LA POESIA COME PEGNO ALL’AUTENTICITA’. IL SEGNO BIBLICO DI DUŠKA VRHOVAC: IMMAGINI INNATE – PEGNO – UN ROMANZO BREVE DAL LIBRO ZALOG  – IMPEGNO (LJUBOSTINJA EDITORE; 2003 – TRADUZIONE DI ISABELLA MELONCELLI IN COLLABORAZIONE CON L’AUTRICE).

Commento di Letizia Leone: La poesia di Duška Vrhovac come pegno all’autenticità

Potrebbe apparire insolita la definizione di romanzo breve con la quale Duška Vrhovac, una delle voci più influenti della Serbia contemporanea, sigla il corpo poetico di questa composizione: un poemetto dalla struttura ossificata, una saga (“storia della famiglia con inclusi i veri nomi dei paesaggi e paesi, cognomi delle famiglie e i nomi veri delle persone”) costruita nondimeno sulle colonne rastremate del verso.

L’idea di monumentale e di epico che suscita la parola saga entra dunque in corto circuito con la forma adottata, con la serie verticale di fotogrammi di parole che bloccano un’immagine, una scena nel silenzio grafico della pagina bianca.

Calchi epici, “immagini innate” di un vincolo religioso (da re-ligo, ligare) con la natura, con la terra, il proprio paese e la propria gente. Questo modo di far brillare la parola in modo vistoso sull’orizzonte del verso, una parola esposta e quasi sempre isolata, crea un rallentamento, una dilatazione nel tempo di ricezione che pare accendere i riflettori su ogni singolo lessema amplificandone pienezza sonora e cognitiva.

Per la Vrhovac si tratta di rinominare il mondo per mezzo di un segno chiaro e abbagliante, accordato sui fremiti naturali degli elementi e impastato agli elementi stessi: argilla, aria, sassi, radici. Terra.

La canna
freme
boato d’acqua
invisibile
(…)
solchi
profondi
terra nera
promette.
L’argilla
dominata
(…)
Segni
leggibili
chiari
sicuri

Giorgio Linguaglossa Duska Vrhovac e Steven Grieco Roma giugno 2015

Giorgio Linguaglossa Duska Vrhovac, Steven Grieco e Rita Mellace Roma giugno 2015, Isola Tiberina

Una scrittura che nel suo andamento paratattico e nella semplicità dichiarativa assume i toni rivelativi della diegesi biblica. Sebbene il tempo remoto del paesaggio agrario, traslato in questi versi, sembra declamato dal futuro anteriore di un’immensa cloaca planetaria dove è stato consumato un ecocidio.

Si potrebbe dire con R. Barthes che se la scrittura è il corpo dello scrittore qui la poetessa “perde volontariamente ogni ricorso all’eleganza o all’ornamentazione, poiché queste due dimensioni introdurrebbero di nuovo nella scrittura il Tempo, cioè una potenza derivante, apportatrice di Storia.”

Qui la ricerca di una lingua che raggiunga “lo stato di una equazione pura, sottile come un’algebra davanti alla futilità dell’uomo” coincide con l’esigenza di smantellare l’aberrazione di un antropocentrismo che intrappola la mente umana da secoli.

In questa forte incidenza di una parola reintegrata nella sua “verginità” espressiva, la “Terra” è nozione amplificata che raccoglie molti sensi e li tiene intrecciati: terra è l’attestazione del contingente radicale, se volessimo evocare Heidegger, o la “terrestrità della poesia” nel riconsegnarsi a ciò da cui si proviene, alla memoria e alla pietas.

Terra come riserva di senso. Oppure testo/testamento stilato con un vocabolario essenziale che rifonda gli elementi nelle loro qualità primarie: “Quel che resta lo fondano i poeti” echeggia da lontano il grande Hölderlin. 

Nella risonanza biblica dei testi la  storia e  la memoria sono condensate nel vigore fonico dei nomi propri delle persone, in un appello fatto a voce alta alle stirpi antiche:

Tanasije e Milica
morte nella seminagione
e tuono sulla soglia di casa
Vida e Ćetoje
Obrad
Kristana
Cvijeta
Zdravka e Nemanja
i Mitrović
i Vrhovac
Zarić.
Paese Superiore
e Inferiore
paesaggi
delle vite precedenti
ammoniscono
scendono lenti
sulle spalle.

