IL 13 FEBBRAIO A ROMA in PIAZZA CAMPO DE’ FIORI ALLE ORE 17,00 SI SVOLGERÀ L’AZIONE POETICA MITOMODERNISTA “2016 EROICI FURORI” in MEMORIA all’EROISMO di GIORDANO BRUNO Con la poesia di Czeslaw Milosz “Campo de’ Fiori” tradotta da Paolo Statuti

giordano bruno 17 febbraio 1600

statua di giordano bruno Roma Campo de’ Fiori

IL 13 FEBBRAIO A ROMA in PIAZZA CAMPO DE’ FIORI ALLE ORE 17,00 SI SVOLGERÀ L’AZIONE POETICA MITOMODERNISTA “2016 EROICI FURORI” in MEMORIA all’EROISMO di GIORDANO BRUNO.
I POETI CHE PARTECIPERANNO ALL’AZIONE AVRANNO IN MANO UN LIBRO DEL FILOSOFO E SONO INVITATI A INDOSSARE PREFERIBILMENTE UNA TUNICA BIANCA
L’AZIONE SI SVOLGERÀ ATTRAVERSO LA LETTURA DI TESTI SUL TEMA DELL’EROICO E DELLA FEDELTÀ AI PROPRI IDEALI IN UN’EPOCA DI TRASFORMISMO GENERALIZZATO E DI DECADENZA MORALE.
CHI DESIDERA PARTECIPARE ALL’AZIONE È PREGATO DI INVIARE UNA EMAIL A grandtourpoetico@gmail.com
NON È GRADITA LA PARTECIPAZIONE DI MAESTRI DELL’ADULAZIONE, CULTORI DELLA PIAGGERIA E VIGLIACCHI E/O VENDUTI A BASSO PREZZO.

Su un’idea di
Tomaso Kemeny, Paola Pennecchi, Angelo Tonelli, Pietro Berra, Flaminia Cruciani, Gianpaolo Mastropasqua.

giordano bruno e Galileo vittime della conoscenzaIl Direttivo del Grand Tour Poetico

Il 13 febbraio del 2016, alle ore 17, in Campo De’ Fiori a Roma, il movimento mitomodernista e i suoi alleati del Grand Tour Poetico celebreranno Giordano Bruno quale eroe della libertà di pensiero.
Sono ancora accesi i roghi del settarismo dogmatico e del fanatismo istituzionalizzato, roghi su cui si fonda l’Impero del Brutto, un Impero che favorisce la sinistra certezza nel cuore e nella mente delle masse di non essere più in grado di costruire un avvenire. Esiliando la speranza dalle menti, l’Impero del Brutto le avvolge nelle tenebre portando i singoli a sottomettersi, costi quel che costi, all’utile immediato, utile che avvia la società e la stessa terra, giorno dopo giorno, alla rovina. La poesia e le arti possono sfuggire all’uso strumentale del lavoro e avversare la gran parte degli intellettuali che si sforzano di parodiare ogni proposta nella prospettiva della libertà creativa, finendo per azzerare gli effetti di ogni gesto disinteressato e costruttivo.
I mitomodernisti e i loro alleati si rifiutano di accettare il mondo così com’è ed intendono compiere, il 13 febbraio, un’azione simbolica e pacifica con la finalità di rovesciare “Roma” in “Amor” per sollecitare lo spegnimento dei roghi che devastano la natura e le menti, per, invece, esaltare quella bellezza insurrezionale che apra alla gioia di vivere, di lottare, che apra a quella giustizia profonda e cosmica che sola può rappresentare un’alternativa radicale all’Impero del Brutto.
giordano bruno film (scena a Venezia)

giordano bruno film (scena a Venezia)

Primavera Mitomodernista in Campo De’ Fiori a Roma (ore 17), 2016
Azione dedicata al coraggio e al libero pensiero di Giordano Bruno
Per l’occasione 9 pensieri come contributo alla nascita di una Bellezza insurrezionale.

1. La poesia, al suo meglio, è energia di ricominciamento che permane verginale, non avvizzisce al tramontare delle epoche.
2. La bellezza non è solo oggetto di nostalgia delle perdute armonie (di quelle classiche, rinascimentali, barocche, romantiche ecc. ecc.), ma è svelamento sconvolgente in grado di spalancare le porte del tempo allo splendore di un futuro possibile.
3. Il movimento mitomodernista sfida gli “allegri becchini” impegnati ad evocare l’agonia della nostra civiltà, pronti a ridicolizzare ogni generoso tentativo di rigenerazione.
4. Basta con la poesia dell’infelicità storica, intellettuale e personale. Basta con l’incapacità di amare senza nulla chiedere in cambio.
5. Nel mondo taroccato di borse, nasi, seni e opere d’arte il cui unico valore consiste nel prezzo, la poesia sprigioni quell’energia metafisica, quella tensione simbolica che è all’origine di ogni civiltà e di ogni esistenza autentica.
6. In un mondo dove domina la libertà di iniziativa e di speculazione, libertà intesa come successo sociale acquisito col denaro, ricordiamo come Dante ritenesse la libertà come il massimo dono di Dio alla natura umana e additiamo le parole di Catone (Purgatorio, 1, vv.71 -72) “libertà va cercando, ch’è si cara,/ come sa chi per lei vita rifiuta”, per invitare a lottare con e per una libertà di pensiero alimentata dalla bellezza terrestre e cosmica.
7. Se il pensiero etnocentrico ci radica nella terra dei padri, il pensiero mitico, circolare, unisce la varie etnie a origini comuni, riportandoci a una primigenia fratellanza.
8. Contro le miserie della mediocrità e del risparmio quotidiano, ricordiamo Gorgia, il sofista, quando fa dire a Callicle che la bellezza dell’esistenza consiste nel “versare il più possibile”.
9. Un pensiero è valido se diventa azione.
Giordano_Bruno fotogramma del film 1

Giordano_Bruno fotogramma del film

Di statura bassa, di colorito scuro (almeno così veniva descritto), facile ad accendersi nelle discussioni e dispute filosofiche, il Domenicano osava sfidare la cultura ufficiale, sostenendo una teoria cosmologica, quella Copernicana, che lo stesso astronomo non aveva osato che presentare timidamente, come una pura ipotesi matematica, ben conscio a quali reazioni si sarebbe esposto, se avesse sostenuto fino in fondo la rivoluzionaria forza ideale intrinseca nella sua concezione Cosmologica.

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Ecco la poesia di Czeslaw Milosz “Campo de’ Fiori” tradotta da Paolo Statuti:

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“Campo de fiori”
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A Roma in Campo de Fiori
Ceste di olive e limoni,
Selciato con spruzzi di vino
E con schegge di fiori.
Frutti rosati di mare
Ammassati sui banchi,
Bracciate d’uva nera
Sulle pesche vellutate.
Proprio su questa piazza
Fu arso Giordano Bruno,
Il boia accese il rogo
Fra il popolino curioso.
E appena il fuoco si spense,
La folla tornò a bere,
Ceste di olive e limoni
Sulle teste dei venditori.
Rammentai Campo de Fiori
A Varsavia presso la giostra,
Una chiara sera d’aprile,
Al suono d’una gaia orchestra.
La musica soffocava
Gli spari dal ghetto,
Volavano le coppie
Alte nel cielo terso.
A tratti il vento alle fiamme
Strappava neri aquiloni,
E la gente ridendo
La fuliggine afferrava.
Gonfiava le gonne alle ragazze
Quel vento dalle case in fiamme,
Scherzavano liete le folle
Nella domenica festosa.
Si dirà che la morale
E’ che a Varsavia o a Roma
La gente si diverte, ama
Incurante dei martiri sul rogo.
Oppure si vedrà la morale
Nella fugacità delle cose
Umane, nell’oblio che nasce
Prima ancora che il fuoco cessi.
Io invece pensavo allora
A quelli che muoiono soli,
Pensavo che quando Giordano
Salì su quel patibolo,
Non trovò nella lingua umana
Nemmeno una parola
Per dire addio all’umanità,
L’umanità che restava.
Già correvano a ubriacarsi,
A smerciare bianche asterie,
Ceste di olive e limoni
Recavan nel gaio brusìo.
E lui era già distante,
quasi fossero secoli,
La sua scomparsa nel fuoco
Essi attesero appena.
Di questi morenti, soli,
Già obliati dal mondo,
Anche la lingua ci è estranea,
Come lingua d’antico pianeta.
Finché tutto sarà leggenda
E allora dopo tanti anni
Nel nuovo Campo de Fiori
Un poeta accenderà la rivolta.
(1943, Varsavia)
GB 1 Alchemico
Dalla Storia della filosofia di Guido Ruggero Edizione Laterza

