Gerda Stevenson: Poesie scelte di una poetessa scozzese Traduzione a cura di Laura Maniero

pittura-incognito

Gerda Stevenson è scrittrice, attrice, regista, cantante e poeta. Si è formata presso la Royal Academy of Dramatic Art, a Londra, vincendo il Vanburgh Award. Ha lavorato, e tuttora lavora instancabilmente per il teatro, la radio, la televisione e il cinema, nel Regno Unito e all’estero. Le sue opere sono apparse in numerose riviste e antologie, tra le quali: Edinburgh Review, Gutter, The Scotsman, The Herald, New Writing Scotland, Chapman, Cencrastus, The Eildon Tree, Spectrum, Parnassus Poetry in Review (New York), Cleave (Two Ravens Press), Southlight, Cork Literary Review.

Nella sua carriera ha ottenuto numerose riconoscenze e titoli. Ha vinto il Premio BAFTA come miglior attrice per il suo ruolo di Margaret Tait nel film Blue Black Permanent. Nel 2011 ha ricevuto la nomina dall’LPTW (League of Professional Theatre Women, New York), per il premio internazionale Rosamond Gilder/Martha Coigney. Ha ricevuto due volte la nomina per il premio CATS (Critics Awards for Theatre in Scotland). Il suo pezzo teatrale in lingua scozzese, Federer Versus Murray, è stato ampiamente applaudito e nel 2011 ha ottenuto il podio come ‘Best Scottish Contribution to Drama’. Nel marzo 2012, il testo dell’opera teatrale è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista letteraria newyorkese Salmagundi.

Nel 2013, la sua poesia in lingua scozzese, Hame-Comin, ha vinto il premio YES in occasione dell’Arts Festival Poetry Challenge.  Nello stesso anno, Gerda Stevenson ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie If This Were Real (Smokestack Books).

Proveniente da una famiglia di musicisti – il padre era il famoso compositore Ronald Stevenson, la sorella Savourna è una delle migliori arpiste scozzesi e la nipote Anna-Wendy è una violinista di straordinaria sensibilità – Gerda Stevenson ha pubblicato nel 2014 il CD Night Touches Day con le sue canzoni e composizioni in lingua inglese e scozzese, ricevendo la nomina di cantante scozzese dell’anno per la MG Alba Scots Trad Music Awards.

Nel 2014, la Saltire Society l’ha nominata una delle ‘Outstanding Women’ della Scozia.  Gerda sta ora lavorando alla sua seconda raccolta di poesie.

Pittura Mnemosyne di Dante Gabriele Rossetti

Mnemosyne di Dante Gabriele Rossetti

INTRODUZIONE SULL’OPERA DI GERDA STEVENSON IF THIS WERE REAL, Smokestack Books, 2013

If This Were Real è la prima raccolta di poesie dell’autrice scozzese Gerda Stevenson, pubblicata nel 2013 da Smokestack Books, piccola casa editrice inglese, tra le più rispettabili e vivaci nel panorama editoriale inglese a occuparsi di poesia.

La raccolta è intrisa di musica: rime danzanti, versi cadenzati, a tratti soavi, a tratti gioiosi o severi; un lamento che sfuma in una ninna nanna. L’autrice canta di farfalle, di bacche bianche, del vento della brughiera, di colline, delle rose di Sarajevo, di cimiteri, dell’Eden perduto dell’infanzia. Le dolci amicizie, il tempo aspro, tombe anonime, la Bosnia, l’Iraq, la Siria, i Pirenei, la Scozia, tutto ciò per la Stevenson diventa tema poetico.

If This Were Real è stata definita come una sorta di autobiografia in versi. Il lettore viene trasportato in un turbinio di esperienze di vita familiare, di bellezze naturali, di meraviglie e orrori, di eventi storici in un passato lontano o molto più recente, nella terra nativa dell’autrice, la Scozia, fino a superarne i confini.

L’esperienza della Stevenson come attrice, scrittrice di canzoni e cantante è evidente nella struttura ritmica e sonora delle sue poesie. “Quelle della Stevenson sono poesie che richiedono, non solo di essere lette, ma di essere recitate”, riporta la recensione di Smokestack Books.

