolo di scambio più gradito, naturale e addirittura appropriato della scrittura…».3]

 1] T.W. Adorno, Teoria estetica, Einaudi, 1970, trad. it. pp. 32,33
2] Pier Aldo Rovatti, Abitare la distanza, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2007, pp. XX-XXI
3] Maurizio Ferraris, Emergenze, Einaudi, 2016 pp. 120 € 12

*

Mario M. Gabriele

da In viaggio con Godot (2017)

1
CANTOS

Un Ermitage con combine-paintings
di Rauschenberg
e un guardiano al limite degli anni
dove chi va oltre non lascia traccia;
-tanto vale restare qui,-
disse Alicia che temeva il cambio di stagione.

Non è stato facile lasciare la casa in via delle Dalie.
Giose è rimasto con Benedetta in Guysterland *
e con le piccole gocce di lacrime amare.
Quando non è nel Vermont
manda romances and poems.
Non basta un dollaro per incontrare la Bella Carnap
fatta di pelle di capra e zoccoli d’oro.

Sweeney ha oltrepassato il confine,
lasciando un Frammento di prologo
dopo aver salutato per sempre Mrs.Turner.
Abbiamo trovato serpenti nel giardino.
Una sofferenza l’ha patita la farfalla
prima di volare sul concerto
per pianoforte e orchestra di Richter.

Kafka uscì distrutto nel Processo.
Ci fu chi riferì su l’Assassinio nella Cattedrale
ma i vecchi del borgo giocavano a poker
senza fare nomi.

Donna Evelina piantò le orchidee nel giardino.
Lucy mi volle con sé a vedere l’erba sotto la pietra.
Un abate ci invitò a salvare l’anima.
-La città – disse, -è un luogo proibito
e l’azzurro è il centro dell’iride.-
Un cappellino di velluto rosso
accolse le lacrime dal cielo
come un’acquasantiera.
Alle nostre panchine tornammo
a spargere semi,
germogliando e appassendo dentro casa.

A piedi nudi ci avviammo
in un bosco di prataioli notturni.
Il freddo ci lasciò contriti,
non indietreggiò davanti ai rami
abbattuti dalla neve.
Non sapeva che da lì, a breve,
sarebbero venute le idi di marzo.

Fernandez non conosceva Caroline in Sickness.
-Buenos dias, Senior. Siamo turisti,
veniamo dal Sud per vedere Guernica
e il Ritratto con Maternità
su fondo bianco di Francoise Gilot
e dei suoi due bambini. Ne sa qualcosa?-
-Yo no tengo mucha idea de cuáles son los lugares:
más interesantes de esta zona pero me han hablado
del Teatro National-.

Sulla Swiss Air leggemmo i racconti ginevrini
e la Salamandra di Octavio Paz.
Si fa colazione insieme, questa mattina, Miriam,
dopo il saccheggio dei sogni.
La notte è ancora cuscino e coperta.
Oh, Principessa, qui davvero comincia il count down!
La stanza accumula fumi, si ridesta al mattino.
Tutto si rallegra in un Buon giorno Madame.
La terra è un braciere. Non vale discuterne ancora.
Già le cose, come sono, ci spezzano le dita.
Non c’è porto sicuro dove andare.
Aspettiamo ancora un miracolo
da Nostra Signora di Guadalupe.
Ora siamo in due a sognare una gita
non prima aver chiuso il giardino,
ritoccato il viso a Marybloom,
così non può dire che la giovinezza è sparita.

Ancora una volta l’anno è passato.
La pioggia rivuole le sue note da pianoforte.
Una musica dal sottoscala saliva al cielo.
Natalie Cole cantava: Unforgettable.
Ora i miei morti sono quelli che non ricordo.
Gli altri, figuranti nella memoria,
vivono in orizzonti stretti,
se ne stanno in silenzio, nel giardino di Klingsor.

*[Giose Rimanelli, professore di letteratura italiana e comparata all’università di Stato di New York ad Albany.Scrive in italiano e in inglese. Ha pubblicato numerose opere tra cui il romanzo Tiro al piccione Mondadori (1953), da cui fu tratto anche un film.]

