Da un Nobel all’altro: Bob Dylan. La musica leggera e i suoi rapporti con il testo poetico. La poesia accompagnata dalla musica o la musica accompagnata dalla poesia?

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Che Dylan [Bob Dylan, nato con il nome di Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941)], potesse vincere un Nobel era nell’aria da tempo ma in pochi avevano previsto che l’accademia potesse decidere di estendere il prestigioso riconoscimento a un genere come la musica ‘pop’. Nel 2015 il premio era stato assegnato alla bielorussa Svetlana Alexievich per aver creato polifonie che rappresentano “un monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo”. Quello per la letteratura è l’ultimo dei Nobel ad essere annunciato quest’anno. I sei premi saranno consegnati il 10 dicembre, anniversario della morte del fondatore Alfred Nobel, nel 1896.

Preciso che in merito ai «meriti» poetici delle canzoni di Bob Dylan non ho nulla da dire perché non ho mai ascoltato una canzone del cantante americano. Ammetto la mia ignoranza. Sicuramente, i suoi testi poetici sono stati scritti per la musica della canzone, e sicuramente nel suo genere di testi applicati alla musica di consumo Dylan si è rivelato  un grande innovatore. Ed è sicuro che dobbiamo rivedere le nostre categorie di musica di consumo e musica di profilo alto, quasi sempre quest’ultima aliena dal tollerare testi scritti. Di fatto, la poesia che si scrive oggi deve tendere l’orecchio alla musica leggera, e anche strizzare l’occhio ai generi leggeri… molto spesso, anzi, quasi sempre la poesia che si scrive oggi non ha nessuna possibilità di incontrare il lettore odierno. Dovremmo tutti chiederci come mai, perché, quali sono le cause di questa obblivione della poesia. In tal senso, una riflessione credo dovremmo farla tutti, dovremmo impegnarci a superare le categorie divisorie: aut aut, di qua la poesia, di là la non-poesia, di crociana memoria… Le cose sono molto più complesse.

Tra i molti riconoscimenti che sono stati conferiti a Dylan vanno menzionati almeno il Grammy Award alla carriera nel 1991, il Polar Music Prize (ritenuto da alcuni equivalente del premio Nobel in campo musicale nel 2000, il Premio Oscar nel 2001 (per la canzone Things Have Changed, dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe), il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009 e la Presidential Medal of Freedom nel 2012.

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16 TONNELLATE
parole e musica Merle Travis

Sono nato una mattina che il sole non splendeva
Raccolsi una pala e me ne andai alla miniera
Caricai sedici tonnellate di carbone
E il caposquadra mi disse: “Bene, che Dio mi benedica”

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Sono nato una mattina che la pioggia cadeva leggera
Di secondo nome faccio Guai e Lotta
Una vecchia leonessa mi ha cresciuto in un canneto
E non c’è donna per quanto di alto rango che mi possa far rigare dritto

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Quando mi vedi arrivare è meglio che ti sposti
Un sacco di gente non l’ha fatto ed un sacco ne è morta
Ho un pugno di ferro, l’altro invece è di acciaio
E se non ti becco con il destro lo farò col sinistro

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

Sono nato una mattina che il sole non splendeva
Raccolsi una pala e me ne andai alla miniera
Caricai sedici tonnellate di carbone
E il caposquadra mi disse: “Bene, che Dio mi benedica”

Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

*
I was born one mornin’ when the sun didn’t shine
Picked up a shovel and I walked to the mine
I hauled Sixteen Tons of number 9 coal
And the straw-boss said, “Well, bless my soul”

You haul Sixteen Tons, whadaya get?
Another older and deeper in debt
Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
I owe my soul to the company store

You haul Sixteen Tons, whadaya get?
Another older and deeper in debt
Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
I owe my soul to the company store

Born one morning it was drizzle and rain
Fightin’ and Trouble are my middle name
I was raised in a canebrake by an old mama lion
And no high-toned woman make me walk the line

You haul Sixteen Tons, whadaya get?
Another older and deeper in debt
Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
I owe my soul to the company store

See me comin’ better step aside
A lot of men didn’t and a lot of men died
I got one fist of iron and the other of steel
And if the right one don’t get ya, the left one will

You haul Sixteen Tons, whadaya get?
Another older and deeper in debt
Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
I owe my soul to the company store

Born one mornin’ when the sun didn’t shine
Picked up a shovel and I walked to the mine
I hauled Sixteen Tons of number 9 coal
And the straw-boss said, “Well, bless my soul”

You haul Sixteen Tons, whadaya get?
Another older and deeper in debt
Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
I owe my soul to the company store

 

Se perdi il treno sul quale viaggio, saprai che sono andato,
puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia
Cento miglia, cento miglia, cento miglia, cento miglia,
puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia

Dio, sono uno, Dio, sono due, Dio, sono tre, Dio, sono quattro,
Dio, sono cinquecento miglia lontano da casa
Lontano da casa, lontano da casa, lontano da casa, lontano da casa,
Dio, sono cinquecento miglia lontano da casa

Non ho la camicia addosso, non ho un penny,
Dio, non posso tornare a casa in questo modo
In questo modo, in questo modo, in questo modo, in questo modo,
Dio non posso tornare a casa in questo modo

Se perdi il treno sul quale viaggio, saprai che sono andato,
puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia
Cento miglia, cento miglia, cento miglia, cento miglia,
puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia

Puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia

traduzione di Michele Murino
500 Miles
traditional

If you miss the train I’m on, you will know that I am gone,
you can hear the whistle blow a hundred miles.
A hundred miles, a hundred miles, a hundred miles, a hundred miles,
you can hear the whistle blow a hundred miles.

Lord, I’m one, Lord, I’m two, Lord, I’m three, Lord, I’m four,
Lord, I’m five hundred miles a way from home.
Away from home, away from home, away from home, away from home,
Lord, I’m five hundred miles away from home.

Not a shirt on my back, not a penny to my name.
Lord, I can’t go back home this-a way.
This-a way, this-a way, this-a way, this-a way,
Lord, I can’t go back home this-a way.

If you miss the train I’m on, you will know that I am gone,
you can hear the whistle blow a hundred miles.
A hundred miles, a hundred miles, a hundred miles, a hundred miles,
you can hear the whistle blow a hundred miles.

You can hear the whistle blow a hundred miles.

 

ADELITA
canzone messicana tradizionale

Se Adelita se ne andasse con un altro
La inseguirei per terra e per mare
Se per mare in una nave da guerra
Se per terra in un treno militare

E se Adelita desiderasse esser la mia ragazza
E se Adelita fosse la mia donna
Le comprerei un vestito di seta
Per portarla a ballare alla cantina

Se Adelita se ne andasse con un altro
Seguirei le sue tracce per terra e per mare
Se per mare in una nave da guerra
Se per terra in un treno militare

traduzione di Michele Murino

 

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ADELITA
traditional mexican song

Si Adelita se fuera con otro
Le seguiría por tierra y por mar
Si por mar en un buque de guerra
Si por tierra en un tren militar

Y si Adelita quisiera ser mi novia
Y si Adelita fuera mi mujer
Le compraría un vestido de seda
Para llevarla a bailar al cuartel

Si Adelita se fuera con otro
Le seguiría por tierra y por mar
Si por mar en un buque de guerra
Si por tierra en un tren militar

*

SONO IL TUO FIGLIASTRO?
(presentata anche come “Stepchild” e “You Treat Me Like A Stepchild” – “Figliastro”, “Mi tratti come un figliastro”) parole e musica Bob Dylan

