Carlo Del Nero, Poesie inedite, Prima pubblicazione – con un Commento di Giorgio Linguaglossa: Verso un nuovo paradigma poetico

 

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Amico,/ mi piacerebbe tu preparassi/ una bella orazione funebre/ per la mia notte,/ tu

Carlo Del Nero. Sono nato a Massa il 27/10/1955 e vivo a Massa. Sono un autore inedito. Sono appassionato di musica, ho scritto anche qualche canzone, e di pittura.

Giorgio Linguaglossa

         Verso un nuovo paradigma poetico

Credo che un poeta completamente inedito, e quindi «vergine» come Carlo Del Nero, e per di più non più giovane – quindi non appartenente alle nuove generazioni le quali sono tutte protese verso le radiose praterie della visibilità – abbia qualcosa da dirci, e ce le può dire proprio perché se ne è restato in disparte per decenni a ruminare la cosa chiamata poesia che tanto non interessa a nessuno, tantomeno agli addetti ai lavori (come si diceva una volta con pessima terminologia). Il titolo è un avverbio, e sta ad indicare la modalità esistentiva dell’esserci, di noi, il nostro modo di approcciare le «cose» con indaffarata superficialità e sordità. Possiamo immaginare che Del Nero abbia dovuto anche lui attraversare il deserto di ghiaccio degli anni ottanta, novanta e dieci del nuovo millennio, abbia scontato sulla propria pelle la deriva epigonica e prosaicista della poesia italiana del novecento e abbia meditato su tutto ciò. Ebbene, Del Nero nulla sa della nuova piattaforma denominata «nuova ontologia estetica», però penso che qualcosa abbia letto se ci ha mandato le sue poesie, ciò vuol dire che abbiamo riscosso quantomeno la sua fiducia. Carlo Del Nero fa poesia perché non ha nulla da chiedere alla poesia, nulla da perdere, fa poesia senza atteggiarsi a poeta (leggo frequentemente degli scriventi che si dichiarano «poeta» e «poetessa» senza tema di apparire ridicoli) e senza infingere o indulgere negli e con gli strumenti retorici e, soprattutto, non fa mai riferimento all’Ego e alla sua profilassi poetologica. Carlo Del Nero preferisce il discorso diretto, non conosce altro che il discorso diretto all’interlocutore. Il discorso testamentario potremmo definirlo:

Amico,
mi piacerebbe tu preparassi
una bella orazione funebre
per la mia notte,
tu

Credo che possiamo tranquillamente annoverare Carlo Del Nero quale ricercatore di «nuova poesia», al pari degli autori della «nuova ontologia estetica», lui che scrive: «mi affascinano i quaderni bianchi,/ le scatole vuote»; «Quanto è vecchio dio!/ neppure si è accorto/ che ha le tasche bucate/ …e quante stelle/ gli sono cadute». Si avverte una disillusione quasi senza amarezza per tutto ciò che è andato perduto, in lui non c’è nulla dello scetticismo, del cinismo e del disincanto del minimalismo post-moderno romano/milanese, il disincanto c’è ma senza ombra di scetticismo piccolo borghese e di cinismo pariolino. Del Nero ha una postura minimale, un lessico minimo, un tono minimo anch’esso, eppure la sua poesia non è minimalismo ma rientra nella poesia a corredo metafisico, quella che va verso le cose e si tiene a distanza dalle cose. Istintivamente intuisce qualcosa sulla differenza tra gli «oggetti» e le «cose».

cambiamento di paradigma

Tempo fa discettavo intorno alla ipotesi che si stesse profilando nella poesia italiana un cambiamento di paradigma, dizione con cui si indica un cambiamento rivoluzionario di visione nell’ambito della scienza, espressione coniata da Thomas S. Kuhn nella sua importante opera La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962) per descrivere un cambiamento nelle assunzioni basilari all’interno di una teoria scientifica dominante. Possiamo affermare che in Italia c’è ormai da tempo, è ben presente, un cambiamento di paradigma, perché le cose della poesia camminano da sole, si sono rimesse in moto dopo cinque decenni di immobilismo. E questa è senz’altro una buona notizia.

L’espressione cambiamento di paradigma, intesa come un cambiamento nella modellizzazione fondamentale degli eventi, è stata da allora applicata a molti altri campi dell’esperienza umana, per quanto lo stesso Kuhn abbia ristretto il suo uso alle scienze esatte. Secondo Kuhn «un paradigma è ciò che i membri della comunità scientifica, e soltanto loro, condividono” (in La tensione essenziale, 1977). A differenza degli scienziati normali, sostiene Kuhn, «lo studioso umanista ha sempre davanti una quantità di soluzioni incommensurabili e in competizione fra di loro, soluzioni che in ultima istanza deve esaminare da sé” (La struttura delle rivoluzioni scientifiche). Quando il cambio di paradigma è completo, uno scienziato non può, ad esempio, postulare che il miasma causi le malattie o che l’etere porti la luce. Invece, un critico letterario deve scegliere fra un vasto assortimento di posizioni (es. critica marxista, decostruzionismo, critica in stile ottocentesco) più o meno di moda in un dato periodo, ma sempre riconosciute come legittime. Sessioni con l’analista (1967) di Alfredo de Palchi, invece, invitava a cambiare il modo con cui si considerava il modo di impiego della poesia, ma i tempi non erano maturi, De Palchi era arrivato fuori tempo, in anticipo o in ritardo, ma comunque fuori tempo, e fu rimosso dalla poesia italiana. Fu ignorato in quanto fu equivocato.

Dagli anni ’60 l’espressione è stata ritenuta utile dai pensatori di numerosi contesti non scientifici nei paragoni con le forme strutturate di Zeitgeist. Dice Kuhn citando Max Planck: «Una nuova verità scientifica non trionfa quando convince e illumina i suoi avversari, ma piuttosto quando essi muoiono e arriva una nuova generazione, familiare con essa

Quando una disciplina completa il suo mutamento di paradigma, si definisce l’evento, nella terminologia di Kuhn, rivoluzione scientifica o cambiamento di paradigma. Nell’uso colloquiale, l’espressione cambiamento di paradigma intende la conclusione di un lungo processo che porta a un cambiamento (spesso radicale) nella visione del mondo, senza fare riferimento alle specificità dell’argomento storico di Kuhn.

quando un numero sufficiente di anomalie si è accumulato

Secondo Kuhn, quando un numero sufficiente di anomalie si è accumulato contro un paradigma corrente, la disciplina scientifica si trova in uno stato di crisi. Durante queste crisi nuove idee, a volte scartate in precedenza, sono messe alla prova. Infine si forma un nuovo paradigma, che conquista un suo seguito, e una battaglia intellettuale ha luogo tra i seguaci del nuovo paradigma e quelli del vecchio. Ancora a proposito della fisica del primo ‘900, la transizione tra la visione di James Clerk Maxwell dell’elettromagnetismo e le teorie relativistiche di Albert Einstein non fu istantanea e serena, ma comportò una lunga serie di attacchi da entrambi i lati. Gli attacchi erano basati su dati empirici e argomenti retorici o filosofici, e la teoria einsteiniana vinse solo nel lungo termine. Il peso delle prove e l’importanza dei nuovi dati dovette infatti passare dal setaccio della mente umana: alcuni scienziati trovarono molto convincente la semplicità delle equazioni di Einstein, mentre altri le ritennero più complicate della nozione di etere di Maxwell. Alcuni ritennero convincenti le fotografie della piegature della luce attorno al sole realizzate da Arthur Eddington, altri ne contestarono accuratezza e significato.

si è concluso il Post-moderno

Possiamo dire che quell’epoca che va da L’opera aperta di Umberto Eco (1962) a Midnight’s children (1981) e Versetti satanici di Salman Rushdie (1988) si è concluso il Post-moderno e siamo entrati in una nuova dimensione. Nel romanzo di Rushdie il favoloso, il fantastico, il mitico, il reale diventano un tutt’uno, diventano lo spazio della narrazione dove non ci sono separazioni ma fluidità. Il nuovo romanzo prende tutto da tutto. Oserei dire che con la poesia di Tomas Tranströmer finisce l’epoca di una poesia lineare (lessematica e fonetica) ed  inizia una poesia topologica che integra il fattore Tempo (da intendere nel senso delle moderne teorie matematiche topologiche secondo le quali il quadrato e il cerchio sono perfettamente compatibili e scambiabili e mi riferisco ad una recentissima scoperta scientifica: è stato individuato un cristallo che ha una struttura atomica mutante, cioè che muta nel tempo!) ed il fattore Spazio. Chi non si è accorto di questo fatto, continuerà a scrivere romanzi tradizionali (del tutto rispettabili) o poesie tradizionali (basate ancora su un certo concetto di reale e di finzione), ovviamente anch’esse rispettabili; ma si tratta di opere di letteratura che non hanno l’acuta percezione, la consapevolezza che siamo entrati in un nuovo «dominio» (per dirla con un termine del lessico mediatico).

Carlo Del Nero 1

Lanciavo i miei aeroplanini di carta/ da bambino

Poesie di Carlo Del Nero

Lanciavo i miei aeroplanini di carta
da bambino
e pregavo con tutte le mie forze
che volassero
almeno il tempo di farmi sognare.

*

Sei invecchiata anche tu
come una casa svuotata
che non ci ricorda più
anni lontani.

*

Mi affascinano i quaderni bianchi,
le scatole vuote,
ripostigli e nicchie;

ogni luogo dove poter riporre
qualcosa di me.

Ogni amore dunque.

*

-scene dal libertino-

scena prima

Occhiaie di strega;
impronte di bicchieri
lasciate da un incontro
sul legno screpolato;
una macchia sul divano e
un’alba faticosa.
La promiscuità
è tutta nel mattino
che focalizza rovine.

*

Nella dispensa del mio cuore
dove già in molti hanno razziato
ancora puoi trovare ristoro
alla tua fame.