Giudizi della stampa sulla prima raccolta di poesie di Gerda Stevenson, If This Were Real, Smokestack Books, 2013

“The best of the new in contemporary Scottish poetry – not to be missed”.

“Il meglio del nuovo nella poesia scozzese contemporanea. Da non perdere”.

Ron Butlin, Sunday Herald, December 2013

“Stevenson’s talent as an actress brings a quality to her readings [of her poems] which is quite brilliant. There is no gap between the essence of the poem and the delivery, which is immediate and intense”.

“Il talento scenico della Stevenson si riflette nella lettura [delle sue poesie] e il risultato è straordinario. Non c’è distacco tra l’essenza della poesia e la sua fruizione, che è immediata e intensa”.

Pagina web di Atkinson-Pryce Bookshop Events, 5 Settembre 2013

“This is Stevenson’s first full-length collection and it arrives with a considerable weight of expectation. […]If This Were Real is described as an autobiography in verse and it brings to life a journey that is personal and political, intense and wide-ranging. Stevenson’s way is compassionate, defiant and honest. […]Stevenson’s lines are clean, clear, musical. The inherent fallibilities and sad frailties of humankind and nature alike are explored with an edgy panache”.

“Si tratta della prima raccolta completa della Stevenson e la sua pubblicazione è molto attesa. If This Were Real viene descritta come un’autobiografia in versi che racconta un viaggio personale, politico, intenso, vario. La Stevenson ha uno stile compassionevole, ribelle, onesto. […]I suoi versi sono puliti, chiari, musicali. Le fragilità della natura e del genere umano vengono esplorate con audace eleganza.

Kevin MacNeil, ASLS magazine, The Bottle Imp, 2014

“Brings a fresh eye and a wise head to familiar Scottish themes”.

“Tratta temi scozzesi familiari con occhi nuovi e con una mente saggia”.

Tribune Magazine, July 2013

“[…] depth, humanity, music. Love poems in the widest sense”.

[…] profondità, umanità, musica. Poesie d’amore nel senso più ampio.

The Eildon Tree Magazine, 2013

Seconda raccolta di poesia di Gerda Stevenson:

L’autrice scozzese Gerda Stevenson sta ora lavorando alla sua seconda raccolta di poesie. L’opera è in fase di stesura e, al momento, non se ne conosce il titolo. Alcune scritte in inglese, altre in scozzese, le 50 poesie della raccolta saranno ritratti di donne scozzesi che nel corso dei secoli hanno contribuito in modo straordinario alla storia e alla cultura della Scozia, non vedendosi però mai pienamente riconosciuto il merito dovuto, proprio per il fatto di essere donne.

gerda-stevenson-image

gerda-stevenson

I AM THE ESPERANCE
commemorating the Upper Clyde Shipbuilders’ work-in

I am the Esperance, I sail in your wake,
canvas unfurled, bellied with hope
as you pour into Glasgow Green –
we are your chorus, my sisters and I,
your creation, a fleet of belief, heading back to the Clyde
from the seven seas: veteran Hikitia, floating crane,
the only one of her kind in the world, she’s home again
from Wellington; and Empire Nan, our stout tug;
Delta Queen – her great stern wheel churns the foam
as she steams in from the Mississippi; and bold Akasha,
laden with memories of the Nile; we shimmer for you,
our riggings clink, our funnels boom to your cry:
“The Right To Work, Not a Yard Will Close,
Not a Man Down the Road,” your banners and flags
like waves before us, drawing us home in one great tide,
Umoja’s here, her name bearing our purpose today –
unity – a gleam on her prow; Moonstone and Seva,
who well as any know all about salvage –
and there’s Uhuru, named for freedom,
Uhuru, Uhuru, my sister Uhuru, sailing with me
in your wake, my canvas unfurled, freighted with hope,
as wave upon wave, you surge into Glasgow Green.

