EVVIVA IL CANTO DEL GALLO NEL VILLAGGIO COMUNISTA RROFTË KËNGA E GELIT NË FSHATIN KOMUNIST – Slogan dell’Albania di Enver Hoxha – Cura e traduzione di Gëzim Hajdari

Gezim Hajdari foto 8

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Rama è padre di Edi Rama, segretario nazionale del Partito Socialista d’Albania, ex-PCA, nonché premier del paese dal 2013.

Besa Editrice, 2013

Questi slogan agghiaccianti, proposti per la prima volta al lettore occidentale, appartengono al regime stalinista di Enver Hoxha, una delle dittature comuniste più spietate del XX secolo. Accanto alle persecuzioni, alle condanne, alle prigionie, alle torture, ai lager, alle fucilazioni, alle impiccagioni, ai lavori forzati, gli slogan enveristi hanno esercitato, per mezzo secolo, un terrore psicologico impressionante sulla mente dei cittadini albanesi, un vero e proprio lavaggio del cervello, tale da condurre alla pazzia uomini e donne, giovani e anziani.

«Il cervello del compagno Enver è anche il nostro!» era all’ordine del giorno.

      Negli slogan è racchiuso mezzo secolo della lotta di classe condotta da Enver Hoxha, e proprio la lotta di classe era uno dei principi su cui basava la sua feroce tirannia.

I primi slogan comparvero già durante la guerra partigiana guidata dai comunisti bolscevichi. Per ogni attività della vita sociale, politica, economica, culturale e spirituale erano stati approntati degli slogan, che inneggiavano alle masse, al Partito e al dittatore Hoxha, al rimanere uniti per costruire e rafforzare il comunismo e per sconfiggere i nemici interni e quelli stranieri.

      Gli slogan venivano ripetuti a memoria fino all’ossessione, giorno e notte, non soltanto dai cittadini liberi, ma anche dai detenuti, che spesso venivano costretti a recitare ad alta voce la retorica comunista.

      «Erba mangeremo e i principi comunisti non calpesteremo!» era il principio cardine dell’ideologia suicida del dittatore albanese. Ancora più emblematico lo slogan in cui si richiedeva di «innestare cervelli e cuori nel tronco comunista».

      Molti furono coloro che finirono dietro le sbarre per non aver accettato di declamare slogan pro regime durante le manifestazioni organizzate dal Partito comunista “fondato su ossa e sangue” e dal dittatore. «Le spade della dittatura del proletariato, sempre sguainate» contro i nemici della patria!

     Un destino più atroce, invece, spettava a coloro che esprimevano rabbia e odio contro i versetti della “liturgia rossa”. Gli slogan «Addio compagni, abbasso la dittatura!», «Evviva la libertà!», «Abbasso il comunismo!», «Abbasso il tiranno Enver Hoxha!», «Abbasso il Partito comunista!». «Libertà!», «Evviva l’Albania libera!» e «Basta con gli schivai del comunismo!», venivano ripetuti spesso e ad alta voce nei tribunali e nelle carceri albanesi.

 Gezim Hajdari foto 15Tutto questo faceva parte del Terrore di Stato, dell’assurdità, della patologia criminale perpetrata contro l’umanità dal regime totalitario di Tirana durante gli anni 1941-1990.

     Gli slogan enveristi inneggiavano al Partito, alla dittatura del proletariato e al dittatore Enver Hoxha, al fine di inculcare nelle masse la coscienza rivoluzionaria e il fervore ideologico, come nella Cina maoista. Lo scopo principale di questa allucinazione collettiva era quello di poter diffondere le massime e le direttive del tiranno e quello di tenere viva la famigerata lotta di classe, che causò decine di migliaia di morti nel “Paese delle aquile”, sia tra i civili che tra i detenuti nelle prigioni o nei campi di internamento sparsi in tutta l’Albania.

     Gli slogan apparivano ovunque: ai margini delle strade, in cima alle montagne, nelle piazze, sui muri delle case, agli ingressi delle fabbriche e delle miniere, negli stadi, negli uffici, negli asili, nelle scuole, nelle università, nei libri, negli ospedali, lungo il confine, nei porti, sulle spiagge, nei parchi, nelle camere da letto, nelle ninne nanne, nei manicomi, addirittura nei cessi pubblici. Persino l’amore doveva essere dedicato alla causa comunista: «Dobbiamo innamorarci in nome del Partito e del compagno Enver!»