2

Ci sono miracoli che non vedi.
Le lancette a mezzanotte.
Ti fermi e guardi il mondo scorrere.
Piccoli prodigi portano le ore.
I giorni di febbraio sempre più corti e amari.
E poi uno gli vien da dire perché siamo qui.
A Vienna Sigmund trovò la via.
Le mazurke d’Europa.
Sempre viaggi nei giorni dell’anno.
Fuori di casa, qualcosa verrà:
cadeau o memorie d’amore.

La pittrice Veronica Asmund
ricorda i colori di De Kooning.
L’unica cosa che piaceva a nonna Eliodora
era un collier etoile de Paris,
ma quando venne l’ora di uscire dal ghetto
volle leggere Lady Lazarus,
prima di inoltrarsi nel bosco
di ortiche e rose di maggio.

Lucy, attenta agli oroscopi,
seguiva il segno del Capricorno.
Per due mesi raccogliemmo gambi d’avena.
Marisa aprì le imposte,
donò la vecchia Singer a una ragazza del borgo.
-Resterete qui con la polvere della terra-
sentenziò una voce.

La notte ha mille ragioni per celare i segreti.
Tornammo al passato,
alle strette del cuore di Lady Caudilla
e a tutte le preghiere nel Coventry House.
Pensa tu, a ritrovarci domani
nel giardino delle mimose!

*

[Sulla Swiss Air leggemmo i racconti ginevrini
e la Salamandra di Octavio Paz.
Si fa colazione insieme, questa mattina, Miriam,
dopo il saccheggio dei sogni. M. Gabriele]

Pensieri  poesie e aforismi intorno alla Nuova Ontologia Estetica

Il soggetto è quel sorgere che, appena prima,
come soggetto, non era niente, ma che,
appena apparso, si fissa in significante.

L’io è letteralmente un oggetto –
un oggetto che adempie a una certa funzione
che chiamiamo funzione immaginaria

il significante rappresenta un soggetto per un altro significante

  • (J. Lacan – seminario XI)

*

L’«Evento» è quella «Presenza»
che non si confonde mai con l’essere-presente,
con un darsi in carne ed ossa.
È un manifestarsi che letteralmente sorprende, scuote l’io,
o, sarebbe forse meglio dire, lo coglie a tergo, a tradimento

Il soggetto è scomparso, ma non l’io poetico che non se ne è accorto,
e continua a dirigere il traffico segnaletico del discorso poetico

La parola è una entità che ha la stessa tessitura che ha la «stoffa» del tempo

La costellazione di una serie di eventi significativi costituisce lo spazio-mondo

Con il primo piano si dilata lo spazio,
con il rallentatore si dilata e si rallenta il tempo

Con la metafora si riscalda la materia linguistica,
con la metonimia la si raffredda

*

Nell’era della mediocrazia ciò che assume forma di messaggio viene riconvertito in informazione, la quale per sua essenza è precaria, dura in vita fin quando non viene sostituita da un’altra informazione. Il messaggio diventa informazionale e ogni forma di scrittura assume lo status dell’informazione quale suo modello e regolo unico e totale. Anche i discorsi artistici, normalizzati in messaggi, vengono  silenziati e sostituiti con «nuovi» messaggi informazionali. Oggi si ricevono le notizie in quella sorta di videocitofono qual è diventato internet a misura del televisore. Il pensiero viene chirurgicamente estromesso dai luoghi dove si fabbrica l’informazione della post-massa mediatica. L’informazione abolisce il tempo e lo sostituisce con se stessa.

