Mariella Colonna, POESIE SCELTE – Il tempo della rosa, Evelyn e il signor K si amano, Quando Evelyn fuggì, Gabriel da ieri è a Parigi, Commenti di Giorgio Linguaglossa, Gino Rago

 

foto volto con mano

Mariella Colonna.  Sperimentate le forme plastiche e del colore (pittura, creta, disegno), come scrittrice ha esordito con la raccolta  di poesie Un sasso nell’acqua. Nel 1989 ha vinto il “Premio Italia RAI” con la commedia radiofonica Un contrabbasso in cerca d’amore, musica di Franco Petracchi (con Lucia Poli e Gastone Moschin). Radiodrammi trasmessi da RAI 1: La farfalla azzurra, Quindici parole per un coltello e Il tempo di una stella. Per il IV centenario Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina è stata coautrice del testo teatrale La follia di Giovanni (Premio Nazionale “Teatro Sacro a confronto” a Lucca), realizzato e trasmesso da RAI 3 nel 1986 come inchiesta televisiva (regia di Alfredo di Laura). Coautrice del testo e video Costellazioni, gioco dei racconti infiniti in parole e immagini (Ed.Armando/Ist.Luce) presentato, tra gli altri, da Mauro Laeng e Giampiero Gamaleri a Bologna nella Tavola Rotonda “Un nuova editoria per la civiltà del video” ha pubblicato, nella collana “Città immateriale ”Ed.Marcon, Fuga dal Paradiso. Immagine e comunicazione nella Città del futuro (corredato dalle sequenze dell’omonimo film di E. Pasculli), presentato nel 1991 a Bologna da Cesare Stevan e Sebastiano Maffettone nella tavola rotonda sul tema “Verso la città immateriale: nell’era telematica nuovi scenari per la comunicazione”. Nel 2008 ha pubblicato Guerrigliera del sole nella collana “I libri di Emil”, ediz. Odoya. Nell’ottobre 2010 ha pubblicato, con la casa editrice Albatros Dove Dio ci nasconde.  Nel febbraio 2011 ha pubblicato, presso la casa editrice. Guida di Napoli Due cuori per una Regina / una storia nella Storia, opera scritta insieme al marito Mario Colonna. Un suo racconto intitolato Giallo colore dell’anima è stato pubblicato di recente dall’editore  Giulio Perrone nell’Antologia Ero una crepa nel muro; nel 2013 ha pubblicato L’innocenza del mare, Europa edizioni; nel 2014; Paradiso vuol dire giardino, ed Simple; nel 2016 coautrice con il marito, pubblica Mary Mary, La vita in una favola.

foto cry me a river 

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa: La Nuova poesia ontologica di Mariella Colonna

Nella poesia di Mariella Colonna si verifica lo spostamento del baricentro narrativo, dal tempo cronologico, (fondato sul presente, sull’«hic et nunc», assunto come unica realtà), ai tempi simultanei e compossibili. Si tratta di una scelta non da poco, per un duplice motivo. In primo luogo, per l’intrinseca labilità che sembra avere questa dimensione compossibile del presente, dove coesistono immagini e locuzioni che usiamo tutti i giorni quando parliamo del presente, dicendo usualmente che esso “passa”, “scorre”, “fugge” o, addirittura, “vola”; in primo luogo, il presente nella poesia di Mariella Colonna in realtà non esiste se non come compossibilità; in secondo luogo,  per la difficoltà che il pensiero filosofico e scientifico ha di confrontarsi con l’esperienza fenomenologica dell’immediato e con l’affermazione della «presenza».

Giorgio Linguaglossa
25 agosto 2017 alle 15.03

Cara Mariella,
leggevo questi tuoi versi:

Evelyn, personaggio di Mario Gabriele
adesso entra nella mia poesia
“perché” dice “non è opportuno
che una signorina resti sola nella poesia di un uomo…

E poi questi altri che rivelano una forza fantastica straordinaria:

“Mario ci ha presentate
nella sua ultima creazione poetica, ricorda?”
“Sì, certo! È un vero piacere, Evelyn, io sono Mary”
“Grazie… però senti… preferivo entrare
in quella poesia di Giorgio Linguaglossa
dalla finestra aperta… quella poesia
Mi piace di più della tua… e poi
questa volta voglio essere io il corvo!”

Qui di straordinario c’è che tu «confondi» personaggi reali (io, Mario, tu) con i personaggi delle loro poesie (Evelyn, Miss Swedenborg, il «corvo» Marilyn), con certe situazioni che si trovano in altre poesie («la finestra aperta»), a generare un senso di comunanza fratellanza e anche di coappartenenza, tu prendi tutto da tutti perché hai una dote rarissima: quella di non pavoneggiarti mai nel narcisismo dell’io e nella sostenutezza dei poeti letterati i quali sono notoriamente stitici ed alieni dall’ammirare le opere altrui. Tu, invece, hai questa dimestichezza con la leggerezza e un altruismo che ti rende poeta unica. Nella tua poesia c’è aria di libertà, una sfrenata libertà, la leggerezza della ingenuità (solo i veri ingegni sono ingenui!), c’è quella ironia che non vuole canzonare nessuno, che non si ammanta di un’aria di superiorità ma che vuole accompagnare il teatro del mondo con tutte le sue commedie, risibili, grottesche e tragiche…

«Evelyn», il personaggio di una poesia di Mario Gabriele,  è una megera, una giocatrice di tarocchi, abile nel gioco dei bari, abile nel gioco delle carte, «il Signor K.» è un personaggio di una mia poesia, è nientemeno che il diavolo in persona, quindi sono due «tarocchi», due mascalzoni che passano il tempo a brigare e a turlupinare gli altri commedianti della Commedia umana; anche il «corvo» è un’altra personificazione del Signor K., quindi è il diavolo in persona che si affaccia alla finestra e bussa con il becco educatamente sul vetro della finestra per poter entrare nell’appartamento. Insomma, sta di fatto che in questa poesia, come in tutte le altre tue, c’è una gran confusione: il mare si agita «con onde fino a tre metri»; e qui interviene sulla scena «Odette», la quale, da intelligente prosseneta, fa entrare «la giovane donna» «dalla finestra del corvo». Insomma, qui il lettore avrà capito che si sta in un mondo dove tutti gli eventi (reali e immaginari) risultano compossibili e partecipano ad un gran ballo in maschera, il ballo in maschera della «nuova ontologia estetica» la quale non contempla separazione di eventi: di qua il reale, di là l’immaginario, e di là il simbolico; di qua un poeta, di là un altro… tutti in rispettabili compartimenti stagni. Ecco, tutto ciò non corrisponde al vero, Mariella Colonna ha appreso subito il segreto dell’arte del mestiere: tutto comunica con tutto, ergo il poeta dovrà fare di tutto a rendere possibile che questo avvenga in piena libertà. E poi, addirittura, c’è un passo dove avvengono le presentazioni tra i vari personaggi usciti dalla fantasia di altri poeti che si incontrano e si fanno i salamelecchi, proprio come avviene nella vita di tutti i giorni, dove il falso si confonde con il vero e il posticcio con l’originale… se Mario Gabriele è un maestro nel gioco dei tarocchi (s’intende della poesia), è abile nel tenere segreto il segreto e nel propalarlo mediante argomentazioni paradossali e le metonimie. La sua è una poesia che ama il paradosso, anche Mariella Colonna è una ammaestratrice di serpenti, una pifferaia di flauti magici, lei ama giocare con i paradossi e le metonimie alla sua maniera, indisciplinata e frivola. Nella sua allegrezza senza scopo, ha preso in parola il motto dell’estetica di Kant secondo la quale l’arte è «finalità senza scopo».

Onto Gino Rago_2

Gino Rago, grafica di Lucio Mayoor Tosi

Commento di Gino Rago

Dichiaro la mia gratitudine verso Costantina Donatella Giancaspero per l’arricchente occasione di ascolto delle meditazioni di Massimo Donà sulla aporia del tempo, sulla sua non abitabilità, sulla necessità di frammentarlo, sul suo lungo indugiare sull’idea agostiniana di passato – futuro – presente. Dunque, parola e tempo, poesia e tempo s’intrecciano inestricabilmente, come del resto L’Ombra delle Parole sta sostenendo fin dalla sua apparizione problematica e stimolante nel panorama della nostra letteratura. Anzi, lo stesso Giorgio Linguaglossa, ha collocato proprio il tempo al centro di quella sua folgorante intuizione ormai nota come «Spazio Espressivo Integrale», sulla cui importanza, anche nel campo degli esercizi di critica letteraria, mi sono sempre – fin dalla interpretazione della linguaglossiana “Preghiera per un’ombra” nel Laboratorio di Poesia – con entusiasmo espresso.