     Erano gli anni della pianificazione della nuova estetica di Stato e dell’affermazione del njeriu i ri, l’“uomo nuovo” del socialismo, plasmato dal Partito e temprato sotto l’incudine della classe operaia, “l’uomo muscoloso e stakanovista” che vigilava giorno e notte per difendere le vittorie e la patria dai nemici.

«Dobbiamo seppellire da vivi i nemici del popolo!» recitavano i megafoni nelle piazze ogni domenica.

   Ancora oggi alcuni di questi slogan, scritti con vernice rossa, si intravedono sbiaditi sui muri.

 

 Se gli slogan del Libretto Rosso di Mao Tse-Tung erano 286, quelli di Enver Hoxha erano più di 1200. Il dittatore albanese, per aumentare l’influenza ideologica delle sue massime, aveva assoldato le cosiddette “Guardie Rosse”, sparse in ogni angolo del Paese, che diffondevano i comandamenti comunisti e denunciavano i nemici del suo Libretto Rosso. Gli slogan penetravano nella vita quotidiana degli albanesi non soltanto tramite il Sigurimi (la polizia segreta del regime di Enver Hoxha), ma anche attraverso gli scrittori del realismo socialista, che servivano il Partito nell’educazione comunista del popolo.

    Alcuni di questi slogan sono tratti dagli scritti di celebri poeti asserviti al regime, i quali non mancavano di osannare la folle dittatura con versi del tipo: «Con l’acqua del comunismo ci siamo purificati!» oppure «Proiettili terribili lanceremo, nel petto del nemico piombo fuso verseremo».

     In ogni scuola, asilo, fabbrica, università o villaggio, si recitavano gli slogan inneggianti al partito e al compagno Enver Hoxha prima di cominciare a lavorare o a fare lezione.

Dopo Epicedio albanese, in cui racconto il massacro di cui sono stati vittime poeti e scrittori albanesi dal 1920 al 1989, Slogan dell’Albania di Enver Hoxha è un altro frammento della memoria collettiva del mio Paese. Ho deciso di pubblicare questa raccolta per confrontarmi con la verità storica del passato e per non dimenticare, affinché il Parlamento di Tirana condanni i crimini commessi contro l’umanità durante la dittatura comunista.

  1. Gëzim Hajdari                                                                       

 Tratti da «EVVIVA IL CANTO DEL GALLO NEL VILLAGGIO COMUNISTA» Besa, 2013

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All’Albania finalmente è nato un figlio: il compagno Enver Hoxha!

Il cervello del compagno Enver è anche il nostro!

Evviva il Partito Comunista Albanese con il compagno Enver Hoxha, la nostra guida!

Evviva la dittatura del proletariato!

Il Sigurimi dello Stato è un’arma preziosa nelle mani del Partito!

Innestare cervelli e cuori nel tronco socialista!

L’opera più preziosa del Partito: la creazione dell’uomo nuovo!

Erba mangeremo e i principi comunisti non calpesteremo!

Dobbiamo innamorarci in nome del Partito e del compagno Enver!

Evviva la lotta di classe!

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Compagno Lenin, Tu non sei morto e mai morirai finché ci saranno albanesi sulla Terra!

Le spade della dittatura del proletariato, sempre sguainate!

Il Partito Comunista Albanese è fondato su ossa e sangue!

Beato chi trova nel cielo la stella che brilla sull’Albania!

Con te, mio Partito, mi sento alto come le montagne, senza di te, mi sento piccolo come una formica!

Schiacciamo la testa al nemico di classe!

Quanto è fortunata l’Albania rossa!

Tutto il mondo ci invidia!

Le radici delle nostre vittorie sorgono nel sangue!

Non è la Bibbia che parla ma il Partito!

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In tutta l’Albania vi erano 21 statue dedicate a Stalin.

Morire in nome del Partito è un grande onore!

Doniamo i nostri figli al Partito!

I capitalisti possiedono le armi, noi il pensiero del compagno Enver!

Gli insegnamenti del compagno Enver: più forti della bomba atomica!

