Giuseppe Talìa:  Omaggio per L’Ombra delle Parole: Poesie per Alfredo de Palchi (Giove), Antonio Sagredo (Marte), Giorgio Linguaglossa (Urano), Salvatore Martino (Saturno), Ubaldo de Robertis, Flavio Almerighi, Anna Ventura, Annamaria De Pietro, Antonella Zagaroli, Letizia Leone, Sabino Caronia, Giuseppina Di Leo, Donatella Costantina Giancaspero, Ambra Simeone

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L’ALMA e il GESTO

Appunto di Giuseppe Talìa

L’alterazione paradossale che sottolinea la realtà attraverso la simulazione, l’interrogazione, per mezzo di un procedimento speculativo nei sistemi estetici, come quello di K.W. Solger, viene solitamente considerata costitutiva dell’arte. L’antifrasi e l’eufemismo significano ribaltare, per sopravvivenza fisica e mentale, l’ironia in autoironia, distaccarsi dall’estetismo per una dimensione più etica.  Ecco, questo è uno dei tanti profili che mi rappresentano.

Ma qual è stata la molla di questi frizzanti schizzi a Voi dedicati, care amiche e amici dell’Ombra delle Parole? Un cadeaux, una semplice come complessa traslitterazione di fatti analitici, psicoanalitici, qualche volta una semplice foto o l’impressione di un verso letto e che è rimasto nel substrato inconscio della comunità poetante di cui mi sento parte.

E come un artigiano che si rispetti ho dispiegato gli arnesi giusti su un piano geometrico adeguato e tessuto l’ordito: per ognuno di Voi, amiche e amici, sei versi, forme chiuse e forme variabili, citazioni, carattere, un qualche segno indelebile impresso nell’anima, una tradizione e un simbolo cosmologico abbinato che penso vi rappresenti nell’almagesto dell’unicità.

Questo gioco semi-serio, in cui si possono rilevare tracce di Palazzeschi, Stecher, Szymborska come di altri, l’ho iniziato con l’intento di omaggiare i Poeti costituenti del momento, Alfredo de Palchi (Giove), Antonio Sagredo (Marte), Giorgio Linguaglossa (Urano), Salvatore Martino (Saturno), per continuare con gli amici con cui tengo una corrispondenza, Ubaldo de Robertis, Flavio Almerighi e con le Poete e Poeti che stimo, Anna Ventura (nodo ascendente), Annamaria De Pietro, Antonella Zagaroli, Letizia Leone, Ambra Simeone, Sabino Caronia, Giuseppina Di Leo, Donatella Costantina Giancaspero (nodo discendente), anche se non sempre i miei commenti a riguardo, lasciati sul blog dell’Ombra delle Parole, sono stati gratificanti: ubi maior minor cessat.

Sono quattordici costellazioni più una, misteriosa, che in ogni gioco che si rispetti tocca al partecipante indovinare a chi è dedicata e perché.

Con i miei migliori Auguri per un poetico e sempre più comunitario 2017. Evviva (è viva) la Poesia.

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A Alfredo de Palchi

Cielo d’agosto e Zefiro che lucida l’occhio concavo
Lo sputo delle stelle per un’ora d’aria nel periplo della pena
Le unghie spezzate nel quadrilatero dell’Ades*
Tra sessioni scorpioni e paradigmi la gatta Gigì incatena
Una Storia più grande degli anni e della stessa presenza
Che pone l’Essere nella forma di una galassia antenna

*Adige, e non solo

A Anna Ventura

Nella costellazione di Eridano vi è una corposa nebulosa
La testa di una Strega ascendente nella selva circumpolare
E allatta Coefore massicce con l’alamaro quando uno zio
Coniglio (sorta di ricordo fotoevaporante o stella brillante)
Con Torquemada Tauri icastico e mostrino lavora di fino
E al je m’en moque dell’aguzzino oppone un tu quoque (?)