IO SONO LA ESPERANCE
In ricordo dell’autogestione dell’Upper Clyde Shipbuilders

Io sono la Esperance, navigo sulla vostra scia,
le vele spiegate, nel ventre la speranza,
mentre voi affluite nel Glasgow Green –
siamo il vostro coro, io e le mie sorelle,
vostra creazione, una flotta di fiducia, di ritorno al Clyde
dai sette mari: la veterana Hikitia, gru galleggiante,
unica al mondo nel suo genere, è di nuovo a casa
da Wellington; e la Empire Nan, il nostro tozzo rimorchiatore,
la Delta Queen – la sua grande ruota sciaborda a poppa la schiuma
mentre avanza tra gli sbuffi sul Mississippi; e l’audace Akasha,
carica di memorie dal Nilo; scintilliamo per voi,
con le sartie cigolanti e i fumaioli roboanti al vostro grido:
‘Diritto Al Lavoro, No alla Chiusura dei Cantieri,
Non Resta A Casa Nessuno’, i vostri vessilli e striscioni
come onde dinanzi a noi, ci sospingono a casa in una grande marea,
qui c’è la Umoja, il suo nome riassume il nostro intento odierno –
unità – un luccichio a prua; la Moonstone e la Seva,
nessuna come loro sa tutto sui recuperi –
e lì c’è Uhuru, il cui nome sta per libertà,
Uhuru, Uhuru, mia sorella Uhuru, naviga con me
sulla vostra scia, le mie vele spiegate, un carico di speranza,
mentre voi vi riversate nel Glasgow Green, onda dopo onda.

.
Gardening with Galina

Every word we’ve planted,
you and I, has been
so slow to grow,
each a seed bedded deep
in your mind’s loam.
In the silence, we’ve waited,
as the seasons change, and meantime
learned that hands can speak;
until, at last,
shoots of green sound reach
from roots through your throat’s reed,
leaves unfurl, spilling sunflowers from your lips:
dark seeds wreathed in gold for us to sow,
more and more golden words for us to grow.

Giardinaggio con Galina

Ogni parola che, io e te,
abbiamo piantato è cresciuta
con così grande lentezza:
ciascuna un seme riposto profondo,
nel terriccio della tua mente.
In silenzio, abbiamo atteso,
nel susseguirsi delle stagioni, e nel frattempo
appreso che le mani sanno parlare;
finché, alla fine,
germogli di suoni acerbi s’estendono
dalle radici fino all’ancia della tua gola,
le foglie s’aprono, i girasoli traboccano dalle tue labbra:
semi scuri intrecciati d’oro per noi da piantare,
ancora e ancora parole dorate per noi da coltivare.

gerda-stevenson-1

gerda-stevenson

Sgathach
(warrior queen of legend, and martial arts teacher, Isle of Skye)

I’m a shadow, only a murmur now,
on a scattered choir of tongues,
‘though sunlight still splinters the waves
through my crumbling castle’s arch,
like the knives I taught Cu Chulainn how to throw;
across the bay, the Cuillin still leaps from where the sun
once flung its spear, black crags clawing the sky
in ragged gabbro; the hazel woods of Tokavaig
still whisper the wisdom I gathered there to share
with my fledgling warriors. But my art has long
been lost – the way of patience, to balance anger
on a blade of grass in the machair’s wind,
and let it cool, till you grasp the devastation it might
have wrought; how many times, to no avail, I warned
Cu Chulainn that his rage would slay his own son:
“That temper of yours”, I told him, “will scorch a land
for many moons, where peace might have prevailed.
Hunt down your own fear first,” I said. “Feel the heat
of your breath on the bow-string as you pull, then
hold it, and take pause before you strike
the heart of what you do not need to kill.”

.
Sgathach
(leggendaria regina guerriera e maestra di arti marziali, Isola di Skye)

Sono un’ombra, solo un mormorio, ora,
in cori sparsi di lingue,
pur se ancora la luce del sole infrange le onde
nell’arco del mio castello in frantumi,
come i coltelli che io insegnavo a Cu Chulainn a scagliare;
oltre la baia, s’ergono ancora i Cuillin, là dove un tempo
il sole vibrò una lancia; rupi scure ch’artigliano il cielo
di gabbro lacero; a Tokavaig, i boschi di nocciolo
bisbigliano ancora la saggezza che qui radunavo e impartivo
ai miei guerrieri inesperti. Ma da tempo
la mia arte è perduta: la via della pazienza, che tiene l’ira
in equilibrio su un filo d’erba, al vento della piana,
a stemperare, finché si colga lo sfacelo
ch’avrebbe inflitto; quante volte invano ammonivo
Cu Chulainn che la sua furia avrebbe ammazzato suo figlio:
“Quella tua indole”, gli dicevo, “per molte lune
farà terra bruciata, là dove la pace avrebbe forse prevalso.
“Stana prima le tue paure”, dicevo. “Senti il calore del respiro
sulla corda dell’arco mentre scocchi il dardo, poi,
trattienilo, e attendi, prima di colpire
al cuore ciò che non serve uccidere”.