Ma non posso tacere su quell’idea di Massimo Donà, idea che mi ha fatto sobbalzare per la sua franca verità che contiene, secondo cui “I libri esistono per non essere letti perché i libri sono soprattutto una esigenza di chi li scrive… Poi si può verificare anche il miracolo che qualcuno li legga…”. Che aggiungere.

Trovo poi strepitoso per verità e pathos il commento di Mariella Colonna soprattutto in quel passaggio sull’analogia tra il crollo e lo sfarinamento dell’intero universo troiano e l’incenerimento quotidiano di questo nostro mondo che, così com’è, ci è toccato in sorte…Ma, e questo passaggio di Mariella Colonna lo trovo carico di rivelazioni, sopra di noi “splendono le stesse stelle che splendevano nel cielo sopra Omero…”. Bellissimo.

Onto Colonna_1

Mariella Colonna, grafica di Lucio Mayoor Tosi

Poesie di Mariella Colonna

Il tempo della rosa

“Non vorrai scherzare col fuoco?” mi hai detto.

I quattro angoli della stanza
si unirono a quattro stelle
dell’Orsa Maggiore. Intorno tutto
prese una nuova posizione. I piatti
a tavola giravano velocissimi su se stessi
pronti a raggiungere la nostra base spaziale.

Il mio e il tuo “io”
disposti sugli assi cartesiani
della nuova dimensione nata
dai nostri pensieri in croce,
proprio nel punto zero.
Follia creativa
della luce”!
Volevamo cambiare il corso del tempo.
Sostituire agli attimi
le farfalle dei pensieri
e riempire lo spazio con il canto degli uccelli
per raggiungere la dimensione del volo
quando all’improvviso fiorisce
una rosa perfetta.
Si mette tra noi e lo spazio
tra noi e il tempo
tra te e me.

Quel fiore splendido, prepotente
aggressivo, quella regina di Bellezza
prende possesso della tua mente.

A me resta soltanto
la silenziosa carezza
del nulla,
ma dal nulla fiorisce l’universo.

Il nulla
è una rosa.

Quando Evelyn fuggì

dalla poesia di Mario Gabriele
il mare si agitò con onde fino a tre metri
vento e tempesta, ci furono terremoti
in varie parti della terra. Uno sconvolgimento
apocalittico mai avvenuto prima.
Poi tornò la calma e scese la notte,
ma soltanto perché la giovane donna Liberty
confessò ad Odette che la sua era una fuga d’amore.
Odette allora la fece entrare dalla “finestra del corvo”.

“Peccato, stavi così bene nella poesia di Mario!
Una vera signora del Destino. Sembravi felice…
Raccontami tutto.” “Adesso no, aspetta”
disse l’evanescente “sono troppo scossa.
Cerca di capire. Mi sentivo così sola”
la voce di Evelyn scorre lieve come un ruscello
“e poi amo questa casa con la galleria di quadri
…e poi” -la voce si fa profonda- “Il Signor K
mi fa impazzire” “Vieni, Evelyn, andiamo in galleria”
Incontrano il Signor K. Evelyn si appoggia al tavolo
si sente svenire: “Guardate il mare” grida “esce
dalla cornice del quadro!” il mare sta per travolgerla.
Il Signor K, il volto coperto da una maschera da Signor K,
accorre, la difende con il proprio corpo…il mare esce
dalla finestra, rumoreggiando. Scena di pura follia surreale
come in un quadro di Magritte, anche perché,
d’un tratto, è il sole a schizzare fuori dal quadro:
una palla di fuoco, che il Signor K non può trattenere,
a sua volta esce dalla finestra a velocità inimmaginabile
e si colloca al giusto punto del cielo: la notte diventa giorno
e fuori splende blu-cobalto il mare.

Entra in scena Lucio Mayoor. Odette dice,
ancora un po’ sconvolta: “Salutiamo l’autore
dei quadri viventi!”
“Veramente io vengo qui in qualità di poeta!”
“Ma come, Lucio” esclama Odette “non siete voi
l’autore di questo quadro?” “No cara Odette,
è Giorgio Linguaglossa!” “Il poeta?”
“E critico, sì proprio lui.” “Ma è anche l’autore
della poesia in cui ci troviamo?” “Più precisamente
della poesia nella poesia! sì, è proprio lui.”

Evelyn (tra sé). Che ci sto a fare io, qui? Il Signor K
non ha alcun interesse per me!
“Sbagliato! Io sono qui per voi. Evelyn.
“Come avete fatto a leggere nei miei pensieri?”
“Mia cara, qui tutto è possibile!”
I due si baciano e volano via dalla finestra
tenendosi per mano, come gli Innamorati di Chagall.
“Evelyn…che c’è? Mi sembri turbata. Non sei felice?”
“Vede, Signor K, lei mi piace molto ma…” “E allora, parla
Dimmi tutto..” “insomma, io, in realtà, io non la conosco,
non so chi è lei!”
Il Signor K si toglie la maschera da Signor K…
“E invece mi conosci! Sono Mario Gabriele,
colui che ti ha dato un nome!”
Mario Gabriele cerca di sostenere Evelyn
che svolazza verso il basso,scossa dalla rivelazione.

Alla fine caddero in mare. Quel mare che era fuggito
dal quadro di Giorgio Linguaglossa: tornò nella cornice
insieme a loro. E così fu ristabilito
l’ordine cosmolinguistico. Soltanto il sole
non volle tornare indietro, disse che di mari ce n’erano tanti
di soli uno (solo) e restò inchiodato in cielo
nella sua posizione di sempre.

Tutto questo avvenne nella poesia di Mariella Colonna ispirata a poeti, personaggi e “cose” della storica NOE.

Strilli Gabriele2

Evelyn e il signor K si amano,

lui dice di non essere Mario Gabriele,
ma il suo doppio in poesia.
Nessuno però gli crede.
La verità? Non vuole che si sappia
che è innamorato. “L’amore? Pura follia
roba da ragazzine di 15 anni”
Intanto qualcuno ha visto
che i due si guardano intensamente
da poesia a poesia.
C’è una finestra aperta
nei versi dove è stato invitato il signor K
dall’amico poeta Gi. Elle.
Da lì egli guarda con ansia
La propria poesia dove abita Evelyn.

Ma il mistero è questo:
perché il signor K (Mario G.?)
preferisce guardare l’incantevole Evelyn
dalla poesia dell’amico Gi. Elle.?
Forse è un trucco per non farsi riconoscere.
O forse un artificio sottile
per attirare Evelyn nella rete amorosa?
Lei si è vestita di luminoso color perla.
Si è messa una rosa tra i capelli.
Così anche la poesia ora è più bella.

Ma dove si incontreranno
i due teneri amanti?
In una poesia tutta nuova
o in un frammento
scritti per l’occasione
dal grande poeta signor K
o dall’amico Gi. Elle.
che amorevolmente lo ospita?
Oppure a metà strada, in un luogo impoetico?
Può darsi, ahimè, che non si incontrino mai
e che continuino ad amarsi per sempre da lontano.

Ma no!…Proprio adesso Evelyn è riuscita
A gettare la rosa nei versi di Gi. Elle.
e il signor K l’ha raccolta!
Ora K le scrive un biglietto.
Dove, dove trascinerai, Amore,
Evelyn e K che hai ferito
con la tua freccia infallibile?

Strilli Tranströmer2Strilli Talia2Piùcheframmenti epicolirici di
Mariella Colonna

Quando Evelyn fuggì

dalla poesia di Mario Gabriele
il mare si agitò con onde fino a tre metri
vento e tempesta, ci furono terremoti
in varie parti della terra. Uno sconvolgimento
apocalittico mai avvenuto prima.
Poi tornò la calma e scese la notte,
ma soltanto perché la giovane donna Liberty
confessò ad Odette che la sua era una fuga d’amore.
Odette allora la fece entrare dalla “finestra del corvo”.