*

-Notturno-

Quanto è vecchio dio!

neppure si è accorto
che ha le tasche bucate

e quante stelle
gli sono cadute.

*

La città non si arrende,
ma questa ricorrente frenesia
è il segno di una tregua
imminente.
Tutto presto si richiuderà protetto
invulnerabile e
un po’ assente.
Per qualcuno si illuminerà di passione
per altri rabbuierà nel sonno;
per tutti c’è un progetto
di risveglio,
per qualcuno
non si avvererà.

*

Odio i pipistrelli
e le loro dimensioni imprevedibili;
spigolosi e stretti
nei loro cieli strozzati
hanno certezze distanti
e si sfiatano nel nulla.

Odio ogni animale
capace di spiccare il volo
tradendo le mie rassicuranti
misure.

Odio i pazzi…


…                            e sono stato uccello anch’io
                               prima di averne paura.

 

*

C’è una promessa
fra me ed i giorni;

che siano indulgenti,
ma, nonostante,
io li tema.

Gif Hell is other people

Forse questi rami credono in Dio

*

Forse questi rami credono in Dio,
ma così ambiziosi lo sfidano
così spogli lo feriscono
così contorti lo disorientano
così esili lo ingannano

forse questi rami credono in Dio,
ma si tendono a lui con cattive intenzioni
fra i lampi della notte
che ne tradiscono
i propositi.

*

Quando sono stanco
D’indossare il sorriso della festa
Ci sei ancora tu
A tenermi vivo fra i vivi
E
Per premio
Il buttarsi stremati sul letto
E non dormire ancora.

*

Qualcuno
un giorno
spalancherà le finestre
per cacciar via
l’odore
della mia morte.

È come vedessi
le tue braccia
e
il vuoto
dopo gli ultimi saluti.

*

Ho un’anima allo sbaraglio
e la mente ferma,
un giudizio spietato
per pene troppo miti;

la massima condanna
è stata sempre
assolvermi ancora.

*

Ormai il ricordo
s’è fatto
cimitero,
ma d’accordo con i morti
vivrò per i vivi;
per me vivo
con i miei morti
e i miei vivi.
Qualcuno
di tanto in tanto
accompagnerò fra le tombe;
se vuoi
non dimenticare un fiore.

*

I miei segreti
più intimi
li racconto al mondo
e
per fortuna
il mondo non mi crede
così
restano custoditi
nel nascondiglio
perfetto.

*

Il paradiso sarà
Ritrovare le persone amate
Nel momento esatto
In cui le abbiamo amate.

gif img-thing

L’ indovino ha indovinato l’indovinello

– ad un figlio –

Un giorno rileggerai
con altri occhi,
non avere sensi di colpa
se eri troppo giovane;
ti ringrazio
di tutto.
Anch’io ho dovuto perdonarmi tanto.

*

– Yucca –

Questi fiori
bianchi,
maestosi e arroganti,
raramente ci ritengono degni.
Per lo più sono lunghe foglie
appuntite
da trafiggere l’occhio
del ciclope.
Questi fiori
bianchi,
maestosi e arroganti,
sempre più in alto
solitari e irraggiungibili.
Eppure,
mascherati sembrano da campanelli.

*

Questa ciminiera
“vestita di pianto”,
abbandonata e spenta
come un vedovo trasandato.
Scorticata e grigia
ricorda tempi lontani,
quando dall’alto
misurava i passi della fatica.
Ora un deserto
popolato di ruderi
si affaccia ad una strada lontana
dove passi,
indifferente.

*

I racconti del nonno,
così semplici, ingenui,
pacati e prudenti.
Non una traccia di guerre antiche,
di terrori e di freddo,
passato indenne da due guerre
con caduti vicini
dagli occhi sgranati come presagio.
Ma i racconti del nonno
tutto questo ci hanno risparmiato
per farci credere che il passato
fosse tanto lontano,
lontano da lui e
più lontano da noi.
I racconti del nonno erano il nonno,
un accumulo segreto dietro un sorriso caldo.

*

Non avevo mai valutato
l’importanza
di un bacio sulla fronte,
un poco di lato,
appena sopra l’arcata che
incornicia lo sguardo.
Poi ho saputo, anche se
forse troppo tardi.
Perdonami.
Perdonami se ti ho fatta
prigioniera.

*

Le vedove hanno racconti di vita,
ma pudore dei loro anni migliori.
Troppo doloroso o fragile
il ricordo.
Se talvolta accade
si scherniscono e
nascondono il dolce sorriso
del rimpianto
chinando appena di lato
lo sguardo.
Le anziane vedove
hanno giorni d’attesa e
crisantemi.

Le anziane vedove che ricordano
l’amore di giovani spose,
ma non lo raccontano a nessuno.

*

Il cielo graffia le colline
coi suoi artigli di grandine;
il cielo morde la pianura
coi suoi denti di grandine;
il cielo amoreggia col mare
con il suo pene di grandine.
Con la sua voce di grandine
grida ai tetti
che proteggono le mie ore
in quest’alba infuocata,
quando una coperta calda
è
tutta la ricchezza del mondo.

*

L’ indovino ha indovinato l’indovinello,
ha messo in tasca la soluzione
per portarla sempre con sé,
per averla pronta al momento opportuno.
Ma le donne, ah le donne,
sul letto di morte
gli hanno cambiato i pantaloni.
L’indovino, con i piedi legati e
la testa fasciata come un uovo di pasqua,
non ha risposte per nessuno.

*

Amico,
mi piacerebbe tu preparassi
una bella orazione funebre
per la mia notte,
tu
che quasi nessuno dei miei peccati
conosci
e potresti esser sincero
mentendo
per la consolazione
dei pochi presenti.

 

106 commenti

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106 risposte a “Carlo Del Nero, Poesie inedite, Prima pubblicazione – con un Commento di Giorgio Linguaglossa: Verso un nuovo paradigma poetico

  1. Salvatore Martino

    Leggendo i primi versi di Del Nero avevo pensato: beh un compitino svolto lodevolmente. Proseguendo, malgrado la diffidenza , nella lettura ho scoperto passaggi, che toccavano tematiche più profonde:
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-27894
    “la massima condanna
    è stata sempre
    assolvermi ancora”

    “Forse questi rami credono in Dio,
    ma così ambiziosi lo sfidano
    così spogli lo feriscono
    così contorti lo disorientano
    così esili lo ingannano

    forse questi rami credono in Dio,
    ma si tendono a lui con cattive intenzioni
    fra i lampi della notte
    che ne tradiscono
    i propositi”.

    Il mio consiglio giovane poeta è di partire da questi versi certamente più profondi, di abbandonare un certo minimalismo, che traspare evidente nelle tue composizioni, di leggere e straleggere i grandi italiani e stranieri. Si intravede in te un talento, che a mio giudizio deve essere coltivato con lo studio ossessivo e la frequentazione di qualche valida bottega. Il cammino poetico è duro, ascensionale, perfido, pieno di trabocchetti. fondamentale è quella conoscenza da tentare sempre del nostro mondo profondo, oserei dire infero alla maniera di Hillman,trovare quel filo rosso che lo collega al mondo coscenziale. Noto una certa sorveglianza tecnica e questo indica una tua propensione al labor limae.Perdona i suggerimenti, magari inaccettabili di un vecchio poeta.

    • I suggerimenti non si perdonano, si accettano o altrimenti si tengono nel cassetto le cose che si scrivono, se proprio si vuole scansare il rischio.
      In questo caso tengo solo a fare piccole precisazioni.
      Mi ha fatto piacere esser ‘scambiato’ per un giovane poeta, prendo con soddisfazione il poeta e con nostalgia il giovane. Infatti ho 62 anni e scrivo da più di 40. Le poesie che ho inviato abbracciano un periodo molto lungo, ma ho preferito non mandare solo quelle recenti perché così mi sembrava una operazione più sincera. Anche perché nulla rinnego.
      Mi sento invece di contraddire il labor limae. In realtà i miei quaderni hanno pochissime correzioni, la limatura eventualmente viene nella mia testa prima di prendere la penna.
      Nel mio periodo più giovanile ho scritto molte cose al limite dell’aforisma, con l’età un po’ si cambia, ma resto ancora abbastanza ancorato al momento. Se poi la fantasia mi offre un’immagine che mi colpisce (quanto è vecchio dio, ad esempio) la riporto sul quaderno senza preoccuparmi della profondità, ma pensando esclusivamente al fatto estetico.
      Altre cose hanno origine diversa. Quando ho scritto “cerco una donna amorevole…” pensavo a certi frammenti di lirici greci (ma giuro che voleva essere solo un umile omaggio!).
      Per quanto riguarda la lettura, sono d’accordo ed infatti leggo quasi esclusivamente poesia, che mi trovi nella mia piccola biblioteca o sul web leggo in continuazione poesie italiane e straniere. Negli ultimi giorni, prima di inviare le mie, ho divorato anche molte cose da questo sito.
      Poi ovviamente ognuno è colpito da quello che sente più suo.
      Che siano le camicie della mamma di Leonardo Sinisgalli o gli occhi delle zio di Bukowski, verdi che non durarono o il camposanto d’Ivry.
      Dunque io posso solo ringraziare del commento e cercare di far tesoro di tutto rimanendo fedele a me stesso.
      Grazie

      • scusate, ho commesso un errore nel commento sopra. Ho citato una poesia che in realtà non c’è.
        ‘cerco una donna amorevole’ non è fra quelle inviate, ma fa parte del gruppo di poesie da dove ho preso ‘Nella dispensa del mio cuore’

  2. Salvatore Martino

    Approfitto di questo nuovo arrivo sul blog per chiedere all’amico Rago se ha letto il mio commento sulla sua Lilith, e ovviamente chiedergli cosa ne pensa

  3. Gradita la conoscenza di Carlo Del Nero, poeta discreto,eppure molto attento.Bellissimi questi versi: “mi affascinano i quaderni bianchi/le scatole vuote, ripostigli e nicchie;ogni luogo dove poter riporre /qualcosa di me.” Poesia dell’assenza,quindi.Oggi nessuno tenta di “riporre”niente;tutto si svolge alla luce di Facebook, o di qualunque altra ribalta, tutto si monetizza, in qualche modo.Eppure io continuo a credere che le vie della poesia siano altre (sempre le vie del cuore,della libertà di giudizio, della stessa ragione) e che,in questo mio modesto convincimento, io abbia alcuni compagni di strada.