Versione eseguita da Bob Dylan il 12 Ottobre 1978 al Maple Leaf Gardens di Toronto, Ontario, Canada

Reperibile sul bootleg “I was young when I left home”

Mi tratti male ragazza
e poi mi tratti anche peggio
Io ti do tutto il mio amore
ma non è mai abbastanza
Mi tratti come un figliastro
Oh Signore, sono il tuo figliastro
Vorrei voltarmi e andarmene via
Ma il mio cuore mi dice “Lasciala stare”

Io attraverso il deserto per te ragazza
e ti porto tutti i diamanti della miniera
E invece scopro che la tua porta è chiusa
Mi tratti come un figliastro
Oh Signore, sono il tuo figliastro
Vorrei voltarmi e andarmene via
Ma il mio cuore mi dice “Lasciala stare”

Lavoro ogni giorno e ogni notte per te ragazza
E non ho nemmeno un momento libero
Lo sai che non mi importa nemmeno di uccidere per te tesoro
E non ho paura di morire
Mi tratti come un figliastro
Oh Signore, sono il tuo figliastro
Vorrei voltarmi e andarmene via
Ma il mio cuore mi dice “Lasciala stare”

traduzione di Michele Murino

AM I YOUR STEPCHILD?
words and music Bob Dylan

You treat me mean girl
And then you treat me rough
I give you all my loving
And it’s never quite enough
You treat me like a stepchild
Oh Lord, am I your stepchild
I wanna turn and walk all over you
But my heart says, “No, just let her be.”

I crawl across the desert for you girl
Bring you all the diamonds from the mine
And I find that your door is shut
You treat me like a stepchild
Am I your stepchild
I wanna turn and walk away from you
But my heart just says, “No, let her be.”

I work every day and night for you girl
And I don’t even have the time
You know I don’t mind killing for you honey
And I ain’t afraid to die
You treat me like a stepchild
Am I your stepchild
I wanna turn and walk all over you
But my heart says, “No, just let her be.”

*

BABY, COSA VUOI CHE FACCIA?
parole e musica Jimmy Reed

Eseguita da Bob Dylan agli Universal Studios di Los Angeles, California, il 19 Settembre 1985, durante le prove per il Farm Aid (con The Queens Of Rhythm – Debra Byrd, Queen Esther Marrow, Madelyn Quebec, Elisecia Wright – alle seconde voci). Il brano faceva parte del repertorio di Elvis.

Andiamo su, andiamo giù.
Andiamo su, su e giù.
Fai tutto quello che vuoi e balla.
Oh sì, oh sì, oh sì.
Mi fai fare quel che vuoi tu.
Oh, baby, cosa vuoi che faccia?

Mi fai spiare, mi fai nascondere.
Mi fai spiare, nascondere, nascondere, spiare.
Fai tutto quello che vuoi e balla.
Oh sì, oh sì, oh sì.
Mi fai fare quel che vuoi tu.
Oh baby, cosa vuoi che faccia?

traduzione di Michele Murino
Clicca qui per il video di Bob

E qui per la versione di Elvis: http://it.youtube.com/watch?v=x163y1MQLic

BABY, WHAT YOU WANT ME TO DO?
words and music Jimmy Reed

Were goin up, were goin down
Were goin up, down down up.
Any way you wanna let it roll
Yeah, yeah, yeah
You got me doin what you want me
Oh baby what you want me to do

You got me peepin you got me hidin
You got me peep hide hide peep
Any way you wanna let it roll
Yeah yeah yeah
You got me doin what you want me
Baby what you want me to do

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BALLATA DI UN UOMO SOTTILE
parole e musica Bob Dylan

Cammini nella stanza
con la tua matita in mano
vedi qualcuno nudo
e dici “Chi è quell’uomo?”
provi in tutti i modi ma
non capisci proprio
quello che stai dicendo
quando torni a casa

perchè qui sta succedendo qualcosa
ma tu non sai cos’è
vero, mister Jones?

Alzi la testa
e domandi “E’ questo il posto?”
e qualcuno ti indica e dice
“E’ suo!”
e tu dici “Cosa è mio?”
e qualcun altro dice “Dov’è cosa?”
e tu dici “Oh mio Dio!
Sono proprio solo qui!”

Ma qui sta succedendo qualcosa
e tu non sai cos’è
vero, mister Jones?

Porgi il tuo biglietto
e vai a vedere il fenomeno da baraccone
che subito viene verso di te
quando ti sente parlare
e dice: “Come ci si sente
ad essere un tale mostro?”
e tu dici “Impossibile!”
quando ti porge un osso

E qui sta succedendo qualcosa
ma tu non sai cos’è
vero, mister Jones?

Hai molti contatti
tra i taglialegna
per ottenere i tuoi fatti
quando qualcuno attacca la tua immaginazione
ma nessuno ha alcun rispetto
e comunque tutti si aspettano che tu dia
un assegno deducibile dalle tasse
ad organizzazioni di carità

Sei stato con i professori
e sei piaciuto a tutti
hai discusso con grandi uomini di legge
di lebbrosi ed imbroglioni
hai letto tutti
i libri di F. Scott Fitzgerald
sei un uomo molto istruito
è risaputo

Ma qui sta succedendo qualcosa
e tu non sai cos’è
vero, mister Jones?

Il mangiatore di spade
viene da te e poi si inginocchia
si fa il segno della croce
poi sbatte i suoi tacchi alti
e senza avviso
ti chiede come ti senti
e dice: “Eccoti la gola indietro
grazie per il prestito!”

E tu sai che qui sta succedendo qualcosa
ma non sai cos’è
vero, mister Jones?

Ora vedi questo ometto orbo
che grida la parola “ORA!”
e dici: “Per quale motivo?”
e lui dice: “Come?”
e tu dici: “Cosa significa questo?”
e lui ti urla dietro che sei una vacca
“Dammi del latte
oppure vai a casa!”

E tu sai che qui sta succedendo qualcosa
ma non sai cos’è
vero, mister Jones?

Cammini nella stanza
come un cammello e poi aggrotti la fronte
ti metti gli occhi in tasca
e il naso sul pavimento
dovrebbe esserci una legge
che ti impedisca di circolare
dovrebbero farti
indossare auricolari

Perchè sta succedendo qualcosa
e tu non sai cos’è
vero, mister Jones?

traduzione di Michele Murino

BALLAD OF A THIN MAN
words and music Bob Dylan

You walk into the room
With your pencil in your hand
You see somebody naked
And you say, “Who is that man?”
You try so hard
But you don’t understand
Just what you’ll say
When you get home

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

You raise up your head
And you ask, “Is this where it is?”
And somebody points to you and says
“It’s his”
And you say, “What’s mine?”
And somebody else says, “Where what is?”
And you say, “Oh my God
Am I here all alone?”

