Mariella Colonna, Poesia inedita – Sotto il tendone del Teatro di strada – Allegoria della condizione infernale dell’uomo sulla terra… con un Commento di Mariella Colonna e un Appunto di Giorgio Linguaglossa

 

Commedia eroicomica in versi prosastici sulla trama di una [di Giorgio Linguaglossa] poesia.

Siamo in un tendone di un «Teatro di strada» dove si sta allestendo un «Grande spettacolo» dal titolo misterioso: Il bacio è la tomba di Dio,  con la partecipazione del primo attore, Mario Gabriele,  e di il Signor K., Madame Hanska e  Anonymous (creazioni artistiche di Giorgio Linguaglossa), e Miss Evelyn (creazione artistica di Mario Gabriele). E ancora, in prima persona intervengono gli attori: Giorgio Linguaglossa, Gino Rago, Elena, Ecuba di Troia, Odette, (personaggio scaturito dalla fantasia di Mariella Colonna);  e personaggi vari di altre poesie. Dimenticavo, c’è anche «una Galleria con quadri animati»; e un Signor K2, e, infine, addirittura un K3! Sembra un manicomio ambulante! Ci sono delle Signore che litigano tra di loro, si colpiscono con le borsette… E c’è nientemeno Dio che interviene di qua e di là per tentare di comporre gli innumerevoli dissidi che nel frattempo si moltiplicano come funghi. Siamo nel bel mezzo del paradosso e della peritropè (capovolgimento), di una realtà surrazionale, al di là del reale e del non reale: siamo nel multireale multiprospettico proprio della dimensione psichica, nella dimensione della «nuova ontologia estetica».

Oserei dire, con Andrea Emo, che «nel paradosso è sempre e finalmente l’unica verità; ma nel paradosso, e perciò nella Verità, possiamo soltanto credere. Il linguaggio, il Verbo del Paradosso, è il mito; soltanto il mito sa esprimere il paradosso».1 Infatti, la valorizzazione e la trasmutazione del quotidiano in mito, implica il rivolgimento del linguaggio in linguaggio mitico, come espressione di un «reale» profondamente paradossale e sovra-razionale.

1 Cfr. A. Emo, Il Dio negativo. Scritti teoretici 1925-1981, a cura di Massimo Donà e Romano Gasparotti, Marsilio Editori, Venezia 1989, p. 34

(Giorgio Linguaglossa)

Gif volti

Gif, Roy Lichtenstein

[Interpretazione del testo e regia di Mariella Colonna.]

Sotto il tendone del Teatro di strada, aperto a nord a sud
ad est e ad ovest, il signor K [personaggio della poesia
di Giorgio Linguaglossa] grida e la voce si diffonde
nelle quattro direzioni dello spazio:

“Venite, venite tutti a vedere
il più grande spettacolo del mondo
dal titolo insuperabile: Il bacio è la tomba di Dio!
Avete mai sentito una cosa del genere??
Vi presento me stesso, il signor Kappa,
il sommo… prestigiatore, il mago portentoso
capace di cambiare i destini degli uomini
e dei popoli!

Alla modesta cifra della vostra anima
(che non vale niente)
posso fare di voi il contrario di quello che siete,
poveri incapaci e depressi abitanti
di questo miserabile pianeta avviati alla catastrofe!
Ascoltatemi dunque!
(si rivolge ai suoi scherani)
“Suvvia, date fiato alle trombe! Inizi lo spettacolo!”

“Un momento…alt!”
“E voi chi siete?”
“Sono il signor K!”
“Ah, questa poi…
il signor K(appa) sono io!”
“Siamo due Signor K, io sono famoso ormai
per essere passato dalle poesie di Mario Gabriele
in quella di Giorgio Linguaglossa intitolata ‘Il corvo entra dalla finestra’…
“per corteggiare una dama, miss. Evelyn…”.

“Ma che state dicendo? Di che diavolo parlate?
Rivolgendosi al pubblico: “Non sa che io
sono tanto più famoso di lui…”
“È la verità. Piuttosto voi…”
“Tacete! Fate un silenzio di pietra quando parlate con me…
State a sentire: vedete quella torre?”
“Sì, la vedo…”
“Ma no, non quella che vedete! Quella che non vedete!”
“Va bene, credo di aver capito.”
“C’è scritta una frase bizzarra.”
“Ma non riesco a leggerla bene. Non ho con me gli occhiali.”
“Vi ho detto che non dovete ‘vederla!’
E neppure leggerla, non avete bisogno degli occhiali,
vi basti immaginare.”
“L’imagination au pouvoir!”
“Così va meglio, però.
Prima di tutto ditemi perché avete interrotto l’inizio
dello spettacolo?”
“Volevo che lei, signor Kappa,
ci spiegasse il senso di tutto questo baccano…”
“Questo mai, se lo facessi, addio suspence…
c’è un incredibile evento che vi inchioderà sulle sedie,
cari signori! Ma adesso
continui lei, signor K2, che dice di essere il mio doppio!
Da quale parte del mondo viene?”

“Vede, signor Kappa, io e lei siamo due personaggi complicati:
io vengo non dalla mia terra, ma da due poesie.
La prima l’ho scritta io che sono un poeta e mi chiamo
Mario Gabriele; nella mia poesia ho creato Evelyn:
lei si è presa una sbandata per me e io per lei.
Ma, per attrarla e farmi desiderare, mi sono recato
con il nome d’arte di Signor K nella poesia-opera d’arte
di Giorgio Linguaglossa!
Una Galleria con quadri animati
che hanno molto movimentato l’Incontro con miss Evelyn.
Quando ho scelto di identificarmi con il signor K,
ero all’oscuro della sua identità, signor Kappa.”
“Lei dunque sa meglio di me chi sono?”
Se è per questo anche lei sa meglio di me
chi sono e chi è il signor K n.3, che poi è il primo!”

“Va bene, allora basta! Non mi confonda le idee
con altre spiegazioni, tenga pure il mio nome,
ma, mi raccomando, coll’aggiunta del 2 , lei è il signor K2!
E sappia che… chi porta il mio nome porta dentro di sé
qualcosa di me”.
“Essere K2 aumenterà il mio fascino agli occhi di Evelyn.
D’altra parte, anche la mia Evelyn è ambigua,
adesso è un’elegante signora Liberty… ma, Gi Elle dice che ha
un passato da megera e prosseneta: si guadagnava da vivere con le carte etc…”.
“Ma sì, la conosco bene anche io, il patto è concluso: vede,
con la musica-luce verde-rossa rivolta ora al suo volto ora al mio…
Diamo inizio allo spettacolo!”

Il pubblico applaude.
“Allora, io chiudo gli occhi “ – dice ispirato K2 –
e guardo con l’immaginazione…
[Prima ondata di poesia!]
La torre invisibile… C’è una grande distesa di neve ghiacciata.
Siberia. Nei pressi del Polo Artico, sorge un’isba.”
“Vada avanti!”
“Ma sì… sulla sedia a dondolo vedo l’amica
Evgenia Arbugaeva… la quale ascolta

“un pianoforte a coda nella neve:
suona Lux aeterna di Ligeti. In alto c’è scritto:
“Hic incipit tragoedia”

Improvvisamente, entrano sulla “scena” Odette ed Evelyn”
Stanno bisticciando. Ognuna di loro
vuole andare subito da Gabriel – K, si tirano i capelli,
si colpiscono con le borsette.

“Ma tu che ci fai qui, Odette?” grida Evelyn
“Sei una traditrice!”
“Sono venuta per avere sue notizie! E portarle a te!”
“Non ci credo!, e la storia del piccione viaggiatore?”
“Non è tornato indietro, perciò sono venuta io”
“SIGNORE! Non vi sembra che sia importuna
questa scenata in pubblico?”,
Kappa è furioso ma
il pubblico protesta contro di lui
“No no, lasciale fare, sono così divertenti!”
Soltanto Gabriel. K2 è in pensoso silenzio.

Una nuova ondata di poesia invade la scena.
Tutto cambia: C’è una gondola vestita a lutto
carica di morti. Prima che affondi nel Canal Grande
una donna, l’unica viva, fa segnali disperati, grida: “aiuto!”
La salvano gli aiutanti del Signor Kappa. È bella,
ha uno splendido vestito di damasco rosso.

Gif Shady Obese Albino-small

“Ah, grazie, grazie! Sono fuggita da una poesia di Tranströmer
Per divagarmi un po’,
lui è così colto, ma così serio! È tanto
che volevo conoscere Venezia, però… che tristezza!
ho trovato come taxi una barca piena di morti.
“Non sono soltanto morti, sono morti-vivi, morti dentro
e da se stessi destinati all’estinzione…”
“Che orrore! Per fortuna voi mi avete salvato! Adesso, per favore
Indicatemi come posso arrivare a quel palazzo
… quello laggiù, guardate, “tre finestre,
due lesene bianche, due leoni all’ingresso…”

“Come vi chiamate?” dice il signor Kappa.
“Sono Madame Hanska”
“Madame Hanska, ad una donna bella come voi
dedicherò una delle mie magie più applaudite:
vi farò attraversare il canale camminando sulle acque…”
“Davvero, non andrò a fondo?”
“Solo se farete come San Pietro”
“Suvvia, abbiate fede, andate!”
Madame Hanska, come in trance, cammina sulle acque.
Entra nella porta dei due leoni e…
Meraviglia!

Nell’atrio ci sono i poeti Giorgio Linguaglossa e Gino Rago,
accompagnati dalla bellissima Elena,
a cui i secoli non hanno sottratto la splendida giovinezza
e la dignitosa e statuaria Ecuba, regina di Troia
vestita d’una tunica bianca con in mano le insegne regali
salvate dall’incendio.
Poco dopo, da una delle finestre,
si vede Madame Hanska che si avvia al boudoir
dove comincia a spogliarsi lentamente.
Il signor Kappa la guarda e se la ride.

“Ma come? Il signor Kappa non era sotto il tendone
a fare teatro con poeti e personaggi delle poesie?”
“Sì sì, caro Anonymous interlocutore, ora torniamo
al Teatro tenda” dove il signor Kappa,
per sbalordire gli uditori, asserisce ovvietà
su un tavolo (invisibile) che cammina e non cammina
perché – dice – la contraddittorietà non può violare
il principio di non contraddizione.

[Nessuno capisce, tutti applaudono.]

Il signor Kappa ormai non si rivolge più
al signor K2 che, per il momento, è scomparso,
ma si rivolge al pubblico e cerca di terrorizzarlo
facendo apparire: un-due-tre la scena della Peste,
dominata dalla Signora Morte, che uccide con la falce
tagliando teste a destra e a manca. E ride.

Un tipo in prima fila: “Perché queste immagini raccapriccianti?”
“Domanda inutile: siamo nell’oltretomba, caro signore!”
È scritto sulla locandina. Come, lei non sa leggere?
Ma non si preoccupi, anche lì ci si diverte…
E poi c’è un gran colpo di scena che vi farà morire dal ridere!”

Qui a Venezia c’è di tutto: laggiù, un gondoliere che canta
e poi lassù gridano gli uccelli e brindano le stelle…
che cosa può volere di più da uno spettacolo? Qui c’è il pianto
ma anche il sorriso… perfino la Morte ride!
E dia un’occhiata alla taverne, dove c’è gente che brinda
nientemeno che… alla F E L I C I T À!
E guardi il bacio che si danno gli ospiti di Madame Hanska!
Mi deve credere… Il bacio è la tomba di Dio!
Ma che succede laggiù? C’è un gran movimento di persone.
Arriva di corsa Odette.
Mi sono persa in mezzo alla folla:
la polizia ha dovuto intervenire perché una grande attrice
chiamata Elena, è stata assalita dai suoi fan.
Anche un’anziana signora vestita di Bianco
Ha cercato rifugio in un motoscafo taxi
accompagnata da un famoso poeta coronato di alloro,
mentre un altro poeta famoso scortava la giovane bionda Elena.