Doniamo al Partito anche l’ultima gocce di sangue!

Collettivizziamo le pecore, le capre e le vacche nelle stalle comuniste!

Guerra alla mentalità borghese!

Continueremo ad oltranza la lotta di classe!

Doniamo i nostri cuori al compagno Enver!

I nemici ci guardano tramite la canna del fucile, noi guardiamo loro tramite la canna dei cannoni!

L’Albania è l’unico baluardo del comunismo nel mondo!

Che ogni spiga di grano sia un proiettile per il nemico!

L’Albania, l’unico Paese al mondo senza scioperi!

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Il Partito è stato fondato su ossa e sangue dei nemici di classe!

Vendetta e sangue contro i traditori!

Noi comunisti albanesi danziamo felici nella tana del capitalismo!

Evviva il compagno Mao Tse-Tung!

Due leoni esistono oggi: Mao Tse-Tung in Asia e Enver Hoxha in Europa!

Faremo cenere e polvere di coloro che oseranno torcerci anche un solo capello!

Doniamo al Partito la luce dei nostri occhi!

Il nemico di classe non sfugge all’occhio del Partito!

Quando parla il compagno Enver il mondo trema!

Di Enver Hoxha ne è venuto al mondo solo uno!

Proiettili terribili lanceremo, nel petto del nemico piombo fuso verseremo!

Gezim Hajdari Slogan 1

Gli scrittori e gli artisti sono grati al Partito e al compagno Enver!

L’eroe comunista deve essere al centro di ogni opera letteraria e artistica!

Facciamo nostri i preziosi insegnamenti del compagno Stalin su arte e letteratura!

Questo mio canto per te, Partito, sia come una rosa rossa sulla canna del fucile!

L’amore per il Partito e per il compagno Enver viene prima di tutto!

Evviva il canto del gallo nel villaggio comunista!

Evviva la sposa comunista!

Evviva lo sposo comunista!

Evviva padre Stalin!

Il popolo albanese è assetato per la letteratura del realismo socialista!

Abbasso la donna borghese!

Evviva il latte comunista!

Evviva la lana comunista!

 

Ciò che dice il Partito, fa il popolo, ciò che dice il popolo, fa il Partito!

L’opera del padre Stalin: grande esempio per il Partito e il compagno Enver!

Alla forca i nemici del Partito!

Per il Partito e il compagno Enver, daremo la nostra vita!

Gli scrittori: leve del Partito per l’educazione comunista della gente!

Siamo soldati fedeli al Partito-padre!

Gli scrittori e gli artisti sono grati al Partito e al compagno Enver!

All’epicentro di ogni opera letteraria ed artistica ci deve essere l’eroe positivo comunista!

Interiorizziamo gli insegnamenti preziosi del compagno Stalin sulla letteratura e le arti!

Donare al Partito il nostro sangue!

Dedicare al Partito e al compagno Enver la propria vita!

 Abbasso gli scrittori cattolici reazionari!

Abbasso gli scrittori mistici musulmani!

Il nostro eroe positivo deve essere comunista ogni momento: nella vita quotidiana, in famiglia, in amore, nelle preoccupazioni, nella gioia e nel sangue!

Il giorno in cui è nato il Partito, è nato il nostro sole!

La teoria di Freud: disgrazia per la letteratura del realismo socialista!

Abbasso i poeti e gli scrittori sentimentali e mistici, seguaci di Nietzsche e di Freud!

La letteratura del realismo socialista: letteratura della classe operaia!

Le opere del compagno Enver e quelle dei classici del marxismo-leninismo sono l’unica arma contro l’arte decadente e revisionista!

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Guerra contro le influenze straniere e le teorie reazionarie di Freud!

L’opera di J. V. Stalin: sempre attuale!

Abbasso gli scrittori traditori sovietici, cechi, bulgari, francesi, irlandesi e americani!

Abbasso i servi della degenerata società occidentale come Kafka, Joyce, Sartre, Kamy, Roger Garaudy, Natalie Sarraute, Rob Grijene, Mishel Bytorit, Klod Simon, Solgenitsin, A. Kuznecov A. Demetjev, Tvardovskij, Xhon Hers e L. Andrejev!

