Donatella Bisutti testi tratti da Rosa alchemica (Crocetti, 2011, 150 € 14) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa: “Torniamo a parlare con la luna”

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Donatella Bisutti è nata e vive a Milano. È giornalista professionista. Ha collaborato in particolare alla collana I grandi di tutti i tempi (Mondadori) con volumi su Hoghart Dickens e De Foe e ha tenuto per otto anni una rubrica di poesia sulla rivista Millelibri (Giorgio Mondadori editore). Nel 1984 ha vinto il Premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito con il volume Inganno Ottico (Società di poesia Guanda,1985). Nel 1990 è stata presidente della Association Européenne pour la Diffusion de la Poésie a Bruxelles. Di poesia ha poi pubblicato Penetrali (ed.Boetti & C 1989), Violenza (Dialogolibri, 1999), La notte nel suo chiuso sangue (ed. bilingue, Editions Unes, Draguignan, 2000), La vibrazione delle cose (ed. bilingue, SIAL, Madrid, 2002), Piccolo bestiario fantastico,(viennepierre edizioni , Milano 2002), Colui che viene (Interlinea, Novara 2005, con prefazione di Mario Luzi). È in via di pubblicazione a New York l’antologia bilingue The Game tradotta da Emanuel di Pasquale e Adeodato Piazza Nicolai (Gradiva Publications, New York). La sua guida alla poesia per i ragazzi L’Albero delle parole, è stata costantemente ripubblicata e ampliata dal 1979 e attualmente edita nella collana Feltrinelli Kids (2002). Il saggio La Poesia salva la vita pubblicato nei Saggi Mondadori nel 1992 è negli Oscar Mondadori dal 1998. Nel 1997 ha pubblicato presso Bompiani il romanzo Voglio avere gli occhi azzurri. Fra le traduzioni il volume La memoria e la mano di Edmond Jabès (Lo Specchio Mondadori 1992), La caduta dei tempi di Bernard Noel (Guanda 1997) e Estratti del corpo sempre di Bernard Noel (Lo Specchio Mondadori 2001).Il suo testo poetico “L’Amor Rosa” è stato rappresentato come balletto al Festival di Asti con musica del compositore Marlaena Kessick. Ha curato per Scheiwiller l’edizione postuma delle poesie di Fernanda Romagnoli, dal titolo Il Tredicesimo invitato e altre poesie (2003). È nel comitato di redazione della rivista «Poesia» di Crocetti per cui cura la rubrica «Poesia Italiana nel Mondo», nella redazione delle riviste «Smerilliana» e «Electron Libre» (Rabat, Marocco), tiene una rubrica di attualità civile, «Il vaso di Pandora», sulla rivista «Odissea» e una rubrica di interviste «La cultura e il mondo di oggi» sulla rivista di Renato Zero «Icaro». Collabora a diversi giornali e riviste, tra cui l’Avvenire, Letture e Studi Cattolici, Fonopoli, Leggendaria, La Clessidra, Semicerchio. È membro dell’Associazione Culturale Les Fioretti a Saorge in Francia. Tiene corsi di scrittura creativa per adulti, corsi di aggiornamento per insegnanti anche a livello universitario e laboratori di poesia per le scuole. Ha ideato e dirige la collana di poesia autografata “A mano libera” per le edizioni Archivi del ‘900 in cui sono apparsi finora testi di Luzi , Spaziani e Adonis. È tra i soci fondatori di “Milanocosa”.

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa: Torniamo a parlare con la luna

 Parafrasando Nietzsche si può dire che «la Poesia è una specie di errore senza il quale una determinata specie di esseri viventi può vivere benissimo».

 Del libro di Donatella Bisutti ho scelto le poesie che parlano con la luna. Qualcuno ha sostenuto che «parlare con la luna» è oggi un atto ingenuo e sproblematizzante, io invece ritengo vero il contrario: «tornare a parlare con la luna» è un atto di indipendenza intellettuale e di contro conformismo. Si badi, non dico anti conformismo, dico un’altra cosa. La poesia irta di «oggetti» del quotidiano e del privato mostra tutti i suoi punti deboli, non si sa neanche più che cosa siano il «privato» e il «quotidiano». Dove si trovano gli oggetti? E quali oggetti?. Si danno oggetti se c’è una cornice iconico-simbolica e all’interno di una procedura e di un orizzonte iconico-simbolico. C’è una gerarchia degli oggetti come qualcuno vorrebbe farci credere? O sono tutti eguali? La problematizzazione che una certa cultura ha indotto, che cioè fosse fatuità scrivere poesie sulla luna, non ci convince più, è stata una pessima sproblematizzazione, una prescrizione che ha investito la poesia che è stata colpita dal tabù della nominazione. La «luna» era innominabile, e così via. Una cultura che istituisce tabù è una cultura della morte, che si avvia all’isterilimento. Quando la sproblematizzazione investe non solo il soggetto ma anche e soprattutto l’oggetto, prescrivendo tabù e divieti, ciò determina un duplice impasse narratologico, con la conseguenza della recessione di interi temi nell’indicibile in poesia e di interi generi a kitsch.

