È scomparso Dario Fo, il premio Nobel del 1997, il«giullare», come è stato definito da quella parte d’Italia che fa capo al potere clerico-fascista; il grande drammaturgo, come diciamo noi, un intellettuale e un artista che non è mai sceso a patti con il potere partitico e il conformismo dell’Italia di questi ultimi decenni

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«I miei grandi maestri? Ruzzante e Molière». Ci ha lasciati Dario Fo, è morto a 90 anni e sette mesi per complicazioni polmonari. Era ricoverato da 12 giorni all’ospedale Sacco di Milano. Un’esistenza bizzarra, unica. «Esageratamente fortunata», come diceva lui stesso. Figlio di un capostazione era nato il 24 marzo del 1926 in un paesino del lago Maggiore. L’ attore versatile, il drammaturgo, il regista, lo scenografo, l’impresario del suo teatro, lo scrittore, il pittore, l’uomo che ha occupato un ruolo sinistra eslege, il «giullare», come  è stato definito dalla massa dei conformisti benpensanti a cui non andava giù l’assegnazione del Nobel nel 1997. Dario ha sempre fatto il teatro che gli era congeniale, quello di Ruzzante e della Commedia dell’arte, quello che si fa beffe del potere e del Palazzo, come lo chiamava Pasolini. Il Nobel manda in tilt gli intellettuali benpensanti. Dario Fo: l’eterno giullare, premio Nobel per la Letteratura, istrione del palcoscenico, come viene definito.

Siamo neli anni dell’Accademia di Brera, ricchi di stimoli culturali, fino alla divisa della Repubblica di Salò, «per non finire deportato in Germania»,  come spiegò più tardi. Dai testi radiofonici del Poer nano all’esordio con Parenti e Durano al Piccolo Teatro con Il dito nell’occhio, all’unica esperienza cinematografica, con Carlo Lizzani che gli cuce su misura il film Lo svitato. E poi l’incontro con Franca Rame, fulminante,  la donna della sua vita, la compagna che ha saputo dargli per tutta la vita il sostegno e l’incoraggiamento di cui Dario aveva assoluto bisogno.

Siamo negli anni della messa al bando dalla Rai democristiana. Siamo nel 1968 quando una sua canzonetta, cantata insieme a Enzo Jannacci, viene rifiutata dal Festival di San Remo.

Marito e moglie danno vita ai surreali titoli degli anni Cinquanta e Sessanta, Gli Arcangeli non giocano a flipper, Chi ruba un piede è fortunato in amore, La signora è da buttare; debuttano in tv nella scandalosa Canzonissima del ‘62 che gli costò la messa al bando per 14 anni dalla Rai democristiana. Segue il grande successo di Mistero Buffo del ‘69, dove Fo riprende a modo suo la lezione dei fabulatori e dei cantastorie, raccontando il sacro e il profano, sberleffi e sublime, le storie della Bibbia e dei Vangeli, di papi boriosi e di villani. Il ‘69 è anche l’anno della strage di piazza Fontana, inizio della strategia della tensione e degli anni bui. Storia e cronaca entrano prepotenti nel teatro di Dario, che sera dopo sera scrive e riscrive le pièce modificandole in diretta sugli eventi. Così è per Morte accidentale di un anarchico, sulla morte di Pinelli; così per Il Fanfani rapito. Un teatro fitto di rumori e di sberleffi, trombette e quisquilie, gli anni ruggenti della Palazzina Liberty. La polizia trova ogni pretesto per impedire gli spettacoli, irrompe sovente anche in teatro. Con grande intuito Dario Fo trasforma quelle invasioni in episodi improvvisati di una farsa che continua. Un elenco di sberleffi contro il potere ottuso dell’epoca democristiana con il suo grammelot infarcito di lessemi e di fonemi, di idiomi disparati, nonsense, bisticci linguistici. Una invenzione in progress, irrefrenabile, multiforme, magmatica, irriverente, prorompente che prende corpo in circa un centinaio di testi teatrali.

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Accolto con entusiasmo all’estero, con sufficienza e ironia in Italia, dove la nicchia benpensante della letteratura italiana mal digerì quel Nobel. Dario Fo, diceva la motivazione degli Accademici svedesi, «seguendo la tradizione dei giullari medioevali dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi». Riconoscimento a cui Dario rispose ringraziando quei dimenticati e anonimi maestri, ricordando Ruzzante e Molière e, su tutti, Franca Rame, la sua compagna di una vita, con la quale condivise il riconoscimento dandole  pubblicamente il ruolo di coautrice di tante commedie e sua consigliera. Franca Rame muore il 29 maggio del 2013. Per Dario Fo è un dramma. Al lutto di Franca si aggiunge quelli di Enzo Jannacci, amico e complice di canzoni irriverenti, da «Ho visto un re» a «El purtava i scarp del tennis» e quello recente di Gianroberto Casaleggio. È Franca a mancargli sempre di più, la perdita è incolmabile. Si getta nella campagna politica, appoggia il movimento dei 5 Stelle, scrive testi e articoli, interviene nei media, dipinge.

Una disperata vitalità. Ricordo che, intervistato sui giovani, disse che dovevano pensare a «grandi imprese». Li voleva spronare a non acquietarsi al presente, a non accettare la vulgata del potere.

(Giorgio Linguaglossa)

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Dario Fo e Franca Rame, 1962

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Su cantiam, su cantiam…
“Popolo di poeti, di cantanti, di canzonettisti, di cantautori;
Popolo di Canzonissima: cantate!
Popolo del miracolo
Miracolo economico
O popolo che volendolo
Puoi far
Quel che ti par
Hai libertà di transito
Hai libertà di canto
Di canto e controcanto
Di petto ed in falsetto
Chi canta è un uomo libero
da qualsivoglia ragionamento
Chi canta è già contento
di quello che non ha
Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar
Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar
Facciam cantare gli orfani
Le vedove che piangono
E quelli che dimostrano [E gli operai in sciopero]
Lasciamoli cantare
Facciam cantare gli esuli
Quelli che passano le frontiere
Assieme agli emigranti
Che fanno i minator
Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar
Su cantiam, su cantiam
Evitiamo di pensar
Per non polemizzar
Mettiamoci a ballar
O popol musicomane
Che adori i dischi in plastica
Aspetti Canzonissima
Come Babbo Natale
Un Babbo un poco frivolo [senza scrupoli]
che alleva un sacco di canzonette
E poi te le fa correre al posto dei cavall
E poi te le fa correre al posto dei cavall
Boom!”