L’umanità che abita queste pagine luminose esorta, con una presenza muta e liturgica, a ritrovare il calore comunitario antico e i ritmi rigeneranti dei riti naturali:

Uomini
alti
omoni
e le donne
silenti
devote
belle
(…)

È la presenza dell’uomo in un’infanzia del mondo dove sono convocati come in un Libro sacro (quello della Poesia) tutti i “doni divini / in un ampio abbraccio”, la vita della natura con le acque gorgoglianti o lo scoppio del lampo, giardini, frutteti, ciliegie mature, noci, lucciole, api, miele, il cielo e gli angeli. I cicli, i riti, le stagioni, l’alternarsi del giorno e della notte nella pienezza della loro essenza, del loro senso cosmico e sacro.
Come riacquistare la sensibilità? Si chiese ad un certo punto del suo cammino
Elémire Zolla: “guardandoci attorno con esultanza. Soltanto a questo patto, sollevando una gleba odorosa, spiccando un frutto, contemplando le iridiscenze dei gioielli o di cascate, lo splendore d’un incarnato…forse si saprà sentire la presenza animatrice che ha plasmato e va plasmando queste materie…”.
Qui l’occhio della poesia sembra fotografare l’innocenza di cose, animali, uomini o paesaggi carichi della purezza della Grazia prima della Caduta.

Tesoro
animali
innumerevoli
come persone
(…)
senza custodi
sui pascoli
immensi.

Boschi
sconfinati
amici
e nemici
paesaggi
biblici.

Afferma George Steiner: «La condizione adamitica è caratterizzata dalla tautologia linguistica e da un presente durevole. Le cose erano come Adamo le aveva nominate e definite. La parola e il mondo erano una cosa sola… Fu la Caduta dell’Uomo ad aggiungere al linguaggio umano le sue ambiguità, le sue necessarie dissimulazioni…Di qui la necessità di rileggere, di richiamare al presente (rievocazione) quei testi dove il mistero di un inizio e le vestigia di un’evidenza smarrita – il “Io sono colui che sono” – sono correnti.»

E se “il male si è infiltrato nel nostro mondo attraverso la fessura capillare di una sola lettera errata” come suggerisce un’affascinante intuizione cabalistica, allora alla poesia spetta l’onere di un “impegno/pegno” della parola per i tempi a venire.
Non solo la nostalgia di una redenzione (provvisoria) racchiusa nell’energia del testo ma un impegno di onestà della parola, sembra dirci Duška Vrhovac.

Giorgio Linguaglossa, Carlo Bordini, Steven Grieco, Duska Vrhovac giugno 2015

Duska Vrhovac, Giorgio Linguaglossa, Carlo Bordini e Steven Grieco con Rita, Roma, 25 giugno 2015 p.za Del Drago Al Ponentino

«un breve romanzo in versi. Ma è la saga, storia della famiglia con inclusi i veri nomi dei paesaggi e paesi, cognomi delle famiglie e i nomi veri delle persone … e la mia aspirazione che ogni verso sia un immagine» .

(Duška Vrhovac)

I M P E G N O
(IMMAGINI INNATE)

I

La canna
freme
boato d’acqua
invisibile.
Passi
leggeri
sicuri
cauti.
Arriveranno
piene di significato
le Parole.

II

Uomini
alti
omoni
e le donne
silenti
devote
belle
estasiate
irreali
ognuna incinta
benedetta
avvolta dal mistero.

III

Tesoro
animali
innumerevoli
come persone
loquaci
fedeli
nutrite
fertili
senza custodi
sui pascoli
immensi.

IV

Boschi
sconfinati
amici
e nemici
paesaggi
biblici.
Selvaggina
invisibile
cacciatori
spietati
cercano cibo
soddisfano
la legge della natura.

V

Chiome fronzute
in altezza
al cielo
svettano.
Fiorite
rifugi
frutti
e riposo
promettono.

