Donatella Bisutti UNDICI POESIE SCELTE da “Dal buio della terra” (Empiria 2015) Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa “La mano”, “Pinocchio nell’isola dei Papua”, “Lezione di poesia (Classe con handicap)”, “L’albero dei cachi”, “Pondus”, “Clessidra”, “Pellicano”, “La vibrazione delle cose”, “Limiti”, “Farfalla”

foto donna con pavimento a scacchi.

Donatella Bisutti è nata e vive a Milano. È giornalista professionista. Ha collaborato in particolare alla collana I grandi di tutti i tempi (Mondadori) con volumi su Hoghart Dickens e De Foe e ha tenuto per otto anni una rubrica di poesia sulla rivista Millelibri (Giorgio Mondadori editore). Nel 1984 ha vinto il Premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito con il volume Inganno Ottico (Società di poesia Guanda,1985). Nel 1990 è stata presidente della Association Européenne pour la Diffusion de la Poésie a Bruxelles. Di poesia ha poi pubblicato Penetrali (ed.Boetti & C 1989), Violenza (Dialogolibri, 1999), La notte nel suo chiuso sangue (ed.bilingue, Editions Unes, Draguignan, 2000), La vibrazione delle cose (ed. bilingue, SIAL, Madrid, 2002), Piccolo bestiario fantastico,(viennepierre edizioni , Milano 2002), Colui che viene (Interlinea, Novara 2005, con prefazione di Mario Luzi). È in via di pubblicazione a New York l’antologia bilingue The Game tradotta da Emanuel di Pasquale e Adeodato Piazza Nicolai (Gradiva Publications, New York). La sua guida alla poesia per i ragazzi L’Albero delle parole, è stata costantemente ripubblicata e ampliata dal 1979 e attualmente edita nella collana Feltrinelli Kids (2002). Il saggio La Poesia salva la vita pubblicato nei Saggi Mondadori nel 1992 è negli Oscar Mondadori dal 1998. Nel 1997 ha pubblicato presso Bompiani il romanzo Voglio avere gli occhi azzurri. Fra le traduzioni il volume La memoria e la mano di Edmond Jabès (Lo Specchio Mondadori 1992), La caduta dei tempi di Bernard Noel (Guanda 1997) e Estratti del corpo sempre di Bernard Noel (Lo Specchio Mondadori 2001).Il suo testo poetico L’Amor Rosa è stato rappresentato come balletto al Festival di Asti con musica del compositore Marlaena Kessick. Ha curato per Scheiwiller l’edizione postuma delle poesie di Fernanda Romagnoli, dal titolo Il Tredicesimo invitato e altre poesie (2003). È nel comitato di redazione della rivista Poesia di Crocetti per cui cura la rubrica Poesia Italiana nel Mondo, nella redazione delle riviste Smerilliana e Electron Libre (Rabat, Marocco), tiene una rubrica di attualità civile, Il vaso di Pandora, sulla rivista Odissea e una rubrica di interviste La cultura e il mondo di oggi sulla rivista di Renato Zero Icaro. Collabora a diversi giornali e riviste, tra cui l’Avvenire, Letture e Studi Cattolici, Fonopoli, Leggendaria, La Clessidra, Semicerchio. È membro dell’Associazione Culturale Les Fioretti a Saorge in Francia. Tiene corsi di scrittura creativa per adulti, corsi di aggiornamento per insegnanti anche a livello universitario e laboratori di poesia per le scuole. Ha ideato e dirige la collana di poesia autografata A mano libera per le edizioni Archivi del ‘900 in cui sono apparsi finora testi di Luzi , Spaziani e Adonis. È tra i soci fondatori di Milanocosa.