Sigla di Canzonissima 1962

Musica di Dario Fo e Fiorenzo Carpi.

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comunicato-di-solidarieta-degli-operai-a-dario-fo-per-il-licenziamento dalla RAI 1962

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31 risposte a “È scomparso Dario Fo, il premio Nobel del 1997, il«giullare», come è stato definito da quella parte d’Italia che fa capo al potere clerico-fascista; il grande drammaturgo, come diciamo noi, un intellettuale e un artista che non è mai sceso a patti con il potere partitico e il conformismo dell’Italia di questi ultimi decenni

  1. gino rago

    Oltre ad essere quel competente, colto, libero e talvolta persino geniale interprete di poesia, sei anche un animo generoso e pronto verso i poeti,
    caro Giorgio. E senza mai nulla chiedere in cambio.
    Come del resto stai dimostrando pure in questa occasione, per prontezza e lucidità, verso la scomparsa del “Giullare di Dio”. Grazie, Giorgio
    Gino Rago

  2. peccato se ne sia andato, le notizie si rincorrono, il premio Nobel per la letteratura pare sia stato assegnato a Bob Dylan, allora qualche speranziella per Guccini può esserci


  3. Da un Nobel all’altro: Bob Dylan.
    Che Dylan [Bob Dylan, nato con il nome di Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941)], potesse vincere un Nobel era nell’aria da tempo ma in pochi avevano previsto che l’accademia potesse decidere di estendere il prestigioso riconoscimento a un genere come la musica ‘pop’. Nel 2015 il premio era stato assegnato alla bielorussa Svetlana Alexievich per aver creato polifonie che rappresentano “un monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo”. Quello per la letteratura è l’ultimo dei Nobel ad essere annunciato quest’anno. I sei premi saranno consegnati il 10 dicembre, anniversario della morte del fondatore Alfred Nobel, nel 1896.

    Preciso che in merito ai «meriti» poetici delle canzoni di Bob Dylan non ho nulla da dire perché non ho mai ascoltato una canzone del cantante americano. Ammetto la mia ignoranza. Sicuramente, i suoi testi poetici sono stati scritti per la musica della canzone, e sicuramente nel suo genere di testi applicati alla musica di consumo Dylan si rivela essere un grande innovatore. Ed è sicuro che dobbiamo rivedere le nostre categorie di musica di consumo e musica di profilo alto, quasi sempre quest’ultima aliena dal tollerare testi scritti. Di fatto, la poesia che si scrive oggi deve tendere l’orecchio alla musica leggera, e anche strizzare l’occhio ai generi leggeri… molto spesso, anzi, quasi sempre la poesia che si scrive oggi non ha nessuna possibilità di incontrare il lettore odierno. Dovremmo tutti chiederci come mai, perché, quali sono le cause di questa obblivione della poesia. In tal senso, una riflessione credo dovremmo farla tutti, dovremmo impegnarci a superare le categorie divisorie: aut aut, di qua la poesia, di là la non-poesia, di crociana memoria… Le cose sono molto più complesse.

    Tra i molti riconoscimenti che sono stati conferiti a Dylan vanno menzionati almeno il Grammy Award alla carriera nel 1991, il Polar Music Prize (ritenuto da alcuni equivalente del premio Nobel in campo musicale nel 2000, il Premio Oscar nel 2001 (per la canzone Things Have Changed, dalla colonna sonora del film Wonder Boys, per la quale si è aggiudicato anche il Golden Globe), il Premio Pulitzer nel 2008, la National Medal of Arts nel 2009 e la Presidential Medal of Freedom nel 2012.

    *
    16 TONNELLATE
    parole e musica Merle Travis

    Sono nato una mattina che il sole non splendeva
    Raccolsi una pala e me ne andai alla miniera
    Caricai sedici tonnellate di carbone
    E il caposquadra mi disse: “Bene, che Dio mi benedica”

    Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
    Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
    San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
    La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

    Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
    Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
    San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
    La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

    Sono nato una mattina che la pioggia cadeva leggera
    Di secondo nome faccio Guai e Lotta
    Una vecchia leonessa mi ha cresciuto in un canneto
    E non c’è donna per quanto di alto rango che mi possa far rigare dritto

    Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
    Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
    San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
    La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

    Quando mi vedi arrivare è meglio che ti sposti
    Un sacco di gente non l’ha fatto ed un sacco ne è morta
    Ho un pugno di ferro, l’altro invece è di acciaio
    E se non ti becco con il destro lo farò col sinistro

    Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
    Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
    San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
    La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

    Sono nato una mattina che il sole non splendeva
    Raccolsi una pala e me ne andai alla miniera
    Caricai sedici tonnellate di carbone
    E il caposquadra mi disse: “Bene, che Dio mi benedica”

    Hai caricato sedici tonnellate, e cosa hai ottenuto?
    Sei più vecchio di un giorno e più indebitato
    San Pietro non mi chiamare perchè non posso andare
    La mia anima la devo dare alla compagnia mineraria

    *
    I was born one mornin’ when the sun didn’t shine
    Picked up a shovel and I walked to the mine
    I hauled Sixteen Tons of number 9 coal
    And the straw-boss said, “Well, bless my soul”

    You haul Sixteen Tons, whadaya get?
    Another older and deeper in debt
    Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
    I owe my soul to the company store

    You haul Sixteen Tons, whadaya get?
    Another older and deeper in debt
    Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
    I owe my soul to the company store

    Born one morning it was drizzle and rain
    Fightin’ and Trouble are my middle name
    I was raised in a canebrake by an old mama lion
    And no high-toned woman make me walk the line

    You haul Sixteen Tons, whadaya get?
    Another older and deeper in debt
    Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
    I owe my soul to the company store