    • Salvatore Martino

      Carissima Ventura in questo tuo cammino spero di esserti compagno.

    • Grazie del commento.
      Noto che della poesia citata è stato escluso l’ultimo verso ‘ogni amore dunque’ e questo mi ha incuriosito. Sono sposato da 35 anni e penso che mia moglie ed io ci siamo ‘riposti’ tante cose, ma quello che più mi interessava era dire che è sempre stato così, nulla anche del passato è stato per vano gioco. Infatti ho scritto ogni amore, e non il nostro amore.
      Chiedo scusa della mia pedanteria, volevo solo evidenziare questa cosa.
      Grazie davvero

  4. Io sono profondamente mossa, mossa da questi versi! Che gioia! Un poeta, silenzioso assente ma solo al nostro orizzonte! Eccolo, e le parole piano illuminano il paesaggio intorno.
    Mi accorgo ora, con maggiore lucidità, ora che Carlo Del Nero ha manifestato la sua esistenza – poetica – qui, che il cambiamento è nell’aria, nell’aria da decenni e il lavoro solitario (solitario silenzioso) di molti s’è d’improvviso mutato in coralità. Certo già nel manipolo riunitosi intorno alla rivista si vedono i risvolti di questa volontà corale, ma ecco, una voce che giunge così, matura, determinata, i versi con tutta la dignità della poesia! che bello.
    Questo mi vien ora da dire.

    E poi ci sono le singole poesie, certo. Ci tornerò poi, come al solito son frazionata in mille momenti, e questo, nella giornata, che mi conduce all’Ombra, lo devo già abbandonare per tornare poi con calma stanotte.

    • Salvatore Martino

      Carissima Chiara nonostante l’affetto e la stima che ho per tre non posso davvero condividere il tuo entusiasmo, e , conoscendoti almeno in parte, non riesco proprio sa decifrarlo.

      • Caro Salvatore, il mio entusiasmo deriva dal semplice riconoscere che esseri umani hanno continuato a scrivere poesia, e che nell’aria come tante antenne in molti siamo tesi.
        Quel che sottolineo è il riconoscere entità che separatamente hanno lavorato, spesso ciechi, nel tentativo di bucare il fondo buio che pareva l’unico approdo. Non mi pare poco.

        Poi ci sono versi completi, che mostrano il poeta.

        Forse questi rami credono in Dio,
        ma così ambiziosi lo sfidano
        così spogli lo feriscono
        così contorti lo disorientano
        così esili lo ingannano

        forse questi rami credono in Dio,
        ma si tendono a lui con cattive intenzioni
        fra i lampi della notte
        che ne tradiscono
        i propositi.

        • Salvatore Martino

          Hai ripreso carissima Chiara gli stesso verso citati da me. I pochi che si sollevano dalla sfera di una corretta versificazione. Riconosco di essere molto esigente e “crudele” quando si tratta di poesia,, ma sono convinto che la stessa sia appannaggio di pochissimi, e non accetto probabilmente l’approssimazione : o è o non è, non ci sono alternative. Poi ben vengano gli infiniti pennivendoli, ma non so se sia un bene. Il buonismo imperante nell’Ombra mi ha sempre raccontato un copione sospetto in certi casi, in altri poco attendibile. Il discrimine tra una vera poesia e una sua approssimazione è comunque sempre molto visibile.Basta collocare le due “entità” in circuiti differenti e perfettamente riconoscibili.

    • Trinita Buldrini

      Mi unisco senz’altro al commento di Chiara, lo condivido in pieno. Certo, sarà necessario leggere ancora, ma una poesia come questa più sotto dice già moltissimo di un poeta capace di una notevolissima sottigliezza, in cui non c’è nessun inganno o artificio, ma piuttosto la volontà di svestire,slegare il dire, per rendere il sentimento-pensiero nella sua essenza:

      Forse questi rami credono in Dio,
      ma così ambiziosi lo sfidano
      così spogli lo feriscono
      così contorti lo disorientano
      così esili lo ingannano

      forse questi rami credono in Dio,
      ma si tendono a lui con cattive intenzioni
      fra i lampi della notte
      che ne tradiscono
      i propositi.

    • Salvatore Martino

      Talvolta mi tonrano alla mente le parole di una intervista rilasciata dalla Wandissima nel 1980 al teatro Nazionale di Milano( io recitavo in Applause con Rossella Falk e per questo la sentii di oersona)” Signora Osiris cosa pensa delle soubrettes di oggi? Risposta secca alla Travaglio: tutte bellissime, tutte bravissime. Un capolavoro di savoir faire e di sublime ipocrisia.

  5. Ho una vaga impressione, ma non sono certo che corrisponda a verità: che oggi quasi tutti i poeti siano bravi.

  6. A me questo poeta suggerisce la figura di un “fotografo verbale” che scruta nei meandri del cervello, per scoprire momenti da inquadrare e trascrivere; spesso le immagini sono a fuoco, ma spesso sono sfocate da un linguaggio alquanto semplicistico.

  7. A proposito di “nuova ontologia estetica”, che come Giorgio giustamente osserva, non ha niente a che vedere con la poesia di Carlo Del Nero, e del resto neanche con la mia, vi informo che per adeguarmi ai tempi sto elaborando una teoria sulla “poesia plangenetica”. Non chiedetemi di che si tratta, perché per ora non lo so nemmeno io, ma quando mi si chiariranno le idee vi informerò al riguardo.

  8. “Ogni amore,dunque”, mi pare precisazione opportuna, anzi, necessaria.Altrimenti si restringe il campo a un privatissimo l”hortus conclusus”:che ha tutto il diritto di esistere, ma non rientra nella poetica di un discorso che sembra volersi allargare, oltre le giustissime istanze personali, a cieli che si aprano a tutti coloro che hanno “intelletto d’amore”.

  9. antonio sagredo

    Che siano tutti “bravi” come scrive il Nanni è dir poco; penso siano tutti “ottimi” … e “discreti”, di una discrezione che acceca, e nel caso specifico sarei più duro di Martino e di Statuti; non condivido l’entusiasmo della Catapano e di qualche altro interventista, condivido invece il pensiero di un poeta:
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-27923
    Io un tempo pensavo
    i libri si fanno così:
    arriva il poeta,
    lievemente disserra le labbra
    e d’improvviso si mette a cantare il sempliciotto ispirato.

    Prego!

    Ma risulta che prima
    che cominci a cantarsi,
    i poeti a lungo camminano incalliti dal vagabondare
    e dolcemente sguazza nella melma del cuore
    la stupida tinca dell’immaginazione.
    —————————————————————————-
    …non solo dunque “discreto”, ma “sempliciotto”, insomma versi uguali, simili, a decine di migliaia di versi che ogni giorno da 50 anni danno la testimonianza di essere versi strabilianti!
    Versi che ci accecano e che smorzano tutte le visioni possibili…
    pensate ai versi “mortali” di Raboni e dei suoi figli e nipoti,
    a quella monotonia dei versi montaliani e dei suoi figli e nipoti e pronipoti che ci affloscia l’anima e che oggi detengono l’effimero potere editoriale: non un poeta che vada ad incendiare le loro stamperie!
    Chi sono costoro di fronte a Emilio Villa?
    Sono i non esistenti, i mai apparsi, e se scomparsi ci fanno un immenso piacere!
    Buttare dalla barca del Tempo il 99,99% !!!

  10. Quando si sa essere precisi non servono molte parole.
    Complimenti a Carlo Del Nero. S’avvicina un po’ al sentimentalismo delle canzoni ma non ci cade. Ha il senso della brevità. Nel frammento ci sta a meraviglia. Sottoscrivo quanto detto da Linguaglossa:
    “in lui non c’è nulla dello scetticismo, del cinismo e del disincanto del minimalismo post-moderno romano/milanese, il disincanto c’è ma senza ombra di scetticismo piccolo borghese e di cinismo pariolino. Del Nero ha una postura minimale, un lessico minimo, un tono minimo anch’esso, eppure la sua poesia non è minimalismo ma rientra nella poesia a corredo metafisico”.
    La mia preferita:

    Il paradiso sarà
    Ritrovare le persone amate
    Nel momento esatto
    In cui le abbiamo amate.

  11. Salvatore Martino

    Se alcuno degli amici dell’Ombra fosse spinto dalla curiosità di me come lettore di versi potrebbe sintonizzarsi su you tube inserendo la dicitura “Amor sacro Amor profano, e scorrendo gli inserti fotografici, in quattordicesima posizione, potrebbe trovare lo stralcio del concerto da me tenuto il 26 di ottobre nella Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano.
    L’autopromozione questa volta è davvero ascrivibile alla mia narcisistica vocazione.

  12. antonio sagredo

    Suvvia noi scherziamo, non ci prendete sul serio, anche se talvolta è necessario… ciò che ho scritto vale anche per me, ma non credo di essere incluso in quel 99,99%. Se al contrario ciò che resta di questa cifra includesse i mediocri, non parleremmo più di Poesia! Saremmo davvero “tutti bravi”, ma non è così.

  13. Alfonso Cataldi

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-27942
    Accolgo con empatia Carlo Del Nero. Questo suo starsene in disparte, defilato, per tanti anni, a leggere e scrivere poesia, senza nessuna ansia di rimanere. Comprendo una certa difficoltà di proporsi dovendo selezionare tra tanto che si è scritto, scegliendo anche materiale più vecchio, “perché così mi sembrava una operazione più sincera”.
    Ma leggo molti versi nitidi, autentici:

    “L’indovino, con i piedi legati e
    la testa fasciata come un uovo di pasqua,
    non ha risposte per nessuno.”