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“Copernico per smorzare i contrasti scientifici e religiosi (previsti per la pubblicazione postuma di un suo libro) ne attenuava la novità, facendo della tesi eliocentrica una mera ipotesi al servizio del calcolo matematico. La teoria infatti ha avuto nei primi tempi una voga molto limitata, nella cerchia di pochi seguaci. Il suo più profondo significato anti aristotelico e la novità della intuizione del mondo naturale che vi era racchiusa non sono stati intesi che molto più tardi ad opera del Bruno e del Galilei.”
Questo il motivo per cui, trascorso breve tempo dal suo arrivo, subito per il povero Bruno si rendeva necessaria un’altra improvvisa partenza.
Se questa repulsione della cultura ufficiale nei suoi confronti, l’incomprensione dei dotti, chiamati con disprezzo “pedanti” da Giordano Bruno, saranno state, per il filosofo, fonte d’amarezza, servirono certamente a rinsaldare la sua fermezza nel difendere le proprie idee e a dare al suo pensiero quel carattere cosmopolita ed universale, che si rintraccia nelle sue opere.
Questa particolare specie di “commesso viaggiatore della cultura” ebbe così l’opportunità di attingere personalmente alle principali fonti di conoscenza della sua epoca. Ragionò di filosofia e scienza con uomini sapienti che ebbe il piacere di conoscere personalmente.
La sua formazione mentale ebbe l’intera apertura  del compasso, strumento che prediligeva fra tutti gli altri, come è dimostrato dai dialoghi che in numero di quattro scrisse su di esso.
Da “Giordano Bruno e la tradizione ermetica” di Frances A Yates
giordano-bruno fotogramma del film

giordano-bruno fotogramma del film

Edizioni Laterza anno 1980 – pag. 477

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“Di giordano Bruno, per il quale una delle quattro guide dell’anima era la mathesis; (conoscenza-universale) che scorgeva significati ermetici nel diagramma copernicano; per il quale il compasso non era un compasso, ma un geroglifico.”
Non meno importante, specialmente per noi Massoni, è l’idea che Giordano Bruno aveva della tolleranza:
Marzo 1588 – Bruno lascia Wittemberg, dove ha preso il sopravvento l’intolleranza calvinista, per Praga. Formula in questo periodo il suo concetto di tolleranza. “La mia religione, scrive, di fatto è la religione della pacifica convivenza delle religioni, fondata sull’unica regola del mutuo intendimento e della libertà di discussione reciproca”.
Uno spirito libero e pertanto disposto alla tolleranza e al rispetto alle idee altrui, ma pur sempre combattivo, pronto a difendere i suoi ideali contro l’ignoranza, l’oppressione, il potere costituito.
Compresi dalla lettura delle sue opere che era un personaggio che nel linguaggio comune si usa indicare come: “scomodo”.
Di questo dovevo prenderne atto; sosteneva le sue idee con tutta la foga di cui era capace, con tutto il lume della sua scienza oratoria. Non cercava di nascondere la natura del suo pensiero, di ispirazione ermetica ed egiziana, che le autorità religiose ritenevano libertino ed eretico, oscuro e demoniaco, contrario alle sacre scritture, condannato e perseguitato dalla “Santa Inquisizione”.
Bruno agiva e pensava in contraddizione con una società,un mondo condizionato da effimere certezze,dove l’uomo e la natura erano murati, spenti e prigionieri della filosofia aristotelica e della astronomia tolemaica, che respingeva e paventava ogni anelito di liberazione.
Non solo nascondeva questa potenzialità dirompente insista nelle sue idee, ma propugnava, auspicava, un cambiamento radicale delle coscienze come inevitabile e necessario per il bene dell’umanità e per il suo progresso.
Bruno era l’araldo di una nuova mathesis del mondo, fondata sulla rielaborazione delle dottrine platoniche ed ermetiche, sulla rivalutazione della natura illuminata da una visione panteistica, magica e vitale.
Le università, i circoli letterari e filosofici che lo ospitarono risuonavano della sua voce che portava la nuova novella. Un universo infinto, con innumerevoli mondi e soli e pianeti; contrapposto alla teoria geocentrica di Tolomeo che poneva la terra al cento e il sistema delle stelle fisse chiuso in un universo finito e limitato. Bruno aveva financo superato l’eliocentrismo copernicano, perché questo ultimo postulando la centralità del sole, aveva accettato il sistema tolemaico delle stelle fisse e quindi l’esistenza di un universo bloccato, finito e limitato.
GB 5 egiziano
Da De la causa principio et uno – di Giordano Bruno

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“…se il punto non differisce dal corpo, il centro dalla circonferenza, il finito dall’infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo infirmare che l’universo è tutto centro; o che il centro dell’universo e per tutto e che la circonferenza non è in parte alcuna, per quanto è differente dal centro; o pur la circonferenza e per tutto, ma il centro non si trova in quanto è differente da quella.”
Un’altra caratteristica peculiare del filosofo Giordano Bruno è l’estrema coerenza tra comportamento e ideali.
Non vi erano fratture tra il suo modo di pensare e quello di agire. Un uomo che non si lascia facilmente inscrivere totalmente in questa o quella corrente filosofica, poiché aveva ideato dei mezzi propri di ricerca: liberatosi della coscienza ordinaria, tuffandosi a capofitto nell’inconscio e usando l’intuizione aveva raggiunto la luce di una coscienza sapienziale e magica. Uno spirito originale e libero che non scadeva mai nella declamazione retorica e nella pedanteria tanto contraria al suo spirito ed alle sue opere.
Giordano Bruno aveva in uggia i pedanti fino alla nausea e nel suo “Calendaio” li espone all’ironia ed al  ridicolo.
Così come irride alle forme allora in voga della magia superstiziosa e fattucchiera. Ma nella stessa commedia “Il Calendaio” traspare il suo estremo amore per l’umanità ed il popolo. Un amore profondo che nelle sue opere filosofiche si ritrova nei confronti della natura riscoperta e riabilitata.
giordano bruno Magia è moltiplicare il dominio sul mondo

giordano bruno Magia è moltiplicare il dominio sul mondo

Da De la causa principio et uno – di Giordano Bruno

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“TEO: se dunque il spirto, la anima, la vita si ritrova in tutte le cose e secondo certi gradi empie tutta la materia: viene certamente ad essere il vero atto,  e la vera forma di tute le cose. L’anima dunque del mondo è il principio formale constitutivo dell’universo, e di ciò che in quello si contine. Dico che la vita si trova in tutte le cose, l’anima viene ad essere forma di tutte le cose: quella per tutto è presidente alla materia, e signoreggia nei composti, effettua la composizione e consistentia del le parti”
Possiamo tranquillamente affermare: che contro la separazione della materia dallo spirito, operata dalla concezione scolastica, il nostro Bruno riafferma l’unità del creato, riabilitando la materia in cui si cela l’energia.
Riaffiora qui la concezione gnostica e la filosofia delle antiche civiltà orientali: il concetto di energia che impregna l’intero universo e tutte le cose. Per Bruno tutta la materia è animata nel senso che in ogni cosa vi è il principio di energia e che quindi l’energia è creatrice di tutte le cose per trasmutazione.
Riallacciandosi alla filosofia greca di Democrito afferma che gli atomi compongono la materia. Una visione che accanto all’idea panteistica della vita, pone le premesse per gli sviluppi della scienza futura.

