INVITO al LABORATORIO PUBBLICO GRATUITO di POESIA mercoledì 1 febbraio 2017 presso la libreria L’Altracittà di Roma, via Pavia, 106 – inizio ore 18:00 – termine ore 20:00

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INVITO al LABORATORIO PUBBLICO GRATUITO di POESIA mercoledì 1 febbraio 2017 presso la libreria L’Altracittà di Roma, via Pavia, 106 – inizio ore 18:00 – termine ore 20:00

La «Nuova Poesia» non può che essere il prodotto di un «Nuovo Progetto» o «Nuovo Modello», di un lavoro tra poeti che si fa insieme, nel quale ciascuno può portare un proprio contributo di idee: questa è la finalità del Laboratorio di Poesia che la Redazione della Rivista telematica L’Ombra delle Parole intende raggiungere.
Il primo Incontro/test tenutosi il 29 dicembre scorso ha rafforzato la consapevolezza e l’intenzione di proseguire questa operazione, attraverso letture, confronti e riflessioni. Sarà presente la Redazione.
L’Invito a partecipare è gratuito e rivolto a tutti e tutti saranno i benvenuti. Vi aspettiamo.

Programma di base:

1) Steven Grieco Rathgeb: costruzione e decostruzione dei segmenti di una poesia attraverso le suggestioni del montaggio cinematografico, lettura e commento di un suo testo.

2) Sabino Caronia: Lettura della poesia di Gottfried Benn.

3) Letizia Leone: Esempi pratici e testuali della costruzione nominale, «frammento» e montaggio fascinatorio da un testo di Gottfried Benn.

4) Giorgio Linguaglossa: Lettura e commento del suo testo Chiatta sullo Stige e di due poesie di Maria Rosaria Madonna tratte dalla Antologia di poesia Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Roma, Progetto Cultura, 2016, p. 352 € 16).

5) Franco Di Carlo: Lettura e commento di Trasumanar e organizzar (1971) di P.P. Pasolini

6) Interventi e Letture del Pubblico.

°°–°°

Ringraziamo L’altra Città per la disponibilità e invitiamo i partecipanti a sostenere la Libreria indipendente con l’acquisto di un libro di loro interesse.

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«Poesia dell’Avvenire»? La nuova poesia ontologica

Qualche tempo fa una riflessione di Steven Grieco Rathgeb mi ha spronato a pensare ad una Poesia dell’Avvenire. Che cosa significa «Poesia dell’Avvenire»? – Direi che non si può rispondere a questa domanda se non facciamo riferimento, anche implicito, alla «Poesia del Passato», e quindi alla «tradizione». Ecco il punto. Non si può pensare ad una «Poesia dell’Avvenire» se non abbiamo in mente un chiaro concetto della «Poesia del Passato», sapendo che non c’è tradizione senza una critica della tradizione, non ci può essere passato senza una severa critica del passato, altrimenti faremmo dell’epigonismo, ci attesteremmo nella linea discendente di una tradizione e la tradizione si estinguerebbe.

«Pensare l’impensato» significa quindi pensare qualcosa che non è stato ancora pensato, qualcosa che mette in discussione tutte le nostre precedenti acquisizioni. Questa credo è la via giusta da percorrere, ci induce a pensare qualcosa che non è stato ancora pensato… Ma che cos’è questo se non un Progetto (non so se grande o piccolo) di «pensare l’impensato», di fratturare il pensato con l’impensato? Ma, mi sorge un dubbio: che idea abbiamo della poesia di oggi? E di quella di ieri? – Come possiamo immaginare la poesia del prossimo Futuro se non tracciamo un quadro chiaro della poesia di Ieri? e di Oggi? Che cosa è stata la storia d’Italia nel primo Novecento e nel secondo Novecento? Che cosa farci con questa storia, cosa portare con noi e cosa abbandonare alle tarme? Quali poeti salvare e quali invece abbandonare? Quale lezione da trarre dal Novecento e da questi anni di Stagnazione spirituale e stilistica?

Sono tutte domande legittime, credo, anzi, doverose.

Dove andare? E Perché?

Se non ci facciamo queste domande non potremo andare da nessuna parte. Tracciare una direzione è già tanto, significa aver sgombrato dal campo le altre direzioni, ma per tracciare una direzione occorre aver pensato su ciò che è stato, e su ciò che siamo diventati.

(g. l.)

Riporto qui una Glossa che avevo scritto a margine della poesia di Mario Gabriele:

Il fatto che la scrittura sia radicalmente seconda, ripetizione della lettera, e non voce originaria che accade in prossimità del senso, occultamento dell’origine più che suo svelamento, innesta costitutivamente nella sua struttura di significazione la differenza, la negatività e la morte; d’altra parte solo quest’assenza apre lo spazio alla libertà del poeta, alla possibilità di un’operazione di inscrizione e di interrogazione che deve «assumere le parole su di sé» e affidarsi al movimento delle tracce, trasformandolo «nell’uomo che scruta perché non si riesce più ad udire la voce nell’immediata vicinanza del giardino». Perduta la speranza di un’esperienza immediata della verità, il poeta si deve affidare al lavoro «fuori del giardino», alla traversata infinita in un deserto senza strade prefissate, senza un fine prestabilito, la cui unica eventualità è la possibilità di scorgere miraggi. Partecipe di un movimento animato da un’assenza, il poeta non solo si troverà così a scrivere in un’assenza, ma a diventare soggetto all’assenza, che «tenta di produrre se stessa nel libro e si perde dicendosi; essa sa di perdersi e di essere perduta e in questa misura resta intatta e inaccessibile». Assenza di luogo quindi, e, soprattutto, assenza dello scrittore. Per Derrida «Scrivere, significa ritrarsi… dalla scrittura. Arenarsi lontano dal proprio linguaggio, emanciparsi o sconcertarlo, lasciarlo procedere solo e privo di ogni scorta. Lasciare la parola… lasciarla parlare da sola, il che essa può fare solo nello scritto» .