È proprio questo uno dei punti nevralgici di distinguibilità della Nuova Ontologia Estetica: il tempo non si azzera mai e la storia non può mai ricominciare dal principio, questa è una visione «estatica» e normalizzata; bisogna invece spezzare il tempo, introdurre delle rotture, delle distanze, sostare nella Jetztzeit, il «tempo-ora», spostare, lateralizzare i tempi, moltiplicare i registri linguistici, diversificare i piani del discorso poetico, temporalizzare lo spazio e spazializzare il tempo…

Ovviamente, ciascuno ha il diritto di pensare l’ordine unidirezionale del discorso poetico come l’unico ordine e il migliore, obietto soltanto che la nostra (della NOE) visione del fare poetico implica il principio opposto: una poesia incentrata sulla molteplicità dei «tempi», sul «tempo interno» delle parole, delle «linee interne» delle parole, del soggetto e dell’oggetto, sul «tempo» del metro a-metrico, delle temporalità non-lineari ma curve, confliggenti, degli spazi temporalizzati, delle temporalisation, delle spazializzazioni temporali; una poesia incentrata sulle lateralizzazioni del discorso poetico. Ma qui siamo in una diversa ontologia estetica, in un altro sistema solare che obbedisce ad altre leggi. Leggi forse precarie, instabili, deboli, che non sono più in correlazione con alcuna «verità», ormai disabitata e resa «precaria».

La verità, diceva Nietzsche, è diventata «precaria».

Il «fantasma» che così spesso appare nella poesia della «nuova ontologia estetica», si presenta sotto un aspetto scenico. È il Personaggio che va in cerca dei suoi attori. Nello spazio in cui l’io manca, si presenta il «fantasma».

Dal punto di vista simbolico, è una sceneggiatura, il «fantasma» è ciò che resta della retorizzazione del soggetto là dove il soggetto viene meno; il fantasma è ciò che resta nel linguaggio, una sorta di eccedenza simbolica che indica una mancanza.

*

L’inconscio e il Ça rappresentano i due principali protagonisti della «nuova ontologia estetica». Il soggetto parlante è tale solo in quanto diviso, scisso, attraversato da una dimensione spodestante, da una extimità, come la chiama Lacan, che scava in lui la mancanza. La scrittura poetica è, appunto, la registrazione sonora e magnetica di questa mancanza. Sarebbe risibile andare a chiedere ai poeti della «nuova ontologia estetica», mettiamo, a Steven Grieco RathgebAnna VenturaMario Gabriele o a Donatella Costantina Giancaspero che cosa significano i loro personaggi simbolici, perché non c’è alcuna significazione che indicherebbero i fantasmi simbolici, nulla fuori del contesto linguistico. Nulla di nulla. I «fantasmi» indicano quel nulla di linguistico perché Essi non hanno ancora indossato il vestito linguistico. Sono degli scarti che la linguisticità ha escluso.

I «fantasmi» indicano il nulla di nulla, quella istanza in cui si configura l’inconscio, quell’inconscio che appare in quella zona in cui io (ancora) non sono (o non sono più). L’essenza dell’inconscio risiede non nella pulsione, nell’essere istanza di quel serbatoio di pulsioni che vivono sotto il segno della rimozione, quanto nella dimensione dell’io non sono che viene a sostituire l’io penso cartesiano. La misura di questa dimensione è la sorpresa, l’esser colti a tergo. Tutte le formazioni dell’inconscio si manifestano attraverso questo elemento di sorpresa che coglie il soggetto alla sprovvista, che, come nel motto di spirito, apre uno spazio fra il detto e il voler-dire. Come nei sogni, dove l’io è disperso, dissolto, frammentato fra i pensieri e le rappresentazioni che lo costituiscono, così l’inconscio è quella istanza soggettiva in cui l’io sperimenta la propria mancanza. Come aveva intuito Freud: l’inconscio, dal lato dell’io non sono è un penso, un penso-cose, esso è formato da Sachevorstellung, è costituito da rappresentazioni di cose. La formula «penso dove non sono» è la formula dell’inconscio, che si rovescia in un «non sono io che penso». È come se «l’io dell’io non penso, si rovescia, si aliena anche lui in qualcosa che è un penso-cose».