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

You hand in your ticket
And you go watch the geek
Who immediately walks up to you
When he hears you speak
And says, “How does it feel
To be such a freak?”
And you say, “Impossible”
As he hands you a bone

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

You have many contacts
Among the lumberjacks
To get you facts
When someone attacks your imagination
But nobody has any respect
Anyway they already expect you
To just give a check
To tax-deductible charity organizations

You’ve been with the professors
And they’ve all liked your looks
With great lawyers you have
Discussed lepers and crooks
You’ve been through all of
F. Scott Fitzgerald’s books
You’re very well read
It’s well known

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

Well, the sword swallower, he comes up to you
And then he kneels
He crosses himself
And then he clicks his high heels
And without further notice
He asks you how it feels
And he says, “Here is your throat back
Thanks for the loan”

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

Now you see this one-eyed midget
Shouting the word “NOW”
And you say, “For what reason?”
And he says, “How?”
And you say, “What does this mean?”
And he screams back, “You’re a cow
Give me some milk
Or else go home”

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

Well, you walk into the room
Like a camel and then you frown
You put your eyes in your pocket
And your nose on the ground
There ought to be a law
Against you comin’ around
You should be made
To wear earphones

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

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NERO FIUME FANGOSO
Parole di Robert Hunter, musica di Jerry Garcia
Come eseguita da Bob Dylan a Melbourne, Australia, il 6 Aprile 1992

Quando l’ultima rosa dell’estate mi pungerà il dito
ed il caldo sole mi farà gelare fino alle ossa
Quando non riuscirò più a sentire la canzone
E non riuscirò a distinguere il mio cuscino da una pietra

Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
e canterò una canzone da solo
Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
e sognerò un sogno tutto da solo

Quando l’ultimo riverbero della luce del sole colpirà la montagna
e le stelle cominceranno a baluginare nel cielo
Quando la luna taglierà l’orizzonte a sud ovest
con lo stridio di un’aquila in volo

Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
ed ascolterò le rapide gemere
Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
e canterò una canzone da solo

Nero fiume fangoso
possa tu scorrere per sempre
Non importa quanto profondo o ampio
Se tu hai un altro lato
scorri fiume fangoso
scorri fiume fangoso
scorri nero fiume fangoso

Quando sembrerà che la notte duri in eterno
e non c’è nulla altro da fare che contare gli anni
Quando le corde del mio cuore cominceranno a spezzarsi
e cadranno pietre dai miei occhi invece che lacrime

Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
e sognerò un sogno tutto da solo
Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
e canterò una canzone da solo
e canterò una canzone da solo

traduzione di Michele Murino

BLACK MUDDY RIVER
Words by Robert Hunter; music by Jerry Garcia
As performed by Bob Dylan in Melbourne, Australia, Apr 6 1992

When the last rose of summer pricks my finger
And the hot sun chills me to the bone
When I can’t hear the song for the singer
And I can’t tell my pillow from a stone

I will walk alone by the black muddy river
And sing me a song of my own
I will walk alone by the black muddy river
And dream me a dream of my own

When the last bolt of sunshine hits the mountain
And the stars start to splatter in the sky
When the moon splits the southwest horizon
With the scream of an eagle on the fly

I will walk alone by the black muddy river
And listen to the ripples as they moan
I will walk alone by the black muddy river
And sing me a song of my own

Black muddy river
Roll on forever
Don’t care how deep or wide
If you got another side
Roll muddy river
Roll muddy river
Black muddy river roll

When it seems like the night will last forever
And there’s nothing left to do but count the years
When the strings of my heart start to sever
And stones fall from my eyes instead of tears

I will walk alone by the black muddy river
And dream me a dream of my own
I will walk alone by the black muddy river
And sing me a song of my own
And sing me a song of my own

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MARCHIATO
parole e musica Merle Haggard

Registrata da Bob Dylan ai Sunset Sound Studios di Hollywood, Los Angeles, California, il 23 e 11 Aprile 1987, durante le sessioni di registrazione dell’album “Down In The Groove”.

Mi piacerebbe andare a testa alta ed essere orgoglioso di chi sono
ma non permetteranno che il mio segreto resti celato
Ho pagato il mio debito ma non sono ancora soddisfatti
Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo

Quando mi hanno fatto uscire di prigione, avevo la testa alta
Ero deciso a risollevarmi sopra la vergogna
Ma non importa quanto io viva, il marchio nero mi segue
Sono marchiato, il mio nome è un numero

Mi piacerebbe andare a testa alta ed essere orgoglioso di chi sono
ma non permetteranno che il mio segreto resti celato
Ho pagato il mio debito ma non sono ancora soddisfatti
Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo

Se vivo per essere un numero, credo che non ripulirò mai il mio nome
Perchè tutti sanno che sono stato in prigione
Non importa dove io viva, dovrò dire loro dove sono stato
O mi rispediranno in prigione se non lo faccio

Mi piacerebbe andare a testa alta ed essere orgoglioso di chi sono
ma non permetteranno che il mio segreto resti celato
Ho pagato il mio debito ma non sono ancora soddisfatti
Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo
Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo

traduzione di Michele Murino

BRANDED MAN
words and music Merle Haggard

I’d like to hold my head up and be proud of who I am
But they won’t let my secret go untold
I paid the debt I owed them,but they’re still not satisfied
Now I’m a branded man out un the cold

When they let me out of prison,I held my head up high
Determined I would rise above the shame
But no matter where I’m living,the black mark follows me
I’m branded with a number on my name

I’d like to hold my head up and be proud of who I am
But they won’t let my secret go untold
I paid the debt I owed them,but they’re still not satisfied
Now I’m a branded man out un the cold

If I live to be a hundred,I guess I’ll never clear my name
‘Cause everybody knows I’ve been in jail
No matter where I’m living,I’ve got to tell them where I’ve been
Or they’ll send me back to prison if I fail

I’d like to hold my head up and be proud of who I am
But they won’t let my secret go untold
I paid the debt I owed them,but they’re still not satisfied
Now I’m a branded man out un the cold
Now I’m a branded man out un the cold

*

CITTA’ D’ORO
parole e musica Bob Dylan

da “RISE AGAIN”

C’è una città d’oro
Lontano da questa corsa al successo
E’ nella tua anima
Lontano dalla confusione
E dalle sbarre che imprigionano
C’è una città d’oro

C’è un paese di luce
Innalzato nella gloria
Gli angeli vestono di bianco
Non esiste malattia
Non esiste notte
C’è un paese di luce

C’è una città d’amore
Lontano da questo mondo
e dalla materia di cui son fatti i sogni
oltre il tramonto
oltre le stelle nel cielo
c’è una città d’amore

C’è una città di speranza
dove non servono dottori
non servono nemmeno droghe
Sono pronto e disposto
a gettar giù una corda
C’è una città di speranza

C’è una città d’oro
lontano da questa corsa di topi
e da queste sbarre che imprigionano
Pace per il tuo spirito
Riposo per la tua anima
C’è una città d’oro

CITY OF GOLD
words and music Bob Dylan

There is a city of gold
Far from this rat race
It’s in your soul
Far from the confusion
And the bars that hold
There is a city of gold.

There is a country of light
Raised up in glory
The angels wear white
Never know sickness
Never know night
There is a country of light.

There is a city of love
Far from this world
And the stuff dreams are made of
Beyond the sunset
Beyond the stars high above
There is a city of love.

There is a city of hope
Don’t need no doctor
Don’t even need dope
I’m ready and willing
Throw down a rope
There is a city of hope.

There is a city of gold
Far from this rat race
And these bars that hold
Peace for your spirit
Rest in your soul
There is a city of gold.

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37 commenti

Archiviato in poesia americana

37 risposte a “Da un Nobel all’altro: Bob Dylan. La musica leggera e i suoi rapporti con il testo poetico. La poesia accompagnata dalla musica o la musica accompagnata dalla poesia?

