FRANCESCA DONO – Poesie erotiche e pose plastiche da Fondamenta per lo specchio (Progetto Cultura, 2017) – Commento di Letizia Leone – Come rimodellare la lingua dell’eros?

Invito Laboratorio 24 maggio 2017Francesca Dono nasce a Reggio Calabria. Si laurea in Scienze Sociali poi si trasferisce a Milano dove vive e lavora. Scrive già a sei anni la sua prima poesia. Comincia a dipingere e fotografare all’età di sedici anni. La sua pittura spazia dal tradizionale al digitale. Tante le opere poetiche selezionate e inserite in varie raccolte ed antologie del panorama piccolo-editoriale nazionale.

Pubblicazioni sulla rivista «Odissea» di Angelo Gaccione – «Bibbia d’Asfalto»  e «Word Social Forum». Molti componimenti si sono classificati ai primi posti in vari concorsi tra cui: premio  internazionale Otto Milioni di Bruno Mancini,  premio internazionale “Terra di Virgilio” con critica di Enrico Ratti, premio “La Stampa ”con critica di Maurizio Cucchi, premio Speciale Presidenza  “Abbiate Coraggio di Essere Felici” di Antonella Ronzulli e Annamaria Vezio; premio “Internazionale Leopardi d’Oro” dell’Accademia Leopardiana di Reggio Calabria come  ambasciatrice  e procuratrice dell’Arte  e Letteratura Italiana nel mondo, premio MilaninSight, Concorso «Racconta la tua Milano».

Anche i dipinti sono stati inseriti in vari Cataloghi d’Arte tra cui il catalogo d’arte “ l’Elite”  anno 2013 e 2014, catalogo  d’Arte di Assisi e di Artelis di Reggio Calabria nel 2015. A Novembre 2015 edita la sua prima raccolta intitolata Tra l’Insionismo l’Inversionismo e il dialogo di Irda Edizioni”, ormai, fortunatamente introvabile. Nel 2017 pubblica con Progetto Cultura di Roma, Fondamenta per lo specchio.

Onto Francesco Dono

Francesca Dono, grafica di Lucio Mayoor Tosi

Commento di Letizia Leone

I versi di Francesca Dono si situano nell’orizzonte di un pathos corporale di straripante libertà. Una poesia che assommando su di sé il carico della rimozione storica di sessualità e corporeità femminili pare  voglia   riabilitarne la presenza nuda, e autenticamente sofferta/goduta, sulla scena del verso. Sessualità nuda di tutto l’armamentario retorico del languido erotismo sentimentale, della liturgia obsoleta delle cinquanta e più sfumature che svelano ad ogni ansito il kitsch stilistico della vulgata di un genere tra i più logorati.

L’autrice senza cerimonie attacca direttamente la materia organica da trattare, il sesso e la carne, e   alla secretissima camera del cuore sostituisce lo spazio privato delle manovre erotiche, il montaggio e il rimontaggio dei primi piani carnali esibiti senza più i veli retorici delle parafrasi.  Anzi qui metafore e parafrasi, utilizzate come iperboli, servono ad amplificare le inquadrature sempre più vicine al codice pornografico. In questi versi un immaginario a luci rosse viene elevato a categoria estetica, l’osceno in tempi di pornografia di massa colonizza, al ritmo frammentato di spezzoni hard, il discorso lirico:

Ettari di clitoride. Non più lucidi.  Ogni pornocentimetro

 L’effrazione, l‘eversione di certi stereotipi si palesa in Francesca Dono anche attraverso le ingerenze linguistiche del latino dei riti liturgici, e non è un caso.

Se, infatti, volessimo metterci sulle tracce della scrittura erotica femminile (quale cammino della coscienza verso la consapevolezza di una presenza corporale nel mondo) più che nell’ambito della tradizione letteraria dovremmo rivolgerci alle voci isolate che si esprimono all’interno dell’istituzione ecclesiastica; a certe mistiche che nella penombra di celle e chiostri trovano i margini di libertà per i loro sfaldamenti interiori, ambiguità ed eccessi. Dalle nebbie medievali prima e da figure-icone della controriforma successivamente, le scritture femminili dell’estasi coincidono con quello che è stato felicemente definito “erotismo bianco”: “qui non c’è coscienza, c’è solo godimento” scrive Santa Teresa, e numerose sono le narrazioni di voluttà sacre in un linguaggio denso di immagini erotiche e sensuali.

Bastino due esempi, Angela da  Foligno ( 1248- 1309) e Santa Teresa d’Avila (1515 -1582) : “Durante le estasi era come se fossi posseduta da uno strumento che mi penetrava e si ritirava strappandomi la carne… venivo riempita d’amore e saziata di una pienezza inestimabile… le mie membra si frantumavano e si rompevano di desiderio mentre io languivo, languivo, languivo…”, Angela da Foligno è consapevole di essere preda di “un vizio che non oso nominare”, la sua concupiscenza le fa mettere come estremo rimedio “carboni ardenti sulla vagina per smorzarne le voglie”.

Stessa esperienza e stesse metafore in Teresa d’Avila: “un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. Il dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce”: una scrittura, questa, che sarà facile bersaglio di future decodificazioni psicoanalitiche. Dardi, spade, punte di ferro che penetrano la carne, simboli talmente sfacciati da far esclamare a Cioran: “Impurità della santità femminile! I santi furono dei gran perversi, così come le sante, magnifiche voluttuose. Gli uni e le altre – pazzi d’una sola idea – trasformarono la croce in vizio”.

La Dono, “magnifica voluttuosa”, osa nominare finalmente e mischia gli ingredienti, sacro e profano, liturgia e pornografia, libidine ed estasi, “acqua e combustione”, descrizioni lubriche infarcite di ogni vizio linguistico, di formule erotiche giocate però sulla scacchiera realistica della visione: “Lo scroto ripieno e amoroso”, “dio-membro nel rimbalzo eretto, La pienezza della vagina davanti ai tuoi duri testicoli…”

Il “Laudatus membrum”, la celebrazione femminile del pene messo sull’altare del piacere, ostia gioiosa, giocattolo peccaminoso, “tronco libertino” ispezionato nel particolare anatomico ha qui ormai superato la soglia femminista di ogni rivendicazione storico-sociale:

Dammi l’uccello Mr. Bloom.  Volatile l’oscurità.

Mi sciacquo con la tua sega triviale.

Finiamola_ splendido maiale.  Riempimi la bocca d’acquasanta.

Versi vibranti che disegnano una nuova mappa per la scrittura erotica. Le prove aperte con la lingua dell’eros, lingua da rimodellare, da rifare, che tenta di “risuscitare un corpo, una mentalità, una vita” come afferma la Kristeva quando svela dinamiche comuni sia allo stato erotico che alla scrittura. Soprattutto una scrittura che deve colmare un vuoto storico dai tempi in cui gruppi di uomini raffinati si riunivano nel chiuso salotto ottocentesco a contemplare l’“Origine del mondo” di  Gustave Courbet, in mancanza delle massicce dosi di “You porn”…

Una scrittura piena di forza “bruta” nello sdoganare la sessualità femminile sul palcoscenico del verso.

 

Testata violaFracesca Dono – Poesie Erotiche

-ascoltarti mentre infierisco-

ascoltarti mentre infierisco.
Profondamente adeguata nel piacere del tuo glande.
È tardi ? Ti mordo senza forza per vibrare.
Il mio clitoride argento.
Ora sai perché ti odio e bacio dell’ombra
ogni spasimo di foro sospirato.
Meglio il fiele che per noi infuria come un bordello.
Nulla da pronunciare.
-Tout donner-

Il pube devoto nel buio acre.
Nuda per te. Preferisco devastare.
Mutande leggere e bagnate.
Due seni svitati.
Segnami per amare.
Danza di spade e di natiche.
Carne su carne nel contagio del liquido nutrito.
L’odore è un succo sciarada.
Lentamente bevo.
Fino a penetrare il tramonto sui nostri corpi.
Addio fiato recidivo.
Un gettone similpelle per il pasto consumato.
Succhiami ancora.
Mio caro mistero mortale.

-da dove le tue dita-

\…\ da dove le tue dita così scure.

Attillato per provocarmi. Mi affascini.

Labbra contro labbra.

Neanche uno sguardo tra i nostri giocattoli erotici.

Prendila _ti dico. La rosa spugnosa.

Il  tormento dell’intimo reggiseno inzaccherato.

-Prendila _ti dico.

Liberamente la tua protuberanza dentro il ventre imburrato.

Il buco nero . La tua perfidia su di me per inchiodare dai capezzoli

il liquido risucchio. Cristo. Tremo.

Pecca. Pecca_ mio animale.

-erotico nel corpo solare-

erotico nel corpo solare.
                       Non a caso l’ulcera letale cade nel furto del cuore.
                        Mi scegli sul pavimento dopo una lunga lotta
di carezze mancine e silenziose.
          Il sangue è strappato.
                                              Scalpiti?
             I muscoli del piacere ci dilatano.
      Toccami e annegami.
La luce feroce.
                                         I petali del sesso viziosi.
     Vuoi essere il mio nero stallone?
                   Un uomo in vendita alle
falangi elastiche che innalzano l’idioma per la nostra follia.
                                          Le mie tube morbide.
        Era caldo.
                        Lo sperma resuscitato in un lago di natiche.
-Entra mio gemito_ gridavo al tuo dio-membro nel rimbalzo eretto -.
                                      Il nostro delirio. Non in alito l’aria.
Mi lecchi?
                      Averti indicibile sotto le unghie pittate e affioranti.
                       Un tronco libertino.
M’inarco dentro la fessura arresa.
                     Ti voglio con lo scroto ripieno e amoroso.
           Non proibirmi.
Saziami .
L’affanno nel tracollo arrossato.
                               Ora et semper _ Mr. Bloom.

FRANCESCA DONO cover definitiva

-fai di me qualsiasi cosa-

fai di me qualsiasi cosa.
                              Nell’unica pelle-estasi l’orlo consumato mi seduce.
Grandi labbra spurgano.
                        Al tuo membro sadico tutte le mie bave bendate.
                     Acqua e combustione.
                 Anche il buio caustico s’intimidisce delle nostre saffiche voglie.
Ti scoprirai dal prepuzio?
                  Dimentica ogni cosa che lontano muove.
                           Impavidamente il nostro amplesso.
                        Sesso inciso.
Il foro da scuoiare verso l’impossibile.
                    Amorale mi possiedi .
Nessuna pietas.
                                   Ti fai unto nella notte nera.
Soltanto istinto nell’umido imene che
                           cattura sul marmo il lungo sudore.
  Mangiami.
                    Leggero e calzante l’amore dentro la caverna palpitante.
                         A noi dio della carne bollente.
                                              Puoi adesso torturarmi?
In ginocchio montata come un vitello.
                              Pax Fiat.
Nudi fino alla morte.

-artiglium tuus-

 artiglium tuus. 

In nomine cunnilingus sanctissimo.  Entrami. Io sono

indegna e maledetta. Molte volte il tuo spermatozoo per inseminarmi.

Lubrificatum mea ficam _caro amante sopravvissuto. Insieme fluttuiamo.

La nostra pantera-sadomaso per resuscitare. Ti piaccio? Ho i miei oggetti da

legare al guinzaglio. Nient’altro. Quasi in piedi non ci reggiamo. Giarrettiera e

stivali di ormoni nei tuoi sensi abbondanti di sborra. Ora mi svuoti la bocca dalla bruciatura

acquosa.

__________________   Bassum ventrum.

                                                    Ti schiavizzo con una succhiata.

-il salasso-

il salasso.

La pienezza della vagina davanti ai tuoi duri testicoli.

Dammi l’uccello Mr. Bloom.  Volatile l’oscurità.

Mi sciacquo con la tua sega triviale.

Finiamola_ splendido maiale.  Riempimi la bocca d’acquasanta.

Più di tutto l’orgasmo per sbavare e fuggire tra i morsi colati.

Va bene _ Mr Bloom_ lancia una banconota.

In me la prostituta insoddisfatta. Lo prometto.

L’oscurità segreta. Il calco intero sul lenzuolo.

Tutto Mr. Bloom.

Testata azzurra

-rigirando sotto la luce-

rigirando sotto la luce.

                                La mia voluttà tra le tue gambe slanciate e bianche.

                  Era ora_ pensai distesa sul tappeto.      

Il tuo pene mutevole dentro l’argano del foro.

Non respiravo.

Corsetto e maschera nera per invogliarti sadicamente dalle labbra carnivore.