London Piccadilly Circus in bianco e nero

London Piccadilly Circus in bianco e nero

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

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«La simpatia fra avanguardia e Music Hall o Variété» di cui parlava Adorno nella Teoria estetica (1971) è stato un dato di fatto ovvio della cultura del Novecento europeo, è stata una sorta di imprinting della grande cultura novecentesca. In un certo senso, non è possibile neanche oggi, a distanza di tre lustri dal Novecento, sfuggire a questo diktat, a questa dicotomia che, come una forbice, ha allargato e ristretto il proprio compasso censorio a secondo delle mode culturali e degli obiettivi di poetica. Non rimaneva altro da fare che adattarsi alla coazione a ripetere: o arte semiseria o arte orfica, cioè, estremamente seria, priva di ironia, nutrita di simbolismo e di ermetismo. Al massimo, era concessa una metaironia. Insomma, la poesia doveva essere ironica e ilare o ermetica e orfica, o crepuscolare o avanguardista. Da questo dualismo non se ne usciva. Questo libro di Donatella Bisutti invece ritorna alle origini del fare poesia modernista con la tranquilla vocazione della maturità stilistica. Tono understatement e ripresa delle tematiche «alte», quelle tematiche un tempo definite «metafisiche», con una connotazione semantica negativa. La poetessa milanese ha ragione di tornare a nominare le cose con il loro nome proprio senza titubanze. Ed ecco la parola «anima», la parola «felicità», la parola «spirito», la parola «bellezza» che fanno ingresso in questo libro, insieme ad altre parole un tempo guardate con sospetto e scetticismo. Si tratta di un vero e proprio allargamento orizzontale della gamma tematica della poesia italiana. Ma più che sul riutilizzo delle singole parole-tema, vorrei richiamare l’attenzione sul tipo di conduzione del libro, sulla sua architettura interna e sulla sua costruzione simbolica, non tanto per le sezioni o sotto sezioni, quanto per l’insieme compatto delle sezioni tutte tenute su un registro lessicale e stilistico medio, cioè colloquiale, ovvero «normale». La poesia della Bisutti viene parlata con un idioma normale, medio.
Un aspetto degno di nota è la «normalità» di questa poesia, il suo non voler trascendere il piano di una normale operosità, di una operosa normalità linguistica. Un altro aspetto rilevante è il simbolismo fatto di frantumi e di riflessioni casuali, quasi che il poeta voglia tenere una positura blasé e diminutiva, quasi che volesse far filtrare i messaggi filosofici come in sordina, sottogamba, in tono minore, con una voce priva di albagia o di sostenutezza, con un parlato che ha la postura normale, nella convinzione che si può parlare in poesia di argomenti «alti» alla stessa stregua con cui si parla di argomenti «bassi». Il timbro è, come nella migliore poesia contemporanea, prosastico, tutto incentrato sul pedale basso, così che la poesia si presenta sospesa tra il caso e la necessità, nata da osservazioni casuali, in occasioni effimere, eppure teleologicamente orientata verso la sua finalità umanistica: docere et delectare, anche oggi in tempi certo non favorevoli alla Musa:
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Donatella Bisutti 1

Donatella Bisutti

La bellezza è priva di profondità;
qualcosa che fiorisce – affiora
alla superficie.
*
Ogni attimo di felicità
pagato al prezzo durissimo della sua perdita,
ci spinge a seppellirlo,
come certi animali fanno con i loro rifiuti.
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Il libro si svolge come un tappeto di secondarietà e di ripensamenti di frammenti, di citazioni e di eventi. Poesie brevi, scritte nel classico metro libero, si alternano a poesie lunghe che non esondano mai la pagina garantendo la leggibilità e la sintesi. Le tematiche sono le più varie, da quelle filosofiche come la «bellezza» a quelle apparentemente casuali, «la mano», «Pinocchio», «Lezione di poesia», etc. Libro che coniuga tematiche «alte» e quelle «basse» come è tipico della poesia del modernismo europeo con uno sguardo acuto e lancinante sulla condizione spirituale di oggi; un dettato sapientemente modulato, attento alle «vibrazioni delle cose», alle ombre del linguaggio, alle rifrazioni tra l’ombra delle cose e il linguaggio. È il timbro preferito da Donatella Bisutti, una poetessa di grande rigore metrico e formale, che sa alternare il metro breve o brevissimo a quello lungo oltre le quattordici sillabe mediante un accordo di proposizionalismi di varia intensità.
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Prendiamo in esame la parola «anima». Fino a qualche decennio fa, questa domanda sull’«anima» era lecita solo nell’ambito di una riflessione teologica, oggi, invece, entra a pieno diritto nelle domande fondamentali della fisica teorica. Henry P. Stapp, ad esempio, fisico teorico presso la University of California-Berkeley, non vuole dimostrare l’esistenza dell’anima, ma che essa si inserisce all’interno delle leggi della fisica.