Evviva la letteratura e le Arti sotto la luce del Partito!

Freud è la causa di un’epidemia mai vista nella cultura mondiale!

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La sua teoria sta divenendo sempre più pericolosa e sta contagiando, una dopo l’altra, le letterature e le generazioni di scrittori e di artisti!

Evviva gli insegnamenti del compagno Mao Tse Tung per i problemi della Letteratura e delle Arti!

Noi poeti e artisti siamo legati più che mai al Partito e al marxismo-leninismo!

L’arte comunista è l’arte della sublimazione della Rivoluzione!

Siamo filgii di Stalin!

Ciò che è importante nella vita dei giovani comunisti non sono gli amori, ma la fedeltà al Partito!

La lotta di classe deve guidare la nostra Letteratura!

La Rivoluzione Culturale Cinese è una grande ispirazione per noi Albanesi!

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Gezim Hajdari Siena 2000

Gezim Hajdari Siena 2000

Gëzim Hajdari è nato nei Balcani di lingua albanese nel 1957. È il maggior poeta vivente albanese, bilingue, scrive in albanese e in italiano. Nell’inverno del 1991 è tra i fondatori del Partito Democratico e del Partito Repubblicano della città di Lushnje, partiti d’opposizione, e viene eletto segretario provinciale per i repubblicani nella suddetta città. Nello stesso anno è cofondatore del settimanale di opposizione Ora e Fjalës (Il momento della parola), nel quale svolge la funzione di vicedirettore. Nelle elezioni politiche del 1992 si presenta come candidato al parlamento nelle liste del PRA. Nel corso della sua intensa attività di esponente politico e di giornalista d’opposizione in Albania, ha denunciato pubblicamente e ripetutamente i crimini, la corruzione, gli abusi e le speculazioni della vecchia nomenclatura comunista di Enver Hoxha e dei recenti regimi mascherati post-comunisti. Anche per queste ragioni, a seguito di ripetute minacce subite, è stato costretto, nell’aprile del 1992, a fuggire dal proprio paese. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia. Ha scritto anche libri di viaggio e saggi e ha tradotto in albanese e in italiano vari autori. È vincitore di numerosi premi letterari. Dal ’92 è esule in Italia.

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9 commenti

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9 risposte a “EVVIVA IL CANTO DEL GALLO NEL VILLAGGIO COMUNISTA RROFTË KËNGA E GELIT NË FSHATIN KOMUNIST – Slogan dell’Albania di Enver Hoxha – Cura e traduzione di Gëzim Hajdari

  1. Pur non avendo raggiunto gli eccessi di un Pol Pot in Cambogia, la dittatura albanese, dopo un periodo stalinista gravitò, strano a dirsi, attorno al maiosmo cinese. Gli slogan raccolti e tradotti da Gezim infatti, oltre a lodare Lenin e Stalin tessono le lodi della cosidetta rivoluzione culturale cinese: cose che sembrano vecchi arnesi, ciarpame da mercatini delle pulci, ma che a suo tempo hanno preteso un contributo di sangue e sofferenza paragonabili solo al nazi fascismo. Un grazie al grande poeta Hajdari nel ricordarci una volta di più che la libertà non è un traguardo, ma una cima Coppi da conquistare ogni giorno. Oggi ce la dobbiamo vedere con finanza e neo liberismo. Ieri sera ho seguito un frammento dell’appello filo europeista del primo ministro britannico Cameron per scongiurare la Brexit col referendum di dopo domani. Nessun accenno all’europeismo ai veri valori fondanti di un’Europa unita senza guerre e con le nazioni affratellate, si è parlato solo di soldi e opportunità. Desolante. Intanto nell’Europa degli Zero Virgola i muri si alzano, proliferano… come durante la dittatura filo maoista in quel piccolo paese chiuso ermeticamente dall’interno che era l’Albania.

  2. Un’ultima noterella, irriverente forse ma necessaria, all’epoca i poveri intellettuali poeti albanesi tessevano queste lodi sperticate non tanto perché ci credessero, ma ovviamente perché avevano la lama di un coltello perennemente sulla giugulare. Oggi in Italia tessere le lodi (cioè mettersi proni per non dir di peggio) viene quasi naturale e non soltanto in nome del “tengo famiglia”, ma anche in nome del curriculum.