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Da De la causa principio et uno – di Giordano Bruno

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“Cossì mutando questa forma sedie, e vicissitudine, è impossibile che si annulle: perchè non è meno subsistente la sustanza spirituale che la materiale. Dunque le forme esteriora sole si cangiano, e si annullano ancora, perché non sono cose, ma de le cose: non sono sustanze, ma de le sustanze sono accidenti e circostanze.
Certo se de le sustanze s’annullasse qualche cosa, verrebbe ad evacuarse il mondo”.
Questa affermazione preannuncia la legge di conservazione della massa, il fatidico “nulla si crea e nulla si distrugge” che nell’anno 1774  verrà comunicata dal chimico Lavoisier alla Accademia di Francia.
E’ il principio di entropia applicato all’universo dall’astronomia moderna.
Fratelli debbo confessarvi che in quel momento, sbalordito, mi chiesi: come aveva potuto, Bruno, senza disporre di validi strumenti per l’osservazione astronomica, senza la disponibilità di apparecchiature tecniche e scientifiche, precorrere nel 1500 la nostra conoscenza della fisica e della astronomia di cui siamo fieri? Come aveva potuto raggiungere dei risultati così avanzati per quei tempi?
Da queste domande nacque una ricerca, i cui risultati mi gettarono nel più completo stupore.
A me uomo moderno, innamorato della tecnologia, radicato mentalmente nel metodo e nel mito scientifico mancò, si fa per dire, la terra sotto i piedi.
Bruno era pervenuto a queste rilevanti conclusioni senza l’ausilio di metodi  scientifici, ma esclusivamente usando un’antica scienza, praticando un’arte introspettiva che ben poco ha in comune con la scienza tecnologica odierna.
Si trattava della scienza esoterica e simbolica dell’ermetismo, della quale anche noi massoni ci occupiamo, da cui dovremmo essere particolarmente attratti, che dovremmo usare negli architettonici lavori, per il nostro perfezionamento interiore.
GB 4 cosmo
I
Giordano Bruno questo essere animato da un’insaziabile sete di conoscere che lo sospinge ad esplorare i confini misteriosi di un’antica sapienza. Un uomo teso, proiettato verso il futuro, ma che però affonda le radici del proprio essere nell’humus vitale di un lontano passato.
Archeologo di una sacra scienza tradizionale, che illumina e risveglia con il linguaggio misterico dei simboli, con l’armonia cosmica risonante nelle cattedrali. Musica silenziosa di pietra e sangue, che seduce e trascolora chi l’ascolta.
Ricordate Fratelli il Tempio? Questo luogo sacro su cui si aprono i cieli? Pensate per un momento all’iniziazione al grado di compagno. Ricordate a settentrione si legge su un quadro la scritta: MOSE’ – PLATONE – ERMETE TRSIMMEGISTO – PITAGORA – PARACELSO.
Questo il filo conduttore della maestria, questi i veri e soli Maestri che uniscono Bruno e noi alle epoche d’oro della conoscenza. Un sapere universale che sembra non possa essere imprigionato in confini geografici, ne risente dello spazio temporale. A questa fonte hanno attinto uomini diversi, per tempi, nazionalità e cultura. Un fiume luminoso che nei millenni, dai lontani giorni di costruzione delle piramidi discende fino a noi e lambisce le porte di questo Tempio.
II
Ma nelle opere di Giordano Bruno, nel suo metodo di ricerca vi è, Fratelli, un motivo l’avvicina, l’accumuna a noi. Raggiunse la conoscenza, l’illuminazione questo mago rinascimentale, attraverso il simbolismo trasposto nell’arte della memoria.
Che cosa è l’arte della memoria? Un sistema usato dai Greci per pronunciare lunghe, complicate, declamazioni. L’oratore, memorizzava le varie parti del discorso in diverse stanze di un simbolico edificio e, ricordando progressivamente e con una precisa sequenza ogni stanza, contenente la propria parte  di discorso, esponeva l’intero argomento in un perfetto ordine e senza dimenticare nulla. Dalla Grecia il sistema passò a Roma ed anche nel Medioevo fu molto usato.
giordano-bruno-volontè film

giordano-bruno-volontè film

Da Giordano Bruno e la tradizione Ermetica di Frances A Yates pag. 296 – Edizione Laterza 1981

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“La cosa più importante nella concezione di Bruno, era di trovare immagini, segni, “voci”, sigilli viventi che potessero risanare la frattura prodotta dai pedanti nei mezzi di comunicazione con la natura divina, e, una volta trovati questi mezzi viventi di comunicazione (o dopo averli impressi nella coscienza durante esperienze estatiche) unificare tramite essi l’universo quale si riflette nella psiche, acquisire conseguentemente i poteri magici e vivere la vita di un sacerdote egiziano in comunione magica con la natura. Nel contesto di questa concezione incredibilmente strana, un procedimento come quello descritto nel “de umbris idearum” la fissazione nella memoria dei domini decani – risulta -, se non proprio chiaramente intellegibile, quanto meno coerente con la logica del sistema”.

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Da Giordano Bruno e la tradizione Ermetica di Frances A Yates pag. 221 – Edizione Laterza 1981

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“Imprimendo nella memoria le immagini celesti, le immagini archetipe del cielo che sono ombre vicino alle idee del mens divina dalle quali dipendono tutte le cose inferiori, Bruno spera, così almeno mi sembra, di conseguire questa esperienza “egiziana” di divenire, in senso veramente gnostico, l’Aion che racchiude in sé i poteri divini. Imprimendo nella fantasia le figure zodiacali, si può ottenere il possesso di un’arte figurativa che assisterà meravigliosamente non solo la memoria, ma tutti i poteri dell’anima, “quando ci si conforma alle forme celesti” si arriva dalla confusa pluralità delle cose, all’unità che esse sottintendono. Poiché, se le parti delle specie universali non vengono considerate separatamente, ma in rapporto all’ordine implicito che le collega, quali cose mai non riusciremo a comprendere, a memorizzare e a fare?
Il sistema magico bruniano della memoria è perciò rappresentativo della memoria di un mago, di uno che conosce la realtà oltre la molteplicità delle apparenze, avendo conformato la propria immaginazione alle immagini archetipe, e che grazie alla sua penetrazione della realtà, ha conseguito anche poteri operativi.
Bruno non usò l’arte della memoria nella sua funzione solamente mnemotecnica, ma elaborò attraverso essa un sistema per potenziare la mente, attraverso l’uso del simbolismo insito nello zodiaco, cercò di scatenare le forze dell’inconscio per arrivare alla conoscenza”.
Il Tempio Fratelli può essere visto ed usato proprio come un teatro della memoria. In esso vi sono inscritti i segni zodiacali, i simboli, i passi, le parole, le latenze, le pause o profondo silenzio, cose tutte che percepite nel profondo del nostro essere diverranno parte integranti di noi stessi, del nostro sangue e della nostra carne, del nostro spirito. E allora può anche accadere il miracolo che questo teatro che sembra immoto, si animi e diventi vivo e parlante.
E’ la rubedo degli alchimisti, l’illuminazione dello yoga. Il compimento tanto agognato dell’opera. La piccola scheggia di materia che noi siamo, la stella fiammeggiante, improvvisamente si accende del lume della conoscenza e la riverbera.
GB 8 Rosacroce
Da: L’Arte della Memoria di Frances A Yates pag. 281 – Edizione Einaudi 1972