Lei ha gridato:
“Andiamo via! Non vorrei scatenare un’altra guerra
Dopo trentadue secoli!
L’allegoria della condizione infernale dell’uomo sulla terra
culmina con l’APPARIZIONE di DIO.
“E adesso divertitevi, guardate come s’è ridotto DIO,
l’IMMENSO, L’ONNIPOTENTE!”

Bussa alla porta ed entra… Dio vestito di poveri panni, dice:

“Signori, se avete bisogno
Posso aggiustare i rubinetti,
sistemare la lavastoviglie, riparare il frigorifero,
darvi l’indirizzo di una casa di appuntamenti,
e, perché no?, anche dei numeri per il lotto…”

A questo punto, come una furia, torna in scena
Evelyn. Si fa coraggio e grida al pubblico:
“C’è poco da ridere! Ascoltatemi tutti!
Costui che si dichiara Dio è il signor Kappa…
Il signor Kappa, l’imbonitore,
è il più grande falsario a livello mondiale
l’essere metafisico più spregevole!
È… il demonio in persona e vuole screditare
Dio ai vostri occhi!
Non dovete credere alle sue parole!

Evelyn, con un balzo,
strappa la maschera a “Dio”… E appare
la faccia del signor Kappa.

Voci dal pubblico:
“Era impossibile che Dio si fosse ridotto così.
Morte all’eterno ingannatore! Al falsario che vuole il nostro male!”
“Calma, questa donna non è vera, è il personaggio di una poesia,
è un’invenzione! Credete a me:
IO SONO DIO!!!” Strepita Kappa, ma…

Entra in scena il signor Gabriel K2: “Anche tu, Kappa,
sei il personaggio di una poesia di Gi. Elle.,
confessa! E poi sappiamo bene che hai sempre ambito essere Dio:
MA NON LO SEI!
La mia Evelyn non sa mentire. Vattene, allontanati da qui!!!
Guarda: perfino le sirene si sono accorte
che la tua vittoria, la vittoria del Male…
È una menzogna!!!”.

La sirena canta: “Non c’è più lutto tra i morti.”
“Non c’è più lutto tra i morti.”

E sai perché? Perché i morti, adesso che tu sei stato smascherato,
sono vivi e festeggiano! È sparita anche la nostra nemica con la falce!

Intanto, Kappa scompare fiammeggiante di rabbia
in una nuvola di fumo.

Aggiunta provvisoria di Mariella Colonna:

Si vede tornare, in senso contrario rispetto alla apparizione precedente,
la gondola riemersa, non più vestita a lutto, con i vivi che prima erano morti,
che cantano allegramente:

“Non c’è più lutto tra i morti”
“Non c’è più lutto tra i morti”
“Perché ora sono tutti vivi!”.

gif pop art glass

Commento di Mariella Colonna

Entrare nella poesia di Linguaglossa ed afferrarne il messaggio è stata per me una tra le più coinvolgenti avventure esegetiche di questi ultimi anni: il tema non era dei più facili. Avevo già commentato una interessante poesia inedita dell’autore dal titolo: “La notte è la tomba di Dio”, molto suggestiva per il tema trattato e le immagini addirittura più inedite della stessa poesia, ma non così “difficili” da interpretare, quanto le sequenze de “Il Bacio è la tomba di Dio”. Mi domandavo se sarei stata capace di far interagire i personaggi, immersi in una situazione drammatica, come sospesi tra il fisico e il metafisico, tra realtà e surrealtà: soprattutto tra l’angoscia palpabile della morte e l’irrefrenabile istinto vitale, tra la disperazione del nulla e la felicità che l’uomo, pur immerso in una situazione umana molto vicina alla morte, non riesce a sottrarre al proprio desiderio.

E così, nella poesia dall’insensata scritta sull’ingresso della “torre del faro” si passa in una Siberia avvolta nel bianco accecante della neve: bianco il cielo e la terra e, nell’isba, ad osservare il paesaggio sulla sedia a dondolo, la grande fotografa Evgenia Arbugaeva. Un pianoforte a coda nella neve, la musica “incontraddittoria” Lux aeterna di Ligeti si solleva dalla neve eterna, diventa luce. La luce dell’anima si genera dalla luce della neve eterna, questo mix di bianchi tra neve e luce ci richiama alla trasparenza dell’Essere in cui la luce è misura e sostanza di tutte le cose. Ecco l’imprevedibile: dalla visione quasi metafisica e luminosa del paesaggio si passa di colpo ad un’atmosfera cupa, da incubo: formidabile colpo d’accetta che crea sconcerto… la gondola della Morte sembra affondare, perdersi nei flutti picei. Ma… alla fine, ci sarà una nuova svolta, una sorpresa anche per l’autore della poesia.

Dopo l’apparizione e scomparsa della barca dei morti, si solleva un vento che sembra nato apposta per sfogliare lo spartito aperto sul leggio nell’appartamento di Anonymous sul Canal Regio.

Madame Hanska, personaggio femminile di Giorgio Linguaglossa, entra nel testo sopra la lugubre gondola dei morti (che, io credo, per il poeta siano in realtà gli uomini del nostro tempo, accecati dal mito del denaro e del potere), dicevo che M.me Hanska non si lascia deprimere, anzi, invitata dal misterioso ed equivoco signor Kappa, attraversa il canale camminando sulle acque ed entra nel lussuoso palazzo, reso solenne dalla presenza di due leoni con le «mandibole spalancate», alla destra e sulla sinistra del portone d’ingresso. La rappresentazione del contesto e dell’ambiente ha senz’altro un significato allegorico e simbolico: per esempio i due leoni sono simbolo della ferocia del potere (e forse anche di forza e di bellezza).

Il signor Kappa asserisce, riferendosi all’eminente scienziato Signor Cogito, che i paradossi e le contraddizioni esistono nell’ambito del suo pensiero e tra i pensieri presenti e quelli passati, ma che i termini che si contrappongono sono ambedue validi perché il principio di “non contraddizione” non può essere violato. Tutto è morte, anche le parole che stiamo usando sono portate via dal vento: è il preludio di un’ulteriore cupo affondo sulla presenza della «Peste» e della Morte necrofila che ride sterminando le persone con la falce. Ma da quest’atmosfera da oltretomba si liberano nuovi accenti di poesia e di vita: il gondoliere scivola sulle acque lucide… cantando e, per completare il quadro, un verso che “buca la pagina”.

lassù, in alto, strillano gli uccelli e brindano le stelle:

Il paradossale Linguaglossa riesce a cavar fuori la poesia da parole che getta come semi nella terra del linguaggio attuale, arida e torturata dall’incuria; eppure i semi germogliano: talvolta fa cadere in alto mare, all’improvviso, manciate di ciottoli misti a pietre preziose, eppure, in trasparenza riusciamo a leggere i pensieri, le immagini che vi si nascondono. Comunque, Giorgio Linguaglossa non può essere letto “alla lettera”. Tutto quello che dice è studiato con l’attenzione di un entomologo e collocato al punto giusto del mosaico.

Sappiamo che uno dei punti fermi su cui si basa il suo pensiero è che la poesia deve esprimere, spietatamente, lo stato in cui versano la società e l’individuo del tempo di cui si rende interprete. Questo spiega lo sconcerto e il senso di morte in cui mette radici questa sua poesia, anche se, dalle stesse premesse catastrofiche già spuntano i teneri germogli del “nuovissimo” nel “nuovo”.

I fantasmi di Wagner e Liszt, più vivi che mai, giocano a dadi in un bar, Tiziano «beve un’ombra» con la modella dell’Amor sacro e Amor profano.

«I clienti della “Locanda del buio”»  brindano addirittura alla felicità!  

In questa prospettiva di nascita da ciò che è stato creato poetica-mente ho voluto suscitare un “colpo di scena dal colpo di scena”: l’assurda presenza di Dio nel Teatro dell’assurdo. Il mio altrettanto stravagante commento nasce con una lunga poesiainprosa che s’intreccia a quella di Giorgio Linguaglossa per terminare in prosa con parole semplici, in omaggio alla chiarezza: nella lotta tra il Bene e il Male c’è sempre la speranza che vinca il Bene.

Gif pop art

Gif, volto di Twiggy, modella anni sessanta

Tre poesie di Mariella Colonna, gli antefatti della Commedia eroicomica

Quando Evelyn fuggì

dalla poesia di Mario Gabriele
il mare si agitò con onde fino a tre metri
vento e tempesta, ci furono terremoti
in varie parti della terra. Uno sconvolgimento
apocalittico mai avvenuto prima.
Poi tornò la calma e scese la notte,
ma soltanto perché la giovane donna Liberty
confessò ad Odette che la sua era una fuga d’amore.
Odette allora la fece entrare dalla “finestra del corvo”.

“Peccato, stavi così bene nella poesia di Mario!
Una vera signora del Destino. Sembravi felice…
Raccontami tutto.” “Adesso no, aspetta”
disse l’evanescente “sono troppo scossa.
Cerca di capire. Mi sentivo così sola”
la voce di Evelyn scorre lieve come un ruscello
“e poi amo questa casa con la galleria di quadri
…e poi” -la voce si fa profonda- “Il Signor K
mi fa impazzire” “Vieni, Evelyn, andiamo in galleria”
Incontrano il Signor K. Evelyn si appoggia al tavolo
si sente svenire: “Guardate il mare” grida “esce
dalla cornice del quadro!” il mare sta per travolgerla.
Il Signor K, il volto coperto da una maschera da Signor K,
accorre, la difende con il proprio corpo…il mare esce
dalla finestra, rumoreggiando. Scena di pura follia surreale
come in un quadro di Magritte, anche perché,
d’un tratto, è il sole a schizzare fuori dal quadro:
una palla di fuoco, che il Signor K non può trattenere,
a sua volta esce dalla finestra a velocità inimmaginabile
e si colloca al giusto punto del cielo: la notte diventa giorno
e fuori splende blu-cobalto il mare.

Entra in scena Lucio Mayoor. Odette dice,
ancora un po’ sconvolta: “Salutiamo l’autore
dei quadri viventi!”
“Veramente io vengo qui in qualità di poeta!”
“Ma come, Lucio” esclama Odette “non siete voi
l’autore di questo quadro?” “No cara Odette,
è Giorgio Linguaglossa!” “Il poeta?”
“E critico, sì proprio lui.” “Ma è anche l’autore
della poesia in cui ci troviamo?” “Più precisamente
della poesia nella poesia! sì, è proprio lui.”

Evelyn (tra sé). Che ci sto a fare io, qui? Il Signor K
non ha alcun interesse per me!
“Sbagliato! Io sono qui per voi. Evelyn.
“Come avete fatto a leggere nei miei pensieri?”
“Mia cara, qui tutto è possibile!”
I due si baciano e volano via dalla finestra
tenendosi per mano, come gli Innamorati di Chagall.
“Evelyn…che c’è? Mi sembri turbata. Non sei felice?”
“Vede, Signor K, lei mi piace molto ma…” “E allora, parla
Dimmi tutto..” “insomma, io, in realtà, io non la conosco,
non so chi è lei!”
Il Signor K si toglie la maschera da Signor K…
“E invece mi conosci! Sono Mario Gabriele,
colui che ti ha dato un nome!”
Mario Gabriele cerca di sostenere Evelyn
che svolazza verso il basso, scossa dalla rivelazione.