    “Questi fiori
    bianchi,
    maestosi e arroganti,
    sempre più in alto
    solitari e irraggiungibili.
    Eppure,
    mascherati sembrano da campanelli.”

    “Odio i pipistrelli
    e le loro dimensioni imprevedibili;
    spigolosi e stretti
    nei loro cieli strozzati
    hanno certezze distanti
    e si sfiatano nel nulla.”

  14. grazie a tutti, a chi ha apprezzato ed anche a chi ha duramente stroncato.
    In primis ovviamente a Giorgio che ha pubblicato.
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-27948
    Il mio linguaggio è semplice, sì, la vita non lo è. Ma è davvero necessario utilizzare un linguaggio complicato per parlare di una cosa che già lo è? Non sarà che in alcuni casi la ‘complicazione’ è solo una maschera per cercare l’approvazione degli altri senza esporsi davvero? Non per nulla fra i contrari di semplice oltre a ‘complicato’ ed altro, si trova anche ‘furbacchione’…
    Per alcuni però sono sempliciotto, insomma un po’ cretino, ma infondo anche Laurana lo era e chi vuol mettersi nei panni del prete faccia pure.
    In realtà io credo nel dare un giudizio sul lavoro di una persona, si valutino l’insieme (la consistenza dell’insieme) ed i suoi momenti di particolare grazia che possono essere più o meno rari, ma certamente non possono equivalere all’insieme.
    Ovviamente avendo inviato solo una manciata di poesie scelte un po’ con criterio un po’ con fatalismo, l’idea dell’insieme non può esser colta e dunque quella parte del giudizio è necessariamente assente, sospesa. Resta la ricerca del singolo momento da apprezzare più o meno.
    Per questo mi ritengo molto soddisfatto anche di alcune stroncature, perché comunque qualcosa è stato notato, certo non tutto e non da tutti, ma qualcosa da qualcuno.
    Sapevo bene che le mie poesie erano lontane dalle cose che avevo letto in queste pagine prima di inviare, ma ho accettato il rischio e sono comunque soddisfatto.
    Per quanto mi riguarda cercherò di far tesoro delle critiche, anche se non ho trovato particolari spunti di riflessione, ma continuerò ad usare il mio linguaggio semplice perché non vedo motivo di nascondermi nel momento che mi mostro. Così la penso.
    Non so come funziona questo sito, ma se Giorgio vorrà, magari potrò inviare altre cose nel futuro, magari scegliendo le mie più ‘complicate’ per soddisfare più palati. 🙂

    • Salvatore Martino

      Vede carissimo Del Nero la semplicità è certamente una faticosa conquista, non so se nel suo caso si possa parlare in questi termini, o semplicemente di semplicità tout court. Concordo ncon la sua affermazione che non servono parole difficili per declinare un fatto realmente poetico, e certo non è mai facile distinguere la tipologia della semplicità stessa.Mi sembra che lei sia riluttante ad accettare qualsiasi innocente critica, e qualsivoglia suggerimento. E questo non depone a suo merito. L’umiltà oltre alla crudeltà verso il proprio prodotto sono indispensabili per operare una crescita nel nostro delittuoso cammino.Non me ne voglia per averle dato l’appellativo di giovane, ma questo mi suggerivano i suoi versi.Del resto ognuno di noi coglie la maturità artistica in tempi diversi.

      • Mi spiace aver dato questa impressione, non credo di essere “riluttante ad accettare qualsiasi innocente critica, e qualsivoglia suggerimento”, ma nel caso non ho trovato le motivazioni alle critiche ed ai suggerimenti in modo da poter andare oltre. Ci sono stati dei sì e dei no, tutto qua. Non so cosa potrei ricavarne. Del resto ho accettato gli uni e gli altri come messo in conto dall’inizio. Francamente non so cosa dovrei fare per dimostrare umiltà e accettazione.
        Sulla gioventù pensavo di aver risposto in modo dolcemente ironico e non mi aveva certo offeso l’appellativo, anche perché, come ho detto, le poesie che ho inviato appartengono a periodi molto diversi e distanti, dunque poteva essere un lecito fraintendimento.
        Del resto credo mi sia concesso avere un po’ di fiducia in quello che ho fatto. Forse per alcuni sarebbe stato preferibile avessi tenuto tutto per me, ma nel mio delittuoso cammino non credo di aver ferito nessuno.
        Il mio problema è che quando scrivo, quando parlo, scrivo e dico il vero, ma non sono creduto. Quando scrivo che mi hanno fatto piacere tutti i commenti, quelli positivi come quelli negativi, probabilmente non sono creduto, ma io sono così e chi non crede forse misura con altro metro.
        Sono davvero contento di questa esperienza e spero vogliate credere alla mia sincerità.

    • Caro Carlo Del Nero, riporto qui una considerazione non mia:

      “E’ dal confronto tra giudizi sempre approssimativi (che si avvicinano all’oggetto-testo…) e spesso divaricati che può venir fuori un giudizio più preciso. Anch’esso però rivedibile (in meglio o in peggio).
      E questo vale per il testo di un poeta sconosciuto come per il testo del poeta riconosciuto (da certi ambienti letterari).
      Importante per me è sia non svalutare questi tentativi sia non ritenerli verità indiscutibili.”

      Ennio Abate

      • A me sembra che la nota introduttiva di Giorgio Linguaglossa sia stata per l’intanto piuttosto esauriente. Tant’è che, per non dover ripetere, ne ho trascritta una parte nel mio commento. Se lei, Carlo Del Nero, avrà la pazienza di leggere alcuni testi di poeti presenti in questa rivista noterà che non mancano punti in comune. Forse qualche riflessione la si potrebbe fare sull’uso della punteggiatura, ma queste sarebbero considerazioni a margine. Io, poi, son di quelli che all’insieme non fanno caso; piuttosto, cerco in ogni poesia, anche dentro ogni verso quello che mi interessa e colpisce la mia attenzione. Pertanto è evidente, dirà lei con me, che non sono un critico.
        Ancora, complimenti.

        • Grazie, sulla punteggiatura probabilmente ha delle ragioni. La uso, come gli a capo semplicemente per far corrispondere l’andamento alla musica che ho in testa. Ho vissuto tutta la vita in mezzo alla musica e quella è la mia metrica. Probabilmente ho un ritmo mio anche nel mangiare e rigovernare. Dalla semibreve alla semicroma forse senza mai andare oltre a biscroma e semibiscroma. Però non ho difficoltà ad ammettere che sia un metodo molto arbitrario e contestabile. Anche perché la musica che ho in testa è solo nella mia testa.

      • concordo e aggiungo: se 40 anni fa fossi stato convinto di aver scritto la poesia perfetta, quella che mette tutti d’accordo, non avrei scritto le altre 3000 successive, e non scriverei più ne fossi convinto adesso.

  15. Salvatore Martino

    Allego qui il link con l’estratto del mio concerto nell’Accademia Pontificia delle Scienze in Vaticano del 26 dell’ottobre scorso.

    Spero che potrà essere da voi amici poeti “APPREZZATO”

    • Oh, anche a me piacerebbe leggere all’Accademia Pontificia delle Scienze in Vaticano del 26 ottobre scorso!
      A me però non accadrà, a malapena riesco a infilarmi in qualche concorso letterario di provincia. So di essere fuori corso.
      A parte gli scherzi: complimenti, Salvatore, per la vitalità e l’ottima recitazione.

    • ho ascoltato tutto e mi è piaciuta una certa enfasi nella recitazione e ad un primo ascolto anche i brani, che però dovrei ascoltare ancora, perché ascoltare non è come leggere. Purtroppo non ho invece gradito l’accompagnamento musicale, non per la pianista, ma per i brani. Diciamo che non è il mio genere di musica.

      • donatellacostantina

        Non so chi sia l’autore dei brani eseguiti dalla pianista, ma di sicuro posso affermare che tali pezzi rientrano in quel genere di musica edulcorata, banale, abbastanza noiosa (e quindi assolutamente modesta), che, grazie a un’abile strategia di marketing, oggi viene propinata, tanto per fare un esempio, da un certo Giovanni Allevi… Oh, per carità, c’è posto per tutti!, purché non si usino definizioni surreali (diciamo), quali “prodigio della musica classica”, oppure, peggio ancora, “nuovo Mozart del 2000”!!
        C’è da ridere o piangere?

        Sì, a orecchio direi che è proprio lui…

        • Salvatore Martino

          Carissima Costantina ma un accenno sulla mia prestazione proprio non ti esce dalla bocca? Anche se negativo un pensiero avresti potuto sprecarlo. Ma va bene così.

          • donatellacostantina

            Gentile Salvatore Martino,

            di sicuro dalla bocca gli accenni mi escono… Nel commento precedente mi soffermavo solo sull’aspetto musicale della performance, ricollegandomi a quanto detto da Carlo Del Nero. Per esprimere un accenno (o “sprecare un pensiero”), preferirei avere sotto gli occhi il testo, perché mi trovo meglio a leggerla, la poesia, più che ad ascoltarla, oppure ad ascoltarla leggendola.
            Puntualizzando il fatto che trovo inopportuno il tono usato per sollecitarmi ai cosiddetti “accenni”, posso comunque esprimere, in generale, l’idea che la lettura dei brani poetici appare svilita proprio dall’alternanza con quella musica banalissima. È davvero un accostamento infelice, che non rende giustizia al valore reale dei testi. Anzi, di più: vanifica l’intera performance, assegnandole un’impronta perfino dilettantistica. Al contrario, la recitazione si sarebbe sposata benissimo a brani di concreto spessore, tali da creare anche un interessante contrasto con il carattere dei testi.
            Ad ogni modo, complimenti per l’impegno che ha dedicato alla Sua opera e auguri sinceri per il lavoro futuro.

