Ida Magli (1925-2016) su “Gesù di Nazareth” e la “Madonna” a cura di Luciano Franceschetti

Gesù fotogramma film Il vangelo secondo MatteoGesù di Nazareth

La lettura dell’insegnamento di Gesù proposta dall’antropologa Ida Magli (spentasi il 21 febbraio all’età di 91 anni), è stata a lungo osteggiata ed avvolta nel silenzio. Era una lettura scomoda. Il libro, uscito nel 1987 e ora ripubblicato in edizione economica, dimostra che i Vangeli sono suscettibili delle interpretazioni più varie. Al falegname di Nazareth si può far dire tutto e il contrario di tutto. Vi sono studiosi che lo considerano un prodotto genuino della tradizionale religiosità ebraica, dalla quale nella sostanza non si sarebbe distaccato. Al contrario, Ida Magli lo presenta come colui che rompe  con l’Antico Testamento e con qualsiasi culto fondato su liturgie e mediazioni sacerdotali. Per Gesù una religione che si basi su rituali è una religione di morti (di «sepolcri imbiancati»), perché l’uomo «è vivo solo quando affida solo a se stesso, alla propria volontà, alla propria potenza, il suo agire, e il suo rapporto con se stesso, con gli altri e con Dio».

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Gesù, sostiene Ida Magli, ha cancellato la distinzione tra sacro e profano. Quindi i suoi seguaci, compresi Pietro e Paolo, lo hanno tradito da subito (e non parliamo poi della Chiesa come istituzione). «Il cristianesimo» – si legge ancora in questo libro – «costituendosi con tutte le strutture del sacro, fin dal primo momento della morte di Gesù, non ha in nessun modo messo in atto quello che lui aveva proposto».

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Ha ragione Ida Magli? Ha torto? Difficile dirlo. Il pensiero di Gesù è interpretabile in tanti modi così clamorosamente diversi gli uni dagli altri, nessuno può pretendere di parlare in suo nome, tantomeno un consesso di uomini che si autoproclamano Chiesa cattolica. 

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In una recente intervista, così rispondeva Ida Magli: « I vangeli sono un dato di fatto: qualcuno ha narrato o ha messo per iscritto quello che aveva visto. Seppure si dimostrasse che non è esistita quella persona chiamata Gesù di Nazaret, colui o coloro che l’hanno narrato sicuramente sono esistiti e non potevano inventare un personaggio come Gesù. Un “Gesù” non lo si può inventare, salvo che essere lui, o essere come lui. Hanno narrato i GESTI assolutamente incredibili nel contesto della vita di quella società. Sottolineo i GESTI perchè Gesù si è servito di gesti molto di più che di parole perchè i gesti non possono essere travisati, “interpretati”. La sua assoluta ribellione era rivolta contro una società che viveva di interpretazione delle parole e delle norme della Scrittura, moltiplicandole all’infinito. Su questo punto la Chiesa cattolica, come del resto quella ortodossa e le varie Chiese riformate, non si sono quasi per nulla soffermate  perchè hanno, in pratica, continuato nella prassi dell’interpretazione e della costruzione sulle parole. Ma le azioni di Gesù comportavano una totale rivoluzione proprio sotto questo aspetto ed erano traumatiche e sconvolgenti per tutti coloro che lo guardavano in quanto, non soltanto proibite, contaminanti, sottoposte a condanne durissime e in alcuni casi anche la morte (per esempio il non tener conto del divieto di compiere qualsiasi azione durante il tempo del Sabato comportava la morte), ma anche e soprattutto perché appunto condannavano il sistema, la forma mentis ebraica. Rivolgere la parola a una donna mestruata era proibito: nei Vangeli la presenza di episodi riguardanti i rapporti di Gesù con le donne è talmente preponderante in confronto agli scarni contenuti di tipo generale che se ne può facilmente dedurre che era questo comportamento quello che aveva colpito di più i suoi discepoli e tutti quelli che gli stavano intorno. Perfino nell’episodio commentato innumerevoli volte nel passare dei secoli della Samaritana al pozzo, se non si dice che le donne samaritane erano ritenute sempre impure, sempre mestruate fin dalla nascita, non  si capisce l’entità della “rottura” del sistema del sacro compiuta da Gesù: rivolgere la parola a una donna mestruata, toccare un oggetto toccato da lei (il contenitore dell’acqua) e parlare proprio a lei di una delle più difficili ed essenziali “novità” di vita: nulla è più concreto che la vita vera, quella dello spirito, mentre gli Ebrei che facevano più di cento gesti di purificazione al giorno con l’acqua non ci credevano affatto appunto per questo, ossia bisognava purificarsi all’infinito. Insomma: la Chiesa, pur credendo in Gesù, ha proseguito sulla strada della mentalità ebraica costituendo appunto una nuova teologia e il Gesù dei Vangeli è ancora tutto da scoprire.
Gesù Il vangelo secondo Matteo 3