Mai forse come nel nostro tempo la «dicibilità» di alcuni temi della poesia come genere è precipitata nell’indicibile: una grande parte dell’esperienza significativa della vita di tutti i giorni è oggi preclusa alla poesia, per aderire al genere romanzesco della narratività: il romanzo, il diario, la biografia, la biografia romanzata, il diario romanzato…

Direi che l’ordinamento della cultura con il suo semplice prescrivere il dicibile, bandisce tutto ciò che non è immediatamente dicibile nei termini della sua sintassi e del suo lessico. L’indicibile diventa ciò che non è più tematizzabile secondo un certo cliché culturale. Ecco spiegata la ragione del trionfo del minimalismo artistico che fa le fiche al minimalismo mediatico come cannibalismo e duplicato della comunicazione.

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Com’è risaputo, oggi i poeti non scrivono quasi più poesie sulla luna, si dà per scontato che si debbano scrivere poesie irte di «quotidiano», di «privato», di «oggetti domestici». Si afferma che essi sono i veicoli delle esperienze significative. Io penso invece che questo approccio si limita a comunicare il comunicabile, e in tal guisa non fa altro che duplicare la tautologia. C’è oggi un’oggettiva difficoltà ad affrontare, in poesia, la problematica di un’«esperienza significativa». Qualcuno si chiederà: «Che cos’è una esperienza significativa?». In realtà, si tratta di un oggetto poco rischiarato dalla riflessione filosofica. «Si possono scrivere poesie sulla luna?»; Si possono scrivere poesie che mandano segnali di fumo su Marte?; dove sono le poesie che parlano con la Luna?, o che mandano segnali  su Marte?

Conseguenza inevitabile dell’impasse in cui è caduta la poesia contemporanea è che si parla innanzitutto molto più del «soggetto», dei suoi ruoli e del suo luogo, che dell’«oggetto», perché il «soggetto» ha cessato di funzionare come principio, o come principio regolatore, ma si è diffuso ovunque, è diventato un «soggetto diffuso», egolalico, ipertrofico. Per contro, si parla molto meno dell’oggetto che del soggetto, così che il discorso poetico si dissolve in una miriade di appercezioni soggettive, in una fenomenologia delle percezioni soggettive.

Grandissima parte della migliore poesia contemporanea assume senza battere ciglio il logos sproblematizzato della «soggettività», e finisce nella reificazione delle forme espressive.

La poesia dell’«esperienza» ha bisogno di un universo simbolico entro il quale prendere dimora e di un rapporto di inferenza tra il piano simbolico e l’iconico; in mancanza di questi presupposti la poesia dell’io cessa di esperire alcunché e diventa qualcosa di autocentrico ed egolalico, la carnevalizzazione di se stesso, esternazione del dicibile sul piano del dicibile: ovvero, tautologia.

Se l’orientamento della poesia verso un orizzonte iconico-simbolico manca, manca la poesia il proprio bersaglio. Non v’è orientazione semantica senza orientazione verso un mondo iconico. Così la poesia si limita ad esprimere il senso che può, al di qua di ciò che intende e al di là di ciò che attinge. Il compito che oggi arride alla poesia è appunto ricostruire una relazione iconico-simbolica, dare il foglio di congedo permanente  alla procedura di relazionare il significato al significante.

In un mondo in cui le relazioni umane sono diventati un problema tra gli esseri ridotti a vasi incomunicanti di un messaggio assente, resta il problema di come tornare a fare poesia sulla luna, e con la luna; di come liberare le emozioni dalla cella dell’io che racchiude l’inautenticità del quotidiano.

Qualcuno potrebbe obiettare che «oggi è possibile soltanto una poesia dell’inautenticità e del falso». Io mi limito a rispondere che la poesia «falsa» la puoi riconoscere dal suo disvalore semantico, dalla fasulla significazione, come una moneta falsa la puoi riconoscere dal suo falso tinnire.

Osip Mandel’stam ha scritto che un poeta fa poesia quando «scambia segnali con Marte», e io aggiungerei, perché no, anche con la luna.

cinese drago Si racconta che nei tempi antichi, in Cina, quando arrivava un'eclissi di sole, si usasse battere i tamburi per cacciar via il dragone che si stava ...

cinese drago Si racconta che nei tempi antichi, in Cina, quando arrivava un’eclissi di sole, si usasse battere i tamburi per cacciar via il dragone che si stava …

Donatella Bisutti

Divagazioni sulla luna

Quel fiore bianco sull’acqua
era già appassito nei sogni

*

Nell’acqua riflessa
una luce al di là.