A Antonio Sagredo

Bayer ti diede il nome o forse solo il suo cognome
Figlio di una costellazione inconsueta come
La Nave di Argo nel coelum dei frangiflutti
Con una Nereide dissipata in un soprannome
Spoliazione della Colchide e dei suoi frutti
Smembrata senza rotta e con i remi asciutti

A Letizia Leone

Summa creata e sola virtute della cometa nera
Tra un debole Cancro e una vasta Venere eclittica
Chi dona speranza dona vita alle stelle bambine
Della costellazione madre di tutte le galassie
Con poche mandorle per confetti d’un matrimonio
Nei primordi mai consumati del Tutto in un granello

A Giorgio Linguaglossa

I frantumi dei giganti gassosi del Tempo e del Padre
Bande magnetiche di stelline soffiate dalle Parche
Graie con stami fusi e cesoie gli ombelichi mortali
Corpi minori negli editoriali di una qualche cometa
E rari ammassi di luce nelle effemeridi siderali
I transaturniani evoluti imprevedibili e rivoluzionari

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A Antonella Zagaroli

Fortilfragile volpina nell’eterno presente sei Cassiopea
Della via Lattea e Anfitrite ti tagliò i lunghi capelli biondi
Da allora come ora riesci dal tempo e ti ritrovi Gilania
Una Venere minima a cui il dono del silenzio è condanna
O forse manna di Psiche il respiro che serra a ventaglio
L’Abito immaginario per il corpo nudo pieno d’anima

.
A Salvatore Martino

Nella tua prigione, o stella blu, i bracci delle galassie
Trovano ammassi aperti di giganti nel disco galattico
D’una vita dedicata alla gravitazione di pregiate malvasie
Da cinquant’anni e oltre l’almagesto nell’atto catartico
Dal locus amoenus del Capricorno a est del Sagittario
Tu, cancellazione, sfera ideale, nutri il marmo erbario

.

A Annamaria De Pietro

Con te non è certo facile solleticare il carapace
Si dice rimario abbecedario binario come glossario
Certo Annamaria di miracoli ne fai stella arancione Tauro
o Aries che infila le perline e di parole ne fa Pietra
Conservazione tālis-qualis dell’ordine del multiverso
Una cera persa nello stampino del creato creatore

A Ubaldo De Robertis

Chi pensa sia semplice tracciare il moto delle Pleiadi
Non sa che ammassi di leggende l’astro occulta
Nella crepa segaligna della parti d’un discorso
Poetico l’anfora sussulta nelle spore gravitazionali
Delle Naiadi con le geramiadi e lo spartito sferico
Del re minore incompiuto o del minotauro che ausculta

A Giuseppina Di Leo

Quanta bellezza e quanta gioventù lontano nel sole
Una stella ancora nell’infanzia prima del monossido
Quando solo ghiaccio e rocce e una firma spettroscopica
Segnavano il passaggio d’una cometa dialogante a più voci
Una lunga notte la più lunga che si ricordi in un inedito
Una parola impronunciata rimbalzata sul muro invisibile

A Flavio Almerighi

Due ombre si uniscono nel silenzio fragoroso della luce
Una ballata d’anime solitarie nell’emisfero terrestre
Di Borea Pyxis il talent scout dell’ascensione retta
Dal bulino del vandalo della nebbia mareale magra
Come un gambo un sorvolo ravvicinato un albatros
L’albedo urbanizzato in un deserto di storie a margine

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A Ambra Simeone

Nel far di pace come nel far di pece come nel far di specie
Litio è una batteria di superficie una post-colonia di Jackie
Ma non basta l’occaso arrabbiato né la tangenziale affollata
Spazio alle stelle emergenti del Sud, Antiliae l’isola opposta
Di lingue cattive che poi a far naso t’accorgi che il contemporaneo
Non ha nessuna lingua semmai ammassi qualche volta sassi

A Sabino Caronia

Tolomeo s’era perso nell’Acquario tra stelle variabili
Ad eclissi controllata quando Copernico scoperchiava
Sfere omocentriche nell’accelerazione degli specchi di Borges
E l’amore che ne veniva sopperiva lo Stato gassoso dei Blazar
Nei minuscoli idilli di astroparticelle delle galassie ospitanti
Con l’apparenza del Zommo Pontescife pe’ castiga’ li bbuggiaroni

A Donatella Costantina Giancaspero

Da un presagio d’ali la casa di latte nella costellazione familiare
Di Stern stempera la tempera verbale esigua del Circinus
Nella periferia dell’universo con Iperoni e Neutrini a far
Piastrelle per il selciato domestico del sole pomeridiano
A Torre Spaccata nell’atonale pungiglione di luce
Con la Lira e il contrappasso per una musica di carta e di cielo

A ?

