Aleph, Roma – vicolo del Bologna, 72, venerdì  21 ottobre 2016, h. 17.30 Presentazione della Antologia di poesia contemporanea italiana Come è finita la guerra di Troia non ricordo a cura di Giorgio Linguaglossa, Dialogo tra il curatore, i poeti rappresentati e il pubblico, con letture degli Autori antologizzati: Carlo Bordini, Luigi Celi, Edith De Hody Dzieduszycka, Steven Grieco  Rathgeb, Letizia Leone, Giorgio Linguaglossa, Giulia Perroni, Gino Rago, Antonio Sagredo,  Antonella Zagaroli – La Vostra Presenza è come sempre molto gradita

https://lombradelleparole.wordpress.com/2016/10/17/gino-rago-e-mario-m-gabriele-sullantologia-di-poesia-dellepoca-della-stagnazione-spirituale-come-e-finita-la-guerra-di-troia-non-ricordo-roma-progetto-cultura-2016-pp-352-e-18-a-cura-di-gior/.

https://lombradelleparole.wordpress.com/2016/07/18/luigi-celi-sullantologia-di-poesia-contemporanea-come-e-finita-la-guerra-di-troia-

Antologia cop come è finita la guerra di Troia non ricordo

C’erano una volta, nel lontano Novecento, le Antologie. Poi è avvenuto che le Antologie si sono diffuse e moltiplicate fino a perdere i connotati di serietà e di ricerca e sono diventate promozioni auto celebrative e cerimoniali, condominiali degli uffici stampa delle case editrici e dei circoli di appartenenza. Verosimilmente, con la scomparsa delle antologie è scomparsa anche quella fonte di ricerca e di selezione dei testi e degli autori che hanno contrassegnato nel passato queste operazioni culturali. Con questa antologia si è voluto ripristinare un costume antico, fare una antologia alla vecchia maniera, scendere nella miniera delle fucine dei singoli autori ed estrarre il metallo prezioso insieme ai conglomerati. Operazione non scontata perché presuppone un lavoro critico ed ermeneutico dei testi e degli autori. È stata questa l’operazione svolta dall’Ombra delle Parole: una ricerca coltivata in questi ultimi due anni di vita che ha visto la rivista telematica impegnata a scandagliare la ricerca dei singoli autori accompagnando la loro attività poetica con una parallela attività critica. Non è stato un compito facile. Molto probabilmente, sarà necessario un lavoro in progress, sarà necessario continuare la ricerca con altre operazioni antologiche che facciano il punto della situazione, delle situazioni, con autori nuovi o con i medesimi autori. Crediamo sia un lavoro necessario, anzi, ineludibile. Scrive Adorno nella Teoria estetica (trad. it, 1970, p. 275): «Ciò che ci dicono le opere… significa in epoche diverse cose obbiettivamente diverse, e ciò in definitiva ha conseguenze sul loro contenuto di verità. Le opere possono diventare ininterpretabili; possono ammutolire; spesso diventano brutte… Il passato ci dà sempre meno belle opere. La provvista di cultura si assottiglia… Il loro mutamento storico si estende anche al livello formale.»

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11 risposte a “Aleph, Roma – vicolo del Bologna, 72, venerdì  21 ottobre 2016, h. 17.30 Presentazione della Antologia di poesia contemporanea italiana Come è finita la guerra di Troia non ricordo a cura di Giorgio Linguaglossa, Dialogo tra il curatore, i poeti rappresentati e il pubblico, con letture degli Autori antologizzati: Carlo Bordini, Luigi Celi, Edith De Hody Dzieduszycka, Steven Grieco  Rathgeb, Letizia Leone, Giorgio Linguaglossa, Giulia Perroni, Gino Rago, Antonio Sagredo,  Antonella Zagaroli – La Vostra Presenza è come sempre molto gradita

  1. Steven Grieco-Rathgeb

    Sarà un grande piacere partecipare a questa presentazione!
    Che in qualche modo mi sento di emblematizzare con i due meravigliosi versi di Maria Rosaria Madonna, che simultaneamente aprono tutto e chiudono tutto, perché questa forse è la caratteristica di questa nuova poesia rappresentata dall’antologia:

    Il tram fa ingresso al centro della Marktplatz.
    Oscurità.

  2. Steven Grieco-Rathgeb

    A proposito, se la parola è tedesca, come infatti è, allora va scritta “Marktplatz”. “Market” è inglese, A meno che non sia scritta così nell’opera direttamente della poetessa, nel qual caso non si può toccare, e non è più questione di simili pignolerie, notate da uno che legge sia l’inglese che il tedesco, e il cui occhio rimane disturbato da questi piccoli refusi.