*

Nel cielo
la luna si fa interrogativo

*

Canzonetta

Per te
voglio essere notturna.
Nell’oscurità offrirti
la mia luna.

*

Si provarono in tanti a disegnarla:
uno solo vi riuscì
che lasciò uno spazio bianco
e, intorno, il cielo.

 

(Donatella Bisutti)

Penetrali

La luna era dietro,
pallida come volto di bambina,
smorta come fiore abbandonato
ad acqua oscura –
Attraverso lo squarcio delle nuvole
in quel punto il cielo può essere colpito.

*

Poiché solo nel buio appare si dimentica
che la luna è in cielo anche di giorno.

*

A che tu m’afferri
fra le nuvole – impaurita –
mi dileguo

*

Dal bianco foro della luna sfugge
la luminosità del cielo.

*

Eclissi

Se ti frapponi opaco
fra me e la luce
io non sono più nulla

*

Scia

Sul mare i passi della luna
____________________

in cima al cielo.

*

un chiarore
al bordo delle nuvole
il sorriso interiore della notte.

*

Gli angeli annuvolano la spiga della luna
e una falce è il contorno del suo viso.

.
Eternità

Tu sarai il coltello che affonda
nei bui interstizi del cielo.
Io sarò la tua notte silenziosa
affinché tu penetri
negli interstizi del silenzio e accenda
un alfabeto di faville

Aperto dal coltello il frutto del cocco
gocciola il suo denso latte.
Una stessa luna racchiude falce e frutto,
ma guarda alla docilità del coltello.

Una stessa docilità accomuna
la lingua della mite candela che divora il buio
e la favilla che si affida.
È il cielo che si spoglia per la luna
o è nuda la luna per il cielo?

Albero della mia nave
la tua punta squassata infilza il vento.
Nell’oscurità del legno il fuoco sale
fino alla fredda luce quieta delle stelle.

Non ricomporrai il filo
delle perle che la notte ha sparso,
a quella sempiterna, a quella chiara
luce ordinando il cosmo.
L’inquieto sciame ogni notte divora
il madido frutto della luna.

Sii legna e taglialegna.
Dalla circoncisione del tronco
alto si leva lo sciame delle lettere.
Più vicino – per questo solo più ardente alfabeto
firmamento più effimero
di quello delle stelle.

Sola
eternità è la docilità che si consuma.


Piccola Apocalisse di neve

Il cavaliere di neve porta alto
il calice del liquido splendente
ventaglio fiammeggiante
il vaso della forma originaria.
L’isola dei beati all’orizzonte del giorno.

.
L’angelo del giorno

L’ala dell’angelo ruota all’orizzonte
precipita il mondo in un’infanzia di luce.
Quando la luna matura lenta dall’opale
una falce è il contorno del suo viso.

.
Due bambini

La spiaggia, ma buttata
da immondizie e ristagni.
In quel padule
giocano due bambini con i ricci sporchi,
due putti barocchi usciti da una loro
nicchia dorata fanno segno
che mi avvicini
e quando li ho raggiunti
con una benda d’alghe puzzolenti

.
Lo sguardo

Il gatto
apparve dal fondo del giardino
leccò un po’ dalla ciotola
poi sedette immobile
lo sguardo dritto fisso
le sue pupille nelle mie pupille
senza ringraziare né chiedere
solo guardare.
ed io fui intera nelle sue pupille
interamente dentro quello sguardo
senza giudizio senza attesa
quietamente fui.
mi ricoprono gli occhi

.
Selbst

La stanza
la voglio monacale:
una precisa
porzione di infinito.
ed io
dentro
a risuonare il vuoto.

.
Lezione di bicicletta

La mia prima bicicletta a due ruote
tu mi tenevi il sellino
davanti al paesaggio d’estate
vuoto
finché perduta la pazienza
ricordo i tuoi
schiaffi sonori sulle guance.

Così mi spingesti
verso l’infinito
ho imparato a pedalare per sfuggirti
muovendo i piedi ho incontrato i pedali
non avevo altro modo per sottrarmi
trovando in qualche modo un equilibrio
ho affrontato la vita per paura.