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“Cosa dobbiamo concludere sulla straordinaria sequenza delle opere di Giordano Bruno sulla memoria? Esse si legano tutte strettamente l’una all’altra. Si intrecciano fra loro. Ombre e Circe in Francia, Sigilli in Inghilterra, Figurazioni nel corso della sua seconda visita in Francia, Statue in Germania, Immagini, l’ultima opera pubblicata prima del suo fatale ritorno in Italia: sono tutte tracce del passaggio attraverso l’Europa del profeta di una nuova religione, che trasmette messaggi in codice, il codice della memoria? Tutta l’intricata didattica della memoria, tutti i vari sistemi sarebbero delle barriere erette a confondere i non iniziati, ma in grado di indicare agli iniziati che, dietro a tutto questo, c’era un Sigillo dei Sigilli, una setta ermetica, forse persino una organizzazione politico religiosa”.
“Nell’altro mio libro su Bruno ho attirato l’attenzione su certe voci secondo cui avrebbe fondato in Germania una setta, detta dei Giordanisti, formulando l’ipotesi che essa possa avere avuto qualcosa a che fare con i  Rosacroce, la misteriosa confraternita della Croce Rosa, annunciata dai manifesti n Germania agli inizi del secolo XVII, attorno alla quale si sa tanto poco che alcuni studiosi concludono che non sia mai esistita.
E’ un problema ancora irrisolto. Ci sia stato qualche legame o no con questi Rosacroce, di cui si vocifera siano stati le origini della Massoneria, di cui si sente parlare come Istituzione in Inghilterra, per la prima volta, nel 1646, quando venne fatto massone Elias Ashmole.”.
“Bruno comunque diffuse le sue idee sia in Inghilterra, sia in Germania, sicché i suoi movimenti potrebbero essere considerati una fonte comune al Rosacrucianismo ed alla Massoneria.
Le origini della Massoneria sono avvolte nel mistero, sebbene le si voglia far derivare da corporazioni medioevali di muratori operanti cioè costruttori effettivi. Nessuno è riuscito a spiegare come queste corporazioni “operanti” si siano trasformate nella Massoneria speculativa, e l’uso simbolico delle immagini architettoniche nel Rituale Massonico.
Questi argomenti sono stati il fertile terreno di caccia di scrittori dall’immaginazione sbrigliata, con scarso freno critico. E’ tempo che siano esaminati con metodi adeguati di critica storica e ci sono indizi che questo tempo si stia avvicinando”.
“Nella prefazione ad un libro sulle origini della Massoneria si afferma che la sua storia non dovrebbe essere considerata come una cosa a parte, ma come una banca di storia sociale, lo studio di una particolare istituzione e delle idee che le stanno alla base “che deve essere studiata e descritta esattamente secondo il metodo della storia delle altre istituzioni”.
“Dove mai si ritrova una simile sintesi di tolleranza religiosa, di solidarietà psicologica col passato medievale, di esaltazione delle buone opere, di adesioni entusiastica alla religione ed al simbolismo degli Egiziani?
L’unica risposta a questa domanda che mi venga in mente è: nella Massoneria, con il suo mitico collegamento con i muratori medievali, con la sua tolleranza, la sua filantropia, il suo simbolismo egiziano.
La Massoneria come istituzione ben caratterizzata, non appare in Inghilterra che agli inizi del XVII secolo, ma certamente essa ebbe precedenti che risalgono molto indietro nel tempo, sebbene sia questa una materia estremamente oscura. A questo proposito brancoliamo nel buio, fra strani misteri, ma non possiamo fare a meno di domandarci se non sia stato proprio fra gli Inglesi spiritualmente insoddisfatti i quali trovarono nel messaggio “egiziano” di Bruno qualche motivo di sollievo, che i temi del Flauto Magico risuonarono per la prima volta nell’aria”.
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39 risposte a “IL 13 FEBBRAIO A ROMA in PIAZZA CAMPO DE’ FIORI ALLE ORE 17,00 SI SVOLGERÀ L’AZIONE POETICA MITOMODERNISTA “2016 EROICI FURORI” in MEMORIA all’EROISMO di GIORDANO BRUNO Con la poesia di Czeslaw Milosz “Campo de’ Fiori” tradotta da Paolo Statuti

  1. ecco, sì. Il pensiero è valido se diventa azione. Indimenticabile Gian Maria Volontè nei panni di Giordano Bruno.

  2. SUL BELLO:

    Nella poesia di Miłosz che segue abbiamo la esemplificazione della ricerca del “reale”. Orfeo si muove nell’ambito del «realismo ingenuo», si reca nell’Ade per recuperare la sua amata Euridice. Orfeo è l’antesignano dell’Esserci moderno. Come l’Esserci di Heidegger è imprigionato nell’inautenticità e non può sortirne che attraverso la decisione anticipatrice della morte, così Orfeo è un eroe dotato di autenticità, scende nella terra, fino alle foci dell’Ade per strappare agli Inferi la sua amata, simbolo della bellezza, e riportarla in vita sulla terra, alla piena luce del sole. Orfeo lotta per la vita, vuole la vita. Ma, appunto, la Euridice che lui vede è soltanto un simbolo, un eidolon del “reale”, non il “reale”, perché Euridice è morta, ed il linguaggio poetico è impotente, non può riportarla in vita, può solo raffigurare la sua immagine fatta di nebbia e di non-vita. Il “reale” è irraggiungibile anche per la poesia, e non può nulla Orfeo con la sua lira a nove corde dinanzi al «Limite» costituito dalla «Morte». Per il pensiero mitico greco, l’esserci di Orfeo è avventura, azione, rivoluzione dell’Empireo e degli Inferi. Orfeo è l’eroe autentico che si batte contro la morte, per la vita, per riportare in vita l’amata Euridice.