                                                 -Stai ferma idiota-  gridavi  col cuore svagato .

L’organo emanava.

 A stantuffo il lamento dell’orgasmo.

                                               Così  ti ho amato.

Ti è piaciuto?

                 

                                                    Lui dormiva.

Il territorio fradicio .

Io con le dita smarrite.

                                        Ho masturbato ancora la mia vulva.

                                                                         

-laudatus membrum-    

laudatus membrum.
In corpo profundissimo meam Elebab inter vulvam.
Nulla avevi lavato.
Maltrattarmi con infinita perversione .
Aderisco.
Nel tuo ventre la scollatura del sottoveste.
Laudatus membrum.
Mea culpa dentro un pube formidabile e sfoderato.
Cavalcarono le nostre mani.
Due colpi indolenziti.
Urlo.
Ci chiniamo muti per ansimare.
-Aspettami_ non schizzare_ mio bellissimo Mefisto-.
Avilas et Imes dai primi umori.
Vengo a te sporca di malizia.
Laudatus membrum.
Tuas cagnam animosa all’angolo di un fiotto inossidabile.
Palmo a palmo.
L’arco lunare in noi sotto la diagonale.
Il macello.

-mi legavi-

___…mi legavi.

Dietro la schiena il buio della testiera.

La porta chiusa . Vagamente la tua febbre malata

dentro la mia cavità sdraiata. Pioviggina.

Ora sto immobile per sentire l’incesto della figliata spudorata

al tuo pene di porco.

Proseguiamo bagnati. Un brodo di carne.

-Splendissimus fellatium __griderebbe una vecchia troia riempita ad ogni buco.

Ingoio.

Il silenzio perfetto.

Tu da stronzo mi svuoti.

Testata azzurro intenso

-nell’ansa dell’aureola scura-

 

mi sbottoni.

                                 Nell’ansa dell’aureola scura il primo pugno di lussuria.

Esplorarmi senza un bacio.

                                 Mi stringi? Ti sputavi le mani per massaggiare meglio il tuo membro.

Mai abbastanza la cavigliera che  affondi per tatuare.

                           A piacimento gli umori grondanti.

Teli dilatati .

                   Ero veloce  e gioiosa nel bocchino che apriva
il sacro uccello.

   Fame.

                                      Il  pendolo sbatte in centro. Ti chiamo Mr. Bloom

con gli spasimi di un’inculata . La puttanella poi fugge.

Tra un giorno ti dimentico.

                                     Nessuna frase. Scopami e sigillami.

-nell’ultima ora-

nell’ultima ora
il mio nervo tattile.
Odore vergine nel letto che si scioglie
Lenzuola accavallate.
Mi servi la bocca socchiusa.
Filo di burro e di petali per sciogliere
il grasso del maiale.
Tradirono il re le cortigiane
coperte dal pelo muscoloso del ruffiano.
Ogni poro nell’ombra.
Il disordine è parcheggiato sulla poltrona.
Afa e ossigeno.
Un altro frutto esploso.
A volte in autunno le castagne a lamellare
nel cucchiaio.
Chiedimi di rigenerare i nostri corpi
Tutto questo cervello !
E’ il gioco della frusta sanguinaria.
Vendesi carta assorbente per il tuo pene slacciato
e sollevato dal vuoto.
Le cose sono venute a me tremando senza ritegno.
Sentire il moto.
Non vuoi?
Io resto la tua bagascia dalla libido incolmabile.
Parrucca.
Costume nero per la festa dell’urlo.
Il mio sesso .
L’offerta a nome degli dei prestigiosi.
Amen.
Che io sia incurabile…

bello

-ora pro nobis-

m’inquieti.

                   Da qui ti sento col glande in rivoli.

               La mia mucosa è insufflata.

Naufrago.

                            -Ora pro nobis vergine filamento_ dico al succo di femmina che ci unisce-.

                                            Ni emon ilged ied…

                                                                                          |____ Morire d’incanto.

Ubbidiente il mio utero per te che lo vuoi lisciare.

                                                    Interi e sanguigni le scorie fluide.

Li emuif.

                  I nostri corpi-palombari.
                           La notte.

                                                  Il guanciale amato.

-punti scardinati-

punti scardinati . Rosse lenzuola per la tua incontinenza.
                         Tu mi porti dentro l’orifizio fatto apposta per turbare.
M’ incastri. 

Eccoti slabbrato davanti alla fica depilata. Entra tutto?
Inventrarmi  nuda. Questo liquido segreto.
                                         Quasi ci intonachiamo  nel volume della notte. Nessuna vergogna.
Gemo. Tu m’insegni l’evento più osceno.
Eterno l’unguento.

             Ti aggiri sotto il seno lucente. Mi ami?

E’ la stessa acqua che ci crocefigge.

-Buona la zuppa del bijoux eccitato. Dici_ intanto che tremo-.

             Bocca a bocca.

Giaccio.

-con la tua bocca mi prodigo-

con la tua bocca mi prodigo.
Mutevole dentro la pelle che a dirotto discute.

___________ In premio le tue alzate larghe nel
polmone fatto folle per l’arazzo coricato.

Eravamo insanamente eretti ai teneri capezzoli.

Cosce e calamita
dentro le natiche del tuo sesso caldo.
Intero mi eiaculi .

Vieni?
Mi strofino con il sottoveste . Il tuo angelo –ricatto entra.
Mio fondo.
Non esiti a castigarmi in questo anfratto prelibato.

______Per diritto
ti chiedo.
Per puro piacere
mi comprimo nel bagno caldo che fugge.

Precisa l’idea della rotta
sul letto senza nome.

Urli? Impertinente.

_Che si sazi l’animale nel lemma del tuo palato .
Niente di poetico.
Nulla che si possa definire: osceno.
__Deliziosamente il lascito
su una scacchiera scomposta di mosse.

Re e regina.
Fitte aderenze
verso  le colonne rosse dell’ultima casa.
Ora sboccio. Una rosa tra le dita.
Prendila.
_________ Ma prima legami.

-soprattutto sul legno crudo-

…_-soprattutto sul legno crudo.

 In qualche modo la gioia per essere allargata.

Ecco ce l’ho in mano. Qualcosa avidamente sfugge.

Imbranato dal liquido vaginale ti salto sul collo. 

Non fare il cretino_  urlo. Irrefrenabile  mi assecondi.

Guardami. Il tuo glande scarcerato.

Ogni cavità irta nel  ditalino sfrontato.  Non stancarti.

Vuoi morire? Grandioso il tuo culo nero da cavallo.

Tutta questa notte ancora…

Onto Letizia Leone

Letizia Leone, grafica di Lucio Mayoor Tosi

Letizia Leone è nata a Roma. Si è laureata in Lettere all’università  “La Sapienza” con una tesi sulla memorialistica trecentesca e ha successivamente conseguito il perfezionamento in Linguistica con il prof. Raffaele Simone. Agli studi umanistici  ha affiancato lo studio musicale. Ha insegnato materie letterarie e lavorato presso l’UNICEF organizzando corsi multidisciplinari di Educazione allo Sviluppo presso l’Università “La Sapienza”. Ha pubblicato: Pochi centimetri di luce, (2000); L’ora minerale, (2004); Carte Sanitarie, (2008);  La disgrazia elementare (2011); Confetti sporchi (2013); AA.VV. La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio (a cura di G. Alfano), Perrone, 2011. Nel 2015 esce Rose e detriti testo teatrale (Fusibilialibri). Un suo racconto presente nell’antologia Sorridimi ancora a cura di Lidia Ravera, (Perrone 2007) è stato messo in scena nel 2009 nello spettacolo Le invisibili (regia di E. Giordano) al Teatro Valle di Roma. Ha curato numerose antologie tra le quali Rosso da camera (Versi erotici delle maggiori poetesse italiane), Perrone Editore, 2012. Collabora con numerose riviste letterarie e organizza  laboratori di lettura e scrittura poetica. Dieci sue poesie sono presenti nella Antologia a cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, Roma, 2016)

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64 commenti

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64 risposte a “FRANCESCA DONO – Poesie erotiche e pose plastiche da Fondamenta per lo specchio (Progetto Cultura, 2017) – Commento di Letizia Leone – Come rimodellare la lingua dell’eros?

  1. Francesca Dono

    ringrazio Letizia Leone per la recensione assolutamente incisiva e ricca di parallelismi storico-femminili. Ovviamente , un elogio particolare a Giorgio, al suo encomiabile coraggio che mi spronato a pubblicare questi scritti. Buona lettura .

  2. Cara Francesca,
    conoscevo la tua poesia in forma di frammento. Ma qui il linguaggio che esponi ha una maturità davvero sorprendente. Ci si nuota dentro in ogni situazione cannibalesca del sesso. Prevale una maturità discorsiva che non si ferma davanti a nessun ostacolo. Vai avanti senza inibizioni. Sei coraggiosa nel segno liberatorio della lingua e dell’espressionismo erotico.

  3. Condivido con Mario Gabriele l’aggettivo “coraggiosa”. Forse troppo,perchè non lasci abbastanza spazio all’immaginazione, al “non detto”,che talvolta suggerisce scenari affascinanti.Tentare di costruire un “linguaggio erotico” in una società come la nostra, divisa tra Concilo di Trento e Calvinismo ,può essere sgradito a molti,ma è ,comunque, un azzardo coraggioso,e ,come tale, va rispettato.

  4. pubblico la prefazione di Alberto Moravia alla traduzione italiana Storia dell’occhio di Georges Bataille:

    L’erotismo sembra essere una forma di conoscenza che nel momento
    stesso che scopre la realtà, la distrugge. In altri termini si può conoscere il
    reale per mezzo dell’erotismo; ma al prezzo della distruzione completa e
    irreparabile del reale medesimo. In questo senso l’esperienza erotica si
    apparenta a quella mistica: ambedue sono senza ritorni, i ponti sono
    bruciati, il mondo reale è perduto per sempre. Altro carattere comune
    all’esperienza mistica e a quella erotica è che esse hanno bisogno
    dell’eccesso; la misura, che è propria al conoscere scientifico, è
    sconosciuta tanto a l’una che all’altra. Quest’eccesso, naturalmente, porta
    alla morte. Ma nell’esperienza mistica sarà la morte del soggetto; in
    quella erotica, la morte dell’altro.

    Questo forse spiega il carattere apparentemente suicida dell’esperienza mistica e omicida dell’esperienza erotica. Dico «apparentemente» perché suicidio e omicidio sono nomi che il mondo dà a certi eccessi; mentre in realtà il misticismo e l’erotismo proiettano l’uomo fuori del mondo. Quanto a dire, ovviamente, che erotismo e misticismo hanno in comune la svalutazione del mondo; e che si può essere santi sia in senso religioso sia in senso erotico. Del resto è noto che le due esperienze erano collegate e indistinguibili nelle religioni primitive; averle separate e contrapposte è stata opera del cristianesimo, il quale rifiuta, condanna, rimuove l’erotismo. Ma, attenzione: sia pure in senso negativo e diabolico anche nel cristianesimo, l’erotismo è un elemento indispensabile, di qualsiasi operazione conoscitiva.

    Comunque, l’erotismo si rivela strumento di conoscenza soprattutto in
    quanto non è mai un fatto di natura o meglio soltanto di natura: esso
    comincia ad esistere al livello culturale. Ancora una volta, però, bisogna
    avvertire che il momento erotico nella cultura, se è accompagnato da
    consapevolezza, non può che essere distruttivo; e se è inconsapevole non è
    erotico. Il rapporto tra erotismo e cultura si può, d’altra parte, articolare
    nel modo seguente: all’origine l’erotismo è inconscio; via via che si
    sviluppa la cultura, con la stessa gradualità si verifica il riconoscimento e
    il recupero dell’erotismo. Anzi, con un po’ di sforzatura, si potrebbe
    addirittura affermare che la cultura altro non è che la progressiva
    scoperta e definizione dell’erotismo originario e inconscio. La fine della
    cultura logicamente è completa consapevolezza e totale rinvenimento
    dell’erotismo. A questo punto, spiegazione equivale a distruzione e

    coscienza ad annientamento. In fondo, dunque, la forma di conoscenza
    propria dell’erotismo riguarda unicamente l’erotismo. Esso si sforza di
    conoscere se stesso e attraverso questo sforzo si manifesta e si esprime.
    Così le culture nascono dalla soppressione, ignoranza e incoscienza del
    fatto erotico; e si sviluppano e muoiono secondo il progresso di una
    scoperta che è contemporaneamente distruzione.

