Wallace Stevens (1879-1955) “Sunday Morning”(Mattino domenicale, 1924) – Commento di Giorgio Linguaglossa  

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

wallace stevens sunny-breakfast

  In un articolo del 30 luglio 1992 apparso su la Repubblica Alfredo Giuliani scriveva: «Nei primi versi di Mattino domenicale l’autore ambienta la situazione e disegna uno stato d’animo. Ne deduciamo che lei quella mattina s’è compiaciuta di far tardi, non è andata in chiesa, e per un po’ si sente a suo agio, come se l’angoscia cristiana del rito della messa (“sacrificio e resurrezione”) si fosse dissipata. Ma poi comincia un intenso dialogo di toni alti, tra lei e lui, pro e contro la religione. L’attacco era stupendo:

Complacencies of a peignoir, and late
coffee and oranges in a sunny chair,
and the green freedom of a cockatoo…

Poggioli traduceva “Lusinghe di vestaglia”; bello ma una forzatura, si attribuiva al peignoir  un atteggiamento compiacente di colei che lo indossa. In seguito un altro traduttore cercò di cavarsela con un calco: “Compiacimenti del peignoir”. Ora, il carattere particolare…

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10 risposte a “Wallace Stevens (1879-1955) “Sunday Morning”(Mattino domenicale, 1924) – Commento di Giorgio Linguaglossa  

  1. In qualche modo, l’aver letto queste poesie di Wallace Stevens ha condizionato nella forma il mio tentativo di stamane. Ma ci sta che sul finire di agosto si scriva con un diverso ritmo interiore, calmo, quasi rassegnato, sui bordi della metrica.
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/08/22/wallace-stevens-1879-1955-sunday-morningmattino-domenicale-1924-commento-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-22920

    lUCIO MAYOOR TOSI
    Apocalisse.

    Come si sta nell’universo al mattino? Che si fa?
    Il grigio tormento di un verso attraversa il cortile.
    Inossidabile. Giace la rana sepolta dai diserbanti
    le spire del vecchio serpente si rilasciano nell’acqua
    tiepida di agosto. Il tempo precipita nelle cave
    su Andromeda. Segnali di luce, mattini come perle
    quando passa l’onda sui frammenti. E mancano
    i volti.

    Sillabazione mattiniera, nella compostezza
    un po’ come aggiustarsi le vesti nell’ordinario
    di una ramaglia sul bordo della statale. In confine.
    Passeggiare lungo le strisce bianche per Vercelli
    o Alessandria.

    Un pianeta sconosciuto è sceso a curiosare sulla Terra.
    Tanto vicino che la sua mancanza d’aria si è fatta sentire.
    Un lampo simile allo spegnimento, al giornale chiuso
    sull’ultima pagina. – Non conosco i nomi delle stelle.

    Francesca dice “Buongiorno poeta”, qui è presto-tardi.
    Sulle guance piccolissime gocce di sangue. Lamenti.
    Un vento contrario scalfisce le strade per canali
    nuovi corsi d’acqua. I Dominanti s’aggiustano
    su poltrone riservate. Sulla scacchiera tante ruspe.

    Da sobrio non saprei come cavare un grammo di lattice
    stellare dal brefotrofio Divino. Forse una mangusta
    amica, due paesani in gabbia. Non un chicco di grano.
    Così s’accende il passato: una sterminata pietraia.
    L’orizzonte in alto, sul finire delle stelle al tramonto.
    Come bere un bicchiere d’acqua, frizzante e salata.
    In piedi

    sulle Birkenstock.

    • LA LEGGE DELL’ENTROPIA DELLA FORMA-POESIA DI LUCIO MAYOOR TOSI
      https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/08/22/wallace-stevens-1879-1955-sunday-morningmattino-domenicale-1924-commento-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-22924
      Lucio Mayoor Tosi in questa poesia prende atto dell’inquietudine dell’universo, dello sgretolamento progressivo dell’universo come impulso vitale di esso stesso universo; questa moltiplicazione all’infinito della trasformazione della materia dell’universo porta con sé anche la trasformazione della forma-poesia, dell’entropia della forma-poesia che la disgrega dal suo interno e che, disgregandola, produce nuove forme, nuove modalità di esistenza della forma-poesia. Quello di Lucio Mayoor Tosi è lo sguardo stupefatto e meraviglioso di un bambino che osserva il mutare delle cose. E si chiede con una ingenuità disarmante:

      Come si sta nell’universo al mattino? Che si fa?

