Per il 91mo compleanno di Alfredo de Palchi – Omaggio della redazione – Gli oggetti e le cose nella poesia di Alfredo de Palchi con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa – Otto poesie da Foemina tellus, del 2010 

 

Alfredo de Palchi, Gerard Malanga e Rita

Alfredo de Palchi con Gerard Malaga, 2017, New York

Alfredo de Palchi, originario di Verona dov’è nato nel 1926, vive a Manhattan, New York. Ha diretto la rivista Chelsea (chiusa nel 2007) e tuttora dirige la casa editrice Chelsea Editions. Ha svolto, e tuttora svolge, un’intensa attività editoriale. Il suo lavoro poetico è stato finora raccolto in sette libri: Sessioni con l’analista (Mondadori, Milano, 1967; traduzione inglese di I.L Salomon, October House, New York., 1970); Mutazioni (Campanotto, Udine, 1988, Premio Città di S. Vito al Tagliamento); The Scorpion’s Dark Dance (traduzione inglese di Sonia Raiziss, Xenos Books, Riverside, California, 1993; II edizione, 1995); Anonymous Constellation (traduzione inglese di Santa Raiziss, Xenos Books, Riverside, California, 1997; versione originale italiana Costellazione anonima, Caramanica, Marina di Mintumo, 1998); Addictive Aversions (traduzione inglese di Sonia Raiziss e altri, Xenos Books, Riverside, California, 1999); Paradigma (Caramanica, Marina di Mintumo, 2001); Contro la mia morte, 350 copie numerate e autografate, (Padova, Libreria Padovana Editrice, 2007); Foemina Tellus Novi Ligure (AL): Edizioni Joker, 2010. Ha curato con Sonia Raiziss la sezione italiana dell’antologia Modern European Poetry (Bantam Books, New York, 1966), ha contribuito nelle traduzioni in inglese dell’antologia di Eugenio Montale Selected Poems (New Directions, New York, 1965). Ha contribuito a far tradurre e pubblicare in inglese molta poesia italiana contemporanea per riviste americane. Nel 2016 pubblica Nihil (Milano, Stampa9) e nel 2017 Estetica dell’equilibrio (Mimesis Hebenon).

Alfredo De Palchi e Giorgio Linguaglossa, Roma, 2011

Alfredo de Palchi e Giorgio Linguaglossa, Roma, 2011

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Gli oggetti fantasmati e le cose internalizzate nella poesia di Alfredo de Palchi

  Ieri ho scritto:

«Gentile Inchierchia, Le rispondo con una poesia di un maestro in ombra della poesia italiana: Alfredo de Palchi (1926) tratta da Foemina tellus, Ed Joker, 2010 p. 30

per il mio compleanno di errori

Martedì 10 dicembre 1926
l’anagrafe è un deposito di ceneri
dove venerdì 13
per la seconda volta
io, carta da bollo o da gioco,
urlo al mondo la truffa
fino alla fine della finalità

là che aspetta di segregarmi
al reticolato di denti sgretolati

(13 dicembre 2006)

 L’ho copiata perché, caro Inchierchia, questa è una poesia davvero sgraziata, disgraziata, cacofonica, smodata, smoderata, urticante, rabbiosa, cocciuta, irriducibile e riottosa alle mode della bella scrittura e della scrittura bene educata che purtroppo si fa da molto tempo in Italia. Questa per me è poesia».

   Si dice spesso che l’evento principiale è il silenzio, ma si tratta di un errore, in verità noi non percepiamo mai il silenzio, semmai percepiamo il linguaggio delle «cose», il linguaggio del fantasma delle «cose» e dei «luoghi», il rumore delle «cose», il rumore delle «parole». Ma il silenzio è cosa diversa dal rumore (inteso come ciò che precede il linguaggio) ed è privo di significazione. Il voler fare silenzio è una forzatura, un atto di bellico misticismo, è una imprecisione terminologica. A rigore, l’uomo non potrebbe sopravvivere nel silenzio, il silenzio lo dissolverebbe. Il silenzio (da non confondere con il vuoto), ovvero, l’assenza di suoni, non esiste. In realtà, le cose parlano e ci parlano, parlano sempre, e non possono che parlare in continuazione. Occorre essere addestrati ad ascoltarle. L’uomo parla in continuazione anche quando si trova nella più aspra delle solitudini. Così, il vento ci parla quando passa attraverso le foglie di un bosco, quando incontra degli ostacoli; la pioggia ci parla quando trascorre attraverso l’atmosfera e incontra degli oggetti, e così via… il mare «fragoroso» ci parla attraverso il suo incontro scontro con la terraferma e gli scogli… è l’incontro con le cose, con gli ostacoli, che fa parlare le «cose», senza incontro scontro non ci può essere né linguaggio né la parola, e neanche il silenzio. Linguaggio e parola possono prendere vita soltanto attraverso l’incontro scontro tra gli uomini e le cose, tra silenzio e rumore che il linguaggio umano decodifica e reinterpreta.

