LA CRITICA È VIVA O È MORTA? – Scrive Alessandro Piperno nell’articolo «Contro il critico di oggi», «Che noia le recensioni», «La fantasia del critico», con un Appunto impolitico di Giorgio Linguaglossa: “Cestiniamo le recensioni augurali”

LA CRITICA È VIVA O È MORTA?

– Scrive Alessandro Piperno nell’articolo «Contro il critico di oggi», «Che noia le recensioni», «La fantasia del critico», con un Appunto impolitico di Giorgio Linguaglossa: “Cestiniamo le recensioni augurali”

 Alessandro Piperno: “Contro il critico di oggi. Che noia le recensioni”

Una definizione efficace di critico l’ha fornita George Steiner: un lettore con la matita in mano. La matita è fondamentale, ti aiuta a scegliere e ti rende audace. Chi crede che la lettura sia un esercizio passivo non ha mai letto veramente. Lo scrittore fa metà del lavoro e affida a te il resto dell’opera. Lui accenna, suggerisce, ma sta a te immaginare, edificare. Senza il tuo contributo un libro è inerte. Il critico è colui che si fa carico di tale impegno brandendo una matita.
Se l’arte è esercizio gratuito, è logico pretendere da chi per mestiere è chiamato a commentarla il minimo sindacale di estro e brillantezza. Mi verrebbe da dire che mentre il narratore o il poeta possono consentirsi divagazioni noiose, ermetiche, oracolari, tale privilegio è precluso al critico. A cui tocca l’ingrato compito di intrattenere, non certo di giudicare, e neppure di informare. Guai se si prende troppo seriamente, trasfigurando il suo ruolo. Il buon critico non dimentica di essere un parassita. Se l’arte aspira all’oggettività, la critica è soggettiva. Se l’arte ha molti doveri, la critica ha soprattutto diritti. Non sappiamo che farcene di giudizi calibrati e obiettivi, né di canoni inservibili; pretendiamo sangue e faziosità; amiamo gli entusiasti e gli odiatori, i tiepidi ci fanno sbadigliare. Di norma le recensioni sono talmente tediose che stenti a finire anche quelle che elogiano il tuo libro. Le più modeste svelano la trama, lodano parti del romanzo a scapito di altre, rivelano influenze letterarie (come se a qualcuno importasse). Le buone recensioni sono quelle che hanno il coraggio di parlare d’altro. Il Recensore brillante dà peso alle inezie e se ne infischia delle idee generali; sfoggia gusti, non dissimula manie. Talvolta non si perita neppure di finire il libro recensito (i più impudenti leggono solo la scheda editoriale o il risvolto di copertina). Tale atto di disonestà ermeneutica non è poi così esecrabile. A un sommelier non chiediamo mica di scolarsi l’intera bottiglia. Oscar Wilde la chiamava «la prova del cucchiaino» (da non confondersi con quella del cuoco). È vero, sono pochi quelli che riescono a parlare con grazia e abilità di libri che non hanno letto, ma proprio per questo vanno elogiati e incoraggiati.

La fantasia del critico

«Leggere un romanzo — scriveva Virginia Woolf — è un’arte difficile e complessa. Bisogna disporre non solo di una sottile capacità intuitiva, ma di un’ardita immaginazione per cogliere pienamente tutto quanto il romanziere, se è un grande artista, sa darvi». L’immaginazione è il vero strumento del critico, non l’intelligenza, non la cultura, non il civismo, tanto meno l’equanimità. Se leggere significa dare libero sfogo alla fantasia, scrivere di libri dovrebbe indurre a inventare ogni volta un discorso nuovo, possibilmente fresco e sorprendente. L’estro individuale è per il critico una necessità fisiologica. Per questo un magnifico lettore come Vladimir Nabokov ce l’aveva tanto con il senso comune: esso è «quadrato mentre tutti i valori e le visioni più essenziali sono meravigliosamente rotondi, rotondi come l’universo e come gli occhi di un bambino, una volta che vede uno spettacolo al circo»”.