  1. letizia leone

    Se la scelta del Nobel a Bob Dylan , come è stato detto da Sagredo ,ha una sua ragion d’essere politica di contrapposizione al rischio “Trump”, allora l’intenzione implicita di una manipolazione delle coscienze (nel bene o nel male) cambia palesemente finalità e statuto del premio. Sarebbe stato meglio intitolarlo genericamente alle Arti comunicative, all’Educazione Culturale o premio al “Personal trainer dell’umanità” …questo se proprio a un cantautore non si vuole più assegnare il Grammy Award. Perchè la poesia non è propaganda. Né tantomeno storytelling.
    Forse un danno culturale è affibbiare alla canzone moderna, al pop, al cantautorato, alla musica leggera lo statuto di poesia. Inoltre ciò non esclude il rischio del messaggio subliminale di voler sancire l’asservimento della poesia e della letteratura, già drammaticamente marginalizzate (con tutti i valori umanistici inclusi in quanto forme poco allineate alla mercificazione del pianeta), ai modi del consenso e dell’economia dell’industria culturale, alla mediocrità delle informazioni della cultura di massa, agli idoli della tribù mediatica che praticano un efficace messaggio-massaggio di semplicità comunicativa. Esagerando un po’ ai valori della doxa e del consenso che ormai muovono le strategie politiche planetarie.
    Bob Dylan è cantautore grandissimo al quale vanno tributati tutti meriti ma ( volente o nolente) anche simbolo dell’industria milionaria della discografia, delle derrate culturali sugli scaffali degli ipermercati. Di quella multinazionale della comunicazione globale che spazza via i valori umanistici della poesia quale “custode dell’Essere”, se il poeta è magari un carbonaro che pratica l’esercizio quasi zen dello sprofondamento in sé, dell’epoché “atto di sospensione dell’assenso” implicito in ogni attività culturale, artistica, poetica che dir si voglia.
    Se poi volessimo mettere sotto il microscopio dell’osservazione stilistica i testi delle canzoni scarnificati dalla trama melodica (operazione intellettuale disonesta) leggeremmo messaggi standardizzati confezionati con semplicità retorica, con le figure stilistiche più trite, in massima parte con andamento anaforico e ritornellante tipico delle ballate e si renderebbe un cattivo servizio al grande cantautore. Perché un testo poetico nel 2016 è cosa diversa dalla canzone pop o dal sonetto trecentesco.
    La poesia contemporanea è un treno in corsa. Speculazione esistenziale, storico-filosofica, è continua ricerca linguistica, sonora, fonologica, “meditazione attiva” che vive anche di una condizione metafisica essenziale, la parola poetica è oggetto musicale, sonoro esso stesso che spesso soffre il disturbo di un accompagnamento musicale, inoltre la poesia si nutre di un silenzio profondo già sulla pagina bianca. Eccetera, eccetera…
    La grande poesia si pone come avanguardia culturale è ha una forza immunologica perché ci pone “oltre”, “fuori luogo”, oltre la logica del consumo ma in quella del nutrimento spirituale…naturalmente parlo di grande Poesia come quella di Celan o Rozewicz senza intendere minimamente sminuire con questo il cantautore Bob Dylan. A questo forse ci hanno pensato quelli dell’Accademia svedese, a mio modesto parere s’intende.

    • Salvatore Martino

      Carissima Letizia ho letto, anzi divorato il tuo commento, che mi permette di non aggiungere nessun’altra notazione. Da anni parlando di De André, De Gregori, Guccini, Vecchioni, Lauzi, Vasco, Gaber e persino a malincuore Dalla, ho sempre sostenuto che le canzoni , anche se a volte possono raggiungere la poesia ( ricordo per esempio quel vecchio indimenticabile testo di Modugno “Vecchio frac”), non possono mai prescindere dal matrimonio stretto con la musica, devono obbedire alla matematica delle note, allo spazio loro concesso. Mi pare che in altra sede Claudio Borghi abbia affermato la stessa cosa.Tu hai detto tutto quanto io potessi trovare dentro di me, in un approfondimento del pensiero gestito perlomeno in un mese. Davvero complimenti…e sempre nel tuo stile limpido e comprensibile. Tra l’altro ti dirò, facendo inorridire molti, Bob Dylan mi piaceva e mi piace assai meno dei grandi interpreti del blues Sara Ella Billie Louis Mahalia Nina…. e mi appare, contrariamente a quanti lo affermano, così lontano dal grande bardo Dylan Thomas

      • letizia leone

        Carissimo Salvatore è sempre un piacere poter dialogare con te in una condivisione appassionata della materia poetica. E come non aggiungere ai nomi importanti che citi quello del grandissimo Angelo Branduardi, il quale da musicista dottissimo recupera ed elabora molto materiale della tradizione, si pensi alla Fiera dell’est che riprende il “Canto del capretto” della tradizione ebraica o al capolavoro del suo “Infinitamente piccolo” dove addirittura viene musicato il canto XI° della Divina Commedia…Concordo anche con Lucio Mayoor, la poesia non nasce nelle accademie, anzi per meglio dire negli opifici e nelle “factory”. La poesia migliore è nata nei Gulag o in esilio, pensiamo alla “Comedia” dantesca…Comunque ben vengano questi esperimenti sui testi!

  2. Non temo per destino della poesia. Anzi, penso che andrebbe liberata, non tanto dall’accademia svedese quanto se mai da tutte le accademie. Perché di fatto è così, ne abbiamo prova ogni giorno; basti pensare alla commistione dei generi letterari, ai linguaggi multipli generati dalle nuove tecnologie. Poesia è un seme che può crescere spontaneamente dovunque, non solo nei giardini botanici delle università. Per questo non temo per il destino della poesia. Ha attraversato epoche ben più difficili della nostra, non serve a nulla chiuderla in una teca; anzi è necessario che si propaghi, che trovi il modo per insinuarsi anche nei meandri della tecnologia e del consumismo. Poesia sa farsi riconoscere, sa il fatto suo. Sono suoi custodi i poeti di ieri e di oggi. Quelli di oggi ragionevolmente preoccupati, ma non dovrebbero farsi gendarmi.
    Dopo aver letto i testi qui proposti ho provato a immedesimarmi, quindi a scrivere in quel modo (non l’avevo mai fatto fino ad ora). Non è stato difficile. Per prima cosa ho pensato che si dovesse scrivere spesso la frase “I was born” ( non ti puoi sbagliare, è presente in quasi tutti i testi della country music). E via, ve la mando senza vergogna:

    Ridevo piangendo (when he was born)
    ridevo piangendo
    le madri del mondo erano preoccupate
    le madri del mondo
    ma una sola mi toccò la fronte
    mi toccò la fronte

    perché son caduto dal cielo
    caduto dal cielo
    caduto dal cielo

    allora non scrivevo poesie
    le disegnavo.
    Pinocchio, Capitan Nemo
    e Mickey mouse
    venivano con me dal cartolaio.
    Lanciando sassi prendevamo
    le misure al mondo

    perché sono caduto dal cielo
    caduto dal cielo
    caduto dal cielo.

    Sono parente della poesia
    sì, le sono parente
    era con me when he was born
    cadevano gocce dai pini
    gocce sulla mia fronte

    perché son caduto dal cielo
    caduto dal cielo
    caduto dal cielo.