    See me comin’ better step aside
    A lot of men didn’t and a lot of men died
    I got one fist of iron and the other of steel
    And if the right one don’t get ya, the left one will

    You haul Sixteen Tons, whadaya get?
    Another older and deeper in debt
    Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
    I owe my soul to the company store

    Born one mornin’ when the sun didn’t shine
    Picked up a shovel and I walked to the mine
    I hauled Sixteen Tons of number 9 coal
    And the straw-boss said, “Well, bless my soul”

    You haul Sixteen Tons, whadaya get?
    Another older and deeper in debt
    Saint Peter don’t you call me cause I can’t go
    I owe my soul to the company store

    *

    Se perdi il treno sul quale viaggio, saprai che sono andato,
    puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia
    Cento miglia, cento miglia, cento miglia, cento miglia,
    puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia

    Dio, sono uno, Dio, sono due, Dio, sono tre, Dio, sono quattro,
    Dio, sono cinquecento miglia lontano da casa
    Lontano da casa, lontano da casa, lontano da casa, lontano da casa,
    Dio, sono cinquecento miglia lontano da casa

    Non ho la camicia addosso, non ho un penny,
    Dio, non posso tornare a casa in questo modo
    In questo modo, in questo modo, in questo modo, in questo modo,
    Dio non posso tornare a casa in questo modo

    Se perdi il treno sul quale viaggio, saprai che sono andato,
    puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia
    Cento miglia, cento miglia, cento miglia, cento miglia,
    puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia

    Puoi sentire il fischio sibilare per cento miglia

    traduzione di Michele Murino
    500 Miles
    traditional

    If you miss the train I’m on, you will know that I am gone,
    you can hear the whistle blow a hundred miles.
    A hundred miles, a hundred miles, a hundred miles, a hundred miles,
    you can hear the whistle blow a hundred miles.

    Lord, I’m one, Lord, I’m two, Lord, I’m three, Lord, I’m four,
    Lord, I’m five hundred miles a way from home.
    Away from home, away from home, away from home, away from home,
    Lord, I’m five hundred miles away from home.

    Not a shirt on my back, not a penny to my name.
    Lord, I can’t go back home this-a way.
    This-a way, this-a way, this-a way, this-a way,
    Lord, I can’t go back home this-a way.

    If you miss the train I’m on, you will know that I am gone,
    you can hear the whistle blow a hundred miles.
    A hundred miles, a hundred miles, a hundred miles, a hundred miles,
    you can hear the whistle blow a hundred miles.

    You can hear the whistle blow a hundred miles.

    *

    ADELITA
    canzone messicana tradizionale

    Se Adelita se ne andasse con un altro
    La inseguirei per terra e per mare
    Se per mare in una nave da guerra
    Se per terra in un treno militare

    E se Adelita desiderasse esser la mia ragazza
    E se Adelita fosse la mia donna
    Le comprerei un vestito di seta
    Per portarla a ballare alla cantina

    Se Adelita se ne andasse con un altro
    Seguirei le sue tracce per terra e per mare
    Se per mare in una nave da guerra
    Se per terra in un treno militare

    traduzione di Michele Murino

    Il video

    ADELITA
    traditional mexican song

    Si Adelita se fuera con otro
    Le seguiría por tierra y por mar
    Si por mar en un buque de guerra
    Si por tierra en un tren militar

    Y si Adelita quisiera ser mi novia
    Y si Adelita fuera mi mujer
    Le compraría un vestido de seda
    Para llevarla a bailar al cuartel

    Si Adelita se fuera con otro
    Le seguiría por tierra y por mar
    Si por mar en un buque de guerra
    Si por tierra en un tren militar

    *

    SONO IL TUO FIGLIASTRO?
    (presentata anche come “Stepchild” e “You Treat Me Like A Stepchild” – “Figliastro”, “Mi tratti come un figliastro”) parole e musica Bob Dylan

    Versione eseguita da Bob Dylan il 12 Ottobre 1978 al Maple Leaf Gardens di Toronto, Ontario, Canada

    Reperibile sul bootleg “I was young when I left home”

    Mi tratti male ragazza
    e poi mi tratti anche peggio
    Io ti do tutto il mio amore
    ma non è mai abbastanza
    Mi tratti come un figliastro
    Oh Signore, sono il tuo figliastro
    Vorrei voltarmi e andarmene via
    Ma il mio cuore mi dice “Lasciala stare”

    Io attraverso il deserto per te ragazza
    e ti porto tutti i diamanti della miniera
    E invece scopro che la tua porta è chiusa
    Mi tratti come un figliastro
    Oh Signore, sono il tuo figliastro
    Vorrei voltarmi e andarmene via
    Ma il mio cuore mi dice “Lasciala stare”

    Lavoro ogni giorno e ogni notte per te ragazza
    E non ho nemmeno un momento libero
    Lo sai che non mi importa nemmeno di uccidere per te tesoro
    E non ho paura di morire
    Mi tratti come un figliastro
    Oh Signore, sono il tuo figliastro
    Vorrei voltarmi e andarmene via
    Ma il mio cuore mi dice “Lasciala stare”

    traduzione di Michele Murino

    AM I YOUR STEPCHILD?
    words and music Bob Dylan

    You treat me mean girl
    And then you treat me rough
    I give you all my loving
    And it’s never quite enough
    You treat me like a stepchild
    Oh Lord, am I your stepchild
    I wanna turn and walk all over you
    But my heart says, “No, just let her be.”

    I crawl across the desert for you girl
    Bring you all the diamonds from the mine
    And I find that your door is shut
    You treat me like a stepchild
    Am I your stepchild
    I wanna turn and walk away from you
    But my heart just says, “No, let her be.”

    I work every day and night for you girl
    And I don’t even have the time
    You know I don’t mind killing for you honey
    And I ain’t afraid to die
    You treat me like a stepchild
    Am I your stepchild
    I wanna turn and walk all over you
    But my heart says, “No, just let her be.”