Strilli De Palchi poesia regolare composta nel 21mo secolo

[citazioni da Estetica dell’equilibrio (2017) di A. de Palchi, grafica di Lucio Mayoor Tosi]

Sono le «cose» collegate in un insieme

  che fanno sì che siano esse a parlareIl poeta deve soltanto porsi in posizione di ascolto. L’ascolto recepisce i suoni, le parole, il rumore. Il silenzio è un altro modo di essere del linguaggio: quando il linguaggio diventa silenzioso. L’ascolto predispone il linguaggio a formarsi, e il formarsi del linguaggio significa predisporre il silenzio all’interno del linguaggio. In questo caso si può parlare propriamente del silenzio del linguaggio quale sua custodia segreta. Il poeta abita questa custodia segreta. Ma anche tutti gli uomini abitano questa custodia segreta nei loro commerci quotidiani.

  Non è una prerogativa del poeta quella di abitare il silenzio delle parole, chiunque può attingere il silenzio delle parole attraverso la lettura di una poesia. Il silenzio abita il linguaggio; l’uomo abita il linguaggio, ovvero, il silenzio delle cose, la loro lingua segreta. Un poeta con la sua poesia si deve limitare a far parlare il silenzio, il rumore delle «cose», far parlare le cose, far parlare il linguaggio delle «cose». Tutto il resto è assolutamente secondario. Il dire in poesia è questo dire che sta dentro le cose, non quello che è fuori.

  Scrivere poesia nella età contingenza e dell’incertezza significa adottare uno stile ultroneo, in bilico sulla pesantezza e sulla leggerezza delle «cose». Una condizione esistenziale legata alla stazione dell’io, che è nient’altro che una istanza proiettiva, che pesca nelle profondità dell’inconscio e proietta sulla superficie della coscienza i propri geroglifici… ma c’è una «cosa» misteriosa che sta all’esterno del soggetto e dentro il soggetto, quella «Cosa» (Das Ding) che sta contemporaneamente dentro e fuori, che consiste nella sua estimità, nel suo essere, per Lacan «entfremdet» – alienato – «estraneo a me pur stando al centro di me», qualcosa tra il familiare e l’estraneo, che sta in bilico tra il detto e il non detto, tra il dentro e il fuori. Una figura di interrogazione interna all’io, dunque, perché le «cose», a ben guardare, sono curve, il mondo è curvo, l’intero universo è curvo, e forse anche il super universo dentro il quale noi ci troviamo è anch’esso curvo. Gli opposti si toccano.

Strilli De Palchi non si cancella nienteIl tempo non si azzera mai

  e la storia non può mai ricominciare dal principio, questa è una visione «estatica» del discorso poetico. Invece de Palchi frantuma il tempo, vuole abolire la distanza, riunire il tunc al nunc, e allora esorcizza i personaggi (i «bifolchi», i Fabrizio Rinaldi) che settanta anni fa hanno determinato che fosse rinchiuso, in custodia preventiva nelle carceri di Procida e Civitavecchia, per sei anni con l’orribile accusa di omicidio di un partigiano, per il quale fu anche condannato all’ergastolo in primo grado. de Palchi vuole azzerare il tempo ma il tempo non si può azzerare in nessun caso, semmai si ripete, ritorna in forma di fantasmi e di incubi, ritorna con il ritorno del rimosso. Ecco perché de Palchi introduce delle rotture e delle sgraziate gibbosità semantiche nel suo linguaggio poetico,  vampirizza il discorso poetico, lo de-psicologizza perché vuole annientare la distanza, e invece non può che ricadere  nella Jetztzeit, il «tempo-ora» del presente. Ecco la ragione del suo spostare, lateralizzare i tempi, moltiplicare i registri linguistici, diversificare i piani del discorso poetico, reiterare il medesimo «luogo» e i medesimi personaggi, temporalizzare gli spazi, spazializzare e ripetere il tempo, personalizzare i suoi fantasmi, fantasmare i suoi personaggi, erratizzare il discorso poetico…

  L’evento principe della poesia di Alfredo de Palchi è il ritorno del fantasma. Per questo occorreva uno stile ultroneo, furiosamente erratico e furiosamente gibboso, urticante. È soltanto a queste condizioni che i fantasmi possono incontrare le «cose», possono fondersi con le «cose» e la geografia dei «luoghi» (la «Legnago» fantasmata), quei «luoghi costanti» dove «non c’è misura del tempo», dove brilla «senza fuoco il sole» in «una idea senza fuoco».

Otto Poesie di

Alfredo de Palchi da Foemina tellus, Ed Joker, 2010

Non c’è misura del tempo
dove rimugino luoghi costanti dove
senza fuoco il sole
è una idea senza fuoco
nella melma
sotto il suolo come una radica liquefatta
che la pioggia penetrando filtra
in acquifera

così l’eterno che odo
adagio molto e cantabile
dolcezza impossibile di acque
sotterranee in re minore
per esplodere in inno alla gioia
capendo che il diluvio è
libertà della natura di nascere
e morire

(20 giugno 2009)

 

