Manifesto di una Nuova Poesia  Umanista Universale a cura di Donatella Bisutti “La Poesia è Conoscenza. Perché La Poesia salva la Vita”; “il compito della Poesia è quello di esprimere l’ineffabile”; “una resistenza spirituale”; “Omero poteva chiamare “divino” anche Eumeo, semplice porcaro”; ” il linguaggio della Poesia  è per sua natura politico e rivoluzionario” (pubblicato su “Poesia e Conoscenza n. 2 del 2016)

 

Poiché siamo consapevoli  che:

se si vuole salvare la Terra e l’esistenza dell’uomo nel mondo in un momento in cui un intero sistema minaccia di affondare mettendo a rischio  anche l’esistenza del nostro pianeta, è indispensabile cambiare le coscienze   che oggi le nostre  coscienze sono sempre più manipolate  e la maggior parte delle persone pensa quello che altri hanno pensato per loro  che in un mondo impoverito dall’omologazione e dalla globalizzazione, occorre riaffermare il valore della differenza e dell’unicità di ogni uomo e di ogni creatura vivente  che quindi la differenza deve essere considerata un diritto naturale inalienabile con tutte le conseguenze che ciò che comporta  che come ha scritto Raimon Panikkar il disarmo militare può avvenire solo attraverso un disarmo culturale  che il nostro sapere oggi è per lo più un accumulo di informazioni che prescindono dall’esperienza e per questo diventiamo sempre più fragili che la società è diventata un forma di individualismo esasperato in cui a nessuno importa del vicino e il senso del limite interiore è sempre più sbiadito che  per questo abbiamo perso la nostra anima e anche il riferimento alla parola “anima” sostituendola con altre prese a prestito dalla sociologia e dalla psicoanalisi, che non possono essere sinonimi che  quindi la nostra vita, il nostro pensiero hanno perso il loro punto di congiunzione con l’Essere. Senza questo, la nostra vita e il mondo stesso cadono nel Non-Senso. Di ciò vediamo ogni giorno le conseguenze: non solo per il dilagare della violenza, di un’avidità sfrenata, di uno scadimento dei sentimenti, della cultura e delle aspirazioni , di un impoverimento di ogni tessuto connettivo sociale , ma ancor più di ogni percezione di responsabilità, di ogni distinzione fra bene e male, di un’accettazione paurosamente indifferenziata di ogni aberrazione, di una perdita insieme del senso della giustizia  e del senso della pietà

eclissi sole 5Poiché abbiamo la convinzione che l’uomo non sia solo un animale razionale, ma in lui  corpo e spirito siano indissolubilmente connessi  che, anche chi non aderisce a una religione, possa dare  il nome di Dio all’energia cosmica che è dentro e fuori di noi e ci unisce all’universo che le idee non possano mai essere universali, ma esistano dentro di noi verità eterne che non hanno bisogno di dimostrazione e che dovrebbero guidare la nostra vita e a cui daremo il nome di Miti nel senso usato da Ramon Panikkar che l’unica via di salvezza sia il perseguire una nuova coscienza collettiva universale in cui la società non possa più essere considerata una somma di numeri da manipolare ai fini di un’economia di mercato che solo in questo modo si possa raggiungere una reale uguaglianza degli esseri umani che prescinda da ogni ideologia politica

Poiché crediamo

che l’essenza e il compito della Poesia è quello di esprimere l’ineffabile, e che per questo il Linguaggio della Poesia, come credeva Hölderlin, è  il linguaggio in cui si manifesta l’Essere, inteso come l’esistente inscritto in una dimensione di Spiritualità, da cui la qualità sacrale della Poesia e della Vita

che a tale fine la Poesia si avvale, come credevano i Simbolisti in opposizione a una concezione materialista, di una facoltà profetica, visionaria e medianica per metterci in contatto con un Universo/Essere in continuo divenire

che per questo la Poesia è una delle più alte possibilità concesse all’uomo  di  fare l’esperienza di una realtà che vada oltre la realtà quotidiana immediata, costituendo una chiave di conoscenza diversa e privilegiata, in grado di postulare l’esistenza di una dimensione psichica del mondo, quell’Anima del Mondo esplorata dal grande poeta irlandese Yeats.

eclissi sole 7

Eclissi

.