Alla fine caddero in mare. Quel mare che era fuggito
dal quadro di Giorgio Linguaglossa: tornò nella cornice
insieme a loro. E così fu ristabilito
l’ordine cosmolinguistico. Soltanto il sole
non volle tornare indietro, disse che di mari ce n’erano tanti
di soli uno (solo) e restò inchiodato in cielo
nella sua posizione di sempre.

Gif trans

[Tutto questo avvenne nella poesia di Mariella Colonna ispirata a poeti, personaggi e “cose” della storica NOE.]

Evelyn e il signor K si amano,

lui dice di non essere Mario Gabriele,
ma il suo doppio in poesia.
Nessuno però gli crede.
La verità? Non vuole che si sappia
che è innamorato. “L’amore? Pura follia
roba da ragazzine di 15 anni”

Intanto qualcuno ha visto
che i due si guardano intensamente
da poesia a poesia.
C’è una finestra aperta
nei versi dove è stato invitato il signor K
dall’amico poeta Gi. Elle.
Da lì egli guarda con ansia
La propria poesia dove abita Evelyn.

Ma il mistero è questo:
perché il signor K (Mario G.?)
preferisce guardare l’incantevole Evelyn
dalla poesia dell’amico Gi. Elle.?
Forse è un trucco per non farsi riconoscere.
O forse un artificio sottile
per attirare Evelyn nella rete amorosa?

Lei si è vestita di luminoso color perla.
Si è messa una rosa tra i capelli.
Così anche la poesia ora è più bella.

Ma dove si incontreranno
i due teneri amanti?
In una poesia tutta nuova
o in un frammento
scritti per l’occasione
dal grande poeta signor K
o dall’amico Gi. Elle.
che amorevolmente lo ospita?
Oppure a metà strada, in un luogo impoetico?
Può darsi, ahimè, che non si incontrino mai
e che continuino ad amarsi per sempre da lontano.

Ma no!… Proprio adesso Evelyn è riuscita
A gettare la rosa nei versi di Gi. Elle.
e il signor K l’ha raccolta!
Ora K le scrive un biglietto.

Dove, dove trascinerai, Amore,
Evelyn e K che hai ferito
con la tua freccia infallibile?

Gif che ruota

Gabriel da ieri è a Parigi,

alla Sorbonne per un ciclo di conferenze
dibattito sulla Nouvelle Ontologie Esthétique.
Evelyn lo aspetta nella sua poesia.
Adesso tutti sanno che la giovane donna
è segretamente innamorata del poeta
che ha fatto di lei un personaggio
misterioso e seduttivo,
estremamente sexy nella sua riservatezza.
Ella si compiace che i critici
Parlino del suo fascino nei loro scritti,
ma ora rifiuta di abbandonare
la poesia di Gabriel per entrare da sola
in quelle dei poeti che la invitano
e la corteggiano.

È folle di gelosia: teme rivali,
personaggi femminili come Dafne,
la bellissima, scolpita da Bernini
o quella, non trasformata in albero
nella poesia di Emme.Ci.
dove vivo anche io, Odette, la sua migliore amica.
Si è confidata e mi chiede se posso
aiutarla a recapitare una sua poesia all’amato.
Anzi chiede che scriva io la poesia
perché, dice, sono più brava di lei.
In cambio mi svelerà il segreto delle carte
e sulla mano sinistra leggerà il mio destino.
Ho deciso di accontentarla e scrivo:

“Ti sono grata, Maestro, a te devo la vita,
a te penso nella danza delle tue parole,
ma vorrei che la tua penna più a lungo
si fermasse a tratteggiare le mie movenze,
che seguisse il profilo delle braccia
la curva dei seni e quella delle labbra
la delicatezza dei fiori nella mia stanza.
Mio gentile poeta non puoi, dopo avermi creato
e amato, dopo i voli che abbiamo fatto insieme,
lasciarmi così. Torna e portami con te,
au jardin de la Ville, offrimi un gelato, un Campari
al Caffè delle Arti e poi…” Questo ho scritto.

Il piccione viaggiatore è partito da giorni,
ma ancora Mario Gabriel non ha risposto.
Eveyn è malinconica, non mangia, non sorride più.
C’è stata una grande pioggia, il cielo è grigio,
la città, prima silenziosa, ora comincia ad esprimersi
con le “parole quotidiane”: le auto che passano
sulla strada n. 48, i cani abbandonati in casa
che abbaiano tristemente. Evelyn attende,
sempre al suo posto, nella poesia di Mario Gabriel:
ancora spera, l’illusa, che Gabriel risponda.
Non sa di non essere in grado di capire
chi le risponderà: il poeta oppure io…Odette
che, nel frattempo, scrivendo e parlando con lei,
mi sono invaghita dello stesso poeta.
E cosa le scriverò, io,
fingendo di essere Gabriel?

Ah, je ne sais, je ne sais pas!

Onto Colonna_1Mariella Colonna.  Sperimentate le forme plastiche e del colore (pittura, creta, disegno), come scrittrice ha esordito con la raccolta  di poesie Un sasso nell’acqua. Nel 1989 ha vinto il “Premio Italia RAI” con la commedia radiofonica Un contrabbasso in cerca d’amore, musica di Franco Petracchi (con Lucia Poli e Gastone Moschin). Radiodrammi trasmessi da RAI 1: La farfalla azzurra, Quindici parole per un coltello e Il tempo di una stella. Per il IV centenario Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina è stata coautrice del testo teatrale La follia di Giovanni (Premio Nazionale “Teatro Sacro a confronto” a Lucca), realizzato e trasmesso da RAI 3 nel 1986 come inchiesta televisiva (regia di Alfredo di Laura). Coautrice del testo e video Costellazioni, gioco dei racconti infiniti in parole e immagini (Ed.Armando/Ist.Luce) presentato, tra gli altri, da Mauro Laeng e Giampiero Gamaleri a Bologna nella Tavola Rotonda “Un nuova editoria per la civiltà del video” ha pubblicato, nella collana “Città immateriale ”Ed.Marcon, Fuga dal Paradiso. Immagine e comunicazione nella Città del futuro (corredato dalle sequenze dell’omonimo film di E. Pasculli), presentato nel 1991 a Bologna da Cesare Stevan e Sebastiano Maffettone nella tavola rotonda sul tema “Verso la città immateriale: nell’era telematica nuovi scenari per la comunicazione”. Nel 2008 ha pubblicato Guerrigliera del sole nella collana “I libri di Emil”, ediz. Odoya. Nell’ottobre 2010 ha pubblicato, con la casa editrice Albatros Dove Dio ci nasconde.  Nel febbraio 2011 ha pubblicato, presso la casa editrice. Guida di Napoli Due cuori per una Regina / una storia nella Storia, opera scritta insieme al marito Mario Colonna. Un suo racconto intitolato Giallo colore dell’anima è stato pubblicato di recente dall’editore  Giulio Perrone nell’Antologia Ero una crepa nel muro; nel 2013 ha pubblicato L’innocenza del mare, Europa edizioni; nel 2014; Paradiso vuol dire giardino, ed Simple; nel 2016 coautrice con il marito, pubblica Mary Mary, La vita in una favola.

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73 commenti

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73 risposte a “Mariella Colonna, Poesia inedita – Sotto il tendone del Teatro di strada – Allegoria della condizione infernale dell’uomo sulla terra… con un Commento di Mariella Colonna e un Appunto di Giorgio Linguaglossa

  1. Immagino il rossore sulle guance dei presenti e l’imbarazzo. Poi l’inizio di una risata che subito si fa contagiosa.
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24708
    Ora tutti ridono e applaudono. Ma sul mio schermo passano queste parole:

    Evelyn è malinconica, non mangia, non sorride più.
    C’è stata una grande pioggia, il cielo è grigio,
    la città, prima silenziosa, ora comincia ad esprimersi
    con le “parole quotidiane”: le auto che passano
    sulla strada n. 48, i cani abbandonati in casa
    che abbaiano tristemente. Evelyn attende,
    sempre al suo posto, nella poesia di Mario Gabriel

  2. londadeltempo

    Gabriele Carissimo, con la tua nota sobrietà di parole hai fatto un grande elogio al lavoro che oggi abbiamo presentato e ti ringrazio perché è inutile scrivere se poi nessuno apprezza e legge con piacere quallo che si scrive in queste pagine. Vorrei spiegarti con parole altrettanto chiare rispetto alle tue che cosa ha messo in moto questa gazzarra creativa in cui, però, grazie ad alcuni personaggi e battute e idee complementari nate dal testo di Giorgio, acquista infine quel collegamento tra contenente e contenuto che Giorgio ha auspicato, come sviluppo della Nuova poesia che non può esimersi dal toccare i drammatici temi dell’oggi, in una società frantumata e, sotto alcuni aspetti, infernale. Non possiamo parlare soltanto del cielo e della primavera in versi armoniosi mentre tutto intorno ci cade addosso e la minaccia di un’Apocalisse nucleare è alle porte. Nonostante ciò i poeti devono conservare il loro spazio protetto e segreto di lavoro: e per me la NOE, con tutte le difficoltà che ieri (estremamente ieri) affrontò Noè e oggi avete affrontato e continuate a farlo voi Maestri, è “il luogo” di rifugio, il giardino segreto dove mi raccolgo per mettere insieme le esperienze e creare.. Non per fuggire dal reale, ma per mobilitarmi, cone membro della NOE, in una battaglia in cui credo. Nella NOE MI SONO SUBITO SENTITA NELL’ANGOLO PROTETTO DELLA “CASA COMUNE” dove si medita, si recupera se stessi, e infine ci si prepara alla battaglia con la penna e il p.c.
    Mario, la tua Evelyn ormai vive nel mio immaginario e mi dà anche consigli sulle drammatizzazioni. ha voluto essere lei a smascherare il demonio per difendere Dio e tete, prima di quella serata ignaro dell’identità diabolica del signor K.
    Grazie per a tua attenzione e per aver creato personaggi così affascinanti.