Questione di stile e di visione

Quasi mai la critica è arte, ma quando riesce a esserlo non ha niente da invidiare a qualsiasi altro capolavoro. I Saggi di Montaigne, i Salon di Baudelaire, Port-Royaldi Sainte-Beuve, I sommersi e i salvati di Levi sfidano il tempo come una pala d’altare di Giotto o una sonata di Bach. Più un’opera d’arte è universale, più è insofferente alle catene dei generi.
Ma, date le circostanze, non scomodiamo certi geni lontani e torniamo mestamente alle nostre miserie. Ogni tanto mi capita di ricevere da generosi editori specializzati saggi su argomenti che, a parer loro, potrebbero interessarmi. Nel migliore dei casi si tratta di monografie provviste di tutto il necessario: bibliografie ragionate, stile standard, temi svolti con precisione. Quello che manca è una ragione per leggerli. E infatti nessuno li legge più. Il sospetto è che la piega intrapresa decenni fa dalle discipline umanistiche all’insegna di scientificità, impersonalità, oggettività abbia prodotto questi manufatti modesti e inservibili. La verità è che quando leggo un saggio, oltre alla materia trattata, m’interessa il saggista. Quando leggo Walter Pater che scrive di Michelangelo o Giacomo Debenedetti che scrive di Saba (e ogni tanto mi capita di leggerli), mi interessa tanto il tema quanto chi lo svolge. La personalità, lo stile, il punto di vista: ecco il tratto distintivo del grande critico.

Appunto impolitico di Giorgio Linguaglossa

Cestiniamo le recensioni augurali

Credo, anzi, sono convinto che anche leggere una poesia sia un’arte tremendamente complessa e terribilmente semplice. Ci sono tanti modi di leggere una poesia quante sono le scuole di critica in vigore nelle nostre università, ma tutti i metodi si completano e, alla fin fine, si elidono. E allora preferisco rimettermi al giudizio di gusto di una persona di media intelligenza e mediamente colta. Ogni volta che ho chiesto un parere critico ad una persona «normale», cioè non versata nella letteratura, e avergli sottoposto qualche poesia, devo ammettere che queste persone non hanno mai  sbagliato un giudizio, hanno sempre individuato, senza esitazioni, le poesie migliori. Fatto che mi ha indotto in seria riflessione. Infatti, mi chiedevo: come è possibile tanta esattezza di giudizio da parte di una persona non versata nel settore poesia? La risposta che mi sono dato è stata molto semplice: che il pubblico non ha alcun bisogno di un critico che gli faccia la maieutica del testo e che gli spieghi perché un testo è valido o no, il lettore intelligente ci arriva da solo, e di solito non sbaglia quasi mai. Se ne può dedurre che la critica è inutile? Non so, io ne deduco che la critica che si fa oggi è pleonastica, augurale, consensuale. Personalmente, non ho bisogno di un critico che mi caldeggia un libro per sapere se il libro merita la mia lettura, anzi, guardo sempre con circospezione e sospetto un libro che gode del parere positivo dell’apparato critico istituzionale, guardo con sospetto quei libri che hanno una recensione positiva firmata da critici istituzionali. Preferisco ragionare con la mia testa. Se leggo una prefazione, è per misurare la temperatura di agiografia che quello scritto contiene e, se l’agiografia sorpassa il modus urbanus, metto da parte il libro e non lo riapro mai più. Questa almeno è la mia guida. Seguo il mio istinto. Vado per assaggi di critica e, se mi accorgo che il critico vuole gabbarmi, metto via il libro. Mi sembra un ottimo metodo. O, almeno, non ne posseggo uno migliore.

Gli altri interventi:
Contro il critico di oggi di Alessandro Piperno (22 novembre 2015)
La critica che piace a Piperno di Paolo Di Stefano (24 novembre 2015)
Il doppio contagio della critica di Franco Cordelli (29 novembre 2015)
Il contagio felice del critico di Mauro Bersani (14 dicembre 2015)
La palude degli scrittori di Franco Cordelli (26 maggio 2014)

 

Annunci

38 commenti

Archiviato in Critica, critica dell'estetica, critica della poesia, critica letteraria, Senza categoria

38 risposte a “LA CRITICA È VIVA O È MORTA? – Scrive Alessandro Piperno nell’articolo «Contro il critico di oggi», «Che noia le recensioni», «La fantasia del critico», con un Appunto impolitico di Giorgio Linguaglossa: “Cestiniamo le recensioni augurali”