che la Poesia, attivando e alimentandosi di quel pensiero analogico che è il motore dell’immaginazione e dell’intuizione e quindi della creatività umana, è in grado di cogliere quella fitta rete di corrispondenze, di cui ha scritto Baudelaire, che ci fa sperimentare interiormente l’interdipendenza di tutto ciò che esiste, per cui nessuno di noi può considerarsi narcisisticamente come una realtà a sé stante

che  la Poesia rimane tuttavia il luogo della Differenza,  in quanto afferma il valore unico e assoluto anche della più piccola cosa

che la Poesia, coniugando indissolubilmente pensiero, sentimento ed emozione attraverso il suono e l’immagine, ricostruisce l’unità della nostra psiche, scissa schizofrenicamente nella nostra società attuale fra cuore, mente e corpo

che oggi tuttavia questa vocazione forte della Poesia  è per lo più disattesa, a favore di un pensiero debole, materialista  e nichilista che celebra il nulla, il non-senso e la disgregazione,  e viene meno così al  suo compito salvifico attraverso la Parola

che è quindi tempo e più che mai necessario che la Poesia si riappropri del suo ruolo

originario

Per questi motivi vogliamo oggi lanciare  il

Manifesto di una Nuova Poesia Umanista Universale

per affermare con forza la necessità di una Poesia che

– ridia all’uomo una centralità e un valore che non sia quello oggi imperante del denaro e del potere, ma sia invece quello già potentemente affermato dall’Umanesimo e inscritto in una dimensione di Spiritualità, evitando la tentazione demonica di fare dell’uomo una pseudo divinità megalomane e distruttiva in grado di interferire e modificare le leggi dell’Universo.

– riscopra la permanenza dentro di noi dei miti e dei simboli che danno atto all’uomo della sua sostanziale unità con la Natura e il Cosmo, riallacciandosi a una millenaria tradizione mistica e sapienziale convergente in tutte le epoche e civiltà

– affermi con forza quel valore di Libertà che le è connaturato e per cui sono morti nel secolo scorso e continuano ancora oggi a morire tanti poeti, perché il linguaggio della Poesia  è per sua natura politico e rivoluzionario affermando insieme ’Uguaglianza e la Differenza e per questo  mette in difficoltà chi ha come unico fine la supremazia, lo sfruttamento e la conquista

– faccia riacquistare all’uomo la consapevolezza della sua dignità a fronte della spersonalizzazione provocata dalla globalizzazione, e così facendo lo sollevi dal disprezzo di sé che oggi lo rode e dilaga dentro di lui come una ripugnante metastasi cui la mistificazione l’ha condotto.

– ridia al Sociale, contrastando e demistificando la manipolazione dei media, la sua perduta dimensione spirituale

Solo questa poesia potrà trovare un linguaggio che metta l’uomo in contatto con il suo io profondo e lo aiuti a raggiungere una nuova consapevolezza, dando forma alle ansie e alle speranze del nostro tempo non su un piano intellettuale/ideologico, ma  su quello della coscienza di sé, del sentimento e dell’emozione, capaci di far vibrare  e smuovere gli animi, perché solo il desiderio e l’emozione sono mezzi potenti capaci di indurci al cambiamento

Questo linguaggio potrà essere la forza dirompente che aiuterà gli individui a riconoscersi non semplici pedine su uno scacchiere economico, ma portatrici di quel valore assoluto in nome del quale Omero poteva chiamare “divino” anche Eumeo, semplice porcaro.

Questa voce ritrovata di una Nuova Poesia Umanista Universale dovrà levarsi sempre più forte dappertutto nel mondo, mettendo in moto una resistenza spirituale condivisa da un numero sempre maggiore di persone, per contrastare un’economia fuori controllo, causa di una sempre più scandalosa diseguaglianza, ingiustizia, schiavitù, che vorrebbe fare di noi oggetti spersonalizzati manovrati da poteri anonimi e sfuggenti.  Ma niente è più forte di ciò che nasce dalle profonde regioni dell’Anima, che sono anche le regioni della Poesia, e questo, aiutando gli uomini a ritrovare la loro “divinità” conculcata, potrà alimentare nel mondo un movimento di salvezza che ci auguriamo inarrestabile.