“Peccato, stavi così bene nella poesia di Mario!
Una vera signora del Destino. Sembravi felice…
Raccontami tutto.” “Adesso no, aspetta”
disse l’evanescente “sono troppo scossa.
Cerca di capire. Mi sentivo così sola”
la voce di Evelyn scorre lieve come un ruscello
“e poi amo questa casa con la galleria di quadri
…e poi” -la voce si fa profonda- “Il Signor K
mi fa impazzire” “Vieni, Evelyn, andiamo in galleria”
Incontrano il Signor K. Evelyn si appoggia al tavolo
si sente svenire: “Guardate il mare” grida “esce
dalla cornice del quadro!” il mare sta per travolgerla.
Il Signor K, il volto coperto da una maschera da Signor K,
accorre, la difende con il proprio corpo…il mare esce
dalla finestra, rumoreggiando. Scena di pura follia surreale
come in un quadro di Magritte, anche perché,
d’un tratto, è il sole a schizzare fuori dal quadro:
una palla di fuoco, che il Signor K non può trattenere,
a sua volta esce dalla finestra a velocità inimmaginabile
e si colloca al giusto punto del cielo: la notte diventa giorno
e fuori splende blu-cobalto il mare.

Entra in scena Lucio Mayoor. Odette dice,
ancora un po’ sconvolta: “Salutiamo l’autore
dei quadri viventi!”
“Veramente io vengo qui in qualità di poeta!”
“Ma come, Lucio” esclama Odette “non siete voi
l’autore di questo quadro?” “No cara Odette,
è Giorgio Linguaglossa!” “Il poeta?”
“E critico, sì proprio lui.” “Ma è anche l’autore
della poesia in cui ci troviamo?” “Più precisamente
della poesia nella poesia! sì, è proprio lui.”

Evelyn (tra sé). Che ci sto a fare io, qui? Il Signor K
non ha alcun interesse per me!
“Sbagliato! Io sono qui per voi. Evelyn.
“Come avete fatto a leggere nei miei pensieri?”
“Mia cara, qui tutto è possibile!”
I due si baciano e volano via dalla finestra
tenendosi per mano, come gli Innamorati di Chagall.
“Evelyn…che c’è? Mi sembri turbata. Non sei felice?”
“Vede, Signor K, lei mi piace molto ma…” “E allora, parla
Dimmi tutto..” “insomma, io, in realtà, io non la conosco,
non so chi è lei!”
Il Signor K si toglie la maschera da Signor K…
“E invece mi conosci! Sono Mario Gabriele,
colui che ti ha dato un nome!”
Mario Gabriele cerca di sostenere Evelyn
che svolazza verso il basso,scossa dalla rivelazione.

Alla fine caddero in mare. Quel mare che era fuggito
dal quadro di Giorgio Linguaglossa: tornò nella cornice
insieme a loro. E così fu ristabilito
l’ordine cosmolinguistico. Soltanto il sole
non volle tornare indietro, disse che di mari ce n’erano tanti
di soli uno (solo) e restò inchiodato in cielo
nella sua posizione di sempre.

*

Tutto questo avvenne nella poesia di Mariella Colonna ispirata a poeti, personaggi e “cose” della storica NOE.

Strilli RagoGabriel da ieri è a Parigi,

alla Sorbonne per un ciclo di conferenze
dibattito sulla Nouvelle Ontologie Esthétique.
Evelyn lo aspetta nella sua poesia.
Adesso tutti sanno che la giovane donna
è segretamente innamorata del poeta
che ha fatto di lei un personaggio
misterioso e seduttivo,
estremamente sexy nella sua riservatezza.
Ella si compiace che i critici
Parlino del suo fascino nei loro scritti,
ma ora rifiuta di abbandonare
la poesia di Gabriel per entrare da sola
in quelle dei poeti che la invitano
e la corteggiano.

E’ folle di gelosia: teme rivali,
personaggi femminili come Dafne,
la bellissima, scolpita da Bernini
o quella, non trasformata in albero
nella poesia di Emme.Ci.
dove vivo anche io, Odette, la sua migliore amica.
Si è confidata e mi chiede se posso
aiutarla a recapitare una sua poesia all’amato.
Anzi chiede che scriva io la poesia
perché, dice, sono più brava di lei.
In cambio mi svelerà il segreto delle carte
e sulla mano sinistra leggerà il mio destino.
Ho deciso di accontentarla e scrivo:

“Ti sono grata, Maestro, a te devo la vita,
a te penso nella danza delle tue parole,
ma vorrei che la tua penna più a lungo
si fermasse a tratteggiare le mie movenze,
che seguisse il profilo delle braccia
la curva dei seni e quella delle labbra
la delicatezza dei fiori nella mia stanza.
Mio gentile poeta non puoi, dopo avermi creato
e amato, dopo i voli che abbiamo fatto insieme,
lasciarmi così. Torna e portami con te,
au jardin de la Ville, offrimi un gelato, un Campari
al Caffè delle Arti e poi…” Questo ho scritto.

Il piccione viaggiatore è partito da giorni,
ma ancora Mario Gabriel non ha risposto.
Eveyn è malinconica, non mangia, non sorride più.
C’è stata una grande pioggia, il cielo è grigio,
la città, prima silenziosa, ora comincia ad esprimersi
con le “parole quotidiane”: le auto che passano
sulla strada n. 48, i cani abbandonati in casa
che abbaiano tristemente. Evelyn attende,
sempre al suo posto, nella poesia di Mario Gabriel:
ancora spera, l’illusa, che Gabriel risponda.
Non sa di non essere in grado di capire
chi le risponderà: il poeta oppure io…Odette
che, nel frattempo, scrivendo e parlando con lei,
mi sono invaghita dello stesso poeta.
E cosa le scriverò, io,
fingendo di essere Gabriel?

Ah, je ne sais, je ne sais pas!

 

A Parigi, a Roma

Una piazza surreale a Parigi
prima d’oggi sconosciuta anche a me
con una scultura alla Dalì che la connota.
Innumerevoli orologi
in ordine irregolare quasi tutti con la stessa ora
o un’ora diversa per una minima differenza
di primi e di secondi: ore quindici e quarantotto
ore quindici e quarantanove, ore quindici nove primi
e dieci secondi, ore quindici e cinquanta…

Paris Paris! Le temps de Paris n’est pas le temps de Rome!
Il tempo di Roma a larghe ondate orizzontali,
lento e a tratti vorticoso come il fiume.
Passa, è passato, passato…passerà…
L’orologio di Roma è il sole, quando c’è.
C’è l’orologio interno in ogni cittadino romano

A Paris le temps est toujouor présent: toujour la joie, la Seine,
L’île Saint Louis, le mond des Chimères les couleurs de la vie!
Mais un mouvais jour arrive la mort.
Le temps s’arrête le présent s’arrête.
A la place des montres on peut voir le même heure:
Minuit.
A Paris è mezzanotte in tutti gli orologi.
Mezzanotte in punto.

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60 commenti

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60 risposte a “Mariella Colonna, POESIE SCELTE – Il tempo della rosa, Evelyn e il signor K si amano, Quando Evelyn fuggì, Gabriel da ieri è a Parigi, Commenti di Giorgio Linguaglossa, Gino Rago

  1. Carissima Mariella,
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23984
    esco proprio ora dalla lettura delle tue poesie apparse questa mattina su l’Ombra. Trattasi di un lavoro eccellente, con le pause, le riprese, i dialoghi, le metafore, i paragoni, e l’invidiabile tessitura di un discorso avant-garde, non nel senso delle scuciture verbali, ma degli “scampoli” linguistici che si alternano come vedeva la poesia Maria Luisa Spaziani, (la Volpe) che ho riportato in un mio recentissimo testo. Devo confessarti una cosa. Ciò che hai scritto si distanzia notevolmente dai circuiti poetici di vecchia maniera. Finisco qui per non sembrare un recensore retorico, ringraziandoti vivamente.