  3. Cari Amici e interlocutori,
    Abbiamo inoltrato un Appello al nuovo sindaco di Roma affinché anche a Roma (come in tutte le capitali d’Europa) venga istituita una Casa della Poesia presso la Casa delle Letterature di piazza dell’Orologio che finora è stata gestita con criteri clientelari e pseudopolitici. La petizione chiede che la cultura venga posta al primo piano del programma di rifondazione di Roma, perché è importante partire da un concetto: è con la cultura che si cambia un modo di vivere e di vivere i valori. Chiediamo al nuovo sindaco e al nuovo assessore alla cultura una convocazione nel corso della quale spiegheremo agli interlocutori politici l’utilità di una Casa della Poesia aperta a tutte le forze vive della città.
    Sottoscrivete e condividete la sottoscrizione.
    La redazione dell’Ombra.
    Grazie a tutti.

    https://www.change.org/p/sindaco-di-roma-istituzione-di-una-casa-della-poesia-a-roma/share?utm_medium=email&utm_source=notification&utm_campaign=new_petition_recruit

  4. Noi in Italia non siamo al livello dell’Albania comunista ma certo siamo prigionieri di un regime partitico affaristico… che si è impossessato della cultura, ha mortificato il Cinema, il Teatro, le Arti, la creatività della cultura italiana si è spenta in una mediocrità generale. Invito tutti i lettori a sottoscrivere la Petizione che abbiamo inoltrato al Sindaco di Roma Virginia Raggi.

    • ubaldo de Robertis

      Esprimo solidarietà per la Vostra iniziativa. La Cultura sia posta al primo punto del programma di governo della città.
      Ubaldo de Robertis

  5. gino rago

    Aderisco alla iniziativa di Giorgio Linguaglossa e dichiaro la mia totale adesione all’oggetto della petizione rivolta al neosindaco della Capitale,
    non senza ringraziare Giorgio L. e l’intera redazione de L’Ombra delle Parole per codesta idea di casa comune dei poeti in cui ogni uomo possa
    esercitare la piena cittadinanza all’insegna della libertà, della dignità umana
    elevata a valore incedibile e intoccabile perseguendo il diritto inalienabile
    di vivere nel migliore dei modi e dei mondi possibili. Una casa comune della poesia è l’unico spazio inviolabile a ogni barbaro. Bravo Giorgio L.
    Gino Rago

    • caro Gino,

      invita i tuoi conoscenti a sottoscrivere la Petizione al Sindaco di Roma Virginia Raggi. È importantissimo che anche la Capitale (non solo di mafia capitale) si doti di una istituzione come in altre città di Europa: la Casa della Poesia. Operare a Roma è difficilissimo, bisogna bucare la coltre fittissima di neghittosità e di incredulità che i romani e i romanizzati hanno accumulato nel corso della loro esistenza; sono centinaia di anni che qui a Roma si dorme un sonno letargico, ciò che in altre città d’Europa appare come un fatto normale, qui a Roma appare invece come un fatto trascendentale. Riappropriamoci di Roma, chiediamo che questa città divenga la capitale del Paese e non il suo vergognoso specchio! Invitate tutti i vostri amici e conoscenti a sottoscrivere la Petizione !

  6. antonio sagredo

    una Casa della Poesia ….. come la casa delle Arti?

    “E il centro della letteratura russa in quel periodo è in quella Casa delle Arti, che una scrittrice, nel 1931, Olga Dmitrevna Forš (1873/75-1961), ha chiamato Il vascello pazzo . L’organizzatore di questa Casa delle Arti era stato Gor’kij insieme col padrone di un ristorante pre-rivoluzionario. Era stata organizzata per aiutare gli affamati, gli assiderati, i randagi scrittori di quel periodo. Questa Pietroburgo così disperata, così fredda, così boreale, è un’affascinante Pietroburgo. Una Pietroburgo del 1920-21, in cui i teatri fiorivano come funghi, si moltiplicavano gli scrittori, che scrivevano su registri, su cartaccia da macero. La Casa delle Arti era un edificio al centro di Pietroburgo che prima della rivoluzione era stata posseduta dal proprietario dei migliori negozi di frutta e di gastronomia della vecchia Russia, Eliseev (di cui parla anche Majakovskij). Molti hanno paragonato questo palazzo ad una nave,” (AMR)