Lingua di lotta e lingua di luna la luna
Che non parla che non possiede che l’umano
Occhio il sovrumano splendore d’albume
Battente con un cuore di colibrì e chicchirichì
Mite chiarore aneliti brevi falce calante
Sterili economie allunate di messi mancanti

Giuseppe Talìa (pseudonimo di Giuseppe Panetta), nasce in Calabria, nel 1964, risiede a Firenze. Pubblica le raccolte di poesie: Le Vocali Vissute, Ibiskos Editrice, Empoli, 1999; Thalìa, Lepisma, Roma, 2008; Salumida, Paideia, Firenze, 2010. Presente in diverse antologie e riviste letterarie tra le quali si ricordano: Florilegio, Lepisma, Roma 2008; L’Impoetico Mafioso, CFR Edizioni, Piateda 2011; I sentieri del Tempo Ostinato (Dieci poeti italiani in Polonia), Ed. Lepisma, Roma, 2011; L’Amore ai Tempi della Collera, Lietocolle 2014. Ha pubblicato i seguenti libri sulla formazione del personale scolastico:Integrazione e la Valorizzazione delle Differenze, M.I.U.R., marzo 2011;Progettazione di Unità di Competenza per il Curricolo Verticale: esperienze di autoformazione in rete, Edizioni La Medicea Firenze, 2013. È presente con dieci poesie nella Antologia Come è finita la guerra di Troia non ricordo a cura di Giorgio Linguaglossa, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2016.

 

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24 commenti

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24 risposte a “Giuseppe Talìa:  Omaggio per L’Ombra delle Parole: Poesie per Alfredo de Palchi (Giove), Antonio Sagredo (Marte), Giorgio Linguaglossa (Urano), Salvatore Martino (Saturno), Ubaldo de Robertis, Flavio Almerighi, Anna Ventura, Annamaria De Pietro, Antonella Zagaroli, Letizia Leone, Sabino Caronia, Giuseppina Di Leo, Donatella Costantina Giancaspero, Ambra Simeone

  1. è più facile attraversare il Po durante la nebbia/che entrare l’atrio di un cuore

    Grazie Giuseppe! Anche l’Associazione un Nobel per Sagredo ringrazia

  2. Dai, finalmente si ride, qui!! I miei complimenti a Giuseppe “Talìa” per questa specie di “Corte dei Miracoli”.
    Una risata ci seppellirà e qui ne abbiamo buona speranza. Mi raccomando, che il sorriso accompagni ciascuno sempre, non solo oggi.

    • “Due ombre si uniscono nel silenzio fragoroso della luce”
      mi piace moltissimo, poiché, almeno per come conosco io Almerighi, è lui.
      Ed anche Giorgio, di fatto, è qui: “I frantumi dei giganti gassosi del Tempo e del Padre”…
      Complimenti 😀

  3. gabriele fratini

    Bellissime. Questo è il Giuseppe che preferisco, raffinato e ironico come il Mallarmé delle rime d’occasione, classicheggiante e moderno insieme.

    IL GRIDO DEGLI ESCLUSI (lamentazione proto-biblica)

    Talìa Talìa
    che ogni festa si porta via
    per il prossimo Natale
    ho una richiesta sola:
    nel tuo presepe vivente
    lasciami almeno il posto di acquaiola,
    che è meglio di niente.