    • londadeltempo

      Caro Mario:
      https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23991
      io devo ringraziare te e Giorgio Linguaglossa perché, con l’avanguardia della NOE, misconosciuta e combattuta dagli instancabili ma non sempre irreversibili eredi del passato, mi avete messo nelle condizioni di dare il meglio di me che però ancora va perfezionato, approfondito e arricchito di nuove esperienze: so che la strada è lunga e difficile, che devo lavorare leggere soffrire e gioire ancora tanto. Ma le emozioni vissute, le idee maturate seguendo i vostri insegnamenti e testimonianze come poeti mi hanno dato e mi danno uno straordinario senso di libertà: e credo che la libertà espressiva sia l’unica che, con le nostre vite e opere, noi poeti possiamo godere e raggiungere: e non è importante che godiamo di questa libertà come Animeformadeicorpi o come Fantasmi subentrati ai nostri “io” : il solo fatto di entrare mentalmente e con la psiche nei personaggi più amati delle nostre creazioni, ( Evelyn, il “corvo”, il signor K ), come dice Giorgio Linguaglossa, questo farli interagire i personaggi reali (Giorgio, Mario , Mariella) e con certe situazioni che si trovano in altre poesie ( “la finestra aperta” )” genera “un senso di comunanza fratellanza e anche di coappartenenza” che, oggi come oggi, non possiamo aspettarci da nessuna attività di altro genere. Ed è per questo, oltre che per la passione della parole, che ho scelto di affiancarmi alla NOE, questo insieme creativo di persone che amano la poesia e ad essa consacrano la propria vita e il proprio tempo. A Gino Rago dedicherò il prossimo intervento.
      Mariella Colonna

      • londadeltempo

        https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23999
        Ah, dimenticavo. Caro Giorgio, tu hai fatto un commento alle mie poesie su Evelyn fortissimo e paradossale più di quanto lo siamo Gabriele ed io, leggendo magistralmente i miei scritti e aggiungendo un livello interpretativo che fa compiere un profondo scarto-colpodiscena alla mia ironia trasformandola quasi in grottesco: l’amore tra Evelyn, megera che legge i tarocchi e Il signor K, diavolo in persona! Quindi Evelyn e il signor K acquistano una doppia personalità: Lei è, a un tempo, la deliziosa creatura un po’ ingenua, un personaggio appena creato e in cerca d’amore e donna di dubbia morale che spolpa i clienti con l’imbroglio delle carte che…s’innamora niente di meno che del diavolo! Il signor K io l’ho immaginato come Mario Gabriele con maschera da signor K! Pensa un po’, Giorgio, che cosa mi hai combinato svelando tutti i segreti! Quest’ambiguità, però, dà forza ai personaggi, li fa uscire dagli schemi, dà loro nuova vita. Chiarito questo…volevo apere che cosa intendi per frivola: a me sembra di essere giocherellona e ironica, come tu hai detto altrove: ma forse tu usi la parola in un senso tutto tuo.
        Quanto alla mia “allegrezza senza scopo”… ti domando qual è lo “scopo” di una rosa?” e mi rispondo da sola “di essere una rosa”. Questo vale anche per la mia “allegrezza”: essere sempre capace di far sorridere gli altri, di trasmettere una stilla di gioia. E grazie per avermi addirittura avvicinato ai fondamenti dell’estetica di Kant.
        Mariella

      • Mariella, eccezionale quel tuo ” senso di comunanza fratellanza e anche di coappartenenza che, oggi come oggi, non possiamo aspettarci da nessuna attività di altro genere”… E questo lo dimostra la genialità e la straordinaria energia delle tue ‘poesie scelte’, che mi sono lette e rilette con gran godimento, trascinandomi dentro le scene dirompenti che di verso in verso portavano ad una eccitazione crescente facendomi uno con le scene e i protagonisti del ‘poemetto’.
        Ovvio che non sono una critica, per cui non potrei mai usare quel linguaggio alto che analizza scava colloca…, e a volte pure stupra.
        Sono solo uno spirito che ha afferrato le emozioni che sono affiorate alla lettura dei tuoi testi, grazie alla tua sensibilità creativa.
        Grazie e ciao!

        • londadeltempo

          Carissima Luigina,
          ti sono profondamente grata di condividere con le quell’infanzia spirituale che ti permette di entrare nella poesia di un’altra persona come l’ape entra nel fiore…e sei tu che trasformi in miele parole e immagini che emergono dalla fantasia o dalla realtà dei poeti su cui ti posi, a tratti, con la lievità di una colorata farfalla che vibra nell’aria , si ferma sulla corolla preferita e poi riprende il volo. Grazie di essere qui con noi, segui il nostro cammino a volte faticoso ma sempre accompagnato dalla consapevolezza che la Poesia è un riflesso luminoso della Bellezza dell’Essere sulla sofferenza di esistere…che però non è mai sterile se la si accoglie e la sia elabora poeticamente e, soprattutto “religiosamente”, cioè con spirito di accoglienza e di condivisione che ci fa sentire i piccoli ma vivaci frammenti di quel tutto che, a sua volta, ci accoglie!

          Mariella

  2. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23985
    Il «fantasma» che così spesso appare nella poesia della «nuova ontologia estetica», si presenta sotto un aspetto scenico. È il Personaggio che va in cerca dei suoi attori. Nello spazio in cui l’io manca, si presenta il suo supplemento: il «fantasma».

    Dal punto di vista simbolico, è una sceneggiatura, il «fantasma» è ciò che resta della retorizzazione del soggetto là dove il soggetto viene meno; il fantasma è ciò che resta nel linguaggio, una sorta di eccedenza simbolica che indica una mancanza. L’inconscio e il Ça rappresentano i due principali protagonisti della «nuova ontologia estetica».

    Il soggetto parlante è tale solo in quanto diviso, scisso, attraversato da una dimensione spodestante, da una extimità, come la chiama Lacan, che scava in lui la mancanza. La scrittura poetica è, appunto, la registrazione sonora e magnetica di questa mancanza. Sarebbe risibile andare a chiedere ai poeti della «nuova ontologia estetica», mettiamo, a Gino Rago, Mario Gabriele o a Donatella Costantina Giancaspero che cosa significano i loro personaggi simbolici, perché non c’è alcuna significazione che indicherebbe i fantasmi simbolici, nulla fuori del contesto linguistico.

    Nulla di nulla. I «fantasmi» indicano quel nulla di linguistico perché Essi non hanno ancora indossato il vestito linguistico. Sono degli scarti che la linguisticità ha escluso.

  3. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23987
    Caro Giorgio, ho letto, questa mattina, queste tue parole che mi illuminano: “Le carovane di spezie e e di porpora che attraversavano il deserto”. E con queste carovane che, ogni tanto, viaggiatori improvvisati,letterati sedentari, grandi fruitori di parole,si dovrebbe partire.Senza meta.

        • Caro Giorgio,
          mi permetto di entrare nel sito sul tema di Evelyn e di quanto detto dalla (Volpe), Spaziani, in una serata letteraria, a proposito della poesia, cogliendo l’occasione dei testi di Mariella, davvero esemplari e del tuo nuovo intervento sulla NOE.
          https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23990
          A lungo si parlò di te dopo l’ira dei tornadi
          appena usciti dal circuito
          dei quaderni di Tecnolittérature
          su Karl Mannehin Ideologie und Utopie
          Gilford aveva una cover e una plaquette di Polonskij
          prima di fermarsi a Dover
          lasciando indirizzo e New Age.
          La terra da sola ci ingoia,
          permette passaggi in altri equatori.
          A dodici anni Clarissa cercava l’ombra nei portoni.
          Milena Skodova aveva disappunti con i poeti del disgelo.
          Evelyn sa come passare la sera quando va via la luce.
          Qui ci si allarma per niente,
          anche se l’inverno deve ancora arrivare.
          La mattina ti svegli come un fiordaliso.
          Non aspetti nulla che non sia già accaduto.
          L’unica cosa che ricordava Jasmin
          era la fuga dalla promenade des Anglais.
          Toglierò ciò che hai scritto.
          Sette signore, abbastanza mature,
          sette Madame della New Society
          si riunivano all’aperto a guardare i bouquinistes.
          Clary diceva che di loro ci si poteva fidare.
          Oh, Benny, è sempre stato così
          quando si vuole qualcosa!.
          A vedere bene gli ultimi scampoli
          erano come li voleva la Volpe.(1)

          (1) La Volpe è lo pseudonimo dato da Eugenio Montale a Maria Luisa Spaziani che in un incontro culturale definì “la poesia un movimento clandestino di resistenza”.