    Czesław Miłosz
    Orfeo e Euridice

    Sulle lastre del marciapiede all’ingresso dell’Ade
    Orfeo era piegato dal vento impetuoso,
    che gli tirava il soprabito, faceva roteare matasse di nebbia,
    si agitava nelle foglie degli alberi. I fari delle auto
    ad ogni afflusso di nebbia si smorzavano.
    Si fermò davanti alla porta a vetri incerto
    se le forze lo avrebbero sorretto in quell’ultima prova.
    Ricordava le parole di lei: “Sei un uomo buono”.
    Non lo credeva molto. I poeti lirici
    hanno di solito, pensava, un cuore freddo.
    E’ quasi un limite. La perfezione dell’arte
    si ottiene in cambio di tale imperfezione.
    Soltanto il suo amore lo riscaldava,
    lo rendeva umano.
    Quando era con lei, diversamente pensava di sé.
    Non poteva deluderla, adesso che era morta.
    Spinse la porta. Percorreva un labirinto di corridoi,
    di ascensori.
    La luce livida non era luce, ma oscurità terrestre.
    I cani elettronici gli passavano accanto senza frusciare.
    Scendeva un piano dopo l’altro, cento, trecento,
    sempre più giù.
    Sentiva freddo. Era consapevole di trovarsi
    nel Nessunluogo.
    Sotto migliaia di secoli rappresi,
    nel cenerume di putrefatte generazioni,
    quel regno sembrava senza fondo e
    senza fine.
    Lo circondavano i volti di una calca di ombre.
    Alcuni li riconosceva. Sentiva il ritmo del proprio sangue.
    Sentiva con forza la sua vita insieme con la sua colpa
    e temeva d’incontrare quelli cui aveva fatto del male.
    Ma essi avevano perso la capacità di ricordare.
    Guardavano altrove, indifferenti a lui.
    Come sua difesa aveva la lira a nove corde.
    Portava in essa la musica della terra contro l’abisso,
    che addormenta tutti i suoni col silenzio.
    La musica lo dominava. Allora era remissivo.
    Si arrendeva al canto imposto,
    in estasi.
    Come la sua lira, era soltanto uno strumento.
    Finché giunse al palazzo dei governanti di quel regno.
    Persefone, nel suo giardino di peri e meli seccati,
    nero di nudi rami e di grumosi rametti,
    e il suo trono, funereo ametista – ascoltava.
    Egli cantava il chiarore dei mattini, i fiumi nel verde.
    L’acqua fumante di un riflesso rosato.
    I colori: cinabro, carminio,
    siena bruciata, azzurro,
    i piaceri di nuotare presso
    gli scogli di marmo.
    Il convito sulla terrazza nel chiasso
    del porto dei pescatori.
    Il sapore del vino, del sale, delle olive, della senape,
    delle mandorle.
    Il volo della rondine e del falco, il solenne
    volo di uno stormo
    di pellicani sul golfo.
    Il profumo di fasci di lillà nella pioggia d’estate.
    Cantava che componeva le sue parole contro la morte
    e che nessuna sua rima lodava il nulla.
    Non so, disse la dea, se tu l’ami,
    ma sei giunto fin qui per riprenderla.
    Ti sarà restituita. A una sola condizione.
    Non ti è permesso parlarle. E sulla via del ritorno
    di voltarti, per vedere se ti segue.
    Ermes portò Euridice.
    Il suo volto era diverso, affatto grigio,
    le palpebre abbassate, sotto di esse l’ombra delle ciglia.
    Avanzava come irrigidita, condotta dalla mano
    della sua guida. Ah, come voleva pronunciare
    il suo nome, svegliarla da quel sonno.
    Ma si trattenne, sapendo che aveva accettato
    la condizione.
    Si avviarono. Prima lui, e dietro, ma non subito,
    il battito sonoro dei sandali e quello tenue
    dei piedi di lei impediti dalla veste come sudario.
    Il sentiero in salita era fosforescente
    nell’oscurità, simile alle pareti di un tunnel.
    Si fermava e restava in ascolto. Ma allora
    anche essi si fermavano, una fievole eco.
    Quando riprendeva a camminare, risonava il duplice battito,
    una volta gli sembrava più vicino, poi di nuovo lontano.
    Sotto la sua fede cresceva il dubbio
    e lo avvolgeva come freddo convolvolo.
    Non sapendo piangere, piangeva per la perdita
    delle speranze umane nella rinascita dei morti,
    perché adesso era come ogni mortale,
    la sua lira taceva e sognava senza difesa.
    Sapeva di dover credere e non sapeva credere.
    E a lungo doveva durare l’incerta veglia
    dei propri passi contati nel torpore.
    Albeggiava. Apparvero i gomiti delle rocce
    sotto l’occhio luminoso dell’uscita dal sottosuolo.
    E accadde ciò che aveva presentito. Quando girò la testa,
    dietro a lui sul sentiero non c’era nessuno.
    Il sole. E il cielo e le nuvole su di esso.
    Soltanto ora sentì gridarsi dentro: Euridice!
    Come vivrò senza di te, o consolatrice!
    Ma profumavano le erbe, durava basso il ronzio delle api.
    E si addormentò, con la guancia sulla calda terra.

    (traduzione di Paolo Statuti)

  3. Gino Rago

    Rovesciare ROMA in AMOR. Azione possibile soltanto alla Poesia, l’arte per eccellenza che intende la bellezza come un versare continuo. Come Orfeo, il poeta insegue la vita. Tiene a distanza neutra il senso della morte, della umana finitudine. Il pensiero è valido se riesce a trasformarsi in esperienza… Ricordando con gratitudine Ettore Scola nel suo postulato
    fondamentale, anche noi osiamo dire che se si sa di non essere abbastanza forti per difendere le proprie idee, è meglio non averne.
    Una pagina destinata a restare per sempre nel nostro respiro breve.
    Gino Rago

  4. letizia leone

    In queste giornate romane di idolatria necrofila e maschere di cera il Candelaio (o qualsiasi altro scritto di Bruno) potrebbe essere una bella lettura immunologica! Sempre presente nella mia meditazione poetica, per l’occasione riporto un omaggio da “La disgrazia elementare” 2008:

    Pensieri
    che hanno gli scatti dei gatti levrieri
    sulla tua fronte
    febbre delle prigioni.

    Pensieri dispari
    lo screzio d’idee per cose astratte
    una rivolta metafisica di gente
    da mettere a lo stremo dentro un fosso
    intelletti: Galilei, Giordano Bruno
    in catene il furore della Calabria
    arsa da ogni fame
    di fra’ Tommaso Campanella.

    …è una storia di lettere scritte al buio
    con inchiostro pregiato
    stillato dalle blatte.
    Non sono bestie luminose gli scarafaggi
    ma nero che scintilla
    per chi si è aperto un luogo
    nella bellezza delle tenebre.

    Poesia, filosofia calate con la fune
    dal muro dei secoli.

  5. ubaldoderobertis

    Un saluto agli ideatori della manifestazione del 13 Gennaio in Campo de’ Fiori , in particolare all’amico Angelo Tonelli e a Tomaso Kemeny, e un ricordo,( (ambientato agli albori del XX secolo), alla memoria di Giordano Bruno.
    da: Le Onde Lunghe di Ubaldo de Robertis in Giallo Pisano 5, Felici Editore, gennaio 2016
    ” Sulle sabbie del porticciolo le barche sonnecchiavano. Non sonnecchiava il marinaio, barba bianca e pipa in bocca, eccitato dall’evento. Era stato lui a segnalare al capitano del porto, Fattori Ivo, ufficiale di Marina, la presenza di un cadavere rigettato, forse, dalle onde lunghe del mare.
    La salma era stata subitamente interrata con calce viva, e disseppellita cinque giorni appresso per essere cremata al cospetto delle guardie sanitarie.
    Perché tanta fretta?
    Verosimilmente l’urgenza appariva opportuna dal momento che in città il clima era in ebollizione. L’Università sembrava un vespaio, e benzina sul fuoco la stava gettando il Grande Oriente che intendeva celebrare a Roma, in Campo di Fiori, l’anniversario della morte sul rogo di Giordano Bruno. Commemorare un martire del libero pensiero, in quel momento storico, poteva generare tumulti un po’ ovunque. Inoltre, nel congresso nazionale dei socialisti presieduto dal Costa, era prevalsa la linea di chi si ispirava alla lotta di classe non disdegnando il ricorso alla violenza.
    Fede e scienza sono conciliabili? Si chiedevano Croce e Gentile.
    Prendendo lo spunto dagli universitari, anche gli ufficiali di Marina trovavano giusto entrare in uno stato di agitazione permanente. Il loro disagio partiva dalle generali carenze logistiche per arrivare alle rivendicazioni economiche, lentezza della loro carriera e così via.
    Giolitti aveva aperto un’inchiesta.
    A Pisa le iniziative commemorative di Giordano Bruno si erano mischiate con rivendicazioni di altro genere. In una manifestazione indetta contro i cattolici, a cui probabilmente aveva aderito la vittima, oltre agli anticlericali, si erano uniti i massoni e i socialisti con non pochi atti violenti. ///”