    Nariella

  3. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24720
    Nella prassi poetica di Mariella Colonna c’è un «senso radicalmente contraddittorio e nullificante del ‘dialettico’» (Andrea Emo), che naufraga inesorabilmente nel paradosso e nell’assenza di senso. Paradosso che mostra, in tutta la sua insolubilità, la radicale nullità della realtà e, forse, dello stesso Assoluto, perché la realtà «non è che il risultato dell’autonegarsi dell’Assoluto» (sempre Andrea Emo); il quale, poi, a considerarlo più profondamente, si scopre anch’esso come un auto-negarsi nel suo stesso porsi, e come un porsi nel suo stesso negarsi.
    La peritropè (il capovolgimento) è la procedura ordinaria per incorporare il paradosso nella scrittura poetica che definirei come una anti-allegoria…
    Ché già il porsi dell’Assoluto è al di fuori sia del nulla che dell’essere, in una situazione non ontologica…

    • londadeltempo

      Caro Giorgio,
      la tua poesia , per chi osa addentrarsi nel sacro “lucus” delle tue parole, ha il potere di provocare nel mariscosmonauta l’impulso ad osare il tutto per tutto per approfondire il senso e non senso dei tuoi versi: perché adesso che significante e significato, senso e non senso, nulla e tutto, pieno e vuoto, essere e non essere, tempo lineare, circolare e simultaneo sono intimamente uniti e quindi inseparabili…uscire dal labirinto diventa quasi impossibile. Perciò è necessario restare dentro il labirinto delle tue poesie e cercare una via d’uscita senza uscita (o meglio senza uscirne). E’ possibile? Non certo seguendo le strade tradizionali e descrittive della realtà… anche perché la scienza oggi ci dice che quella che noi chiamiamo realtà e riusciamo a misurare in laboratorio è molto diversa dalle molteplici forse infinite dimensioni del reale. Come fare allora? Secondo i tuoi insegnamenti l’unica via d’uscita è restare nel mondo delle parole che ci mette in comunicazione non diretta, ma realizzabile in parte, con l’inconscio e il famoso “fantasma” che sostituisce l'”io”, rinnegato ormai per le sue incontentabili aspirazioni che lo hanno trasformato in odiosissimo “ego” e quindi… distrutto. Senza la lettura delle tue poesie (e dei tuoi commenti) che connettono la realtà con i mondi dell’inconscio… io non sarei mai riuscita a scalare la montagna dove si trova il labirinto: questo “luogo-non luogo” non è come quello che si trova a Creta, a cui si accede con i propri passi e, pur essendo di difficile accesso e perlustrazione, è comunque percorribile. Invece il labirinto in cui dobbiamo lavorare con te è posto in una dimensione che richiede ali per volare e “alchimia” sulle parole e sulla loro “anima” perché sia possibile, evocare, avvicinarsi,almeno un poco, grazie ad analogie e algoritmi e ricerche sequenziali prodotti dalla stessa mente, ai palpiti del suo cuore interno, indecifrabili da lettori che non abbiano la vocazione poetica, o meglio amore appassionato per la Poesia. E, in più, un atteggiamento “scientifico” che non significa freddo e distaccato, ma rigoroso e impegnato in profondità.
      Ennesimo GRAZIE, ANCHE PER LA SORPRESA DELLA POSTAZIONE DI OGGI, per me inimmaginabile.

      Mariella

  4. gino rago

    Elena ed Ecuba,
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24724
    presenti anche loro nel Teatro di strada, ricordano, senza mai parlarne, che per definizione la città antica comincia dalla sua cinta muraria. La quale, ad elevato valore simbolico, distingue il mondo fra nemici e amici separando lo spazio fra un fuori e un dentro le mura.
    La città che propone Mariella Colonna in questo suo originale lavoro è un teatro tenda di strada aperto a nord, a sud, a est, a ovest. Dunque, una città
    postmoderna, anzi postcontemporanea, in cui cade definitivamente la distinzione fra il dentro e il fuori, fra l’amico e il nemico. E per questo in essa può succedere di tutto perché tutti vi diventano protagonisti nei propri atti e nello svolgersi del proprio destino. Questa idea è ben giustificata e ben sorretta da un linguaggio come dice Giorgio Linguaglossa antiallegorico, il più adatto che Mariella Colonna adotta per sostenere il suo progetto.
    Altri validi elementi interpretativi del Teatro di strada di Mariella Colonna
    si ritrovano nitidamente detti negli interventi fin qui letti di Mario Gabriele, di Lucio Mayoor Tosi e dello stesso Giorgio Linguaglossa.
    Oserei dire anche che questo nuovo filone della ricerca colonniana derivi
    dall’ormai noto Spazio Espressivo Integrale che se ben funziona sul piano
    ermeneutico, funziona altresì bene sul piano dell’osare linguistico-tematico con cui si è cimentata Mariella Colonna in questa prova.

    Gino Rago

    • londadeltempo

      Molto profonda, caro Gino,
      https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24726
      la distinzione che tu fai tra la “città antica”, che divide amici da nemici con la sua cinta muraria, e la mia collocazione del
      Teatro -tenda aperto a tutte le direzioni dello spazio. (per non parlare del Tempo:Elena ed Ecuba in contemporanea!) Ecco le tue parole:
      “…Dunque, una città postmoderna, anzi postcontemporanea, in cui cade definitivamente la distinzione fra il dentro e il fuori, fra l’amico e il nemico. E per questo in essa può succedere di tutto perché tutti vi diventano protagonisti nei propri atti e nello svolgersi del proprio destino. Questa idea è ben giustificata e ben sorretta da un linguaggio come dice Giorgio Linguaglossa antiallegorico, il più adatto che Mariella Colonna adotta per sostenere il suo progetto.” Devo questo , che i miei Maestri e amici considerano una “tappa” importante per chi, come me, lavora sulle parole, ai poeti che mi hanno aiutato ad ambientarmi, in prima linea Giorgio Linguaglossa, quando, poco più di un anno fa, sconosciuta a tutti nell’ambiente, sono saltata sulla Scialuppa di Pegaso perché mi piacciono i cavalli sia reali che mitologici e mi piaceva l’idea della “navigazione” in mare, oltre che nello spazio con e verso Pegaso costellazione.
      Gino poi mi ha segnalato per il commento a “La grande casa immersa tra gli aranci” di Giorgio Linguaglossa e anche Mario Gabriele per alcune osservazioni sulle sue poesie. All’inizio non sapevo neppure che cosa fosse la NOE, ERO PROPRIO FUORI DEL CERCHIO MAGICO che non piace a Lucio Mayoor, ma a me sì perché mi fa sentire in sinergia con le poesie ed emozioni più o meno nascoste o presenti come “tracce” da inseguire nelle opere degli altri poeti.
      Grazie, Gino, per quest’interessante lettura che tu fai delle mie poesie, che apre un varco di fronte a me: devo essere all’altezza di superare lo spazio…o comunque il vuoto in cui se ne sta rannicchiato il futuro…spero di farcela!
      Mariella

  5. londadeltempo

    errata corrige (errori da fretta): te, non tete. terzultima riga dal basso

  6. londadeltempo

    Una mattina…

    conobbi le rondini guerriere,
    quelle che attaccano i predatori del nido.
    Il nero e bianco delle penne, divenuto corazza,
    sfrecciava tra gabbiani e corvi
    come saetta di oplite.
    Entrai nella rondine. Le mie braccia
    si trasformarono in ali
    e le ali in frecce di oplite.
    Mi scagliai velocissima contro il gabbiano
    che minacciava il nido. Volò via,
    ma poi tornò combattivo.
    Fu una primavera belligerante: i gabbiani
    erano affamati e violenti,
    io e le rondini ci battemmo da eroi.
    Strana primavera di guerra,
    insieme alle piante e ai fiori spaesati
    che si erano alleati a noi
    mobilitando agavi fichi d’india e cipressi
    contro gli alati oppressori
    che volavano basso per divorare la preda.

    Ma quella volta i nidi e l’ombra dei fiori
    Non furono toccati.
    All’ombra d’un fiore c’era il sogno di Dio
    e nei nidi l’infanzia della primavera.

    II
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24742
    Evelyn ama un fiore.
    E colui che l’ha inventata ama lei. Abitano
    dentro il sogno di un poeta che le pietre le bastonate
    e i colpi di fucile non potranno distruggere.
    Domani è venerdì, ma per Evelyn e il signor K2 è già l’eternità.
    Anche questa volta c’è il Campari rosso,
    ma in tre bicchieri di cristallo.
    Così veniamo a sapere che Evelyn ama anche Gi.Elle.
    e che lui ama lei. Sono in tre. Riflettono in volo le seriche piume.
    Gi.Elle. oggi e domani ha chiamato in aiuto
    le rondini guerriere della montagna sacra
    per distruggere i nuovi perfidi volanti
    che divorano i nidi. E vuole salvare il fiore
    dalla sfera di fuoco.

    Mariella Colonna

  7. puo’ essere benissimo recitata sul palcoscenico di un teatro.

  8. donatellacostantina

    Dedicato a Mariella Colonna…

    Cara Mariella, la tua “Commedia eroicomica” mi ha suggerito una scena dall’Atto II del Don Giovanni di W. Amadeus Mozart.

    Già la mensa è preparata – L’ultima prova – Don Giovanni, a cenar teco

    Buon ascolto!!

    • londadeltempo

      Cara Donatella Costantina, il tuo intervento musicale è indovinatissimo e introduce un commento diverso,una pausa creativa nella sequela dei testi, degli interventi e delle risposte. Grazie, hai scelto con grande eleganza…e poi Mozart è il mio autore preferito!

      Mariella

  9. Heidegger cita direttamente l’ultima frase della lirica Andenken (‘Ricordi’) di Hölderlin:
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24781

    « Was bleibet aber, stiften die Dichter »

    « ma ciò che resta, lo fonda il poeta »

    Per meglio significare questo valore [dell’Essere], Heidegger introduce una modifica grafica al termine Sein che diventa Seyn: all'”essere” (Sein) si aggiunge, nella terminologia heideggeriana, l’Essere (Seyn):

    « Der Dichter ist der Stifter des Seyns »

    « Il poeta è il fondatore dell’Essere »

    • londadeltempo

      E tu, Giorgio, sei d’accordo con Heidegger?? Ti prendi e ci dai una responsabilità che sconfina nel soprannaturale! Faremo del nostro meglio, ma sempre si parva licet….

  10. Scrive Jean-Paul Sartre ne L’etre et le néant:
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24782
    Il nulla, se non è sostenuto dall’essere, svanisce in quanto nulla e noi ricadiamo nell’essere. Il nulla non si può annullare che sulla base dell’essere; se del nulla può essere dato, ciò non avviene né prima né dopo l’essere, né, in senso generale, al di fuori dell’essere, ma nel seno stesso dell’essere, nel suo nocciolo, come un verme.

    La mia critica a questo passo è:

    Ma il nulla non è affatto «sostenuto» dall’essere, e quindi quando noi siamo il nulla non può mai «svanire». Non c’è alcun bisogno di «annullare il nulla», perché noi siamo già prodotto del nulla. È come se il nulla annullasse se stesso. Il nulla è qui, in me, è figura dell’essere. E l’essere è qui, con me, è figura del nulla.

    Per cogliere questo nesso in poesia, in arte, dobbiamo adottare e abitare la peritropè, (il capovolgimento) quale categoria essenziale del rivolgimento…

    Il presente lo si trova in quanto non è un dato che si può pesare e misurare ma un «figurare» che si può solo incontrare-abitare. Il presente è un atto il cui fondamento è un abissale autoannullarsi di esso stesso atto, appunto in quanto l’atto non è un dato ma un immediato, appunto in quanto l’immediato è la figura con cui si dà l’atto.

    Scrive Andrea Emo:

    Cosa è la presenza? La presenza è la presenza del togliersi, cioè l’attualità del togliersi. […] La presenza non è un immediato. […] Il negarsi del presente è il suo esser atto, esser in atto, esser presente, attuale […]. Il nulla giustifica, fonda l’originarietà dell’attuale. Appunto perché il nulla è attuale. L’attuale non contiene il nulla staticamente, come un recipiente, ma attualmente, negandosi, togliendosi.1]

    Il presente è il capovolgimento su se stesso dell’istante, questa cosa assurda che è un nulla e non poggia su nulla perché già in sé è nulla, e non ha neanche bisogno di annullarsi… Soltanto il Demiurgo perverso poteva tirare fuori dal cappello a cilindro questa cosa fatta di nulla che è il presente, il quale nella sua profonda essenza è pura illusione… Contrariamente a quanto asserito da Andrea Emo io penso che il presente sia un immediato, giunge immediatamente e immediatamente si dilegua; non ha consistenza. In tal senso esso è reale, anzi, è l’unica modalità in cui può darsi il reale: pura immediatezza e puro sottrarsi…

    1] A. Emo, Il Dio negativo. Scritti teoretici 1925-1981, a cura di Massimo Donà e Romano Gasparotti, Marsilio Editori, Venezia 1989, pp. 12-13

  11. londadeltempo

    Caro Giorgio,
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24786
    trovo molto interessante questo tuo punto di vista sul “presente” che è in piena coerenza con l’integrarsi , la coincidenza degli opposti, il paradosso reale che caratterizza la Nuova Ontologia:
    “Il presente lo si trova in quanto non è un dato che si può pesare e misurare ma un «figurare» che si può solo incontrare-abitare. Il presente è un atto il cui fondamento è un abissale autoannullarsi di esso stesso atto, appunto in quanto l’atto non è un dato ma un immediato, appunto in quanto l’immediato è la figura con cui si dà l’atto.”