            • Salvatore Martino

              Costantina ma non ti sei accorta che c’era un brano di Jacopone da Todi, che tu certamente conoscerai benissimo, e quindi pergiudicarlo non occorreva lo scritto?. Ti ringrazio per il tuo appellativo di dilettantistico, molto dissimile da tutti gli altri che ho ricevuto, sia nella sala stessa dell’Accademia, sia attraverso gli applausi, che alla fine sono piovuti in maniera quasi straordinaria. Capisco che le scelte musicali non ti siano piaciute, ne hai tutto il diritto, ma non credo, e scusa la presunzione, che ci siano molti che leggano i versi come me in Italia, e questo mi è stato confermato in moltissime occasioni, in tutti questi cinquanta e più anni, nei quali ho trascinato in ogni angolo d’Italia, le mie letture poetiche. I dilettanti sono ben altra cosa, e non ti permetto di usare questa parola a commento del mio dire poesia.

              • Ma non ero io quello che non sapeva accettare le critiche!

              • caro Salvatore,
                https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28046
                devo dirti che questo Giovanni Allevi è un dilettante della musica, la sua musichetta la trovo ridicola, una scopiazzatura della spazzatura musicale del passato recente, priva di spessore filologico e culturale, un arrangiamento del peggio del similoro del musicale che va di moda oggi e del tutto inidonea ad accompagnare la tua poesia e, tantomeno, quella di un Jacopone da Todi. L’appellativo di «dilettantistico» affibbiato da Donatella Costantina Giancaspero si riferisce alla musichetta di questo «raccomandato» della musica italiana, una sorta di Jolanda Insana della musica e non alla tua poesia.
                Devo dire che purtroppo la tua performance è stata invalidata da quella musichetta ridicola…

              • donatellacostantina

                Salvatore, ma non ti sei accorto che l’attributo “dilettantistico” era riferito alla performance e non alla tua recitazione, tantomeno ai testi? Allora, ripeto quanto ho scritto:
                “la lettura dei brani poetici appare svilita proprio dall’alternanza con quella musica banalissima. È davvero un accostamento infelice, che non rende giustizia al valore reale dei testi. Anzi, di più: vanifica l’intera performance, assegnandole un’impronta perfino dilettantistica”.
                Concetto, questo, ripreso da Giorgio Linguaglossa, “la tua performance è stata invalidata da quella musichetta ridicola”.

                Si può recitare anche la Divina Commedia e nel modo più sublime del mondo, ma, se tra un canto e l’altro salta fuori certa musica spazzatura, si compie un vero e proprio affronto alla poesia, all’attore che la recita e (non ultimo) al povero pubblico… povero, spesso in tutti i sensi: eh, sì, purtroppo!, anche se non per sua colpa, in questa nostra Repubblica fondata sull’ignoranza…
                Pure senza conoscerti (ci saremo visti al massimo due o tre volte), sono convinta della tua buona fede: per certi versi, direi anche ingenuità, intesa nel suo significato più bello. Ho il massimo rispetto per la tua arte e per la vita che le hai dedicato. Mai potrei permettermi di usare anche una sola parola che possa suonare irriverente.
                Un caro saluto…
                Donatella Costantina

      • Salvatore Martino

        Mi spiace nonostante il suo pensiero positivo, lei abbia parlato di enfasi e di recitazione. Nel mio assoluto narcisismo mi sembra di essere lontano sia dalla recitazione che dall’enfasi, ma comunque rispetto la sua opinione, e la ringrazio per il tempo che mi ha dedicato.Io sono convinto che la poesia vada detta e non recitata, naturalmente seguendo la traccia emotiva , che il poeta ha lasciato, insieme alla sua scrittura musicale

    • Complimenti vivissimi a Salvatore Martino.Come in tutte le buone scuderie, se un cavallo vince anche agli altri tocca un po’ di gloria

      • Salvatore Martino

        Che dirti Anna carissima la tua competenza e sincerità sono state da me sempre apprezzate. Ma un vero poeta, come certamente tu sei, sa leggere nel profondo, ogni manifestazione artistica.

    • letizia leone

      Caro Salvatore i miei complimenti e un bentornato tra le pagine dell’Ombra con la tua sagacia e schiettezza! Ho gustato molto il dettato poetico e questa meravigliosa lingua incarnata dalla profondità della tua voce sebbene concordi con Del Nero nell’inadeguatezza dell’accompagnamento musicale, un universo o un “mood” troppo distante dal luogo spirituale nel quale ci collocano le parole…Ma la tua evocazione è davvero potente. Mi sto aggiornando sugli ultimi articoli dell’Ombra, sui testi, sull’ “Irrilevanza del poeta” di Steven Grieco che possiede la genialità di un metodo di lavoro molto rischioso, quello del dialogo platonico, un mettersi dentro il vento della lingua viva a captare immagini e sensazioni, un mettersi in ascolto… in quanto nella sua concezione della lingua, la parola è un organismo.( Concetto che mutuo da Pavel Florenskij). Questa mia osservazione è maturata sul campo in quanto con Steven, tempo fa, abbiamo sperimentato l’ipotesi di una scrittura poetica a più mani, in fieri, tra i tavolini del bar, le strade, le aule delle biblioteche, le sollecitazioni e lo scambio di percezioni su una singola parola, ad esempio. Un progetto fragile che richiedeva la potenza della meditazione nel caos assordante…un progetto comunque abbozzato con qualche testo dialogante e anfibio…a metà strada tra due individualità poetiche.
      Felice di poter leggere i testi inediti di Salvatore Martino e le sue meditazioni poetiche presto qui su l’ombra.
      Leggerò con curiosità e attenzione i testi di Del Nero…

      • Salvatore Martino

        Leggo le tue parole carissima Letizia con affetto e gioia, sia quelle che riguardano la mia esecuzione in Vaticano, sia quelle del mio ritrovamento sull’Ombra. Anche tu mancavi da molto, ed era un’assenza che pesava. Ci troveremo a Filippi, voglio dir alla Nuvola dell’Eur venerdì prosimo

  16. Salvatore Martino

    Grazie carissimo Tosi per le tue generose parole. ma talvolta , dopo tanti anni di milizia in teatro e in poesia, mi vengono concesse opportunità come questa, e non posso che esserne felice.

  17. Salvatore Martino

    Scusatemi per il mio dilagare di commenti ma voglio” annunciare” con un certo orgoglio di aver ceduto alle pressioni di Catapano. Grieco e Linguaglossa e in un tempo ancora imprecisato inserirò miei testi e osservazioni sulla mia poetica nella Rivista

    • Oh questa è una grande notizia! Grazie Salvatore.
      E permettimi qui di aggiungere i miei complimenti per la tua straordinaria recitazione. L’ho gustata in toto. Son d’accordo con chi dice che l’accompagnamento musicale era superfluo: tu avresti riempito ogni spazio poetico comunque, dunque o dialogo musicale più adatto, o solamente la tua voce. Ma immagino che tu non potessi decidere a riguardo, e dunque resta l’ammirazione, la felicità per le parole alate della tua lettura.
      Un saluto caro, un abbraccio d’amicizia e stima

      • Salvatore Martino

        Carissima Chiara sei responsabile in primis di questa mia decisione, ne sopporterai le conseguenze,. Come potrai notare ho fatto un ritorno allagato nell’Ombra, ma il recupero pieno e possente delle mie due salute, fisica e psichica, mi ha spinto ad essere invasivo. Grazie per il tuo apprezzamento della dizione dei versi alla Pontificia Accademia. Sai ho dedicato anni e anni a convogliare le mie esperienze di attore, di regista, di studioso di canto, non oso dire cantante,anche se ho affrontato molto spesso testi teatrali , che esigevano molti interventi canori, e per questo ho studiato a fondo anche la preparazione musicale, per arrivare ad un livello, da tutti giudicato molto alto e da alcuni , importanti personaggi, che ovviamente in questa sede non posso citare, te ne farò confessione privatamente , addirittura da superiore a qualsiasi altro attore o dicitore.Posso quasi concordare sulle partiture musicali, forse non eccelse,ma a volte ci sono degli obblighi imprenscindibili.

  18. Mi scusi, signor Del Nero, ho letto bene? Lei ha scritto 3000 poesie? Incredibile, almeno per me che ne ho scritte un centinaio e mi bastano. Io al suo posto non mi vanterei di essere così fecondo. Glielo dico senza malizia, ma solo per consigliarle di fare una cernita, e di non scrivere tutto quello che le viene in mente, ma di filtrarlo prima attraverso un più severo esame della sua sensibilità poetica che indubbiamente ha.

    • molte delle cose che ho scritto sono concentrate negli ultimi anni quando ho deciso di scrivere poesia in forma di diario (o diario in forma di poesia?). In ogni caso avendo iniziato a scrivere da molto giovane ed avendo accumulato ben 62 anni in questo mondaccio o belmondo, si capisce che il numero è dovuto anche all’anzianità, se non vogliamo ancora dire la vecchiaia. Poi io non butto via neppure le cartoline ricevute 40 anni fa, figuriamoci il resto…
      Conservo perfino i telegrammi ricevuti dai miei genitori alla mia nascita; probabilmente sono malato!

  19. Caro Del Nero,apprezzo la sua dichiarazione di “conservatore accanito”,posizione sempre consigliabile, perchè troppo spesso, a forza di scremare,si butta l’acqua con tutto il bambino.Però non dimentichiamo i cercatori d’oro, capaci di sopportare ore di estenuante setacciamento per estrarre, alla fine, una minuscola pepita d’oro.Però, sempre oro è.