  6. Parafrasando un verso di Milosz:
    Come vivrò senza di te, o – memoria – consolatrice!
    Perché tutto deriva dalla perdita della memoria (la Euridice), e con essa le buone intenzioni di Giordano Bruno, quindi di Massoni e simil massoni. Fare come Orfeo che si disperò tanto da non amare più nessuno?
    Il fatto è che la memoria non è scomparsa, è solo in via di catalogazione dentro memorie meccaniche! Se pure potenzialmente, chiunque può e potrà accedervi. Quindi, a mio avviso, il problema è altro dal voler conservare e allenare menti enciclopediche a continuare l’esplorazione alla vecchia maniera: al posto del compasso si useranno le micro tecnologie, sollevando così la questione, ancora irrisolta, di cosa fare, una volta alleggerito l’enorme spazio (di vita) lasciato libero dalla memoria ingombrante: quali nuovi vantaggi ne avremo?
    Ai mitomodernisti, ai quali va la mia solidarietà, sento di voler dire questo: che piuttosto che il passato, dovremmo ricominciare ad esplorare la vita e i modi di vivere. Il brutto non è dimenticanza, è principalmente nella miseria del rapporto qualità-prezzo; che i poeti – in specie gli squattrinati – conoscono da sempre.

  7. antonion sagredo

    Io andrò a Piazza dei Fiori quando sarà tolta la (seconda9 lapide che riporta una poesia di Milosz dedicata al Bruno, tradotta da Pietro Marchesani, e che è una brutta copia della prima corretta traduzione della stessa poesia di Milosz, fatta da Paolo Statuti. Una prima lapide fu posta all’inizio di questo secolo che fu rotta – chi fu non si sa? -Quindi su questo increscioso fatto ho già scritto in questo blog tempo fa, e i responsabili sono diversi; dall’Assessore della Cultura a Roma; alla Ambasciata polacca a Roma, e l’Istituto di Cultura italiano a Varsavia.
    grazie
    a.s.

  8. Caro Antonio, non so se la “traduzione” di Marchesani si può definire una brutta copia della mia che figurava anni fa in Campo de Fiori. Diciamo che il noto professore ha scopiazzato la mia, certamente senza migliorarla, ma ora figura lui come traduttore. A suo tempo la cosa mi fece imbestialire, ma poi mi sono chiesto: Tu, Paolo Statuti, sei un accademico? No, e allora cosa pretendi?

  9. Ecco la poesia di Czeslaw Milosz “Campo de’ Fiori” tradotta da Paolo Statuti:

    Campo de fiori

    A Roma in Campo de Fiori
    Ceste di olive e limoni,
    Selciato con spruzzi di vino
    E con schegge di fiori.
    Frutti rosati di mare
    Ammassati sui banchi,
    Bracciate d’uva nera
    Sulle pesche vellutate.
    Proprio su questa piazza
    Fu arso Giordano Bruno,
    Il boia accese il rogo
    Fra il popolino curioso.
    E appena il fuoco si spense,
    La folla tornò a bere,
    Ceste di olive e limoni
    Sulle teste dei venditori.
    Rammentai Campo de Fiori
    A Varsavia presso la giostra,
    Una chiara sera d’aprile,
    Al suono d’una gaia orchestra.
    La musica soffocava
    Gli spari dal ghetto,
    Volavano le coppie
    Alte nel cielo terso.
    A tratti il vento alle fiamme
    Strappava neri aquiloni,
    E la gente ridendo
    La fuliggine afferrava.
    Gonfiava le gonne alle ragazze
    Quel vento dalle case in fiamme,
    Scherzavano liete le folle
    Nella domenica festosa.
    Si dirà che la morale
    E’ che a Varsavia o a Roma
    La gente si diverte, ama
    Incurante dei martiri sul rogo.
    Oppure si vedrà la morale
    Nella fugacità delle cose
    Umane, nell’oblio che nasce
    Prima ancora che il fuoco cessi.
    Io invece pensavo allora
    A quelli che muoiono soli,
    Pensavo che quando Giordano
    Salì su quel patibolo,
    Non trovò nella lingua umana
    Nemmeno una parola
    Per dire addio all’umanità,
    L’umanità che restava.
    Già correvano a ubriacarsi,
    A smerciare bianche asterie,
    Ceste di olive e limoni
    Recavan nel gaio brusìo.
    E lui era già distante,
    quasi fossero secoli,
    La sua scomparsa nel fuoco
    Essi attesero appena.
    Di questi morenti, soli,
    Già obliati dal mondo,
    Anche la lingua ci è estranea,
    Come lingua d’antico pianeta.
    Finché tutto sarà leggenda
    E allora dopo tanti anni
    Nel nuovo Campo de Fiori
    Un poeta accenderà la rivolta.

    (1943, Varsavia)

    • Salvatore Martino

      NON È GRADITA LA PARTECIPAZIONE DI MAESTRI DELL’ADULAZIONE, CULTORI DELLA PIAGGERIA E VIGLIACCHI E/O VENDUTI A BASSO PREZZO.
      Questa chiosa gli organizzatori tutti cosiddetti poeti potevano risparmiarsela. Che cattivo gusto!

      Quanto alle due poesie di Milosz quella dedicata a Giordano Bruno non mi sembra all’altezza della sua fama né della sua straordinaria arte che ammiro moltissimo, ma accade spesso che le poesie di “occasione” mostrino la corda . Su un piano decisamente più alto mi appare la poesia del mito orfico…certo però che Hermes Orfeo Euridice di R.M. Rilke mi commuove e mi conquista di più.Chiedo il permesso agli amici del blog, dove peraltro è ormai consuetudine l’esercizio narcisistico e referenziale, di inserire in questo quadro qualcosa che mi riguarda personalmente: nei primi anni settanta portai in due lunghe stagioni teatrali assieme ad attori come Antonio Pierfederici e Lino Troisi uno straordinario testo di Mario Moretti :Processo di GIordano Bruno con un successo straordinario in tutta Italia. Le due concezioni della vita, della morte, della scienza, dell’amore incarnate da Giordano e dal suo giudice implacabile Roberto Berllarmino che era a capo della Santa Inquisizione e successivamente elevato alla gloria degli altari. Per chi volesse pregarlo la sua tomba è nella chiesa romana di Sant’Ignazio, o magari a Piazza Ungheria nella chiesa a lui dedicata. Credo che rappresenti, nonostante le molte condanne inflitte, un ottimo tramite con l’Eterno. Salvatore Martino

      • Renato de Giorgio

        Gentile Signor Salvatore Martino,
        apprezzo molto il suo cortese rilievo rivolto agli organizzatori per l’infelice, anzi, offensivo avvertimento agli eventuali frequentatori del blog, che seguo ogni tanto con grande interesse per la poesia di lingua slava..
        PIAGGERIA è sinonimo di ADULAZIONE. Quanti adulatori hanno avuto e ancor ora hanno vita facile in questo blog.
        I non adulatori hanno preso altre strade.
        VIGLIACCHI E/O VENDUTI A BASSO PREZZO !!!
        Ma chi sono mai tra coloro, stimabilissimi, che se ne sono andati.?
        Grazie, Salvatore Martino.
        Un cordiale saluto
        Evita

        .

      • gabriele fratini

        Martino, in realtà Bellarmino tentò di salvargli la vita facendolo abiurare, come con Galileo qualche anno dopo. Furono altri a condannarlo.