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Quando parliamo di anima, siamo nel campo della metafisica o della fisica?

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Prima dell’avvento della “fisica quantistica”, tutto ciò che travalicava i confini del visibile, era tema di ricerca della metafisica, ovvero quella disciplina che indaga sulle cose “al di là” della fisica. Oggi, invece, all’indomani della scoperta del bizzarro mondo dei quanti, ciò che non è visibile e che non è determinabile è diventato oggetto di studio della fisica. Più recentemente, alcuni scienziati hanno cominciato a inquadrare pionieristicamente questioni come la coscienza umana, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte, come oggetti di studio all’interno della fisica teorica. E la Poesia italiana? Possiamo dire che con la poesia di Donatella Bisutti la parola «anima» è stata laicamente riaccreditata nel vocabolario poetico maggiore e indagata come non si faceva ormai da tempo.
Donatella Bisutti

Donatella Bisutti

La mano

Non è nemmeno mia, questa mano.
Accettala.
Non commettere
questo unico peccato.

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Pinocchio nell’isola dei Papua

Pinocchio disse
non voglio essere buono
obbedire al re
a tutti gli imbecilli
che si credono grandi
ai furbi che
conquistano il potere con l’inganno

non voglio
diventare di carne
indossare abiti eleganti
essere baciato
amare chi mi vuole bene
odiare chi mi fa male
essere seviziato
essere crocifisso
ad una trave

Voglio restare
di legno
non avere anima
non avere casa
non avere padre
avere per amici gli asini
vivere nella foresta
ridiventare albero.

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Lezione di poesia (Classe con handicap)

Martina ha fatto segno di sì con la testa
appena più pesante del dovuto sul collo
come un grosso fiore appesantisce lo stelo.
Ha fatto segno che aveva capito
e le sue mani amorose e incerte
si sono mosse per afferrare la matita.
Poi ha serrato gli occhi con violenza
ed è scoppiata in pianto.
Il buio è entrato nel candido paesaggio di neve
dove il venditore di scope emetteva il suo grido
attutito e immobile.
Martina ha strumenti diversi per afferrare il mondo
è stata la sola a capire
che quel venditore di scope
era la Morte.

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DONATELLA BISUTTI_copertina2L’albero dei cachi

Primo viaggiatore

L’albero dei cachi si sviluppa
contro il cielo dell’ultima stazione.
Sulla nudità dei rami
la bassa traiettoria dei soli invernali.
Per loro l’albero ha rinunciato
alla sontuosa lucentezza delle foglie.
Si concentra nel miele del pensiero.

Secondo viaggiatore

Albero di un eden spoglio, nel sogno ha ottenuto
di riportare l’inverno all’estate.
Nulla indica più chiaramente
che la vita non nasce dalla necessità
ma dal sovvertimento
e la bellezza è il frutto dell’immaginazione

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Pondus

Un piatto vuoto e un piatto pieno
si bilanciano: sul primo
si solleva l’offerta, sull’altro
grava il peso del dare
e del ricevere, che nel quantificare quella
astratta perfezione
misura
un immediato
corrispettivo
di pena.

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Donatella Bisutti cop la poesia salva la vitaClessidra

La morte inizia sempre a diffondersi da un punto preciso. Fin dalla nascita siamo legati alla morte da un cordone ombelicale che ha in quel punto il suo attacco – un’assenza iniziale e incolmabile. Attraverso di esso il vuoto fa precipitare di continuo i suoi bordi all’interno di sé, diventando a mano a mano più smisurato finché la nostra vita si riduce a esserne contorno. Da ultimo esso assorbe l’estremo disegno.
Allora non abbiamo più bisogno di morire, perché il vuoto ha già colmato tutto lo spazio che ci era stato concesso.

Pellicano

Con il becco frughi
lo squarcio dentro il petto
per nutrire i tuoi figli di te stesso
come io mi frugo il cuore
per nutrire di quella
senza proporzione né grazia
l’altra
– fragile –
che le è figlia.

*

I tuoi occhi – senza luce
due fessure a stento
aperte.
Eppure
nell’area piccolissima delle tue pupille
si rovescia intero il firmamento.

