LA POESIA di PABLO PICASSO E LA QUESTIONE DELLA METAFORA nell’interpretazione di Valerio Gaio Pedini con una scelta di poesie di Pablo Picasso

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

picasso donna seduta picasso donna seduta

 Rileggendo  le poesie diPablo Picassoho fatto mentalmente una panoramica della poesia italiana del ‘900 e mi sono reso conto di una vistosa lacuna stilistica. Soprattutto nel secondo Novecento è mancata la capacità di utilizzare le qualità comunicative della metafora, anzi, quest’ultima è stata indicata come un corpo estraneo da estirpare dalla poesia, come un orpello, trattata alla stregua di un abbellimento lessicale, un retorismo da evitare a tutti i costi. Ritengo questo fatto un errore grave che ha inciso sulla poesia italiana privandola di un elemento insostituibile del linguaggio poetico. Pregiudizio grave che sarà gravido di conseguenze negative sul piano stilistico per la poesia italiana.

Picasso, da pittore, non ha pregiudizi verso l’immagine, anzi, lui vede il linguaggio poetico come una funzione dell’immagine. Per il pittore spagnolo la metafora è ragguagliata alla immagine, ed entrambe sono impiegate come «fotogrammi» degli «oggetti», alla stregua di una macchina…

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3 commenti

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3 risposte a “LA POESIA di PABLO PICASSO E LA QUESTIONE DELLA METAFORA nell’interpretazione di Valerio Gaio Pedini con una scelta di poesie di Pablo Picasso

  1. Eccellente questa disamina critica di Valerio Gaio Pedini che tenta di rimettere al centro della questione Poesia la metafora e l’immagine, le grandi escluse dalla poesia italiana del Novecento. Ho letto in uno dei saggi di Bigongiari che il poeta critico si chiedeva perché la poesia italiana dopo Montale non era più riuscita a creare un poeta di quel livello. Ecco, io credo che la risposta sia in parte contenuta in questo breve scritto di Valerio Pedini.
    C’è una grande quantità di cloroformio che è stato dispiegato sulla poesia italiana degli ultimi decenni. Credo che sia venuto il momento di fare chiarezza, magari inoltrandosi tra le file della poesia ossificata e normalizzata con la maschera anti gas.
    Più che sostenuto dal contenuto discorsivo-colloquiale, infatti, è nella cesura, nell’interruzione – tra le lettere, le parole, le frasi, i libri – nella discontinuità e nell’inattualità, che il sorgere delle significazioni trova uno spazio di manifestazione, in cui esse vivono grazie alla “morte che si aggira tra le lettere”. Se “una poesia corre sempre il rischio di non avere senso e non avrebbe alcun valore senza questo rischio”, e se la scrittura procede aforisticamente, per frammenti, per lapsus, ciò non accade in virtù di una semplice scelta stilistica o per dichiarare uno scacco, ma perché solo questa può essere la “forma dello scritto”, di un movimento che insegue e proviene da un’assenza, da una rottura, da un pensiero su un essere che non è né si manifesta mai esso stesso, non è mai presente, in questo momento, fuori della differenza.

  2. A una signora, che gli disse; “Maestro, io non comprendo la Sua arte”,Picasso rispose.”Ci mancherebbe altro!”

  3. Picasso poeta in che relazione è con la sua pittura? Fantasia ce n’è: a volte deborda.

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