  3. Ho letto con interesse il commento di Letizia Leone e concordo con lei su molti punti, che approfondirò con maggior calma. Invece, dopo questi giorni di canzoni e ritornelli – perché le persone, come tanto altro, pare si scoprano soltanto dopo che qualcuno ne ha mediaticamente “urlato” il nome – è venuto fuori questo mio punto di vista, che non sono stata capace di esprimere diversamente da come riportato qui sotto…

    Hey, Mr. Tambourine Man
    la tua canzone mi ha convinta
    soltanto in parte.

    Il sogno americano s’è infranto on the road
    da costa a costa pezzi sparsi sulla pianura
    da cui abbiamo bevuto petrolio e vento.

    Ho solo quarant’anni e ascolto da lontano,
    oggi che hanno mischiato ad arte le tue parole
    con il fiume sulla carta nata dallo stesso oro nero.

    “To Beat or not to Beat is a new question”
    ma qualcuno ha dimenticato il tempo;
    quello non si ferma e non riporta indietro.

    Mr. Tambourine non volermene se oggi non ci credo
    e guardo quei palazzi e le torri di luce dalla strada
    dov’è crollato il futuro che cantava alla radio.

    Oggi la tua terra mi fa guerra e rima con potere.
    Non è colpa mia, se non riesco a leggere altro
    di questa America che stona con il mio incerto domani.

    *
    Angela Greco AnGre

  4. … spero che Salvatore Martino sia in vacanza.

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  6. Pingback: Da un Nobel all’altro: Bob Dylan. La musica leggera e i suoi rapporti con il testo poetico. La poesia accompagnata dalla musica o la musica accompagnata dalla poesia? — L’Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale | Racconti di Marina

  7. Salvatore Martino

    Siccome penso forse a torto di essere un individuo intellettualmente onesto, sono andato a pescare i CD di bob Dylan che non ascoltavo piuù da tempo. E così ho tirato fuori qusti titoli , alcuni famosissimi, che un tempo mi avevano non dico affascinato ma certamente interessato e parlo di: Knockin’on, Heavens’door, Hurricane, Mr Tambourine, To fall in love with you, Nadine, Born in time, Don’t ever take your self awaay, Two trains ruinnin’ …ebbene è stata una delusione. La voce quasi sgradevole ma al contrario per esempio di Billie Holiday poco espressiva, accompagnamenti musicali di una monotonia sconvolgente,e mi sono detto: mai avrei pensato che Dylan Bob potesse diventare un artista vecchio e non comunicare quella profondità di emozioni che aveva seminato nei decenni scorsi, la fine insomma che hanno fatto i rappresentanti dell Beat Generation: non hanno retto al tempo.Poi mi sono soffermato sui testi scritti , che a mio avviso non reggono alla classificazione di poesia, una carrellata di banalità e di ego triumphans, in un monotono racconto degli States. L’altra sera in tv ho visto un documentario firmato da Martin Scorsese sulle origini del blues e sulla sua diffusione nell’America rurale. Ho ascoltato cantanti non professionisti e alcuni che erano riusciti a raggiungere la notorietà, partendo da fabbriche e campi di cotone, che lasciavano il lavoro nel giorno di festa per andare a cantare in condizioni precarie eEbbene questi signori cantavano in maniera struggente, su testi semplici ma profondi e sopra melodie talvolta affascinanti… e la commozione arrivava come un fiume. La maggior parte anonimi, pochi con successo in parte raggiunto. Ma tutti non avevano nulla da invidiare ai grandi artisti laureati del blues.Al loro confronto il tanto osannato Bob mi appare alquanto modesto.

  8. ubaldo de robertis

    Chissà perché in questi giorni in cui l’attenzione è posta sui Nobel per la Letteratura, il mio pensiero è corso ai tre che nelle lunga storia del premio, istituito nel 1901, hanno rinunciato in parte o interamente a tale riconoscimento.
    A George Bernard Shaw che nel 1925 accettò il riconoscimento ma rifiutò di ricevere il premio in denaro, quasi novecento mila euro odierni. A Boris Pasternak che nel 1958 non accettò il premio per timore di ritorsioni da parte del proprio paese, la Russia, e a Jean Paul Sartre che scandalizzò il mondo con un gran rifiuto.
    Chiusa la digressione ritengo che l’atteggiamento e le motivazioni giuste siano quelle addotte da Letizia Leone, ribadite da Salvatore Martino(io però non entro nel merito circa il valore di Bob Dylan come viceversa fa l’amico Martino. Non saprei dare adeguata giustificazione alle mie convinzioni. )
    Ho apprezzato anche le argomentazione di Lucio Mayoor Tosi e di Angela Greco (e i loro versi).
    Per il tipo di lavoro svolto in passato confesso che sono ancora assillato da domande di razionalità che nella circostanza potrei rivolgere ai membri dell’Accademia svedese. Invece continuo curiosamente ad interrogarmi sul perché di certe assegnazioni, sempre riferite al premio per la Letteratura.
    Quasi senza rendermi conto ho finito per mettere da parte ogni tentativo di spiegazione. Potrei dire: “ho rinunciato a…” e il pensiero è tornato ai tre che hanno rinunciato, in qualche modo, al premio.
    La fine del commento coincide con l’inizio. Penso al serpente che si morde la coda. Alla visione dell’infinito di Borges, alla sua immagine che più rappresenta questo concetto.
    Ehi, Signori Accademici, perché a Robert Allen Zimmerman Bob Dylan SI e a Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, No????
    Ubaldo de Robertis

  9. antonio sagredo

    Caro Ubaldo, ho già risposto riguardo Borges: che era amante del militarismo argentino… aveva un debole per i generali… e suoi stretti parenti furono generali e altro… come potevano i gufi accademici dargli il Nobel: non avevano (non hanno ) dimestichezza coi labirinti, gli specchi e i miti ecc. ecc.

  10. antonio sagredo

    e poi a me piacerebbe avere il Nobel a 90 anni, per i soldi da lasciare ai figli e nipoti e a qualche poeta sfortunato