Gesù Il vangelo secondo Matteo

“Il Figlio unigenito di Dio, Maria madre di Dio, il Salvatore” sono già “passaggi” teologici. Paolo, poi, non “ha visto” Gesù in azione: era un ebreo ed è rimasto con la mentalità ebraica. La differenza, il conflitto fra lui e Pietro, nasceva da questo. Gli uomini possono sperare nel messaggio di Gesù e in una vita nell’al di là? Penso di sì. Il “dopo la morte” è un pensiero che non abbandona mai l’uomo, che “fonda” l’uomo; Gesù, uomo fra gli uomini, non soltanto lo sapeva bene e lo sperimentava, ma aveva proprio per questo una infinita compassione degli uomini. Non si può, dunque, non sperare in un dopo la morte, ma Gesù è venuto ad insegnare a vivere, a come vincere la morte nella vita, servendosi non del sistema del Sacro, non delle norme tabuistiche, ma della vita stessa, della sua verità. Si tratta di “capire” ed “amare” ciò che realmente ha fatto Gesù, in che cosa ha “salvato” gli uomini: ha negato in tutto le norme, ma soprattutto, la forma mentis dell’Antico Testamento e delle sue interpretazioni. Del resto è per questo che l’hanno ammazzato, non potevano non ammazzarlo: il potere del Sacro si fonda sulle regole dell’interpretazione. Gesù ha negato il potere del Sacro. C’è un episodio in qualche modo definitivo da questo punto di vista, quello in cui Gesù dice al giovane che voleva andare a compiere il suo dovere di culto nei confronti della salma del padre morto: “Lascia che i morti costudiscano i loro morti”. I morti sono quelli che adempiono alle formule rituali. Ma, lo ripeto, le formule rituali nell’ebraismo non sono quelle che pensiamo oggi come formule: sono il vero ed unico sistema del Sacro. Il maggiore tradimento che la Chiesa ha compiuto nei confronti di Gesù è quello attuale: riportare Gesù nella continuità dell’ebraismo.  

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I gesti di Gesù sono concreti, producono effetti reali, non simbolici: la resurrezione di Lazzaro è reale, la guarigione del lebbroso è reale, la rottura del sabato è reale e così via. E’ soprattutto per questo motivo che Gesù prima agisce e soltanto dopo spiega con parole quello che ha fatto. L’interpretazione simbolica è già “teologica”. C’è del resto un episodio nei Vangeli nel quale è Gesù stesso a mettere in guardia sulla possibilità di questo equivoco, un equivoco facile per la mentalità ebraica contro  la quale combatte, ponendo l’accento su questo aspetto di realtà:  quando gli portano il paralitico perché lo guarisca e gli astanti s’impazientiscono perché lui invece gli dice che i suoi peccati sono perdonati, Gesù mette in rilievo proprio questo: voi credete che sia più facile cancellare i peccati, ma adesso io ti dico: “alzati e cammina” e vedrete che sono reali tutte e due le cose.
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fotogramma film Il vangelo secondo Matteo.

E‘ vero che la Chiesa ha avuto dei grandi meriti: prima di tutto, ovviamente, per averci conservato i vangeli e l’assoluta bellezza della libertà spirituale, dell’amore, del perdono, mai conosciuta nella storia. Quali che siano stati e siano ancora le sue terribili colpe, sono colpe perchè ha mancato all’insegnamento di Gesù: se non ci avesse consegnato il messaggio di Gesù, forse non saremmo stati capaci neanche di capire che sbagliava. Soltanto che Gesù ha preteso la rinuncia al sistema di sicurezza dato dal Sacro, dalla “ripetizione” delle formule, ossia ha preteso la verità dell’amore, mentre la Chiesa non gli ha creduto, non ha avuto il coraggio di rinunciare alle formule. Ma come si può parlare a Gesù con delle formule? Lui ha detto: “non ripetete parole”, ma è chiaro che l’ha detto perchè nella società ebraica non c’era nè un gesto, nè una parola che non fosse prescritto, non c’era il rapporto d’amore diretto, a tu per tu con Dio. Nessuno di noi parla al proprio innamorato o innamorata ripetendo formule. L’amore inventa, dice sentimenti, pensieri sempre nuovi, o anche tace…ma mai formule, e Gesù odiava le formule, tutto quello che non è dettato dalla forza della verità dei sentimenti. Era un poeta e pensava ogni uomo come poeta: guardate i gigli dei campi…

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Cosa può fare la Chiesa concretamente? Abbandonare i luoghi deputati, le parole deputate, fare come Francesco (non come i Francescani): uscire dalle chiese, dalle parrocchie per parlare soltanto di Gesù, direttamente di Gesù, sine glossa, senza commenti eruditi ma con tutti gli strumenti che oggi abbiamo per descrivere meglio l’ambiente dei vangeli, i costumi contro i quali Gesù combatteva: l’impurità, la contaminazione, la ripetizione dei rituali, senza timore di offendere gli Ebrei. Se si crede in Gesù, non si può avere timore di offendere nessuno. Quello che offende è lo sfruttamento dei Santi e l’arricchimento attraverso i Santi (padre Pio, tanto per intenderci); l’ignoranza del clero anche quando ha studiato per anni perchè non è necessario studiare per parlare dell’amore, e dell’amore di Gesù, e il clero è arido quando parla come un legno secco. Non in televisione, ovviamente, ma per le strade, nei giardini (io vorrei che ci fosse a Roma, a Villa Borghese, per esempio, un albero di ritrovo per chiunque voglia parlare e sentir parlare di Gesù). Fanno più danno al cristianesimo i preti che parlano in televisione che non la mancanza assoluta di preti. Eliminare le messe quotidiane, la comunione quotidiana, tutto quello, insomma, che è “ripetizione”.
Gesù Accattone