    *

    BABY, COSA VUOI CHE FACCIA?
    parole e musica Jimmy Reed

    Eseguita da Bob Dylan agli Universal Studios di Los Angeles, California, il 19 Settembre 1985, durante le prove per il Farm Aid (con The Queens Of Rhythm – Debra Byrd, Queen Esther Marrow, Madelyn Quebec, Elisecia Wright – alle seconde voci). Il brano faceva parte del repertorio di Elvis.

    Andiamo su, andiamo giù.
    Andiamo su, su e giù.
    Fai tutto quello che vuoi e balla.
    Oh sì, oh sì, oh sì.
    Mi fai fare quel che vuoi tu.
    Oh, baby, cosa vuoi che faccia?

    Mi fai spiare, mi fai nascondere.
    Mi fai spiare, nascondere, nascondere, spiare.
    Fai tutto quello che vuoi e balla.
    Oh sì, oh sì, oh sì.
    Mi fai fare quel che vuoi tu.
    Oh baby, cosa vuoi che faccia?

    traduzione di Michele Murino
    Clicca qui per il video di Bob

    E qui per la versione di Elvis: http://it.youtube.com/watch?v=x163y1MQLic

    BABY, WHAT YOU WANT ME TO DO?
    words and music Jimmy Reed

    Were goin up, were goin down
    Were goin up, down down up.
    Any way you wanna let it roll
    Yeah, yeah, yeah
    You got me doin what you want me
    Oh baby what you want me to do

    You got me peepin you got me hidin
    You got me peep hide hide peep
    Any way you wanna let it roll
    Yeah yeah yeah
    You got me doin what you want me
    Baby what you want me to do

    *

    BALLATA DI UN UOMO SOTTILE
    parole e musica Bob Dylan

    Cammini nella stanza
    con la tua matita in mano
    vedi qualcuno nudo
    e dici “Chi è quell’uomo?”
    provi in tutti i modi ma
    non capisci proprio
    quello che stai dicendo
    quando torni a casa

    perchè qui sta succedendo qualcosa
    ma tu non sai cos’è
    vero, mister Jones?

    Alzi la testa
    e domandi “E’ questo il posto?”
    e qualcuno ti indica e dice
    “E’ suo!”
    e tu dici “Cosa è mio?”
    e qualcun altro dice “Dov’è cosa?”
    e tu dici “Oh mio Dio!
    Sono proprio solo qui!”

    Ma qui sta succedendo qualcosa
    e tu non sai cos’è
    vero, mister Jones?

    Porgi il tuo biglietto
    e vai a vedere il fenomeno da baraccone
    che subito viene verso di te
    quando ti sente parlare
    e dice: “Come ci si sente
    ad essere un tale mostro?”
    e tu dici “Impossibile!”
    quando ti porge un osso

    E qui sta succedendo qualcosa
    ma tu non sai cos’è
    vero, mister Jones?

    Hai molti contatti
    tra i taglialegna
    per ottenere i tuoi fatti
    quando qualcuno attacca la tua immaginazione
    ma nessuno ha alcun rispetto
    e comunque tutti si aspettano che tu dia
    un assegno deducibile dalle tasse
    ad organizzazioni di carità

    Sei stato con i professori
    e sei piaciuto a tutti
    hai discusso con grandi uomini di legge
    di lebbrosi ed imbroglioni
    hai letto tutti
    i libri di F. Scott Fitzgerald
    sei un uomo molto istruito
    è risaputo

    Ma qui sta succedendo qualcosa
    e tu non sai cos’è
    vero, mister Jones?

    Il mangiatore di spade
    viene da te e poi si inginocchia
    si fa il segno della croce
    poi sbatte i suoi tacchi alti
    e senza avviso
    ti chiede come ti senti
    e dice: “Eccoti la gola indietro
    grazie per il prestito!”

    E tu sai che qui sta succedendo qualcosa
    ma non sai cos’è
    vero, mister Jones?

    Ora vedi questo ometto orbo
    che grida la parola “ORA!”
    e dici: “Per quale motivo?”
    e lui dice: “Come?”
    e tu dici: “Cosa significa questo?”
    e lui ti urla dietro che sei una vacca
    “Dammi del latte
    oppure vai a casa!”

    E tu sai che qui sta succedendo qualcosa
    ma non sai cos’è
    vero, mister Jones?

    Cammini nella stanza
    come un cammello e poi aggrotti la fronte
    ti metti gli occhi in tasca
    e il naso sul pavimento
    dovrebbe esserci una legge
    che ti impedisca di circolare
    dovrebbero farti
    indossare auricolari

    Perchè sta succedendo qualcosa
    e tu non sai cos’è
    vero, mister Jones?

    traduzione di Michele Murino

    BALLAD OF A THIN MAN
    words and music Bob Dylan

    You walk into the room
    With your pencil in your hand
    You see somebody naked
    And you say, “Who is that man?”
    You try so hard
    But you don’t understand
    Just what you’ll say
    When you get home

    Because something is happening here
    But you don’t know what it is
    Do you, Mister Jones?

    You raise up your head
    And you ask, “Is this where it is?”
    And somebody points to you and says
    “It’s his”
    And you say, “What’s mine?”
    And somebody else says, “Where what is?”
    And you say, “Oh my God
    Am I here all alone?”

    Because something is happening here
    But you don’t know what it is
    Do you, Mister Jones?

    You hand in your ticket
    And you go watch the geek
    Who immediately walks up to you
    When he hears you speak
    And says, “How does it feel
    To be such a freak?”
    And you say, “Impossible”
    As he hands you a bone

    Because something is happening here
    But you don’t know what it is
    Do you, Mister Jones?

    You have many contacts
    Among the lumberjacks
    To get you facts
    When someone attacks your imagination
    But nobody has any respect
    Anyway they already expect you
    To just give a check
    To tax-deductible charity organizations

    You’ve been with the professors
    And they’ve all liked your looks
    With great lawyers you have
    Discussed lepers and crooks
    You’ve been through all of
    F. Scott Fitzgerald’s books
    You’re very well read
    It’s well known

    Because something is happening here
    But you don’t know what it is
    Do you, Mister Jones?