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40 commenti

Archiviato in critica della poesia, critica letteraria, poesia italiana contemporanea

40 risposte a “Donatella Bisutti testi tratti da Rosa alchemica (Crocetti, 2011, 150 € 14) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa: “Torniamo a parlare con la luna”

  1. E lei si chiama luna

    ….E poi la luna è solo un grande sasso

    e la poesia sta dentro gli occhi

    consapevoli di chi la guarda

    ….E poi i sassi sono piccole lune

    nessuno li guarda negli occhi

    e la poesia sta dentro consapevole

    si, ma la luna smuove i mari

    e illumina sentieri..

    i sassi arginano il mare

    e fanno compagnia ai viandanti

    La luna è un macigno solitario ed altezzoso,

    spesso decide di sparire per dar spazio alle stelle

    ..e buone quelle, illudono per non morire:

    visibili dall’infinito, non esistono ;

    che losca congrega sopra gli occhi

    di chi non guarda consapevole!

    Le piccole lune, invece, stremate

    da infiniti calpestii, espiano colpe

    tappezzate di voragini ignominose

    lungo i cammini assolati e torridi

    Ma , loro, con tenacia

    conservano ogni impronta

    ogni passaggio di sete e fame,

    e, arsi dal sole, stanno lì

    senza ombra a farne mistero

    senza luce a dirne poesia.

    Che popolo strano sono i sassi!

    si guardano, non si somigliano

    e non si perdono nel buio.

    Giugno 2011-06-22

  2. Grazie, caro Flavio, per averci fatto conoscere questo momento di grande poesia e di grande musica.Oggi che la lotta per il potere raggiunge le guglie più alte, ancora ci consola una voce umana,così serena e profonda, così capace di risvegliare le radici profonde della bellezza.

  3. ALLA RICERCA DELL’ISOTOPO ELIO 3 SULLA LUNA
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2016/11/11/donatella-bisutti-testi-tratti-da-rosa-alchemica-crocetti-2011-150-e-14-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-torniamo-a-parlare-con-la-luna/comment-page-1/#comment-16071
    Scrive Giuliano Aluffi: Venerdì di Repubblica, 12 agosto 2016:

    Nel prossimo decennio partirà la corsa ad accaparrarsi le aree lunari più preziose, un’internazionale e gigantesca “corsa all’Eldorado”.
    “Le uniche regole da rispettare sono quelle del Trattato sullo spazio extra-atmosferico del ’67, che non impedisce a nazioni o aziende di estrarre risorse dai corpi celesti o edificare stazioni di ricerca. E poiché solo piccole porzioni della superficie lunare – come i Picchi di Luce Eterna, formidabili fonti di energia solare vicine ai due poli – sono davvero adatte a questi scopi, c’è il rischio di un’aspra competizione. Il modo per prevenirla è unire i Paesi in missioni congiunte” spiega l’astrofisico Philip Metzger del Kennedy Space Center della Nasa “Oltretutto il Trattato dello Spazio Esterno è facilmente aggirabile. Lo si può ripudiare con il preavviso di un anno, e per preparare una missione spaziale ci vuole molto più tempo. Quindi, una nazione potrebbe organizzarla in segreto, ritirarsi dal trattato un anno prima del lancio( quando gli altri non avrebbero più il tempo di recuperare) e poi far atterrare un lander sui Picchi di Luce Eterna e rivendicarli come territorio nazionale. A questo punto il resto del mondo dovrebbe decidere se scatenare una guerra. Eventualità improbabile. Perciò chiunque facesse quella prima mossa avrebbe un enorme vantaggio nello sfruttamento delle risorse lunari […]

    Perché i Picchi di Luce Eterna sono così attraenti?

    “Sulla Luna ci sono solo due aree in cui si potrebbero trovare sia materie prime preziose come l’acqua sia energia solare illimitata” spiega l’astrofisico Martins Elvis, docente ad Harvard. “Sono vicini ai poli. Lì, all’interno di alcuni vasti crateri, non arriva mai la luce del sole e, per questo, pensiamo che contengano ancora il ghiaccio portato dagli asteroidi. A pochi chilometri ci sono aree (come la cresta del cratere di Peary, al Plo Nord, e le vette sulla cresta dei crateri di Shackleton e De Gerlache, al Polo Sud), meno estese di un chilometro quadrato, che sono esposte al Sole per oltre il 90% del tempo. Con impalcature sopraelevate in quei punti si potrebbe catturare energia senza interruzioni. La piccolezza di queste aree rende così pressante la corsa per assicurarsele. La Cina ha spedito nel 2013 sulla Luna il lander Chang’e 3 con il Rover Yutu («coniglio di giada»), che esplora e analizza la composizione del terreno, e ha piani per altre missioni più vicine ai Picchi di Luce eterna. Così come il Giappone. L’Agenzia spaziale europea invece per ora sembra più interessata all’acqua che all’energia, anche per via del proggetto di villagggio lunare, da costruire dentro i grandi canali scavati dalla lava così da avere una protezione dai raggi cosmici”.