    Questo tuo modo estremamente incisivo di “presentare il presente” spiega l’assurdo “reale” che non esistano ne passato (che non è più), né futuro (che ancora non è) e neppure il presente che da futuro diventa passato , in una frazione di tempo senza tempo,. Ma se, come dici tu, il presente è
    “un atto il cui fondamento è un abissale autoannullarsi di esso stesso atto”, l’unico ad esistere, ad esserci se vissuto da dentro, in pienezza, nel suo esserci e non esserci, è il presente.” Bravo Giorgio!: Io non ero mai riuscita a mettere a posto le tessere di questo semplice complesso mosaico. Comunque, nell’ottica della Nuova Ontologia, questa contraddizione non esiste più: perché il tempo è la memoria del vissuto e della storia che noi riviviamo nell’atto di ricreare il mondo attraverso il potere della parola capace di filtrare-assorbire ogni nostra esperienza: e comprende tutti i tempi-memoria atemporale di ogni momento della storia collettiva e del singolo individuo. Ehm…temo di essermi fatta troppo attrarre dalla filosofia, una mia vecchia passione!
    Comunque grazie!
    Mariella

  12. cara Mariella,
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24787
    Il «reale», quello poetato dai poeti della ontologia del novecento, è un concetto destituito di fondamento filosofico, basta prenderne atto. Tutta l’arte e la poesia fondate sul quel concetto, conduce ad un tipo di arte «mimetica». Tutto qui. La questione è liquidata. La nuova arte, la «nuova ontologia estetica», ha dovuto rottamare questa ingenua concezione del «reale», propria del senso comune, e l’ha sostituita con un concetto adeguato alle conoscenze cui è giunta da tempo la filosofia. Bisognava prenderne atto! Però, non è mai troppo tardi…

  13. Esiste un “Io” pubblico, sociale, con il quale bisogna fare i conti; quasi che l’essere abbia una sua reale dimensione, occupi uno spazio, abbia un aspetto e perfino un nome; con un raggio d’azione che va ben oltre la persona. Localizzabile e identificabile. Anche virtualmente.
    Il nulla può solo convivere con questo essere. Ma l’essere può solo arrivare alla morte, mentre il nulla no, perché in quanto nulla non può morire. Se l’essere e il nulla coincidono, allora nemmeno l’essere dovrebbe morire. A meno che non lo si intenda come ente. Ma in quel caso il nostro essere-pubblico avrebbe lo stesso valore di un gioco di scacchi, pure che il gioco si faccia in un postribolo. Questa sembra essere la poesia di Giorgio Linguaglossa. Nichilismo? Sì, ma (spero) in cerca di gioia. Più che di significato. E di “atti” per l’io pubblico.
    La prova dell’illusorietà dell’atto sta nel suo dileguarsi, rapido o lento che sia. Se la realtà sta tutta e solamente nell’essere in atto, e non v’è altro, allora conviene mettersi in cerca della gioia, piuttosto che lagnarsi o bearsi per la scomparsa del regno che sta nei cieli. Ma questa è solo la mia opinione.

  14. londadeltempo

    Caro Lucio,
    sono d’accordo con te: nichilismo in cerca di gioia…ma il discorso più interessante è quello del tempo: c’è solo il “presente”, proprio perché non ci sono -qui oggi- futuro (non è ancora) e passato (che diventa memoria storica individuale e collettiva): il presente è l’attimo impercettibile e reale in cui il futuro diventa passato…ed è profezia di eternità e di gioia. (Eterno presente).
    Certo, anche per quanto riguarda quello che sto dicendo, si tratta soltanto una mia ipotesi.
    La poesia tenta di afferrare il presente e, quando ci riesce, lo rende immune dal nulla e dall’essere: il tempo, che siamo noi, nella poesia ci salva dall’oppressione del nulla e dell’essere (come esistere) e ci fonda
    nell’Essere. Ma questo se è vera e grande poesia…io certo non ci sono arrivata…mi accontenterei di riuscire a scrivere anche soltanto un verso di vera e grande Poesia…

  15. copio e incollo un commento di Adeodato Piazza Nicolai giunto alla mia email:
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24797
    ILLUSTRISSIMI REGISTI-ATTORI-POETI,
    Si avvicina il 150.mo anniversario della nascita di Luigi Pirandello così siete andati in cerca dei suoi personaggi in cerca di un autore… Mary Carissima, se tu la regista non indemoniata ma alla ricerca del Dio che tiene… Vorrei dichiararti la Mary indagatrice oltre un’oltranza impermanente, ma la tua ferrea fede mi scuote, mi ammalia, mi piace. Sugli attori-personaggi K 2 e Kappa 3, insieme all’attore signor Kappa avrei così tanto/poco da ridire. Di certo non posso né ridere né piangere ma solo ascoltarli con tanta passione: le loro drammatico-comiche illusioni da fantascienza. Sono plusperfette …
    Maledetti i miei sentimenti da romantico. Credo nel Signore degli Anelli/agnelli. Lo inseguo da un abbastanza lungo e periglioso girovagare. Non godo tanto le giostre del mondo, quel girotondo pazzoide insensato ma manipolato dal dio danaro. Raro il senzatetto ricco di etica-esteticante durante il viaggio claudicante fra immondizie, azzeccagarbugli, tendoni e tendini post-teatrali quel “Grande spettacolo” linguaglossiano intitolato Il bacio è la tomba [tromba?] di Dio. Purtroppo mi chiamo Adeodato, figlio illegittimo di San Agostino però allevato da Monica
    Vorrei personalmente incontrare Madame Hanska, Mario Gabriele (angelizzato?), Gino Rago insieme alla sua mitica Elena troiana, Odette e, ovviamente, Giorgio Linguaglossa, ma forse di più la dolce-forte-tenera Mariella Colonna … Cercando assiduamente di noemizzarmi, mi trovo sempre più imbarazzato/inadeguato, pazienza l’onnisapienza non è tanto umana. Attenti al lupo/lobo avverte Mariella in compagnia della Sybilla (non Aleramo). Peccato che Evelyn si sia incastrata fra la folla lungo il Canal Grande, ma finalmente incontra e lotta contro el diablo lestofante, un po’ stravagante ma sempre imperfetto dopo la sua caduta dall’alto dei cieli (Vedi John Milton). Lucente Lucifero no risplende così tanto in questo teatro del postassurdo. Ci vuole il chirurgo onnipotente al posto del Dio straccione, l’IMMENSO, L’ONNIPOSSENTE (forse parente del gran Berlusca…). Cosa facciamo del mito creatorix come “aggiustatore di rubinetti” / sistematore di lavastoviglie, riparatore dei frigo interrotti / presentatore di caste di puttanamenti / e, perché no, anche del lotto onnipresente…”
    Ti prego in ginocchio, prego infinitamente nel possente rientro di Evelyn Colonna che grida al pubblico: c’è poco da ridere! Ascoltatemi tutti! / Costui che si dichiara Dio è il Signor Kappa … (fratello forse di Kafka?) / imbonitore fasullo di farse e storielle metafoniche inoltre a romanzi inalienabili: basta leggere del Signor Samsa, mutato in scarafaggio, o del manicomio babilonese-imperializzato del secolo scorso, con Ceccobeppe il capo-poeta-imbalsamatore.
    Ritorno a Giorgio della “poesia insensata scritta sull’ingresso della torre del faro (di Alessandria?) che poi trapassa in una Siberia avvolta nel bianco accecante (del mendicante siberianizzato, di certo non Stalin) – della neve sulla Nieva: bianco il cielo e la terra e, nell’isba (di chi? Dove? e quando?) ad osservare il saggio paesaggio sulla sedia a dondolo (non dalla gondola) la grande fotografa Eugenia Arbugaeva. Un pianoforte nella coda della neve (pardon a coda nella neve) suonato da Tchaicscavaieva …(note dodecafonali a svegliare i maiali sovietici bianco-rossi, ma chi se ne frega, forse il poeta della guerra: Ivan the Terrible.)…”
    O Mary, Dear Mary, I stand by your side in humble absorption and pray for your healing grace.
    Adeodato Piazza Nicolai
    Vigo di Cadore, domenica 8 ottobre 2017

    • londadeltempo

      Che cosa posso rispondere a te, Adeodato? Tu entri nelle opere che leggi come un folletto e scopri moltr code che sono rimastesulla penna di chi scrive! Sei un personaggio unico e, insieme a Luigina, entrerai nei prossimi sviluppi della’azione teatropoesia, insieme ad altri che già sono dentro in modi nuovi ed originali (per esempio l’essere musicale per eccellenza, sia in poesia sianell’apporto della grande musica che dà sempre all’Ombra, ovvero DonatellaCostantina, per la quale abbiamo anche un prezioso oggetto-chiave che la coinvolgerà nella prossima ondata di poesia che invade il teatro, come ha detto giustamente Giuseppe Talia!)
      GRAZIE GRAZIE, per tutto, Adeodato e, in particolare, per l’ultima riga in inglese del tuo commento.

      A presto!
      Mariella

  16. londadeltempo

    Copio e incollo un commento che Luigina Bigon mi ha spedito oggi via mail:

    <>

    Luigina Bigon

  17. londadeltempo

    Copio e incollo il testo che mi ha mandato LUIGINA BIGON.
    <>

    Luigina Bigon

  18. londadeltempo

    Ho già provato altre due volte a postare il testo di Luigina Bigon e il pc non me l’ha stampato: che sia un dispetto del signor K? 🙂

    Cara Mariella,
    testo particolarissimo il tuo, che commenta un’originale e già teatrale poesia di Giorgio Linguaglossa e ci percorre come un brivido sulla spina dorsale. Lo scenario sempre sorprende attraverso la genialità del multilinguaggio che fa muovere, apparire e scomparire i personaggi attraverso metamorfosi e allegorie, come una magia uscita dalla lampada di Aladino. Ogni sequenza, d’intensità straordinaria, travolge il lettore, lo trascina in un carnevale a Venezia ricco di imperturbabili maschere laccate di bianco, altre di nero, vera sfida al fioretto tra il bene e il male. E qui l’illuminazione smaschera il male, il fuoco lo spegne nel nulla e tutto ritorna vita. La gondola traghettava soltanto inconsapevoli morti viventi, soggiogati dal male.
    Vedo l’insieme come una proiezione di un ologramma teatrale, dove la voce narrante, insieme a quelle dei vari poeti e personaggi delle loro poesie, sembra appartenere al mistero. Lo scenario completamente buio dove gli attori appaiono illuminati in tutta la loro visibilità, tra l’alternarsi dell’apparire e scomparire nell’oscurità, con il grande finale dello smascheramento che accende tutta la scena, illuminando di vita sia i protagonisti che il pubblico.