          • londadeltempo

            Caro Mario…complimenti per la bellissima poesia dove tu mi sembri più vicino ad Evelyn nella capacità di nascondere i segreti rivelando i destini… che al signor K come lo immagina quel nostro amico poeta che ha scritto del mare che esce dal quadro e del solesferadifuoco che lo segue per andare ad inchiodarsi nel cielo. E questo mago della poesia definisce la dolce Evelyn una megera? E lui…che fa uscire il sole e il mare da un quadro mentre tutti lo stiamo a guardare stupiti? Lui che parla con le ombre? Chi è lui? Su questo mistero ti lascio meditare e spero che il mago ci dia almeno qualche indizio da seguire…noi , comunque, aspettiamo soltanto quello che ancora non è mai accaduto…

    • CARA ANNA VENTURA,
      c’è troppo rumore di fondo, c’è troppo rumore di mediocre poesia, il frastuono è diventato intollerabile… ma non dobbiamo cedere… dobbiamo credere nella famiglia della nuova ontologia estetica, andare, come tu dici, «senza meta»…

  4. Sono rimasto “speechless”. Ringrazio Mariella Colonna. Ho tutto ancora da imparare della poesia v…

    • londadeltempo

      Grazie a te che ti apri alla poesia con tanta generosità. Sono io che ho tutto da imparare da chi è, come te, un vero poeta e si entusiasma per quello che fanno gli altri!
      Mariella

  5. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23993
    Il mio e il tuo “io”
    disposti sugli assi cartesiani
    della nuova dimensione nata
    dai nostri pensieri in croce,
    proprio nel punto zero.

    solo un estratto, da questa ricca antologia, dove universi si intersecano misurandosi con un tempo altro, generando un altro luogo, non racchiuso in mitologie, ma pregni di realtà, nell'”osare” tale rappresentazione. Che non è realismo, ma realtà-sostanza che insufla la materia ancora incandescente di questa poesia.
    Pochi versi, dicevo, di cui volevo sottolineare le sincopazioni, lo spezzettare il verso che ritorna – cerca? – il suono primo, la parola vibrata come suono primigenio. La tavolozza che tende alla luce pura, laddove sono i non-materiali a vibrare, al puro non-colore, se è la materia a cantare.
    Complimenti a questa poetessa, che continua a sorprenderci per la capacità di muoversi senza arrestare mai il suo flusso.

    • londadeltempo

      Carissima Chiara,
      https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23996
      sono meravigliata e felice: la meraviglia è uno stato dell’anima che unisce la gioia alla contemplazione della Bellezza. Sono felice perché tu sei un’amica vera , che si entusiasma alle cose (belle) scritte dagli altri: tu vuoi restare in secondo piano, fare da sfondo per mettere in risalto il valore della poesia in sè. Tu vuoi, ma non ci riesci…perché la forza della tua personalità sprigiona dalle parole che scrivi come pura luce e, perciò, Bellezza. Così tu “ricrei” quello che è stato “creato” e fai una poesia sulla poesia. Torniamo alla meraviglia: è il mio stato d’animo di fronte all’avverarsi di quello che ho sempre pensato: un’opera poetica, come qualunque opera d’Arte o di Architettura, nasce da chi la crea per primo, ma continua a nascere e crescere grazie alla partecipazionedei lettori o ai fruitori che si aprono al messaggio lanciato dall’autore, poeta pittore architetto che sia (v. la Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona). La tua risposta ai miei versi è la prova che la vocazione della poesia è nascere come espressione individuale e aprirsi, come vento di primavera che diffonde i semi, ai suoi innamorati che si nutrono di lei e la nutrono di se stessi, delle proprie emozioni e dei propri pensieri. Grazie , chiara, per quello che sei: hai un’anima trasparente come cristallo!
      Mariella

  6. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23994
    Alcuni frammenti di Carlo Livia
    (alla maniera della nuova ontologia estetica?)

    Sette pause del silenzio in un tempio vuoto

    La bambola pazza sferza a sangue la stella che medita.

    Il signore scomparso è un grido d’amore che penetra nel sesso della notte.

    Fra queste dogane di nuvole quale tempesta di luna immortala l’universo?

    Nella follia degli angeli c’è un incesto di musica
    nel peccato del cielo un pianto senza dolore e senza bambini
    nel sogno della folgore un guanto di nebbia uccide l’universo.

    La nostalgia ammira i suoi gioielli e pensa: il prossimo addio sarà il mio vero amore.

    L’ombra del vero si specchia nelle parole e tace a perdifiato.

    In piedi sulla grande altalena del paradiso il mio amore mi chiama, si allontana, mi chiama…
    *
    Carlo Livia è nato a Pachino (SR)nel ’53 e risiede a Roma. Insegnante di lettere lavora in un liceo classico. E’ autore di opere di poesia, prosa, saggi critici e sceneggiature, apparsi su antologie, quotidiani e riviste.
    Fra i volumi di poesia pubblicati ricordiamo:
    Il giardino di Eden, ed. Rebellato, 1975; Alba di nessuno, ed. Ibiskos, 1983 (finalista al premio Viareggio-Ibiskos ); Deja vu, ed.Scheiwiller, 1993 ( premio Montale); La cerimonia,ed. Scettro del re, 1995; Torre del silenzio, Altredizioni, 1997 (premio Unione nazionale scrittori ); L’addio incessante, ed. Tindari, 2001; Gli Dei infelici, ed. Tindari, 2010.

  7. gino rago

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-23998
    “La stessa parola può dire la verità o la menzogna del vivere” ( Saramago)
    Prendendo l’avvio da quest’affermazione, Rossana Levati da insigne grecista
    mi confida in un suo scritto: “Non sono esperta dell’Opera di Saramago. Ma
    d’un tratto mi è venuto un lampo: sono le parole che le Muse dicono a Esiodo quando lo incoronano poeta: “Noi sappiamo dire molte menzogne simili al vero; ma sappiamo, quando vogliamo, dire anche il vero”.
    Ecco la conferma della sistematica doppiezza delle parole.
    Doppiezza che Mariella Colonna tiene a bada, ben governandola, perché
    ha scelto la lingua della sua nuova poesia, “la scelta della lingua” necessaria
    al poeta, nel senso di Costantina Donatella Giancaspero, affinché ogni
    poesia costituisca un “Evento”, per me, soltanto per me, hic et nunc, come
    lungo il sentiero tortuoso e in salita di quella che chiamo la “nuova poesia”, e
    che Mariella Colonna sta percorrendo con viva e persuasa coscienza linguistica, si sta verificando e che ci fa dire senza tentennamenti: ” Il nulla
    è una rosa”.
    Gino Rago

    • londadeltempo

      Grazie, Caro Gino…il tuo commento non poteva mancare! Ti sei fermato proprio sull’ultimo verso della mia poesia, su chi mi sono macerata per un’intero pomeriggio per non cadere in sospetto di sentimentalismo. E poi, spremendo il frutto fino al succo…dal nulla è apparso il fiore, la rosa che avevo descritta al contrario di come è…se ne desume…lascio alle tue parole, Caro Gino, la gioia di completare il discorso!
      Mariella

  8. Cara Mariella
    ill tuo salto è spaziale….complimenti!

  9. gino rago

    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-24002
    Cito da una presentazione di un libro poetico un passaggio a hoc di Avraham
    Yehoshua sullo scontro, inevitabile, fra due generazioni di poeti e fra due modi di fare poesia:
    “Haim Guri, uno dei maggiori poeti della generazione antecedente a quella di
    Yehuda Amichai, riferendosi all’autore di ‘Ogni uomo nasce poeta’,
    disse: “Quando lessi in una sua poesia: ‘ Il tuo viso amato era illuminato
    dalla luce della porta aperta del frigo ‘, capii che era sopraggiunta una nuova generazione di poeti giacché mai né a me né ai miei coetanei era passato per la mente che si potesse fare poesia parlando del viso dell’amata infilato
    tra pomodori e polpette di carne…”

    E Yehuda Amichai è considerato da tempo il poeta più alto della letteratura
    israeliana e il più letto e amato della sua terra. Ed ebbe l’ardire, in quelli che
    sono considerati i suoi versi più classici e noti, di parlare di Dio così:

    “Dio è coricato supino sotto il mondo
    Sempre impegnato in riparazioni
    Sempre qualcosa si guasta
    Avrei voluto vederlo per intero ma vedo
    Solo le suole delle sue scarpe e piango.”

    Gino Rago

  10. ECCO ALCUNI STRALCI VARI DI VARIE POESIE
    per Lucio Tosi e i suoi “Strilli”
    :
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-24004
    Ho sognato che avevo disegnato tasti di pianoforte
    sul tavolo da cucina. Io ci suonavo sopra, erano muti.
    I vicini venivano ad ascoltare.
    *
    Le posate d’argento sopravvivono in grandi sciami
    giù nel profondo dove l’Atlantico è nero.