    Well, the sword swallower, he comes up to you
    And then he kneels
    He crosses himself
    And then he clicks his high heels
    And without further notice
    He asks you how it feels
    And he says, “Here is your throat back
    Thanks for the loan”

    Because something is happening here
    But you don’t know what it is
    Do you, Mister Jones?

    Now you see this one-eyed midget
    Shouting the word “NOW”
    And you say, “For what reason?”
    And he says, “How?”
    And you say, “What does this mean?”
    And he screams back, “You’re a cow
    Give me some milk
    Or else go home”

    Because something is happening here
    But you don’t know what it is
    Do you, Mister Jones?

    Well, you walk into the room
    Like a camel and then you frown
    You put your eyes in your pocket
    And your nose on the ground
    There ought to be a law
    Against you comin’ around
    You should be made
    To wear earphones

    Because something is happening here
    But you don’t know what it is
    Do you, Mister Jones?

    *

    NERO FIUME FANGOSO
    Parole di Robert Hunter, musica di Jerry Garcia
    Come eseguita da Bob Dylan a Melbourne, Australia, il 6 Aprile 1992

    Quando l’ultima rosa dell’estate mi pungerà il dito
    ed il caldo sole mi farà gelare fino alle ossa
    Quando non riuscirò più a sentire la canzone
    E non riuscirò a distinguere il mio cuscino da una pietra

    Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
    e canterò una canzone da solo
    Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
    e sognerò un sogno tutto da solo

    Quando l’ultimo riverbero della luce del sole colpirà la montagna
    e le stelle cominceranno a baluginare nel cielo
    Quando la luna taglierà l’orizzonte a sud ovest
    con lo stridio di un’aquila in volo

    Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
    ed ascolterò le rapide gemere
    Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
    e canterò una canzone da solo

    Nero fiume fangoso
    possa tu scorrere per sempre
    Non importa quanto profondo o ampio
    Se tu hai un altro lato
    scorri fiume fangoso
    scorri fiume fangoso
    scorri nero fiume fangoso

    Quando sembrerà che la notte duri in eterno
    e non c’è nulla altro da fare che contare gli anni
    Quando le corde del mio cuore cominceranno a spezzarsi
    e cadranno pietre dai miei occhi invece che lacrime

    Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
    e sognerò un sogno tutto da solo
    Camminerò da solo accanto al nero fiume fangoso
    e canterò una canzone da solo
    e canterò una canzone da solo

    traduzione di Michele Murino

    BLACK MUDDY RIVER
    Words by Robert Hunter; music by Jerry Garcia
    As performed by Bob Dylan in Melbourne, Australia, Apr 6 1992

    When the last rose of summer pricks my finger
    And the hot sun chills me to the bone
    When I can’t hear the song for the singer
    And I can’t tell my pillow from a stone

    I will walk alone by the black muddy river
    And sing me a song of my own
    I will walk alone by the black muddy river
    And dream me a dream of my own

    When the last bolt of sunshine hits the mountain
    And the stars start to splatter in the sky
    When the moon splits the southwest horizon
    With the scream of an eagle on the fly

    I will walk alone by the black muddy river
    And listen to the ripples as they moan
    I will walk alone by the black muddy river
    And sing me a song of my own

    Black muddy river
    Roll on forever
    Don’t care how deep or wide
    If you got another side
    Roll muddy river
    Roll muddy river
    Black muddy river roll

    When it seems like the night will last forever
    And there’s nothing left to do but count the years
    When the strings of my heart start to sever
    And stones fall from my eyes instead of tears

    I will walk alone by the black muddy river
    And dream me a dream of my own
    I will walk alone by the black muddy river
    And sing me a song of my own
    And sing me a song of my own

    *

    MARCHIATO
    parole e musica Merle Haggard

    Registrata da Bob Dylan ai Sunset Sound Studios di Hollywood, Los Angeles, California, il 23 e 11 Aprile 1987, durante le sessioni di registrazione dell’album “Down In The Groove”.

    Mi piacerebbe andare a testa alta ed essere orgoglioso di chi sono
    ma non permetteranno che il mio segreto resti celato
    Ho pagato il mio debito ma non sono ancora soddisfatti
    Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo

    Quando mi hanno fatto uscire di prigione, avevo la testa alta
    Ero deciso a risollevarmi sopra la vergogna
    Ma non importa quanto io viva, il marchio nero mi segue
    Sono marchiato, il mio nome è un numero

    Mi piacerebbe andare a testa alta ed essere orgoglioso di chi sono
    ma non permetteranno che il mio segreto resti celato
    Ho pagato il mio debito ma non sono ancora soddisfatti
    Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo

    Se vivo per essere un numero, credo che non ripulirò mai il mio nome
    Perchè tutti sanno che sono stato in prigione
    Non importa dove io viva, dovrò dire loro dove sono stato
    O mi rispediranno in prigione se non lo faccio

    Mi piacerebbe andare a testa alta ed essere orgoglioso di chi sono
    ma non permetteranno che il mio segreto resti celato
    Ho pagato il mio debito ma non sono ancora soddisfatti
    Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo
    Ora sono marchiato, un uomo con un marchio al freddo

    traduzione di Michele Murino

    BRANDED MAN
    words and music Merle Haggard

    I’d like to hold my head up and be proud of who I am
    But they won’t let my secret go untold
    I paid the debt I owed them,but they’re still not satisfied
    Now I’m a branded man out un the cold

    When they let me out of prison,I held my head up high
    Determined I would rise above the shame
    But no matter where I’m living,the black mark follows me
    I’m branded with a number on my name

    I’d like to hold my head up and be proud of who I am
    But they won’t let my secret go untold
    I paid the debt I owed them,but they’re still not satisfied
    Now I’m a branded man out un the cold

    If I live to be a hundred,I guess I’ll never clear my name
    ‘Cause everybody knows I’ve been in jail
    No matter where I’m living,I’ve got to tell them where I’ve been
    Or they’ll send me back to prison if I fail

    I’d like to hold my head up and be proud of who I am
    But they won’t let my secret go untold
    I paid the debt I owed them,but they’re still not satisfied
    Now I’m a branded man out un the cold
    Now I’m a branded man out un the cold