      Una domanda senza senso, direi, in quanto domanda piena di senso, essa domanda ha finito col perdere alcun senso, nel senso che non è ragionevole e, come tutte le domande dei bambini non procede con il principio di non contraddizione perché tutte le cose si contraddicono e precipitano nell’imbuto della trasformazione dell’energia e dell’entropia.
      Ad esempio, che significa questo verso?

      Un pianeta sconosciuto è sceso a curiosare sulla Terra.

      Io credo che il suo significato vada oltre il significato grammaticale, direi che è un significato di un universo post-simbolico, Lucio Mayoor ha perduto definitivamente i «simboli», non li riconosce più, epperò non può non procedere che per simbolizzazioni, perché la corteccia cerebrale dell’homo sapiens non può che produrre a getto continuo simbolizzazioni… la simbolizzazione è una funzione del cervello umano. Lucio Mayoor Tosi procede per simbolizzazioni progressive in accordo con la seconda legge della termodinamica che ha individuato nell’entropia la legge fondamentale di organizzazione e trasformazione dell’universo. La sua poesia obbedisce a questa legge dell’entropia, adatta la forma-poesia alle nuove organizzazioni entropiche che vanno da stati di bassa entropia a stati ad alta entropia.

      Carlo Rovelli scrive: «L’intera storia dell’universo è questo zoppicante e saltellante aumentare cosmico dell’entropia. Non è né rapido né uniforme, perché le cose restano intrappolate in bacini di bassa entropia… fino a che qualcosa non interviene per aprire la porta di un processo che permette all’entropia di crescere ulteriormente. La crescita stessa dell’entropia apre occasionalmente nuove porte attraverso le quali l’entropia ricomincia a crescere».1]

      Francesca dice “Buongiorno poeta”.

      Chi è Francesca? Non lo sappiamo e il poeta non si perita a dircelo. Chi sia Francesca è senza alcuna importanza, può essere nessuno o qualcuno, la cosa non cambierebbe ai fini della poesia. La poesia non si preoccupa di «illustrare», di «rappresentare», di fornire una «spiegazione», non si occupa né di significanti né di significati (come la poesia dello sperimentalismo), non si preoccupa di «simboli», ma semmai di surrogati, di emblemi, di icone vuote… siamo ormai in un universo post-simbolico, e chi non l’ha capito continua a scrivere come se ci fosse davanti a noi un universo di simboli simbolici. Il neo-realismo dei lirici e degli anti lirici della stragrande poesia che si fa oggi in Italia e in Occidente, la poesia da toponomastica, è semplicemente fuori tempo, non ci parla di noi…

      1] C. Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi, 2017 p. 140

      • Non aggiungo parole alla splendida lettura di Giorgio Linguaglossa, che ringrazio, dico solo che l’entropia è per me esperienza, conoscenza empirica. Tradotto: un fortunato colpo in testa ricevuto una decina di anni fa, quando nel mio organismo entrarono urlano ( o salmodiando, non so) alcuni, diciamo così, batteri sconosciuti.
        L’accadimento modifica i termini della rappresentazione, soggetto e oggetto si annullano a vicenda. Ma questo è già stato detto. Il bambino che fa domande è uno dei numerosissimi abitanti della personalità, ma per averlo incontrato in percorsi di psicanalisi, oggi siede qui. Una volta se ne stava rintanato, al riparo dall’incubo di stare al mondo. Potenzialmente un killer.

    • Un linguaggio sorprendente, avant-garde, ma non nel senso sperimentale, all’interno di una fitta rete di inter(connessioni) e disgiunzioni, che fanno apparire il testo come il fatturato poetico di un Lucio Mayoor Tosi n. 1,

  2. precisiamo che la traduzione del poemetto di Wallace Stevens, Sunday morning, è di Massimo Bacigalupo e non di Giorgio Linguaglossa come è stato erroneamente scritto dal commentatore.