    (mi piacerebbe ascoltarlo alla radio, a luci spente. Sono sicura che la mia fantasia ne godrebbe molto facendomi entrare in scena, chissà con quale maschera!)
    Luigina Bigon

  19. londadeltempo

    Cara Luigina,
    il tuo commento e quello di Adeodato penetrano nei livelli più profondi del nostro esperimento, assumendo con piacere il cambio o megio il mix di generi letterari poesia-prosa-teatro, con il teatro e la poesia in primissima linea: e la loro importanza nel contesto sociale travaglisto e piagato dell’ “oggi” in cui siamo destinati a vivere. La poesia…(me ne sto accogendo soprattutto adesso ad una rilettura del testo) se si “agguerrisce” e si allea, ha il potere di risuscitare i morti (viventi)! Grazie per l’attenzione profonda e la volontà di partecipare!

    Mariella

  20. londadeltempo

    Ecco, lo sapevo! Adesso che non ci serviva il testo è tornato! Ce ne sono 2. Mi scuso e prego il Direttore, se ha un attimo a disposizione, di eliminarne uno. Grazie!

    • londadeltempo

      Siamo al caos delle macchine!: ho visto due testi e adesso ce n’è uno solo! Spero che nessuno pensi che ci vedo doppio! Non c’è nulla da eliminare, se le cose restano così…

  21. Cosa aggiungere a questo sofisticato filosofico tripudio di commenti? Che sono molto felice, grazie all’Ombra, di averti conosciuta, Mariella cara, finora soltanto a voce e virtualmente, e che ammiro molto la tua forza, la tua immaginazione fervida, il tuo coraggio. Mi ha particolarmente colpita, nascosta a lato del palcoscenico del tuo teatro, la piccola frase in cui parli del “vuoto in cui se ne sta rannicchiato il futuro… spero di farcela!”
    Neanche a me, come a Lucio, piace molto l’espressione “cerchio magico”, che sa di chiusura, di barriera, invece è stata e continua ad essere per me una ricchezza, l’opportunità che dà sempre l’Ombra di Giorgio, di conoscere tante persone che poi diventono amiche.

    • londadeltempo

      Carissima Edith,
      grazie di quello che mi dici! Ho già spiegato al nostro Lucio, che per “cerchio magico” non intendo qualcosa di superstizioso, ma la circolarità della comunicazione che si realizza senza sforzo quando ci interessiamo in profondità gli uni degli altri: leggere le poesie degli amici poeti in me crea questo desiderio di entrare nel testo commentando e conoscendo personaggi e situazioni, si tratta della “circolarità” delle immagini mentali e delle idee che di solito troviamo nelle persone che svolgono insieme, o meglio in sintonia, attività creative. Quando torno dalle radiazioni ti spiego meglio da dove deriva l’espressione Il cerchio magico…non l’ho inventata io!
      Grazie per l’interesse e le parole molto affettuose.
      Mariella

  22. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24852
    A cosa sto pensando
    in quel preciso istante
    che più non è l’istante
    quello che prima

    c’era
    non lo sarà mai più
    e non ancora è
    quello che poi verrà

    A cosa sto pensando
    in quel bivio fugace
    che tra due pensieri
    non farà mai in tempo

    a fermarsi
    per chiedere
    com’è che sto pensando
    a quello a cui penso

    tra l’istante di prima
    del dopo suo fratello
    mi sento assediata
    e non so più davvero

    se guardare in avanti
    trattenere il respiro
    chiudere lo sportello
    smettere di pensare.

    A proposito di passatopresentefuturo

  23. Un sentitissimo hurrah a voi splendidi-commentatori-in mschera che anche se “personaggiati” sapete poetare e romanzare le vostre verità immanenti-trascendenti senza particolare bisogno dei Gods dell’Olympus. (Ero tentato di scrivere Holympus… ma non ho ancora scoperto quel luogo fittizzio). Auguri e a presto.

  24. antonio sagredo

    da “Poesie dell’anno avaro 2017” :
    Antonio Sagredo
    Misere prove in versi
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24869
    Dal viottolo se ne veniva la maschera ciondolante di un presagio di cera
    che mal recitava un epitaffio mai prescritto e un necrologio non sapeva
    cantare.
    Te ne stavi come una cariatide dismessa dalla gravità, e dietro una quinta
    cartacea le tue dita torcevi e inabile fra i serpenti eri gelosa di Atlante.

    L’urlo sbandierato della risacca era lo sberleffo di un acrostico lacustre,
    un refrain recitato in falsetto a malincuore da una banderuola disossata.
    Miravo per te un tramonto di biacca come fosse una ciambella veneziana,
    il bianco marcio di un uovo affettato come ai tempi di Boris.

    Mi ricordai dei rigagnoli fetidi della mia città natale, i coriandoli
    ossuti dei miei pensieri e i concreti sogni di un banale quotidiano,
    come scintille di fatue effimere senz’ali! La marina attonita del mio passo
    infantile, le rivoluzioni della Purezza nello stazzo di un cortile.

    Mi opprimevano le notturne filologie di parole polari e i fonetici echi
    sui lastrici rossastri dei chiassetti, le oscene lingue boreali delle lanterne
    s’accasciavano come prostitute in deliquio e le vocali davanti ai suoni stellari
    delle consonanti… ero… ero… ero ubriaco di frammenti!

    Urlavano gli occhi dei legni stremati nella culla di sesse oleose:
    se non c’è da creare più nulla, perché continuare a morire inutilmente!

    e il mare ballava il fox-trot coi tacchi appuntiti dei marosi sui moli…

    Antonio Sagredo
    Roma/Campomarino, giugno-settembre 2017

  25. antonio sagredo

    …non c’è dubbio che
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24871
    i versi della Colonna Mariella, forse perché estremamente teatrali,(come tanto piacciono a me, dove la finzione – ma non tanto! – domina assoluta) abbiano portato al blog una sorta di freschezza che coincide con una sorta di leggerezza – senza essere instostenibile – alcuni momenti specie iniziali dove c’è un dialogo vivace e persistente da commedia dell’arte mi hanno fatto pensare alle commedie quasi circensi di certi autori russi dell’inizio del secolo scorso- cioè dialoghi recitati in un circo con attori truccatissimi e clown, ecc.
    Le risposte, proprio a causa di questi versi, di autori di questo blog sono più leggere e spiritose e non appesantite da linguaggi più o meno filosofici o da versi sofferti-barocchi-brillanti come i miei.
    grazie

    • londadeltempo

      Caro Antonio Sagredo,

      finalmente si avverte una specie di elettricità nell’aria, qualcosa che passa da un poeta all’altro…finalmente! Certo anche la leggerezza può essere pesante e insostenibili, ma mi fa piacere che per te, almeno questa volta, non lo sia stata! Queste mie esternazioni sperimentali non sono poesie, ma drammatizzazioni di personaggi delle poesie e dei relativi autori, senza nessuna pretesa di essere qualcosa di più o di nuovo rispetto a cose già fatte dai poeti russi, da Eliot o da Ionesco, grandi autori a cui non oserei neppure paragonarmi. La “leggerezza” è parte della vita, ma non sarebbe considerata come un valore senza il riscontro della pesantezzaeprofondità. Sono necessarie tutte e due perché si completano si arricchiscono a vicenda! Qui, in chiusura, ci stanno bene questi tuoi ricordi che ci sferzano come le mareggiate e “l’urlo sbandierato della risacca”…Grazie anche a te per essere poeta. Sarebbe bello, però, che il tuo cielo fosse meno cupo, più sgombro di nuvole. Vedrai che un po’ di leggerezza ti farà almeno sorridere…

      Mariella Colonna

    • londadeltempo

      Per favore Sagredo, non chiamarmi “la Colonna Mariella”! (tipo “Cerutti Gino”,), almneo risparmia quest’ onta al mio senso estetico!

  26. Gregory Corso.

    Già convertiti, da sposare. Vuoi tu? Sì.
    Scambiatevi. Insieme ⏜ ciascuno sulla propria sdraio
    una celeste l’altra vermiglia ⏝ Spiffero di vuoto
    nelle cornici. Drogarsi insieme.
    Destinati al mare.

    In ginocchio.

    Insieme rivedere certe cantine.
    Fame nera. Colore menta. Stile Sartorialist
    fine corsa nel sottosuolo di un’isola deserta.
    Gocciola come piovesse sulla riva.
    A un passo dal pianeta. Di questo si parla spesso.

    Mi segno la fronte.

    Ci sono strane forme di tempo,
    varie ricchezze. Se non lui gli africani.
    Prima o poi ce la faranno pagare.
    Siamo al momento. Senza clacson l’orizzonte.
    Prima di: casa collezioni baci. Prima di casa
    l’abate. E’ ancora senza clacson l’orizzonte.

    Viene da piangere.

    In Pizza 16 euro. Il gioco dei nuovi stilisti
    è fare musica con riso venere. Molto meno di un secolo
    ma si farà. Comunque approssimativo. Meno che barche
    sul fiume Ottocento. A pranzo il miracolo di un’anguilla.

    Musica di San Pietro.

    La coppia ricamata a mano. Sul fondo piatto
    con gli occhi chiusi, ispirati. Sia fatto il cuoio.
    Giudice, Giudice. Già vendute più di duecento
    civette. Non ci resta che il comò. La coppa pulita
    con il panno. Dire solennemente:
    « Oggi tre auto. Qui non passa nessuno»

    Guardando una domanda nell’aria.

    Signor Sindaco: sul finire delle giaculatorie
    non sarebbe meglio nel vicolo? I concittadini
    e Diablo Natale alle porte. Nessuna Reginetta per passare la notte.

    Rimetto le chiavi al loro posto.

    Mayoor ott 2017

    • londadeltempo

      Mi piace molto questa tua poesia: quei versi isolati che si collegano tra loro come una trama nella trama…o forse una poesia nella poesia. Bravissimo Lucio, continui a superare te stesso!
      Ad majora!…:-)
      Mariella

      • Per i tempi di questa poesia mi sono rifatto alla pronuncia delle giaculatorie durante la Messa – il funerale di un conoscente a cui assistetti tempo fa –. Ho inserito miei discorsi al posto delle preghiere; a me sembrano versi come scritti a memoria, logori nel significato eppure portatori di senso. Era importante che proseguissi con più strofe. Poi mi sono ricordato di Gregory Corso… Dici bene, è una poesia nella poesia delle giaculatorie.

  27. londadeltempo

    “Guardando una domanda nell’aria”: a sinistra c’era scritto: “Hai fame?”,
    a destra: “Hai mai contato le stelle?” Due domande.
    Ho risposto che non ho tempo per rispondere,
    devo correre dietro al desiderio che ha fame
    di realtà…e io ho soltanto parole.
    Poi ho immaginato il mare e una serie di pesci, dal grande al piccolo, che si divoravano l’un l’altro.
    L’evoluzione è più crudele della fame.
    Ti rispondo: meglio contare le stelle. Insieme ce la faremmo a contarne tante, le più belle… e pure a dare loro un nome.
    Prima che arrivi il nuovo giorno e ci divori tutto il cielo.

    • Secondo Charles Darwin e altri il migliore (quello più affamato ?) divora/distrugge il più debole, ma temo che la distruzione verrà, con il nuovo giorno, dal cosmo … Sarà la fine della terra? Non lo so…

      • No, solo la fine di alcune pagliacciate.
        Ho postato “Gregory Corso” perché mi sembrava adatta al clima di leggerezza creato dalla piece poetica di Mariella Colonna. E sull’onda dell’entusiasmo per la poesia di Antonio Sagredo.
        Gregory Corso era solito intercalare dei nonsense nelle sue poesie, certo non con questa frequenza.