  11. Claudio Borghi

    Le discussioni emerse in questi giorni non hanno a mio avviso toccato la questione fondamentale: il nonsenso di un Nobel alla letteratura assegnato a un autore di canzoni. Non è in discussione la grandezza di Dylan cantautore, la sua capacità di realizzare prodotti artistici in forma canzone di notevole fattura, che hanno dato un contributo importante al folk, al blues e al rock americano e mondiale, ma il fatto che tali prodotti abbiano un valore letterario. In questi giorni ho letto vari commenti di letterati, cantautori, intellettuali. Come prevedevo, nei giudizi è prevalsa l’emozione dell’ascoltatore di canzoni che ha amato Dylan (e io sono uno di questi, come ho ascoltato con piacere e interesse De Gregori, De Andrè, Branduardi, Guccini, ecc.). Cito come emblematica la dichiarazione di De Gregori: “È una notizia che mi riempie di gioia, vorrei dire non è mai troppo tardi. Il Nobel assegnato a Dylan non è solo un premio al più grande scrittore di canzoni di tutti i tempi, ma anche il riconoscimento definitivo che le canzoni fanno parte a pieno titolo della letteratura di oggi e possono raccontare, alla pari della scrittura, del cinema e del teatro, il mondo e le storie degli uomini”. Mi ha sorpreso non poco, perché più volte De Gregori, come Guccini e De Andrè, aveva dichiarato che le canzoni non sono poesia, per le stesse ragioni che ho dettagliato in un mio post precedente: in sostanza, come scrivevo, “il testo della canzone, spogliato degli elementi che contribuiscono in maniera decisiva alla sua resa estetica, non può essere equiparato a una poesia autenticamente profonda e stilisticamente complessa, che sappia esplorare evocare accedere a regioni interiori che alla canzone, per limiti e vincoli intrinseci, sono necessariamente negati”. Di questo passo nei prossimi anni possiamo aspettarcelo anche per lui, o per Vecchioni (che mi risulta sia già stato candidato)!? Mi sembra che tutto stia andando fuori fuoco e una rivista letteraria seria come questa deve porsi seriamente il problema, che già fu sollevato quando il Nobel era stato assegnato a Dario Fo (o addirittura a Winston Churchill: ebbene sì, non il premio Nobel per la pace, ma per la letteratura!). Mi sembra evidente che i signori giudici dell’alto consesso svedese, preposto non si sa per quale investimento divino a giudicare il meglio della produzione letteraria mondiale, non abbiano ben chiaro il senso dell’operazione che stanno facendo e, vista la risonanza planetaria del premio, al punto che ricevere un Nobel pare equivalere a un riconoscimento divino, non sono in grado scorporare il valore letterario di un’opera o di un testo dalla forma espressiva (canto, recitazione, declamazione) all’interno della quale viene proposta al pubblico. Se una canzone risulta di forte espressività, in buona parte la ragione è da ricondurre alla fusione armonica tra parole e musica, per cui scorporare il testo dalla musica non è solo “un’operazione intellettuale disonesta”, come giustamente sostiene Letizia Leone, ma metodologicamente scorretta. La canzone non nasce per essere detta o letta, ma cantata. Stesso discorso vale per un testo teatrale o una sceneggiatura cinematografica, il cui obiettivo è la rappresentazione scenica o filmica: in buona parte la ragione del premio a Dario Fo, magnifico irripetibile attore, è legata alla sua bravura nel rappresentarsi, ai suoi irresistibili giochi di parole, al suo ritmo di recitazione, ecc. Concludo con due ultime osservazioni. La prima riguarda il genere canzone, che è, in effetti, per quanto attualmente poco in uso, un genere poetico: una poesia, già all’epoca di Dante e Petrarca, poteva essere concepita come canzone, quindi con una struttura già in origine pensata per essere vestita di musica. Il Nobel a Dylan potrebbe, quindi, essere stato assegnato a un autore che eccelle nel genere poetico della canzone. E’ un po’ come se volessimo scorporare dalla produzione di Dante o Petrarca le canzoni dimenticando il resto e fossimo disposti a riconoscere la grandezza della loro opera solo per qualche divertimento pensato per l’accompagnamento musicale. Non mi si venga a dire che avrebbero avuto lo stesso peso letterario, perché ogni verso che hanno scritto sarebbe stato comunque grande. E’ chiaro che la letteratura si muove, o meglio ha a disposizione ben altri spazi espressivi rispetto alla canzone, chiusa nella costrizione matematica di una struttura rigidamente formale, che ne rende il testo inevitabilmente, per citare ancora Letizia Leone, tipico dei “messaggi standardizzati confezionati con semplicità retorica, con le figure stilistiche più trite, in massima parte con andamento anaforico e ritornellante tipico delle ballate”. Viste le premesse, allora, dobbiamo interpretare il premio a Dylan o, in futuro, a Vecchioni o De Gregori, come un segno della scarsa vitalità e qualità della produzione letteraria mondiale? O non è una conseguenza, piuttosto, della modesta cultura letteraria dei giudici svedesi? Un’ultima nota, volutamente provocatoria. Nel mio post sopracitato avevo fatto un riferimento alla beat generation, i cui autori sono stati a mio avviso esageratamente sopravvalutati, qui da noi anche grazie a Fernanda Pivano, dolcissima persona, innamorata della letteratura americana, sulla quale intendeva proseguire l’operazione di diffusione popolare a suo tempo iniziata da Cesare Pavese, ecc. Ebbene, Dylan, come Ginsberg, Kerouac, ecc., o più recentemente Patti Smith per restare in ambito cantautoriale, hanno costruito la loro storia letteraria sul mito di Rimbaud. Dylan ha più volte dichiarato: “Rimbaud aveva capito tutto”. A ben vedere, quanti poeti non hanno vissuto la folgorazione della lettera del veggente e la lezione indimenticabile dell’adolescente che, scoperta la poesia, l’ha lasciata lungo la strada, superbamente incurante, consapevole di non averla creata lui, ma di averla trovata, come una miniera quando si ha la fortuna di incontrarla e la voglia di scavare? Credo pochi, eppure Rimbaud è rimasto un unicum. Non solo per la qualità dei versi e delle prose, per la meraviglia che ha scoperto e tradotto in armonia e parola, ma anche e soprattutto per aver mandato in malora gli accademici, i parvenus e chi voleva portarlo agli onori della grande cultura, lui ridotto a scheletro ricoperto di pelle bruciata nelle terre dell’Abissinia. Spero che Dylan, che mi risulta non sia ancora stato rintracciato dagli accademici svedesi, si renda conto di chi ha avuto come motore dell’ispirazione e modello nella mente e nel cuore in tutti questi anni di successo, lui che si è sentito e credo si senta ancora un Rimbaud con la chitarra. Ripensi alla superba incuranza di Rimbaud, mandi tutti in malora, la Svezia e i fan che in ogni angolo del mondo lo stanno osannando come poeta, abbia il coraggio di dire “Merde à la chanson” e lasci il premio nelle mani degli accademici che lo hanno applaudito. E’ forse l’unico modo per rispondere questa farsa, il Nobel, che con la letteratura c’entra ben poco, per non dire niente.

  12. Claudio Borghi

    Una precisazione. Citando Petrarca, quindi potenzialmente il Canzoniere, mi si può obiettare che si può scrivere un capolavoro letterario fatto interamente di testi intensamente musicali. E’ vero, ma la musica i testi di Petrarca ce l’hanno dentro, non ne hanno bisogno per acquisire una forma compiuta. In un certo senso la generano, e questo dà loro un valore espressivo ancora più alto.

    • Poesia è certamente il più alto tra i generi della letteratura. Va da sé che i premiati siano in massima parte poeti. Ma questo Nobel è premio per la letteratura. Evidentemente la giuria ha ritenuto che le canzoni di Bob Dylan possano entrare di diritto tra i generi letterari. E’ una novità. Dylan dovrebbe esserne contento: le sue canzoni non saranno più considerate come genere di intrattenimento. In effetti non lo sono mai state. Rifiuterà se si considera un menestrello, uno che infila parole solo per fare spettacolo.

    • Salvatore Martino

      Quasi incredibilmente mi trovo sempre d’accordo con le parole incise da Borghi, anche quando riprende quelle di De Robertis a proposito dei tre grandi cantautori francesi. Ma tra tutte le cose giuste che Claudio Borghi appunto afferma mi ha profondamente colpito quel riferimento al mio amatissimo maestro Francesco Petrarca, spesso incredibilmente bistrattato anche tra le pieghe di questa rivista D’altra parte il verso iniziale del Canzoniere recita:” Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono”.