    Abbiamo detto che l’erotismo ha in comune con l’ascesi mistica la
    svalutazione del mondo reale. Una prova secondaria ma significativa
    della verità di questa affermazione, va ravvisata nella brevità dei libri
    erotici. Questi libri sono il più delle volte scadenti; più raramente, hanno
    un valore letterario; ma belli o brutti, hanno tutti in comune il carattere
    specifico della brevità. Ossessionato dal proprio argomento e insieme
    deciso ad isolarlo e a conferirgli un carattere di totalità, lo scrittore
    erotico di solito esaurisce in poche decine di pagine tutte le possibili
    combinazioni del rapporto sessuale. Incesto, animalità, omosessualità,
    necrofilia, eterosessualità e via dicendo, vengono separati dai contesti
    sociali, psicologici, storici, morali a cui, nella realtà, sono
    inestricabilmente legati. In altri termini tutto ciò che non è sesso è passato
    sotto silenzio come se non esistesse. Il rapporto sessuale, come Attila, non
    lascia l’erba dove passa, fa il deserto intorno a sé e chiama questo deserto
    realtà.

    Questa operazione può essere calcolata e interessata, come nei
    libri cosiddetti pornografici; può, invece, essere spontanea e
    disinteressata come nei libri propriamente erotici; ma, in ambedue i casi,
    rivela il potere corrosivo dell’erotismo e la distruzione alla quale esso
    sottopone il tessuto culturale, lo scrittore erotico non si occupa che
    dell’erotismo in quanto occuparsi dell’erotismo vuol dire, appunto e prima
    di tutto, sopprimere tutto ciò che non è erotico. E questo non tanto perché
    l’erotismo se ne avvantaggia, anzi in certo modo sono talvolta più erotici
    certi passaggi erotici di romanzi normali in cui si parla di tutto, che gli
    stessi passaggi in romanzi in cui non si parla che dell’erotismo; quanto
    perché l’erotismo una volta assunto a tema dominante, non sa che farsene
    della realtà.

    Avviene così che i personaggi dei libri erotici non hanno professione né
    parentele né rapporti sociali; o meglio tutte queste cose sono ridotte a
    meri involucri quasi a sottolineare il processo di svuotamento che è
    proprio dell’erotismo. E mentre è vero che l’erotismo ha bisogno dei valori
    per profanarli, non è meno vero che questa profanazione cessa di essere
    tale al momento stesso che avviene, a causa del carattere eccessivo
    dell’erotismo. Tutto, insomma, nell’erotismo, porta al delitto. Intendo il
    delitto come uno dei due grandi rifiuti del mondo; l’altro è il rifiuto
    religioso nella sua accezione estrema, voglio dire nel suo momento
    mistico. Erotismo e misticismo rifiutano il mondo dei valori annullandoli
    nell’estasi; ma l’estasi religiosa porta all’olocausto di se stessi, quella
    erotica, dell’altro. Si torna qui all’idea del delitto che è indivisibile
    dall’erotismo e che nelle antiche religioni attraverso il rito e il sacrificio
    perdeva il suo carattere di trasgressione, diventando a sua volta atto
    religioso. L’amante vuol mordere, divorare, assassinare, distruggere
    l’amante, in un impossibile sforzo di comunicazione e di identificazione.
    Nelle religioni questo cannibalismo viene ritualizzato, mediato,
    trasformato in rappresentazione simbolica.

    «Storia dell’occhio» di Georges Bataille, oltre che un piccolo
    capolavoro della letteratura d’avanguardia, è un buon esempio di
    romanzo reso corto ed essenziale dalla vampa divorante dell’erotismo. Ma
    pur essendo corto nel modo dei libri chiamati pornografici, cioè corto
    perché ridotto a poche variazioni del solo tema del sesso, non è forse tanto
    un libro erotico quanto un libro nel quale l’inquietudine religiosa è
    trasferita in una storia di fissazione sessuale. Ciò che fa la spia al
    carattere religioso del libro è la curva narrativa che partendo da
    un’analogia a sfondo ossessivo (la rassomiglianza tra l’uovo e il testicolo
    e l’occhio) si carica di tensione e di significati per esplodere finalmente
    nella profanatoria scena conclusiva nella quale l’ossessione analogica si
    risolve in una specie di messa nera di tipo sadico. Abbiamo detto sadico; e
    in verità «Storia dell’occhio» è un libro che fa curiosamente pensare ad
    una discendenza di Bataille dal Divino Marchese. Lo stile lucido e insieme
    delirante, i paesaggi teatralmente romantici e tempestosi, l’alternarsi di
    azioni convulse e di illuminazioni concettuali, soprattutto l’utilizzazione
    puntuale degli ambienti, dei personaggi e dei riti della religione, tutto in
    questo romanzo ricorda l’autore di «Justine». Bataille, del resto, non lo
    nasconde, anzi si compiace di sottolinearlo con la convenzionalità
    settecentesca dello schema narrativo, degli sfondi turistici e mondani,
    della conclusione frivola e sbadata.

    Ma De Sade è un ideologo razionalista e illuminista, il quale descrive e
    rappresenta per dimostrare, divulgare, discutere, negare; Bataille invece è
    un irrazionalista decadente le cui descrizioni e rappresentazioni hanno
    l’autosufficienza e il disinteresse che e proprio della poesia. Là dove De
    Sade ci presenta, in fondo, degli esempi, Bataille invece ci fornisce dei
    simboli. Così il senso di De Sade è chiarissimo anche se il fondo della sua
    ispirazione è oscuro; mentre in Bataille l’ispirazione ha tutta la chiarezza
    di una consumata consapevolezza culturale, ma il senso rimane ambiguo e
    dubbio.

    Che cosa ha voluto dire Bataille con la strana sconvolgente
    immagine dell’occhio che, inserito nel sesso di Simona, guarda tra il pelo
    pubico come tra le ciglia di due palpebre e, pur guardando, piange calde
    lagrime di orina? Quell’occhio che è stato strappato dall’orbita di un
    giovane prete spagnolo martirizzato e strangolato nel corso della messa
    nera? Quell’occhio che rassomiglia, azzurro, puro e ingenuo, all’occhio
    dell’amata Marcella, morta suicida alla fine di un’orgia? Basterà
    ricordare che l’occhio vuol dire visione, percezione, apprendimento,
    conoscenza, per rendersi conto che l’immagine, di purissima marca
    surrealista, ha un suo significato che la trascende. Vuol forse dire che
    l’occhio, organo della mente che vuol sapere e conoscere, trasferito dalla
    cavità dell’orbita a quella del sesso femminile, sta a indicare un analogo
    trasferimento della facoltà conoscitiva dalla mente all’istinto, dalla
    razionalità all’erotismo, dallo spirito al corpo? È difficile dirlo; comunque
    qualsiasi ipotesi è legittima. Tuttavia si deve notare che l’occhio come
    simbolo di conoscenza e onniveggenza è comune a tutte le religioni. Nella
    pianura di Katmandu, nel Nepal, terra natale del Buddha, l’enorme occhio
    dipinto sul pinnacolo della stupa ci guarda al di sopra dei boschi e delle
    coltivazioni con la stessa ossessiva fissità con la quale, nella pagina di
    Bataille, ci sentiamo spiati, di tra le gambe della crudele e stravagante
    Simona, dall’occhio del morto.

    Ma sul carattere fondamentalmente religioso dell’erotismo, sarà bene
    lasciar parlare Bataille stesso. Nella prefazione a «Madame Edwarda»,
    egli scrive:

    «Alla fine di questa riflessione patetica che, in un grido, si auto annienta, in quanto affonda nell’intolleranza di se stessa, noi ritroviamo Dio. Questo è il senso, l’enormità di questo libro insensato.
    Questo racconto mette in gioco nella pienezza dei suoi attributi Dio
    stesso; e questo Dio, pur tuttavia è una meretrice in tutto simile a tante
    altre. Ma ciò che il misticismo non ha potuto dire (al momento di dirlo,
    veniva meno, non ce la faceva), l’erotismo lo dice: Dio è nulla se non è il
    superamento di Dio in tutti i sensi; nel senso del comune volgare; nel
    senso dell’orrore e dell’impurità; infine nel senso del nulla… Non
    possiamo aggiungere impunemente al linguaggio la parola che sorpassa
    tutte le parole, la parola di Dio; nel momento stesso che lo facciamo,
    questa parola si sorpassa essa stessa, distrugge vertiginosamente i propri
    limiti. Ciò che Dio è, non retrocede davanti a nulla, e dappertutto dove è
    impossibile trovarlo; esso stesso è una «enormità». Chiunque ne ha il
    sospetto anche minimo, tace subito. Oppure, cercando l’uscita, e ben
    sapendo che, invece, si chiude sempre più, cerca in se stesso ciò che
    potendolo annientare, lo rende simile a Dio, cioè simile al nulla».

    Alberto Moravia

  5. Francesca Dono

    spesso il coraggio e’ solo una questione di libertà mentale. I poveri mi aiutano a riflettere perchè privi di ogni sorta di pregiudizio ;diversamente dai poveretti benpensanti che potrebbero inorridire o addirittura trattare con diprezzo ciò che potrebbe essere nuovo e sconosciuto . Del resto non siamo obbligati a piacere a tutti . Fortunatamente ne sono consapevole. Ringrazio chi si esprime comunque essendo io stessa restia a farlo.

    • Mariella Colonna

      Cara Francesca,
      chi sarebbero i “poveretti benpensanti”? Io comunque preferisco i “poveri di spirito”, che non sono poveri di ricchezza, ma ricchi di altro che è ben più importante dell’oro o del denaro. Pensaci un momento e non dimenticare le strade della poesia sono infinite: si sente che la dimensione poetica è parte integrante della tua vita, segui la strada che ti fa sentire più libera in tutti i sensi e in tutte le direzioni!

  6. Cito dal pezzo di Moravia sopra pubblicato:

    «Questi libri [ndr. i romanzi erotici] sono il più delle volte scadenti; più raramente, hanno un valore letterario; ma belli o brutti, hanno tutti in comune il carattere specifico della brevità. Ossessionato dal proprio argomento e insieme deciso ad isolarlo e a conferirgli un carattere di totalità, lo scrittore
    erotico di solito esaurisce in poche decine di pagine tutte le possibili
    combinazioni del rapporto sessuale. Incesto, animalità, omosessualità,
    necrofilia, eterosessualità e via dicendo, vengono separati dai contesti
    sociali, psicologici, storici, morali a cui, nella realtà, sono
    inestricabilmente legati. In altri termini tutto ciò che non è sesso è passato
    sotto silenzio come se non esistesse. Il rapporto sessuale, come Attila, non
    lascia l’erba dove passa, fa il deserto intorno a sé e chiama questo deserto
    realtà…».

    Vorrei dire, in premessa, che scrivere poesie erotiche al femminile è un atto di coraggio perché nella tradizione poetica italiana non abbiamo un linguaggio «depositato» che faccia da corrimano, da guida, non abbiamo neanche un lessico [erotico], e non abbiamo neanche un modus… le ragioni di tutte queste mancanze sono varie e lontane, ci entra anche il Concilio di Trento, ci entra la concezione paolina che ha plasmato il cattolicesimo in guisa maschile relegando la femminilità ad un ruolo ancillare e subalterno: il figlio di dio è un maschio: Gesù, tra i discepoli di Gesù non si conta neanche una donna, ergo la religione cattolica e cristiana è una religione fatta da maschi per i maschi; inoltre i duemila anni di cristianesimo hanno colpito con tabù e interdizioni la nominazione degli organi sessuali femminili e maschili, e la sessualità è stata considerata e ammessa soltanto a fini procreativi; non dimentichiamoci che fino agli anni Cinquanta le donne che portavano i pantaloni vennero colpite dalla scomunica papale… Per fortuna un certo Sigmund Freud ha scoperto la psicanalisi, l’inconscio, le pulsioni istintuali, quella cosa chiamata libido, ha rivelato che il controllo della ibido è una chiave di accesso insostituibile per il controllo delle masse assoggettate. Tutte le religioni monoteistiche fanno ricorso al controllo rigoroso dei costumi sessuali dei propri fedeli…

    Tutto ciò in premessa del discorso per dire che scrivere poesia erotica da donna è oltremodo difficile e problematico in Italia e in italiano per tutta una serie di ragioni che ho appena abbozzato. E qui dico una cosa che farà sobbalzare qualcuno dalla sedia: il tentativo di Francesca Dono è quindi coraggioso ed encomiabile, direi, a prescindere dai risultati estetici raggiunti, lei ha il coraggio di nominare gli organi sessuali con il loro nome e cognome; di indicare gli atti sessuali con il loro nome e cognome; la lotta della sessualità con il suo nome e cognome… Non è poco credo. Certo, concordo che con il linguaggio montaliano e quello cardarelliano è impossibile scrivere poesie erotiche al femminile, ma anche con il linguaggio educato del minimalismo di oggidì… e quindi Francesca Dono è stata costretta a costruirsi un proprio linguaggio, s’intende un linguaggio plebeo, scorretto e sgraziato. E che altro poteva fare? Nella tradizione letteraria italiana del Novecento ci sono soltanto due poetesse che hanno tentato di scrivere poesie erotiche: Patrizia Valduga e Maria Rosaria Madonna, ma le loro operazioni (di alto profilo, la seconda di altissimo profilo) erano basate sulla stilizzazione del linguaggio letterario!