    Proprio vicino a un Polo andrà poi la missione russo-europea Luna Resurs del 2025. “L’obiettivo è atterrare con un grande Lander nella regione del Polo Sud lunare. L’Esa partecipa allo sviluppo di sistemi di navigazione, atterraggio, trivellazione ed analisi di campioni del suolo” dice Tommaso Ghidini, capo della sezione Tecnologia dei materiali dell’Esa. “La collaborazione tra Roscosmos (l’Agenzia spaziale russa) e l’Esa ci permetterà di impiegare sulla Luna le innovazioni dell’industria spaziale europea e ci consentirà missioni altrimenti poco sostenibili, visto che le risorse europee sono concentrate sul piano Exomars di esplorazione del pianeta Rosso”. Anche Exomars, del resto, vede un coinvolgimento importante della Russia..

    Per Ghidini non è giusto però parlare di corsa alla Luna. «”la competizione è dappertutto, nella scienza e altrove. Ma per missioni di questa entità, che potranno portare l’umanità a vivere su altri pianeti e corpi celesti, cominciando dalla Luna, il verbo “competere” deve necessariamente lasciare il posto al verbo “collaborare”».

  4. Dolce e chiara è la notte e senza vento,
    E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
    Posa la luna, e di lontan rivela
    Serena ogni montagna. O donna mia,
    Già tace ogni sentiero, e pei balconi
    Rara traluce la notturna lampa:
    Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
    Nelle tue chete stanze; e non ti morde
    Cura nessuna; e già non sai nè pensi
    Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
    Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
    Appare in vista, a salutar m’affaccio,
    E l’antica natura onnipossente,
    Che mi fece all’affanno. A te la speme
    Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
    Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
    Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
    Prendi riposo; e forse ti rimembra
    In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
    Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
    Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
    Quanto a viver mi resti, e qui per terra
    Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
    In così verde etate! Ahi, per la via
    Odo non lunge il solitario canto
    Dell’artigian, che riede a tarda notte,
    Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
    E fieramente mi si stringe il core,
    A pensar come tutto al mondo passa,
    E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
    Il dì festivo, ed al festivo il giorno
    Volgar succede, e se ne porta il tempo
    Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
    Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
    De’ nostri avi famosi, e il grande impero
    Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
    Che n’andò per la terra e l’oceano?
    Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
    Il mondo, e più di lor non si ragiona.
    Nella mia prima età, quando s’aspetta
    Bramosamente il dì festivo, or poscia
    Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
    Premea le piume; ed alla tarda notte
    Un canto che s’udia per li sentieri
    Lontanando morire a poco a poco,
    Già similmente mi stringeva il core.

  5. Cohen ha abbandonato il suo carapace fatto di carne e ossa: come Dante, come Leopardi, come tutti noi,prima o poi.Ma la bellezza resta: è il dono che i migliori lasciano alle generazioni future.

  6. Caro Giorgio, non ti stancare mai di riproporci Leopardi.è sempre una gioia e una consolazione

  7. Grazie Anna, l’ho postata perché qualche tempo fa un letterato mi bacchettò perché avevo osato di proporre una rubrica di “Poesie sulla luna”, dandomi dell’inesperto e del reazionario. Io francamente non avevo molto chiaro il nesso che lega la luna alla reazionarietà… Penso che oggi che si scrivono fiumi di poesie su tutti gli «oggetti»,, sia una buona cosa rispolverare anche la luna quale oggetto di poesia…

    • Caro Giorgio, sono con te nella difesa della luna non come oggetto di sfruttamento minerario, ma come oggetto o meglio soggetto di poesia. La luna è magica per il suo colore, per la sua posizione rispetto alla terra (non troppo lontana e neppure troppo vicina), perché da quando l’uomo ha conquistato la posizione eretta il suo sguardo è stato attratto da quella sfera luminosa nel cielo più o meno blu, dalla scia luminosa che lascia sulle rocce sulle colline sul mare. La luna è il nostro primo punto di riferimento cosmico, ci accompagna nella contemplazione della notte, ci fa sognare: molto probabilmente le emozioni suscitate dalla luna si sono stratificate nella memoria collettiva e a noi giunge la meraviglia delle prime creature umane che l’hanno vista..e non soltanto con gli occhi, ma anche con ogni facoltà percettiva anche di grado superiore…e poi, da quando l’ha cantata Leopardi, la luna è diventata l’icona della poesia pura! Grazie, Giorgio, per averci proposto un argomento così interessante. Mariella

  8. Il letterato doveva essere lui inesperto e reazionario Non ricordo questa rubrica “poesie sulla luna”,ma l’idea mi sembra affascinante.
    Perchè non riproporla? O estenderla a tutto il firmamento?La nostra terra è sempre più “terra”;ogni tanto, prendiamoci il piacere di allontanarcene.