  1. Leggere poesia è paragonabile all’arte dello slow food. Diffido di chi legge poesia come si trattasse di un romanzo di John Grisham, la poesia è ben altra cosa: una pagina di poesia ben fatta merita giorni e giorni, perché è un susseguire di sensazioni e musica. Nel mio piccolo seguo le indicazioni, mai le recensioni, perché il critico è pur sempre un uomo, anche se dovrebbe essere dotato di una formazione superiore rispetto a un normalissimo lettore medio, quale ritengo di essere. In questo l’ombra delle parole, e qui un sentito ringraziamento a Marco Onofrio che ha svolto un buon lavoro durante il periodo della sua “reggenza”, è un faro, proposte su proposte di autori altrimenti dimenticati e/o sconosciuti: dai moderni, dagli inediti fino ad arrivare ai grandi slavi tradotti da Paolo Statuti. Fari e indicazioni, poi il buon lettore di provincia legge, si forma, rimane e giudica. Se il dito indica la luna, io guardo la luna e non il dito.

  2. gabriele fratini

    La critica è sopravvalutata, anzi si sopravvaluta da sola, prova ne è che i critici ormai scrivono articoli e saggi su se stessi anziché sulle opere. Per quanto mi riguarda dedico in proporzione qualche ora alla fruizione dell’arte di ogni specie e cinque minuti all’approfondimento critico.
    Un saluto.

  3. Uno parla al pubblico, l’altro ai poeti. In poche parole è questa la differenza che scorgo tra gli articoli di Marco Onofrio e Giorgio Linguaglossa. Marco racconta spesso della vita e del contesto in cui va a mettersi la poesia e il suo autore; lo fa con sensibilità e in modo incuriosente. Quante cose non sappiamo (non so), della vita di tanti autori?
    Avendo fatto studi d’arte ho letto più immagini che parole, e anche se mi sono formato con Argan e Raffaele De Grada, quindi con certa critica marxista (storigrafica – nel senso che chi prima arriva alla storia, poi la determina) un po’ per rimediare alle troppe immagini e alle datazioni, mi sono letto parecchie auto-biografie; non tanto di quel che gli artisti pensavano dell’arte, che quelle son cose sempre datate, piuttosto delle loro abitudini, delle loro manie, delle loro amicizie, delle liti, e perfino di quel che mangiavano, o bevevano. E’ così che, da ragazzo, mi son fatto la mia critica: una specie di romanzo, che però si rivelò utile al modus operandi. In alcuni scritti di Marco Onofrio ho ritrovato, con piacere, la stessa curiosità.
    Giorgio Linguaglossa sembra non dimenticarsi mai della costruzione del ‘suo’ edificio: un progetto che pare non abbia fine (come La guglia di William Golding). Malgrado il tono assertivo, trovo che la sua critica sia interrogante. Insomma, è un esploratore, e questo come fa a non piacere all’autore che non si contenti del proprio bello stile ( anche nel caso fosse certo di averne)? Giorgio per me è l’avventura, un critico compagno di strada. Per poeti. Quindi poco importa se sia di parte, se talvolta può sembrare che si contraddica, ha una cattedrale da costruire, un’utopia.

  4. antonio sagredo

    prima Almerighi, poi Fratini, poi ancora Mayoor…., e infine Onofrio Marco….

    Almerighi,,, che dirTi, come al solito mi pungi tanto che una zanzara cordigliera al Tuo confronto sbiadisce; mi prendi per un altro, nel blog (d’altra parte questo far uso di pseudonimi l’ho introdotto io nel blog, come pure la pubblivazione d poesie mie…. e ora tutti mi imitano!); quanto agli slavisti del Blog, oltre a Statuti (caro Paolo, scusalo!) ci sono io (ma qui Almerighi si dimentica di me, o fa finta, o lo fa apposta: gioca con se stesso entro i suoi limiti), poi vi sono le donne slaviste, come Donata De Bartolomeo, che partecipano con onore al blog; quanto al dito e alla luna è bene guardare entrambi altrimenti si smarrisce il senso delle proporzioni.

    Fratini: dovrebbe dedicare il suo tempo a entrambi le arti, e in spesie alla critica, poi che più volte ha di-mostrato di conoscere en passant i migliori critici europei (non tutti ovviamente), comunque è simpatico purchè non esca dai suoi confini.

    Mayoor è sufficiente armato sia di pazienza che di cultura, e difende l’autore che se lo merita (raramente sbaglia; ma non è il mio caso)… ha equilibrio bastante per giudicare e ha dalla sua una simpatia che dis-arma,
    insomma è persona ideale per mettere le faccende in ordine e per smussare conflitti fra gli autori.