    *

    CITTA’ D’ORO
    parole e musica Bob Dylan

    da “RISE AGAIN”

    C’è una città d’oro
    Lontano da questa corsa al successo
    E’ nella tua anima
    Lontano dalla confusione
    E dalle sbarre che imprigionano
    C’è una città d’oro

    C’è un paese di luce
    Innalzato nella gloria
    Gli angeli vestono di bianco
    Non esiste malattia
    Non esiste notte
    C’è un paese di luce

    C’è una città d’amore
    Lontano da questo mondo
    e dalla materia di cui son fatti i sogni
    oltre il tramonto
    oltre le stelle nel cielo
    c’è una città d’amore

    C’è una città di speranza
    dove non servono dottori
    non servono nemmeno droghe
    Sono pronto e disposto
    a gettar giù una corda
    C’è una città di speranza

    C’è una città d’oro
    lontano da questa corsa di topi
    e da queste sbarre che imprigionano
    Pace per il tuo spirito
    Riposo per la tua anima
    C’è una città d’oro

    CITY OF GOLD
    words and music Bob Dylan

    There is a city of gold
    Far from this rat race
    It’s in your soul
    Far from the confusion
    And the bars that hold
    There is a city of gold.

    There is a country of light
    Raised up in glory
    The angels wear white
    Never know sickness
    Never know night
    There is a country of light.

    There is a city of love
    Far from this world
    And the stuff dreams are made of
    Beyond the sunset
    Beyond the stars high above
    There is a city of love.

    There is a city of hope
    Don’t need no doctor
    Don’t even need dope
    I’m ready and willing
    Throw down a rope
    There is a city of hope.

    There is a city of gold
    Far from this rat race
    And these bars that hold
    Peace for your spirit
    Rest in your soul
    There is a city of gold.

    http://www.repubblica.it/cultura/2016/10/13/news/nobel_bob_dylan-149684162/?refresh_ce

  4. Come mai Borges non ha avuto il Nobel?

  5. Francesco

    “Che Dylan potesse vincere un Nobel era nell’aria da tempo ma in pochi avevano previsto che il comitato potesse decidere di estendere il prestigioso riconoscimento a un genere come la musica ‘pop’ (nel 2015 il premio è stato assegnato alla bielorussa Svetlana Alexievich per aver creato polifonie che rappresentano “un monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo”). ” Questo è riportato in arte e cultura di Repubblica. Linguaglolassa non si stanca mai di copiare.

  6. Donatella Costantina Giancaspero

    Su cantiam, su cantiam…

    “Popolo di poeti, di cantanti, di canzonettisti, di cantautori,
    Popolo di Canzonissima: cantate!
    Popolo del miracolo
    Miracolo economico
    O popolo che volendolo
    Puoi far
    Quel che ti par
    Hai libertà di transito
    Hai libertà di canto
    Di canto e controcanto
    Di petto ed in falsetto
    Chi canta è un uomo libero
    da qualsivoglia ragionamento
    Chi canta è già contento
    di quello che non ha
    Su cantiam, su cantiam
    Evitiamo di pensar
    Per non polemizzar
    Mettiamoci a ballar
    Su cantiam, su cantiam
    Evitiamo di pensar
    Per non polemizzar
    Mettiamoci a ballar
    Facciam cantare gli orfani
    Le vedove che piangono
    E quelli che dimostrano [E gli operai in sciopero]
    Lasciamoli cantare
    Facciam cantare gli esuli
    Quelli che passano le frontiere
    Assieme agli emigranti
    Che fanno i minator
    Su cantiam, su cantiam
    Evitiamo di pensar
    Per non polemizzar
    Mettiamoci a ballar
    Su cantiam, su cantiam
    Evitiamo di pensar
    Per non polemizzar
    Mettiamoci a ballar
    O popol musicomane
    Che adori i dischi in plastica
    Aspetti Canzonissima
    Come Babbo Natale
    Un Babbo un poco frivolo [senza scrupoli]
    che alleva un sacco di canzonette
    E poi te le fa correre al posto dei cavall
    E poi te le fa correre al posto dei cavall
    Boom!”

    (tra le parentesi quadre il testo originale)

    Sigla di Canzonissima 1962
    Testo di Leo Chiosso
    Musica di Dario Fo e Fiorenzo Carpi.

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  10. antonio sagredo

    Fui strafelice quando assegnarono il Nobel a Fo… solo a pensare che quel minchione cattolico di mario Luzi potesse vincerlo mi veniva la pelle d’oca. Già fu terribile che l’avessero dato a Quasimodo e Montale!
    Il Nobel a Fo significò per me un desiderio che s’era avverato: la sperata sconfitta del poetare italiano: chiacchiericcio spicciolo della poesia accademica e non: provincialismo che ancora sopravvive!
    Il Nobel al Bob Dylani mi fa ancora più felice poi che la poesia americana è di basso valore… il Dylan sulla scia del Withman va bene, ma l’assegnazione ha carattere fortemente politico: Dylan è l’antitesi del Trump per cui generazioni di americani voteranno Dylan-Clinton.

  11. antonio sagredo

    (x Quanto al signor Nanni che non è documentato: Borges non vinse il Nobel (che sarebbe stato strameritato facendo giustizia dei grandi del novecento, come p.e. Joyce) perché era legatissimo al militarismo argentino.
    Signora Giorgina Busca Gernetti io esulto per il semplice fatto che il Canto ha risvegliato (risvegliò) milioni di coscienze e che poi la Poesia non conosce frontiere, limitazioni di concetti e di mentalità, come dire allargare il principio della Poesia a tutte le altri arti è positivo.