  9. Giuseppina Di Leo

    Sono d’accordo con quanto dici Giorgio che la poesia può parlare meglio della Luna che di tanti oggetti, come anche sull’argomento della “quotidianità” che non è, evidentemente, un parlarsi addosso.
    Stamani ho appreso anch’io della morte del grande Leonard Cohen, e posto una poesia, pur incompleta, che anni fa avevo scritto ascoltando le sue canzoni. Il dato che mi impressiona è la circostanza che cito in questi versi relativi alla data odierna:
    *
    Mi serve un ritmo per non morire
    l. Cohen fa sul serio la sua parte
    ha tagliato a metà il suo mantello
    rimane nudo per non sentirsi solo

    senza ritmo niente mirto

    niente di niente ha un senso.
    Batte il ritmo per non morire
    una bugia si può ben dire
    ma non da vecchi, quando mentire non serve a niente;
    ma chi si serve del vento può capire la luna dove va
    […]
    Batte il ritmo per non morire
    quella voce che mi manca;
    scusa l. cohen non ce l’ho con te
    ti ascolto ogni sera di ogni santo giorno

    scusa l. Cohen, un quarto nella deriva,
    spazzatura porto in sogno,
    l’oro delle strade, l’oro nero
    delle discariche, ma il sogno
    sapresti mai dire che forma ha?
    L’altra notte devo averlo urlato.
    (29.01.012)
    GDL

  10. antonio sagredo

    quando ero giovane di circa 19 anni scrissi un componimento dal titolo:
    “La luna cariata”…. devo con grande dispiacere constatare che si vuole rigenerare la luna come se no fosse stato mai un dente andato a male… e perciò vi sono ancora alcuni autori che percepiscono questo fossile come se fosse dotato di carne e anima… Leopardi almeno “finse” quando straparlava d lei; poi a Dante non era molto simpatica e non mi stupisco, se per caso l’avesse dotata di corpo e forse d’anima di certo l’avrebbe scaraventata nell’inferno… la luna. oggetto della nostra poesia barocca, torlo d’uovo putrescente, cadavere il cui tesc””hio marchiato si fa beffe di noi come se fosse una creatura viva! – e che ci gira intorno quando ancora non eravamo – e non siamo ancora adesso! – La luna non esiste se non nella nostra immaginazione…

    LA POESIA E’ DIVERTIMENTO E FINGE UNA OFFESA CHE NON E’ FINTA AFFATTO!

  11. Donatella Costantina Giancaspero

    io penso molto semplicemente che non è l’oggetto “nobile” a fare nobile la poesia ma è il poeta che deve porsi da una prospettiva che non banalizzi l’oggetto, tanto più quando si tratta di un oggetto usurato e visitato innumerevoli volte come la luna o la natura, il paesaggio etc. E’ il modo, ovvero l’approccio, gli strumenti retorici e filosofici, che fanno l’ossatura e la nervatura della poesia. E’ importante non ricadere nel luogo comune… viceversa, si può parlare di argomenti o di oggetti che di per sé hanno profondità, ma che trattati in modo inadeguato banalizzano il tema e l’oggetto. Basti pensare alle centinaia e migliaia di poesie che sono state di recente scritte sul tema dei migranti o sul tema del femminicidio, temi interessanti di per sé ed educativi, ma sviliti dal modo acritico e rozzo con cui li si tratta e li si utilizza. Ritengo cmq interessanti queste “divagazioni sulla luna” di Dontella Bisutti perché offrono un altro modo di fare poesia e un diverso modo di fare poesia che non sia la solita ricetta del quotidiano per il quotidiano, o della finzione per la finzione.

  12. Giuseppina Di Leo

    Anche l’amore è un altro tema vecchio come il mondo, eppure come si può fare a meno di parlarne?
    E il dialogo che Donatella Bisutti intreccia in queste poesie è essenzialmente dialogo d’amore, grazie alla Luna, o in sua assenza (Per te/ voglio essere notturna./ Nell’oscurità offrirti/ la mia luna. – Canzonetta).
    Sull’argomento amore, sulle sue svariate declinazioni, mi piace riportare, di Leonard Cohen, il link di: Dance to the end of love:

  13. Donatella Costantina Giancaspero

    Condivido, Giuseppina! E grazie per il video che ci ricorda Leonard Cohen.

    • Giuseppina Di Leo

      Grazie a te Donatella Costantina, condivido anch’io ciò che dici, poter esprimere in poesia argomenti apparentemente scontati e senza cadere nei soliti luoghi comuni, richiede perlomeno una buona capacità d’analisi.