Il «fantasma» inaugura quella dimensione della mancanza che si costituisce nella struttura grammaticale priva dell’io, cioè della dimensione della parola come luogo in cui il soggetto «agisce». A questo punto apparirà chiaro quanto sia necessario un indebolimento del soggetto linguistico affinché possa sorgere il «fantasma». Nella «nuova ontologia estetica» non c’è più un soggetto padronale che agisce… nella sua struttura grammaticale l’io si è assottigliato o è scomparso. O meglio, il soggetto viene parlato da altri, incontra la propria evanescenza.

Silvana Palazzo

poesie da La mia faccia senza trucco (Progetto Cultura, 2018)

Cara poesia
voglio una cosa tutta mia
e pare che tu ci sia.
Il tormento quotidiano non va via
solo tu riesci a farmi compagnia.

*

Tutti vogliono scrivere la storia della propria vita
convinti che la loro, di vita,
sia qualcosa di speciale…

*

Oggi non voglio uscire
voglio sentire la vita scorrere
fino a farmi male.
Attimo per attimo farla passare
sulla mia testa che da sola
vuole stare.

*
L’estate è follia
non di notti lunghe in discoteca
a ballare.
No, è l’abbandono al quotidiano
la cosa più semplice da fare.

*

Tra un pò andrò a congiungermi
col mare.
Le sua acque scivoleranno
sulla mia pelle unta di olio solare.

Dove si ferma il mare – e altre poesie 

di Yang Lian

Sopra il mare asfaltato un uccello bianco come un fantasma
annusa la riva qual faro si ferma proprio
a sinistra dove incontrammo una morte accidentale
sul mare asfaltato c’è ancora un aratro spezzato
cent’anni col precipizio di una lapide
ridipingono i nostri nomi
sul bordo del tavolo di roccia rossa siamo visti a pranzo
acqua di mare il falò di aghi di pino verde smeraldo riscalda lo scheletro
mostra tutti i denti corrosi dalla ruggine danza
la punta aguzza del tempietto viene mescolata a questa notte di ogni agosto
pioggia tempestosa lettura obbligatoria nella lezione della morte
nei cimiteri cinesi i pini respirano così come crescono
ma il vento cambia tranquillo la direzione della giornata
l’aratro va avanti e indietro fino alla fine del campo
verde fertile libro di agosto
la vita semina i semi dei morti
la notte tutte le stelle viaggiano in un pozzo di giada
per tutta l’estate leggi una biografia
l’ombra del pino è immersa nell’acqua
una sedia piena d’acqua è incisa in un bassorilievo
il mare lontano va in collera da solo
canti di uccelli inondano il cielo quasi non cantassero
leggi come se non avessi letto niente
c’è solo l’arte che scuote un pomeriggio e lo rende nero
La tomba dei saggi
Non possono far altro che discutere di capre
lentamente sorseggiano un the – si addensa il crepuscolo
persino su uno strato di aghi di pino oscilla la luna
l’albero che profuma di pino solido si sostiene
l’ombra dei monti circostanti – diffonde il cinguettio del giorno
una panca di pietra verde rinchiude il viaggiatore
nell’ascolto attento – a loro viene tolto l’accento
una tazza di porcellana raddensa la lontananza come giada
quando leggera si appoggia è ancora tiepida e trasparente

(Traduzione di Claudia Pozzana)

Confessione
Alle rovine dello Yuanmingyuan (1)

.
nascita
possa questa pietra taciturna
testimoniare la mia nascita
possa questo canto
risuonare
nella nebbia fluttuante
in cerca dei miei occhi
dove si infrange la luce grigia
archi e colonne proiettano ombre
e ricordi più oscuri della terra bruciata
immobili come nell’estrema agonia
braccia tese convulsamente al cielo
come ultime volontà
consegnate al tempo
ultime volontà
divenute la maledizione della mia nascita
sono venuto tra queste rovine
in cerca di quella debole stella intempestiva
sola speranza che mi ha illuminato
destino – nuvole cieche
segnano impietosamente la mia anima
non per piangere la morte! Non è la morte
che mi ha attratto verso questo mondo desolato
io resisto a tutta
la desolazione e la vergogna
le fasce del neonato
sono un sole incompatibile con la tomba
nella mia precoce solitudine
chi sa
a quale spiaggia porta questa strada
fosforescente che cantando va verso la notte
un orizzonte segreto
ondeggiando porta a galla sogni remoti
quasi infinitamente remoti
invece della meridiana spezzata sepolta nel fango
c’è solo il vento che alzando una canzone
indica la mia aurora 1]