*

Ogni attimo di felicità,
pagato al prezzo durissimo della sua perdita,
ci spinge a seppellirlo,
come certi animali fanno con i loro rifiuti.

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La vibrazione delle cose

Quando l’anima come un cane
si lascia accarezzare, inerme
allora è tutta concentrata nel piacere
che dà la vibrazione delle cose
allora è facile staccare sé da sé –
si insinua, poi irrompe
l’esterno nell’interno.

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Limiti

Prima abbiamo fissato lo spazio
dalla stanza d’albergo
con gli scarafaggi nel bagno
a ovest fino al chiosco sul molo
di vetro trasparente
a est la terrazza della scuola coranica
all’ombra della glicine
Poi abbiamo fissato il tempo
fino alla sera di domenica
quando tutti si sono sparpagliati
alla discesa del battello
dopo essersi scambiati gli indirizzi
e in quello spaziotempo
abbiamo fatto precipitare la tempesta
che ci ha sorpresi sconosciuti e nudi
intensa e breve
si è dileguata.

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Farfalla

Preferisco un’ala che sfugge fra le dita
a un’ala
che cattura lo spillo.

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19 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Crisi della poesia, critica dell'estetica, critica della poesia, critica letteraria, poesia italiana contemporanea, Senza categoria

19 risposte a “Donatella Bisutti UNDICI POESIE SCELTE da “Dal buio della terra” (Empiria 2015) Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa “La mano”, “Pinocchio nell’isola dei Papua”, “Lezione di poesia (Classe con handicap)”, “L’albero dei cachi”, “Pondus”, “Clessidra”, “Pellicano”, “La vibrazione delle cose”, “Limiti”, “Farfalla”

  1. sono belle queste poesie, uniscono forma e sostanza senza sforzarsi di cercare effetti speciali

  2. Giuseppe Panetta

    Quasi degli aforismi. Comincia bene la giornata con questa piacevolissima conoscenza.
    GP

  3. C’è nella poesia di Donatella Bisutti, e in specie in quella titolata “Pinocchio”, con il rifiuto del burattino di vestire panni umani, l’eco di un raccapricciante e disgustoso tinnire di stoviglie proveniente dalla dispensa dei ricchi. In questa poesia si parla metaforicamente della condizione della poesia costretta a vestire i poveri panni di legno e a rifiutarsi una piena umanità per via di quello spregevole acciottolio che promana dalle opere più spiritualizzate dell’uomo. Quello che mi convince in questa forma di poesia è che qui non c’è nulla che valga come “reportage di un’anima” nella forma vulgata di discorso sull’io e dintorni. «Nel mondo falso, ogni edoné è falsa. Per amore della felicità si rinuncia alla felicità». (Adorno Teoria estetica, 1971)
    «”Promesse du bonheur” non significa semplicemente che la prassi fin qui esercitata preclude la felicità: significa che la felicità è al di là della prassi. La forza della negatività nell’opera d’arte dà la misura dell’abisso fra prassi e felicità». (Ibidem)
    Le opere d’arte veramente integre non promettono nulla a nessuno, sono crudeli fino in fondo. Ma in negativo. E inoltre, non promettono nessuna felicità. Anzi, stanno lì a rammentare che quella promessa era una via falsa e bugiarda; che non c’è alcuna via che conduce all’adempimento di una promessa che non c’è. Insomma, nell’arte non c’è salvezza e chi si vuole salvare trova invece la propria dannazione eterna.

  4. gino rago

    “Martina ha strumenti diversi per afferrare il mondo/ è stata la sola a capire/
    che quel venditore di scope/ era la morte”. Con “Pinocchio”, limpidamente commentato da Giorgio L. come condizione metaforica della poesia, a me sembra che anche ” Martina ” sia metafora della poesia.
    Anche la poesia, come Martina, ha strumenti suoi per afferrare il mondo. Come ” Martina ” della Bisutti, la poesia è la sola a comprendere che “quel venditore di scope/ era la morte”.
    Il sentire si accosta alla conoscenza forse più del pensare. Ma nel caso di Donatella Bisutti e delle undici poesie che abbiamo potuto leggere, l’autrice
    si muove nei suoi versi come in una zona di compenetrazione tra il meditare della filosofia e il fare della poesia, accogliendo l’accezione biblica
    di “conoscenza”. Come del resto in ultima sintesi suggeriscono i due commenti di Giorgio Linguaglossa, scaturenti da una particolare lettura critica dei versi della Bisutti.
    Gino Rago

  5. antonio sagredo

    Il suo tempo si misurava in misericordie!
    Il resto era il delirio tarmicida di una cornice lignea,
    la vigile convalescenza dell’essere in pietre miliari,
    come se davvero la creta del sangue originario
    fosse il sonno deflorato dall’istinto!