    Qui invece Francesca Dono adopera il linguaggio plebeo, quello di strada, e lo porta sulla pagina, chiaro e tondo. È questa l’operazione di Francesca Dono, con tutti gli annessi e connessi in fatto di «poesia erotica» femminile. Qualcuno potrà dire, a ragione, che qui non c’è poesia ma solo parolacce, che le cose sono nominate senza alcuna mediazione letteraria. E io dico che SI, anche chi si esprime così ha ragione, ha le sua ragioni… Io penso però che ogni tanto occorre che qualcuno abbia il coraggio di scrivere poesie con un linguaggio non costruito, non letterario, senza seguire alcun dettame, alcun progetto di Bellezza e alcun conformismo… Magari scriverà poesie «brutte», repellenti… ma ogni tanto è meglio leggere poesie «brutte e repellenti» piuttosto che le salamerie del cortile letterario.

    • Mariella Colonna

      ““Impurità della santità femminile! I santi furono dei gran perversi, così come le sante, magnifiche voluttuose. Gli uni e le altre – pazzi d’una sola idea – trasformarono la croce in vizio”. Questo tipo di pensiero cade nella stessa esasperazione malata che con tanta disinvoltura critica. Avulse dal contesto delle loro intere vite le caratteristiche della sensualità-passionalità dei santi appaiono “perverse”. Ma la santità non consiste certo nei momenti di acceso misticismo a cui partecipano, spesso con esasperazione, anima e corpo: in estrema sintesi la santità consiste soprattutto nella ricerca della verità nella carità e della carità nella verità. Qui non è possibile certo approfondire un discorso del tutto fuori tema, però vorrei che non si “santificasse” la sessualità che deve svolgere la sua funzione, provocare piacere, ma che, sentita in modo parossistico diventa patologia (e non ha nulla a che vedere con l’erotismo tipicamente umano: avete mai visto una gallina o un coccodrillo erotici?): se lo è nei santi, non può non esserlo anche nelle persone che non aspirano alla santità. Non è possibile fare due pesi e due misure…Ma il dibattito che è emerso in questa riflessione a più voci mi sembra riduzionistico rispetto al concetto di “uomo” a cui non possiamo non fare riferimento…che c’entra l’apologia della sessualità con la poesia (poiesis) che è creazione, trasformazione di oggetti in cose, Nuova Ontologia Estetica? A parte il fatto che il sesso, non descritto e fatto oggetto di poesie, è in ogni aspetto dell’essere umano, quindi anche nelle poesie cosiddette “asessuate”: basta saper leggere oltre le parole, nel famoso “non detto”… Comunque tutto ciò che avviene o che è toccato dalla parola è esperienza e va capito, elaborato, rivissuto…con lo scopo di conoscere, comprendere, aiutare ad evolvere e arricchire se stessi di nuove esperienze.

  7. gino rago

    Dylan Thomas

    Questa carne che spezzi, questo sangue a cui lasci
    Devastare le vene, erano un tempo
    Frumento ed uva, nati
    Da radice e da linfa sensuali.
    E’ il mio vino che bevi, è il mio pane che addenti.

    (THIS BREAD I BREAK)

    Con linguaggio postcontemporaneo, diretto, esplicito, estraneo a simboli
    e feticci desueti e intrisi di ipocrisie (da “vizi privati e pubbliche virtù”),
    Francesca Dono si muove dentro il frammentismo della NOE e aggira
    i correlativi oggettivi e il metaforismo d’un grande poeta moderno come
    Dylan Thomas la cui tensione “erotica” si lascia indovinare in ogni verso…
    Magnifiche le meditazioni di Letizia Leone.Ottimi tutti i commenti
    che mi precedono.
    Gino Rago

  8. Mi piacciono l’energia espressionistica di questi testi e certi grumi o colate dense… Quanto al contenuto, chi come me ha vissuto la sua: “Une saison en enfer” non solo nell’opera di Rimbaud ma anche nella vita privata, non può certo scandalizzarsi… Sul parallelo con l’estasi di certe mistiche – anche con gli inserti latino liturgici e la ripetizione del rituale – mi riservo una sospensione dl giudizio o epoché: se va nella direzione di uno dei più bei film di Lars von Trier cioè “Breaking the Waves”, dico sì… Se invece vuole banalizzare certe esperienze mistiche cristiane, riducendole a fenomeni psico-patologici o a manie da ninfomani senza cazzo a portata di mano, dico no… Naturalmente, questo non tocca Francesca Dono, autrice dei testi. Tocca invece i suoi interpreti o lettori… Anche le sette sataniche usano la parodia della liturgia cattolica, no? Sul femminismo: io detesto quasi tutti gli “ismi” dunque anche quello… Invece amo le donne… Pavel Nikolaevič Evdokimov, filosofo e teologo russo che portò Pavel Aleksandrovič Florenskij in occidente (due autori che, umilmente, consiglio di leggere, per quel che si può trovare a giro), scriveva: “La virilizzazione della donna tende a modificare il suo tipo antropologico, a renderla perfino nella sua “psiche” identica all’uomo. Questo progetto di livellamento nasconde una lotta delle più violente contro la legge di Dio e mira all’annientamento dello stato carismatico femminile.“ Ma ci sono molte altre sue riflessioni sulla donna di cui egli aveva una concezione altissima. Io ho messo una sua frase in apertura del mio secondo libro ancora inedito, molto diverso dal primo che Giorgio Linguaglossa ha letto… L’accenno al mio secondo libro mi serve per riflettere sulla email privata di Francesca… Non giudico il suo punto di vista ma penso invece ai moralisti (che siano cattolici o laici poco m’importa) che potrebbero leggere male o detestare certi momenti e situazioni del mio secondo libro o l’intero lavoro o che non lo facciano proprio uscire in stampa… Tornando a Francesca Dono (il Nomen/Omen, come dicevano i latini, mi spingerebbe a una interpretazione dei suoi testi più verso il film di Lars von Trier, di cui sopra) mi piacerebbe sapere la ragione di certe scelte nelle spaziature dei testi, se ci sono ragioni metriche o ritmiche, se è solo una scelta per l’occhio, alla Apollinaire etc. etc. Anche io uso i cosiddetti “versi a gradino” in certi testi, sull’esempio di Mario Luzi (frequentato anche di persona, benché potesse essere mio nonno) e Giorgio Caproni… Stessa domanda sulla ragione che la spinga a usare linee come in “_________ Ma prima legami.” O: “Dici_ intanto che tremo-.”… etc. Le parentesi invece non sembrano piacerle molto…

  9. Vorrei richiamare l’attenzione dei lettori sul punto centrale dell’operazione di Francesca Dono così bene esposto nel commento di Letizia Leone. E ciò a prescindere dai giudizi di gusto personali circa la «bellezza» o «bruttezza» delle poesie presentate:

    «qui metafore e parafrasi, utilizzate come iperboli, servono ad amplificare le inquadrature sempre più vicine al codice pornografico. In questi versi un immaginario a luci rosse viene elevato a categoria estetica, l’osceno in tempi di pornografia di massa colonizza, al ritmo frammentato di spezzoni hard, il discorso lirico…»

    • Caro Giorgio, questo, almeno per me, era evidente nei testi, se non altro perché l’ho fatto anche io, nel secondo libro (ma solo in qualche zona e in un contesto generale, anche stilistico, differente) e lo fa anche Michel Houellebecq… Probabilmente, questa “mimesis” per te è un capitolo del nichilismo contemporaneo… Posso essere d’accordo… Ma vista la bella citazione della Colonna dal grande Kundera, provo anche io, en passant, con un’altra citazione che – in parte – può riguardare anche le cose che si dicevano in post precedenti:
      «Nei suoi ultimi anni di libertà Pavel Florenskij compose la sua stupenda estetica. La premessa è l’idea einsteniana di spazio. […] Florenskij si curva sul concetto di «cosa» e la definisce come «corrugamento» o «luogo di curvatura» dello spazio. […] Quella di Florenskij è un’estetica nata sul ciglio della voragine, dopo di essa l’arte sarebbe sparita, sostituita da esposizioni di sterco, balbettii, installazioni. »
      (Elémire Zolla, La filosofia perenne, 1999)

      • Caro Andrea Margiotta,

        interessante l’idea della «cosa» come curvatura dello spazio o «corrugamento»… molti poeti ingenui pensano ancora alla «cosa» come una cosa da dire in base alla musica e alla musicalità… concetto davvero remoto e acritico (si dovrebbe prima stabilire: quale musica?)… Come avrai intuito con la nuova ontologia estetica noi ci sforziamo di dire in Italia delle cose che alcuni poeti europei, (ad iniziare da Mandel’stam, vedi le poesie postate da Antonio Sagredo con il commenti di Ripellino) hanno fatto da cento anni..

        Noi cerchiamo di andare avanti pur in mezzo a tanta ostilità o sospettosità in un ambiente poetico come quello italiano che è restato immobile per tanti decenni che si è perduto finanche il barometro del linguaggio poetico e non sappiamo più che tempo che fa là fuori… In questo contesto vorrei dire quanto è difficile fare poesia nuova qui in Italia, fare poi poesia erotica è difficilissimo perché dovremmo andare indietro nel Settecento alla poesia di un Giorgio Baffo per avere un parametro di quello che è la poesia erotica.

        Detto in termini approssimativi: in Italia non abbiamo avuto una poesia erotica femminile (e neanche maschile, tanto che si parla di poesia corporale, del corpo… e altre consimili formule). Capisco quindi l’estrema difficoltà di una Francesca Dono costretta a muoversi in un linguaggio poetico inventato (e quindi accidentato) di sana pianta (con tutti i pericoli di scivoloni e di cadute possibili).

        Inventare un linguaggio poetico non è cosa agevole, tanto è vero che io non ho mai scritto poesie erotiche e mai ne scriverò: quello che mi manca è un linguaggio poetico di riferimento… si rischia ad ogni passo di saltare sulle mine di un campo minato… Questa è la estrema difficoltà di fare poesia quando manca un linguaggio poetico di riferimento, una tradizione endogena… Però è acutissima quella notazione di Lucio Mayoor Tosi del linguaggio dell’inconscio che nella poesia della Dono avrebbe una grande parte.

  10. Mariella Colonna

    Lo stile e il linguaggio sono da scrittrice provata, ma l’eccesso descrittivo, come dice Anna Ventura, toglie all’eros la magia del non visto e non ancora sperimentato che alimenta l’immaginazione e anche la sensualità. Chiederei alla cara Francesca,dopo questo “coraggioso” sprofondamento nel linguaggio della sessualità, di sperimentare altre dimensioni dell’esistere, di cimentarsi in argomenti mai trattati. Io credo che anche lei lo desideri e che le farebbe bene affrontare “l’insostenibile leggerezza
    dell’essere”. Per dirla “alla Kundera”, è la via della “com-passione”
    “questa compassione [(..) designa (…) la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni”.

  11. “La luce feroce” è un fotogramma. Come anche “Le mie tube morbide”. Tantissimi fotogrammi. O frame. Forse qui e là ne mancano alcuni. Ne mancano sempre. Non è percezione lineare, di eterno-metraggio –“Mi lecchi?” –
    Fare l’amore è un gioco, simile alla lotta ma più divertente. L’energia erotica non ammazza nessuno. Una volta consumata si rigenera o, meglio, si rinnova. Mr.Bloom – è lui, vero? il protagonista de l’Ulysses di Joice – chissà se per Francesca Dono è proiezione maschile di sé, oppure incarnazione della letteratura? – Ci provano sempre, direbbe Mr Bloom. Ma inutilmente. Non è che le persone passino tutto il tempo a fare l’amore. Più che altro ci pensano. E la letteratura ne ha viste tante… ma l’energia rivolta in basso (nel senso di sotto l’ombelico) è difficile da gestire perché è esclusiva di ogni altra sua forma. Una vera trappola per poeti inesperti. Però sembra a me che Francesca si muova con sicurezza sui sentieri del Tantra. Cose d’altri tempi e latitudini. Ah, ma si vorrebbe amore e qualche stella, una certa distanza… invece si sta nell’accadimento.
    Io tenterei una lettura nelle scuole superiori. Insieme a Saffo, Valduga ecc.