  20. Non lo dico solo perché egli ebbe belle parole su certi miei testi pubblicati qui mesi fa, (grazie a Giorgio Linguaglossa), riuscendo a scovare, pur non conoscendomi, perfino riferimenti alla pittura (infatti, all’epoca di quei testi, mi interessavo anche di Storia dell’Arte, con la brava Professoressa bolognese Anna Ottani Cavina), ma penso che Salvatore Martino abbia un rapporto con la poesia da illuminato… è una cosa rara e volevo dirlo… (Curiosità: non ho capito se ha conosciuto di persona Ritsos, uno dei miei poeti più amati).

    • Salvatore Martino

      Carissimo Margiotta,
      https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28014
      sono saltato sulla sedia che mi incolla in questi giorni al computer, dopo giorni di assoluto abisso patologico che ho dovuto affrontare. Sono risalito come sempre,e voglioso di comunicare con gli altri. Quello che lei dice di me: “un rapporto con la poesia illuminato.. è una cosa rara e volevo dirlo”, mi ricompensano di tutti gli anni di fatica e di disperazione, talvolta di gioia, da me deiocati al cammino poetico. Non solo ho conosciuto Ghiannis Ritsos, il grande , immenso poeta,ma l’ho visitato più volte nella sua casa al 39 di Michail Koraca in Atene. Oso raccontarle, come ad un fratello che non conosco, l’episodio finale del nostro ultimo incontro.: sulla soglia di casa io avevo il terrore e nascondevo le mie lacrime, che camminavano da sole. Mi accorsi , quando Ghiannis mi abbracciò, che anche egli piangeva.Una emozione irripetibile,. Nella poesia che gli ho dedicato, nell’ultimo volume editato, “Incontri, Ricordi, Confessioni”, che fa parte del volume enciclopedico, come lo chiama Mario Gabriele, “Cinquantanni di poesia”, ne ho accennato. Ritsos. mi era riconoscente per essere stato il primo in Europa a mettere in scena il suo Oreste come attoree regista, e successivamente “Uomini e paesaggi”, costruito sulle sue poesie. In entrambi avevo come partner la strarordinaria Edda Dell’orso che tutti ricorderanno come la preziosa voce di Ennio Moricone. Purtroppo lei caro Margiotta ha dato la stura ai miei ricordi e sono stato costretto ad allagare di parole la Rivista.
      Perché non conoscerci meglio?

  21. Si capisce benissimo,invece. Purtroppo, la mancanza di una “coperta calda”si estende a troppe condizioni umane/disumane,che rientrano nella grande ingiustizia che governa il mondo.Quando ero ragazza, e frequentavo il Liceo,ogni tanto, senza una ragione precisa,mentre ascoltavo le lezioni, in classe, mi mettevo a piangere.Il professore di fisica, uomo integerrimo, severissimo, terrore di tutti noi, mi porgeva elegantemente un fazzoletto; col commento:”Siamo nati per soffrire”

  22. Allora non tolga neanche una virgola, se pensa che essa abbia un valore poetico. Per filtrare intendevo dire esaminare, valutare, depurare, scegliere (e qui entra in ballo il criterio di scelta) o tralasciare. Comunque sia mi scusi se mi sono permesso, in fin dei conti lei non ha chiesto il mio parere.

    • In realtà il suo parere l’ho chiesto dal momento che mi sono esposto. In una stampa fatta dal PC per pochi amici ho messo una dedica al lettore:
      Se mi scruti
      Sappi
      Che prima ancora
      Io mi concessi

  23. POEMS OF CARLO DEL NERO
    (tradotte da Adeodato Piazza Nicolai)

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28023
    I launched my little paper planes
    as a kid
    and prayed with all my strength
    they would fly
    at least for the time to let me dream.

    *

    You also became old
    like an empty home
    which does not recall
    far away years

    *

    White notebooks fascinate me,
    empty boxes,
    shelves and hidden storages;

    each place where I could place
    something of mine.

    Therefore some love.

    *
    – scenes from a libertine –

    scene one

    Witch’s eyeballs;
    fingerprints on glasses
    left by a meeting
    on shattered wood;
    a stain on the couch and
    a tiring sunrise.
    Promisquity
    is alll in the morning
    that focalizes ruins.

    *

    In the drawers of my heart
    where many already have raffled
    you still can find restoration
    for your hunger.

    *
    – Night-time –

    God is so old!

    However he has discovered
    his pockets are with holes

    and so many stars
    have fallen for him.

    *

    The sity does not give up,
    but this repeated frenzy
    is the sign of an eminent
    pause.
    Soon everything will close, protected
    invulnerable and
    a bit absent.
    For someone it will light up with pasion
    for others it will darken in sleep
    there is a project for everyone
    to reawaken,
    for someone
    it will not come true.

    *

    I hate bats
    and their inexpected size;
    angular and narrow
    in their choked skies
    they have far away certainties
    and they lose breath in the null.

    I hate each animal
    able to fly
    that betray my reassuring
    measures.

    I hate crazy persons …


    … and I also have been a bird
    Prior to being afraid.

    *

    There is a promise
    between me and the days;

    that they be indulgent,
    but, however,
    that I fear them.

    Maybe these branches believe in God.

    *
    Maybe these branches believe in God.
    but so ambitious they challenge himsSo bare they wound him
    so twisted they disorient him
    so frail they deceive him
    maybe these branches believe in God,
    but they reach out to him with evil intent
    among the flasces of night
    that betray
    intentions.

    *

    I am so tired
    To wear the Sunday smile
    You are still here
    To keep me alive among the living
    And
    As a prize
    Throwing exhausted on the bed
    And not yet sleep.

    *

    Someone
    one day
    will throw wide open the windows
    to throw out
    the smell
    of my death.

    It is as if I would see
    your arms
    and
    the emptiness
    after the last good-byes

    *

    I have a rambling soul
    and a firm mind,
    a very harsh judgment
    for penalties too light;

    the maximum condemnation
    has always been
    to absolve me again.

    *

    The recollection became
    already
    a cemetery,
    but agreeing with the dead
    I will live for the living;
    I live for myself
    with my dead ones
    and with my own living.
    Someone
    from time to time
    I will follow among the graves;
    If you wish
    don’t forget a flower.

    *

    My most intimate
    secrets
    I tell to the world
    and
    fortunately
    the world does not believe me
    so
    they remain protected
    in the perfect
    hiding place.

    *
    Heaven will be
    Finding again the people loved
    In the exact moment
    In which we loved them.
    The diviner has guessed the puzzle

    -for a son –
    one day you will re-read
    with other eyes,
    don’t feel any sense of guilt
    since you were too young;
    I thank youù
    For everything.
    I too had much to forgive to myself.

    *

    –Yucca—

    These white
    flowers,
    majestic and prideful,
    rarely think us worthy.
    Farthermore they are sharp long
    leaves
    to pierce the eye
    of a cyclop.
    These white
    flowers,
    majestic and prideful,
    are always higher
    alone and unreachable.
    And yet,
    masked they seem tiny bells.

    *

    This cement fabric
    “dressed with tears”,
    abandoned and shut off
    as a run-down widower.
    Skinned and grey
    it recalls times gone,
    when from on high
    it measured tired steps.
    Now a desert
    peopled with ruins
    it looks on a distant road
    where you indifferently
    pass.

    *
    My grandfather’s tales,
    so simple, childlike,
    tranquil and prudent.
    Not a trace of ancient wars,
    of terrors and of cold,
    a past untouched by two wars
    with close deads
    with wide open eyes as a warning.
    But my grandfather’s tales
    saved us from all of that
    to let us believein that past
    was so far away,

    far from him and
    even farther from us.
    Granfather’s tales were our grandfather
    a secret collection behind a warm smile.

    *

    I had never valued
    the importance
    of a kiss on the forehead,
    a bit on the side,
    just over the eyebrow
    framing the seeing.
    Later I knew, although
    maybe too late.
    Forgive me.
    Forgive me if I made
    you my prisoner.

    *

    Widows have life tales,
    but are shy of their better years.
    Too painful and frail
    the remembrance.
    If sometimes it happens
    they look off and
    hide the sweet smile
    of regret
    barely bending their looks
    on the side.
    The elderly widows
    have days of waiting and
    chrysanthemums.

    The eldery widows who recall
    loving as young brides,
    but tell it to no one.

    *

    The sky scrathes the hills
    with claws of hail;
    the sky bites the plain
    with teeth of hail;
    the sky makes love to the sea
    with its penis of hail.
    With its voice of hail
    yelling at the roofs
    that protect my hours
    in this fiery sunrise,
    when a warm blanket
    is
    all the riches of the world.

    *
    The diviner has guessed the puzzle,
    he placed the answer in his pocket
    to carry it always with himself,
    to have it ready for the right moment.
    But the women, ah the women,
    on the death bed
    they changed his pants.
    The diviner, with bound feet and
    bandaged head like an Easter egg,
    has no answers for anyone.

    *

    Friend,
    I would like for you to prepare
    a beautiful funeral oration
    for my night,
    you
    who know
    almost none of my sins
    and could be sincerely
    lying
    to console
    the few present.

    © 2017 English translation by Adeodato Piazza Nicolai of the poems of Carlo Del Nero, with an introduction by Giorgio Linguaglossa on L’OMBRA DELLE PAROLE. All Rights Reserved.

    • Questa traduzione è un regalo grande e inaspettato. Grazie Giorgio e grazie Adeodato. Forse vi sembrerò anche patetico, ma mi ha emozionato. Alla fine forse è vero che sono un sempliciotto!
      Del resto dopo decenni di ascolto piango ancora all’incontro fra Papageno e Papageno. Credo di essere irrecuperabile. Grazie davvero.

      • Guido Galdini

        Eccoli qui: Papageno e Papagena, per piangere (o sorridere) anche noi.

        PS: mi spiace di non essere riuscito a reperire la versione con la regia di Ingmar Bergman (inarrivabile) perchè protetta da copyright.