Perché La Poesia è Conoscenza. Perché La Poesia salva la Vita

(Donatella Bisutti)

 Donatella Bisutti è nata e vive a Milano. È giornalista professionista. Ha collaborato in particolare alla collana I grandi di tutti i tempi (Mondadori) con volumi su Hoghart, Dickens e De Foe e ha tenuto per otto anni una rubrica di poesia sulla rivista Millelibri (Giorgio Mondadori editore). Nel 1984 ha vinto il Premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito con il volume Inganno Ottico (Società di poesia Guanda,1985). Nel 1990 è stata presidente della Association Européenne pour la Diffusion de la Poésie a Bruxelles. Di poesia ha poi pubblicato Penetrali (ed.Boetti & C 1989), Violenza (Dialogolibri, 1999), La notte nel suo chiuso sangue (ed.bilingue, Editions Unes, Draguignan, 2000), La vibrazione delle cose (ed. bilingue, SIAL, Madrid, 2002), Piccolo bestiario fantastico,(viennepierre edizioni , Milano 2002), Colui che viene (Interlinea, Novara 2005, con prefazione di Mario Luzi). È in via di pubblicazione a New York l’antologia bilingue The Game tradotta da Emanuel di Pasquale e Adeodato Piazza Nicolai (Gradiva Publications, New York). La sua guida alla poesia per i ragazzi L’Albero delle parole, è stata costantemente ripubblicata e ampliata dal 1979 e attualmente edita nella collana Feltrinelli Kids (2002). Il saggio La Poesia salva la vita pubblicato nei Saggi Mondadori nel 1992 è negli Oscar Mondadori dal 1998. Nel 1997 ha pubblicato presso Bompiani il romanzo Voglio avere gli occhi azzurri. Fra le traduzioni il volume La memoria e la mano di Edmond Jabès (Lo Specchio Mondadori 1992), La caduta dei tempi di Bernard Noel (Guanda 1997) e Estratti del corpo sempre di Bernard Noel (Lo Specchio Mondadori 2001).Il suo testo poetico “L’Amor Rosa” è stato rappresentato come balletto al Festival di Asti con musica del compositore Marlaena Kessick. Ha curato per Scheiwiller l’edizione postuma delle poesie di Fernanda Romagnoli, dal titolo Il Tredicesimo invitato e altre poesie (2003). È nel comitato di redazione della rivista Poesia di Crocetti per cui cura la rubrica “Poesia Italiana nel Mondo”, nella redazione delle riviste “Smerilliana” e “Electron Libre” (Rabat, Marocco), tiene una rubrica di attualità civile, “Il vaso di Pandora”, sulla rivista “Odissea” e una rubrica di interviste “La cultura e il mondo di oggi” sulla rivista di Renato Zero “Icaro”. Collabora a diversi giornali e riviste, tra cui l’Avvenire, Letture e Studi Cattolici, Fonopoli, Leggendaria, La Clessidra, Semicerchio. È membro dell’Associazione Culturale Les Fioretti a Saorge in Francia. Tiene corsi di scrittura creativa per adulti, corsi di aggiornamento per insegnanti anche a livello universitario e laboratori di poesia per le scuole. Ha ideato e dirige la collana di poesia autografata “A mano libera” per le edizioni Archivi del ‘900 in cui sono apparsi finora testi di Luzi , Spaziani e Adonis. È tra i soci fondatori di “Milanocosa”.

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16 commenti

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16 risposte a “ Manifesto di una Nuova Poesia  Umanista Universale a cura di Donatella Bisutti “La Poesia è Conoscenza. Perché La Poesia salva la Vita”; “il compito della Poesia è quello di esprimere l’ineffabile”; “una resistenza spirituale”; “Omero poteva chiamare “divino” anche Eumeo, semplice porcaro”; ” il linguaggio della Poesia  è per sua natura politico e rivoluzionario” (pubblicato su “Poesia e Conoscenza n. 2 del 2016)

    • gabriele fratini

      Bellissima ma un tantino scopiazzata… oggi si dice “ispirata”, al capolavoro del tardo rinascimentale Carlo Gesualdo, Musica sacra a cinque voci.

  1. Sono particòlarmente contento che un poeta come Donatella Bisutti abbia scritto questo Manifesto, dopo tanti anni di vuoto del pensiero finalmente qualcuno ha trovato il modo e il coraggio di riportare il pensiero poetico al centro della riflessione collettiva. La redazione dell’Ombra ringrazia quindi l’autrice per questo contributo che ci sembra particolarmente importante vista la gravità della Crisi che coinvolge oggi la poesia, crisi che necessita della operosità attiva dei poeti, di un loro «scatto morale» (I. Bachmann) e di uno scatto estetico e politico.
    Nel 1995 i redattori della rivista “Poiesis” pubblicarono il Manifesto della Nuova Poesia Metafisica. Quale che sia il portato filosofico ed estetico di questo documento, mi meravigliò l’estraneità con la quale fu accolto dal consorzio dei letterati, e fu presto dimenticato. Accolgo quindi con soddisfazione questo documento di Donatella Bisutti perché ci spinge (sono passati dal precedente Manifesto ben 21 anni) a ricapitolare e a riconsiderare le vere e profonde ragioni che hanno determinato e aggravato la crisi della poesia italiana, di ieri e di oggi.