    Quando c’incontrammo, a Milano, le dissi che temevo il suo modo di concepire la poesia ( Presto attenzione alle contaminazioni, temo le forti presenze). Perché? Perché le sue poesie, in parte anche queste dell’erotismo, sembrano interamente dettate da linguaggio inconscio. Senza apparente mediazione e senza la minima inquietudine. Quasi le venisse naturale di sovrintendere la materia oscura. Strano angelo, persona o incarnazione. Ma mi aspetto grandi novità dal suo modo di scrivere. Nulla a che vedere con _______ spaziature o bizzarri rientri.
    Auguro tutto il bene possibile a questo suo nuovo libro. Perfino un facile successo.

    • Caro Lucio, augurare al libro della Dono “un facile successo”è una delle tue squisite perfidie.Il discorso della Dono, invece, andrebbe analizzato nel profondo, magari tenendo presente una affermazione di Moravia: il sesso è conoscenza.

      • Sarebbe bello e interessante poterne discutere, magari mettendo a confronto diversi autori. Tra questi non dovrebbe assolutamente mancare Giuseppe Talia, vero maestro di erotismo in poesia.
        Il sesso è conoscenza, scrive Moravia. E’ vero, ma dice che nell’esperienza erotica “il mondo reale è perduto per sempre”. Mi vien da sottolineare quel “per sempre” perché deriva da una comprensione avvenuta, uno svelamento. Dunque, il mondo reale andava svelato… Dice anche che nell’esperienza erotica vi è “la morte dell’altro”: forse che Moravia vedeva nell’amplesso solo vittime e carnefici?

        • C’è una commedia di Eduardo, che tratta dell’amore tra lui e una bella vedova sua vicina di casa: la quale è donna costumata e restia agli amplessi improvvisati.Eduardo, quindi, con in mano l’immancabile caffettiera napoletana,fa un discorso sull’amore;è una delle pagine più alte della nostra letteratura, teatrale e non.Alla sua altezza c’è solo la” novella del falcone” di Boccaccio,oppure(sempre del Boccaccio, la novella di Alatiel, la bella ragazza inviata sposa al re del Garbo, incorsa, suo malgrado, nelle più spericolate esperienze erotiche;ma che, alla fine, come “pulsella”viene consegnata e accettata; perchè tale era veramente,nel suo cuore innocente.

        • Giuseppe Talìa

          Visto Che Lucio, che ben conosce un mio libriccino d’esordio, così come Linguaglossa, Sagredo e pochissimi altri (nella mia vita di scrittore di poesie procedo per nascondimento, invece che per apparizione), non posso esimermi e dedico questa a Francesca Dono

          Può un tiro tattile
          Può un’alzata o la stretta
          imperitura mano ultraterrena
          Sogni o lividi o le gesta
          nemiche sulle ginocchia
          “Le getto più M o più N?
          O sono meglio le forme
          tettute capezzolari
          ben ogni diavolo in esse?”

          T’attarDio celtico
          salgarite e peggio
          p q stoici-profetici

          Le Vocali Vissute, Ibiscos Editrice, 1999

  12. Giuseppe Talìa

    La poesia di Francesca Dono è ancora acerba, dettata più da una energia poco controllata e da una potenza in nuce che sicuramente in futuro darà frutti maturi e succosi perché vi sono parecchie gemme pronte ad avanzare, perfezionarsi, progredire. Queste poesie sono ancora piene di “oggetti” e non di “cose”, e personalmente non sono riuscito ad andare oltre la lettura della terza poesia, poi qualcosa mi si è ammosciato.

  13. gino rago

    Dylan Thomas

    Questa carne che spezzi, questo sangue a cui lasci
    Devastare le vene, erano un tempo
    Frumento ed uva, nati
    Da radice e da linfa sensuali.
    E’ il mio vino che bevi, è il mio pane che addenti.
    THIS BREAD I BREAK

    Patrizia Valduga (da ‘Manfred’, Lo Specchio, Mondadori)

    E anche con lui era come masturbarmi,
    mai matura, s-centrata e senza centro.
    Di grazia, gli chiedevo,vuoi insegnarmi
    A venire insieme a te con te dentro?

    Saffo (trad. Salvatore Quasimodo, Lirici Greci)

    Tramontata è la luna
    e le Pleiadi a mezzo della notte;
    anche giovinezza già dilegua,
    e ora nel mio letto resto sola.

    Scuote l’anima mia Eros,
    come vento sul monte
    che irrompe entro le querce,
    e scioglie le membra e le agita,
    dolce amara indomabile belva.

    Ma a me non ape, non miele;
    e soffro e desidero…

    Saffo-D. Thomas-P. Valduga-Francesca Dono: duemila anni di maschilità
    e di femminilità dell’urgenza in confronto alla poesia d’occasione della
    poetessa di Lesbo…

    Gino Rago

  14. antonio sagredo

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  15. https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/20/francesca-dono-poesie-erotiche-e-pose-plastiche-da-fondamenta-per-lo-specchio-progetto-cultura-2017-commento-di-letizia-leone-come-rimodellare-la-lingua-delleros/comment-page-1/#comment-20323
    Ecco alcune poesie erotiche della più grande poetessa del secondo Novecento italiano: Maria Rosaria Madonna:
    Poesie in neolingua da
    Stige (1990 – 1992) Pubblicate nel 1992.

    *

    Veniat sua jurisdictione terribilis
    Supra mea culpa tollita, veniat
    Sua maledictione supra mea carne bollita,
    veniat Arcangelo superno supra mea
    jocundissima ferita, veniat mea glabra
    infernalia supra infermità condita,
    veniat mea liquidissima suspicione
    supra intentione amarissima, veniat
    asprissima dipartita post meo iocundo
    delitto.

    *

    Egredientes latrinitatibus meo pectore
    armet oratio, regredientibus de platea
    mea mens armet fortitudo atque
    ad omnem incessum manus pingat crucem.

    *

    Cave, ne aures perfores, ne cerussa
    et purpurisso consacrata Cristo ora depingas,
    né collane d’auro et perle ornino
    meo volto, nec capillum irrufes.
    Habeat alias margaritas.

    *

    Oratio sine intermissione, ut sempre
    me diabolus inveniat occupatam.

    *

    Così coltivo l’anima, quae futura est
    templum Domini; non est obiurgare
    si tardior procedo. Nihil aliud convenit audire,
    nihil loqui. Turpia verba non intelligo.

    *

    Horam tertiam, sextam, nonam,
    diluculum quoque et vesperam.
    Nec cibus nisi oratione praemissa
    nec luxuria nisi intercessione gratia.
    Noctibus legere, orare, psallere

    *

    Si cum tuo licore nel mio core
    versato, si cum tuo livore sul mio
    onore posato, si cum tuo stiletto in mio
    diletto infernato, si cum tua malia
    in mia regalia instanato, si cum mea
    trebile ardua Canossa supra tue
    ossa annerato, sic transeat mea amaritudo.
    Interceda tunc lux sancta et benefica
    affinché lo mattino more ustorio
    vampa infuocata discacci l’ombra
    e mora lo demonio dello inferno!
    Ego sempiterno dolore amo et rinsavisco,
    marcisco e porto lo crocefisso sulle spalle
    leggero come l’albero di betulla

    *

    Nihil ita offendit deum quam desperatione
    quia desperatione incredulitatis indicium est.
    Si petenti datur et quaerens invenit et
    pulsanti aperitur… me misera.

    Si caeca fuero oratio me consolabitur.
    Unicum raptus est luxuria.
    Plango quod accidit sed quia placet Domino
    aequo animo sustinebo.

    Extremam expectabo mortem et breve putabo
    malum, quod finis melior subsequetur.
    Nihil aliud nisi Dominum cogitabo.

    *

    In fusca tunica incedo, dalla inopia cellula
    del mio convento nel trono della tua alcova.
    Vibratile lingua et focum fero.

    Frigus, languor et nuditas.

    Intra caecos reddit mea cupiditas
    atque avarizia hominum.

    Come si può leggere, Madonna scrive poesie erotiche (in senso lato) ma le scrive in una lingua inventata che Amelia Rosselli nella Prefazione al libro definisce «neolingua» ed io definisco «pseudo latino», una lingua che sta in bilico tra il tardissimo latino e la nascente lingua italiana. Operazione scaltrissima ma pericolosissima che Madonna esegue con perizia assoluta. Ma, chiediamoci, perché Madonna è costretta a ricorrere a «una lingua inventata e invetriata»? Non poteva scrivere poesie erotiche direttamente in italiano moderno? La domanda è giusta. Io infatti mi sono dato questa spiegazione: Madonna scrive queste poesie erotiche in «neolingua» proprio perché non aveva a disposizione un linguaggio poetico che le facesse da «tralicccio», da «corrimano»; la poesia italiana del Novecento non le offriva nulla (linguisticamente parlando) cui aggrapparsi e riferirsi, e quindi si è costruita un linguaggio vergine.

    Credo che Francesca Dono si è trovata nelle medesime difficoltà nelle quali si è trovata Madonna agli inizi degli anni Novanta: la mancanza di una tradizione di poesia erotica al femminile (e anche al maschile), e ha dovuto supplire a questa mancanza con un di più di espressività e di referenzialità. Questo, credo, è il nocciolo della questione. Il poeta non può inventarsi una tradizione che non c’è, nemmeno il più grande. Se consideriamo Leopardi il maggiore poeta nato negli ultimi secoli in Italia, anche lui ha potuto scrivere i Canti perché ha utilizzato il linguaggio poetico della Arcadia e il linguaggio neoclassico (ripulito e rimesso in piedi), ma se non ci fosse stato nemmeno l’Arcadia e il linguaggio poetico neoclassico, anche Leopardi avrebbe fallito, non sarebbe riuscito a scrivere i Canti.
    Questo detto in due parole.

  16. Donatella Costantina Giancaspero

    Concordo con Letizia Leone: «Versi vibranti che disegnano una nuova mappa per la scrittura erotica. […] Una scrittura piena di forza “bruta” nello sdoganare la sessualità femminile sul palcoscenico del verso».
    Seguendo il suo forte bisogno di libertà, Francesca Dono ha elaborato una scrittura ardua e originale, offrendo a tutti noi molti spunti interessanti sui quali riflettere.
    Auguri al tuo libro, Francesca!