  4. Per Giuseppe Talia, grazie per l’attenzione critica acutissima,per aver visto, accanto al Coniglio, la Strega: che ha avuto l’audacia di farsi libro, e uscirà a giorni(ti invierò copia, se mi fornisci un indirizzo).Non lasciare mai Firenze, anche se lei non ti lascerà mai.Un augurio sulfureo per l’anno neonato; Anna Ventura

  5. Caro Giuseppe Talia, grazie per questi omaggi ironici e auto ironici. Bene così, bisogna prendersi e prenderci con auto ironia, di poeti che si credono laureati ed esenti da critiche ne abbiamo a sufficienza, ben venga una sana risata a farli scorrere via verso la porta d’uscita della nostra ombrosa abitazione. Devo ammettere che riesci molto bene quando assumi un tono di leggerezza e di sana lentezza, quasi che una contentezza istintiva ti dia quell’alato battito di ali che fa la tua dizione fortunata e leggera. E poi ammiro questa tua volubilità mercuriale che ti consente di passare con ragguardevole audacia stilistica e perizia psicologica da un poeta all’altro individuandone le piccole smagliature psicologiche e caratteriali. Complimenti.

  6. Salvatore Martino

    Da giorni non frequentavo l’Ombra la mia salute precaria condita dalla febbre e dalla spossatezza non avrebbero consentito una lettura serena- Oggi apro le pagine e trovo questi epigrammi, questi madrigali dell’amico Talia dedicati ai pedoni dell’Ombra. Caro Giuseppe sei diventato fiorentino dopo tanti anni, tu uomo del profondo sud e hai masticato l’arguzia, il veleno, la perfidia, l’acutezza,il gusto per il gioco propri di quelli che furono anche i miei avi da parte di madre. Ho pensato a quei grandi della poesia del dugento che si scambiavano sonetti come missive, a volte crudelmente veritieri, a volte densi di amore e ammirazione. Ovviamente ho pensato anche a quei latini, che certamente tu hai frequentato Marziale e Giovenale appunto.Ti spetta la palma del’ironia e del gioco, la levità della parola, il bagliore del lampo che coglie in pochi versi il tratto più significativo della persona. Per quanto mi riguarda hai sintetizzato in uno spazio esiguo la mia prigione azzurra, il locus amoenus della campagna ai piedi del Soratte, la mia dedizione maniacale alla poesia, la nascita nell’isola del sole col profuma della Malvasia, il mio segno di terra, la mia “cancellazione”

    “I bracci delle galassie
    Trovano ammassi aperti di giganti nel disco galattico”

    forse la nota più bella per me. Grazie Salvatore

  7. sabino caronia

    Grazie di cuore da un uomo senza qualità, come io sono, per l’intelligenza critica e la felice, penetrante ironia che, girando intorno agli specchi di Borges, si prende gioco, con sapiente leggerezza, di tutte le odierne settacce buggerone!

  8. Mi sta bene riconoscermi ne l’A-narchia indedicata del goliardo,il Crapa pelada che qui vedo ritratto, scolaro in Prisma: come alle Medie quando sul buco nero della lavagna rimbalzava in nomination “Miglior pesce spada” tra quanti sapevan dire il nome di ogni stella e striscia.

  9. Qualcuno scrive di stelle, costellazioni, siamo a Nord, soltanto sorretti da gambe terrestri

  10. Donatella Costantina Giancaspero

    Gentile Giuseppe Talìa,
    grazie per l’omaggio di questa lieve e affettuosa sestina, che, guardando alla piccola costellazione del Compasso e, in generale, alla “periferia dell’universo” (cit.), sa cogliere quel senso “appartato” della mia poesia, ne ascolta il silenzio e il suono, a tratti sfumato in sottile vibrazione: forse la stessa dello spazio celeste, dove si perde il frastuono del nostro piccolo, martoriato pianeta…
    Auguri grandi per un sereno e prospero 2017!!

  11. Giuseppina Di Leo

    Caro Giuseppe, apprezzo molto questo tuo, per me prezioso, cadeau.
    Ecco le parole che sento di dirti:

    Dedicata a Giuseppe Talìa

    Da sempre attento a ricercare
    la luce che un lampo impresse
    allo sguardo forgiandovi
    una stella sull’alta fronte.
    E vano non fu il peregrinare
    ma fecondo creare
    in un viaggiatore dell’animo
    parole audaci di poesia.
    (04.01.2017)

  12. ANTONELLA ZAGAROLI

    Giuseppe grazie per il respiro che doni al mio “corpo nudo pieno d’anima” e che rigenera Cassiopea.
    E il tuo sguardo poetico è un dono originale fresco e da mente libera per tutti noi. Nonché un invito a viaggi ironici.
    Provo a indovinare quell’A? Anche se non conosco bene tutti i poeti del blog.
    Luigi Manzi con la sua campagna antica e la sua lotta poetica in gran parte silenziosa?