  14. Non c’è luna stanotte sulla città, ma sempre dei lunatici in giro, sì, specialmente adesso che un bandito capitalista ad oltranza ha vinto le elezioni alla presidenza . . allora, meglio che m’incontri con Donatella, signora gloriosa che conosco, apprezzo, e stimo anche come poeta di una semplicità formale che inganna per la sua disinvoltura espressiva. Non facile compiere le sue acrobazie. Chiedo, chi e quail sono i poeti viventi capaci di menzionare, o di romanzare nei loro versi la luna senza che il lettore faccia delle smorfie? Già ne faccio io, solo pensandoci un secondo. . . rivolgersi alla luna, che da cinquantanni si raggiunge quasi con una schioppettata, non si fa piu alla Leopardi. Non facile, né semplice. Non trovando un altro buon poeta contemporaneo che si avvicini alle lune di Donatella Bisutti, Giorgio Linquaglossa ha ubbidito alla voce del grande Giacomo.

  15. Guido Galdini

    Mi permetto di aggiungere un video di Leonard Cohen, di grande intensità, del 1970.
    E’ la sua versione di un pezzo sulla resistenza francese: “Le complainte du partisan”.
    Buon ascolto

  16. antonio sagredo

    Dulcinea, la Bella, soffriva di visioni in fotocopia,
    fu una femmina fatale, cavaliera, esperta di aste armate.
    Su una veronica tracciò i punti cardinali
    – ah, anima candida! – dei suoi viaggi erogeni.
    Pianse la Colomba nell’alcova – pietre!
    Era tranquilla, statuaria come una Iside sedotta dai misteri,
    lubrificava di continuo le sue quattro ali
    perché potessero le sue ginocchia sacrileghe
    sollevare il Cavaliere in alto – pozzo o luna –
    e abbattere i malleoli del suo Minotauro!

    Vermicino, 20/09/2005

  17. SCRIVERE POESIE SULLA «LUNA»?
    https://lombradelleparole.wordpress.com/2016/11/11/donatella-bisutti-testi-tratti-da-rosa-alchemica-crocetti-2011-150-e-14-con-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa-torniamo-a-parlare-con-la-luna/comment-page-1/#comment-16071
    Come scrive Alfredo de Palchi, rivolgersi alla luna «che da cinquantanni si raggiunge quasi con una schioppettata, non si fa più alla Leopardi. Non è facile, né semplice», ma occorre reinventarsi un modo per parlare alla luna, in specie oggi che si considera la luna come un satellite facilmente raggiungibile in possesso di enormi giacimenti di Elio 3 che risolverebbero alla radice i problemi energetici del pianeta Terra. Il problema è che oggi siamo talmente abituati a farci prescrivere le tematiche a cui attenerci in poesia e nel romanzo (come anche nelle arti figurative) che pensare di scrivere una poesia sulla Luna è diventata un’impresa temeraria.È diventato problematico parlare con la luna, oggi lo fanno soltanto i dementi e i lupi mannari. Siamo abituati a considerare tutti gli oggetti alla stregua della loro «utilizzabilità» (Heidegger) e, se un oggetto entra nell’orbita dell’utilizzabilità, ecco che di conseguenza esce da quella del suo impiego poetico artistico. Il problema è appunto l’«oggetto». Che cos’è l’«oggetto»? Il poeta autentico parla sempre di un «oggetto» che nessuno ha visto… I poeti mediocri invece parlano sempre di «oggetti» che tutti hanno visto…

    Prendiamo ad esempio una «mano». Palazzeschi ne “L’Incendiario” (1905) si chiedeva:

    Tutti sapete bene
    che cosa sia una mano.
    Una mano!
    Chi è che non l’à vista?
    Ma non potete sapere
    in che consista
    una mano che non s’è mai vista.

    • Riporto alcune mie riflessioni. Per quanto concerne l’argomento luna, io credo che il problema non sia l’oggetto in sé, quanto il fatto di evitare un linguaggio o un pensiero in “poetichese”, ovvero tutta quella retorica che ci allontana dall’oggetto. Leopardi, in fondo, ha posto un quesito che poteva porre anche ad una stella o allo stesso buio. Quindi possiamo anche parlare della luna (credo sia meglio parlare con la luna e non parlare della luna), ma usando un opportuno linguaggio. Il problema non è l’oggetto, ma il linguaggio. E in Leopardi il punto focale non è la luna, ma la domanda: quando leggo le sue poesie mi soffermo sulle domande, sui problemi che pone; ad es. nell’Infinito non mi pongo il problema della siepe (oggetto), che è un mezzo per raggiungere il punto nevralgico dell’intero componimento, ovvero cosa c’è dopo, oltre, quell’impedimento fisico. Ecco nell’Infinito io mi preoccupo dell’oltre. Così, pure quando ho a che fare con la luna leopardiana, io mi soffermo sulla domanda che viene posta, non sull’interlocutore, che in questo caso è la Luna, ma che poteva essere, ripeto, anche il buio o tutto l’intero universo.