*

potessi rivivere l’esperienza
dell’inferno terrestre entro
la fisicità della “materia oscura” che frana
in un buco di vuoto
per ritrovarsi “energia oscura” in un altro
universo di un altro vuoto
dove
la sequenza della vita ripeterebbe
le piccolezze umane
gli errori subordinati agli orrori
le bellezze alle brutture
da uno spazio dopo spazio
incolume e trasparente da osservarla io solo

rivivere senza sonni le audacie
e le storpiature
persino le finestre divelte
i mobili il violino il baule
dei miei segreti
tutti gli oggetti asportati da figuri plebei
miseri femori

(21 giugno 2009)

*

Le domeniche tristi a Porto di Legnago
da leccare un gelato
o da suicidio
in chiusura totale
soltanto un paio di leoni con le ali
incastrati nella muraglia che sale al ponte
sull’Adige maestoso o subdolo di piene
con la pioggia di stagione sulle tegole
di “Via dietro mura” che da dietro la chiesa
e il muro di cinta nella memoria
si approssima ai fossi
al calpestio tombale di zoccoli e capre

nessuna musica da quel luogo
soltanto il tonfo sordo della campana a morto.

(22 giugno 2009)

 

*

Vorrei chiuderti i portoni in faccia
darti la sberla ogni giorno al momento
di uscire
– indecisione che si protrae più per difesa
che per confondere –
adesso capisci
chi vorrebbe sdebitarsi a sberle

eppure si tratta di anomala architettura
di questo universo compilato
da dementi gobbi storpi
familiari a storpi gobbi dementi
in alta tenuta
con lustrini e medaglie da riscontrare
nell’invenzione di battaglie vili

è la tua libertà di scappare
da gobbo luetico Marino Cecconi
nasconderti nel porcile di tuo padre che insulti
con il coraggio del pidocchio
questa la visione reale del paese e questa
la tua realtà visionaria di vanvere dilagate
raccapriccianti da nord a sud

il mestiere a doppio senso di rappresentare
l’estorsione di tradire persino dove il nulla
vaga nerissimo o bianchissimo
è il tuo osare.

(26 giugno 2009)

Strilli De Palchi Fuori dal giro del poetaStrilli De Palchi Dino Campana assoluto lirico
*

Pretendi di essere il falco
che sale in volo
sussurrando storielle infertili
e vertiginosamente precipiti sulla preda
che corre alla tana del campo
mentre ti senti potente con il rasoio
alla mia gola
Guerrino Manzani

non è così che accade
sei troppo tonto e bugiardo nel tuo fagotto di stracci
a brandelli dalla tua preda
io
che ti gioca le infinite porte del cielo
ti eutanasia nella vanità
di barbiere da sottosuolo dove
a bocca colma della tua schiuma
ti strozzi finalmente sgraziato

non puoi vedere lo spirito malvagio che sai di possedere
gli specchi del vuoto fanno finzione
volando a pipistrello sei dannato
a rasoiarti la gola
a cercare il tuo nulla dentro il nulla.

(27 giugno 2009)

*

Che tu sia sotto
in mucillagine di vermi
o sopra
a vorticare nel vuoto
rimani il bifolco delle due versioni
nell’oscurità totale

finalità troppo benigna per te
Nerone Cella seviziatore
rapinatore violentatore

le visioni di troppo madre di cristo
nella tua cella
non ti salvano con i tuoi compagni di tortura
subito spersi nell’Adige
il mio augurio di qualsiasi morte a voi
che vi dànno tra la terra e il primo spazio
mentre mi cinghiate mi bruciate le ascelle
mi spellate

la tua vergogna è alla luce dove
ti conto l’eternità di tempeste drammi nuvole
dove qui sta l’inferno
e tu flagellato alla gogna
designato a seviziare rapinare
e violentare carnalmente i tuoi compagni
di tortura e di malaffare.

(28 giugno 2009)

Strilli De Palchi La poesia anticomplessa e commerciale

*

Di poca intelligenza per la commedia dell’arte
Fabrizio Rinaldi
sei la maschera che sa di sapere
solo per sentito dire da chi
ha sentito dire

e scrivi sul giornale dei piccoli L’Arena
lettere di presunti crimini
avvenuti prima della tua nascita geniale
tra bovari con mani di sputi
nella Legnago
riserva d’ignoranza e bassure

da pagliaccio di paese
ti arroghi di soffiare menzogne
ed io rispondo che ho sentito dire
da chi ha sentito dire che sei
culatina finocchio frocio orecchione pederasta pedofilo
e non ti diffondo sul giornale
ma in questo lascito

per te i beni augurabili da San Vito
sono i cancelli aperti alla notte
per cercare sulle strade deserte
e tra gli alberi della “pista”*
l’invano.

(29 giugno 2009)

* [nome popolare del parco di Legnago]

 

*

E voi bifolchi
eroici del ritorno
sul barcone dell’Adige
mostratevi sleali
e vili quali siete
con il numero ai polsi di soldati
prigionieri
non di civili dai campi di sterminio

siete sleali per tradimento
vili per la fuga verso
battaglie di mulini a vento
spacciandovi liberatori al culo dei vittoriosi
che vi scorreggiano in faccia

ora non scappate
da San Vito dov’è obbligo
narrarvi le stesse menzogne
tra compagni
rifare gli eccidi dei Pertini e dei Longo
criminali comuni all’infinito
e finalmente
spiegare la verità dei ponti antichi
lasciati saltare nell’Adige di verona

forse anche i defunti avrebbero orecchie.