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14 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea, Senza categoria

14 risposte a “INVITO al LABORATORIO PUBBLICO GRATUITO di POESIA mercoledì 1 febbraio 2017 presso la libreria L’Altracittà di Roma, via Pavia, 106 – inizio ore 18:00 – termine ore 20:00

  1. vi auguro di cuore il massimo del risultato, peccato per la distanza

  2. gino rago

    Sposo in pieno la tua idea, caro Giorgio, secondo cui nessuna ipotesi di poesia per il futuro s’impregna di credibilità se non si riflette profondamente e con competenza sulla lirica del Novecento italiano e sulle metodologie critiche che l’hanno accompagnata.Tutta la poesia del Novecento andrebbe riletta.
    Gino Rago

    • La poesia sembra un evento di poco conto se ci si avvicina frettolosamente nella sua esposizione. Molti sono i fattori che concorrono a darle una precisa identità. La sua storia è una grande enciclopedia di riferimenti, di progetti concreti, e di grandi richiami storici. La domanda che si pone è questa: conviene essere statici o dinamici nel linguaggio? essere monolinguisti o propositori di culture diverse? oppure restare fedeli alla parola innamorata e a quella trasgressiva? Comunque siano le risultanze, ciò che interessa è la fucina della composizione poetica, che deve avere tutti i ferri del mestiere, nessuno escluso, perché tutti sono utili a realizzare il progetto o la forma, che racchiude la percezione intuitiva della realtà nella quale siamo immersi. Avvicinarsi a queste radici, significa considerare il passato e il presente, senza fossilizzarsi in questa temporalità, perché c’è anche il futuro a cui bisogna spianare la strada tramite l’apporto sinergico con la critica, vista nelle varie forme estetiche, e l’oggetto -parola, che resta la prima e vera esposizione dell’inconscio.”Dove andare e perché” si domanda Linguaglossa. Questo problema ha in sé tutte le connotazioni di carattere estetico. La responsabilità di traghettare la barca della poesia, ferma al molo della indifferenza o dell’Idealismo astorico, presente in certe menti critiche e poetiche, abbarbicate nel loro immobilismo, è un punto essenziale per non arenarsi nell’inerzia. La ri-progettazione della lingua, rimane l’unico percorso da seguire, senza che tale lavoro estetico venga giudicato come il prodotto di una “carboneria” poetica, nonostante “l’Assenza e la Negatività” in cui è costretta a operare.

  3. antonio sagredo

    un Sagredo fuori corso…
    ————————————————————————–

    Ofelia, sai, quello stronzo di Orfeo
    ancora mi sbircia dopo tanto vagare,
    non si stanca, è proprio testardo e scemo:
    io non posso e non gliela voglio dare!

    Così Euridice argomentava i suoi desideri,
    e sul dilemma dell’altro finto e nero amante
    consolava l’amica, dicendo: non ti fidare di lui,
    l’esistenza di Dio, di certo, è meno importante!

    Andavano a braccetto, si stringevano i corsetti,
    carezzavano vogliose a turno i loro seni rigidi,
    con le dita si toccavano le grandi labbra al vento,
    col pollice e l’indice lubrificavano i sacri orifizi.

    Che testa di cazzo questo poeta dallo sguardo lirico,
    e che merda di strumento la sua scordata lira!
    E che coglione quel tuo principe che da secoli piscia
    sperma nel teschio e si masturba con l’essere e non…

    Che stupide siamo! Che ancora innamorate
    teniamo accesi i loro uccelli con mani e labbra,
    e dentro e fuori gareggiamo ossesse con le Furie
    scambiando gorgheggi e canti con turgidi bocchini!

    Amleto e Orfeo hanno strani comportamenti…
    ehi, voi, che fate nella nicchia sotto il palco!
    Chi ha scambiato la parte con chi davvero parte?
    Chi canta a squarciagola un madrigale oscuro?

    Vermicino, 20 luglio 2007

  4. Non hanno sesso (la mano mi scappa sul tasto chiedo scusa)

  5. Questo Laboratoro Pubblico riguarda solo la poesia italiana? Colgo l’occasione per chiederlo e per suggerirti, caro Giorgio, di modificare eventualmente l’insegna del tuo blog in Rivista Letteraria Nazionale – per rendere felici i poeti di casa nostra e risparmiare loro una concorrenza straniera che potrebbe rivelarsi…troppo sorprendente…

  6. antonio sagredo

    Paolo ha ragione;
    se mai Kartine non hanno: senso!

    • Entro in afasia solo con certe persone gentili ,con altre invece per niente,ma conoscendo le regole dell’ospitalità e non essendo incline alla polemica e detestando i sofismi, le strade senza uscita, estraniarmi mi riesce anche bene e a volte ha un senso.

  7. Guido Galdini

    Avete pensato di mettere qualcosa su Youtube per chi è lontano?
    Grazie

  8. donfrancesca23

    avevo suggerito anch’io un video.
    Buon lavoro !

  9. E’ come se la storia della poesia, passando in una strettoia – in un decesso – ne fuoriesca rinvigorita per tornare ad espandersi. L’aspetta, spero, un luminoso avvenire.

  10. Ima

    Raça podem apresentar a cⲟmeçar ɗe retardo mental a falência ovariana mesmo sendo diagnosticados precocemente е também não consumindo vitualhas ԛue contenha galactose. http://s499686891.mialojamiento.es/index.php/component/k2/itemlist/user/57618

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