      • “Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
        Silenziosa luna?
        Sorgi la sera, e vai,
        Contemplando i deserti; indi ti posi.
        Ancor non sei tu paga
        Di riandare i sempiterni calli?
        Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
        Di mirar queste valli?
        Somiglia alla tua vita
        La vita del pastore.
        Sorge in sul primo albore
        Move la greggia oltre pel campo, e vede
        Greggi, fontane ed erbe;
        Poi stanco si riposa in su la sera:
        Altro mai non ispera.
        Dimmi, o luna: a che vale
        Al pastor la sua vita,
        La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
        Questo vagar mio breve,
        Il tuo corso immortale?”

        (G.Leopardi, versi Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)

        davvero qui ci si preoccupa della Luna e non delle domande che il Poeta pone?

  18. gino rago

    “Tutta la sfera varcano del fuoco
    et indi vanno al regno della luna…”

    Bellissima pagina, ottimi tutti i commenti. Toccanti le scelte musicali per ricordare L. Cohen. Intensi i versi postati.
    Brava Costantina Donatella Giancaspero per l’invito a tutti a non scansare il catulliano “multum vigilare lucernis…”
    Gino Rago

  19. anna maria favetto

    i canti dedicati alla Luna e le domande che il poeta pone… non hanno più senso e sono patetici…. è davvero sconcertante che i poeti qui,tranne qualcuno, ancora dicono della Luna… c’è da non credere… siamo nel regno della cretineria!

  20. anna maria favetto

    siamo? – Sono… e la loro insistenza mi fa pena, meglio migrare su Saturno!

  21. antonio sagredo

    Cara Angela, la sig.ra. Favetto, (che è più salentina di Lei) mia antica amica, si riferiva forse a questo mio componimento (oppure a uno degli altri 6 in cui compare la parola Saturno); quindi penso che diceva seriamente, nel senso che invece di Luna era meglio migrare su un pianeta che ha significati più primordiali e credo molto di più mitologici, forse; e si intende tutto è metaforicamente detto Comunque accetto la sua battuta spiritosa, che però cela male una risposta adeguata. A. S.

    ———————————————————————–
    Portavo la mia immagine per la città come un retrattile vessillo.
    Il tripudio dei miei passi scavava un sentiero di note austere,
    non avevo con me una reliquia da barattare con la santità
    e nemmeno una nicchia mi era data per un conforto da accattone.

    Gli svolazzi della mia mente erano capricci di stiletti spuntati a malincuore,
    da una accidia di laguna vedevo un puntino azzurro come tanti da Saturno
    – era la terra che miravo! – e non sapevo il suo millennio quel giorno estivo
    di lei che mi sorrise con Cassini. Quale gioia la conoscenza che compresi

    dai miei occhi, e come Dio fosse a sua volta una creazione della Rota,
    l’emorragia di una clessidra ai tempi della mia innocente trasparenza.
    Le contrade come una sinfonia d’infanzia in quel sarcofago: tabernacolo pinto
    da epitaffi e necrologi… per fissare, in una partitura, gli anelli della Storia.

    antonio sagredo

    Roma,
    all’ora terza del 29 gennaio 2014
    e 3/01

    • ah ecco, Antonio, ora comprendo il nesso con Saturno, caro amico di stessa mia radice salentina, anche se scritto così, a mo’ di can per l’aia, un commento – abbiamo imparato – crea sempre discordia… Lietissima che la signora sia salentina, anche se questo popolo (i salentini) è conosciuto per cordialità, accoglienza e sorrisi… Mi sono permessa di rispondere circa “le domande che il poeta pone” poiché tale argomento era stato chiamato in causa da me. Per il resto lo sai che mi curo di cose e persone decisamente distanti da quanto in oggetto in questo nostri due ultimi commenti. Ni sintimu Anto’ e complimenti per i tuoi versi.

  22. “Io senza luna”,diceva una mia zia dolcissima, a cui non era toccato il lusso di un viaggio di nozze; aveva sposato un orco, ma gli voleva così bene, che per lui preparava certi tarallucci fantastici, che nascondeva per casa, in modo che lui potesse trovare la sorpresa.L’amore è cieco, per fortuna; può permettersi il lusso di ignorare ogni luna.

  23. antonio sagredo

    ben detto, Anna, e spero che i poeti la ignorino per l’eternità!

  24. antonio sagredo

    la luna non si è accorta di nulla: è solo deserto e roccia inerte e ancora c’è chi vuole darle un’anima: roba da fa cadere i …

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