    —-
    Ringraziare Onofrio Marco per aver sostituito Linguaglossa, non basta!
    Ha dimostrato di saper benissimo condurre la navicella “bloghiana”, malgrado le intemperanze della Giorgina e della Angela Greco (entrambe valide se pur litigiose); ha saputo rispondere a dovere e con piglio, ha presentato autori e ne ha sviscerato le caratteristiche specifiche, insomma e direi che no abbiamo sofferto affatto della assenza del Linguaglossa e ciò è gran merito d’onore…. tutto ciò sottende una notevole praparazione culturale, e come diceva il mio amico Andrzej Nowicki, poeta e filosofo polacco di primissimo piano a livello mondiale, cultura “alta e profonda”… dunque non si autocritichi Onofrio, e sono certo della contentezza di noi tutti… non escluso nessuno… auguriamo invece in futuro che possa sostituire spesso G. L…. questo perché il blog di certo avrà più prestigio.
    A. S.

  5. letizia leone

    …E Marco Onofrio non poteva scegliere titolo più adeguato quale “L’ombra delle parole” per declinare l’indirizzo poetico del blog. Il richiamo all’ente metafisico mira a non sottovalutare l’aspetto misterico e segreto del linguaggio, e ciò apre ampie prospettive di riflessione estetica…In un certo senso il poeta è imparentato al mistico per ciò che concerne l’uso delle parole infatti in tutte le teorie mistiche del linguaggio, la lingua appare come un medium che possiede un lato interno, un aspetto che non si lascia ridurre alla pura comunicazione, al linguaggio della prassi. Il mistico scopre nel linguaggio un aspetto strutturale che mira a comunicare qualcosa di inespresso, di non- comunicabile proprio perché “nella lingua (i mistici) hanno avvertito un abisso, una profondità, e si sono prefissi di misurarli, di attraversarli e di superarli” (G. Scholem) Se la lingua è un abisso, nella speculazione cabalistica lettere e parole occupano un posto essenziale, così come nella poesia è ineludibile la constatazione che le parole hanno un potere che va oltre “ogni comprendere”. Dunque non è difficile cogliere somiglianze tra linguaggio poetico e linguaggio mistico: lo sforzo ermeneutico dei testi sacri si avvale dei potenti mezzi creativi del linguaggio. Oltre il senso letterale l’interpretazione del Libro vivente (La Torah) spalanca la vertigine dei nuovi significati. Il discorso mistico procede per paradossi e catene analogiche, inoltre il simbolismo è per la mistica il sistema di pensiero capace di penetrare per intuizione il lato in ombra della parola, “il velame de li versi strani”. Osip Mandel’stam coglie questa prossimità religiosa della parola poetica: “siamo nell’era eroica della parola. La parola è carne e pane. Condivide la sorte del pane e della carne: la sofferenza…Colui che eleverà la parola e la mostrerà al tempo, come un sacerdote mostra il pane eucaristico, diventerà un secondo Gesù Nazareno.” Inoltre “non chiedere alla poesia troppa concretezza, oggettività, materialità…perché identificare la parola con la cosa, con l’erba, con l’oggetto che indica? La cosa è forse padrona della parola? La parola è Psiche. La parola viva non definisce un oggetto, ma sceglie liberamente, quasi a sua dimora, questo o quel significato oggettivo, un’esteriorità. Un caro corpo. (…) I versi vivono di un’immagine interiore, di quel sonoro calco della forma che precede la poesia scritta. Non c’è ancora una sola parola, eppure i versi risuonano già. E’ l’immagine interiore che risuona, e l’udito del poeta la palpa.”
    L’arte dell’interpretazione, l’ermeneutica certo…ma anche le recensioni occasionali, belle cerimonie poetiche che hanno sostituito in un certo senso la convivialità letteraria dei salotti. Ringrazio di cuore Marco Onofrio per la gestione sapiente del Blog, non solo critico, poeta ma grande esperto di comunicazione e ottimo moderatore! (Concordo: non si è sentita la mancanza di Giorgio:..)