Duska Vrhovac Miami Airport 2.17. 08

Duska Vrhovac Miami Airport 2008

VI

Uccelli
dai nidi
dai rami
volano.
Tenere voci
strappano ragnatele
alla volta aleggiando.
Grandi
maligni
canterini
abitano le chiome.

VII

Campi
arati
solchi
profondi
terra nera
promette.
L’argilla
dominata
il mondo sotterraneo
la rovina
e la morte ricorda.

VIII

L’aria
azzurra
trasparente
di spuma marina
triste
intessuta.
Cosparsa di polline
di rugiada spruzzata.
Di luce lunare
solare
screziata.

IX

Segni
leggibili
chiari
sicuri
e gli altri
non svelati
impenetrabili
lontani
a incontri invisibili
imprevedibili
destinati.
X

Condensato
colloso
tangibile
balsamico
risveglio
sulla grande acqua
si estende
l’ozono
dono
dei doni.

XI

S’avvita
si espande
echeggia
ai cieli spiegata
la poesia
Bellezza della Lingua.

XII

L’albeggiare
vivace
lieto
strabico
burlone
inafferrabile
impensabile
il giorno annuncia.

XIII

Mezzogiorno
alto
inaccessibile
ombelico solare del giorno
freccia
nel non so dove scagliata
senza ritorno.

XIV

La sera
inebriante
struggente
scardinante
fuochi inceneriti
promesse
paure
e migrazioni
ricorda.

XV

Notte
misteriosa
addensata
a tutto sottrae il volto
le viscere sveglia
trasforma.
Concepisce
vitelli
e bimbi
inventa
fatti
e misfatti.

Duska Vrhovac

Duska Vrhovac

XVI

Mezzanotte
il pianto nasconde
muto
primario
insopportabile
e la poesia, giurata
perché non si consumi
non si dimentichi.

XVII

S’intersecano
ricordo
e dimenticanza
si diffonde
la morte
come benvenuto
impercettibile
inosservata.

XVIII

Si svegliano
ingannati dal sonno
prima dell’alba
prima del tocco del sole
per riflettersi nell’acqua
sommarsi
trovarsi.

XIX

I primi albori
vedono l’invisibile
sentono l’inaudibile
divinano
intuiscono
aprono le magie
soli con sé stessi
e con Dio
conversano.

XX

Vino
e latte
duplice comunione
ampi granai
profondi pozzi
acqua limpida
sorgenti
dalla Stella mattutina
e dalle viscere della terra
illuminati.

XXI

Accanto al fuoco
fra la notte e il giorno
di giorno di notte
sacrificio
e raccolto
riti
bevande
si bevono
in boccali d’oro.

XXII

Case
frutteti
cortili
tenere erbe
serpi mansuete
e mele
sulla via
rosse.

XXIII

Sull’erba
bimbi
gli occhi azzurri
i boccoli d’oro
le braccia aperte
sorridenti
imparano
a volarerrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr
e a cadere.

XXIV

Come api
ronzano
si posano sui fiori
dal rametto di corniolo
ornati
di miele
di pace
di desiderio
profumano.

XXV

Fra le case
il profumo dell’incenso
e del basilico
l’eco della campana
della chiesa
ala d’angelo
distesa.

XXVI

Variopinte
balsamiche
primaverili
erbe
desideri
e segreti
irrealizzati,
indicibili
coprono.

Duska Vrhovac Cop

XXVII

Nomi
significati
Kokori
Ljubatovci
acque
gorgoglianti
ombrate
vortici
segnati dalla cenere
strade
in tutte le direzioni.

XXVIII

Tanasije e Milica
morte nella seminagione
e tuono sulla soglia di casa
Vida e Ćetoje
Obrad
Kristana
Cvijeta
Zdravka e Nemanja
i Mitrović
i Vrhovac
Zarić.
Paese Superiore
e Inferiore
paesaggi
delle vite precedenti
ammoniscono
scendono lenti
sulle spalle.

XXIX

In giardino
nel frutteto
sotto la vite
sassi
resti di fondamenta
di case
in cui si trasformarono in angeli
Veljko e Ranko
e Ljuba
amata da Živko
amore divino
intramontabile
unico.