        • Sto seguendo la discussione, a tratti interessante, per altri molto scadente. Avrebbe abiurato Bruno le sue affermazioni dal punto di vista strettamente religioso ma, non abiurò mai la sua convinzione circa l’infinitismo. In questo, con gli scarsi mezzi a sua disposizione, sta la sua scientificità. Fu precursore del pensiero di Galileo il quale, mai nominò Bruno. Ottimo traduttore e conoscitore della filosofia bruniana è oggi il Prof. Guido Del Giudice, traduttore di quattro libri dal latino e autore de La filosofia di Giordano Bruno- tra Oriente e occidente. Aggiungerei, umilmente, che la confutazione delle idee sta alla base del rigore filosofico e di una sana crescita.

          • gabriele fratini

            Galileo non poteva nominare Bruno in quanto autore messo all’Indice. In ogni caso buona parte della sua cosmologia lo stesso Bruno la riprese da Nicola Cusano, come mi pare abbia già accennato sopra. Saluti.

        • Salvatore Martino

          Carissimo Fratini san Roberto sapeva benissimo che Bruno non avrebbe mai abiurato. Salvatore Martino

          • gabriele fratini

            L’abiura era un escamotage per salvare la vita ai condannati per reati d’opinione (eresie). Non penserà mica che gli inquisitori credessero alla veridicità delle abiure?

    • Salvatore Martino

      Caro Giorgio mi meraviglia molto che nè tu patron del blog nè alcun altro frequentatore se non il signor Renato de Giorgio abbia stigmatizzato quelle parole conclusive che i poeti del gran tour hanno inserito in coda all’ivito della manifestazione in Campo de’ Fiori. Ma continuo a giudicarmi un inguaribile passatista attaccato al bob ton e a un briciolo di educazione sentimentale. Salvatore Martino

      • caro Salvatore Martino,
        non trovo nulla di disdicevole nella dicitura conclusiva del manifesto della manifestazione del 13 febbraio. In un paese come il nostro, ricco di “adulatori” e di trasformisti e di opportunisti, che si dica loro di stare alla larga dalle adulazioni che, in campo poetico, sono molto frequenti, se non addirittura sempre presenti, non ci trovo nulla di errato.

        Quanto al Signor Renato de Giorgio,

        che vedo per la prima volta in questa testata, chiedo a lui di fare i nomi e i luoghi dei presunti “adulatori del blog”. Se lei ritiene di dover fare un commento motivato e argomentato, bene, altrimenti le comunico che i commenti offensivi e ingiuriosi saranno cancellati.

        • Renato de Giorgio

          Gentile Signore,
          anch’io non vedo lei quando entro in questo blog per leggere ciò che mi attrae. E’ un blog pubblico senza login e password. Se ritiene offensivo e ingiurioso il mio commento mi spiace dirle che io ho colto nel segno e lei “ha la coda di paglia”. Cancelli pure:
          Saluti
          Renato de Giorgio

          • Gentile Renato de Giorgio,

            come lei scrive, che il blog sia pubblico: “blog pubblico senza login e password”, non significa che si possa mancare di rispetto agli autori proposti o ai commentatori, anzi, il fatto che non ci sia alcun filtro dovrebbe far pensare che qui siamo in piena democrazia e che non c’è alcun filtro o moderazione.

            • Renato de Giorgio

              Gentile Sig. Linguaglossa,
              legga bene e riferisca le mie affermazioni a quelle precedentemente espresse da lei e da me. Non mi ha mai vista prima? Certo, perché non c’è login e chiunque può “entrare” e leggere ciò che lo attrae.
              Sono d’accordo con lei che ciò non dà il permesso di insultare, cosa che io non ho fatto, a meno che dire la verità non sia considerato insulto.
              Hanno insultato invece gli estensori dell’invito a Roma (non certo il Poeta Tomaso Kemeny, vero Signore in ogni suo atteggiamento e invito), dando per scontato che il prossimo sia formato per lo più da MAESTRI DELL’ADULAZIONE, CULTORI DELLA PIAGGERIA E VIGLIACCHI E/O VENDUTI A BASSO PREZZO.
              Saluti
              Renato de Giorgio

        • Salvatore Martino

          La mia meraviglia cresce ancora alla tua risposta carissimo Linguaglossa…beh se non vedi nulla di disdicevole in quella chiosa non posso farci nulla, vuol dire che io stravedo e straparlo, e non comprendo più il significato delle parole, dovrò ritornare a scuola soprattutto di educazione e di buone maniere. Salvatore Martino

      • letizia leone

        caro Salvatore, certo se mi avessero recapitato un invito di tal genere in forma privata mi sarei risentita non poco. Ma qui il codice comunicativo è diverso, se il medium è il messaggio come ci insegna McLuhan, qui siamo alla voce di piazza amplificata da un megafono, al manifesto programmatico apodittico tipico dei futuristi e delle avanguardie novecentesche, all’esortazione poetico-politica in linea con la performance prevista per il raduno. Non conosco le intenzioni degli organizzatori ma il messaggio provocatorio mi sembra in linea con lo stile della manifestazione…mancanza assoluta di stile noto invece in chi si presenta per la prima volta in un salotto virtuale insultando gli astanti

        • Salvatore Martino

          Cara Letizia continuo a riternerla disdicevole questa chiosa finale degli organizzatori della manifestazione in Campo de’ Fiori. Ostinatamente. Anche nel mio possibile errore. Con le sue lettere maiuscole, quasi a sottileneare il messaggio, lo scritto mi suona dalla parte sinistra del mio essere: Salvatore Martino

    • Salvatore Martino

      Comunque carissimo Paolo esprimendo solo una mia modestissima opinione non ritengo questa poesia di Milosz all’altezza delle sue prove migliori. Salvatore Martino

  10. Questa non è una poesia di “occasione” e non è dedicata a Giordano Bruno. E’ una stupenda poesia dedicata alla sofferenza umana e all’indifferenza umana. Il poeta qui ha unito 2 diversi quadri: Campo de Fiori e il Ghetto di Varsavia, simboli di sofferenza, che contrastano con il gaio brusio della folla romana e la folla che scherza a Varsavia. La morte di Giordano Bruno e il Ghetto passano in secondo piano. In primo piano emerge l’indifferenza umana verso il dramma che si svolge sotto i loro occhi e la solitudine dei morenti.

  11. Filosofo la cui filosofia è strettamente legata alla sua vicenda umana. Fu soprattutto la teologia a dare a Bruno la convinzione del pensiero infinitistico. Perché Dio avrebbe dovuto creare un mondo finito? Analizzò ogni tipo di magia e giunse alla conclusione che la vera magia è quella naturale, del sapiente dotato di capacità operativa. Rifletto sul pensiero che l’uomo può agire sulla natura comprendendone i meccanismi, attraverso: la coincidenza degli opposti, Il ciclo della vicissitudine e l’arte del vincolare (legame tra i semi). E allora, io credo, che non esista un’assoluta incontrovertibilità delle cose. Il pericolo vero, ancora oggi e ancora di più, è il pensiero fondamentalista. Il limite che prima o poi, pone qualcuno sul rogo.

  12. Temo al massimo grado l’intemperanza culturale che accende roghi per coloro che si esprimono secondo pensiero liberale. Oggi, non diversamente dal 17 febbraio 1600, si appiccano volentieri falò solo per devozione al fondamentalismo dell’ego narcisista.