Accattone, film di P.P. Pasolini

Come comportarsi con gli Ebrei? Io ho scritto un lungo capitolo per spiegare la situazione senza via d’uscita degli Ebrei nel mio libro “Il mulino di Ofelia” e debbo per forza rinviare a quello perchè il discorso è molto complesso, difficile da riassumere in poche righe. Posso dire soltanto la conclusione: gli Ebrei si sono messi da soli nella condizione di non essere creduti e di non essere amati affermando che loro sono il popolo prediletto. Nel mondo contemporaneo, nessuno può credere che un Dio, un vero Dio, un Dio di verità, di giustizia, d’amore “prediliga” qualcuno; nessuno lo può neanche accettare senza  rinunciare a credere in questo stesso Dio: “Hai un popolo prediletto, tieniti quello”. Inoltre gli Ebrei hanno commesso l’errore, forse irrecuperabile, con la riappropriazione della Palestina e la creazione dello Stato d’Israele, di chiudersi la strada che avevano sempre seguito, quella dell’attesa per il ritorno alla terra promessa. Adesso cosa possono attendere? O finisce il mondo (cosa che non sembra probabile) oppure, avendo raggiunto la terra promessa, dovrebbero essere “perfetti”, cosa altrettanto improbabile. Per questo, sono convinta che sia inutile qualsiasi sforzo da parte della Chiesa, sia di “convertirli” (a che cosa, visto che hanno raggiunto la terra promessa senza aspettare il Salvatore?), sia di riavvicinare il Vangelo all’Antico Testamento. Gravissimo tradimento nei confronti di Gesù, ma anche nei confronti dell’uomo moderno che, dopo il lungo percorso storico di civiltà giuridica compiuto dall’Occidente anche per effetto del Cristianesimo, credente o non credente che sia, ha orrore di una “pseudo” giustizia, quella della legge del taglione, della lapidazione delle adultere e degli omosessuali, ecc. Amare Gesù è facile, “vivere” cercando di far coincidere sempre la vita con l’amore, la giustizia, la verità, è molto difficile. Non è rinunciando alla verità, come fanno spesso i cattolici oggi, con il politicamente corretto, o con l’accettazione di tante verità quanti sono gli individui al mondo, che si può riavvicinarsi ai vangeli, di questo sono convinta. Non so che cosa si possa fare però per salvare l’Occidente cristiano dalla convulsa agonia nella quale si trova.
Gesù Il vangelo secondo Matteo 4

Gesù Il vangelo secondo Matteo

La Chiesa si è disinteressata dell’Europa fino dai tempi di Karol Wojtyla, il quale non ha detto che qualche parola di generico consenso sul progetto di unificazione europea, come se non comportasse enormi problemi per i popoli e soprattutto per i cattolici. Si è avuta l’impressione che l’Europa fosse data già per perduta, che ormai gli interessi della Chiesa fossero concentrati sull’India e sull’Africa per un facile “acquisto” di fedeli e di vocazioni. Sottolineo: “acquisto” perchè si tratta di persone talmente povere, sotto tutti gli aspetti, che il riuscire ad appartenere all’Occidente per mezzo del cattolicesimo si configura come il massimo bene, la massima fortuna. Anche qui si tratta ovviamente soltanto di un accenno al principale problema “missionario”, che dovrebbe essere guardato in faccia dai cattolici senza timore di offendere nessuno, perchè il cristianesimo non può radicarsi laddove manca la personalità di base europea, il gene psicologico e culturale latino-italiano, il suo senso del tempo, del giusto, della creatività, del “bello” in tutte le sue forme. Ci sono e ci saranno molti milioni di cattolici fuori dall’Europa, ma rappresentano e sempre più rappresenteranno una fra le tante piccole “chiese” che pullulano negli anfratti dell’islamismo, del buddhismo, dell’induismo, oggi ancora in qualche modo illuminati dalla potenza e dalla ricchezza dell’Europa, domani privi di questa loro quasi unica forza. Che senso può avere predicare l’umiltà, la rinuncia, il sacrificio, la povertà, la castità, a chi è così totalmente povero? Basta vedere un sia pur povero edificio di frati o di suore italiane nel contesto delle baracche africane o indiane per capire di quanti innumerevoli gradini sia fatta la povertà, e quanto noi si sia ricchi anche quando cerchiamo di comportarci come poveri e di “essere” poveri ». 

La Madonna

« Μὴ φοβοῦ, Μαριάμ· εὗρες γὰρ χάριν παρὰ τῷ Θεῷ. Καὶ ἰδοὺ συλλήψῃ ἐν γαστρὶ
καὶ τέξῃ υἱόν, καὶ καλέσεις τὸ ὄνομα αὐτοῦ Ἰησοῦν. Οὗτος ἔσται μέγας καὶ υἱὸς
Ὑψίστου κληθήσεται »
« Non temere, Maria, poiché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai
e partorirai un figlio e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio di Dio »

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Vangelo secondo Luca

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«Della stessa autrice di “Gesù di Nazareth”», annuncia la copertina del libro, mirando a sottolineare un precedente successo editoriale della nostra grande antropologa più che l’oggetto di questa sua nuova analisi: il personaggio storico, l’evoluzione e la trasformazione della Madonna. Ricorrendo alla metodologia delle scienze umane, Ida Magli «elabora gli scarni dati sui quali la Chiesa costruì il mito della Madonna per ricondurne la figura alla condizione di donna ebrea, in una quotidiana esistenza contrassegnata dai conflitti con i riti fissati dalla tradizione religiosa. […] Particolare attenzione è posta dall’A. nel decodificare la costruzione culturale mariana, ravvisarne la rispondenza a precisi interessi ecclesiastici e illustrare l’itinerario delle principali “apparizioni”». (Mimmo Franzinelli)