        • Appena prima, quando Papageno pensa di impiccarsi succede quello che Mozart sa fare benissimo: racchiudere tutta la tragedia del mondo in un accadimento piccolo come un pizzicotto d’amore.
          E che dire dell’incontro fra Tamino e Pamina “quale gioia”, quando tutto l’universo per pochi momenti si ferma, assolutamente immobile e focalizzato in quell’evento. Poi la musica delicatamente riparte con un ritmo che ci ricorda la quotidianità, il giorno dopo giorno, i passi della vita.
          Amo tutta la musica, da Frank Zappa all’Ode a Napoleone ai concerti di Corelli, ma Mozart….

        • la regia di Bergman è una grande cosa, però abituato al tedesco non mi ci trovo del tutto. Ormai l’orecchio è ‘viziato’ dalla lingua originale.

    • Salvatore Martino

      Oddio persino le traduzioni !!! Nei miei ricordi d’infanzia ,di quando approdavo a Napoli molto spesso, mi è rrimasta impressa una parola paraustiellu, non so se sia esatta la dicitura scritta, stante la differenza con il parlato nella lingua napoletana, parola derivante dal para usted spagnolo, e che declinava una sreta di sottomessa piaggeria. Leggendo queste tracce sull’Ombra mi è talvolta ritornata con il vago sospetto di commenti benevoli elargiti per riceverne altrettanti positivi, e persino per una sorta di inspiegabile paura di essere criticati. Naturalmente mi sbaglio ma l’affermazione della Wandissima da me citata in precedenza torna terribilmente alla ribalta.

      • Egr. Salvatore, ma che problemi ha?
        con tutto il rispetto trovo estremamente cortese il dono che mi è stato fatto, certo infinitamente più dell’intruffolare una propria esibizione in un post che parla d’altro.
        Ok il narcisismo, Ok la severità, ma se poi non si è capaci di accettare neppure una critica ‘laterale’ su un accompagnamento musicale, forse è meglio abbassare la cresta, che dice? In alternativa un eremo può andare.
        E comunque, a proposito della traduzione e d’altro, non le viene il sospetto che gentilezza ed educazione possano essere perfino compatibili con la poesia?
        un cordiale saluto
        Carlo

        • Salvatore Martino

          Leggo in ritardo la sua nota vagamente offensiva signor Del Nero, ma il mio intervento era dettato dallo stupore che poesie assolutamente banali come le sue potessero suscitare persino la cura e l’attenzione di un traduttore. lo non ho mai invaso il blog con una mia proprie esibizione, come del resto fanno in molti, ma frequentando questa rivista da molto tempo, e per di più avendo molti amici ed anche estimatori che la intercettano, ho creduto opportuno far conoscere loro una performance del resto applauditissima nella sede prestigiosa dove è stata effettuata, e con la conferma di già molteplici visitazioni in you tube. Capisco che questo possa suscitare legittime invidie, ma mi creda, sono arrivato a tanto , dopo anni di ossessiva dedicazione alla poesia e al teatro, e alla musica Purtroppo quelli che non mi amano, sono costretti ad ingoiare amaro per i miei piccoli successi nella palude oceanica di questa nostra Italia. La diffido a mancarmi di rispetto data la mia età e il mio trascorso di poeta notoriamente apprezzato in questo nostro paese.Quando lei avrà scritto e pubblicato le quasi mille pagine , che compongono il mio iter poetico, e ricevuto le testimonianze di critici illustri, che si sono occupati della mia poesia, e i numerosi premi da me raccolti, forse allora le sarà da me concesso criticarmi, mai nei termini, ripeto,, quasi offensivi da lei usati in questo ambito.

  24. Una mia poesia, volentieri, per Carlo Del Nero:
    G.
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28026
    Rosa rossa i tuoi capelli.

    Uh! oggi ho visto in un ritratto come dipingeva gli occhi Modigliani.

    A volte non metteva le pupille. A volte li riempiva di azzurro.

    Poniamo che avrai le gambe coi calzettoni e il vestito anni ’50.
    
Il viso direbbe: no. Signora G. Bambina vestita di bianco.
    A ballare sul prato il giro di Do.

    Oggi ho dipinto Bronco. Vuole rappresentare la testa
    di un fenicottero nero col becco rosa. Vorrei dire ai bambini del mondo

    che non gli voglio dire niente.

    Al cimitero di Pietroburgo le rose saltellano sui fianchi.

    C’è carestia. Quadri e candele stanno consumando il buio.
    
Peccato per il castello.

    Difficile trovare una mente aperta.

    • Grazie Lucio, due regali in un sol colpo (traduzioni e questa tua) sono ‘tanta roba’!
      visto che ho inviato le mie mescolando vecchio e nuovo, voglio contraccambiare a questi doni con delle mie che invece dichiaro sono vecchissime, ero quasi un ragazzino, certamente fra le prime, anche se la cronologia esatta l’ho persa nel mio alzheimer!
      Come detto sopra, non butto via nulla e mi piace ogni tanto raccontarmi la mia storia.
      ciao e grazie ancora.

      **
      La timidezza del mare;
      arrogante, irascibile,
      bonario con i giochi dei bimbi
      da abbracciare di piccole onde,
      crudele, indomabile,
      fresco al mattino,
      sereno e stanco la sera,
      tiepido di malinconie di stelle cadenti.

      Per noi
      che ne sentiamo l’odore fra le stanze di casa,
      il mare
      è un solco che ci attraversa,
      è la sicurezza che un padre sa dare
      per il solo fatto di esistere
      forte e sicuro.

      Un padre invadente come Dio,
      ma come Dio, Dio del perdono.

      **

      Alfabeto Mozart
      (dal Divertimento al Requiem)

      Andavi
      Barcollando
      Con
      Dissoluta
      Eleganza
      Fra
      Gnomi.
      Hai
      Imparato
      La
      Morte,
      Nascondendo
      Occhi
      Pallidi,
      Quando
      Risorgevi
      Sulla
      Terra
      Unica
      Verde
      Zolla.

      **

      – Dov’è l’arte
      Rivoluzionaria e scandalosa
      Che t’inorridì?
      – Di là, nel salotto buono

      **

      -Bestemmia-

      Già bambino
      con le tasche piene di rancori
      e le mie poche unghie
      ho graffiato dio.

  25. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28049
    Ok!baby!
    Potreste citofonare
    a Donatella Costantina e dirle
    che sono d’accordo con lei, qualsiasi sia l’argomento.
    Approfitto per salutare Lucio Mayor Tosi, anche lui forte! Pur slanciandomi dal pianerottolo
    non riesco a salutarlo.
    P.s. sono a piano terra, tranquilli.

    Grazie Ombra.per tutti Strada, il.poeta Strada.

  26. Giorgio Linguaglossa 27 luglio 2017

    La Vostra generazione sfortunata
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28058
    Cara generazione sfortunata dei poetini di vent’anni,
    di trent’anni, di quarant’anni e di cinquant’anni…
    Vi scrivo questa lettera.

    Guardatevi allo specchio: siete tutti invecchiati, brutti, vi credevate
    giovani e invece siete diventati vecchi, conformisti, ologrammati, sfigati, banali, balneari…
    Che tristezza vedo nelle vostre facce, che ambiguità, che feroce vanità, che feroce mediocrità:
    CL, PD, PDL 5Stelle, Casa Pound, destra, sinistra, immigrati, emigrati referenziati con laurea, senza laurea, con diplomi raccattati, rattoppati…
    infilati nel Sole 24 ore, settore cultura, nella Stampa a scrivere le schedine editoriali degli amici, nelle case editrici che non contano più nulla,
    siete sordidi, stolidi, non ve ne accorgete? Guardatevi allo specchio! Siete dei Buffoni!

    Che tristezza vedere questa italia defraudata, derubata, ex cattocomunista…
    Voi, Voi, Voi soltanto siete responsabili della vostra inaffondabile mediocrità,
    e non chiamate in causa la circostanza della mediocrità altrui, della medietà generalizzata,
    la responsabilità è personale ai sensi del codice penale e del codice civile…
    Voi, unicamente Voi siete i responsabili della vostra insipienza e goffaggine intellettuale…

    Che tristezza: non avete niente da dire, niente da fare, disoccupati dello spirito e disoccupati della stagnazione universale permanente che vi ha ridotto a mostri di banalità con i vostri pensierini paludosi e vanitosi alla ricerca di un grammo di visibilità nei network, nei social, con il vostro sito di leccaculi e di paraculi, svenduti senza compratori…

    Che tristezza vedervi tutti abbottonati, educati e impresentabili in fila dinanzi agli uffici stampa degli editori a maggior diffusione nazionale!
    Che tristezza nazionale!

    Caro Pier Paolo, quel giorno di novembre del 1975 io ero a Roma scendevo alla fermata del bus 36 (catacombe di Sant’Agnese) per andare a via Lanciani al negozio di scarpe di mio padre quando seppi del tuo assassinio…

    Capii allora che un mondo si era definitivamente chiuso, che sarebbero arrivati i corvi e i leccapiedi e i leccaculo, i mediocri, i portaborse…

    Lo capii allora scendendo dal bus la mattina, erano le ore 8 del mattino o giù di lì, e capii che era finita per la mia generazione e per quelle a venire…
    Lo ricordo ancora adesso. È un lampo di ricordo.

    • Caro Giorgio,
      probabilmente io appartengo alla schiera di fortunati che hanno fatto sfortuna della loro fortuna, non so e non so quanto ognuno possa dire di sé. Ricordo molti anni fa, mio figlio era ancora un liceale, anzi un ginnasiale per l’esattezza, e mi trovai a casa di una sua compagna di classe. Conoscevamo i genitori, ma solo superficialmente. Eravamo per la prima volta in quella casa e, come s’usa, ce la fecero vedere tutta. Arrivati alla cameretta della figlia notai sul suo letto un manifesto del Che.
      Nulla di strano, eppure ne rimasi impressionato. Quel manifesto la ragazza l’aveva ereditato dalla madre. Erano ancora ben visibili i segni dello scotch con il quale la madre l’aveva appeso alla parete di camera sua. Ora stava sul letto della figlia.
      Eroi, rivoluzioni e sogni li hanno ereditati e, per quanto i nostri errori siano stati enormi, per loro tutto è nato ‘malato’.
      Nonostante questo, per la mia conoscenza dei giovani, trovo che in molti, se pur di minoranza, abbiano alla fine trovato una strada personale. Ma del resto non è sempre stata una minoranza quella che…
      Magari sto un po’ fuori tema, ma il tuo scritto mi ha suscitato questo ricordo.