    Nella ultima decade del Novecento si fa sempre più acuta la crisi della poesia, non è un caso che alcuni poeti riunitisi sotto l’egida del quadrimestrale di letteratura “Poiesis”, fondato nel 1993, abbiano dato vita ad un documento teorico che facesse il punto sulla questione. Si tentava di spostare il baricentro della poesia italiana dal minimalismo e dalle proposte neosperimentali ad una poesia impegnata sulla tematica del «mondo». Ripresa di una tematica alta, dunque, fondata sul rigetto di ogni posizione di poesia dipendente dal concetto di «comunicazione».
    Se il linguaggio della post-avanguardia entrava in rotta di collisione con i linguaggi della scienza e della modernità, la Nuova Poesia Metafisica prendeva atto della crisi irreversibile di ogni linguaggio fondato sulla «differenza», sullo «scarto», sullo «statuto ambiguo»; e della mancanza di un fondamento su cui sia possibile poggiare la costruzione poematica. La «Nuova Poesia Modernista» è il tipico e più maturo esempio di una poesia sopravvissuta dopo la bancarotta dell’ontologia, tra Heidegger e Wittgenstein.

    L’ontologia negativa di Heidegger, per il quale «Essere è ciò che non si dice», tendeva a spostare l’asse del logos poetico novecentesco più sul non-detto, sui silenzi tra le parole, ed infine, sul silenzio tout court. Il nichilismo era il precipizio entro il quale precipitava e periclitava tutta l’ontologia heideggeriana. Per contro, il linguaggio poetico novecentesco minacciava di periclitare, sull’orlo dell’abisso del nichilismo, nel compiuto silenzio della poesia post-celaniana. L’impossibilità di approdare ad una conclusione, in Heidegger, è totale: il pensatore è poeta, il silenzio è l’essenza del linguaggio, esso è il luogo atto a esprimere l’essenziale come non-dire. Con le parole di Heidegger: «Il dire concettuale più elevato consiste non semplicemente nel tacere nel dire ciò che propriamente è da dire, ma dirlo in modo tale che sia nominato nel non-dire: il dire del pensiero è un tacere esplicito. Questo dire corrisponde anche alla più profonda essenza del linguaggio, il quale discende dal silenzio».

  2. ubaldo de robertis

    Il mazzo di chiavi della poesia contemporanea, almeno quella più speditamente veicolata dai grandi Editori, non apre quasi più nulla. Lo sanno tutti e tutti continuano ancora a riconoscere alla poesia il ruolo di chiave di conoscenza privilegiata.
    Tra le larghe maglie del Manifesto di una Nuova Poesia Umanista Universale, proposto dalla Bisutti, entrano legittimamente anche le mie ragioni. Ci sono valori da recuperare che condivido pienamente.
    Del resto uno non può, alla soglia dei settantanni, inventarsi improvvisamente amante di valori assoluti: Libertà, Uguaglianza, rispetto della Tradizione, ottemperanza dei Miti, la dimensione Spirituale, il riguardo per la Natura, e del prossimo, se poi i propri trascorsi di vita sociali e politici dicono tutt’altro!
    Credo proprio che non sia il mio caso ed è una delle pochissime cose di cui vado fiero.
    Disgraziatamente la coerenza e la dignità sono rarissime anche tra le varie generazioni di poeti. Nella odierna società la riflessione sulla dignità dell’uomo si è inabissata a un livello di inconscio culturale, e secondo me si rende necessario un ripensamento filosofico del fondamento di tale principio morale. Ciò è indispensabile per andare incontro al nuovo Umanesimo di cui parla la brava e generosa Bisutti.
    Ubaldo de Robertis

  3. Lucia Gaddo Zanovello

    Mi trovo del tutto d’accordo con quanto asserito da Donatella Bisutti.
    Anche dalla sua passione si possono prendere le mosse per rifondare un basamento di ottimismo sul valore e sulle possibilità umane.
    Pure per me la poesia è un potente, insostituibile, impareggiabile strumento di scavo in sé e nel mondo, che è un immenso granello di sabbia nelle infinite possibilità. Eventualità che si creano fra le maglie intessute dalle mutevoli scelte continue, di volta in volta operate per intelligenze (e per negligenze). Uno spirito universale credo pervada illimitato la brevità di ogni aggancio creaturale (e non), formato dalle singole avventure biologiche cadute nell’impermanenza.
    Nella parola, nel suo etimo, riconosco l’origine di tutto, il mito, la memoria fondante e la capacità di evolvere. Mi sento profondamente, perdutamente innamorata della parola.
    Grazie a Donatella Bisutti per la sua fiducia nella poesia (e nell’umano), sentimento che sottoscrivo con gioia.