XXX

Dolovi
Strane
Kosta e Zorka
Vinka
Slavka
Gojko
Teodora
Savo
doni divini
in un ampio abbraccio.
Mileva
prima gioia
pagata con la vita.

XXXI

Una casa
sul monte
piena di bimbi
il sorriso
allontana il malocchio
mani
stese
al cielo
in lontananza
bilancino per l’acqua
e la strada lunga.

XXXII

Noci
pagnotta
ricca indigenza
fuso
fiaccole
lucciole
amore
da ogni maltempo protetto
esso che su tutto vigila
dimentica i nomi
e si trasforma in durata.

XXXIII

Teodora e Mladjan
Radivoje
Milja
Jagoda
Slobodan
Stojanka
Gospa
Gavro
Milan e Marica
Radojka
Kristina
volti angelici
more nella memoria
nomi
come pegno
come sopravvivenza.

XXXIV

I Rajić
Janko e Danica
Radmila
Nevenka
Milena
Vlado
Dobrina
Sava
Dobrivoje
raduni
canti
ciliegie mature
neri gelsi
bellezza
sotto le stelle
sotto il cuore
conservata.

Duska Vrhovac (1)

Duska Vrhovac

XXXV

Živko
figlio di Tane
la falce della luna
biondo
occhi profondi
luminosi
come alba commemorativa
rapito
ma materiale
figlio di Dio
discepolo del diavolo.

XXXVI

Ovunque si lascia
dietro una traccia
nella lacrima della fanciulla
nella forza del giovane
sulla soglia
e nella volta
la vita stessa
piena
generosa
ma condannata.

XXXVII

E Ljuba
di Janko
sogno del sogno
beniamina
di tutti gli angeli
abeti
cotogna
e lo scoppio del lampo
nell’alba estiva
farfalla irreale
estinta
fuggente realtà
e rudezza
inafferrabile e splendida
marchio d’amore
e di eternità.

XXXVIII

Immagini innate
pegno
radice
pozzo
dal cuore
della stessa Madre Terra
e dell’alito dello Spirito Santo.
La mia fronte
alta
e il mio occhio
azzurro
il pensiero
stellante.

XXXIX

Tutto ho visto
richiesta
la via
e la lontanza
il cielo
e gli angeli.
All’alba
un nuovo giorno
e una nuova notte
della luce imminente.

XL

Immagini innate
sui piedi
nel grembo
sui palmi
si stampano.
Custodisco la paola
e il nome
sicuro
riconoscibile segno.
Pegno
per ogni tempo.

giorgio ortona Letizia Leone,_2012,_olio_su_tavola,_59,8_x_35,6_cm

giorgio ortona, ritratto di Letizia Leone, 2012, olio su tavola, 59,8 x 35,6 cm

Letizia Leone è nata a Roma. Ha insegnato materie letterarie e lavorato presso l’UNICEF. Ha avuto riconoscimenti in vari premi (Segnalazione Premio Eugenio Montale, 1997; “Grande Dizionario della Lingua Italiana S. Battaglia”, UTET, 1998; “Nuove Scrittrici” Tracce, 1998 e 2002; Menzione d’onore “Lorenzo Montano” ed. Anterem; Selezione Miosotìs , Edizioni d’if, 2010 e 2012; Premiazione “Civetta di Minerva”). 

Ha pubblicato i seguenti libri: Pochi centimetri di luce, (2000); L’ora minerale, (2004); Carte Sanitarie, (2008);  La disgrazia elementare (2011); Confetti sporchi ,(2013); AA.VV. La fisica delle cose. Dieci riscritture da Lucrezio (a cura di G. Alfano), Perrone, 2011; la pièce teatrale Rose e detriti, FusibiliaLibri, 2015. Dieci sue poesie sono comprese nella Antologia di poesia a cura di Giorgio Linguaglossa Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Progetto Cultura, Roma, 2016)

Un suo racconto presente nell’antologia Sorridimi ancora a cura di Lidia Ravera, (2007) è stato messo in scena nel 2009 nello spettacolo Le invisibili (regia di E. Giordano) al Teatro Valle di Roma. Ha curato numerose antologie tra le quali Rosso da cameraVersi erotici delle poetesse italiane- (2012).