(30 giugno 2009)

33 commenti

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33 risposte a “Per il 91mo compleanno di Alfredo de Palchi – Omaggio della redazione – Gli oggetti e le cose nella poesia di Alfredo de Palchi con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa – Otto poesie da Foemina tellus, del 2010 

  1. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28353
    L’invettiva di De Palchi ha qualcosa di dantesco:la dolorosa consapevolezza dell’exul immeritus, il coraggio di fare nomi e cognomi,la capacità di esprimersi con un linguaggio forte,tagliente, ironico dell’amara ironia di chi parla di una realtà vissuta e sofferta sulla propria pelle. Veri documenti, questi versi, che il dono della poesia eleva a opera d’arte, ma che restano, nella sostanza, denunce, invettive, pagine di un diario che la memoria inesorabilmente conserva; perchè, se c’è una cosa impossibile, quella è il dimenticare.

  2. Antonella Z.

    Caro Alfredo, Ti scrivo insieme a Derek,
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28355
    “These lines that I write now, that lack salt and motion,
    these branches that lack lack colour, astonishement, smell,
    are not less than the aisles of the waves in their devotion

    la mia devozione per te poeta con l’odore
    oltre il respiro e con la luce
    dello scrivere che ti meraviglia
    ancora e ancora

    Antonella Zagaroli

  3. donatellacostantina

    Per il caro Alfredo de Palchi un omaggio musicale con i miei auguri più affettuosi di felice compleanno!

    J. Sebastian Bach (1685 – 1750)
    Concerto in fa maggiore BWV 1057 (composto nel 1743) per clavicembalo, 2 flauti dolci, 2 violini, viola, basso continuo (viloncello, violone)
    Trascrizione del Concerto brandeburghese n. 4 BWV 1049
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28358

    1. Senza indicazione di tempo
    2. Andante
    3. Allegro assai

    Buon ascolto!!

  4. letizia leone

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28362
    Alta poesia di matrice dantesca a testimonianza dell’integrità dell’uomo e dell’artista: l’arte e la vita non sono separate ma si alimentano simbioticamente in questa sorta di catabasi infernale di incontri e contingenze. E nell’invettiva la poesia è già azione, militanza. Un felice compleanno e tanti cari auguri di salute, energia e creatività al grande Alfredo De Palchi!

  5. Lungo il viale del tempo.
    ad Alfredo De Palchi ( e a Philip K. Dick)
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28366
    Lungo il viale del tempo

    – oh, grazie! Che immagine romantica.

    … dove nascono ad aprile le cavallette
    e a giugno le prime aragoste

    dentro la scatola bianca dei souvenir,
    per un soffio, il forte vento fa tremare
    le statue sui basamenti.

    Sì, è scritto nell’articolo di una rivista letteraria:

    “Nella realtà inquieta dei poeti, tutte le cose
    sono immense, o infinitamente piccole”
    e
    “L’anello grigio del secolo scorso
    potrebbe ustionare chi lo porta al dito. Farlo piangere”.

    – Oh, Il canto silenzioso delle lumache!

    L’oasi K2 quando arrivano rifornimenti e libagioni!
    Le prime Candies Blue alla frutta danese!
    Il bel tramonto su Baudelaire!

    A pagina chiusa, il libro narra di noi
    nel Mausoleo del Parlamento.

    Non un granello di polvere tra i corpi
    refrigerati.

    Ho lasciato il mio guardaroba
    tra mille anni.

    (by Lucio Mayoor Tosi – dic 2017)

  6. gino rago

    Per i 91 anni di Alfredo De Palchi
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28367
    Con la tua vita disciolta nei versi
    Ci hai detto:« Con la poesia uccidete la morte.
    Fatelo per la libertà di tutti.
    Dello sfruttato e dello sfruttatore».
    Alfredo attraversa un Secolo di orrori.
    Il dolore di Vallejo è stato il tuo dolore.
    Nel petto. Nel bavero. Nel pane. Nel bicchiere.
    Nei versi hai dato i baci che non potevi dare.
    Soltanto la morte morirà.
    Ci hai detto:« La formica porterà briciole
    Alla bestia incatenata. Alla sua bruta delicatezza».
    Uccidiamo la morte con i versi. Solo la morte morirà

    Gino Rago

    • Salvatore Martino

      https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28383
      Versi i tuoi carissimo Gino profondi, appassionati Che pensiero beneaugurante per chi ha la fortuna di nascere poeta. Cosa porterà il poeta stesso al suo mistico universo per uccidere la morte? Quali parole alla “bestia incatenata”?Questo tuo delirio convinto di assalire la morte nella sua precaria non esistenza, quasi un dialogare epicureo. E la convinzione che solo nei versi l’autore si realizza, persino eroticamente. “Nei versi hai dato baci che non potevi dare”. Come talvolta la poesia d’occasione, quando arriva dal profondo, dalla storia sotterranea, che varca improvvisamente il cono vulcanico della luce, diventa grande poesia.

