Steven Grieco-Rathgeb POESIE SCELTE da Entrò in una perla (Mimesis Hebenon, 2016 pp. 90 € 10) – un universo supersimmetrico e superdistopico – La poesia come traduzione problematologica – Lontananza tra la periferia e il centro dello spazio poetico – Il divario che si apre tra l’implicito e l’esplicito – con un Appunto dell’Autore e un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Scrive Steven Grieco-Rathgeb:

«Oggi, l’immagine – in una società sempre più satura di immagini – viene in genere elaborata in modo tale da raggiungerci in una frazione di secondo. Tale procedimento si basa sul concetto,  anch’esso “primordiale”, che ciò che è “vero”, “reale”, è per sua natura anche subito fruibile. Ma il mondo-tempo che trascorre di fronte a noi è anche misterioso o si mostra solo in parte.
E’ da più di mezzo secolo che tale inganno “realista” va spostando la scrittura, il cinema, e persino la musica, verso un limbo di realtà fittizia, di realtà fictional, che il fruitore si è ormai abituato a consumare come entertainment.

In quest’ottica del pronto consumo, il lasso di tempo che per il fruitore intercorre tra il suo esperire un prodotto artistico e la sua reazione estetica ad esso, deve essere ridotta più vicino possibile allo zero. Eppure, la nostra fruizione…

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2 commenti

di | 16 agosto 2017 · 9:21

2 risposte a “Steven Grieco-Rathgeb POESIE SCELTE da Entrò in una perla (Mimesis Hebenon, 2016 pp. 90 € 10) – un universo supersimmetrico e superdistopico – La poesia come traduzione problematologica – Lontananza tra la periferia e il centro dello spazio poetico – Il divario che si apre tra l’implicito e l’esplicito – con un Appunto dell’Autore e un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

  1. cari lettori,
    ho di nuovo postato questo articolo che riguarda il libro di Steven Grieco Rathgeb Entrò in una perla (Mimesis Hebenon, 2016), di seguito alla poesia di Osip Mandel’stam Trovando un ferro di cavallo” del 1923 perché, come si evince dalla lettura delle due presentazioni, siamo dentro lo sviluppo di una linea di riflessione poetica che unisce la poesia del russo a quella di Steven Grieco Rathgeb. C’è un filo rosso che unisce le due riflessioni, come apparirà chiaro a chi volesse cimentarsi con le mie due annotazioni critiche. La poesia maggiore del novecento si dipana lungo le vie che ho denominato “goniometriche”, “eccentriche”, attraverso i “sentieri interrotti” che derivano da altri “sentieri interrotti”, attraverso l’implicito che promana da altro implicito… attraverso la differenza problematica di una medesima problematica… c’è una linea di riflessione che unisce la poesia di inizio novecento di Mandel’stam a quella di Steven Grieco Rathgeb. Prego quindi di porre la più grande attenzione a questa linea di riflessione perché è di qui che passa un filo della più alta poesia europea di questi ultimi cento anni.
    Buongiorno.

  2. antonio sagredo

    In “Poesie dall’anno zero” (Ultime prove ) del 2015 tracciavo le linee di cui scrive Linguaglossa, ma avevo anticipato anche da tempo lontanissimo la “realtà fittizia” e lo “zero” di cui dice Steven R. Grieco: sono dunque sereno, ma non sorpreso che due validissimi poeti e critici mi si sono affiancati, non certo ritardatari, anzi!…. ma per un sentire comune a cui si giunge per svariatissimi sentieri.

    Amo
    Il poeta fittizio,
    l’accento di lingue morte del sofferente di carne.
    Il sole sfascia i mattini in lacrime angolari,
    cipressi di parole sull’umido marmo.
    Veggente è la musa sposata alla Notte.
    I castropoesia trionfano!

    (1972)
    ————–
    Proprio noi
    coi nostri occhi
    per quali strane leggi
    amavano intrecciarsi in binari azzurri e neri
    nell’angolo zero della nostra evoluzione
    siamo svolazzi di gradi che si amano e
    io m’illudevai
    del tuo frullare sogni di gazzella.

    (1971)

    ———————————-
    Non sono d’accordo certamente con quanto si afferma a proposito di Osip Mandel’stam quando si citano i versi di questi in “Trovando un ferro di cavallo”, come l’inizio di una “riflessione” quasi epocale. Non vi è solo il poeta russo, e non è il solo che fa da battistrada – ricordiamo che senza Chlebnikov nessun poeta russo posteriore avrebbe potuto creare grande poesia. Se mai dunque è da quest’ultimo che si deve partire, che di “zero” o di “fittizio” ne sapeva fin troppo. (e Apollinaire?) – Se mai è il fittizio di A. Blok uno dei punti di partenza, seppure se “teatrale” era quanto mai vicino allo “zero” – allora fittizio e zero coincidono in Mandel’stam per merito di quelli, come nei miei versi di “Poesie Beate” (2015/16)

    E la parola amata non conosciamo e solo nei disastri
    Con un futile pensiero la riconosciamo disvelati
    A un fittizio sacrificio… e per questo, e ti tormenti di mortalità
    Inesistenti, e per questo che il nostro movimento
    Sulla terra ha termine quando il canto è più mortale della vita!
    Non sappiamo se prima di un principio mai saputo
    E dopo un termine che mai sapremo una giostra ci governa
    A una eterna sospensione.

    —————————-

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