Horsehead Nebula Speaks
(in memoriam Williamina Paton Fleming, Scottish astronomer, 1857-1911.)

There I am, bucking my head below Orion’s belt,
free rein in that constellation’s fiery dust,
riding the stellar waves for millennia, unnoticed, till
a woman with eyes like burning stars takes one look,
has me harnessed, measured, catalogued, and tamed.
I’m proud to be groomed with such exquisite care
by one who can do it all – a maid, she was,
at the professor’s kitchen sink, until he saw
her quiet gift for seeing light with a precision
that far outstripped his Harvard team of men;

and then, the men come in. I’m claimed
as their discovery, and named: “Grim Reaper,”
“Black Knight of the chessboard,” they say,
failing to notice I’m a mare.
They make me want to leap
from this photographic plate,
leave it miraculously blank,
and take her with me,
my lady of the stars who found me first –
we’d race the heavens together,
gallop across light years, stream
through Zeta’s glittering rays, bareback,
all along the Hunter’s belt,
from Mintaka to Alnitak.

Parla la nebulosa Testa di Cavallo
(in memoria di Williamina Paton Fleming, astronoma scozzese, 1857-1911)

Eccomi qua, sotto la cintura di Orione a dimenare la testa,
al galoppo tra la polvere infuocata della mia costellazione;
per millenni ho cavalcato onde stellari, nell’ignoto, finché
una donna dagli occhi come stelle ardenti posa lo sguardo,
m’imbriglia, misura, cataloga e doma.
M’inorgoglisco, poiché a strigliarmi con tanta deliziosa cura
è qualcuno capace in tutto – una domestica, era lei,
all’acquaio, nella cucina del professore, finché lui s’accorse
della sua mite dote di scorgere la luce, con una precisione
che di molto superava i suoi uomini di Harvard;

e poi, s’intromettono gli uomini. Mi reclamano
come loro scoperta, e mi chiamano: “Cupo Mietitore”,
“Cavallo Nero degli scacchi”, dicono,
ma neppure notano che sono una giumenta.
Mi vien voglia di saltar giù
da questa piastra fotografica,
lasciandola per miracolo vuota,
per portarla con me,
la mia signora delle stelle, che per prima mi avvistò –
insieme gareggeremmo nel cielo,
galoppando negli anni luce, gettandoci
senza sella, tra i scintillanti raggi di Zeta,
lungo tutta la cintura del Cacciatore,
da Mintaka fino ad Alnitak.

Biobibliografia di Laura Maniero

Nel 2007 consegue la Laurea Triennale in Mediazione Linguistica e Culturale all’Università degli Studi di Padova presentando la Tesi “L’ironia nella comunicazione: analisi del linguaggio, problematiche di traduzione e sottotitolaggio nel film Io e Annie di Woody Allen”.

A luglio 2010 consegue la Laurea Specialistica in Lingue e Letterature Europee, Americane e Postcoloniali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con la Tesi “An Investigation of Ben Jonson’s Epiceoene: The Construction of the Gendered Self”, ottenendo il massimo dei voti e la Lode. Collabora poi con una piccola casa editrice del veneziano in qualità di redattrice e traduttrice di testi (EN<>IT) per le riviste, in parte bilingui, di attualità, cultura, scienza e turismo, da essa pubblicate.

Nel 2015 consegue il Master in Traduzione di testi postcoloniali in lingua inglese: narrativa, poesia, teatro ed editoria, Università di Pisa.

Comincia poi una collaborazione con il Professore Marco Fazzini, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e docente del Master all’Università di Pisa, poeta e traduttore, come traduttrice di una selezione di poesie postcoloniali in lingua inglese e scozzese.