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  • Con la biografia di santa Teresa di Lisieux […] mi sono resa conto ancor meglio che al centro della storia percorsa dall’Europa, l’immagine ideale della Donna è inamovibile, ossia fondante. Ma dire «immagine ideale della Donna» significa dire ancora una volta che il creatore dei significati è l’uomo-maschio, e che il suo porsi nei confronti della femminilità (il modo concreto di vivere il sesso ne è soltanto la conseguenza) non è «reale» (Premessa: la de-realtà della vita in Occidente, 10).
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  • L’unico maschio è Dio. Israele è la Sposa di Dio. Il patto di alleanza avviene attraverso una offerta sessuale: l’offerta del prepuzio. […] Inizia, così, la storia drammatica del rifiuto della sessualità nel cristianesimo che porterà, come logica conseguenza, ad attendere la fine del mondo (20).
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  • L’avvento del «bambino». […] Come si vede, il problema era cristologico. Ma da qui comincia l’immensa costruzione culturale che porta il nome di «Madonna». […] Ma soprattutto l’immagine di Maria come madre permette di concentrarsi sul bambino. È questa la vera novità portata dal cristianesimo (33).
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  • Una donna ebrea. La nascita di una bambina non era motivo di giubilo. L’unico figlio veramente «figlio» era il maschio […] (37)
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  • I conflitti col figlio. L’appellativo con il quale continua a chiamarla, anche negli ultimi istanti di vita, «Donna», e che ha indotto i commentatori ai più contorti ragionamenti per spiegare come mai non la chiami «madre» secondo le abitudini ebraiche, è soltanto una conferma. Non le riconosce alcun ruolo come madre (48).
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  • Maria di Nazareth secondo gli evangelisti. «Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei». Su questo testo è stato costruito il dogma della divinità di Gesù.
  • maria-di-nazareth-618x403Ossessionati dall’integrità fisica. […] Esegeti, teologi, commentatori di tutti i generi hanno puntato su questo passo per affermare la verginità di Maria… Ma si tratta di fantasticherie. Gli ebrei, sia maschi che femmine, si sposavano per avere figli, considerati l’unica vera benedizione di Dio. La massima condanna era quella di non averli (65).
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  • L’ombra potente di Dio. Presso gli ebrei la potenza sessuale è numinosa e tremenda. […] Chiamare Dio a «testimone» è chiamare la forza della potenza sessuale (70).
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  • Un figlio illegittimo. Ma nella società ebraica non si è nessuno se non si ha un padre. Una ragazza-madre è una donnaccia […] Maria, dunque, deve essere legalmente sposata. Di qui la presenza di Giuseppe. Per la società Giuseppe è il padre. I teologi affermano che Giuseppe, in quanto padre legale, è il padre adottivo, ma è facile capire che si tratta di un falso. Giuseppe non è né l’una cosa né l’altra (76).
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  • La costruzione culturale della «Madonna». Ci troviamo ancora una volta di fronte alla mentalità ebraica dei seguaci di Gesù.[…] Il coito rende impuro il maschio, che è tenuto a rituali di purificazione per ritornare degno del rapporto con Dio, unico vero sposo dell’ebreo. Il corpo femminile è il «contenitore» della cosa più sacra: l’essenza della mascolinità, lo sperma (85).
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  • La «chiusura» fisica e morale delle donne. Il corpo femminile, dunque, viene tabuizzato, soprattutto nei periodi di massima «apertura»: il mestruo, il parto, il puerperio. […] È il sacerdozio, infatti, il controllo maschile sul mondo divino. La parola potente è strumento esclusivo del maschio, in analogia col pene, che è il primo strumento proiettivo che l’uomo conosca (91).
  • maria di Zeffirelli

    maria di Zeffirelli

    Un corpo perfetto. La teologia cattolica ha costruito a poco a poco, con la «Madonna», quello che gli uomini di tutti i tempi e di tutti i paesi hanno desiderato e tentato di costruire con le donne. (…) Immacolata concezione significa che la Madonna è stata concepita senza il peccato originale. (…) Essa perde qualsiasi concretezza biologica e diviene ciò che gli uomini desiderano: un corpo femminile perfettamente chiuso.
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  • La donna ideale e la Madonna. Vergine, vergine, vergine… Questa parola, che risuona di continuo, riflette, senza che più nessuno si accorga della sua fisica brutalità, la vera ossessione degli uomini (102).
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  • Tanti nomi per un’idea. Gli attributi della Madonna sono gli oggetti del desiderio che vengono incollati su di lei come su di un supporto onnivalente. Le infinite statue della Madonna, cariche di corone di collane di stelle di vestiti di mantelli, sono la Madonna.
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  • Rosa fresca aulentissima. […] Rigore ascetico significa in particolar modo intensificazione della rinuncia al sesso e di conseguenza maggior odio contro le donne. Il confronto oppositivo fra Eva e Maria, già presente nei Padri dei primi secoli, diventa tratto distintivo della lode alla Madonna e arma contro le donne. […] Il parallelo fra Eva e Maria, però, prende grande vigore perché permette di caricare tutto il male su Eva, prima donna e causa dell’ingresso della morte nel mondo (106).
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  • Bernardo e il furore amoroso. […] Se prendiamo come esempio Bernardo da Chiaravalle è perché san Bernardo è considerato il «dottore» mariano per eccellenza. […] L’interpretazione di Bernardo rimane una prova dell’impossibilità – una volta entrati nella distorsione logica con la quale si guarda alla Madonna – di conservare il senso della realtà (114).
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  • Gli eroi delle apparizioni. […] Come già sappiamo, sono gli innamorati della Madonna gli uomini che hanno agito con maggior forza e durezza nella storia della Chiesa. […] Dal 1800 in poi, invece, a queste apparizioni «private» si affiancano apparizioni per scopi «pubblici», per comunicare determinati messaggi alla società (122).
  • maria di Pasolini