        • londadeltempo

          E ddajeee co sta’ leggerezza, Lucio! Non mi sembra che la poesia di Giorgio sia leggera. E la mia versione teatrale paradossalironica dell’intero contesto? Si va dalla condizione infernale dell’uomo sulla terra alla denunzia dell’avvilimento estremo di Dio, e alla rivelazione che si tratta di un inganno del male e della menzogna diabolica:ti sembrano argomenti leggeri? Io faccio sempre autoironia e l’ironia mi aiuta anche a scherzare anche con la morte. Meglio prenderla sul serio, ma neppure troppo…
          tu sei di una serietà estrema. Dai, sorridi qualche volta…tu e Antonio Sagredo, la Poesia ci salverà se non la tradiremo..e noi non la tradiremo,
          Parola di Ondadeltempo.

          • Be’, a me sembrava di aver scritto una cosa allegra…
            Certo, sono maschere quelle che hai portato in scena ma i loro simboli sono di per sé terrificanti. Dubbi laceranti, tra bene e male come si usava nell’ottocento. Uno splendido soggetto, anziché una commedia teatrale, anche un fumetto o un’animazione. Si sentirebbe quel vento di poesie che l’accompagna.

            • londadeltempo

              Ma caro Lucio…”dubbi laceranti tra Bene e Male come si usava nell’ ‘800″? A parte che la lotta tra bene e male non è affatto inattuale…non ci sono dubbi laceranti, c’è uno sviluppo teatrale che spinge la vicenda verso la vittoria della verità contro la menzogna diabolica: una semplice fanciulla creata in una poesia smaschera l’inganno del male… non c’è nulla di ottocentesco, non è il libretto della Bohème, è un esperimento teso a creare un ponte fra teatro e poesia. E adesso basta, con le tue osservazioni sempre così poco disponibili, alle frecciatine contro di me. La mia pazienza è finita. Io sto difendendo una mia creatura…e non sono la sola a pensarla così.
              Mariella

              • Cara mariella,
                vediamo se mi riesce a stare nei confini delle belle e dovute maniere. Sei riuscita a trarre i tuoi personaggi da poesie come, credo, pochi al mondo avrebbero avuto l’ardire di fare. Sei riuscita a portare a compimento un’idea che chiunque avrebbe considerato a dir poco azzardata. E l’hai fatto nel migliore dei modi – avresti potuto riportare a terra alcune figure, umanizzarle diversamente, invece hai esaltato le loro qualità eteree, quelle di cui sono fatte persone e cose in poesia ( anche quando sembrano le più reali) – insomma le hai rese vere e non vere; cosa non facile, penso, se non si è poeti altrettanto e non meno di Evelyn. In più ci hai divertito; e meravigliati nel constatare quali e quante altre possibilità si profilano, quali nuovi orizzonti si aprono a chi volesse incamminarsi nel senza tempo e spazio della NOE. Hai dato a tutti una grande prova di libertà. Libertà e gioia vanno sempre bene insieme – così come anche liberazione e gioia, ma è altra faccenda –. Male e bene… Ma guarda che sei stata tu a parlare di male e bene. Io su questo nemmeno tento di capire, sono opinioni personali, anche questioni filosofiche, che rispetto; dico solo che, se non le colgo, è perché mi sono indifferenti. Se non lo avessi ribadito più volte, neanche mi sarei accorto di trovarmi al cospetto del Faust. Non perché, e lo ripeto, non apprezzi l’opera, CHE MI PIACE, ma perché non so vedere male e bene.

                • londadeltempo

                  Caro Lucio, adesso sì che ti sei aperto e mi hai risposto come volevo io! Devi aprirti e parlare: lo fai benissimo, quamndo sei pienamente covinto di quello che dici: in fondo i nostri “bisticci” innocenti servono a questo. a dialogare, a farci cnoscere. Ma la mia Allegoria sulla poesia di Giorgio e i personaggi vari, è stata solo un esperimento, magari divertente, ma niente di più. Un modo alternativo per comunicare!
                  Sei una caro brontolone e anche una cara persona quando dialoghi impegnandoti a fondo!
                  Mariella

  28. londadeltempo

    “Musica a volontà, maestro!”

  29. Finalmente!
    Un teatro…la sostanza di un luogo dove personaggi si dissolvono in una trama.
    TEATRO, TEATRO…
    Questa la sostanza della finta realtà,
    resa ridicola da assoli di monologhi!
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24912
    (Omaggio al NOE)

    IL POLLICE CALVO ( una visione )
    Personaggi:
    I Watson
    (Voce, rumori ed effetti fuori scena preregistrati.)
    (Ambientazione: la stanza è totalmente disadorna al cui centro sono radunate alcune scatole da imballaggio, chiuse. Una pendola, un divano ed un tappeto arrotolato. L’idea di un trasloco imminente. Sul fondo una grande finestra. A destra una porta d’ingresso. Le sembianze dei due protagonisti sono celate, i loro visi anneriti. Indossano impermeabili informi e caschi militari. Rumori.)

    -Non è il momento. Aspetta! (Guarda dallo spioncino della porta d’ingresso)
    -Ne ho abbastanza! Voglio andar via! ( con ansia)

    -Non aver fretta! E’ tutto pronto?
    -Tutto imballato. Ho seguito tutte le tue indicazioni! (Guarda dallo spioncino)

    -Mi ascolti ancora, allora! (Sorride ironico)
    -Non ti sopporto più!

    -E’ abbastanza, allora.

    … -Farmi coinvolgere!…Voglio uscire… (Forza la porta per uscire. La porta è chiusa. Breve colluttazione intensa e silenziosa tra i due. La porta non si apre. Desiste.)… -Apri questa porta!

    -Idiota!. Non è il nostro turno! Bisogna aspettare. (Pausa. Un telefonino squilla. Tramestio, voci di gente concitata che scende le scale. Si dirige alla finestra.)
    (Non ha mai abbandonato la porta .Guarda ancora dallo spioncino) -L’ascensore è bloccato. Scendono tutti a piedi. Apri questa maledetta porta! E’ il segnale convenuto, il nostro turno è ora!-

    (Ancora squilli di telefono*)

    -Aspettiamo, non agitarti .Non è ancora il momento!( Rilassato. Ride sommessamente, poi, platealmente appende il mazzo di chiavi alla porta. Esce; fuori scena, gridando, ironico) …Non ricordo più dove le ho messe, le chiavi…-!?
    -Bisogna riaprire tutto?!-(furente)

    (fuori scena)- Guarda sulle scatole…mi pare di averle lasciate li…Guarda bene…(Fuori scena, dal cesso, orinando ) Idiota!
    -Non ci sono. Non ci sono- (rovistando tra gli imballaggi, scuotendoli, riaprendoli frettolosamente e disperdendo oggetti in scena .Esce, rientra; continua a cercare.)

    (Frastuono in strada e nella tromba scale. Deflagrazioni esterne. Colpi d’arma da fuoco: rumori di un video gioco )

    (Fuori scena, dal cesso, gridando. Luce solare accecante.)–Uno sfavillio accecante! Affacciati alla finestra, guarda! Rinunciamoci.(Rientra. Entrambi davanti alla finestra.).

    (Pausa. Inforcano occhiali da sole. Si spalmano crema solare. Il tramestio è diventato un trambusto generale i rumori provenienti dalla strada risalgono in stanza. Sono assordanti. Fumo in scena.)

    (Alla finestra. Con calma.)– Una evacuazione in piena regola. Emergenza umanitaria! (Abbandona la finestra e guarda nuovamente dallo spioncino. Torna alla finestra)… L’abbiamo scampata allora?!–(Ritorna alla finestra. Ancora squilli di telefono).
    ( I rumori si placano fino a cessare definitivamente. Il fumo lentamente invade la scena, oscurandola totalmente. Gli squilli cessano).

    ( in scena, la sola voce)-…L’abbiamo scampata!…

    (sola voce) …- Non dobbiamo abbandonare l’appartamento per nessun motivo!
    (la sola voce)…–Siamo al sicuro. Qui non incombe nessun pericolo d’incendio.-

    (La nebbia man mano scompare. La scena è cambiata. La visione. – L’omaggio a Ionesco tratto dalla Cantatrice Calva – Il tappeto srotolato. La pendola in funzione. Trenta rintocchi. Entrambi comodamente seduti sul divano. Con tono inglese, sfogliando un quotidiano. Ben riconoscibili ora, via impermeabile casco e occhiali, svelando d’essere un uomo ed una donna, in mimetica militare.)

    – In principio furono gli Smith. Furono loro ad imperversare in tutto il quartiere con le loro stupide fobie…-
    –Tanto stupide, poi. Ricordo che un principio di incendio, anni fa, s’era quasi materializzato, seppure…-

    –Seppure si trattò di falso allarme. Idioti !Allertarono anche un capitano dei pompieri.-
    –La sostanza però nel tempo non è cambiata.-

    –In tutti questi anni è come se ci fosse rimasto addosso un alone , una leggera fuliggine, riconoscibilissima…
    -Polvere…soltanto polvere. (manomette la pendola spostando le lancette all’incontrario)… …-Polvere pirica!: FULIGGINE DELLA STORIA!

    (…contemporaneamente, riavvolgono il tappeto. Entrambi spazzolandosi freneticamente. )

    (recitato da entrambi. Insieme, rindossando casco e occhiali:)

    “I poliandri brillavano nei boschi
    una pietra prese fuoco
    il castello prese fuoco
    la foresta prese fuoco
    gli uomini presero fuoco
    le donne presero fuoco
    gli uccelli presero fuoco
    i pesci presero fuoco
    l’acqua prese fuoco
    la cenere prese fuoco
    il fumo prese fuoco
    il fuoco prese fuoco
    tutto prese fuoco
    prese fuoco, prese fuoco.”

    (Si congratulano a vicenda, mostrando i pollici: selfi alla finestra, con sfondo di guerra: proiezione fulminea di un’immagine di città sconquassata dalle bombe!)
    (Foto: fine della visione)

    PAUSA

    (Di spalle. Entrambi guardando fuori dalla finestra. Solo luce accecante. Finalmente, svestendo le tute militari. Indossano buffi pigiami)

    – Tutto simile a noi stessi!.-

    –La stessa regia di sempre!-(Guarda dallo spioncino. Prende le chiavi, apre la porta, la richiude.)–Le scale sono libere, potremmo andare via, adesso… (ironico)
    –Non mi muovo di qui!… Stronzo! –(s’avvede delle chiavi. Siede al divano toglie gli anfibi.)– Non rischiamo.-

    –Giusto non muoviamoci di qui!-( toglie gli anfibi. Recupera dalle scatole un paio di pantofole e gliene lancia un paio. Va a sedersi.)

    –(indossandole. )– Resistenza alle convenzioni della storia,
    –… Solo piccoli accorgimenti…variazioni impercettibili -(gli siede accanto.)

    -Se solo ti avessi dato ascolto…
    -Se solo non ti avessi ignorato…
    (sono riappacificati)

    (Ancora squilli di telefonino; differenti, più insistenti. Continuando a sorridere.)
    –No, no…L’idea è stata tua. Assumiti le tue responsabilità…Non rispondere-
    –Le responsabilità sono soltanto tue. Non rispondere!-
    –Tue soltanto sono le responsabilità. Non rispondere!-
    –Sono soltanto tue le responsabilità. Non rispondere!-
    –Soltanto tue le responsabilità sono. Non rispondere!-

    (Si rimbalzano le responsabilità, non rispondendo. Ridicolissimi, ridono entrambi divertiti.
    Quasi si abbandonano…
    Richiamo all’ordine).