  27. loredana tomei

    Del Nero= 3000 poesie ?! – dunque un grafomane, un pennivendolo, nulla di più!
    (80 risposte: non ne meritava nemmeno una!

    • Grafomane è evidente, mediocre lo accetto, accetto incompetente e molto di peggio. Pennivendolo credo abbia un altro significato che qualifica chi ne fa uso a sproposito.

    • Guido Galdini

      Gentile Loredana
      non per fare confronti, nè per prendere le difese di nessuno, ma solo per obiettività: il numero di poesie scritte non mi pare che (de)qualifichi automaticamente un poeta.
      Emily Dickinson ne ha scritte 1775.
      Cordialità

      • considerando che solo negli ultimi anni ho preso questa abitudine di scrivere in forma di diario e considerando la mia età e quella di Emily, credo avrebbe certamente potuto superarmi, anzi a parità di anni credo l’abbia fatto.

  28. Cioé un po’ più della metà, evidentemente aveva meno ispirazioni di Del Nero, con il quale la Musa è stata particolarmente generosa. Complimenti e auguri di scriverne almeno 10.000!

  29. Un bonario chiarimento:

    non fa demerito ma suscita sospetto…

    • Guido Galdini

      Questo certo ci sta, ci mancherebbe.
      Mi pare comunque un’idea di poesia intesa come diario quotidiano, non lontano dall’approccio giapponese dell’haiku. Ho un ricordo che potrebbe essere del tutto errato (mi corregga) ma Basho, Buson, … ne hanno scritti migliaia.
      Alla prossima

  30. Il problema secondo me risiede nel voler scrivere tutto quello che viene in mente, appunto come se si trattasse di un diario, credendo che sia degno di essere chiamato poesia, senza scartare niente. L’haiku è poesia in miniatura, è l’essenza della poesia giapponese. Deve suscitare sentimenti, non pensieri concreti, insomma non ha niente a che fare col diario. Ad esempio:

    Un fiore è caduto
    è tornato sul ramo?
    Era una farfalla.
    (Moritake)

    Un grillo
    suona
    nella manica di uno spauracchio.
    (Dama Shigetsu)

    Mezzogiorno
    ascolto il silenzio
    con le cicale.
    (Buson)

    La traduzione non rispetta la metrica dell’haiku.

    • Salvatore Martino

      Purtoppo carissimo Statuti in Italia tutti si affannano a scrivere hayku senza consiserare che la lingua lgiapponese presuppone gli ideigrammi, impossibile da rriprodurre nei nostri linguaggi.da ciò la mia diffidenza verso tutti quei poeti che s’incamminano su questa strada, immaginando, temo, che sia una strada di facilità.

  31. Mi correggo:

    Mezzogiorno
    ascolto il silenzio in un ontano
    con le cicale

  32. Ricordo di aver letto simili cosette nell’abecedario delle elementary.
    Non mi pare sia una esperienza nuova.
    Infatti, all’autore auguro che l’Einaudi la Garzanti e la Mondadori degli ultimi anni si sbrighino a prendersi per il collo. .

  33. Se questo può consolare, non ho mai scritto nulla che avesse a che fare con la cultura giapponese e, rispondendo ad altri, l’invidia non mi appartiene, semmai talvolta ne sono oggetto.
    Sul mio modo di scrivere “poesia in forma di diario”, credo che ci sia ancora una certa libertà, non sapevo di dover chiedere permessi (sic!), ho iniziato questa cosa nel 2014 ed intensificata quest’anno. Vorrebbe essere un diario interiore fatto di ricordi, emozioni, sensazioni, pensieri. A me piace scriverlo e piace rileggerlo quando è passato del tempo. Non ho mai scritto da nessuna parte, né detto ed infine pensato di essere un poeta da premio nobel. Qualcuno apprezza ed altri decisamente no. Più spesso credo ci sia indifferenza, ma questo vale anche per i premi nobel.
    Noto però che in questo ‘club’ si può sparare al piccione, ma se non si riesce a colpirlo si dà la colpa al piccione che si è inopportunamente mosso. Pare che io sia un piccione insubordinato. Pazienza.
    Probabilmente toglierò il disturbo non appena questa intifada di alcuni si sarà placata, non perché non accetti le critiche, ma perché a me pare che ad un lettore neutrale saranno abbastanza chiari i toni. Qualcuno si è sentito offeso, ma non ritiene di aver mai fatto altrettanto. Buon per lui. Personalmente credo di esser stato pacato finché non sono stato insultato direttamente, ed anche in quel caso penso di aver risposto con una certa ironia. Evidentemente interpretiamo in modo diverso anche questa parola.
    In ogni caso ricorderò con simpatia questa esperienza e di tutto e tutti vi ringrazio. Tutto è sempre utile.
    Il vostro affezionatissimo
    pennivendolo sempliciotto

    • https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28157
      Colgo l’occasione per stigmatizzare il lemma “pennivendolo” rivolto del tutto a torto a Carlo Del Nero.
      Se proprio dobbiamo essere veritieri, Del Nero non si è mai venduto ad alcuno per il semplice fatto che non ha mai pubblicato le sue poesie né in web né su carta e nessuno si è fatto avanti per «comprare» le sue composizioni.
      Conosco invece altri letterati o pseudo letterati che hanno srotolato e srotolano di continuo prefazioni encomiastiche, che srotolano filippiche ridicole in video e in pubblico per auto poeti che pagano simili prestazioni.
      Io ho scritto tante prefazioni, ma nei miei scritti non troverete mai dizioni encomiastiche o laudative, sfido chiunque a cercare nelle prefazioni che ho scritto parole encomiastiche e/o laudative degli autori.
      Permettetemi di dirlo: io non mi sono mai venduto ad alcuno per pochi spiccioli come invece fanno tutti.

      • piccola precisazione. Nel web qualcosa di mio è comparso, anche nella mia pagina Facebook dove ogni tanto inserisco qualcosa fra i vari post di più o meno attualità, ma ovviamente senza alcun riscontro economico.

    • Alfonso Cataldi

      Caro Carlo Del Nero,
      Naturalmente ognuno è libero di fare quello che vuole, ma io ti consiglio di restare a leggere, e volendo, a partecipare. Questo posto, come ovunque sulla rete, è popolato dai caratteri più disparati (diciamo cosi). Va dato merito a Giorgio Linguaglossa di dare voce agli sconosciuti, se ritiene che abbiano qualcosa di interessante, cosa che qualcuno digerisce poco, a prescindere. Se le critiche vengono fatte in modo maleducato, è bene ignorarle, e queste si spegneranno sul nascere. Buona scrittura, lunga, corta, prolissa, come pare a lei.

      • certamente continuerò a leggere, da pochi giorni sono capitato qua e già ho ordinato un nuovo libro che non avevo, proprio stimolato dalla lettura in queste pagine. Dunque continuerò a farlo. Del resto scrivo molte poesie e forse troppe secondo alcuni, ma ne leggo molte e molte di più ed alcune in particolare le rileggo periodicamente, alcune anche da molti anni. Ogni giorno cerco di passare almeno un paio d’ore a leggere nel mio studiolo, mi alzo dalla sedia quando finisce un CD e devo metterne un altro o per fare due passi nella stanza, altro tempo lo dedico alla lettura in rete. Poi vado a gusto personale, perché mi ritengo un ‘utilizzatore finale’ e non certo un uomo di cultura. Le mie lacune sono enormi. Anche nella musica, che pure ho seguito più di ogni altra cosa, vado dai canti gregoriani al ‘700 e ascolto molto del ‘900, sull’800 sono molto più impreparato se escludiamo le cose di vasta diffusione.
        Quindi continuerò a leggere. Sull’intervenire ho più dubbi e probabilmente invece mi tratterrò. Grazie comunque di questo incitamento.
        Riguardo al ‘come ovunque sulla rete’ devo fare probabilmente un mea culpa. Pensavo ingenuamente che un sito come questo fosse esente da certe cose e sbagliavo. Forse dovevo dar retta a De Gregori: i poeti che brutte creature 🙂
        (ehm! si capisce la benevole ironia?)

  34. Sì, si capisce l’ironia, ma mi chiedo quanto durerà ancora questa litania, siamo arrivati a quota 102 commenti, 103 compreso il mio, mentre il più modesto Kutilov ne ha ricevuti solo 19! O tempora…! Vorrei azzardare una ipotesi, forse Loredana Tomei voleva dire “pennaiolo”, nel senso di “vasetto o astuccio portatile dove si tenevano infilate verticalmente le penne d’oca e l’occorrente per scrivere”…di cui il Del Nero sembra abbondantemente fornito.

  35. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/12/05/carlo-del-nero-poesie-inedite-prima-pubblicazione-con-un-commento-di-giorgio-linguaglossa-verso-un-nuovo-paradigma-poetico/comment-page-1/#comment-28171
    Ho turbato l’autore? mi scuso. Avrei dovuto dire che Angiolo Silvio Novaro, autore nell’abecedario (antologia di lettur e) dei primi anni 1930, con le sue brevi poesie mi sta piacvevolmente ancora nella mente. Nonostante piacesse a me ragazzino, non mi travaglio sapendo che non esiste in nessuna antologia del Novecento, in quelle che conosco. Ciò non significa che la fortuna stia assente dal bellissimo cognome Del Nero.

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