  13. ubaldo de robertis

    Non sono entrato nel merito se le canzoni siano o non siano poesia pensando ad Orfeo, il cantore, il primo dei poeti. Non è solo con le parole che egli riesce ad addolcire la natura: usa anche il suono. Ecco allora che i poeti cercarono di dare una cadenza, quasi un passo musicale alle parole; il suono che generano le parole quando s’incontrano, così la poesia va ben oltre le parole.
    Qui si leggono i nomi di De André, De Gregori, Guccini, Vecchioni, Lauzi, Vasco, Gaber, Branduardi ed io preferisco ricadere nella reticenza, nel silenzio. Ad ogni modo nel mio sentimento hanno trovato e trovano spazio canzoni(musica e PAROLE) di autentici giganti, saccheggiati da più parti specie ad opera dei cantautori nostrani. Mi riferisco ad autori quali, ad esempio, Georges Brassens, Jacques Brel, Leo Ferre’.

    Ubaldo de Robertis

  14. Claudio Borghi

    Brassens, Brel Ferré: tre giganti. Brassens a piene mani saccheggiato dal primo De André, Brel da Gaber, Ferré troppo grande per essere imitato. Ferré autore di testi straordinari sul piano letterario, che non perdono nulla anche se letti a sé – ma qui occorre fare una precisazione. Si tratta di chiarirsi le idee su cosa si intende per letteratura. I testi più grandi di Ferré (penso a La mémoire et la mer) sono flussi immaginifici di grande potenza espressiva. A un certo punto, però, non li cantava, li recitava su uno sfondo di inquietudine musicale (Ferré è stato anche un grande musicista, non dimentichiamolo). Ha riletto trasfigurandoli musicalmente Rimbaud e Verlaine, Baudelaire e Aragon, ma quando i testi diventavano troppo alti, penso ad esempio al Bateau ivre, li recitava ipnoticamente separandoli dalla musica, come se parole e musica non potessero più stare insieme. Grande esempio dell’impossibilità del connubio, laddove i versi di colpo sono lasciati liberi di volare, con le folate melodiche e ritmiche a seguirne in parallelo le trame divenute imprendibili, come due amanti che non possono più vivere insieme.

  15. ubaldo de robertis

    @ Claudio Borghi
    Lieto della concordanza sul trio Brassens, Brel, Ferrè.
    Di Leo Ferrè è sufficiente rileggere il testo di “Avec Les Temps” :
    Avec le temps…
    Avec le temps va tout s’en va
    On oublie le visag’ et l’on oublie la voix
    Le coeur quand ça bat plus c’est pas la pein’ d’aller
    Chercher plus loin faut laisser fair’ et c’est 
    très bien
    Avec le temps…
    Avec le temps va tout s’en va
    L’autre qu’on adorait qu’on cherchait sous la pluie
    L’autre qu’on devinait au détour d’un regard
    Entre les mots entre les lign’s et sous le fard
    D’un serment maquillé qui s’en va fair’ sa 
    nuit
    Avec le temps tout s’évanouit
    Avec le temps…
    Avec le temps va tout s’en va
    Mêm’ les plus chouett’s souv’nirs ça t’as un’ de ces gueul’s
    A’ la Gal’rie J’Farfouill’ dans les rayons d’ la mort
    Le samedi soir quand la tendress’ s’en va tout’ seule
    Avec le temps…
    Avec le temps va tout s’en va 
    L’autre à qui l’on croyait pour un rhum’ pour
     un rien
    L’autre à qui l’on donnait du vent et des bijoux
    Pour qui l’on eût vendu son âme pour quelques sous
    Devant quoi l’on s’ traînait comme traînent 
    les chiens
    Avec le temps va tout va bien
    Avec le temps…
    Avec le temps va tout s’en va
    On oublie les passions et l’on oublie les voix
    Qui vous disaient tout bas les mots des pauvres gens
    Ne rentre pas trop tard surtout ne prend pas 
    froid
    Avec le temps…
    Avec le temps va tout s’en va
    Et l’on se sent blanchi comme un cheval fourbu
    Et l’on se sent glacé dans un lit de hasard
    Et l’on se sent tout seul peut-être mais peinard
    Et l’on se sent floué par les années perdues
    Alors vraiment
    Avec le temps … on n’aime plus

    Di Georges Brassens basterebbe tener presente che nel ’67 ricevette il Premio di Poesia dell’Académie Française .

    Di Jacques Brel, autore espressivo e profondo, come non ricordare: “Ne me quitte pas” e la grande influenza che ebbe sui cantautori di tutto il mondo specie su quelli italiani( che ora sulla scia di Dylan quasi si autocandidano…)
    Ubaldo de Robertis

  16. per conoscenza: http://poesia.blog.rainews.it/2012/02/sondaggio-la-lingua-delle-canzoni-e-poesia/

    Mi sembra interessante quanto Francesco De Gregori affermò a suo tempo: “Le canzoni non sono poesie” ha affermato il cantautore, “e io non mi sento un poeta”
    … qualcosa vorrà pur significare …

    • […] D. Quel suo modo di scrivere i testi sono già “la canzone”, o no?

      R. “Non saprei. Non mi piace quando dicono che sono poesie. La poesia è ben altro e se leggi La donna cannone senza pensare alla musica, è una boiata pazzesca, non sta in piedi”. ( Francesco De Gregori, da un’intervista del 2015 – http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2015/02/08/news/ma_tutto_questo_alice_ora_lo_sa_francesco_de_gregori_ho_scritto_canzoni_strane_adesso_ve_le_spiego-106786917/ )

      • dalla medesima intervista di cui il link nel precedente commento, ancora Francesco De Gregori afferma:

        Quel suo modo di scrivere i testi sono già “la canzone”, o no?
        “Non saprei. Non mi piace quando dicono che sono poesie. La poesia è ben altro e se leggi La donna cannone senza pensare alla musica, è una boiata pazzesca, non sta in piedi”.

        D. Ma come? Una delle sue canzoni più belle?

        R. “Anche secondo me è tra le più belle, ma questo non vuol dire che il testo da solo regga. Tutti quegli accenti tronchi, “butterò questo enorme cuore… giuro che lo farò… nell’azzurro io volerò…”. Nemmeno un bambino scrive così. È la musica che dà potenza e qui, devo dire, c’è una bella invenzione melodica, non banale. No, nemmeno degli autori più famosi si può leggere il testo come una cosa autonoma, nemmeno Bob Dylan che è tra quelli che amo di più”.

  17. antonio sagredo

    Angela poi non Ti sei fatta vedere questa estate!

  18. Insomma, dopo tante chiacchiere è bene un po’ di sano realismo. Questo nobel a Bob Dylan è una boiata pazzesca, una sorta di grammy alla carriera. Punto e basta

  19. Confesso la mia ignoranza: non conosco i testi di Bob Dylan. Conosco però e ho tradotto i testi di grandi cantautori polacchi (ad es. Agnieszka Osiecka e Jonasz Kofta) e russi (ad es. Bulat Okudgiava e Vladimir Vysotskij), Inoltre ci sono grandi poeti polacchi che hanno scritto testi per canzoni, come ad esempio Jerzy Ficowski. Gli autori che ho citato a mio avviso meritano l’appellativo di poeti, ma nessuno si è mai sognato di proporli per il Nobel. Nel caso di Dylan, il premio è per la Letteratura, non per la Poesia, e devo pensare che chi decide l’assegnazione del Premio abbia un concetto molto ristretto della letteratura, dove la Poesia può non rientrare o essere addirittura considerata un’intrusa.