    • Gentile Antonio Sagredo,
      ciascuno esulta a suo modo!. E’ vero che “la Poesia non conosce frontiere, limitazioni di concetti e di mentalità,”, come Lei afferma. Allora come mai denigra “quel minchione cattolico di mario Luzi” (la minuscola è Sua).?
      Sul “minchione” non dico nulla perché le scelte lessicali non entrano in questo dialogo tra me e Lei, però sul “cattolico” sì. Mi sembra che in Lei esistano “limitazioni di concetti e mentalità”.”
      Cordiali saluti
      Giorgina Busca Gernetti

  12. antonio sagredo

    si, è vero, sono moltissimo limitato…

  13. Claudio Borghi

    L’idea di aprire il premio Nobel a forme d’arte diverse in sé può andar bene, ma prima si dovrebbe discutere sul valore artistico dei testi delle canzoni di Dylan, non sul fatto astratto o teorico che il testo di una canzone possa avere valore poetico o meno. Mi chiedo: è stato fatto uno studio serio, da parte di critici letterari competenti, che consenta di inquadrare l’opera di Dylan nella storia della letteratura americana e mondiale oltre nella storia della musica folk-rock-blues, a cui ha dato un contributo innegabilmente decisivo? Dubito, come dubito che i sapienti svedesi abbiano le competenze per farlo. Si può certo dire che i testi di Dylan non sfigurano se confrontati con quelli di Kerouac o Ginsberg o di altri poeti della beat generation, ma allora mi chiedo: i testi dei poeti beat, in particolare di Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti, ecc., sono esempi di grande poesia? Cos’è rimasto di Howl di Ginsberg o di On the road e The scripture of the Golden Eternity di Kerouac, che all’epoca furono accolti come capolavori immortali? Niente più che la sensazione di rimasticature emotive, superficiali e prolisse di esperienze creative simboliste e surrealiste, scritture epigonali di modesto spessore letterario, laddove quasi sempre si limitano a vomitare oceani di disperazione nichilista o grida anarchiche o slogan pacifisti o a intonare inni alla saggezza superiore e ispirata dell’oriente. E’ chiaro che una discussione in nome del purismo letterario non porta da nessuna parte, serve uno studio comparato e approfondito dei testi. E serve la consapevolezza che la forma-canzone, come hanno più volte detto i nostri cantautori, tra cui Guccini, De Gregori e soprattutto De Andrè, è qualcosa d’altro rispetto alla poesia, in quanto i testi delle canzoni nascono con la necessità di essere sorretti dalla musica e dalla voce, non per essere espressivi in sé, come puro prodotto letterario. Se la discussione viene portata su questi binari forse può trovare un senso. Una delle ragioni per cui la poesia vive, in questa epoca di assolutismo mediatico, in una sorta di zona d’ombra, di marginalità e trascuratezza, è il fatto che molti potenziali lettori la percepiscano come una forma d’arte espressivamente dimezzata rispetto alla canzone, che può fruire del contributo della voce (si pensi alla risonanza emotiva del timbro e della tonalità di quella di De Andrè o De Gregori) e della musica.
    Proporrei di riflettere sui seguenti punti:
    1) il fatto che, se si legge il testo di una canzone come opera letteraria autonoma, la sua resa estetica non sia scorporabile dalla struttura armonica e vocale di cui ha bisogno per stare in piedi, significa che quel testo non ha un valore letterario autonomo: la canzone ha in effetti un vantaggio rispetto alla poesia semplicemente scritta, in quanto fa uso di strumenti diversi necessari a generane la risonanza emotiva ed espressiva;
    2) il fatto che un testo letterario, in versi o in prosa, abbia una valenza espressiva che si riverbera nella profondità della mente del lettore, arricchendosi di sfumature e sensi nuovi e diversi ad ogni nuova lettura, senza aver bisogno di una struttura musicale o vocale, costituisce, al contrario, un vantaggio rispetto a un testo di canzone: il testo della canzone, spogliato degli elementi che contribuiscono in maniera decisiva alla sua resa estetica, non può essere equiparato a una poesia autenticamente profonda e stilisticamente complessa, che sappia esplorare evocare accedere a regioni interiori che alla canzone, per limiti e vincoli intrinseci, sono necessariamente negati.
    La questione in definitiva si risolve nel chiedersi che senso ha mescolare ambiti espressivi per loro natura diversi, se non per fare operazioni di pseudocultura che non significano nulla e non fanno del bene a nessuno. Nei soloni svedesi ha evidentemente prevalso il fremito irrazionale che voce e musica delle canzoni hanno generato nei loro cuori e nelle loro menti.
    Le discussioni su Dylan grande poeta o meno mi sembrano fumo, sollevato da un’istituzione, il Nobel, che da troppo tempo non ha senso, ammesso ne abbia mai avuto uno, come non hanno senso le centinaia di premi letterari, tenuti in piedi da ragioni lontanissime dalla necessità di cercare e riconoscere il valore autentico delle opere, in particolare se si tratta di opere complesse e profonde, che non si prestano ad essere canticchiate on the road.

    • Poni, Claudio, a mio avviso giustamente l’elementare linea di demarcazione che separa la poesia dalla canzone. la poesia è parola nuda. Io poi sono ancora più estremista, fermamente contrario a qualsiasi sottofondo musicale nell’interpretazione di una poesia. La canzone ha bisogno di un accompagnamento musicale. Poeta e cantautore sono diversi. L’unico paroliere avvicinabile al mondo della poesia è Pasquale Panella, ma ci sarebbe anche qui da approfondire, e non è la sede.

      • Claudio Borghi

        Sono d’accordo. La cosa paradossale è che agli occhi dell’opinione pubblica sono poesie i testi di Mogol, che strategicamente fanno leva sul sentimentalismo più trito, salvo rari momenti di felicità espressiva, mentre quelli di Panella sono considerati illeggibili e le canzoni che ha scritto con Battisti inascoltabili, laddove si tratta di pregevoli, ironiche e autoironiche ricerche sull’espressività della parola all’interno della forma-canzone, con l’intento esplicito di farla deflagrare. Il pubblico, come scriveva Mc Cartney, predilige le silly love songs. E allora onore a Battisti che ha tentato strade impervie e nuove, anche sul piano armonico e ritmico, a costo di alienarsi pressoché in toto il suo pubblico, che comprava i dischi in buona parte per le elegie pseudocrepuscolari annacquate tardoromantiche di Mogol, che Battisti era riuscito a vestire di linee melodiche originali e ispirate.