  4. ma in che lingua è scritto un manifesto? aiuto mi stracco

  5. Giuseppe Talia

    Ho sempre pensato al manifesto come qualcosa di funesto, essendo più che altro orientato verso la patafisica in luogo della metafisica, senza nulla togliere ai fondamentali della realtà. Ora in questo nuovo manifesto della Bisutti, vi sono alcuni punti che difficilmente una persona civile, sociale, morale non può non condividere in massima parte. Ma, mi rimane un dubbio, molti punti del manifesto me li ritrovo in veste diversa nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’Infanzia e del primo ciclo d’Istruzione, laddove, nel paragrafo “Per un nuovo umanesimo” si dice:
    Le relazioni fra il microcosmo personale e il macrocosmo dell’umanità e del pianeta oggi de- vono essere intese in un duplice senso. Da un lato tutto ciò che accade nel mondo influenza la vita di ogni persona; dall’altro, ogni persona tiene nelle sue stesse mani una responsabilità unica e singolare nei confronti del futuro dell’umanità.
    – insegnare a ricomporre i grandi oggetti della conoscenza – l’universo, il pianeta, la natura, la vita, l’umanità, la società, il corpo, la mente, la storia…
    – promuovere i saperi propri di un nuovo umanesimo: la capacità di cogliere gli aspetti essenziali dei problemi; la capacità di comprendere le implicazioni, per la condizione umana, degli inediti sviluppi delle scienze e delle tecnologie; la capacità di valutare i limiti e le possibilità delle conoscenze; la capacità di vivere e di agire in un mondo in continuo cambiamento;
    – diffondere la consapevolezza che i grandi problemi dell’attuale condizione umana (il degrado ambientale, il caos climatico, le crisi energetiche, la distribuzione ineguale delle risorse, la salute e la malattia, l’incontro e il confronto di culture e di religioni, i dilemmi bioetici, la ricerca di una nuova qualità della vita) possono essere affrontati e risolti attraverso una stretta collaborazione non solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e fra le culture.
    Etc. Etc.

  6. Salvatore Martino

    “che l’essenza e il compito della Poesia è quello di esprimere l’ineffabile, e che per questo il Linguaggio della Poesia, come credeva Hölderlin, è il linguaggio in cui si manifesta l’Essere, inteso come l’esistente inscritto in una dimensione di Spiritualità, da cui la qualità sacrale della Poesia e della Vita”

    “che la Poesia, coniugando indissolubilmente pensiero, sentimento ed emozione attraverso il suono e l’immagine, ricostruisce l’unità della nostra psiche, scissa schizofrenicamente nella nostra società attuale fra cuore, mente e corpo”

    Di tutto il lungo scritto, peraltro encomiabile, della Bisutti, queste frasi mi hanno particolarmente colpito , fino alla totale condivisione. Un bel dono davvero a questa rivista internazionale. Salvatore Martino

  7. Ai miei occhi si palesa l’in-offensiva di qualsiasi manifesto ove si tenti di riaffermate cose trite e ritrite. Faccio solo un esempio:
    “la Poesia è una delle più alte possibilità concesse all’uomo  di  fare l’esperienza di una realtà che vada oltre la realtà quotidiana immediata, costituendo una chiave di conoscenza diversa e privilegiata”.
    “Oltre” e “privilegiata” mi insospettiscono, almeno quanto l’abuso della parola Anima. Sarà perché ai manifesti – che a ben vedere sarebbero antefatti – ho sempre preferito le modalità d’uso: posologia e avvertenze.