Il lavoro di traduzione si focalizza principalmente sull’artista sudafricano Roger Lucey, di cui traduce alcune tra le sue numerose poem-songs, canzoni di protesta contro l’apartheid, tratte dal CD Now is the Time, e sulla poliedrica artista scozzese Gerda Stevenson, scrittrice, attrice, regista, cantante e poeta, di cui traduce alcune poesie della prima raccolta If This Were Real (Smokestack Books, 2013) e alcune canzoni del CD Night Touches Day, Gean Records 2014.

Ha poi tradotto alcuni testi di Sandeep Parmar, James Byrne, Steven Fowler. Le traduzioni sono state presentate in occasione di “Poetry Vicenza 2016”, rassegna di poesia contemporanea e musica curata da Marco Fazzini che ospita nella città di Vicenza poeti e musicisti provenienti da vari paesi del mondo. I testi tradotti sono stati presentati anche a “Incroci di Civiltà, Festival Internazionale di Letteratura a Venezia”, Università Ca’ Foscari di Venezia. 

Ha pubblicato alcune delle sue traduzioni dall’inglese e dallo scozzese nel testo “Poetry Vicenza 2016, rassegna di poesia contemporanea e musica”, a cura di Marco Fazzini, Diagosfera, Edizioni ETS, 2016.

La sua traduzione dell’intervista all’acquarellista Doug Lew è inclusa nel testo “Doug Lew, Watercolor on the Move, ventisette opere all’acquarello”, a cura di Marco Fazzini, Edizioni ETS 2015. Lavora come docente di corsi di lingua inglese e di italiano per stranieri con enti, tra i quali, Ascom di Padova e Venezia, Trinity House School of Languages, Università Popolare di Spinea. Dal 2016 collabora in modo continuativo con un’agenzia di traduzioni di Roma come traduttrice (dall’inglese e dal tedesco) di riviste Playmobil e Panini Magazines rivolte a lettori in età scolare.

Sempre per la stessa agenzia, ad Agosto e Settembre 2016, ha lavorato alla traduzione di un romanzo a fumetti dal titolo Enigma: The Imitation Game, sulla vita del genio matematico Alan Turing. La traduzione è in fase di pubblicazione. Uscirà a breve sotto il marchio IF (Idee editoriali Feltrinelli) o direttamente con Feltrinelli.

Annunci

24 commenti

Archiviato in poesia inglese

24 risposte a “Gerda Stevenson: Poesie scelte di una poetessa scozzese Traduzione a cura di Laura Maniero

  1. In qualsiasi modo vengano giudicate le opere di un autore si sbaglia sempre. Auguro un felice Natale.

  2. anzitutto grazie a Laura Manieri per la preziosa divulgazione, ecco un bel libro che comprerei se tradotto in italiano.

  3. Gerda Stevenson è scozzese, una scozzese che scrive in inglese, il che è tutto dire. Una poetessa che proviene da una “metafisica” che altro non è che la propria scozzesità, con i culti dell’antico popolo scozzese le sue antiche mitologie, i suoi eroi… Penso che ciò che fa la differenza tra una poesia e un’altra sia la “metafisica”, quel retroterra di miti, di analogie, di eroi dove si fondono insieme tutte queste cose e ne nasce una poesia che ha densità, dove in filigrana puoi vedere un’antica civiltà, lo spessore di altre culture che si sono sedimentate nel linguaggio poetico.

    Credo che sia proprio questa la differenza tra la scozzesità di questa lingua inglese e l’italiano dei poeti dialettali, dei poeti bilingui; lì ci leggi un italiano che è la traduzione del dialetto, cioè il dialetto è confinato in una zona di secondo rango, in una zona subliminale della lingua maggiore, una zona neutra senza che riesca ad innaffiare la lingua maggiore, senza che riesca a vivificarla. I nostri poeti dialettali (dai più bravi, come Franco Loi ai meno bravi), rimangono poeti in dialetto, che scrivono e pensano in dialetto; ma quando questi poeti pensano e scrivono in italiano, ecco là che gli manca il linguaggio. È un fenomeno tutto italiano, credo. Quello che manca è una “metafisica delle lingue dialettali”. Ci sono delle ragioni storiche in questo fatto, senza dubbio. I dialetti in italia si sono conservati (almeno nel secondo Novecento) come in un frigorifero della storia, eguali a sé medesimi non si sono evoluti, padroneggiati ed egemonizzati dalla Lingua Maggiore… Ma è un discorso lungo… Che però prima o poi sarebbe bene affrontare con onestà intellettuale.