  3. Ho controllato l’originale di Maria Rosaria Madonna che sta nel file che conservo cautelosamente ed ho trovato «Marketplatz». Non saprei dire se si tratta di un refuso della poetessa, ormai morta, o se si tratti di un neologismo, di un barbarismo da lei inventato, di un «ibrido» volutamente barbarizzato mediante la contaminazione di inglese e tedesco, come era suo costume fare e che ha fatto anche nell’unica opera apparsa in italiano, Stige (1992), scritta in un latino barbarizzato e italianizzato, o, se si preferisce, in un italiano latinizzato e antichizzato.

    In un certo senso, possiamo prendere i due versi di Madonna ad emblema della fine della civiltà del Novecento:

    Il tram fa ingresso al centro della Marketplatz.
    Oscurità.

    Che il Novecento sia finito nella «Oscurità» e che siamo entrati in un’altra ben più fitta «Oscurità», mi sembra incontrovertibile.

  4. gino rago

    Operazione preziosa l’Antologia. E’ un onore esserci.
    gino rago

  5. Trascrivo qui un messaggio lasciato stamane, pochi minuti fa, da Mario Gabriele su Facebook:

    Caro Giorgio, ho letto la tua nota in appendice all’antologia e con il riferimento ad Adorno. Tutto si correla e si giustifica con l’antologia. Ora, bisogna andare avanti e io condivido questa scelta.Ma rimandiamo in Grecia la fitta onomastica con i vari Agamennone, Circe, Mercurio e Venere e affrontiamo il vero discorso della poesia di oggi, tenendo nella giusta considerazione una nuova antologia che prenda in esame il linguaggio contemporaneo, che ha una sua ragione di essere nel profondo della realtà. Qualche esempio, ? ma non ne hai bisogno, però mi piace citarne alcuni, eccoli: il tuo testo: Il gioco dell’ombra tra gli hangar, ma anche altri, quello di Sagredo:La gorgiera e il delirio, di de Robertis con: Max Frisch: Mare e cielo adunati in un unico sguardo, e poi Lucio Mayoor Tosi con: Tu non lo vuoi un animale domestico, e Adam Vaccaro con: Milano infila tunnel nel metrò. Ma ce ne sono diversi e di altri autori. Sono questi i segni poetici che danno un volto alla poesia che si prefigge di documentare il Nuovo Mondo linguistico, non gradito a molti impoltroniti nei loro Sofà e che da qui si rispecchiano nei loro testi.

    Mario Gabriele

    Caro Mario Gabriele,
    condivido le tue considerazioni e la tua proposta finale.
    Giorgio Linguaglossa

  6. letizia leone

    Felice e onorata di partecipare alla presentazione di questa Antologia che si pone come un work in progress, una progettualità dinamica e presuppone un lavoro critico (lungo negli anni) da parte di Linguaglossa alimentato dai dibattiti, dai confronti e dagli approfondimenti quotidiani della Rivista “L’ombra delle parole”. Nella densa prefazione dell’antologia si parla di “cambiamento di paradigma della forma-poesia” e già questo mette fuori corso la rigidità di ogni coordinata novecentesche e soprattutto evidenzia come oggi un poeta si trovi nella condizione di dissodare da sé il proprio terreno, e come debba ri-fondare di volta in volta ontologicamente le basi della propria scrittura. Di qui le molteplici voci eterogenee in dialogo virtuale presenti sotto il segno della mobilità e precarietà, sotto il segno del “Frammento” e del decentramento dell’io-lirico…Ringrazio il curatore e tutti gli amici-colleghi per il prezioso e raro e dinamico feedback poetico

  7. Antonio Colandrea

    Condivido in toto la premessa,bellissime e formative le antologie di una volta. Ottima l’iniziativa, peccato per la lontananza.

  8. Giuseppe Talia

    Carissime amiche e amici, idealmente sono con voi in questa serata di presentazione dell’antologia e brindo a voi con l’unica bevanda che ristora noi commensali del “cambiamento”, la Poesia.
    A voi/noi tutti dedico questo divertissement, che dietro l’apparente frivolezza, come è mio costume, nasconde un ben più serio horror vacui.

    Poesia Alcolica
    (D’annata 2002)

    Limoncello
    Mente e vista
    Un acquerello

    Martini
    E siamo tanti
    Soldatini

    Un amaro
    Ecco adesso sei
    Un faro

    Con lo Stravecchio
    Oh cacchio le rughe
    Sono uno scarabocchio

    La grappa
    Del sonno
    È una mappa

    Ci vuole un Marsala
    Scuro e dolce
    Come un caposala

    Ci muoviamo
    Come tanti fanti
    E’ un Chianti

    Le lacrime
    Sul volto corrusco
    Gocce di Lambrusco

    E’ l’ora del Campari
    Si dia inizio agli affari

    Whisky e dagli
    Orecchi escon fischi

    Baileys
    Un concorso da Miss

    Mettici la Tequila
    E niente più sembra
    Una trafila

    Siamo tante pere cotte
    Buonanotte

  9. annamaria favetto

    ….è stata una presentazione vivida: polemica di Salvatore Martino (uno degli esclusi), le provocazioni di Sagredo a tutto spiano contro tutti [specie Eliot (non è il più grande poeta del secolo trascorso) e Brodskij (più grande come saggista che come poeta: Nobel politico), l’eleganza di Rago, la serenità di Letizia Leone, l’equilibrio (ma non tanto) di Linguaglossa, la partecipazione attiva del pubblico (poeti e artisti), lettura dei propri versi da parte di ciascun poeta e infine