    • Howl non fu semplicemente la poesia di un libro, fu il capolavoro di un’epoca. E così anche le canzoni-poesie di Bob Dylan. Hanno valore storico e sociale, diedero voce e forza alle giovani generazioni di allora –anni ’50 e ’70, almeno finché non s’adottò il politichese.
      Che io sappia, nella seconda metà del novecento, nessuna opera “complessa e profonda” è mai riuscita a fare altrettanto.

      • Claudio Borghi

        Ho seri dubbi sia circa l’essere Howl un capolavoro (riletto a diversi decenni di distanza mi sembra si sorregga su una struttura retorica espressivamente molto datata), sia circa il necessario impatto sociale della letteratura, che certo era un tema vivo negli anni sessanta e settanta e spesso motivo di accettazione o rifiuto di un’opera.
        Io ho proposto di discutere sul valore estetico, non sull’impatto sociale, che è tutt’altro discorso. Che impatto sociale hanno avuto Pessoa, Proust, Joyce o Gadda? Dobbiamo pensare che le loro opere avrebbero dovuto averlo per essere più incisive?

    • Condivido il suo pensiero. Grazie!
      Giorgina Busca Gernetti

    • Salvatore Martino

      Ancora una volta mi trovo spiazzato dal commento di Claudio Borghi completamente esaustivo, dice tutto quello che io stesso penso e in un italiano perfetto, lucido, comprensibile nella sua didascalica chiarezza. Vecchio il discorso sulla valenza poetica del testo delle canzoni, che come dice il nostro scienziato, non possono essere distaccati dalla musica.Profondamente d’accordo sulla beat generetion, che anche allora, e non ero più adolescente, mi sembrò destinata precocemente alla caducità.Pensavo ai grandi americani da Poe a Melville a Falkner a Withman, al quale del resto loro si ispiravano,a Lowry o a quei due giganti tra il Regno Unito e gli States Eliot e Auden, a Pound soprattutto e mi apparivano degli epigoni modesti.Ciò nonostante hanno avuto per decenni una influenza straordinaria in tutto il mondo non solo anglosassone..
      Se il Nobel non fosse intitolato :per la letteratura sarebbe un’altra faccenda.
      Per quanto riguarda Dario Fo infinite volte sono stato impietrito sulla sedia di un teatro affascinato, conquistato dal suo genio tra l’attore e il mimo, il contorsionista della voce, carismatico e vitale come nessun altro.Un giullare profondamente conturbante, con la vitalità di un atleta, il respiro del mezzofondista, capace di intonare note nelle tonalità più svariate. Da solo per ore anche ormai vecchissimo ad affabulare le platee dalla vertigine dell’alta cultura al lazzo, ai frizzi della Commedia dell”Arte, con la sua faccia di gomma che assumeva le più straordinarie contorsioni. SOLO SUL PALCOSCENICO. E mille volte ripeto sono rimasto affascinato dal vivo, e anche dal piccolo schermo. Altro per me il Dario Fo delle sue commedie quando recitava con altri, Devo dire i testi non mi sono mai sembrati eccezionali , persino il Mistero Buffo.Quando ricevette il Nobel mi interrogai sulla sua valenza di scrittore e di poeta: la risposta non fu eccessivamente positiva. Lo stesso ne fui felice sentendomi comunque anch’io parte della grande famiglia del teatro.
      Certo Eduardo De Filippo a mio sentire lo avrebbe meritato di più dato il livello e la quantità della sua produzione teatrale, questa sì letteratura.
      Uno dei tanti ingiustamente dimenticati.
      Tre nomi comunque gridano vendetta : Pessoa, Borges, Ritsos, gli immortali del secolo scorso.

  14. Condivido in toto le perspicaci osservazioni di Claudio Borghi sulla linea di demarcazione tra poesia e poesia prestata (o applicata) alla musica leggera che, sicuramente ha una funzione sociale rilevantissima ma altrettanto sicuramente il valore estetico di tutte le canzoni di Bob Dylan non eguaglia i primi 10 versi del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Certamente, l’influenza della poesia di Leopardi nell’800 è stato nulla, e anche nel Novecento la poesia di Leopardi è stata ripresa ma in modo dimidiato da Caldarelli negli anni Trenta per una manovra strumentale in chiave conservatrice, quando invece la lezione di Leopardi è quanto di più rivoluzionario potesse il Caldarelli presumere o immaginare.
    Ripeto, io non ho mai ascoltato una canzone di Bob Dylan, quindi forse sono un po’ “datato” o, come si dice, “incompetente” a giudicarla perché avrei un pregiudizio nei suoi confronti.
    Però, noi dobbiamo tenere il punto, o meglio, la linea.

    • D’accordo
      solitamente i poeti non scrivono canzoni; ma si possono scrivere canzoni “da poeti”. Come nel caso Bob Dylan – Dylan Thomas. Poi, che il Bob ci sia riuscito, magari perché sostenuto dalla musica… anche Leonard Cohen stenta, senza musica. Però nelle poesie dei Beat, almeno fino agli anni ’50, c’era dell’epica. Non ci si sbarazza dell’epica solo alzando un dito.
      Non sono pochi i poeti, oggi over cinquanta, che devono alla poesia Beat, e alle canzoni di Dylan, l’inizio del loro percorso. Magari non lo dicono ma è così. Lo so per certo. Chiaro che poi si va oltre, dentro, lontano o dove si vuole.

  15. Ogni volta che qualcuno ripropone la domanda”Perchè Borges non ha avuto il Nobel?”,mi viene il magone.Però anche una osservazione maliziosa: è il Premiato fa il Premio,non viceversa. Borges è Borges anche senza il Nobel; è il Nobel, che ha perso Borges.

  16. antonio sagredo

    Dylan, Nobel… è un fatto politico essenzialmente: Dylan contro Trump

  17. antonio sagredo

    nella prima foto vi sono 5 persone: Dario Fo primo a sinistra e poi a destra per ultimo un attore di vaglia: chi è? …. indovinate chi è!

  18. Stranamente anche San Francesco si definiva “il Giullare di Dio”!

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