  17. Stabiliamo una cosa: c’è differenza tra erotismo (cioè legato a Eros) e porno e osceno (o-sceno, come fuori dalla scena)? Poi ci sarebbe il termine composto di pornografia…
    Il discorso che Moravia fa, presentando il romanzo di Bataille, è quello di un razionalista (lui avrebbe detto esistenzialista) borghese, che sviluppa un suo procedimento logico.
    Come usa la logica teorica (o come la vecchia scolastica), si parte da assunti dati per veri e si porta avanti una specie di dimostrazione ragionamento argomentativo.
    Se però io già in partenza noto delle falle (o nutro dei dubbi) sulle affermazioni, non riesco neppure a seguire il ragionamento. Mi illumino solo (non d’immenso) quando entra in scena il Marchese De Sade che è un autore al quale sono legato da misteriosissima e «diabolica» fascinazione. Lì poi Moravia imbastisce un confronto con Bataille etc. Moravia però continua a parlare di erotismo: insomma, per lui, erotismo, porno, osceno e pornografia sono tutti sinonimi.
    Carmelo Bene che ha un modo di procedere per continue intuizioni e illuminazioni ma che si porta dentro – oltre a tante sue letture, come Joyce (nel testo della Dono, tra l’altro, compare un Bloom) – tutta una certa cultura anni ’70 a cominciare da Deleuze (che, a sua volta, si appoggiava soprattutto a Nietzsche) tenta una distinzione; quando dice, oralmente: « L’erotismo è quanto di romanticamente stupido… appartiene all’io: «Io voglio che tu sia quello»… è un plagio reciproco nella irreciprocità assoluta. […] Il porno invece … non è più il soggetto in quanto oggetto squalificato ma (è quello degli dei): è contemplarsi da oggetto a oggetto, non da soggetto a soggetto»
    E poi Bene nomina proprio Bataille dicendo: «Un cattolico marxista come Bataille parla di erotismo e lo confonde con la pornografia… Il porno entra laddove Eros è morto).
    Religione, etimologicamente, rimanda al significato del legame, ciò a cui sono legato.
    Moravia, nel suo discorso, mi pare si riferisca soprattutto al cristianesimo, dunque provo a gettare i dadi, tenendo però più conto della distinzione di Carmelo Bene.
    Religione cristiana vuol dire che si è legati a Cristo: ma per mezzo di cosa? Per amore (o carità, in altre traduzioni). L’amore è la via, non la conoscenza di tipo iniziatico (infatti il cristianesimo non è una gnosi).
    Erotismo: due soggetti ed Eros, cioè amore.
    Porno: due oggetti senza Eros: perdita del senso, smarrimento dell’Io e superamento del suo desiderio; e – nel caso del teatro di Carmelo Bene – fine del teatrino occidentale di rappresentazione e di regia in favore di una scrittura di scena, che non è il testo di partenza, ovviamente…

  18. LA POESIA DI FRANCESCA DONO: IL LINGUAGGIO DELL’INCONSCIO E LA LINEA DI DEMARCAZIONE TRA EROTISMO E PORNOGRAFIA
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/20/francesca-dono-poesie-erotiche-e-pose-plastiche-da-fondamenta-per-lo-specchio-progetto-cultura-2017-commento-di-letizia-leone-come-rimodellare-la-lingua-delleros/comment-page-1/#comment-20329
    Scrive Lucio Mayoor Tosi:

    «le sue poesie [di Francesca Dono], in parte anche queste dell’erotismo, sembrano interamente dettate da linguaggio inconscio. Senza apparente mediazione e senza la minima inquietudine. Quasi le venisse naturale di sovrintendere la materia oscura. Strano angelo, persona o incarnazione. Ma mi aspetto grandi novità dal suo modo di scrivere. Nulla a che vedere con _______ spaziature o bizzarri rientri».

    Credo che Lucio abbia colto un nodo essenziale, il linguaggio della Dono è, per grandissima parte, un linguaggio dell’inconscio. Che significa questo? Significa che l’inconscio se ne frega delle questioni a lui estranee come la scrittura ornata, la bella scrittura, la scrittura secondo le regole retoriche, la scrittura secondo la tradizione letteraria, la scrittura secondo i cliché e le convenzioni del mondo che sta là fuori (perché è anche di questo ciò di cui si parla). Così procedendo è chiaro che la scrittura poetica della Dono dis-conosca la suggestiva divisione tra erotismo e pornografia, perché di questo, cari signori, si tratta: che cosa è erotismo e che cosa è pornografia, che cosa è accettabile (secondo i costumi, le convenzioni, le filosofie, la religione e le religioni) e che cosa non è accettabile (da quelli là fuori). Innanzitutto: c’è qualcuno che mi può dire cortesemente qual è la linea di demarcazione tra erotismo e pornografia? E, soprattutto, è essa linea una linea definitiva oppure è una linea che si muove, ondeggia a secondo delle convenzioni sociali, delle credenze, dei cliché, delle ingiunzioni religiose etcetera?

    Credo che un merito (o demerito) queste poesie erotiche di Francesca Dono ce l’abbia, quello di (secondo alcuni) aver scritto delle poesie «brutte». Ora, io mi chiedo: ma definire delle poesie «brutte» significa pronunciare un giudizio di gusto, e un giudizio di gusto è sempre e soltanto soggettivo, cioè vale per chi l’ha pronunciato e non vale per tutti gli altri. Quindi, se il giudizio di gusto è una perorazione soggettiva, possiamo fare a meno del giudizio di gusto e passare oltre.

    Un discorso critico invece è altro, significa prendere in considerazione una serie di aspetti (interni al testo ed esterni) e connetterli e disconnetterli, analizzarli, suddividerli, cambiare punto di vista… insomma, una argomentazione critica è una cosa complessa e anche faticosa, capisco che si faccia quasi sempre un discorso sbrigativo e si dica «brutto» o «bello», giudizi che a me fanno, così pronunciati, ridere.

    E torniamo alla linea di demarcazione tra erotismo e pornografia, tra ciò che ai nostri occhi è accettabile e ciò che non è accettabile. Il punto è sempre quello. Francamente, devo dirvi che ho visto dei filmati di pornografia di alto livello e filmati erotici di bassissimo livello. E allora, come la mettiamo? Il problema è che nel giudizio critico spesso, anzi quasi sempre, per non dire sempre, siamo fuorviati dalle convenzioni sociali, dalle convenzioni letterarie, filosofiche, religiose, dalla nostra visione della suessualità, dalle nostre paure e fobie, da quello che ci hanno insegnato il parroco e il papà… insomma da una miriade di cose che nulla hanno a che vedere con la formazione di un giudizio critico…

    Io ho l’impressione che davanti a questa scrittura («erotica» o «pornografica), non sappiamo più che pesci prendere, ci manca il concetto della linea divisoria, andiamo avanti con distinzioni impulsive e immediate come «brutto» e «bello»…

    E infine, un altro problema: torniamo a quello che ha scritto Lucio, che cosa significa «linguaggio dell’inconscio»? Ecco, questo è uno dei probemi aperti dalla nuova ontologia estetica. Rifugiarsi nella distinzione tra scrittura pornografica e scrittura erotica, mi sembra un modo per demonizzare la prima a vantaggio di di una concezione dell’erotismo socialmente accettabile e rassicurante, che non ci ponga davanti al problema di rivedere e magari modificare ciò che noi davamo per scontato…

    Infine, sul problema delle poesie «brutte», volevo dire che, personalmente, ci sono dei casi in cu preferisco delle poesie «brutte» a poesie confezionate secondo i dettami del «bello», scritte per piacere a certi circoli letterari.

    • Mariella Colonna

      Giorgio, per favore, LEGGI TUTTO E RISPONDIMI, PLEASE!
      “Così procedendo è chiaro che la scrittura poetica della Dono dis-conosca la suggestiva divisione tra erotismo e pornografia, perché di questo, cari signori, si tratta: che cosa è erotismo e che cosa è pornografia, che cosa è accettabile (secondo i costumi, le convenzioni, le filosofie, la religione e le religioni) e che cosa non è accettabile (da quelli là fuori). Innanzitutto: c’è qualcuno che mi può dire cortesemente qual è la linea di demarcazione tra erotismo e pornografia? E, soprattutto, è essa linea una linea definitiva oppure è una linea che si muove, ondeggia a secondo delle convenzioni sociali, delle credenze, dei cliché, delle ingiunzioni religiose etcetera?”…caro Giorgio…la distinzione tra erotismo e pornografia è la medesima distinzione che tu fai quando dici che non bisogna descrivere in poesia: la pornografia non soltanto descrive, ma sottolinea in modo ossessivo un aspetto della sessualità: quello che incentra tutto sugli organi sessuali e l’eventuale piacere che deriva dalla “visione” perlustrativa degli stessi, tralasciando completamente il resto della sessualità che investe tutta la persona. Ripeto la sessualità è nella forma dell’intero corpo e nella sua struttura, è nella voce, nel modo di pensare. tanto è vero che alla donna, per esempio, è attribuita l’attività della parte destra del cervello, all’uomo la sinistra. La sessualità si esprime nelle scelte della vita quotidiana e in quelle relative alle attività culturali, sociali, politiche …e così via. L’erotismo, secondo me, si distanzia dalla pornografia perché investe tutta la persona e si alimenta della trasgressione, cosa ben diversa dal trarre piacere dalla rappresentazione dei vari tipi di atti sessuali etc…e dal godimento orgasmatico che ne deriva: il piacere dell’erotismo sta nelle scoperta progressiva e trasgressiva dell’altro-a e si moltiplica distanziando l’oggetto del desiderio, allontanandolo per poi avvicinarlo: si nutre, in definitiva, di un’assenza che fa soffrire e godere contemporaneamente il soggetto investito dalla “follia” d’amore. (effettivamente gli scienziati dicono che nell’amore e nella follia sono investite le stesse (o quasi) aree del cervello….altro che “romanticamente stupido” come sosteneva Deleuze, secondo Andrea Margiotta.

      • Lo sosteneva Carmelo Bene, ho riportato le sue esatte parole (lo dico anche a Sagredo che mi “rimproverava”)… E le ho citate proprio perché la distinzione di Bene, tra erotismo e porno, mi pareva più chiara delle volute, un po’ contorte, dei Moravia e Bataille… Ma era chiaro il mio commento? Da quello che ha scritto Giorgio Linguaglossa, subito dopo, i casi sono due: o Giorgio ha “beccato” il mio inconscio (mi sono tradito con una virgola) o non sono stato troppo chiaro io… Invito a rileggere o riassumerò più in là, perché, al momento, mi chiamano…

      • cara Mariella Colonna,

        la distinzione tra erotismo e pornografia nasce con l’epoca borghese, cioè con la rivoluzione francese. il marchese De Sade si pone all’origine di questa distinzione, i suoi racconti erotici trapassano con naturalità in proto pornografia senza dare scandalo…

        Io credo che la poesia di Francesca clicca con il mouse, come bene ha scritto Letizia Leone, sulla pornografia per immetterla nell’area dell’erotismo, è una poesia che compie, diciamo, questo trasbordo, da un’area all’altra. E qui cessa la sua funzione, diciamo, sociale. Quanto alla funzione estetica dei testi, posso comprendere che un lettore rimanga sorpreso, colpito e deluso dalle poesie erotiche di Francesca Dono, l’autrice si è limitata a fare questo trasbordo… così facendo ha dovuto fondare un linguaggio poetico erotico che nella tradizione letteraria italiana era assente, quindi, a mio avviso, ha compiuto un lavoro utile, anzi indispensabile, in un certo senso ha de-fondamentalizzato il linguaggio poetico erotico, lo ha portato a livello molecolare (non so se l’abbia fatto di proposito o in modo istintivo, ma l’ha fatto).

        Certo, tra la raffinatissima stilizzazione della poesia erotica di Maria Rosaria Madonna (una poetessa che giganteggia nel panorama italiano fitto di signorine in cerca di visibilità) e l’irruzione massiccia di lessemi della sfera sessuale dal linguaggio del quotidiano a quella letteraria fatta dalla Dono, ce ne corre, sono due operazioni distinte… Penso (ma è solo una mia opinione personale) che la adozione del linguaggio inventato da parte di Madonna sia stata necessaria proprio perché mancava nella tradizione poetica italiana quel retroterra stilistico… i problemi stilistici e lessicali in poesia, come si vede da questo esempio, sono molto complessi, non si possono giudicare con l’ascia che divide in due il giudizio ma bisogna utilizzare strumenti euristici complessi e delicati…

        Quanto alla questione che tu sollevavi circa la contrapposizione tra Jung e Freud, rispondo che sono allergico alle categorie fumose della psicologia jiunghiana… ma è una mia allergia tutta mia… io considero soltanto Freud quale padre della psicoanalisi…

        • Mariella Colonna

          Caro Giorgio: prima di tutto grazie per la risposta ricca ed esauriente. Spero comunque che, per il fatto che io ho cercato di distinguere tra pornografia ed erotismo, a prescindere da Francesca di cui non ho parlato, tu non pensi che io abbia lavorato con l’ascia (anche se a volte serve per chiarirsi le idee come serve per abbattere un albero prima che ti caschi in testa). Certo non tutti possiedono gli strumenti euristici complessi e delicati che possiedi tu: però, per chiarirsi le idee, è anche necessario schematizzare, fare sintesi. Con le raffinatezze si aggiunge quello che manca alle idee espresse in modo tagliente. ma questo è il bello! Procedendo con l’ascia e con il bulino, poi con un sottilissimo scalpello si raggiungono effetti di grande suggestione espressiva nella scultura e nel dialogo a parole. Le “differenze” nel modo di vedere le cose sono… una delle magie della vita, non credi?