    L’orbita claudicante dei sistemi ci collassa!
    Le nostre ossa non dialogano più tra loro!
    Per questo Pinocchio è un tragico esperto
    che disprezza i trucioli e s’indigna della carne!

    UN PIANTO DI LEGNO CHE IL BOIA NON COMPRENDE!

    antonio sagredo

    Vermicino, 21-27 dicembre 2006
    —————————————————————————

    • letizia leone

      Hillman annovera il nominalismo tra le malattie dello spirito contemporaneo. In “Re-visione della psicologia” scrive contro il nominalismo: “Grazie al nominalismo, le parole si sono a un tempo gonfiate d’importanza e prosciugate di contenuto. (…) Nella moderna linguistica strutturale le parole non hanno nessun senso intrinseco, dal momento che le si può ricondurre tutte quante ad unità fondamentali con caratteristiche pressocché matematiche…”
      Il nominalismo azzera lo spessore psichico della parola e genera logofobia, la paura delle grandi parole come tempo, spazio, bellezza, verità che ondeggiano in un vuoto di credibilità dato che ormai “nessuna parola merita fiducia come vera portatrice di significato”. Questa parola notomizzata è diventata lo strumento di discipline specialistiche come la filosofia ad esempio che ci ha investito con “un’ondata di marea di nominalismo” come affermò Pierce. “Questa grande ondata, che è la nostra principale tradizione occidentale di pensiero, devastò la psiche ripetendo senza sosta che le grandi parole sono solo delle etichette attribuite dalla mente e hanno una realtà puramente soggettiva…e possono essere manipolate in modo da significare qualsiasi cosa…Così le discipline accademiche cadono nelle paralizzanti spire dell’ossessione per il linguaggio e la comunicazione…”
      Ecco a me pare che la Bisutti, con la sua poesia, faccia un’operazione di grande pulizia linguistica ricalibrando proprio quelle grandi parole cariche di angoscia semantica e in primis la parola anima, come chiarito da Linguaglossa, parola che Hillman ha sdoganato in psicologia e psichiatria. Questo aspetto di “operosa normalità linguistica” ci suggerisce una cura dal nominalismo attraverso il “buon senso” della parola. In “Lezione di poesia” ad esempio non mi sembra trascurabile anche il messaggio di “cura” con le parole pro-vocatorie e cordiali della poesia che portano “anima” tra una persona e l’altra…e qui mi ricollego a un altro libro della Bisutti, che spesso consiglio nei laboratori poetici, “La poesia salva la vita”, un manuale propedeutico coinvolgente che dovrebbe essere adottato come libro di testo nelle scuole per spiegare la poesia ai ragazzi.

    • Salvatore Martino

      E va bene sei bravo!!! Sagredo. Ma che noia i tuoi commenti che sono sempre la presentazione di tuoi versi. Non mi pare corretto, “rubare” spazio individuale in codesto modo. Salvatore Martino

  6. Salvatore Martino

    Un versificare corretto , un problemino svolto con diligenza questo mi appaiono i versi di Donatella Bisutti. Tutto detto, tutto chiaro, un po’ esangue, totalmente privo di mistero. E va bene oggi la poesia va così e devo dire che mi interessa sempre meno. Per carità forse io ho un concetto del dettato poetico molto restrittivo, ma quando la poesia, o quella presunta tale, non mi sbatte nella mente o nel cuore o nell’addome, per non parlare dell’anima, la poesia stessa mi appare inutile. Salvatore Martino

  7. Steven Grieco-Rathgeb

    Poesia molto interessante, ottimo post, e interessanti i commenti. Interessantissimo quello di Letizia Leone, che fa tirare un sospiro di sollievo. Da tutto questo, mi sembra quasi che l’imbarcazione “poesia”, inizia a muoversi verso il mare aperto… tutti i meschini ormeggi, moli, porticcioli del “questo si pu

  8. Steven Grieco-Rathgeb

    Ooops, interruzione! Scusate: toccato il tasto sbagliato.
    …questo si può fare, quello non si può,” tutto lasciato alle spalle.
    E’ questo che Giorgio Linguaglossa vuole, e che da tempo persegue su questo blog con una sorta di tenacia, “grim determination” : aprire a dismisura il dialogo sulla poesia,. E con il post sulla poetessa Donatella Bisutti, iniziamo a intravedere una realtà diversa.
    Ottimo lavoro!