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13 commenti

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13 risposte a “LA POESIA COME PEGNO ALL’AUTENTICITA’. IL SEGNO BIBLICO DI DUŠKA VRHOVAC: IMMAGINI INNATE – PEGNO – UN ROMANZO BREVE DAL LIBRO ZALOG  – IMPEGNO (LJUBOSTINJA EDITORE; 2003 – TRADUZIONE DI ISABELLA MELONCELLI IN COLLABORAZIONE CON L’AUTRICE).

  1. “Custodisco la parola/pegno per ogni tempo.” Sì, grande intuizione.

  2. Notevole la sintesi e l’autenticità: ma la poesia può essere anche finzione. Forse meno parole ci sono – come in questo caso – meglio è.

  3. Heidegger vedeva l’uomo come l’ente che si pone la domanda sul senso dell’essere. L’uomo pone continuamente domande sul senso di questo o di quell’altro, ma queste domande le può fare soltanto per mezzo del linguaggio, è il linguaggio che custodisce le domande e il poeta (al pari del filosofo) non è altro che un pescatore che pesca le domande e le porge ai suoi simili. Questo “romanzo in versi” di Duska Vrhovac insegue un’unica domanda: che cos’è la poesia, se essa sia finzione e che tipo di finzione.

    Una corretta impostazione di questo problema, richiede una esplicitazione preliminare di quell’ente che si pone la domanda sul senso dell’essere, e questo ente è da Heidegger indicato col termine di Esserci (Dasein). L’uomo, considerato nel suo modo di essere, è Da-Sein, esser-ci; e il “ci” (da) sta ad indicare il fatto che l’uomo è sempre in una situazione, gettato in essa, e in rapporto attivo nei suoi confronti. L’Esserci, cioè l’uomo, non è soltanto quell’ente che pone la domanda sul senso dell’essere, ma è anche quell’ente che non si lascia ridurre alla nozione di essere. Le cose sono diverse l’una dall’altra, ma tutti sono oggetti posti davanti a me: l’uomo non può ridursi ad un oggetto puro e semplice del mondo; l’Esserci non è mai una semplice presenza come le cose, giacché esso è proprio quell’ente per cui le cose sono presenti. Il modo di essere dell’Esserci è l’ esistenza , l’ “essenza” dell’Esserci consiste nella sua esistenza, e l’essenza dell’esistenza è data dalla possibilità da attuare e, di conseguenza, l’uomo può scegliersi perdendosi o conquistandosi.

  4. Salvatore Martino

    Appena ho visto scorrere questi componimenti filiformi ho pensato: non li leggo,difficilmente mi potranno interessare. Diffido sempre di siffatta struttura perché penso sia molto molto difficile raggiungere dei risultati notevoli con questa concinnitas, riservata credo solo ai grandi.Poi vedendo che a commentare i versi c’erano le parole di Letizia Leoni, che stimo oltremodo come poeta e scrittore di teastro e come valente critico, mi sono attardato nella duplice lettura. Ebbene cara Letizia stavolta a mio modestissimo parere hai fatto una perfetta operazione alchemica, alla maniera di Zosimo o di Paracelso: hai trasformato il piombo in oro. Hai chiamato alcuni grandi da Heidegger a Holderlin, a R. Barthe a E. Zolla a Steiner per avvalorare versi che , sempre nella mia modestissima ottica, appaiono di scarsa rilevanza. Non trovo né saga né Bibbia, a volte una elencazione di nomi impossibili, e banali queste immagini innate.

    “Ovunque si lascia
    dietro una traccia
    nella lacrima della fanciulla
    nella forza del giovane
    sulla soglia
    e nella volta
    la vita stessa
    piena
    generosa
    ma condannata.”

    Ecco se in questi versi o altri simili ci siano la saga familiare,i richiami biblici
    e io non me ne accorgo vuol dire che l’età ormai avanzata mi impedisce di penetrare la poesia.I dubbi frequentando questo blog mi sono divenuti familiari, dato che spesso mi meraviglio dei commenti super positivi che leggo anche sopra poeti che a me appaiono modesti. E’ indubbio che sono io in errore, e ripeto un po’ rimbambito.