    Maria di P.P. Pasolini

    Di queste Madonne è impossibile elencare i nomi, perché i santuari mariani sono i più numerosi che esistano al mondo. La Chiesa dice che è l’Immacolata? Che è l’Assunta? Che è la Madre di Dio? La gente lo ripete, convinta che si tratti della sua stessa verità, perché ciò che conta non è la definizione teologica, ma la sicurezza di quello in cui si crede […] (124).
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  • La concretezza del sacrificio simbolico. Grandi santuari si innalzano adesso nei luoghi dove gli eroi sono stati sacrificati. A Lourdes, a Lisieux, a Lucca, a Fatima, immensi, orribili edifici testimoniano il bisogno insopprimibile della società: offrire vittime. […] Lo scontro fra potenze maschili continua, dunque, ad avvenire tramite la femminilità (134).
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  • La Madonna e le sue immagini. Il problema, per quanto riguarda l’arte mariana, sta proprio qui: anche la Madonna è pura invenzione. La teologia mariana «inventa» tanto quanto inventa l’arte. […] Questa totale irrealtà corrisponde comunque a una idea, a una fantasia, a un desiderio, proiettati dal Maschio, unico creatore (141).
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  • Il prototipo della madre. Questa madre non parla di sé, ma della funzione di madre, così come la vogliono gli uomini: essere per il bambino.
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  • La tipologia simbolica della pittura. […] C’è in tutte queste Madonne un corpo senza corpo, che è proprio quello che vorrebbe la teologia. […] I dogmi mariani, infatti, parlano una lingua priva di linguaggio. Che attraversa la storia senza mai cambiare perché non può essere «parlata». In realtà si tratta di un metalinguaggio che propone soltanto «forme», che costruisce alienando (151).
  • maria-susanna01

    maria di Pasolini

    Sintesi della morte. Naturalmente le più «umane» sono le pietà, le deposizioni, le crocifissioni. […] La Madonna diventa perciò colei che consacra il Potere, che induce al sacrificio, alle guerre, e viene esaltata con il nome di Regina delle Vittorie (153).
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  • Il tempo interrogativo della musica. Lo strumento musicale è come il corpo della donna: è «femmina». […] Femminile, dunque dalla parte del Male, diabolica. […] Ma le tentazioni si succedono sempre «analoghe»: la donna, la musica. Ambedue, «strumenti». Come è inevitabile, alla fine i due strumenti si unificano: il diavolo suona indifferentemente o la viola o il corpo della donna.
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  • La verità della perfetta invenzione. […] È vera, della verità della perfetta invenzione. […] Questo castello ha poi seguito una sua strada che non ha più nulla a che fare con Gesù. È l’assolutizzazione della Donna, sognata, idealizzata dai maschi, creatori della cultura e detentori del potere nei confronti delle donne (164).
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  • La non-scienza teologica. La sterminata bibliografia mariana (16.685 titoli in vent’anni, dal 1948 al 1968) non «nutre» il pensiero perché non apre nessuna possibilità di crescita: è un non-pensiero, la non-scienza per definizione. […] Di fatto, le proposizioni intorno alla Madonna non possono essere oggetto di discorso, né negativo, né positivo, perché appaiono chiaramente collocate nell’ambito dell’affabulazione (166).
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  • C’è quindi una profonda disparità fra Eva e Maria. […] Se schiaccia il serpente è perché non ha ingaggiato nessuna battaglia con lui. Se c’è lei, lui non c’è. Ma cos’è il serpente se non la sessualità maschile?
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  • La Bella e la Bestia. Lo scopo ultimo della costruzione «Madonna» è per il maschio eliminare il passaggio sessuale attraverso la femminilità. L’apparente trionfo di Lei è il trionfo di Lui: la dissoluzione di qualsiasi legame con la Donna.
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  • La divinizzazione dell’uomo. […] Costruire un Uomo – Gesù – che è anche Dio, è invece l’estremo tentativo per affermare che l’uomo è Dio attraverso il processo della procreazione.[…] Meglio l’indifferenza. L’uomo è uomo, anche se Dio non c’è, piuttosto che riconoscere di essersi messi al posto di Dio.
L’Autrice
Ida Magli (1925-2016), scrittrice e docente di Antropologia culturale all’Università di Roma, autrice di importanti saggi tra cui ricordiamo Gli uomini della penitenza, Alla scoperta di noi selvaggi, Gesù di Nazareth, Santa Teresa di Lisieux, Viaggio intorno all’uomo bianco, Storia laica delle donne religiose. Negli ultimi anni, da giornalista e pubblicista, si è occupata vieppiù di temi attuali e politici: Sulla dignità della donna (la violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla), Sesso e potere.
  • Ida Magli, Gesù di Nazaret, Milano, Rizzoli, 1982. Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1987. ISBN 88-17-13693-X
  • Ida Magli, La Madonna, Rizzoli, Milano 1987; Baldini Castoldi Dalai, Milano, 1997.
  • Ida Magli, La sessualita maschile, Mondadori, Milano 1989. ISBN 88-04-31023-5
  • Ida Magli, Teresa di Lisieux, Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 1995. ISBN 88-17-17040-2
  • Ida Magli, Contro l’Europa: tutto quello che non vi hanno detto di Maastricht, Milano, Bompiani, 1997. ISBN 88-452-3511-4
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    38 commenti

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    38 risposte a “Ida Magli (1925-2016) su “Gesù di Nazareth” e la “Madonna” a cura di Luciano Franceschetti

    1. antonella zagaroli

      Finalmente! Finalmente! Grazie Giorgio.
      Non voglio leggere e non ho letto altri commenti per ora.
      Li leggerò, ora voglio riempirmi di queste parole postate che sono alla base della mia stessa filosofia poetica.