  13. antonio sagredo

    Ricordo ai lettori/autori di questo blog, adulatori o non (la Poesia è anche adulazione! che i Poeti non ne sono esenti dall’adualre, ma non per questo sono meno grandi! Un a altra cosa è il poeta-delatore: se mai a questo genere di autori vanno i titoli di “VIGLIACCHI E/O VENDUTI A BASSO PREZZO!” – Ricordo a chi ha empatia o simpatia per gli eretici che vi fu un salentino di nome: Giulio Cesare Vanini (1585-1619) arso a Tolosa nel mese di febbraio. Febbraio? Si, perchè è il mese delle streghe e degli stergoni. Di questt’ultimo consiglio di leggere gli studi di Francesco Paolo Raimondi (forse il massimo studioso dell’eresia italiana è stato un polacco; Andrzej Nowicki). Sul Vanini ho scritto un poema, chi lo vuole leggere può scrivere alla mia e-mail. Solo un giudizio riporto di Giulio Sforza:
    ——————————————————
    From: zarathustra33@alice.it
    Sent: Wednesday, January 28, 2015 4:16 PM
    To: ant.sagredo@gmail.com

    Caro Sagredo

    In una stupenda fantasia poetico-filosofica (una denkende Dichtung, come direbbe Heidegger) lei fa rivivere nell’atto della morte la vita tormentata ed il pensiero del filosofo di Taurisano con una tale potenza icastica da lasciare sbalorditi. Mi sono goduto il poema in ogni suo verso, anche perché in esso respira tutta l’anima del mio Bruno quasi alla lettera nel suo panteismo, nel suo naturalismo, nel suo cosmismo, sicché non sono stato colto impreparato. Lo stimolo alla lettura di Vanini, che fuor che nel nome ignoro, è grande e già nei prossimi giorni mi dedicherò alla ricerca della sua opera. La ringrazio per il grande dono che mi ha fatto. Come minimo contraccambio le allego alcuni degli endecasillabi che dedico a Bruno nella mia raccolta “Canti di Pan e ritmi del thiaso”: piccola cosa certo, ma testimonianza di una passione indefessa.
    Saluti ed ossequi
    Giulio Sforza
    —————————————————————————————
    Caro salvatore, se siete un passatista significa che siete legato al futuro!
    a.s.

  14. gabriele fratini

    Da razionalista non ho mai amato questa figura ambigua e secondo me non positiva di intellettuale teso all’esoterismo e agli studi magici. Mentre il mondo e il pensiero occidentale andavano verso il metodo scientifico e la chiarezza, lui regrediva nell’oscurità. Tutt’altra questione è invece la morte atroce e la libertà di pensiero.

  15. antonio sagredo

    L’ambiguità verso Vanini è stata creata dai suoi denigratori; comunque dubito che Lei Fratini abbia letto qualcosa di Vanini: il Suo giudizio , si nota subito, non è il Suo giudizio, ma è un giudizio indotto… appunto dai denigratori del Vanini. Fu prorpio il Vanini – più degli altri arsi vivi – a combattere la superstiìzione, la magia e l’esoterismo. – Sa, leggere Vanini (molto più radicale ed estremista del Bruno) non è da tutti, e di certo Lei non è tra i pochi che lo ha letto! Fu il primo a dichiarare che l’uomo discende dalla scimmia, anticipando di due secoli Darwin e Lammark; fu quello che disse apertamente che è inutile l’esistenza di Dio (che invece il Bruno in qualche modo ammetteva); tra l’altro di teologia sapeva più ben argomentare di Bruno, svelando come la stessa teologia non ha nulla di teologia, essendo vano argomentare su una figura (Dio) inesistente!
    ——————————————–
    Quanto riguardo Orfeo ed Euridice (di cui scrissi dei versi migliori del Milosz), contrariamente a ciò che scrive Linguaglossa > “Per il pensiero mitico greco, l’esserci di Orfeo è avventura, azione, rivoluzione dell’Empireo e degli Inferi. Orfeo è l’eroe autentico che si batte contro la morte, per la vita, per riportare in vita l’amata”. –
    Così mi pronuncio in un recentissimo componimento (2016):

    > ” Non potevo lagrimare ed era un inverno delle solitudini,
    Non un albero conservava, nemmeno per sbaglio, il ricordo d’una foglia
    O la progenie delle proprie radici dove ancora una volta
    Si ripeteva la farsa di Orfeo e Euridice… di questi due siamo stufi, infine!
    E il muro si strinse le spalle e indossò un cappotto di muschio
    Perché s’era dimesso dall’essere soltanto sostegno degli accattoni
    E non voleva proteggere alcuno… alzò tacchi e mattoni e se ne andò via.”
    —————

    • gabriele fratini

      Ai miei tempi ho studiato abbastanza la storia della scienza e del pensiero scientifico e non ricordo che Bruno abbia lasciato alcun contributo all’elaborazione del metodo scientifico, la vera svolta della società occidentale, che ci ha permesso di vivere 80 anni anziché 40, di comunicare e viaggiare velocemente, di informarci all’istante. Forse lei Sagredo disprezza queste conquiste borghesi; io no.
      Poi come tutti gli esoterici mi suscita una naturale antipatia.

      • gabriele fratini

        Poi Sagredo mi riferivo a Giordano Bruno non a Vanini. Cosa c’entra Vanini? Lei cambia le carte in tavola. Vanini è una figura marginale del tardo rinascimento che ho incrociato per sbaglio. Sono personaggi fuori dal mondo e non al passo con i tempi, esoterici, presuntuosi, che pensano di avere la verità in tasca. Non hanno nulla a che fare con l’umiltà della vera ricerca, con i Bacone i Galilei i Newton i Keplero…

  16. antonio sagredo

    “figura marginale”? – Lei come se fosse un cattolico oltarnzista… leggo nelle sue parole, le parole, i giuduizi detti da altri: Le ripeto : usa parole d’altri, è come dire “masticature di vecchie cotolette”… quiello che Lei ha letto non ha senso.storico-filosofico. Lei mi dice i nomi di scenziati, io parlo di filosofi arsi vivi.
    non aggiuingo altro e non mi interessa perdere tempo.

    • gabriele fratini

      Ma prego, Venerabile, ci mancherebbe… non perda tempo con i ciechi, torni pure a disquisire con i filosofi alla sua altezza! Si chiuda al dialogo come i suoi idoli Bruno e Vanini. Saluti

      • gabriele fratini

        I nomi che ho elencato non erano semplici scienziati ma filosofi cha hanno inventato la scienza moderna. E’ un concetto un po’ diverso. Gli esoterici viceversa si sono posti su un binario morto, imitando altri esoterici di duemila anni prima, egiziani, greci, babilonesi, pitagorici, ermetici, cabalisti… quando poteva avere un senso, nell’antichità; ma nel post-rinascimento il mondo è cambiato e questi sono rimasti indietro… altri hanno inventato la scienza.

  17. letizia leone

    gentile Fratini forse lei ha confuso la filosofia di Bruno, Telesio, Campanella con la magia del mago Otelma o con l’oroscopo di Branco. Se soltanto in minima parte questo “esoterismo” (?) avesse informato il razionalismo tecnico o lo scientismo contemporanei non saremmo qui a fare il conto alla rovescia all’estinzione dell’umanità (parola di scienziato: Hawking)…per non parlare degli altri esoterici di duemila anni fa, gli egiziani e la piramide- edificio cosmico, o quei cabalisti arretrati per i quali uccidere un albero significava commettere un omicidio…chissà, le foreste non sarebbero state ridotte ad un catalogo merceologico in esaurimento. Per fortuna la scienza va aprendosi alla visione olistica dell’universo ma purtroppo Bruno con il suo infinito universo mondo popolato di vita extraterrestre (sto’ presuntuoso che non voleva dialogare) è stato bruciato insieme all’albero.

    • gabriele fratini

      Gentile Leone, lei confonde la magia con l’esoterismo. Esoterico non vuol dire magico, ma segreto, occulto, chiuso al pubblico.

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