    (T. Tranströmer))
    *
    […]
    La gondola è vestita a lutto. Carica di morti. Affonda.
    Nella picea onda del Canal Grande.
    Ponte degli Scalzi.
    L’appartamento di Anonymous sul Canal Regio.
    Uno spartito aperto sul leggio: “La lontananza nostalgica”.
    Il vento sfoglia le pagine dello spartito.
    […]
    Tre finestre. Lesene bianche. Canal Regio.
    Due leoni all’ingresso divaricano le mandibole.
    [Se ti sporgi dalla finestra puoi quasi toccare
    il filo dell’acqua verdastra]
    Madame Hanska si spoglia lentamente nel boudoir.
    Ufficiali austriaci giocano a whist.
    […]
    Sulla parete a sinistra del soggiorno e in alto sul soffitto
    è ritratta la Peste.
    La Signora Morte impugna una pertica
    che termina con una falce.
    Ammassa i morti e taglia loro la testa.
    E ride.
    Ritto sulla prua il gondoliere afferra il remo.
    E canta.
    Lassù, in alto, strillano gli uccelli e brindano le stelle.
    […]
    Wagner e List giocano a dadi
    in un bar nel sotoportego del Canal Grande.
    Tiziano beve un’ombra con la modella
    dell’«Amor sacro e l’amor profano».
    […]
    Madame Hanska al Torcello riceve gli ospiti
    nel salotto color fucsia.
    I clienti della locanda del buio.
    Siberia.
    Evgenia Arbugaeva osserva la distesa di neve.
    La Torre del faro in mezzo alla neve.
    «Il bacio è la tomba di Dio», c’erano scritte queste parole
    sopra l’ingresso della torre.
    […]
    Una grande vetrata si affaccia sul mare veneziano.
    Non c’è anima più viva.
    Una sirena canta dalla spiaggia dei morti:
    «Non c’è più lutto tra i morti».
    «Non c’è più lutto tra i morti».

    (G. Linguaglossa)

    […]

    Due città

    Ciascuna sul suo lato di uno stretto, due città
    l’una oscurata, occupata dal nemico.
    Nell’altra brillano le luci.
    La spiaggia luminosa ipnotizza quella scura.
    Io nuoto verso il largo in trance
    sulle acque scure luccicanti.
    Un sordo suono di tromba irrompe.
    È la voce di un amico, prendi la tua tomba e vai.

    (T. Tranströmer)

    • Caro Giorgio,
      solitamente io uso una lente più piccola, dove ci stanno meno parole.
      Ad esempio:
      Una grande vetrata si affaccia sul mare veneziano.
      Non c’è anima più viva.
      Altrimenti entra in campo il significato e allora non sono più frammenti ma versi. E’ incredibile come a questo esame pochi autori riescono a passare, ma se riescono non ho dubbi: sono bravi. E’ una specie di pallottoliere, qualcosa che dovrebbe fare ridere la critica seria.

  11. Giuseppe Talia

    Ottima interprete della NOE. Poesia caudata, nel senso di coda di stella, con tratti atipici che si innestano con maestria nella sinossi o sguardo d’insieme.

  12. antonio sagredo

    per Gino Rago a proposito di libri…..

    ——————–
    Il libro… oggi
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-24008
    Il libro aprì le mie mani per segnarmi come un monatto irriverente,
    nella mia mente avvilita i misteri della metonimia antica,
    e quella malattia che traverso il nome si chiama, se volete, Poesia.
    Sorrise il lucido dorsale per mostrarmi la sua identità cartacea.

    E mi sfogliò le epoche come uno stregone distilla il suo veleno cortigiano.
    Mi accecò come un bardo la parola per cantare la mia corteccia irrazionale.
    Il furore dell’infanzia esondò come la bellezza di Rosalia!
    Come la beatitudine di Smeralda inquisì lo spasimo della materia!

    Per coprire d’oscurità i triviali segreti celebrò le distinzioni delle pagine
    con le affilate misture di Salafia, e gli spettri delle sue formule
    per vincere d’immortalità i suoi sembianti. Per il trionfo della maschera
    il trucco di una pelle si ritirò sdegnoso dietro la propria inconsistenza.

    Il libro… oggi, è un cavaliere insopportabile e vincente.
    La macchina non ha piedi, né cammini tracciati dai sentieri,
    e passi tardi e lenti per stampare i tempi e gli ignobili pensieri.
    Come un geniale attore che alle scene assegna gli atti, i gesti, e i fallimenti.

    Antonio Sagredo

    Roma, 5/12 novembre 2011

    • londadeltempo

      Caro Sagredo,
      molto interessante la sua formapoesia con la cadenza e il ritmo di un’antica ballata, ma con segno fortemente all’avanguardia connessi al contenuto molto singolari e personali. Oggi ho pensato che in particolare da questa sua poesia, con una lettura approfondita, potrò trarre spunti vitali e avvicinarni ad un linguaggio più corposo e intimamente legato alla realtà materiale, ma reso godibile-con-senso da presenze e accenni “storici” che fanno vibrare e correre ondeggiando i versi. Intensi, segnati con forza ma non senza delicatezza i due personaggi femminili: Rosalia e, Smeralda…non posso commentare versi così ben fatti senza rovinarli, maglio lasciar parlare il poeta:

      “Il furore dell’infanzia esondò come la bellezza di Rosalia!
      Come la beatitudine di Smeralda inquisì lo spasimo della materia!”

      Complimenti, bella poesia davvero.

      Mariella Colonna

  13. antonio sagredo

    Quanto riguarda
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-24009
    i versi della Colonna che si manifestano in un caleidoscopio rutilante e veloce fra eventi e fatti e incontri inconsueti… i personaggi chiamati in causa siano essi reali o fittizi non si specchiano l’un con l’altro, se mai sono specchiati e nemmeno dalla “poetessa” ma dal tempo stesso che fluisce indisturbato fra domande e risposte e devono far fronte a sorprese continue: interrogativi e esclamativi si rincorrono per far quadrare del tempo i “quadranti”, ma qui il tempo è circolare e non sa gli angoli e né i labirinti… fluisce il tutto indisturbato e senza disturbare alcun personaggio toglie, appunto, il disturbo.
    grazie a.s.

  14. antonio sagredo

    ma quella di citare il proprio nome e i nomi dei poeti era già una mania dei poeti futuristi russi: una ricerca dell’autostima più che un bisogno di comunicare uno con l’altro.

    • londadeltempo

      Caro Sagredo: rispondo alla sua risposta a se stesso: forse per i poeti futuristi russi era come dice lei, ma io sono una poetessa italiana che è felice di leggere le poesie degli amici e mi diverto moltissimo a giocare con i personaggi , a farli vivere, a…vedere come si comportano nel mio spazio poetico…senza tempo. Comunque grazie per l’attenzione.

  15. Mi complimento con Mariella per la felice sarabanda, danza d’amore e divertimento, spettacolo che vale il prezzo del biglietto e tanto di più.
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/09/19/mariella-colonna-poesie-scelte-il-tempo-della-rosa-evelyn-e-il-signor-k-si-amano-quando-evelyn-fuggi-gabriel-da-ieri-e-a-parigi-commenti-di-giorgio-linguaglossa-gino-rago/comment-page-1/#comment-24013
    Un tempo mi chiedevo: che c’entrano gli iris con Van Gogh? E’ questo il volto del vero e dell’autentico?
    Eh sì, risponderebbe Van Gogh, mi sono ritratto anche negli iris… non vedi nell’erba il mio pennello e la pipa, le finestre che osservo da lontano e questa mia, che mi dà luce per dipingere?
    Io così leggo anche le poesie di Mario Gabriele, non sono certo se le più difficili da scrutare: cerco tracce invisibili. E Gabriele ne lascia, eccome se ne lascia. Ma faccio altrettanto con le poesie che sembrano più vere; è come quando sorseggiando un buon vino, si riesce a indovinare l’aspetto di una cantina, i più bravi anche il paesaggio intorno. C’è il vino, c’è l’illusione, e c’è il vino. Ringrazio il vino per l’illusione, ringrazio l’illusione per il vino.
    In queste poesie di Mariella la traccia sta in altre poesie, poesie e autori della NOE. Strano destino, anche un po’ beffardo, quello di essere tramutati in personaggi.