      ” I morti sono morti e basta
      e freddi
      perché la morte è fredda
      e dio è volato
      sopra i gabbiani che piangono”

      Mi sono tornati alla mente questi miei antichissimi versi, da “Ricordi da Palermo, risalgono al 1962, come un sapore mai dimenticato di quei cieli, di quei palazzi, di quel mare. Grazie anche per questo carissimo Rago.

      • gino rago

        La ‘grandezza’ o la ‘piccolezza’ dei versi non dipendono soltanto da chi li scrive ma da chi li sa leggere, sentire, aprire, accogliere in sé.. II fare anima, caro Salvatore, stavolta è stato miracolosamente possibile perché tu hai ‘anima’ pronta ad intrecciarsi con la mia ‘anima’, attraverso la triade parola-ritmo-forma che hai saputo cogliere in tutta, hai pienamente ragione, la carica erotica che dai miei versi per Alfredo si sprigiona. Perché in fondo, ecco la tua sicula-grecità che sempre ti sostiene, anche per te eros è simmetria, sintesi, unità. E altro… Salvatore, grazie.
        Gino Rago

  7. La poesia di Alfredo de Palchi (1926) – Una grande miscomprensione?
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28373
    Nel 1998 Roberto Bertoldo mi inviò una copia di Costellazione anonima (Ed. Caramanica, Marina di Minturno). Lessi il libro. Ricordo che non mi convinse, pur apprezzando la particolarità del discorso poetico di questo autore: de Palchi, che non conoscevo affatto. Ricordo che ebbi difficoltà ad intuire il valore di quella scrittura. Mi rendevo conto che era una scrittura estranea alle linee maggioritarie della poesia italiana del secondo novecento, che non rientrava né nella linea dello sperimentalismo, né in quella del minimalismo romano, né nell’esistenzialismo topologico dei milanesi, tantomeno nell’orfismo di maniera che si faceva allora… ma non riuscivo a situare questa voce poetica nell’ambito della poesia del tardo novecento, mi sfuggivano i contorni di quella geografia…

    Ci tornai sopra nei mesi seguenti e negli anni seguenti, e pian piano cominciai a capire che quell’aspra gibbosità della dizione depalchiana, quella asprezza delle parole scelte per la loro intrattabilità, per la loro infungibilità, per la loro estraneità al perbenismo della poesia italiana maggioritaria, era la chiave per una interpretazione valoriale di quella poesia. In seguito lessi anche altri testi di de Palchi, in particolare Sessioni con l’analista (1967), e lessi anche Paradigma (2000).

    Allora cominciai a capire che de Palchi era un poeta rimasto isolato in una estraneità stilistica rispetto alla tradizione italiana, estraneità stilistica che era anche visibilmente, indifferenza e ostilità per tutte le variopinte scritture letterarie molto educate e anche molto diseducate che ci sono piovute addosso in questi ultimi decenni. Mi convinsi che gli unici poeti che potevano stare a fianco di de Palchi erano Helle Busacca con I quanti del suicidio (1972) e Maria Rosaria Madonna con Stige (1992), oltre che Angelo Maria Ripellino con le raccolte degli anni Settanta, Anna Ventura con Brillanti di bottiglia (1978), Mario Gabriele con Arsura (1972) e anche Luigi Manzi che esordisce con alcune poesie nel 1976 su “Nuovi Argomenti”, senza dimenticare un poeta che pubblicherà un poco più tardi, Roberto Bertoldo con Il calvario delle gru (2000), cioè i poeti non allineati.

    Io dico e ripeto sempre che nel prossimo futuro si potrebbe confezionare una antologia della poesia italiana dei poeti non allineati, ne verrebbe fuori una straordinaria antologia, un tracciato di indiscutibile valore. Abbiamo dovuto aspettare questi ultimi anni, e in particolare l’avvento dei poeti della «nuova ontologia estetica» affinché si manifestasse un pieno e convinto riconoscimento del valore della poesia depalchiana. Mi chiedo: perché è avvenuto questo? Perché una miscomprensione e una sotto valutazione di questo poeta per tanti decenni? – La risposta la lascio ai lettori. Scrivendo questo mi rendo conto di attirarmi le ire e l’ostilità della poesia che è andata per la maggiore in questi ultimi decenni, di tutti i letterati che si affannano nella rincorsa all’epigonismo di maniera, ma certo non posso tacere quello che è un fatto manifesto.

    L’apprezzamento dei poeti della «nuova ontologia estetica» era ovvia ed inscritta nell’ordine naturale delle cose, perché inscritta nelle ragioni che hanno determinato la prevalenza della linea minoritaria (in Europa) della poesia italiana del tardo novecento, perché i poeti della linea «minoritaria» erano ostili al riconoscimento di una linea valoriale che essi nemmeno comprendevano e nemmeno erano interessati a comprendere. Saranno i poeti della «nuova ontologia estetica», che cercavano e cercano tuttora una linea di sviluppo della poesia italiana del secondo novecento alla quale ricollegarsi e dalla quale ripartire, che riprenderanno in mano il testimone di una poesia diversa, «ontologicamente» diversa, diremmo oggi.
    E l’hanno individuata nella poesia di Alfredo de Palchi.