    (Voce fuori campo preregistrata proveniente dalla strada: sono indicazioni registiche impartite con un megafono , che i WATSON dapprima ignorano ma poi eseguono sommessamente -) –A TEMPO! A TEMPO! Che i combatt rientrino nelle proprie abitazioni. Riprendete i vostri posti. Risalite al piano. TUTTI i combatt, devono scendere in strada al segnale convenuto! Il segnale convenuto è lo squillo del telefonino che tutti avete in casa! A TEMPO!, A TEMPO Attendete e rispettate il vostro turno. Vi prego! Vi prego! Rispettate le indicazioni! RISPETTATE LE INDICAZIONI ! Ognuno al proprio posto. Con più energia !..CON PIU’ ENERGIA!… …Tutti al vostro posto! ANIMO, ANIMO! (Silenzio. Pausa.))
    (Entrambi gli attori si rivestono indossando gli anfibi, le tute, l’impermeabile ed il casco, celando nuovamente la propria identità. La porta viene richiusa. LE CHIAVI GETTATE TRA IL PUBBLICO. Rumori.).

    Fine.

    Ambientazione e annotazioni sceniche:
    Rumori di un Videogioco di guerra.

    -Rumori: l’andirivieni di un elevatore per traslochi.
    -La finestra sarà inondata di luce solare, accecante.

    -Al momento del selfi e solo allora impercettibilmente, velocemente, allo sfondo della finestra sarà ben -visibile lo squarcio di uno città totalmente bombardata.

    -Gli squilli del telefonino* ricorderanno una adunata militare,
    differenti dagli squilli che al momento- del rimpallare delle responsabilità- sarà simile ad un qualsiasi suoneria anonima.

    Grazie, per l’ospitalità.

  30. londadeltempo

    Al solito, vorrei concludere con un sorriso…e spero che sorridano anche i miei amici poeti, Lucio e Sagredo compresi:

    Poesia incompiuta sull’anti- poesia

    Frantumata da sospiri ardenti
    piccole pietre ridenti
    e conchiglie poetiche,
    teneri raggi di luna fuggiti
    all’ombra d’una sorgente…
    Mentre colorati uccellini
    un po’ impertinenti
    mi volano dentro il cuore.
    Basta con la poesia!
    Che fare?
    Mi voglio sposare col vento
    far volare il capello di
    Giorgio Linguaglossa
    nel fiume per vedere se ride
    o si arrabbia,
    poi fare una bella fiamma
    con le poesie di Gino Rago
    perché ne scriva ancora di nuove,
    rubare le mattonelle colorate
    a Lucio e riempirne una parete
    di casa mia
    secondo la mia iperbolica fantasia.
    Succeda quel che succeda
    questi sono i miei frammenti
    ludici, i miei pigmenti mentali
    con parole di tutti i generi…
    e con voli pindarostratosferici
    dalla filosofia del frammento
    a puro ignobile divertimento!!!!!!

    Ciao a tutti, vi voglio bene poeti amici, anche ai più musoni, anzi! E poi con l’autoironia l’equilibrio si raggiunge sempre.
    Mariella

  31. londadeltempo

    Antonio Sagredo: perdona lo strazio del tuo nome: è colpa della macchina: ogni tanto mi fa uno un stupido scherzetto! (forse voleva scrivere Sagrado, chissà). Le macchine non sono il mio forte!
    M.

  32. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24937
    Diceva Michel Foucault: non si può dire qualunque cosa in qualsiasi tempo. L’uomo dei geroglifici non poteva parlare come Demostene e Pindaro non poteva pensare come Kant. Non è quindi possibile avere una concezione copernicana vivendo nel mondo pastorale di Giosuè (del vecchio Testamento).

    io parafraserei così:

    Non si può scrivere qualsiasi poesia in qualsiasi tempo. L’uomo del post-moderno poteva scrivere sia alla maniera di Laborintus (1956) di Sanguineti che in quella di Canti territoriali di Bacchini (1999); oggi, in pieno Dopo il Moderno, non si può più scrivere alla maniera, mettiamo, di Pierluigi Cappello, perché quello è uno stile del post-moderno, uno stile epigonico e mimetico che vanta una lunghissima tradizione (minoritaria). Noi oggi viviamo in una concezione del prima Big Bang, la ricerca scientifica e filosofica di oggi verte su ciò che c’era prima del Big Bang: lo studio del «vuoto», lo studio dell’inconscio.

    Analogamente, oggi in poesia non si può continuare a scrivere una poesia agrituristica alla Piersanti o del corpo alla Mariangela Gualtieri, perché quelle scritture sono fuori tempo massimo, voglio dire che non rispondono agli interrogativi del nostro tempo; rispondono a qualcosa che oggi è scomparso, che non c’è più…

  33. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-24938
    «Quella che un tempo chiamavano vita, si è ridotta alla sfera del privato […] Lo sguardo aperto sulla vita è trapassato nell’ideologia, che nasconde il fatto che non c’è più vita alcuna…»

    (Adorno, «Dialettica dell’Illuminismo»).

    Così avviene che il «privato» sia uno pseudo-luogo, da esso non può zampillare nemmeno una stilla di «poesia» ma soltanto «chiacchiera» posticcia e insignificante. Chiediamoci: quanta poesia del secondo Novecento corrisponde alla «chiacchiera» di cui stiamo discorrendo? Il «privato» è per eccellenza il luogo della menzogna deputata alla ipocrisia del sociale, e non potrebbe essere diversamente. L’opera d’arte compie un prodigio: converte l’inautenticità del «privato» nella rappresentazione del significativo, dell’autenticamente alienato. E ciò facendo diventa essa stessa inautenticamente «autentica».

    Carlo Diano scriveva nel 1968:

    “L’opera d’arte è insieme nel tempo e non è nel tempo, è nello spazio e non è nello spazio, e, in quanto è nel tempo e nello spazio, è insieme nell’hic et nunc e nell’ubique et semper, e, chiunque l’abbia «fatta» e a qualunque tempo rimonti… è la «mia» e non è la mia, come fu la sua e non la sua per colui che la «fece»…”.1]

    Io penso qualcosa di diverso: che l‘opera d’arte è un ente temporale che si sottrae al tempo cronometrico e al tempo di lavoro delle merci; ha un tempo interno, una propria temporalità che nessuno può toglierle. È questo l’errore più grande che fece Carlo Marx con la sua concezione dell’arte come «produzione di oggetti», il che va bene se affrontiamo l’argomento dal punto di vista della sociologia della produzione letteraria e artistica, ma non va più bene se consideriamo l’opera d’arte in sé…

    Nella visione mitologica del mondo della Grecia antica, in principio vi è Chronos (il Tempo), in seguito sorgono Chaos, Nyx (Notte), Erebo e Tartaro; nel buio Erebo, Nyx genera un Uovo “pieno di vento”; da questo Uovo emerge Eros dalle ali d’oro; unitosi durante la notte al Chaos, Eros genera la stirpe degli “uccelli”; quindi genera Urano (Cielo) e Oceano, Gea (Terra) e gli dèi tra cui Eros, principio di armonia perché è la forza che spinge gli opposti e i diversi all’unione e all’armonia. Eros quindi, nella visione greca, è più antico di Thanatos, più antico e potente delle Moire, perché in grado di sconfiggerle.
    Tale genealogia è ritenuta la più attendibile attestazione della antichità degli dèi attribuibile all’Orfismo.

    1] Diano Carlo, Forma ed evento, Neri Pozza, 1968

  34. londadeltempo

    Caro Giorgio, qui stiamo entrando in una dimensione inconscia dove i nostri
    fantasmi poetici danzano da un poeta all’altro divertendosi a spostare le idee le immagino, i grandi sospiri dell’anima, il riconoscimento delle proprie origini…da un autore all’altro della NOE! ADESSO CAPISCO Perché MI SONO IMMEDIATAMENTE SENTITA A CASA MIA! C’eri tu, c’erano gli altri poeti a crederci, ma soprattutto c’era il formidabile fantasma di Lacan (e tuo!) che già si divertiva a preparare il “nuovo” nelle nostre menti piùcheinteraattive. E’ una sensazione meravigliosa sentirsi liberati dall’EGO!!! (o quasi). E pensa che questo tipo di liberazione coincide (mi è venuto in mente adesso) con l’insegnamento del Vangelo: tutto sta ne liberare il nostro essere dall’ego-ismo…certo poi ch’è ben altro da fare, sia nella poesia che nella vita, anche se liberarsi dall’EGO rimane sempre la cosa più difficile! Mi sono ritrovata e mi ritrovo, grazie alle mie origini-Magna Grecia per parte di padre, e adesso grazie alla NOE nelle parole di Carlo Diano da te or ora citate, in cui trovo molti temi ricorrenti nella mia poesia, eccoli (e li sento vibrare in me):

    “Nella visione mitologica del mondo della Grecia antica, in principio vi è Chronos (il Tempo), in seguito sorgono Chaos, Nyx (Notte), Erebo e Tartaro; nel buio Erebo, Nyx genera un Uovo “pieno di vento”; da questo Uovo emerge Eros dalle ali d’oro; unitosi durante la notte al Chaos, Eros genera la stirpe degli “uccelli”; quindi genera Urano (Cielo) e Oceano, Gea (Terra) e gli dèi tra cui Eros, principio di armonia perché è la forza che spinge gli opposti e i diversi all’unione e all’armonia. Eros quindi, nella visione greca, è più antico di Thanatos, più antico e potente delle Moire, perché in grado di sconfiggerle.
    Tale genealogia è ritenuta la più attendibile attestazione della antichità degli dèi attribuibile all’Orfismo.”

    Grazie a tutti e due!

    Mariella

  35. Copio e incollo giunta alla mia email di Adeodato Piazza Nicolai:

    CARISSIMI, desidero chirarificare: IL PROGETTO DELLA MARIELLA (basato sulle scrape alta moda della Bigon) E’ ASSULUTAMENTEDA COMPLETARE PER PRIMO. Il progetto che ho proposto, oltre che ottenere la paretecipazzione di tutti i protagonisti, verrà proposto come un susseguente impegno che coinvolgerà tutti coloro che desiderano partecipre attivamente.

    Ecco i protagonisti:
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/10/07/mariella-colonna-poesia-inedita-sotto-il-tendone-del-teatro-di-strada-allegoria-della-condizione-infernale-delluomo-sulla-terra-con-un-commento-di-mariella-colonna-e-un-appunto-di-gio/comment-page-1/#comment-25101
    King G. III = Giorgio Linguaglossa
    Queen M, VI = Mariella Colonna
    Serena Menichetti = Dama di Corte è Serenella
    Cavalier Ginos = Gino Rago
    Clown-menestrello di Corte =Adeodato
    Merlino Tosato = il Sig, Tosi
    Biancaneve L. = Luigina Bigon
    Mefistofele: ancora non ha un e/o una protagonita
    Arcangel G. = Mario Gabriele
    Cheronte: traghettatore e/0 traghettatrice = protagonista da scegliere
    El Diablo caido = protagonista da scegliere

    RIBADISCO, LA PRIORITA’ ASSOLUTA E’ IL PROGETTO DI MARIELLA COLONNA.
    saluti,
    adeodato

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