    mia nota /4, pag. 27

    >> E “Il vascello pazzo” è anche il titolo della sua opera scritta agli inizi della Rivoluzione. (vedi p. 32). Per tutto ciò che riguarda il mondo artistico-creativo, dal 1919 al 1922, che si svolse nella Casa delle Arti (o DISK, come era comunemente detta) che il giovanissimo Lev N. Lunc (1901-1924) chiamava ironicamente “gabbia per scimmie”, rimando alla completa e attentissima lettura del testo Il vascello folle del 1931; (edito in Italia negli anni ’30; e nel 1991 dall’editore Lucarini). Sia la prefazione di M. Colucci che, in specie, la cura e le note essenziali di C. d’Audino sono esaurienti per comprendere l’atmosfera artistica e culturale che fu vissuta dai protagonisti in quel palazzo che appartenne, fino alla Rivoluzione, alla famosissima famiglia degli Eliseev: commercianti “in vini, frutti esotici e vari prodotti gastronomici”. – Fu Gor’kij a realizzare questa impresa per venire incontro alle necessità degli artisti e degli intellettuali. Sia V. Chodasevič (1886-1939) [con Casa delle Arti (Dom Iskusstv) pubblicato nella rivista Belyj Koridor, N.Y. 1982; e in italiano: Memorie, a cura di N. Pucci , ed. Aktis, Piombino, 1995] che Nina Berberova, sua moglie (1901-1993) [in Il corsivo è mio (Kursiv moj), Adelphi 1989 – ma scritto fra il 1960 e 1966], scrittori ambedue dell’esilio, descrivono con dovizia il DISK (ДИСК). Vi erano stati nella Casa delle Arti: Andrej Belyj e lo storico dell’arte rinascimentale italiana L. Volynskij, che occupava la camera della sig.ra Eliseev. Furono ospiti tantissimi famosi e illustri autori, come Zamjatin e lo stesso Chodasevič, e anche V. Šklovskij (1893-1984) che nel suo Viaggio sentimentale del 1923, assume le vesti di due personaggi in contraltare (Žukanec e Sochatyj), come richiede il suo stile personale di narrazione formalista, per riferirci di quel mondo straordinariamente creativo ed irripetibile. — In questo testo della Forš vi sono anche notizie sul cabaret Il cane randagio. Questa Casa delle Arti fu frequentata anche dai Fratelli di Serapione. Questo gruppo formato nel 1921 fu attivo fino agli inizi del 1930; i componenti: il su citato Lunc, poi da N.S. Tichonov, J.N. Tynjanov, V .Kaverin, V.V. Ivanov, N. Nikitin, M. Slonimskij, V. Pozner, E. Polonskaja, dai critici V. Šklovskij e I. Gruzdev. Frequentato anche da M. M. Zoščenko. (vedi nota 77, p. 28). Una curiosità è questa: durante l’assedio di Leningrado l’Achamatova e Tomaševskij (celeberrimo critico formalista) “mentre tornavano a casa dovettero ripararsi da un attacco aereo scendendo in un seminterrato abbandonato, e si accorsero di essere capitati nei locali del vecchio Cane Randagio. L’Achamatova ne fu divertita, sapeva che la sua vita era piena di coincidenze”, in E. Feinstein, op. cit., p. 237. <<
    ———
    Mortificazione? Mediocrità?
    Non credo molto, direi invece "stato naturale" per il lettore medio italiano o europeo; comunque l'impresa è lodevole, e va ben così; attendiamo i risultati. Ma la sindachessa ha altro a cui pensare che la Poesia!;
    è assente, è mancante il momento storico…
    ——————————————————————————————–
    Quanto riguarda i versi politici di Hajdari – di cui comprendo le motivazioni che lo spingono ad una eterna denuncia, comprendo l'ostinazione del contro… ma il rischio è la dimenticanza e la inattualità; però ciò che afferma Hajdari ri-succederà sotto altre forme, e tutto ricomincia daccapo, senza fine, e contro questi eventi ciclici c'è solo una strada….
    "

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