    “L’umanità che abita queste pagine luminose esorta, con una presenza muta e liturgica, a ritrovare il calore comunitario antico e i ritmi rigeneranti dei riti naturali”

    Mamma mia ! che cosa mi perdo a non riuscire a penetrare questi versi profondissimi..:

    “Immagini innate
    sui piedi
    nel grembo
    sui palmi
    si stampano.
    Custodisco la paola
    e il nome
    sicuro
    riconoscibile segno.
    Pegno
    per ogni tempo”.

    Questa la strabiliante chiusa.E in questa Rivista ci si perfette di distruggere la Triade Ungaretti, Montale .Quasimodo ( Favetto e Sagredo), di demolire un Poeta grandissimo padre di tutta la poesia italiana della prima metà del novecento come Giovanni Pascoli. Mah

    • letizia leone

      Caro Salvatore,
      conosco bene le tue posizioni estetiche ampiamente dichiarate e dibattute sulle pagine di questa rivista tanto che ormai si rischia di essere ripetitivi.
      Se è vero che nel comprendere siamo inclusi entro un accadere di verità, non posso che confermare la gioia con la quale mi sono messa in ascolto della forte risonanza di queste parole “nude” e degli esiti ontologici della poesia della Vrhovac, restando ( pur nella libertà dell’interpretazione) aderente ai testi e lontano da giochi di prestigio, funambolismi o alchimie. Ma a parte ciò mi dispiace leggere nelle tue parole una malcelata insofferenza nei confronti di una rivista “trasparente” che lascia la totale libertà di espressione agli interlocutori, alle loro motivazioni e riflessioni, inclusa la responsabilità critica dei loro giudizi…

      • Salvatore Martino

        Letizia adorata a parte l’affetto e la straordinaria stima che ci lega entrambi forse non sono stato abbastanza chiaro nel vergare questo mio commento: la critica non veniva affatto rivolta alla Rivista, che opera in una maniera di grande prestigio, elevandosi molto al di sopra del mondo culturale e poetico in particolare che vegeta al momento in Italia. Facevo solo notare che a mio modestissimo parere, e addossandomi tutte le colpe della mia non comprensione notavo che la maggior parte degli interventi sono super positivi, anche in questo caso, nei confronti di autori che, sempre nella modestissima ottica personale, mi appaiono spesso mediocri.E questo oltre a generarmi qualche perfido sospetto, mi getta in uno stato di rimprovero verso il me stesso, che non riesce a penetrare più la poesia, se mai ne è stato capace. Può anche esserci una terza ipotesi:la mia avanzata età, e la mia dedizione maniacale di oltre mezzo secolo alla poesia mi ha fatto diventare oltremodo esigente, sempre più legato al concetto della poesia come rara avis. D’altra parte ci sono diversi poeti, anche tra quelli che appaiono nella Rivista, che suscitano la mia ammirazione, il mio plauso incondizionato. Quindi abbandona il tuo dispiacere perché non c’è nessuna insofferenza da parte verso una Rivista che ripeto svolge una funzione straordinaria in questo piccolo mondo della poesia italiana.

  5. annamaria favetto

    Giovanni Pascoli: Padre? Ma di che?
    Ma avete mai letto i suoi Grandi Contemporanei Stranieri?
    Siete fuori di testa!

  6. Bisogna leggere interamente (o in buona parte)la produzione di un poeta per poterlo capire; Pascoli è vittima delle infelici scelte delle antologie scolastiche; idem Carducci,e così andando. Solo Leopardi si salva dallo scempio: perchè in lui la resa poetica non conosce intermittenze.E così Dante.