  8. A PROPOSITO DEL MANIFESTO di DONATELLA BISUTTI da lombradelleparole.wordpress.com

    A me sembra che le proposizioni di Donatella Bisutti (va bene, non chiamiamolo Manifesto), siano utilissime per ricordarci che scopo della poesia è rappresentare «l’ineffabile». Fermiamoci qui. Siamo arrivati ad un punto di svolta, ci dice la Bisutti: Che cos’è l’«ineffabile?», abbiamo noi coscienza di questa realtà? – Se poniamo questo assunto, ecco che, con un colpo solo, cancelliamo dalla poesia italiana contemporanea il 99,9% di ciò che è stato stampato e veicolato come «poesia». Questo mi sembra un punto importante. Un punto di non ritorno. Tutto sta a capire che cosa sia questo misterioso «ineffabile». Allora, il problema si sposta, dobbiamo indagare questa cosa «nascosta» che non appare, non affiora alla superficie del nostro linguaggio. È qui che la poesia si presenta come l’unico strumento che ci consente questa discesa nel «profondo», a quel «sottosuolo del sottosuolo», come è stato definito da Severino, a quelll’inconscio che sta sotto l’inconscio e che non è possibile sondare in altri modi che non siano quelli della poesia. Mi sembra questo il punto centrale del Manifesto di Donatella Bisutti. È da qui, se siamo tutti d’accordo, che dobbiamo ricominciare a pensare, a poetare, a vivere e a guardare a quello che chiamiamo «realtà».

    Ortega y Gasset negli anni trenta scriveva che l’uomo è un «animale fantastico-tecnologico», l’unico «animale» dotato di questa grande protesi simbolizzatrice qual è il linguaggio e la socialità che esso comporta e presuppone. Il linguaggio è stato quel potentissimo veicolo simbolico e di simbolizzazione che ha consentito all’homo sapiens di creare se stesso nel mentre che creava il suo mondo fantastico tecnologico, i suoi livelli superiori e inferiori di «realtà».
    Il linguaggio quindi come potentissimo motore simbolico e produttore di simboli. In un certo senso, il mondo tecnologico creato dall’homo sapiens altro non è che questo potentissimo sovra-mondo che ha permesso all’uomo un gigantesco salto della sua qualità della vita materiale e spirituale. Il mondo tecnologico non è altro che un mondo simbolico, è il risvolto positivo della prassi simbolica, e la poesia altro non è che questo modo di rappresentare il lato «ineffabile» di questo mondo profondo che noi chiamiamo «realtà».
    Mi sembra che questo sia un concetto importantissimo, centrale del Manifesto.
    Solo andando a rovistare e ad indagare ciò che c’è in questo sotto-mondo, noi potremo sperare, nel futuro, di scrivere qualcosa che assomigli alla poesia. Il lato in Ombra del sotto-mondo. Mi sembra che su questo punto possiamo essere tutti d’accordo con Donatella Bisutti.

  9. carlo antimo

    quei cinque (o sei?) punti di questo “manifesto” avrebbero fatto sorridere alcuni grandi critici del secolo trascorso… sorridere perché punti antiquati e insensati oggi… non so dire altro se non plaudire al coraggioso e forse inutile gesto della Bisutti – quanto all’ “ineffabile” del signor Giorgio Linguaglossa, c’è tanto da ridire…. ma quel suo 99,9% è stato già detto
    da altro… non è questione di quantità, quanto di gracilità… una poesia possente è già presente nella poesia italiana ed europea da tre decenni, ma come sempre accade viene scoperta quando il suo impatto c’è già stato e l’autore è morto. Scusate e grazie.

  10. Il poeta,
    custode degli infiniti volti di tutto ciò che vive.
    (René Char)

  11. Caro Martino,
    mi collego al tuo commento in cui asserisci l’assenza del frammento in queste poesie di Steven Grieco Rathgeb, e a supporto di codesta tua asserzione, poni come atto probatorio, i testi qui presentati. E’ una dichiarazione la tua che si basa su prove poetiche retroattive di Steven Grieco, (quasi 40 anni fa!) non comparabili con quelle attualmente praticate dal poeta, che meglio potrà, se lo desidera, intervenire in proposito e in considerazione degli ultimi esiti poetici. Trovare in te uno dei più accaniti oppositori del frammento, è non tener conto dell’evoluzione del linguaggio nella Storia. Se c’è un pensiero statico, conservatore è la democratura (neologismo coniato recentemente dai politici italiani) della poesia, tradizionale e passatista, che non ammette modificazioni nel corso del tempo. Io adotto il frammento ritenendolo più idoneo nell’attuale afasia poetica, dove, vergognosamente, si parla di luna e di stelle, di tristezze e di malinconie, di elegia e autobiografismo: tutte cose da lettino di Jung. Comunque, questo è il mio pensiero e questa è la tua fede nella poesia in cui credi. Con cordialità e senza risentimento.

  12. antonio sagredo

    o dei finiti corpi di ciò che muore

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