  9. antonio sagredo

    Carissimo Salvatore,
    lo sai che Ti voglio bene, e questo è quanto basta.
    Ho pubblicato sul blog dei versi sul tuo/nostro amato Kavafis

  10. ‘Pellicano’ è un testo perfettamente riuscito e mi piace anche la forma. Le poesie della Bisutti sono non di rado assertive in modo evidente.

  11. Luciano Nanni dice bene, dice del tono assertorio. E, infatti, Donatella Bisutti è uno dei pochissimi poeti in Italia che può permettersi di utilizzare il lessico ed il tono assertorio senza cadute di stile o di gusto letterario. Si sa che il tono assertorio in poesia è un terreno scivolosissimo, per questo Eliot apprezzava in sommo grado il tono ironico e blasé di Laforgue, I suoi testi presuppongono questa decisiva acquisizione stilistica; proprio perché il tono assertorio è difficilissimo da registrare e da portare avanti. I poeti meno dotati non avvertono questo problema, e infatti la loro poesia pecca per un eccesso di assertività e di serietà davvero fuori luogo e quasi sempre ingiustificato.
    La poesia moderna, nei suoi autori più evoluti e sofisticati, non può fare a meno di una sopra segmentazione meta ironica, il che implica distanza dall’oggetto, distanza dal soggetto e una superiore consapevolezza del letterario.
    Ad Antonio Sagredo dico che mi associo all’appello lanciato da Salvatore Martino. E poi, nei tuoi versi, caro Antonio Sagredo, ci sono troppi punti esclamativi !!!

  12. Pare che sia stato scoperto un batterio che mangia la plastica e così salverà l’umanità. Ma a quando un batterio che mangia la cattiva poesia e i pessimi e insulsi romanzi?

  13. Steven Grieco-Rathgeb

    Sono perfettamnte d’accordo con Salvatore Martino e G. Linguaglossa riguardo i versi di Sagredo, propositi e riproposti nei commenti. Però devo dire che “il delirio tarmicida della cornice lignea” è un verso divertentissimo, una sorta di umorismo acerbo molto efficace. La poesia invece va dritto nel segno. E’ una critica a questo mondo, ed è il pianto del poeta inascoltato. Ricordandomi altri suoi versi. Le immagini sono sempre nuove, come uscite da un cilindro immaginifero, però la forma è spesso invariata. Non una critica, questa, piuttosto una richiesta a S. di smetterla, ma prima di smetterla di illuminarci sul suo metodo di scrittura.
    Scusate la digressione dai lavori, che dovrebbero riguardare la poesia di Bisutti, e cosa questa ci comunica di nuovo.

  14. Steven Grieco-Rathgeb

    Per quanto riguarda il batterio che mangia la cattiva poesia, questo è giustappunto il bookworm, il tarlo del libro (non del legno), che mangia e mangia, poveretto, ma non potrà mai competere con la velocità di pubblicazione di nuovi volumi di cattiva letteratura .

  15. Ubaldo de Robertis

    Oltre al solito encomiabile Linguaglossa due donne svettano su tutti: l’ospite di turno Donatella Bisutti con la sua poesia ricca dei requisiti che tutti gli riconoscono, ( a me piace la scelta delle parole e la chiarezza,) e Letizia Leone con il suo illuminante commento.
    Ubaldo de Robertis

    • letizia leone

      La ringrazio molto gent.mo Ubaldo de Robertis per il suo apprezzamento, così come ringrazio tutti gli amici che insieme a lei quotidianamente tengono alta la temperatura e la vivacità culturale della Rivista…

  16. antonio sagredo

    Non c’è dubbio che le parole di Leizia Leone sulla Bisutti siano chiarificatrici e pertinenti.

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