    2. antonella zagaroli

      Grande Giorgio che ricorda una pensatrice scomoda e non solo per la Chiesa e per le Chiese ma per gran parte della struttura mentale degli ognuno solo maschi e non uomini.

    3. antonella zagaroli

      E soprattutto grazie a Franceschetti che non conosco.

    4. Signore pietà/dividerò il cuore/faremo a metà”
      SALMO

    5. Devo ammettere che gli studi di Ida Magli sulle figure della madonna e di Gesù sono illuminanti, fondati su una antropologia storica; non condivido invece il pensiero della studiosa sul tramonto dell’Occidente a seguito della caduta del “sacro”. Qui il distinguo recita un ruolo fondamentale. Non si possono mettere su un piano di equivalenza e di causa ed effetto due cose così dissimili tra loro. Io ritengo invece che il Tramonto dell’Europa sia stato causato dalle due guerre mondiali che hanno vista distrutte l’economia e la cultura europee. Due guerre mondiali che sono costate all’Europa 80 milioni di morti (per parlare solo dei morti) non è una cosa da sotto stimare. Si è trattato di una ecatombe senza precedenti nella storia dell’umanità che non poteva non avere effetti, tra i quali va annoverato quello che si chiama e viene chiamato, il Tramonto (o declino) dell’Europa.
      Io invece ritengo che proprio grazie al tramonto del “sacro”, così come è stato concepito in questi duemila anni di preponderanza del pensiero teologico, che sia da annoverare come una vittoria di inestimabile valore e importanza per l’affermarsi di un pensiero secolarizzato (e di una società secolarizzata), finalmente libero dalla zavorra e dall’impaccio di un dio monocratico e onnipotente. La civiltà europea è soprattutto la storia della emancipazione dalla celebrazione di questa idea di un dio unico che decide come e quando vuole chi sterminare e chi eleggere nei cieli della redenzione. La liberazione dal pensiero teologico e la caduta del “sacro” sono casomai due effetti di quel processo che ha portato la secolarizzazione alle sue estreme conseguenze. Ma siamo ancora e lo saremo negli anni a venire all’interno di ciò che viene chiamato la caduta del “sacro”… il che non vuol dire affatto fine della civiltà dell’Occidente, ma semmai fine della onnipotenza dell’Occidente e della sua Belligeranza universale. ma si tratta di una fine tramontante, di un lungo, magari lunghissimo tramonto della sua belligeranza (della sua volontà di potenza) durante il quale potranno intervenire nuovi accadimenti che noi non possiamo presumere e che potranno incidere su questo processo epocale.
      In fin dei conti, una futura civiltà libera finalmente dalla prescrizione teologica di ciò che si ritiene “sacro”, non sarebbe una magnifica sorte e progressiva per l’umanità?
      Questo mi premeva di dire.

      • Scusami, Giorgio, apprezzo il tuo discorso, ma desidero sottolineare, a questo punto, che per Ida Magli, il declino del “sacro” è uno degli elementi più rappresentativi del declino dell’Occidente, in particolare dell’Europa. Non mi pare che lo ponga come un “dover essere”, un obiettivo da perseguire che ci renderebbe più liberi e migliori. E’, semplicemente, la constatazione di un dato di fatto, una presa di coscienza sulla quale anche la filosofia ha prodotto le sue speculazioni. Forse sbaglierò, anzi è probabile, ma credo che Ida Magli non si pronunci contro il sentimento del “sacro” come qualcosa da debellare, ma contro l’istituzionalizzazione di esso ad opera delle Chiese (dove, appunto, è il “sacro” ad essere dimenticato, ignorato ).

      • gabriele fratini

        Il tramonto dell’Occidente è un mito, che nessuno di noi vedrà concretizzarsi. Ad oggi l’Occidente mi pare più vivo e dominante che mai, nel bene e nel male detta ogni legge.

    6. Franco Di Carlo

      Gli studi e i saggi di antropologia culturale di Ida Magli sono sicuramente fondamentali per capire e approfondire non solo l’ambito scientifico specifico in cui nascono e si sviluppano,ma anche quello riguardante il vasto mondo sociale politico religioso da chi nasce la sua visione dell’uomo,la sua filosofia e filologia. Li ricordo bene questi studi,fin dai primi anni Settanta e in seguito,quando frequentavo le sue lezioni universitarie a Roma,con relativi esami…