  8. Dedico al Poeta Alfredo De Palchi e ai suoi bellissimi novantuno anni:
    “Inseguire la corsa del Tempo
    vivere l’Oltre
    forse scoprire una realtà nuova
    l’Oltre sognato
    oasi nel deserto
    in quadro surreale
    è fantasia fuori dal vero
    che illude un attimo soltanto?
    Più mistero in un’ora felice
    che in tutti i giorni a venire
    se la vita si finge
    protagonista assoluta
    di un dramma obsoleto.”
    Edda P.Conte

    La vita e l’opera di A.De Palchi è tutta una straordinaria vicenda umana. Il carattere di questa straordinarietà viene oggi confermato da un compleanno che lo vede ancora attivo e intellettualmente vivace. Già solo questo ne fa un personaggio particolarmente interessante. A lui e alla sua opera auguriamo tutti vita rispetto e ammirazione per molto tempo ancora.
    Il commento impolitico di Giorgio Linguaglossa è un’altra preziosa lettura dell’Ombra. Così articolato nei molteplici passaggi a significare la figura di A.DE Palchi in tutta la estrosità di Poeta e profondità di scrittore. G. Linguaglossa confuta e ammira-ammira e confuta- il pensiero dell’opera di un Poeta grande e diverso, forse ancora poco compreso in questo nostro tempo disattento e globalizzato.
    Il commento è tanto ricco di spunti di riflessione che ha catturato tutta la mia attenzione , prima ancora della lettura dei versi del festeggiato. Forse per lo straordinario Poeta è il commento più vicino alla sua personalità di scrittore fuori dal coro.
    Esprimo la mia sincera ammirazione ad entrambi. Lunga vita!
    Edda Conte.

  9. La mia monografia sulla poesia di Alfredo de Palchi si ricollega idelmente con il mio prossimo libro di riflessioni critiche, di 500 pagine: Critica della ragione sufficiente (verso una nuova ontologia estetica), – Roma, Progetto Cultura, 2018 – che riassume e rilancia la questione della Nuova Poesia

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/11/12/la-nuova-poesia-la-nuova-ontologia-estetica-poesie-e-commenti-di-giorgio-linguaglossa-mariella-colonna-edith-dzieduszycka-lucio-mayoor-tosi-gino-rago-donatella-costantina-giancaspero-antonio-s/comment-page-1/#comment-26859

    Per Andrea Emo, «ogni verità è sempre in sé contraddittoria (ciò spesso si chiama paradossale), eppure mediante questa contraddittorietà riesce a esprimere qualche profonda unità. […] Quale altro modo per esprimere una unità, che la contraddittorietà? Quale altra espressione è possibile per questa intuizione dell’uno?».1]

    Occorre concepire anche l’Uno come identico col Nulla, in quanto Uno non vuol dir altro che Indistinzione pura, e dunque il coincidere assoluto con l’indeterminazione del niente.È forse, il motivo per cui Emo ritiene che «l’uno puro è lo zero», poiché l’Inizio proprio in quanto si annulla, in quanto si eclissa, insomma «essendo zero, crea la diversità».

    Qui, forse, Andrea Emo mostra un tratto «nichilistico»:

    «Il regno dell’Essere è alla fine. L’Essere non è più considerato una salvezza; l’essere è stato una funesta sopraffazione contro l’innocenza del nulla. … L’eternità dell’essere è stanca; l’essere vuole ritornare ad essere l’eternità del nulla, unico salvatore. Il nulla è il salvatore crocifisso dalla soperchieria dell’Essere?» 2]

    «L’ultima parola sulla Fine è la stessa di quella sull’Inizio: anche qui, l’autentica Icona della verità contraddittoria dell’Assoluto è il paradosso; paradosso che, ovviamente, per i suoi caratteri di insolubilità e assoluta intrattabilità con gli strumenti logici non-contraddittori, può essere colto solo attraverso l’apertura alla ‘sovra-razionalità’ come dimensione in cui il logos nel suo auto-annullamento (già visto come esito del neoplatonico Damascio), andrebbe a ‘nozze’, se così si può dire, col lato notturno del pensare, e cioè il mito. Emo, infatti, ribadisce ancora una volta che «nel paradosso è sempre e finalmente l’unica verità; ma nel paradosso, e perciò nella Verità, possiamo soltanto credere. Il linguaggio, il Verbo del Paradosso, è il mito; soltanto il mito sa esprimere il paradosso».
    Occorre rilevare, ai fini della nuova ontologia estetica, l’importanza della valorizzazione del linguaggio mitico come espressione di una verità profondamente paradossale. E quindi l’importanza del paradosso con i suoi equivalenti sul piano del discorso poetico e dei suoi strumenti retorici…

    La nuova ontologia estetica abita il paradosso quale luogo della peritropè, (del capovolgimento): ciò che è bianco è anche nero, ciò che è nero è anche bianco. Il linguaggio paradossale per eccellenza è il linguaggio mitico, nel mito infatti le categorie del pensiero non contraddittorio e del principio di non contraddizione, vengono meno, sono inutilizzabili. L’esperienza e l’esistenza sono per eccellenza il terreno del contraddittorio. Anche la forma-poesia dunque, deve farsi carico del contraddittorio e del paradosso quali proprietà di ciò che è e di ciò che non è. Di qui la necessità di costruirsi una procedura altamente conflittuale e contraddittoria che congiunga ciò che è contraddittorio come elemento ineliminabile della contraddittorietà incontraddittoria.