(trad. di A. Russo)
1. (residenza imperiale a Pechino distrutta dagli eserciti europei nel 1860, divenuta simbolo della crisi nazionale cinese)

 

 

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5 risposte a “Una favola di Mariella Colonna, Poesie di Mario M. Gabriele da In viaggio con Godot (2017) di Yang Lian e di Silvana Palazzo da La mia faccia senza trucco (2018) – Scarti, stracci e citazioni a cura di Giorgio Linguaglossa – citazioni di T.W. Adorno, Pier Aldo Rovatti, Maurizio Ferraris, Jacques Lacan, Pensieri  poesie e aforismi intorno alla Nuova Ontologia Estetica

  1. “Una tazza di porcellana raddensa la lontananza”: ecco una farfalla per il mio retino .Possiamo parlare di poetiche all’infiniito, ma la poesia è sempre un miracolo ,che nasce e cresce da solo, un’erba magica spontanea ,che solo chi la riconosce tra mille altre può individuare e raccogliere.

  2. per conto di Edith Dzieduszycka posto qui le versioni in italiano e in francese della poesia di Czesław Miłosz 

    Ars Poetica?  – (1957)
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2018/03/15/una-favola-di-mariella-colonna-poesie-di-mario-m-gabriele-da-in-viaggio-con-godot-2017-di-yang-lian-e-di-silvana-palazzo-da-la-mia-faccia-senza-trucco-2018-scarti-stracci-e-citazioni-a-cura-d/comment-page-1/#comment-32654
    Ho sempre aspirato a una forma più capace,
    che non fosse né troppo poesia né troppo prosa
    e permettesse di comprendersi senza esporre nessuno,
    né l’autore né il lettore, a sofferenze insigni.
    .
    Nell’essenza stessa della poesia c’è qualcosa di indecente:
    sorge da noi qualcosa che non sapevamo ci fosse,
    sbattiamo quindi gli occhi come se fosse sbalzata fuori una tigre,
    ferma nella luce, sferzando la coda sui fianchi.
    .
    Perciò giustamente si dice che la poesia è dettata da un daimon,
    benché sia esagerato sostenere che debba trattarsi di un angelo.
    È difficile comprendere da dove venga quest’orgoglio dei poeti,
    se sovente si vergognano che appaia la loro debolezza.
    .
    Quale uomo ragionevole vuole essere dominio dei demoni
    che si comportano in lui come in casa propria, parlano molte lingue,
    e quasi non contenti di rubargli le labbra e la mano
    cercano per proprio comodo di cambiarne il destino?
    .
    Perché ciò che è morboso è oggi apprezzato,
    qualcuno può pensare che io stia solo scherzando
    o abbia trovato un altro modo ancora
    per lodare l’Arte servendomi dell’ironia.
    .
    C’è stato un tempo in cui si leggevano solo libri saggi
    che ci aiutavano a sopportare il dolore e l’infelicità.
    Ciò tuttavia non è lo stesso che sfogliare mille
    opere provenienti direttamente da una clinica psichiatrica.
    .
    Eppure il mondo è diverso da come ci sembra
    e noi siamo diversi dal nostro farneticare.
    La gente conserva quindi una silenziosa onestà,
    conquistando così la stima di parenti e vicini.
    .
    L’utilità della poesia sta nel ricordarci
    quanto sia difficile rimanere la stessa persona,
    perché la nostra casa è aperta, la porta senza chiave
    e ospiti invisibili entrano ed escono.
    .
    Ciò di cui parlo non è, d’accordo, poesia,
    perché è lecito scrivere versi di rado e controvoglia,
    spinti da una costrizione insopportabile e solo con la speranza
    che spiriti buoni, non maligni, facciano di noi il loro strumento.