    7. Interessante interpretazione che non è strumentale come le tante interpretazioni chiesastiche, ma segue, rigorosamente e coerentemente i canoni della sua impostazione storico-critico-scientifica del problema religioso. Coerente, soprattutto, perché in assetto con tutto l’impianto di pensiero che l’Autrice è andata sviluppando nel tempo e nelle opere fino a darci una visione d’insieme in cui le singole proposizione di pensiero si integrano e completano.
      Degna di nota la parte iniziale del testo proposto, in cui si allude a un bisogno primario dell’uomo, costitutivo dell’essere più proprio di esso: il suo imprescindibile rapporto col divino e con la trascendenza: “Il dopo la morte – dice l’Autrice – è un pensiero che non abbandona mai l’uomo, che “fonda” l’uomo”, come, d’altra parte,- aggiungo – le domande cruciali sull’Essere e sull’esistenza.
      Convincente appare, pertanto, l’esame e la critica a qualunque impostazione confessionale del problema religioso che miri alla giustificazione di un potere mondano fondato, quasi esclusivamente, sull’imposizione di riti e precetti avulsi dall’autentica sostanza del messaggio religioso ( come nel caso della religione ebraica o di quella cattolica dove, un tale messaggio è stato travisato e stravolto, per fini puramente egemonici, di potere sulla vita spirituale e materiale del credente, potere che dimentica le finalità religiose e che appare, pertanto, solamente terreno).
      Pienamente condivisibile, poi,la disarmante constatazione del “danno” recato dai preti che compaiono in tv, non per illustrare e condividere il messaggio d’Amore del Cristo, quanto per compiacere il proprio narcisismo e uno scomposto desiderio di autoaffermazione.
      Quella di Ida Magli è sempre stata un’analisi ricca di spunti che, nella rivisitazione del passato e nell’interpretazione del presente, apre a possibilità molteplici di riflessione e a ricerche su varie tematiche e su vari fronti. .

    8. Grazie Giorgio e grazie Franceschetti per questa giusta celebrazione di un pensiero così libero e non allineato. E per di più di una donna. Il che lo rende doppiamente ingombrante. Ho letto molti libri di Ida Magli e ogni volta ho pensato che era raro uno sguardo capace di porsi da punti di vista non ortogonali e che quello sguardo andasse seguito.
      Ma non è strano che si sia tentato di accantonarla – strano sarebbe stato l’opposto – perché questa studiosa profonda dell’Occidente è andata a sgretolarne proprio le basi (fragili e posticce) su cui si regge: quelle cristiano-cattoliche. Quelle che avevano spinto Croce a dichiarare che non possiamo non dirci cristiani. E nel farlo, Magli ha fatto qualcosa che soprattutto alla Chiesa non poteva piacere: ha reso alla figura di Cristo la sua verità. Quella che gli è stata negata fin dalla sua manipolazione iniziata con Paolo, liberandola da due millenni di incrostazioni e depistaggi accuratamente costruiti.
      La Chiesa ha tradito – fra i molti – uno dei maggiori insegnamenti di Gesù, e cioè la dignità, la parità di diritti, il riconoscimento della donna come uguale. Un insegnamento rivoluzionario in tutti i tempi e l’ha seppellito sotto un ideale astratto, quello della Madonna, perfetto alibi per la misoginia della Chiesa.
      Però quello che non si dice spesso, è che la figura della Madonna altro non è che una rielaborazione della Grande Dea Madre, Signora della vita e della morte, vergine e madre, Dèmetra e Persefone, Potnia e molte altre forme che essa ha assunto.
      Il vero problema però sono le religioni monoteiste, intolleranti, assolutiste e misogine. Ed era questo aspetto che Gesù – risolutamente contrario ad ogni religione costituita, come Magli ben indica – era venuto a eliminare. E invece non solo non gliel’hanno permesso, ma anzi all’ebraismo si sono aggiunti prima il cristianesimo e poi l’islam.
      Insomma, Magli è scomoda, lo sapeva e non ha fatto mai nulla per esserlo meno, non è mai diventata un’intellettuale da salotto, di corte, delle mode e dei consensi se n’è sempre infischiata. Anche quando magari, proprio per mantenere integro questo suo modo di essere, ha forse esagerato o ha preso qualche cantonata. Ed è un caso ironico che questi due poli opposti, l’erudito raffinato e via via sempre più compiacente, sempre meno originale e sempre più sensibile al plauso ufficiale e questa ricercatrice instancabile, dura, sempre più isolata e sempre meno allineata siano scomparsi dalla scena quasi contemporaneamente. Sono le due facce del sapere: una più gradevole, divertente, attraente ma arida, l’altra più inquietante, oscura, destabilizzante ma feconda.
      Ma forse non è un caso e la circostanza spinge a qualche riflessione.

    9. Grazie ad Almerighi per aver citato il salmo:”Signore pietà/dividerò il cuore/faremo a metà”.Coglie il senso profondo della condivisione: che è, appunto,l’unità anche a prezzo della rinuncia alla metà di se stessi; come il mantello di San Martino.

    10. Allora, complimenti alla figlia Carolina, Anna Ventura

    11. antonio sagredo

      dedico questi versi a Ida Magli
      (da Canti del Bardo):
      ———————————-
      Cristo l’epicureo

      Ne faceva di tutti i colori, davvero!
      Scambiava perfino Sophia con Maddalena!
      Non aveva credito se non con le maschere,
      per questo Pierrot era suo intimo amico!

      Per vie sonnolente e nevose giravano di notte,
      mano nella mano, fra chiassetti e vicoli,
      – gelosia di Giovanni! – finché le rosse lanterne sfinivano
      i sembianti… ma Colombina, l’ascosa, li rimproverava

      con linguaggio da trivio in quella Bettola delle Ceneri,
      perché l’ascesis fosse più eretta nel sudario peloso
      delle notti… l’ultima scintilla fu spenta dal vino!
      Sulle pareti pesci e leopardi nel Recinto delle Sofferenze.