  10. PRESENTAZIONE DELLA ANTOLOGIA COME È FINITA LA GUERRA DI TROIA NON RICORDO (Progetto Cultura, Roma, pp. 352 € 18)

    La presentazione di ieri sera all’Aleph di Roma ha, credo, messo in luce la situazione attuale della poesia italiana contemporanea (almeno qui a Roma) abbandonata dagli stessi “poeti”, divisi tra loro stessi in fratrie e in acquartieramenti, visibile nelle assenze ben più che nelle presenze… cmq un Grazie a tutti gli intervenuti anche per aver osato presenziare nonostante lo sciopero dei mezzi pubblici che ha paralizzato Roma. Gli intendimenti che l’Antologia si proponeva, credo siano stati raggiunti. È stato spiegato che fare una Antologia ha senso se c’è una idea forte che la ispira e la guida, ed ha senso se si ritorna a fare le Antologie come si facevano una volta, prima degli anni Settanta, prima della antologia “Il pubblico della poesia” del 1975 di Berardinelli e Franco Cordelli, quella che ha dato la stura alla falsa democratizzazione della poesia e ha aperto la porta ai poeti-massa, ad una serie di rapsodi ai quali nulla importava della poesia e che la usavano come trampolino per la propria visibilità mediatica. In tal senso la testimonianza di Steven Grieco-Rathgeb è stata illuminante.

    L’idea forte della Antologia era, in breve, questa: la caduta di ogni ipotesi di Canone o mini canone, l’esaurimento dello sperimentalismo come religione e ragione stilistica del tardo Novecento, l’esaurimento delle proposte alternative di poesia neo-metrica, neo-orfica, neo-ermetica, neo-etica etc. – L’esaurimento di ogni ipotesi di poetica di scuole, gruppi, tendenze, linee. Esaurimento di tutto e di più. Quello che resta, è la poesia nel suo stato di abbandono totale (in primo luogo dai poeti oggi «rappresentativi» che hanno cmq interesse a non mutare lo status quo, perché porterebbe loro solo svantagggi di rappresentanza).

    L’idea forte della Antologia l’ho spiegata più volte e l’ho ribadita:
    Innanzitutto,, la presa d’atto della caducazione dell’idea dei linguaggi poetici e che fare poesia significasse operare all’interno e dall’esterno dei linguaggi poetici, come se questi fossero delle realtà immobili che stessero di fronte al poeta legislatore e interventista. Una idea che ha prodotto molti guasti alla poesia italiana.

    Ho ribadito che era mio (nostro) intendimento spostare il baricentro della poesia italiana della seconda metà del Novecento, mettendo al centro della “nuova poesia” un poeta tenuto finora ai margini della poesia italiana ufficiale: Alfredo de Palchi(1926), con la sua opera d’esordio “Sessioni con l’analista” pubblicata da Mondadori nel 1967 (quando Mondadori non era ancora Mondazzoli) e aveva ancora un senso pubblicare dei libri di poesia.
    Con il libro di de Palchi, che io ho definito «proto sperimentale», abbiamo un nuovo tipo di poesia: la poesia graffiata, scheggiata, anti-sperimentale, anti orfica, anti ermetica, una poesia diversa, insomma. È da qui, credo, che bisogna ripartire, da una nuova idea di ciò che è stata la poesia italiana del secondo Novecento e, in base a questo assunto, riparametrare la poesia del tardo Noveccento.

    Quello di cui oggi si necessita è il CAMBIO DI PARADIGMA, abbandonare i paradigmi del tardo Novecento e riproporre l’idea di una poesia che riparta dal grado zero cui è giunta oggi.

  11. Ancora mi scuso per la mia assenza alla presentazione; purtroppo, ci sono impedimenti concreti che non sono superabili; ma seguirò con grande interesse e partecipazione gli sviluppi che verranno da questo evento importante; ogni dibattito non deve fermarsi,perchè è dall’incontro/scontro delle idee che nasce il nuovo.Giorgio è bravissimo a smuovere le acque stagnanti,evidenziando tutto quanto può venirne fuori: fango e melma, talvolta,ma anche inaspettate acque sorgive.

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