    (Czesław Miłosz, Poesie Adelphi, Milano, 1983, traduzione di Pietro Marchesani)

    Ars poetica?
    .
    Ho sempre desiderato una forma pù capiente,
    che non fosse né troppo poesia né troppo prosa
    e permettesse di capirci non esponendo nessuno,
    né l’autore né il lettore, a sublimi tormenti.
    .
    Nell’essenza stessa della poesia c’è un non so che di sconveniente:
    nasce da noi una cosa che non sapevamo fosse in noi,
    quindi battiamo gli occhi come se saltasse fuori una tigre
    e immersa nella luce si sferzasse i fianchi con la coda.
    .
    Perciò giustamente si dice che la poesia sia dettata dal daimonion,
    anche se è esagerato affermare che sia di sicuro un angelo.
    Difficile dire da dove nasca l’orgoglio dei poeti,
    se spesso si vergognano che si veda la loro debolezza.
    .
    Quale uomo ragionevole vorrà essere una città di dèmoni,
    che fanno i padroni in casa sua, che parlano molte lingue,
    e come se non bastasse loro di rubargli bocca e mano,
    provino per propria comodità a cambiargli il destino?
    .
    Poiché oggi è apprezzato ciò che è morboso,
    qualcuno può pensare che io stia scherzando
    o che abbia scoperto un modo nuovo
    di elogiare l’Arte tramite l’ironia.
    .
    Un tempo si leggevano soltanto saggi libri
    che aiutavano a sopportare dolore e infelicità.
    Ciò tuttavia non è come guardare mille
    opere provenienti da una clinica psichiatrica.
    .
    E inoltre il mondo non è come ci sembra che sia
    e noi siamo diversi da come ci vediamo nel nostro delirio.
    La gente quindi mantiene una taciturna integrità,
    guadagnandosi così il rispetto di parenti e vicini.
    .
    Scopo della poesia è quello di rammentarci
    come sia difficile restare la stessa persona,
    perché la nostra casa è aperta, la porta è senza chiave
    e invisibili ospiti vanno e vengono.
    .
    Ciò di cui qui parlo non è affatto poesia.
    Perché i versi si possono scrivere di rado e malvolentieri,
    con una insopportabile costrizione e solo sperando
    che non i cattivi ma i buoni spiriti ci scelgano come loro strumento.

     (Versione di Paolo Statuti)

    Versione in francese di Edith Dzieduszycka

    Ars poetica?

    J’ai toujours aspiré à une forme de poésie
    qui ne soit ni trop poésie ni trop prose,
    et nous permette de nous comprendre sans exposer personne,
    ni l’auteur, ni le lecteur, à de trop grandes souffrances.

    Dans l’essence même de la poésie il y a un je ne sais quoi d’indécent:
    quelque chose qui provient de nous et dont nous ignorions l’existence,
    ainsi nous clignons les yeux comme si avait surgi un tigre
    qui se bat les flancs avec la queue en pleine lumière.

    C’est pourquoi l’on dit à juste titre que la poésie est dictée par un démon,
    même s’il est excessif d’affirmer avec certitude qu’il s’agit d’un ange.
    Difficile dire d’où nait cet orgueil des poètes,
    alors qu’ils ont si souvent honte de montrer leur faiblesse.

    Quel homme raisonnable voudrait être possédé par des démons,
    qui se comportent en maitre chez lui, parlent plusieurs langues,
    et comme s’il ne leur suffisait pas de lui voler la main et la voix,
    tentent de modifier son destin?

    Puisqu’aujourd’hui on apprécie ce qui est morbide,
    quelqu’un pourra penser que je ne fais que plaisanter,
    et que j’ai trouvé un nouveau procédé
    pour rendre hommage à l’Art à travers l’ironie.

    Il fut un temps où on ne lisait que des livres sages
    qui aidaient à supporter douleur et malheur.
    Toutefois cela ne ressemble en rien au regard sur mille
    œuvres provenant d’une clinique psychiatrique.