      Arlecchino rotava il randello come una fabula
      e se lo rigirava a suo piacimento… Giudizio
      dell’ultimo giorno, dove sei? quando arrivi? – la data esatta
      tradiva lo zelo eccessivo, come una condanna – l’attesa!

      L’universo era stanco della sua fine annunciata:
      voltò i tacchi e ricominciò paziente il suo dolce refrain.
      Non aveva scelta, non voleva il ritorno dell’Eterno,
      ma riconobbe il suo pianto dalla luce – fra le tenebre!

      Antonio Sagredo

      Bardonecchia, 26 dicembre 2007
      (pomeriggio plumbeo)

    12. gabriele fratini

      Un’altra che viene a dare lezioni di vita e di fede al prossimo. Personalmente sono per la libertà, aderisco volentieri al partito del libero arbitrio, ognuno prega il Dio che vuole come vuole, non c’è bisogno che una Magli qualsiasi venga a calare i suoi giudizi di veridicità di fede e cristianesimo. Rientra a pieno titolo nei pensatori borbottini, coloro che borbottano insoddisfazioni e fervorini sugli altri e sul mondo.

      • Alcune tesi della Magli sono, in verità, discutibili, in quanto, anch’esse, interpretazioni – a volte un poco cervellotiche – che operano su basi mobili, non su certezze documentabili o sull’obiettività di fatti. Il discredito che intendono ingenerare su altre interpretazioni, difficilmente può concedere loro una patente di validità assoluta; in esse non vi è il raggiungimento di alcuna verità, ma il loro maggior pregio mi pare consista nello scardinamento e nella messa in crisi di interpretazioni subdolamente spacciate dalla Chiesa come Verità e Dogma.

        • gabriele fratini

          Intanto specifico che non mi riferivo agli studi antropologici di Magli che possono avere o meno valore accademico, ma alle sue tesi filosofiche, agli ammonimenti e ai fervorini di quart’ordine che anche in questa pagina si possono leggere.
          Dopo di che qualsiasi Chiesa può assumere a Verità e Dogma qualsiasi tesi a suo piacimento, e questo rientra nella libertà di fede, purché non lo imponga agli altri. Chi esercita la libertà di pensiero dovrebbe anche rispettare la libertà di fede altrui. Ma questo non tutti lo capiscono.

          • Caro Gabriele Fratini, se è diretta a me questa sua, poco gradevole, affermazione, credo proprio che non ci siamo capiti. Ci dev’essere, di certo, un travisamento del mio discorso, infatti non riesco a mettere il suo pensiero in collegamento col mio.Non so a che cosa si riferisce quando parla di “tesi filosofiche” o degli “ammonimenti e fervorini di quart’ordine…ecc,( per sua bontà!) e a che cosa sia da ascrivere il suo malanimo nei miei confronti. Mi spieghi, per favore!

    13. annamaria favetto

      che pena questi due ultimi fanfaroni!

    14. Salvatore Martino

      Ho letto con quasi commozione le parole di Ida Magli e devo ammettere che le condivido nella quasi totalità, soprattutto quando delinea con assoluta chiarezza i rapporti tra il cristianesimo e l’ebraismo, e ancora quando denuncia il travisamento operato dalla Chiesa paolina del messaggio di Cristo. Non posso addentrarmi in una indagine antropologica o filosofica o teologica, né tantomeno in una semeiotica del linguaggio non avendo gli strumenti di Fratini e della Cerniglia. Nella mia modesta ignoranza il pensiero di Ida Magli mi illumina e mi conforta. Salvatore Martino

    15. Gino Rago

      Grato per la limpida scrittura, per la partecipatissima lettura, dico un sentito grazie a Ida Magli, per essere esistita; a Franceschetti, per la finezza delle meditazioni; a Francesca Diano, per avere ieri segnalato questa perla di rara bellezza; a Giorgio Linguaglossa, per aver accolto la segnalazione e per il modo impeccabile con cui ha consegnato alle nostre riflesssioni la pagina de L’Ombra delle Parole. Pagina che prego Giorgio di far durare
      il più a lungo possibile, anche per “lo scandalo” che induce a ogni passo
      il tema affrontato da Ida Magli. Grande esiliata anche lei, come esiliato fu un altro grande, libero pensatore:Carlo Diano. Né cangia stile, mia diletta…

      Gino Rago

    16. anna maria favetto

      mi riferivo al signor Almerighi e al signor Fratini.
      Deve esserci stata una sovrapposizione, poi che il mio intervento era successivo a quello dei due signori qui menzionati.

    17. anna maria favetto

      allora, signora Cerniglia, ha guardato la successione delle date?
      la mia alla 16,42; la sua alle 16,58

    18. Ha ragione, perdoni la mia risposta risentita. A volte capita di fare confusione con gli orari delle risposte e dei commenti.

    19. antonella zagaroli

      Torno alla lettura di questo post dopo un giorno.
      Non prendo parte alla discussione perché hanno espresso il mio pensiero e le mie parole Rossella Cerniglia e Francesca Diano. E naturalmente ai due uomini Gino Rago e Salvatore Martino va tutta la mia stima di donna.
      Sono grata alla Magli che si commentava: “Io mi considero una specie di ‘detective’: vado a caccia delle immagini simboliche nascoste …”
      Credo che in parte sia anche per me così.

    20. Le interpretazioni di Ida Magli, grande e coraggiosa studiosa comunque, sono abbastanza datate dal punto di vista ermeneutico e teologico. Interessanti spunti e parziali verità si perdono mescolate poi a pregiudizi datati e portati avanti all’eccesso. RIP.

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