  20. Scusate, volevo dire non li conoscevo. Adesso grazie al Premio qualche testo lo conosco.

  21. Steven Grieco-Rathgeb

    Probabilmente avete tutti ragione, un coro all-unisono che consegna Bob Dylan alla “buona” musica leggera e lo reputa un poeta mediocre. Non me la sento di sostenerlo a tutti i costi.
    Per capire la sua poesia separata dalla melodia, è forse necessario conoscere bene non solo l’inglese, ma “l’americano” e l’americanità (con tutto il suo retroterra culturale e sociale, alieno all’Europa se togliamo New York e la New England): ed è forse anche necessario essere stati giovanissimi americani negli anni ’60 – il caso mio, con la probabile prospettiva, una volta raggiunti i 18 anni, di trovarsi in Vietnam a combattere una guerra ingiusta – per andare nel profondo della rivolta anche meravigliosamente caotica e surreale – che la sua musica esprime, il senso forte di ingiustizia, e la malinconia, come se lui sapesse fin da allora che tutte le rivolte sono comunque destinate a fallire.
    E poi in seguito è diventato milionario con le sue canzoni della rivolta e della malinconia esistenziale dell’underdog, quindi di cosa stiamo parlando.
    Che poi tutto il mondo ne sia rimasto incantato è sicuramente da imputare al modo in cui ha cantato, con la sua caratteristica voce lamentosa. Secondo me la gente non ha mai capito profondamente le sue parole, ma la melodia mescolata al senso generico delle parole la affascinava, la accendeva ad una protesta generica ed effimera contro l’autorità, il potere.
    Quindi da tutti questi punti di vista possiamo dire, come sicuramente direte, che Bob Dylan è un autore limitato.
    Probabilmente la giuria del Nobel per la letteratura ha sbagliato una volta ancora, dopo le tante volte in passato. Io trovo che il Premio Nobel strida quasi sempre in tutte le sue sezioni. Penso al frenesia di scienziati ed economisti che dedicano una vita a rincorrere lì’ambito premio, penso al premio Nobel per la Pace dato così spesso a individui che si sono poi rivelati perpetratori di crimini. Non voglio essere troppo duro, ma il Premio Nobel, per il prestigio di cui gode, mi somiglia un po’ agli sport nazionali e internazionali, ai Giochi Olimpici, tutte attività queste troppo conosciute ovunque, troppo acclamate, troppo invischiate nella big money per non rilasciare odore di corruzione.
    E fin qui tutto bene.
    Rimane il fatto che qualche rarissima volta ascolto alcune, le migliori, canzoni di Bob Dylan, e qualcosa ancora mi fa sussultare. In profondo.
    Non è nostalgia. Io non amo riandare nostalgicamente al passato, ma ci vado spessissimo per studiarlo, per trovare nel passato ciò che ha avuto un significato per me. E riconosco in Bob Dylan una delle prime importanti radici della mia formazione poetica. Dispiace, ma è così.

  22. Claudio Borghi

    Vorrei precisare, nel caso in cui mi si possa attribuire questa intenzione, che in nessun punto dei miei lunghi interventi ho sostenuto essere Dylan un poeta mediocre. Non lo penso, come non lo penso per nessun cantautore, semplicemente perché non ha senso pensarlo. Ho criticato in modo esplicito l’assegnazione del Nobel a un autore di canzoni e ho sostenuto che il testo di una canzone non è un testo poetico, in quanto è parte di una struttura che richiede la musica, la voce e l’interpretazione per completarsi: come diceva De Gregori nell’intervista che Angela Greco ha opportunamente citato, il testo di una canzone non sta su da solo, né, in quanto tale, ha senso giudicarlo con gli strumenti della critica letteraria. Il fatto che Steven Grieco riconosca l’importanza di Dylan nella formazione delle sue radici poetiche è interessante, come è stato importante per tanti giovani averlo ascoltato, aver filtrato emotivamente le vibrazioni dei suoi inni libertari e di protesta contro i signori della guerra, ecc. Come sono stati importanti De Andrè e Guccini, De Gregori e Gaber per i giovani, e non solo, che li hanno ascoltati tanto intensamente. Ma non credo che si impari a scrivere poesia dalle canzoni, per quanto possano stimolare sollecitazioni culturali di vario genere. Il fatto che Fernanda Pivano, più volte citata nei giornali di questi giorni, abbia detto che De Andrè è stato il più grande poeta italiano del Novecento (arrivando a dire, in presenza dello stesso De Andrè, che Dylan è il De Andrè americano), per quanto io abbia amato De Andrè mi sembra un’affermazione gratuita e risibile di pseudocultura, che dimostra la scarsa se non nulla conoscenza della poesia italiana del Novecento, oltre il fraintendimento grave circa la distinzione tra forma canzone e poesia. E De Andrè, che questa distinzione ce l’aveva molto più chiara di lei, la ricambiò con un sorriso benevolo e ironico, palesemente mostrando di non essere d’accordo, e non solo per ostentazione necessaria di umiltà. Una rivista letteraria deve a mio avviso prendere nettamente le distanze da affermazioni del genere, chiarire i concetti, ristabilire i confini. La mia intenzione era di mettere in discussione il senso di un Nobel della letteratura assegnato a testi di canzoni e avrei voluto che si riconoscesse che la grandezza di De Andrè e Dylan come poeti, se tali sono stati, non può essere determinata dai testi delle loro canzoni, per le ragioni che ho ampiamente analizzato nei due lunghi post dei giorni scorsi. Evidentemente non sono stato chiaro, perlomeno non lo sono stato abbastanza da evitare di essere frainteso.

    • Personalmente non ho da eccepire ai tuoi ragionamenti e non penso di averti frainteso, Claudio. La questione che a me pare irrisolta è se la canzone d’autore possa essere considerata un genere letterario, oppure no. La mia risposta è sì: se la si considera un genere di scrittura a se stante: somma di parole e musica.
      Già, perché poi non si può nemmeno parlare di musica, se l’autore può scrive su un giro di Do…

  23. Steven Grieco-Rathgeb

    Claudio Borghi ha ragione di puntualizzare. Ma, caro Claudio, rimane il fatto che quasi tutti i commentatori sull’Ombra non hanno voluto scindere la poesia dalla canzone. E’ proprio quello che faccio io le rarissime ormai volte che ascolto Dylan, ed è quello che faccio anche con Leonard Cohen, altro grande poeta che appare su quell’orizzonte pericoloso, dove canzone e poesia sembrano avere una ragione sola. Dove il poeta prima di comparire è già stato fagocitato dal cantautore.
    Faccio la scissione perché allora, di là del fascino incantatorio della musica, Dylan e Cohen compaiono sotto un’altra luce – almeno per la parte migliore della loro produzione poetica, e cioè pochi testi, poco più che una manciata.
    E sicuramente tutti e due, per ragioni puramente pecuniarie, hanno svilito le poesie collegandole troppo rigidamente alle melodie.
    Comunque, nel mio commento di ieri sera ho detto di non volere polemizzare con i commentatori qui, perché avevano ovviamente le loro buone ragioni per quanto riguarda questo orizzonte incerto poesia-canzone.
    E poi ho aggiunto che forse ci vuole una persona con perfetta padronanza della lingua inglese e del retroterra culturale specificamente americano – intendo non letto sui libri, ma vissuto in prima persona – per apprezzare appieno Dylan. E che proprio questo fatto potrebbe essere una spia sulla non universalità della sua opera di poeta: il suo messaggio è riuscito ad arrivare ai non parlatori di inglese solo attraverso la canzone. Benché qualche scuola media qua e là per il mondo probabilmente ancora insegna i testi, devono essere pochissime le persone di altre lingue che regolarmente leggono i suoi testi come poesia
    La questione rimane controversa.

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