        • Caro Giorgio, visto che questa tua rivista ha il merito di affrontare anche discorsi critici (scomparsi in altri luoghi poetici o pseudo-tali), mi preme dire ancora qualcosa sulla differenza (o meno) tra erotismo e porno, giusto per non incorrere in equivoci, da un commento precedente… E perché – come ho detto – la questione mi interessa sul serio, per lavori miei (anche, eventualmente, per il cinema)… In quel commento, citavo le parole esatte di Carmelo Bene che riteneva fondamentale la distinzione, ma per andare nel senso opposto in cui vanno gli amanti dell’erotismo rassicurante. In estrema sintesi (sul binario dell’argomento del post), per lui: porno sì, ed erotismo no! Per me: porno sì ed erotismo pure… Purché ci siano una forza, una qualità e una consapevolezza stilistica nel poeta (o nel romanziere)… Non sarei un estimatore di Céline e di altri… Quindi per me conta, in ultimo, chi trasformi certi materiali, erotici o osceni che siano, in poesia o prosa… è solo un problema di “talento” e di stile. Non ho capito però, se per voi (in particolare per te e per Antonio Sagredo) questa differenza operata da Carmelo Bene, documentabile, presumo, anche in rete, abbia una sua realtà o se sia puramente teorica o trascurabile… Una volta capito questo, posso forse continuare il mio discorso…

          • caro Andrea,

            personalmente non ho pregiudizi sul porno (e perché dovrei averli?) e considero tutta l’esistenza dell’homo sapiens una esistenza erotica, infatti penso che se togli l’eros dalla esistenza cessa anche la stirpe dell’homo sapiens… quanto poi alla distinzione tra poesia erotica e poesia pornografica, considero questa distinzione posticcia e artefatta e non la prendo neanche in considerazione… Molto probabilmente l’erotismo è questione antica, è iniziato quando quella signorina di Eva indusse il bravo Adamo a masticare una mela… Quanto alla pornografia considero veramente cose pornografiche le ideologie dello sterminio degli altri, dello straniero e dei diversi che si sono succedute nel Novecento… Considero altresì pornografici certi piccoli poeti e scrittorucoli interessati unicamente al proprio busto… Quanto alla posizione di Carmelo Bene non sono molto informato sulla questione…

            • Bene e grazie (anche per l’imitazione o parodia simpatica dei miei puntini)…
              Convengo con te che esistano anche tanti, chiamiamoli “benpensanti borghesi”, cattolici o laici che siano, per i quali valga invece, quel che tu dicevi in un commento, che io riduco all’osso: erotismo sì, porno no! Come una signora che svenne mentre lo scrittore William Vollmann presentava sue cose… Qualcuno gli fece notare la cosa e lui rispose: “Io scrivo perché signore come quella svengano…”. Una battuta certo, ma con un suo indizio di poetica e visione delle cose… La questione si è riproposta, per l’ultimo romanzo, uscito poco tempo fa, di Walter Siti… Non so poi, da quale incrostazione culturale nasca questa cosa, visto che i cattolicissimi uomini del medioevo, forse scopavano più di certi annoiati giovani al quale la passerina depilata viene sbattuta in faccia… Quando sei moscio dentro, neppure ti va (e anche qui mi verrebbe voglia di citare Carmelo Bene).
              Detto questo: per me sono assolutamente possibili – proprio perché esistono le due polarità di erotismo e porno – mescolanze, contaminazioni, trasformazioni, trapassi, resurrezioni etc.
              Come ho già detto nel primo commento, ho apprezzato i testi di Fancesca Dono e mi era ultraevidente la chiave di lettura come linguaggio dell’inconscio… « Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.»
              (W.S. La tempesta; Prospero: atto IV, scena I.)
              Fermo restando, che la materia dell’inconscio debba poi calarsi in una forma relazionale (relazionale, nel rapporto con le forme poetiche, non di moda o «vincenti», ma di tutti i tempi, come insegnavano Eliot e Pound)…
              Voi stessi guardate, tra gli altri, a un grande poeta russo freddato dalla Siberia, quindi non avete problemi di mode o di schieramenti o assetti «politico letterari» del momento…
              Relazionale, dicevo: pena l’autismo o la seduta dallo psicoanalista, con i relativi materiali da sottoporre.Tornando alla distinzione di Carmelo Bene: i testi della Dono li «salvo» come porno e osceno e come capitolo del nichilismo che già Nietzsche avvertiva (perché il suo problema era la decadenza, ai suoi tempi, i nostri sono già oltre quella)… Non funzionano invece come espressione erotica, semplicemente perché non c’è Eros…
              Per erotismo, non intendo la commedia scollacciata del buco e della doccia, di quando ero bambino, che pure era una versione pop, divertente… Posso intendere invece, Il Cantico dei cantici, certe poesie arabe o persiane, Neruda o l’episodio più bello del film “Eros”, uscito qualche anno fa: cioè “La mano” di Wong-Kar-wai
              Naturalmente, le cose, tra erotismo e porno, non sono mai così nette, per la mescolanza di cui sopra…

  19. Un altro aspetto da considerare son le parole che mancano agli accadimenti. Quelle rare parole che, se pronunciate, possono diventare parole memorabili. Le parole rivelatrici, le eroiche, ma anche quelle che normalmente non diciamo perché ritenute sconvenienti o perché stanno un passo dietro l’accadimento, quindi che arrivano in ritardo o non arrivano affatto. Il sesso è forse l’unica realtà vissuta che conduce all’assoluta presenza. Il sesso non è letteratura.
    Quel che può sembrare poesia a luci rosse, pornografica o erotica che sia, in Francesca Dono si realizza letterariamente senza ricostruzione (in letteratura l’evento è sempre altrove ).
    Capisco lo smarrimento di alcuni – è stato lievemente anche il mio, ma perché mi sarei aspettato da Francesca un libro diverso). A questo “vivere” della letteratura non siamo abituati. Esce dai nostri schemi.
    Saluto quindi il primo libro erotico della NOE. Ne sono felice.
    Letizia Leone e Donatella Costantina Giancaspero hanno buona vista.

    • (in letteratura l’evento è sempre altrove, ricostruito, rivissuto)..

    • Mariella Colonna

      Allora chi pensa cose diverse è cieco? Ognuno di noi ha il suo modo di vedere le cose e lo deve conservare, eliminando soltanto gli errori che tutti possiamo fare nell’interpretazione della poesia: si cresce soltanto rimanendo se stessi nel confronto aperto e chiaro con le idee degli altri. L’omologazione del modo di pensare porta inevitabilmente al “pensiero unico”…alla larga! Comunque a te complimenti per la crescita in poesia che si affianca alla tua visione pittorica e cromatica del mondo. Sei davvero imprevedibile! Non perdere questa tua qualità. Il bello nel dialogo sulle “cose” della cultura e della poesia è proprio il continuo rinnovarsi del pensiero e dell’immaginazione a contatto con la sensibilità degli altri!

      • Ma certamente, cara Mariella, viva la diversità! Anche se devo dire che l’armonia si forma quando un commento giunge a completare il precedente e per aggiungere, nel comune intento di voler far quadrare un progetto, chissà se nato più per intuito che per esasperazione.
        Nel mio breve commento tentavo di collegare la poesia di Francesca Dono all’evento ( scrivevo: il sesso è forse l’unica realtà vissuta che conduce all’assoluta presenza) – in realtà divertito e sorpreso per lo sconfinamento tra erotismo e pornografia. Ma a noi interessa la poesia, non è così? Quindi, proprio poche ore fa ho pensato di postare un esempio per quanto volevo sostenere: l’immediatezza, nel presente, in un famoso haiku di Basho accostato ad alcune parole estrapolate da una poesia di Francesca Dono. Spero si capisca, anche perché ci sarebbe dell’altro ( ma sottinteso).
        A volte i nostri sono pregiudizi, però sappiamo che se c’è pregiudizio significa che qualcosa sta urtando la nostra sensibilità e gli schemi. E’ un segnale. Ora, Francesca scrive con le modalità del frammento, e non da oggi, questo è indubbio. Vorremmo capire dove può portare il suo sconfinamento, di che natura è. Siamo terribilmente curiosi.


  20. né collane d’auro et perle ornino
    meo volto, nec capillum irrufes.
    Habeat alias margaritas.

    Solo a veri poeti possono capitare situazioni di transfert, raramente così belli e suggestivi.

  21. (in letteratura l’evento è sempre altrove, ricostruito, rivissuto)Cit. Lucio Mayoor Tosi
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/20/francesca-dono-poesie-erotiche-e-pose-plastiche-da-fondamenta-per-lo-specchio-progetto-cultura-2017-commento-di-letizia-leone-come-rimodellare-la-lingua-delleros/comment-page-1/#comment-20337
    Il problema della poesia erotica di Francesca Dono è che Chi parla è l’inconscio. E allora sorge la domanda: Perché parla l’Inconscio e non la Coscienza? E che cosa dice l’Inconscio?

    Nella Nota sull’inconscio in psicoanalisi del 1912 Freud chiama conscia “soltanto la rappresentazione che è presente nella nostra coscienza e di cui abbiamo percezione ”. Lapalissiano. Eppure l’ovvietà di una simile definizione serve a tracciare la strada per il suo opposto, ossia per la definizione dell’inconscio:

    “Una rappresentazione inconscia è quindi una rappresentazione che non avvertiamo ma la cui esistenza siamo pronti ad ammettere in base a indizi e prove di altro genere”.

    E già un buon passo. In affetti la definizioni di rappresentazione inconscia aggiunge qualcosa alla semplice ovvietà che essa “è inconscia ”, che non perviene alla sistema percezione-coscienza: ci dice che la sua esistenza si deduce da “ indizi e prove di altro genere ”. Quali? Freud risponderebbe: lapsus, atti mancati, motti di spirito, sogni; tutto ciò che sorprende il soggetto e lo coglie in fallo rispetto al suo voler-dire.

    Ma accanto a queste due forme di rappresentazione ve ne è una terza che Freud assicura al sistema Prec: si tratta della rappresentazione latente, che se pur inconscia rimane “capace di” diventare cosciente.
    Una simile schematizzazione non rende tuttavia conto della complessità dell’attività psichica. Freud nota che la distinzione tra rappresentazione inconscia, latente e conscia deve servire solo da guida per delimitare, ove possibile, il campo dell’inconscio da quello della coscienza.

    Con la “svolta ” dei saggi contenuti in Metapsicologia del 1915, Freud affronta il problema dell’inconscio stabilendo che il nesso con la rimozione non è sufficiente a esaurirlo e a spiegarlo. Il non essere conscio cioè non copre unicamente lo spazio del rimosso, dei suoi contenuti, che Freud identifica in rappresentazioni di cose (Sachevorstellung), che spingerebbero, secondo la vulgata, per divenire coscienti e scaricarsi, allo scopo di raggiungere la motilità. In questa visione, la psiche verrebbe a essere tripartita secondo una divisione in regioni o province comunicanti, e tuttavia tra loro nettamente distinte. Non è così.

    “L’inconscio, ci dice Freud, ha un’estensione più ampia: il rimosso è una parte dell’inconscio”
    .
    Affermando ciò, Freud vuole sottrarre l’inconscio a quella rappresentazione che ne fa un gorgo di pulsioni pronte a scaricarsi sull’io per riconquistare l’appagamento negato. Pertanto, sottolinea, l’inconscio “comprende da un lato atti che sono meramente latenti, provvisoriamente inconsci, ma che per il resto non differiscono in nulla dagli atti consci, e dall’altro processi come quelli rimossi, che, se diventassero coscienti, si discosterebbero necessariamente, e nel modo più reciso, dai rimanenti processi consci”. E così che l’inconscio sfora e si estende al sistema Prec, sistema che non gode di autonomia, che non si limita al solo operare la rimozione, al filtraggio delle informazioni cui è consentito accedere alla coscienza.

    Questo dal punto di vista dinamico. Sul piano descrittivo il sistema Inc si differenzia per caratteristiche peculiari che lo pongono in una dimensione di assoluta estraneità tanto dal sistema Prec che da quello percezione-coscienza: assenza di contraddizione e di negazione, intemporalità, mobilità degli investimenti, nonché una relativa indipendenza dalla realtà esterna, sono i tratti salienti dell’inconscio. Il nucleo dell’Inc è costituito di rappresentanze pulsionali che aspirano a scaricare il proprio investimento, dunque da moti di desiderio. Questi moti pulsionali sono fra loro coordinati, esistono gli uni accanto agli altri senza influenzarsi, e non si pongono in contraddizione reciproca. […] In questo sistema non esiste la negazione, né il dubbio, né livelli diversi di certezza. Tutto ciò viene introdotto dal lavoro della censura fra Inc e Prec
    .
    L’Inc dunque non è un abisso. L’inconscio non è un flusso di energia cieco. Esso è piuttosto il luogo in cui qualcosa accade e in cui cadono, sotto la spinta della rimozione, le rappresentazioni di cose, rappresentanze pulsionali, che consistono “nell’investimento, se non nelle dirette immagini mnestiche della cosa, almeno nelle tracce mnestiche più lontane che derivano da quelle immagini”
    .
    L’inconscio, ci suggerisce Freud, è un sistema di tracce (tracce mnestiche), e non impronte, si noti, da cui si originano rappresentazioni di cose. La differenza, adesso, tra rappresentazione inconscia e rappresentazione conscia consiste, ribadisce Freud, in due distinte trascrizioni di uno stesso contenuto.
    Ci troviamo di fronte a un punto nodale: la distinzione tra Sachevorstellung e Wortvorstellung serve per comprendere come sia possibile la comunicazione tra i vari apparati psichici. Seguiamo Freud:

    “La rappresentazione conscia comprende la rappresentazione della cosa più la rappresentazione della parola corrispondente, mentre quella inconscia è la rappresentazione della cosa e basta. Il sistema Inc contiene gli investimenti che gli oggetti hanno in quanto cose, ossia i primi e autentici investimenti oggettuali; il sistema Prec nasce dal fatto che questa
    rappresentazione della cosa viene sovrainvestita in seguito al suo nesso con rappresentazioni verbali”.
    .