    En outre le monde n’est pas comme il nous semble, et nous-mêmes
    sommes différents de comme nous perçoit notre délire,
    Les gens conservent donc une silencieuse intégrité
    se gagnant ainsi l’estime de parents et amis.

    Le but de la poésie est de nous rappeler
    combien il est difficile de rester identique à soi-même,
    car notre maison est ouverte, la porte n’a pas de clef,
    et des hôtes invisibles vont et viennent.

    Ce dont je parle ici n’a rien à voir avec la poésie,
    parce que l’on peut écrire des vers rarement et mal volontiers,
    poussés par une contrainte insupportable et avec le seul espoir
    d’être choisis comme instruments par les bons esprits et non par les mauvais.

  3. gino rago

    I[…] E se per Mary Colonna “Il cielo si riflette sulla foglia per terra”, una foglia necessariamente morta, vuol dire che quel cielo nel poeta è metafora di fede, di una Fede autenticamente cristiana e come tale in possesso della forza e della grazia della Resurrezione. La luce del cielo che cade sulla morte della foglia staccata dal ramo in grado di vincere la morte. Ma quel cielo e quella luce sono anche metafore della Parola di poesia in grado di irradiare luce salvifica sul mondo sgretolato e opaco dal poeta Mary Colonna individuato nel correlativo metafisico della foglia morta.

    Notevoli le prove poetiche di Mario Gabriele il quale ci ha abituati, ristorandoci, a vette estetiche alte dove il silenzio delle nevi eterne confina con il silenzio supremo del cielo.

    “Tra un pò andrò a congiungermi
    col mare.
    Le sue acque scivoleranno
    sulla mia pelle unta di olio solare.”

    in questi versi ben riusciti di Silvana Palazzo c’è tutto il fascino di Eraclito e il poeta trasforma in Evento quello che può sembrare un gesto dimesso, quotidiano [l’olio solare che unge la pelle della bagnante], come quello della immersione del proprio corpo nel salmastro marino… Senonché il poeta (Silvana Palazzo) spiazza il lettore con l’adozione del verbo ‘ricongiungermi’ [col mare], e carica il gesto della immersione in acqua e il mare stesso di valenze simbolico-metaforiche ed emotive squassanti… Quel gesto assume il sacro della purificazione.
    Elogi e alloro alla prova di Edith che si cimenta nel lavoro di traduzione di uno dei capolavori poetici del Novecento poetico europeo.
    Riconoscenza a Giorgio Linguaglossa che ci propone una pagina di poesia e di meditazioni psicofilosofiche di altissimo interesse.
    GR

  4. Una poesia recitata di Massimiliano Marrani
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2018/03/15/una-favola-di-mariella-colonna-poesie-di-mario-m-gabriele-da-in-viaggio-con-godot-2017-di-yang-lian-e-di-silvana-palazzo-da-la-mia-faccia-senza-trucco-2018-scarti-stracci-e-citazioni-a-cura-d/comment-page-1/#comment-32678

    Cartoline dalla mostra di Kapoor.
    Roma bombardata dalla luna egizia.
    Il cancello spalancato per l’ingresso
    dei carri il giorno di carnevale, e la pittura
    che mette a ferro e a fuoco gli occhi, Velazquez
    su cui posasti i tuoi,
    con Scipione alle tue spalle
    quando rapisti tutto il verde disponibile
    sulla punta del tuo viso. Il Caravaggio
    che sanguinava terre ocra e cadmio puro sul damasco.
    E riparammo sotto l’ombrello rosso di carta giapponese.
    Le fionde che sparavano alte le luci nel linoleum della notte
    e fotografie all’ultimo mai scattate,
    appunti di poesie lasciati sotto ai letti
    insieme all’accappatoio color cinabro.
    E i miei appuntamenti negli specchi sotto i ristoranti
    per guardare da fuori la vita partorire il nucleo.
    Usciva acqua dalla pietra.
    Usciva pietra dalla fontana.

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