    • londadeltempo

      Caro Lucio,
      anche nelle mie poesie, se le leggi con attenzione, ci sarebbero delle tracce: chi non lascia tracce di sè nelle cose che scrive? A volte chi sembra più aperto e si racconta nasconde più tracce di quanto non lasci scoprire ad una prima lettura. Dove sarebbe la danza d’amore? Ti sei divertito a leggere le avventure di Evelyn? Mi fa piacere. Il mio è stato un gioco in cui Giorgio ha visto cose molto interessanti, ma che appartengono alla sua corposa e icastica lettura assai più che a me. Comunque ne “Il tempo della rosa” c’è un’avventura astrale che si conclude con il fiorire di una rosa dal nulla e in “A Parigi, a Roma” c’è anche il tema della morte che non penso susciti risate in nessuno.
      Ciao ciao.
      Mariella

  16. cara Mariella,
    adesso il tuo prossimo appuntamento sarà di trovare di far convivere e collidere personaggi di Sagredo con quelli di Lucio Mayoor Tosi e via cantando, con gli «stracci» di Gino Rago e, perché no? con qualche personaggio delle poesie di Tranströmer. Che ne dici? E, mi raccomando: non fare troppi elogi ad Antonio Sagredo, altrimenti quello là ci inonda di sue poesie!!!

    • … e poi l’enigma filosofico, la saggezza e l’angoscia che pervadono la poesia di Giorgio, la misteriosa solitudine di Donatella, saggezza storia e responsabilità nella poesia di Anna Ventura – così almeno pare a me – il pennino di Giuseppe Talia, l’esistenzialità nel frammento lungo di Steven, la solennità degli umili in Gino Rago; ma anche i lampi di Francesca e molto altro ancora. Eh, ma Evelyn sa scrivere, punto dopo punto può arrivare ovunque. E sorridendo.

    • londadeltempo

      Caro Giorgio:
      consulterò i personaggi delle poesie, vedremo se vorranno partecipare: Sagredo…non credo (qui va bene la rima), Lucio…vai a leggere quello che ha scritto della mia simpatica amica Evelyn. Non penso proprio che a lei, personaggio di primo piano (e amata da Mario Gabriele), piacerebbe essere trattata così da questo sprezzante cavaliere (benché senza macchia e senza paura!).

    • londadeltempo

      Giorgio caro, gli elogi per Sagredo sono sinceri, ma c’è una “traccia”, come dice Lucio, da scoprire: vabbè, te lo dico: volevo che si dispiacesse di avermi un po’ canzonato sulle poesie quando io ho dimostrato di apprezzare le sue, non tenendo conto del “dispregio” ed evitando di farlo sfidare a duello da un mio nobile cavaliere!

  17. londadeltempo

    E perché non dovrebbe sorridere Evelyn? Forse perché dà fastidio a qualcuno? Non ti preoccupare, Lucio nessuno sentirà nulla: lei sorride in silenzio. Ad Evelyn non importa che tu le preferisca l’intero universo di poeti. Le basta farti sorridere.

    Mariella

    • Be’, non era sottinteso che io preferissi l’intero universo di poeti a Mariella… Ho solo posto qualche interrogativo. Ma possiamo anche starcene qui, con le gambe a penzoloni sull’acqua. E’ una bella giornata. Sempre, quando c’è poesia.

      • londadeltempo

        Ma cosa dici, Lucio! Tu parlavi di Evelyn, non di Mariella! Dai, ti perdono…a nome della mia amica, perché mi sono vendicata abbastanza e forse troppo, per il mio carattere!
        Mariella

      • londadeltempo

        Guarda che il lettore non è scemo! Non ti nascondere dietro un dito. Comunque non se ne parli più: perdonato. Ma non ci riprovare, eh!

    • londadeltempo

      Ci sono in giro zanzare tigre anche a Roma e dicono che nel nord ci siano pericolosi vesponi che punzecchiano qua e là. Naturalmente non è colpa loro, che non sono responsabili, ma dei sindaci che non hanno fatto in tempo la disinfestazione…

      • Spray Londadeltempo: antizanzare del nuovo millennio!
        Un braccio estivo dalla pelle liscia, seducente; sullo sfondo un bar con sulla pedana gli strumenti di un gruppo di musica messicana. In basso a destra, dentro un cerchietto, il ritratto di Evelyn. Che ne dici?

  18. gino rago

    Antonio Sagredo, di poesia in poesia, da verso ad altro verso, quando controlla la sua tumultuosa inventiva, cerca di trovare il filo prezioso che
    è in grado di tendersi fra il barocco in pietra salentina e il campanile del Duomo di Praga, in ciò davvero erede di quell’Angelo Maria Ripellino che dal suo canto sempre cercò il filo linguistico-metrico fra il barocco dell’ Apollo e Dafne del Bernini nella Galleria Borghese, o quello siciliano di Noto, e le cupole delle Chiese di San Pietroburgo.:
    “(…) Ma a che mi serviva questa veggenza cerimoniale
    se io avevo sete di vita banale….”
    (Angelo Maria Ripellino)

    ” (…) Sorrise il lucido dorsale per mostrarmi la sua identità cartacea.
    E mi sfogliò le epoche come uno stregone distilla il suo veleno cortigiano.”
    (Antonio Sagredo)

    Gino Rago

    • londadeltempo

      Mi piace molto il tuo commento: devo imparare molte cose anche da te!
      Tu e Giorgio ci dovete fare una confessione: quanti libri avete divorato nelle vostre vite… e con quanta passione?

  19. gino rago

    “Un pensier veloce per lei che versi cuce”
    (versi estemporanei per Mariella Colonna )

    L’ape mia segreta ha succhiato molti fiori.
    Ma il nettare non è l’estremo fine.
    E’ il miele – Mary – un miele inimitabile
    l’autentica sua meta. L’ape mia intima
    non so se v’è riuscita.
    E’ questo dubbio atroce
    a tarpar l’ala veloce.
    Ma lo stesso dubbio al tuo cuor conduce.

    Gino Rago

  20. antonio sagredo

    fuori contesto, più o meno come la mossa del cavallo negli scacchi…
    vi dono:

    ————————————————————–
    Io

    Lungo il selciato
    della mia anima battuta
    i passi dei pazzi
    intrecciano talloni di dure frasi.
    Là dove le città
    sono impiccate
    e nel cappio di una nuvola
    si sono impietriti
    i colli storti delle torri –
    io vado
    solo a singhiozzare,
    perché da un crocicchio
    sono crocifissi
    i poliziotti.

    1913
    (trad. di AMR – 1971- dal corso su Majakovskij)
    ——————————————–
    mia nota n. 70, pag. 42 :
    [ “Notare come la nuvola, altrove vezzeggiata dal poeta, qui assume la figura di uno strumento di tortura. Dalla nuvola cade la pioggia perché ha (co)stretto il cielo; dal poeta cadono lacrime: è l’autoflagellazione, il masochismo di un giovanissimo uomo, è quell’Io che non sa dove sbattere la propria esistenza. Come dunque sono diverse e distinte le visioni della Natura che hanno Majakovskij e Pasternàk: il primo sulla Natura disse poco, non aveva nulla che potesse importargli se non asservita all’uomo per produrre; per Pasternàk la Natura assurge a fondamento della sua esistenza. (vedi a proposito la nota 12, p.10: “il ferro da stiro…”). Ma una interessante suggestione avvicina Majakovskij a Cechov a proposito dell’elettricità e del vapore. Nel 1892 esce di Cechov il racconto satirico “La sala numero sei” che è contro la filosofia di Tolstoj, di cui da troppi anni s’era fatto influenzare. In una lettera all’amico Suvorin scrive:” La morale tolstojana ha cessato di toccarmi fino sin fondo all’anima. Ciò per il fatto che il sangue che cola nelle mie vene è sangue di mužik… Quanto alla filosofia tolstojana, ne sono stato soggiogato per quasi 17 anni! Ma ora c’è qualcosa in me che protesta: la ragione e il senso di giustizia mi dicono che nell’elettricità e nel vapore vi è più amore del prossimo che nella castità e nel rifiuto di mangiare carne.”(in “La steppa. Cechov, Garzanti 1966, p.12).
    Mentre Pasternàk venererà sempre Tolstoj fino a fare dello Živago una sorta di personaggio tolstojano del/nel secolo XX°, Cechov ha il coraggio di staccarsene; ma Pasternàk verso al fine della sua vita rimpiangerà amaramente di non aver letto Cechov in gioventù.
    Se Majakovskij ha la consapevolezza di cantare il ferro e il vapore senza limiti, Cechov ha l’intuizione o il presagio che nella tecnica risiede il futuro e la modernità. Certo il treno a vapore viene pure cantato da Pasternàk, ma con aneliti romantici.].

    • londadeltempo

      Sagredo!!! Cambiare discorso è la tua nota più caratteristica! Comunque ripeto: la tua poesia è molto bella!
      Mariella Colonna

  21. antonio sagredo

    RAGO, A PROPOSITO DEL MIELE, TI DONO, questo FUORI TESTO :
    (ma a tutti!!! )
    —————————————–
    Prendi per gioia dai miei palmi
    un po’ di sole, un po’ di miele,
    come ci hanno ordinato le api di Persefone.