    • Mariella Colonna

      Se parliamo di inconscio, non possiamo tralasciare la differenza tra l’idea che ne ha Freud e quella che ne ha Iung che, in un primo momento dialogò con Freud in perfetta sintonia…ma poi se ne allontanò perché Freud stentava ad ammettere alcune innovazioni che pur ammetteva di dover inserire nel suo pensiero per timore di “perdere la reputazione” di cui godeva nella élite culturale del tempo. Prima di tutto, partendo da Freud, vorrei sapere se vogliamo considerare le poesie di Francesca Dono l’equivalente ad occhi aperti… dei suoi sogni. Quindi dovremmo conoscere anche i sogni di Francesca. Ma, a parte questo, la differenza fondamentale tra Freud e Iung sta nella distinzione tra il “segno” a cui Freud assimila il simbolo, (al segno-simbolo corrisponde un’interpretazione univoca e , fondamentalmente minimalista del soggetto analizzato)…e la “funzione simbolica iunghiana” che permette all’uomo (e al soggetto psicanalizzato) la conversione dell’energia attraverso un percorso che lo fa crescere e integrare alla vita collettiva culturale e sociale. Il discorso è lungo e complesso e investe la sessualità sentita diversamente tra i due grandi scienziati della psiche umana. Sarebbe bello e interessante riparlarne…

      • Mariella Colonna

        In quello che ho scritto c’è una ripetizione che mi deprime. Vi prego di leggere: “perché Freud si rifiutava di accettare alcune innovazioni che pure ammetteva di dover introdurre nel suo pensiero…”. La pignola di turno non arretra mai… 🙂

  22. antonio sagredo

    la mia è stata una risposta aristocraticamente pornografica discendente dallo scrittore “più” pornografico del secolo scorso : specie il Franz Kafka del “Castello”.
    Inoltre in questa scrittura sono evidenziate le zone erotiche ed erogene quando l’estasi è raggiunta e non esistono più mondi razionali e irrazionali.
    Provate a leggerli: i suoni sono presi dalla dodecafonia e mescolati con l’ “Inno alla gioia” e il Requiem di Mozart, poi le note della teatral-avanguardia di Tosatti concludono il testo. Comprendo che è un maniera nuova di far critica, ma non tanto nuova, poiché più di 100 anni or sono i futuristi russi più accesi già la sperimentarono con successo, sottraendo ovviamente a questi pionieri la dodecafonia appena nascente. Concludo affermando che il testo parole-numeri-suoni e altro non fanno che rispecchiare i gemiti d’amore, finti e non finti che siano!
    grazie

  23. antonio sagredo

    Quanto a quel che scrive il Margiotta su Carmelo Bene è davvero riduttivo (forse la colpa è dello spazio concesso), e non di/mostra una conoscenza specifica teatral-teologia-filosofica, ecc – del salentino, senza sua colpa…
    se Dario Fo sbeffeggia col riso, il Bene deride fino al pianto (finto o no che sia)…. basterebbe sapere la distinzione che fa il Bene tra la pornografia kafkiana e quella del marchese Sade…
    i francesi che il Margiotta cita, il Bene li supera di slancio senza dare loro possibilità di replica e di rilancio: basta leggere la sua autobiografia, forse non basta affatto…
    dai miei incontri con lui notai una disponibilità a una dialettica di genere “artistico”, tagliando corto lui ed io su molti inutilità critiche… su molte ascendenze filosofiche che invece andavano rovesciate, come p.e. “l’eterno ritorno” diviene “il ritorno dell’eterno!
    Come pure considerare Kafka il più grande pornografo del ‘900, e non altri che scrivono esplicitamente di erotismo, ecc.
    Il misero Moravia già vivente fu seppellito dal Bene, e tutto ciò che potè scrivere lo scrittore p.e. sul film “Salomè” fu soltanto stupida superficialità.

    —————-

    (a C.B., in punto di morte,

    ore 21,09 del 16 marzo 2002)

    Requiem per Carmelo Bene

    Mi nutrirono di lacrime i nitriti dopo il crepuscolo
    quando l’Immortalità si fermò alla stazione del Nulla,
    nella notte che una maschera e la gloria uscirono di senno
    si mutò in rantolo di carne, come il Verbo, il tuo sguardo.

    Fu l’abbecedario di una malattia moresca
    a tradurre la lucciola libertina in notte eretica,
    i nerastri cantici dei tuoi occhi in raccapricci di cera,
    il pianto equino di una bambino nella cripta.

    Smoccola il cielo, ossa!

    Ti sei bardato della Grazia del vischio,
    come pelle di Magenta è la tua Voce.
    La gorgiera del tempo si sfarina…
    Nei padiglioni il tuo furore tracima cenere,
    come se la morte fosse altrove…
    dove i dèmoni hanno smarrito l’anima!
    dove gli dei hanno ceduto il corpo!

    antonio sagredo
    Vermicino, 19 marzo 2002
    ————————————————————————————————–
    con un gelato di corvi in mano
    a vittorio, a carmelo e a me stesso

    regressione salentina

    Con un gelato di corvi in mano
    torchiavo con le dita il grumo dolciastro di un mosto,
    sul capo mi ronzava una corona di gerani spennacchiati.
    Crollavano lacrime di cartapesta dai balconi-cipolle,
    giù, come vischiosi incensi.

    Squamata da luci antelucane l’ombra asfittica
    piombata come una bara, scantonava
    per la città falsa e cortese su un carro funebre.

    Nella calura la nera lingua colava gelida pece!

    Schioccavano i nastri viola un grecoro di squillanti: EHI! EHI!
    come un applauso spagnolo!

    Ma dai padiglioni tracimava il tuo pus epatico, bavoso…
    risonava un verde rossastro strisciante di ramarro,
    le bende, come banderuole scosse dal favonio, tra quei letti infetti…

    e brillava… l’afa!

    Scampanava al capezzale delle mie Legioni
    quel verbo cristiano e scellerato che in esilio,
    invano, affossò – il Canto!

    Ma noi brindavamo – io, tu e l’attore – con un nero primitivo,
    i calici svuotati come dopo ogni risurrezione,
    perché la morte fosse onorata dal suo delirio!

    antonio sagredo

    Vermicino, 11 marzo – 4 aprile 2008

    —————-

  24. Sotto l’albero tutto si copre
    di petali di ciliegio,
    pure la zuppa e il pesce sottoaceto.
    (Basho)

    Ascoltarti mentre infierisco.
    È tardi ? Ti mordo senza forza per vibrare.
    Il mio clitoride argento.
    (Mayoor da “Ascoltarti mentre infierisco”)

    Francesca capirà.
    Certo non ho rispettato le (per me noiose) regole del 5-7-5…

    • Francesca Dono

      caro Lucio non rispettare le regole noiose. Complimenti. Pensa che io ho scritto haikuoremente con 5-6-2-. Mi uccideranno? Si, va bene. Devo morire pur di qualcosa…. un caro saluto.

  25. Complimenti Lucio, hai delle qualità mimetiche che soltanto i veri poeti hanno, sono due poesie splendide.

  26. Antonio Bux

    Complimenti a Francesca per questa sua pubblicazione. Una scrittura visionaria, potente, che procede per istantanee, lacerti, in un vortice sincopatico ma spezzato; scrittura singolarissima e viva, un vero lavoro di cesello, questo mosaico di ritmi ed immagini che spesso implodono in se stesse, trasfigurando la realtà, proprio perché immagine distorta di questa. Un potpourri che odora di carne, e di sangue. La particolarità di questa scrittura è il morbo, coadiuvante tra senso (ossia corpo) e significante (ossia respiro). Ma potrò dire di più appena avrò finito l’intero libro, per ora ho gustato qui e là qualche spunto, partendo anche da questo post. Una poesia che trovo straniante, di sicuro interesse e dalla quale trarre nuovi spunti per nuove idee. Ci sono echi di poetesse dolorose e ammiccanti fino allo spasmo, ma anche un certo simbolismo estremo, e anche a volte una dose di sano sarcasmo sadomasochistico (certamente in maniera differente, ma i segni di tanta poesia, come quella della Rosselli, o della Ruggeri, o ancora di Caterina Saviane, Rossana Ombres, Jana Cerna, e Plath o Sexton ecc. ecc., sono ben evidenti; anche se espressi e riproposti in chiave personalissima). Ancora i miei complimenti sinceri e tanti auguri.

    Antonio Bux

    • Antonio Bux

      p.s. tra gli echi nella Dono credo anche Marina Pizzi e Luciana Frezza, dimenticavo 🙂 Ma poco importa. Qui la singolarità e la produzione di poesia a sé è evidente. Complimenti 2.0 🙂

      • Francesca Dono

        grazie Antonio. Lieta del tuo commento . Mi spiace solo per le continue mail che stai ricevendo a causa mia. Spero non sia un problema anche per te. Un carissimo saluto.

  27. Non capisco perchè, a proposito delle poesie erotiche di Francesca Dono, si parli tanto di “inconscio”:personalmente, credo nel contrario,nel tentativo di dare voce umana,”plebea”come dice bene Linguaglossa) alla concretezza dell’amore,al suo coraggioso realizzarsi.Un’espressione come “il tuo culo da cavallo”non trova spazio nei labirinti della psiche profonda.Ma perchè dovrebbe?

    • Il linguaggio dell’inconscio più volte citato a proposito ha lasciato perpelssa anche me. L’inconscio può trovare le sue strade per esprimersi, ma questa è da escludersi senza troppo starci a regionare.

  28. Forse l’inconscio non traspare nelle poesie erotiche ( sesso è compresenza) ma in generale, nelle altre poesie di Francesca penso di sì. Ne scelgo una a caso dalla sua pag di Fb:

    l’ampolla in vuoti rialti.
    Sulle altre Cetonie soprattutto il
    petrolio incolto.
    Thule ci divideva il corpo e l’albume di Vesta
    nel fenolo rosso .
    Limando il piano salino. L’ufficiale del quinto cerchio
    con le lenzuola svernate al vasto cortile.
    Un mestolo di carote. L’alveolo dei ghirigori per il polmone sabbioso.
    Passo carraio.
    Tardo plenilunio.
    ______Muovi un po’ di rumore.
    Lo strascico del pianoforte distilla la coda del sotterro.
    Idrovore dal trabalzo.
    Pesi-lupo.
    Nessuno ha servito i piccoli baci di dama sul vassoio.
    Mia sorella come le prugne tagliate.
    Buonasera Babilonia _ ripetevano i dioscurImmortali-.
    Acqua corrente.
    Il costume-arca tenuto
    dietro la nostra porta.
    disegno con pastelli a cera e pennarello.

    • E’ un’ipotesi. Penso non si possa affermare con certezza che esiste un linguaggio dell’inconscio, intendo un esprimersi volontario; quando accade, nei sogni, genera sempre un istante di coscienza, non di oscurità. Fino ad oggi si è parlato al massimo di automatismo del linguaggio.
      Ma non sono io l’esperto.

      • Espressioni come ” Idrovore dal trabalzo”, “L’alveolo dei ghirigori per il polmone sabbioso”, voi come le definite?
        Mentre “”Lo strascico del pianoforte distilla la coda del sotterro” può ricordare Trastromer, e secondo me nel migliore dei modi. Infine si sente la presenza di poeti NOE, come nel verso “Nessuno ha servito i piccoli baci di dama sul vassoio” e perfino qualcosa di mio: “disegno con pastelli a cera e pennarello”. Vi è sì una gran costruzione consapevole, ma restano certe sue espressioni che qualcosa aggiungono all’eredità surrealista.

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