    In ordine alla cosa chiamata «nuova poesia» o meglio «nuova ontologia estetica», ecco il Retro di copertina del libro di critica in corso di stampa (500 pagine) presso l’editore Progetto Cultura:

    Critica della ragione sufficiente, è un titolo esplicito. Con il sotto titolo: «verso una nuova ontologia estetica». Uno spettro di riflessione sulla poesia contemporanea che punta ad una nuova ontologia, con ciò volendo dire che ormai la poesia italiana è giunta ad una situazione di stallo permanente dopo il quale non è in vista alcuna via di uscita da un epigonismo epocale che sembra non aver fine. I tempi sono talmente limacciosi che dobbiamo ritornare a pensare le cose semplici, elementari, dobbiamo raddrizzare il pensiero che è andato disperso, frangere il pensiero dell’impensato, ritornare ad una «ragione sufficiente». Non dobbiamo farci illusioni però, occorre approvvigionarsi di un programma minimo dal quale ripartire, una ragione critica sufficiente, dell’oggi per l’oggi, dell’oggi per ieri e dell’oggi per domani, un nuovo empirismo critico. Ecco la ragione sufficiente per una «nuova ontologia estetica» della forma-poesia: un orientamento verso il futuro, anche se esso ci appare altamente improbabile e nuvoloso, dato che il presente non è affatto certo.

    1] Cfr. A. Emo, Il Dio negativo. Scritti teoretici 1925-1981, a cura di Massimo Donà e Romano Gasparotti, Marsilio Editori, Venezia 1989. p. 75 e segg.
    2] Ivi, p. 76

  10. per Alfredo De Palchi

    -tell me I’m not dirty –

    un primo ventaglio mi portò la guglia del tempo
    sulle statue intagliate dal sasso. Contro le vetrine
    la folla rigorosa. Altre stalattiti spanciate dietro le lampade
    del rumore. Affondavo la mia gamba sinistra . Poi la destra
    nel peso libero di uno spillone flesso davanti agli occhi.

    Nel nulla l’ora vitrea. Fui l’unica a ingravidare la neve
    con le fibbie rivolte alla seconda scia di certi strappi
    in movimento. Il vestito era flebile sotto la giacca.
    Tutto nella crudezza della nostra “pipeline” di razza
    asciutta . Ho allevato un quarto di montone. Persino
    la tua suola girevole intorno a svolati piccioni.
    -Tell me I’m not dirty – Essa recitava_ ma senza senso.

    • Per un mio auguro al nostro caro Alfredo, rubo i versi di Mayoor Tosi: “Oh, il canto silenzioso delle lumache”:perchè solo un canto silenzioso di creature innocenti,indifese,pronte ad essere schiacciate,può offrirti un augurio che non sarà mai di rassegnazione, ma di accettazione di tutto quanto è inesorabilmente accaduto,nella speranza che ancora ci spetti un’ora di pace, dove ascoltare quel canto, così vicino a quello dell’arpa d’erba,che consolava il genio tormentato di Truman Capote.

  11. gino rago

    Versi di Orazio in onore di Alfredo De Palchi

    Ho eretto un monumento più duraturo del bronzo
    e più alto del regale sito delle piramidi, tale che
    né la pioggia corroditrice né l’Austro sfrenato
    potrebbero distruggerlo, né l’innumerabile serie
    degli anni e la fuga delle stagioni. Non morirò
    del tutto e anzi molta parte di me eviterà
    Libitina: continuamente io crescerò rinnovandomi
    nella gloria presso i posteri, finché il pontefice salirà
    con la vergine silenziosa al Campidoglio.
    Si dirà di me, laddove violento rumoreggia l’Ofanto
    e laddove povero di acqua Dauno regnò
    su popoli agresti, che io, [divenuto] da umile grande,
    per primo ho trasferito la poesia eolica nelle
    modulazioni italiche. Arrogati il vanto
    ottenuto grazie ai tuoi meriti e, o Melpemone,
    con l’alloro delfico cingi, benevola a me, la chioma.

    (Orazio)

    GR

    • gino rago

      Il nucleo centrale dell’ode di Orazio è la rivendicazione di aver introdotto per primo a Roma i modi tipici della lirica greca. Questa affermazione è del tutto condivisa dai grandi studiosi della poesia del poeta di Venosa. Se risponde al vero che già Catullo compie degli esperimenti in tal senso, è di certo Orazio ad aprirsi a una “pluralità di metri” mai prima da nessuno adoperati, recuperando i modelli idei lirici ‘eolici’ e quelli della lirica ellenistica. Orazio elabora insomma un nuovo genere letterario per i suoi tempi, come ha saputo fare De Palchi, così come ce lo presenta Giorgio Linguaglossa nella sua monumentale monografia a De Palchi dedicata,
      nel “nostro” tempo, in un’opera poetica duratura che gli anni non saranno in grado di scalfire… (“non omnis moriar”)

      GR

  12. manuela epifani

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28415
    Antonio Sagredo e Alfredo De Palchi si sono incontrati una sera di un afoso giorno di agosto di tanti anni fa, prima ancora che questi incontrasse i poeti dell’Ombra… questo è un mistero che pochissimi sanno: credo soltanto due persone, all’infuori dei due poeti.
    Qualcuno di soppiatto scattò una foto dello storico incontro… Antonio suonava una chitarra e Alfredo annuiva… questa foto esiste davvero!
    Basta chiederlo alla persona giusta.