  13. letizia leone

    Caro Giuseppe Talìa, dopo una faticosa e uggiosa giornata queste strofe argute, ironiche, così lievi e profonde riconciliano al buonumore! E’ vero come scrive Salvatore Martino che ricordano molte di quelle Rime per corrispondenza “dugentesche” armate di spirito giullaresco e d’altra parte non è facile ritrarre le varie personalità che affollano l’Ombra in un breve giro di versi cogliendone anche caricaturalmente aspetti precisi. Mi appartiene infatti pienamente quella “vasta venere ellittica” che domina l’oroscopo fausto del mio segno zodiacale, e le precise allusioni alle mie poesie e ai miei versi. Complimenti e grazie per questo delizioso augurio che ci invita tutti a non prenderci narcisisticamente troppo sul serio! Carissimi Auguri per un felice 2017 intenso e creativo…

  14. Giuseppe Talia

    Here we go, dice una delle immagini in movimento che Giorgio Linguaglossa ha messo a corredo della pagina. Here we go è un invito: conosciamoci, noi piante di un sottobosco che la cultura letteraria dominante vorrebbe relegate sotto la chioma fluente degli alti fusti. Ma quanta vita c’è nel sottobosco! Quanti fiori di bellezza indicibile crescono nel sottobosco!
    A wuthering heights possiamo contrapporre un coro di brughiera non meno importante.
    Ho lavorato sodo per diversi giorni leggendo le vostre pagine sull’Ombra delle Parole. Io vi riconosco, riconosciamoci. Here we go!

    Non vi sono esclusi in questa operazione, ironica e autoironica (i molti di cui non ho scritto sono nella mia attenzione, devo conoscerli meglio). Potrebbe esserci un seguito, se la Musa Last Minute ritorna ad essere benevola. E’ solo questione di tempo, di “lentezza”, come puntualmente sottolinea Giorgio. Linguaglossa, infatti, è da ascoltare. Spesso mi ritrovo ad essere frastornato nel leggere alcune sue considerazioni sulla poesia, quella che abbiamo davanti, la futura poesia intendo, ma poi, miracolosamente mi ritrovo invischiato mani, piede e testa e tutto quello che credevo di sapere assume un nuovo significato nella creazione.

    Ringrazio Alfredo de Pachi, il quale, leggendo alcuni dei versi in anteprima, mi ha suggerito di allargare la visione a Poete e Poeti dell’Ombra. A Giorgio Linguaglossa per la sua stima e attenzione. A tutti voi, amiche e amici che avete gradito l’omaggio. E sono felice che nonostante con molti di voi non abbia una corrispondenza diretta io sia riuscito a cogliere almeno un verso che vi riguarda.

    Grazie Giuseppina per i versi “la luce, il lampo e il peregrinare”.
    Anna, felicissimo di ricevere il tuo libro-Strega-wicca poetica.
    Letizia, non solo “vasta Venere ellittica”, ma madre, visto il tuo prezioso lavoro con i bimbi del mondo.
    Salvatore Martino mi conosce meglio di altri. Che dire? I regali fatti agli amici non sono preda del fato: avrai soltanto le ricchezze che hai donato (Marziale)

    Ps. Fratini, ne ho una pronta su di te, e la riceverai presto.

  15. Giuseppe Talia

    Alfredo de Palchi, sorry per il refuso, imperdonabile.

  16. Giuseppe Talia

    Vi racconto questa. Nel 2000 scrissi I Fiori di U, Waka o Tanka e una serie di haiku che poi pubblicai nel libro Thalìa. Mi riuscirono abbastanza bene, tanto che un amico di allora, aspirante cantante pop li recitò e cantò. Poi ci perdemmo di vista. Falsi amici e inimicizie varie ci divisero. Nel 2006 il mio amico fece successo. Mina gli cantò un pezzo, struggente e bellissimo, e lui incise diversi album. Divenne famoso. Io avrei potuto cavalcare l’onda del suo successo, tirare fuori la registrazione e avere i miei quindici minuti di popolarità. Non lo feci. Con orgoglio, oggi dico che sono felice di quella mia scelta che mi avrebbe cambiato profondamente. Here we are! Here we go!