    Non si slega la barca non fissata,
    non si sente l’ombra calzata in pelli (di pelli),
    non può vincere in una impenetrabile vita la paura.

    A noi restano solo i baci,
    pelosi, come minuscole api,
    che muoiono appena volate dall’alveare.

    Esse frusciano nelle diafane boscaglie della notte,
    la loro patria è il fitto bosco del Taigete,
    il loro cibo è il tempo, il miele, la menta.

    Prendi per gioia il mio selvaggio dono,
    il secco squallido monile in api morte,
    che hanno mutato in miele il sole.

    O. Mandel’stam

    novembre 1920
    (trad. di AMR – 1974 , dal Corso su Mandel’stam
    ——————————————
    e la mia nota 291, pag. 145 :

    [ “Ritornano le api (tema corrente, come nella poesia a p. 134), dove il tema e il contesto era più serio e profondo; e ritorna pure il nome di Persefone (già a p. 139), ma in questi versi un po’ ridicolizzata, quasi il poeta volesse disfarsi di questo mitologico mondo greco. Quindi: le api, Persefone, la paura, il Tempo, il miele, (o la variante: il miele del morto sole) e altri motivi si snodano a ripetizione e si alternano; p.e. versi similari: le ombre sono “un bosco senza foglie di voci diafane” (p. 139) , mentre qui le api “frusciano nelle diafane boscaglie della notte”. In questa poesia nella prima strofa le api sono vive ed operanti, addirittura queste api di Persefone (Robert Graves, I miti greci, op.cit. ) danno degli ordini… e tutto ciò in una atmosfera statica assoluta (quei tre “non” significano stagnazione). C’è inoltre un qualcosa di mortifero in giro: i baci sono pelosi e muoiono come api; queste hanno i loro regni che sono: i boschi selvatici notturni e diafani (e ritorna questo aggettivo simbolista, ricorrente: toponimo specie di Mandel’štam e di Blok!). Il tempo, breve e necessario per produrre il miele e l’aroma della menta; infine – ultima strofa – dopo il loro lavoro (cioè il “selvaggio dono”), le api muoiono, ma il miele è già un liquido (del morto) sole!. Come dice V. Šklovskij sono presi in giro la Morte, lo stesso simbolo del mito, le api e tutto il resto; e che solo l’ultima immagine sia seria, ma non troppo, perché immaginare che tutto il miele sia un vischioso sole, ingrandendone l’immagine stessa, dà un senso di soffocamento e di morte universale; ma sembra dire, il poeta, canzonando, che non è vero niente, prendi la cosa per gioia scherzosa, come un semplice e ingenuo divertimento… e non pensarci più di tanto, anzi ridici sopra, perché si va da un particolare piccolo, come uno squallido monile, a qualcosa di inimmaginabilmente grande come il sole-miele: cosa che, apparentemente, non sta in cielo né in terra, ma che indica la predisposizione del poeta a mettere accanto, (o a strati accatastati), ma con segni contrapposti la cosa minima e la cosa massima, o a fonderli insieme come in questo caso, come in un gioco da prestigiatore. Ma se ponessimo in risalto quanto c’è di “ridicolo” in questa poesia, come dunque non pensare – è quasi ovvio – a Nietzsche, al suo “Sacrificio del miele” sulla montagna (IV parte del Zarathustra), al miele che si effonde per le vene nel sangue (il sangue venoso è privo di ossigeno e poco nutriente) e mescolarsi per rendere più energica, più dolce e quieta l’anima. Il motivo del miele alligna in moltissimi versi di Mandel’štam con varianti pertinenti all’oggetto di una data poesia – il miele muta di colore e di senso e diviene esso stesso, p.e., vino – bianco o rosso o indorato – o si confonde col bronzo del sole al tramonto. Lo stesso Nietzsche ci scherza un po’ sopra quando afferma che il miele non è che “una esca… una astuzia… e… una utile follia” per adescare gli animali e “i più strani pesci umani”, e che è balsamo o bevanda per l’”uomo superiore”: il rinnovato, il rigenerato, ecc. Nella poesia di Mandel’štam, p.e., ritroviamo “un miele indorato che cola dalla bottiglia” con tutt’intorno il paesaggio e i personaggi della mitologia greca arcaica; ed è un inno alla risurrezione e a un rinascimento, nuovi (fu così creduta e pensata la Rivoluzione da molti poeti); ma ora questo nuovo desiderio del canto di Mandel’štam punta al futuro e, dopo l’amarissima e disperata delusione per le mancate realizzazioni delle aspirazioni rivoluzionarie, spera, dopo la tempesta, di ritornare, come Odisseo, “pieno di spazio e di tempo” nella gola del poeta… per poter cantare di nuovo, liberato! ////// Seconda strofa, terzo verso: “vita impenetrabile, folta.”, non “sperduta” come traduce lo slavista Paolo Statuti. ////// Seconda strofa e secondo verso: verificare “in” oppure “di” pelli. ].

  22. londadeltempo

    All’amico Gino Rago in risposta ai suoi versi a me dedicati:

    Esempio di come NON si deve fare poesia: MAI versi sentimentali dove “cuore” fa rima con “amore”! Ma se ci va di farli… li facciamo lo stesso:
    “Grande cantore della Poesia veloce ti rispondo con la domanda
    estemporanea anch’io. Dimmi: sarà il miele estratto dalla rosa
    l’estremo fine? Oppure, amico mio, sarà la rosa?
    Ma dubbio più soave io lascio nel tuo cuore:
    sarà la rosa simbolo d’amore?”
    Mariella

  23. gino rago

    Né il fiore né il miele. Ma la Parola.
    La parola d’arte che li comprenda entrambi.

    Il nulla è una rosa ma la rosa non è il nulla.

    E’ simbolo d’amore? Forse sì mia amica.

    Ma solo nel giardino
    in cui gli amanti sono giardinieri e fiori.

    (Però – Mariella – dopo Mandel’stam donato da Sagredo
    meglio più non dire. Meglio tacere…)

    Gino Rago

  24. londadeltempo

    Giammai tacere,
    se la parola è miele
    per i poeti!
    (Sperando che Sagredo non me ne voglia!)

  25. antonio sagredo

    “la parola è miele per i Poeti”?
    E quando mai!
    ——————————
    “la parola è una pietra che si doma
    spettrale
    con vermi e vampiri! ”

    1969
    —————————————–
    “Ho costretto la parola a vivere
    sotto i ponti rugginosi di umide orbite
    dove le lagrime sono il metallo fuso della ragione.”

    1971
    ———————————–

    “E scoppiarono macelli di rime nei riformatori
    strapparono l’incanto ai come di sofferenti metafore
    sinistri untori segnarono a sangue la parola viva!”

    1971
    ————————————
    “E voltai lo sguardo mio verso me stesso – sarebbe stato meglio non vedersi – dentro!
    Per non giocare più coi loro spiriti di cartapesta
    E ricordai i miei versi che su Saturno trovarono un rifugio… amato!,
    E mi insegnarono loro di non mirare più la Terra,
    Di scordare la sua storia che da tempo non era più la mia,
    Di scordare infine – e qui io piansi – la mia progenie
    Padre mio! Madre mia!

    E i fiori tutti da cui oramai non attendevo nulla…
    Le lagrime mie non erano più cose umane!
    Quel che ero stato prima, lo ero ancora!
    I tradimenti non si addicono ai condannati della parola!
    E nemmeno la mia identità abbandonai come fosse un truciolo!

    Tutti i cari affetti mi si fecero intorno – i miei solitari idoli!
    Tutti gli anelli mi circondarono teneramente…
    Ero un agnello di zucchero che non sapeva lo scioglimento
    Del Tempo e che pure la Morte lo adorava risentita,
    Come se avesse la mia sostanza sottratta a lei l’immortalità! ”

    da “Parole beate” 2015-16
    ———————————–
    adieu !

  26. londadeltempo

    Molto intensa questa poesia e, pure con tocchi di surrealtà, ancorata profondamente con le radici all’umanità dei tuoi cari, a ciò che fa di te un essere umano. Inedito, nuovo il tuo riferimento alla morte, che finalmente non è evocata come incubo invincibile, ma come “personaggio” che prova sentimenti e risentimenti…
    Mariella Colonna

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