  3. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/08/22/wallace-stevens-1879-1955-sunday-morningmattino-domenicale-1924-commento-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-22923
    copio e incollo la poesia scritta da un giovane autore, Alfonso Cataldi, ispirato dalla filosofia della composizione della nuova ontologia estetica. Mi sembra un esperimento molto interessante che Cataldi ha fatto con i suoi mattoni, le sue parole e la sua sensibilità; ci sono «lesioni, frammenti, anticorpi distratti», vi si trovano nomi-icone (Maddalena, Donatello, Ivan Ilicič, Gerasim), simboli de-simbolizzati, lessemi denaturati di senso, c’è una «geometria vuota» che pervade ogni cosa, si avverte uno smarrimento del tutto anti elegiaco, direi oggettivo.

    Varcata la soglia: l’idea

    risale da ogni metro quadro
    un manicomio circoscritto
    a sudori acidi vertiginosi.
    Di qua si esce frontespizi inzaccherati
    traghettando le cogitazioni riflesse
    sul corpo: lesioni, frammenti
    anticorpi distratti da coppe gelato.
    La pigrizia prevale sui gesti commissionati
    restano pilastri da inventare. In una geometria vuota.

    Le gambe penzoloni e smagrite di Ivan Il’ič
    raccolte dalle spalle di Gerasim
    non reggono il peso di risposte mancanti.
    Le gambe nodose e smagrite di Maria Maddalena
    radicate a terra da Donatello, attendono il cielo.

    Le fondamenta raccolgono l’eternità del vizio
    praline allineate sulla lama dei bagordi

    fronte mare
    l’antidoto.

  4. copio e incollo dal blog di Paolo Statuti la sua traduzione di una poesia di Rainer Maria Rilke:
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/08/22/wallace-stevens-1879-1955-sunday-morningmattino-domenicale-1924-commento-di-giorgio-linguaglossa-2/comment-page-1/#comment-22925
    Rainer Maria Rilke
    Il cigno

    Faticare attraverso il non fatto ancora,
    e con passo legato avanzare a stento,
    è come del cigno la goffa andatura.

    E morire non avendo mai più
    il terreno che sotto i piedi sento,
    è come il suo ansioso cadere giù

    sull’acqua che lo accoglie gentilmente,
    e con gioia e rispetto lentamente
    sotto di lui si richiude ondulando;
    mentre silenzioso nella sua tranquillità
    e indifferente nella sua regalità,
    si degna di guardarti scivolando.

    (Versione di Paolo Statuti)

  5. A pensarci bene, l’atmosfera che si respira la domenica mattina è sempre particolare. Il tempo è rallentato – aleggia intorno a noi un senso di sospensione -; siamo sollevati dai doveri quotidiani; possiamo dedicarci a noi stessi, “staccare la spina” (come si dice) e fantasticare… Oppure riflettere su qualcosa, su quel “quid” che nella routine di tutti i giorni ci sfugge. Capita, così, di guardare le cose della vita con occhi nuovi e vederle diverse: acquisirne una consapevolezza “altra”, che suscita dentro di noi inquietudine, perfino un’ansia sottile, favorita dal senso di ritrovata libertà.
    È così che il personaggio femminile del poemetto di Wallace Stevens, in una domenica mattina, viene colto da “una improvvisa e imprevista languidezza” che le fa perdere tempo e rinunciare, infine, al rito consueto della messa domenicale – emblema del buon conformismo borghese -, con tutti i pensieri e le riflessioni che seguono…

    A distanza di poco più di quarant’anni dal poema di Wallace Stevens, ovvero verso la metà degli anni Sessanta, un cantautore, chitarrista e poeta statunitense, Lou Reed scrive, in collaborazione con John Cale, una canzone dallo stesso titolo, Sunday Morning.
    Lou Reed, come riporta Wikipedia, è il “cantore, al contempo crudo e ironico, dei bassifondi metropolitani, dell’ambiguità umana, dei torbidi abissi della droga e della deviazione sessuale, ma anche della complessità delle relazioni di coppia e dello spleen esistenziale”. Perciò, “ha finito con l’incarnare lo stereotipo dell’Angelo del male, immagine con cui ha riempito i media per oltre tre decenni divenendo una delle figure più influenti della musica e del costume contemporanei”. E, lontano da ogni interesse commerciale, “ha rivoluzionato per sempre i dettami della musica rock, gettando le basi per quell’estetica nichilista che anni dopo sarebbe stata ribattezzata Punk”.
    Insieme al musicista d’avanguardia John Cale, Reed ha fondato il gruppo The Velvet Underground. Ed è appunto con Sunday Morning che il gruppo debutta nel 1967.
    La particolarità della canzone è nel significato che assume l’atmosfera contemplativa di dolcezza (di “trasognata delicatezza”, con quel “nostalgico carillon”), che vi è rappresentata. Difatti, dietro a un tranquillo risveglio e alla quiete tipica della domenica mattina (dopo, però – presumibilmente – una notte di bagordi a base di droga e alcol), si cela un sentimento di paranoia e una inquietudine profonda. Come documenta Daniele Federici (“Le canzoni di Lou Reed” – Editori Riuniti), sarebbe stato l’artista Andy Warhol a suggerire a Reed il tema della paranoia, tema ben rappresentato dal ritornello:

    Attento, il mondo è dietro di te
    c’è sempre qualcuno intorno
    che ti chiama
    non è nulla

    A questo proposito, concludo citando le parole di Daniele Federici:
    “Pensare che tutto il mondo ti stia osservando è un chiaro sintomo di paranoia acuta. Qui il mondo è addirittura una presenza che sta dietro al personaggio, lo controlla da sopra le spalle, ne segue i passi. L’atmosfera cupa e paranoica del testo trasforma l’apparente dolcezza della musica in malinconica rassegnazione. Il riferimento a presenze indefinite che chiamano il personaggio fanno raggiungere il climax narrativo per poi essere immediatamente dissolto dalla noncurante e rassegnata “non è nulla”. A tale climax si arriva attraverso una serie d’elementi inseriti per creare inquietudine, in contrasto con la serenità di quel “Sunday Morning” che apre ogni strofa:

    Domenica mattina
    Fa entrare l’alba
    È solo un sentimento di inquietudine
    Che mi è accanto
    […] Domenica mattina
    E sto cadendo
    Provo qualcosa
    Che non voglio sapere

    Il sentimento d’inquietudine (restless feeling) cammina a fianco del personaggio; il ricordo degli anni perduti lo insegue fino alla strofa di chiusura dove al sentimento finora estatico-osservativo della domenica mattina e della sua alba, fa da contrappunto un sentimento di caduta e la volontà di non pensare più, di non conoscere più i propri sentimenti”.

    Sunday Morning
    brings the dawn in
    It’s just a restless feeling
    by my side
    Early dawning
    Sunday morning
    It’s just the wasted years
    so close behind

    Watch out, the world’s behind you
    there’s always someone around you
    Who will call
    it’s nothing at all

    Sunday morning
    and I’m falling
    I’ve got a feeling
    I don’t want to know

    Early dawning
    Sunday morning
    It’s all the streets you crossed
    not so long ago

    Watch out, the world’s behind you
    there’s always someone around you
    Who will call
    it’s nothing at all

    Watch out, the world’s behind you
    there’s always someone around you
    Who will call
    it’s nothing at all

    Sunday morning

    Domenica mattina
    fa entrare l’alba
    è solo un’inquietudine
    al mio fianco
    Albeggia presto
    domenica mattina
    sono solo gli anni sprecati
    che incalzano

    Attento, il mondo è alle tue spalle
    intorno ci sarà sempre qualcuno
    che ti chiama
    non è niente

    Domenica mattina
    e sto cadendo
    ho una sensazione
    che non voglio sapere

    Albeggia presto
    domenica mattina
    sono tutte quelle strade che hai attraversato
    non molto tempo fa

    Attento, il mondo è alle tue spalle
    intorno ci sarà sempre qualcuno
    che ti chiama
    non è niente

    Attento, il mondo è alle tue spalle
    intorno ci sarà sempre qualcuno
    che ti chiama
    non è niente

    Domenica mattina

    • Il Nobel conferito a Bob Dylan ha ufficialmente sdoganato i testi delle canzoni, che ora possono dirsi di letteratura. Un poeta accorto, anche se opera in silenzio e non ha partiture ( musicali) da rispettare, secondo me dovrebbe considerare questa opportunità; ad esempio l’uso dell’inciso, o la parola giocata con levità.
      Ricordo che David Bowie fu grande sostenitore di Lou Reed, sapeva delle sue qualità letterarie e cercò in qualche modo di gestirlo; fu lui a produrre Walk on the Wild Side. Indimenticabile.

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