    Se il blog è interessato a pubblicarla….

  13. antonio sagredo

    Non capisco perché l’amica Manuela se ne sia uscita con questa storia che era nota solo a pochissime persone: mi ha deluso.

  14. Gentili Signore e gentili Signori,
    ringraziamo Giorgio Linguaglossa. Vi offre di festeggiare il lieto evento del 91mo compleanno del vecchio de palchi che dal proprio palco annuncia Il suo prossimo centenario
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/13/per-il-91esimo-compleanno-di-alfredo-de-palchi-omaggio-della-redazione-gli-oggetti-e-le-cose-nella-poesia-di-alfredo-de-palchi-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-otto-poesie-da-f/comment-page-1/#comment-28420
    Tutto insieme sono pudico quanto I miei gatti e, come loro, ho la vanità della bellezza fisica. Anche il giorno dopo del mio “natale”, come ogni mattina presto, allo specchio dico sei tu ? Si, sono io. . . minuti dopo trovo emails e la felice sorpresa de L’Ombra delle Parole. Festa di auguri appena notati. . . una foto di me insieme ad Antonio Sagredo; un inizio di commento del simpatico Salvatore Martino che suggerisce di prendere de palchi per i capelli? per quale motivo non importa, io ho sorriso di gusto perché qualche volta mi prendo io per i capelli. . .ima che leggerò con la calma del cieco. . . vi ringrazio, vi auguro stupende prossime feste, e vi abbraccio con entusiasmo. . . alla salute!
    Dopo l’invio ascolto il grande grande grande J.S. Bach che Donatella Costantina Giancaspero ha inviato.

    adp. .

  15. Un augurio speciale ad Alfredo de Palchi, mentre sono in viaggio e l’Ombra delle Parole mi accompagna.
    Chiara Catapano

  16. Leggo Paradigma di A. de Palchi
    e inorridisco dinnanzi
    a questa Musa scomposta
    così viva, efficace, stravolta.

    leggo Paradigma e
    sgambetto dinnanzi a tanta
    vivida violenza

    leggo Paradigma e cado
    claudicante, Musa colpita
    violentata, beffata

    leggo Paradigma
    e storpie ho mani e
    voce troncate

    leggo Paradigma
    instabile, infermo
    deforme.

    leggo Paradigma
    disorganico
    paraplegico
    nelle lettere.
    nel volto.
    nell’animo.

  17. Leggo Paradigma di A. de Palchi

    Grazie OMBRA.

  18. Ritorno a questa Ombra. . . per dire ancora grazie a tutte le voci, inmcluse quelle in versi. che hanno pemsato di congratularmi del 91mo compleanno. Come già promesso ni dedicherò a leggere ogni parola. . . in attesa, desidero ricordare alcuni lontani ricordi, per me ancora validi. che mi vengono in mente mentre faticosamente alcune parole ,mi sorprendono di contentezza.
    Antonella Zagaroli menziona Derek Walcot; quando nel 1970 “Sessions with My Analyst” stava per uscire, l’editore volle incontrarmi; il traduttore mi portò dall’editore e nel suo ufficio subito notai in bella vista tre libri di autori italiani tradotti da I.L. Salomon: Carlo Betocchi, Dino Campana, Mario Luzi, e la copertina del mio libro accdanto in America di Derek Walcot; non feci brutta figura.
    Il video J.S.Bach (Donatella indovina quali pezzi inviarmi) mi ricorda che nel 1958-59, il rock-roll di quel perioodo mi portava alla mente musica barocca e che non mi sbagliai in quanto un programma rock-roll televisivo per pre-adoplescenti intui il mio desiderio, cioè di far danzare la giovinezza al ritmjo Bachiano dei Brandenburg Concerts; guardavo quei giovani alla televisione (sì, quel programma piaceva a me trentaduenne) e menmtalmente vedevo una folla di cani eccitati da quella musica che io stesso,cane randagio, fino a cinque anmni fa, ogni capodanno andavo al solito concerto dei sette Brandeburg Concerts. Da cique anni, a capopdanno, passo una serata
    di ascolo in cd
    Termino a Torino con Roberto Bertoldo (video inviato da G. Linguaglossa); e con Mairo Piernop, piacere di fare la sua conoscenza; ho ascoltato e apprezzato il suo rap che dovrebnbe investire tutti i senili per tenerli svegli e accorti de sangue mai vecchio nelle vene. . . ciao

    Adp

    Non rileggo per correggermi, non vedo che biancore

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