  4. Poesia “potente”, bella.

  5. Steven Grieco-Rathgeb

    Probabilmente Giorgio ha perfettamente ragione in quello che dice dei poeti dialettali. Ci devo pensare, perché ultimamente ho letto un haiku in romanesco che era un prodigio, ma appunto, era un pezzo soltanto. Il momento che lo ritrovo lo trascrivo qui. Lo spazio forse c’è, ma bisognerebbe che la lingua dialettale non si crogiolasse in se stessa e in visioni comodamente retrò delle cose, ma affrontasse di pieno petto il mondo che abbiamo davanti, con tutta l’incertezza dei poeti che scrivono nelle lingue letterarie.
    Complimenti per il post, questa poetessa è davvero interessante, e voglio approfondire.

  6. Giuseppe Talia

    I poeti si suddividono in due specie, gli sperimentalisti (nel senso di innovatori) o in epigoni.

  7. Dare dell’attore a qualcuno non è sempre un complimento, può significare che non si sta dicendo nulla di autentico. Poco male, non mancano poeti qui da noi che fanno lo stesso, e mi sa che alcuni neanche se ne rendono conto.

  8. Buon Natale bimbi fantasmini.

    Che la notte vi sia adeguata
    gli angeli sappiano tenersi sulle punte
    le mamme svengano d’amore sulle porte
    i cani vi lecchino sulla bocca

    le banche almeno a Natale si facciano il bidé
    tutti gli aeroplani vadano inutilmente a Las Vegas
    le bombe cadano giù dalla sfera terrestre
    gli aguzzini s’ingozzino fino a scoppiare

    i vostri amori andati piangano sul balcone
    pensandovi persi e derelitti senza di loro.
    Qualcuno gli offra una tazza di zabaglione
    mentre si gioca a “Chi l’ha detto”.

    I poeti si mettano le dita nel naso
    starnutendo sulle torte; poi
    sbattano le porte mettendosi a piangere
    e invocano il Dio dei cammelli.
    Che faccia una strage.

    Le porte del Paradiso si aprano
    puntuali alle 9:00 am
    in TV mostrino finalmente le acrobazie
    di un aeroplanino al di sopra delle Alpi
    mentre combatte per consegnare
    una lettera.

    Il vicino di casa si rompa una gamba
    la vicina novantenne vinca un viaggio
    per due persone in capo al mondo
    ( a mio fratello che gli tornino i capelli
    e siano scuri).

    Vi auguro che stanotte vi tremino le labbra
    per le stelle che si sono date appuntamento
    nel vostro corpicino: centomila miliardi
    se ne escano, centomila ne entrino
    e altrettante ne restino ( se regge il verbo)
    scatenate.

    Che i morti vi portino un fiore.

    24 dic. 2016

  9. Hu! ho sbagliato, non intendevo postare questa poesia qui.
    Ormai è fatta. Spero vi piaccia. Mi scuso con l’autrice.

  10. Splendida poesia Lucio! Di chi è? (anche se sospetto fortemente che sia tua). Può essere una perfetta esemplificazione della poesia per «frammenti», una poesia appartenente a quella che abbiamo definito LA NUOVA POESIA ONTOLOGICA…
    E Allooora, ecco qui una mia (vecchia) poesia uscita proprio adesso nel blog isoladeipoeti.blogspot.it di Mario Gabriele

    http://isoladeipoeti.blogspot.it/

  11. LA NUOVA POESIA ONTOLOGICA è di nuovo conio? mi sembra autorevole 🙂 ottimo

  12. Hai ragione Angela, mi è sfuggito,, per via della fretta, che la stessa poesia è compresa nella tua Antologia che sta nel tuo autorevole blog: https://ilsassonellostagno.wordpress.com/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...