    • Salvatore Martino

      Dice bene Anna Ventura sia sulla lettura in buona parte di un poeta, sia sui guasti prodotti dall’insegnamento scolastico.A questo proposito aggiungo un aneddoto purtroppo personale. Diversi anni fa, quando mi recavo molto sovente nelle scuole per leggere poesia, era facile allora, bastava accordarsi con i Presidi, capitai nel Liceo Classico Carducci-Ricasoli di Grosseto per leggere il mio adorato Petrarca. Alla fine i ragazzi mi avvicinarono dicendomi testualmente: noi non sapevamo di studiare cose tanto belle.Nessun commento!
      Vorrei aggiungere, come risposta alla Favetto, che non credo di essere fuori di testa, perlomeno non ancora.E poiperchè ha usato il plurale in questo caso visto che soltanto io avevo parlato di Pascoli?
      Nel caso del poeta di San Mauro si potrebbero riempire volumi per descriverne l’importanza.Le ricordo che Egli ha scritto moltissime opere da componimenti in apparenza semplici come Myricae o Canti di Castelvecchio ai Poemi Conviviali e ai Carmina latini , composizioni complesse di epos e mito e storia. Con gli scritti in latino vinse ripetutamente il Concorso internazionale di Amsterdam.E ancora scritti di critica e politici etc. Ma non è questo il punto.
      ” Con la sua ricerca linguistica audacemente sperimentale aprì la strada alla rivoluzione poetica del Novecento” cito direttamente dalla Treccani.
      Concludo questo breve accenno ricordandole quella straordinaria professione di poetica tracciata intorno alla tematica del “fanciullino”.
      ” Nell’intimo di ognuno di noi vive una parte nascosta che riesce a penetrare il mistero delle cose e a cogliere nella complessa realtà che lo circonda gli aspetti più insondabili e profondi”.Straordinaria lezione per tutti noi che tentiamo la strada della poesia.

  7. gino rago

    Gentile signora Favetto, non di rado i commenti che generosamente Lei affida all’Ombra delle Parole si lasciano ammirare per congruità, originalità, pertinenza. Frutto finale indiscutibilmente legato alla Sua fine cultura poetica.
    Ma su Pascoli, e sulle influenze dalla sua poesia irradiate su tanta poesia italiana, Salvatore Martino ha davvero ragione. Almeno stavolta gli va indiscutibilmente riconosciuto.
    Letizia Leone, poi, anche in questa prova si conferma grande interprete della lirica contemporanea.
    Gino Rago

  8. Salvatore Martino

    Caro Gino Rago ti ringrazio quasi commosso del tuo riconoscimento. Se anche molto spesso su diverse posizioni è bene guardare all’Altro con obiettività.

  9. antonio sagredo

    Certamente la Favetto è esagerata. E bisognerebbe punirla per la impudenza e per le parole inopportune e ingiuste rivolte a Salvatore Martino che sono scorrette e volgari. Sul Pascoli personalmente mi sono espresso più volte in passato negativamente; da quando ero giovane, ventenne, e che questo poeta mi è indigesto con quel suo “fanciullino” e tutto il resto, quelle sue poesie che dovevamo imparare a memoria sono stato il mio tormento, una tortura indicibile!
    A 20 anni avevo già nel cervello i versi di Lorca, Majakovskij, Eliot, Pasternak, Mandel’stam, Apollinaire, Valery, ecc che sono stati una grandissimo antidoto contro le cantilene pascoliane. Che abbia vinto dei concorsi internazionali, ecc. non è per me motivo essenziale.
    E la Treccani? Ma chi è l’autore dell’elogio?
    Insomma se la Favetto almeno si scusasse! Ma non credo che lo farebbe.

  10. Ettore Sansovito

    Mi permetto di intervenire come prima volta.
    Seguo questo blog da molto tempo e lo ritengo serio;
    ed entro nella questione subito: Salvatore Martino sa essere duro e severo nei suoi giudizi contro diversi poeti e a gamba tesa contro alcuni interventi.
    Quindi deve aspettarsi degli attacchi, anche talvolta “maleducati”, da chicchessia. L’intervento della sig.ra Favetto ha creato dello sconcerto, ma questo fa parte del gioco. Sagredo, l’ottimo poeta, interviene a suo modo, gli altri non sono da meno. Rago che è un signore, sa come colpire con maniere eleganti; ecc.
    Questo volevo scrivere, e scusatemi.

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