  17. Annamaria De Pietro

    Il carapace e la cera ringraziano, dal loro posto ordinato nell’elenco – nell’indice (analitico, mollemente sintetico in placidi, pausati, pregevoli versi).
    L’elenco- l’indice – si dirama dal titolo. Dall’elenco si dirama ogni sorpresa, ogni antifrasi ed eufemismo, al fuso, al telaio nello specchio dell’ironia.
    Anche lo Zodiaco è un elenco, ma atomizzato in non numerabili, non elencabili astri. Elenco spray.
    L’elenco allieta le sue voci, soprattutto fra Natale ed Epifania, che nell’elenco delle feste sono quelle che portano i regali.
    Il carapace e la cera ringraziano.

  18. anna maria favetto

    Sagredo con Marte non c’entra nulla; se mai è Saturno – non sapere questo significa che non avete letto i suoi ultimi versi:
    ————————————————————–
    Ogni parola ha mozzato la sua lingua!
    La bocca è orfana di grida!
    Stridono gelose le banderuole!
    Verità azzanna la ruggine del Verbo e – del perdono! — Io vedevo il canto degli uccelli e delle acque,
    le sonnolente carezze materne, i campi – rossi di papaveri… credevo: libertina orfanezza è l’infanzia!
    Ho trascorso le mie età sotto la cenere eretica.
    Ora sogno – gli anelli – di Saturno!

    (da Cinematografo – 2014)

    Gli svolazzi della mia mente erano capricci di stiletti spuntati a malincuore,
    da una accidia di laguna vedevo un puntino azzurro come tanti da Saturno
    – era la terra che miravo! – e non sapevo il suo millennio quel giorno estivo
    di lei che mi sorrise con Cassini. Quale gioia la conoscenza che compresi
    dai miei occhi, e come Dio fosse a sua volta una creazione della Rota,
    l’emorragia di una clessidra ai tempi della mia innocente trasparenza.
    Le contrade come una sinfonia d’infanzia in quel sarcofago: tabernacolo pinto da epitaffi e necrologi… per fissare, in una partitura, gli anelli della Storia.

    (2014)

    E voltai lo sguardo mio verso me stesso – sarebbe stato meglio non vedersi – dentro!
    Per non giocare più coi loro spiriti di cartapesta
    E ricordai i miei versi che su Saturno trovarono un rifugio… amato!,
    E mi insegnarono loro di non mirare più la Terra,
    Di scordare la sua storia che da tempo non era più la mia,
    Di scordare infine – e qui io piansi – la mia progenie
    Padre mio! Madre mia!
    (da Parole Beate – 2015-2016
    ————————

    ecc. ecc.

    • Giuseppe Talia

      E’ un onore leggere un commento di Anna Maria Favetto. Sagredo è sicuramente anche saturnino, ma Saturno è il nume tutelare di Salvatore Martino. Marte, invece, è un pianeta di Legioni, un pianeta fertile a quanto pare, rosso, capace di ospitare vita, per cui tuono, pioggia e fertilità.
      Le pare poco, anna maria favetto?

  19. Erano giorni che non visitavo L’Ombra, ma quasi sempre trovo F. Almerigjhi, usualmente il primo del blog, per primo con un commento, di solito ironico, indirizzato con simpatia ad A. Sagredo. Io che arrivo quasi sempre per ultimo e intrattabile come un leone nella giugla,, le sue poche parole mi aprono la faccia in un sorriso. Oggi, i commenti poeticamente ironici e precisi (di sicuro quello che bada a me) delle sestine uine sono speciali e intelligenti con immaginazione. Giuseppe Talia sa che ho intuito la sua intelligente personalità e il suo talento sin da quando ci siamo conosciuti sul blog. Complimenti, Giuseppe, non mi va di esagerare qui, la mia esagerazione su di te, che non lo è, sarà nobile riconoscenza tra alcuni mesi quando sorprendeò i blogghi

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