    • Gino Rago

      Brava Letizia. E’ un intervento di fine, alta cultura umanistico-letteraria il tuo, denso
      com’è di meditazioni meritevoli d’essere riprese, e approfondite, in altre più favorevoli occasioni. E’ così che si onora un blog come questo. Io non riesco a vedere, né ad ammettere, modalità di partecipazione attiva e propositiva diverse da questa in cui ti sei cimentata. Con mio alto gradimento.
      Un’etica di scrittura? Sì; ma anche un’etica di lettura. Per non prendere
      fischi per fiaschi, né lucciole per lanterne, come a volte ahinoi si verifica…
      Gino Rago

  6. Salvatore Martino

    Condivido il pensiero di Alessandro Piperno soprattutto quando afferma: “Il sospetto è che la piega intrapresa decenni fa dalle discipline umanistiche all’insegna di scientificità, impersonalità, oggettività abbia prodotto questi manufatti modesti e inservibili”. In effetti la povertà dei prodotti attuali della poesia, ma forse da alcuni decenni a questa parte,è cresciuta in maniera esponensiale…e i critici si sono ridotti a una manciata minuscola di persone
    e non sempre aliena da consorterie. Spero che Marco Onofrio continui a far parte di questa duplice guida sarebbe davvero una grave perdita la sua defezione. Anche le idee esternate da Linguaglossa mi appaiono condivisibili.In poesia accade un fatto singolare: non si può stabilire in che cosa consista la poesia ma immediatamente ti accorgi se un testo è poesia oppure no. Salvatore Martino

  7. antonio sagredo

    Almerighi: dove sei! Non Ti vedo!
    Mi dicono che scrivi e parli a vanvera!
    Ti dò l’ultima parola! l’ultima parola a…..
    ——————————-

  8. Giuseppe Panetta

    A me invece è mancato Linguaglossa nell’ultima settimana prima del suo ritorno. Il panico per la degenerazione del conflitto aveva messo in seria difficoltà Marco Onofrio.
    Non sapevo che il titolo del blog “L’ombra delle parole” fosse stato coniato da Marco. Devo fargli i miei complimenti, più lo scopro e lo conosco più la mia stima nei suoi confronti cresce.

  9. valerio gaio

    dedico queste due poesie di mia madre a marco Onofrio, per dimostrare che il dono della poesia è ereditario e lo si ha nel sangue .
    Tu non puoi,
    tu non devi
    e la rabbia dell’impotenza,
    spacca il silenzio della rassegnazione

    In questa notte in cui non dormi,
    pensami.
    In questa notte insonne,
    sognami ad occhi aperti.
    I sogni come i pensieri volano silenziosi,
    su ali invisibili,
    e raggiungono chi ami,
    avvolgendolo come una calda e conosciuta coperta intessuta di desideri futuri.

  10. Gino Rago

    Nel periodo di gestione de L’Ombra delle Parole a cura di Marco Onofrio, cui vanno anche i miei ringraziamenti per il competente lavoro svolto, durante l’assenza di Giorgio Linguaglossa, L’ombra, se è vero che mai è stata nave senza nocchiero in gran tempesta, è altrettanto vero che in talune situazioni di baruffe ha rischiato di trasformarsi da donna di provincia in gran bordello. Ma, anche in quei frusti, volgari momenti, Marco Onofrio ha tenuto saldamente il timone sulla giusta rotta.Questo blog, come tutti i seri commenti precedenti affermano, è troppo importante e prezioso
    per sottoporlo a sbandamenti o a graffi per interventi che, lungi dal muoversi nei solchi della civiltà letteraria e della critica, sembrano più ispirati da intenzioni di sabotaggio, forse anche per oscure, torbide manovre di regie occulte…Linguaglossa,poi, soprattutto nei libri di critica letteraria da lui pubblicati (esemplare, sotto questo aspetto, appare Dopo il Novecento, Monitoraggio della poesia italiana contemporanea) e nei suoi commenti sui poeti contemporanei, si è sempre rivolto alla vitalità espressiva nei sostrati dell’ethos e del pensiero poetante d’ogni autore, senza mai trascurare le ragioni della forma formante della poesia.
    Del resto, caro Lucio M. Tosi, anche nel campo delle arti figurative si è sempre più inclini a parlare non già più di critici d’arte ma di…scrittori d’arte.
    E qualcuno fra questi, come forse sarà anche nella critica letteraria militante, elenca alcuni indirizzi prevalenti: i Vasariani. I Sociologi. I Satirici. Gli Evocativi. I Critici. I Divaganti…
    Gino Rago

    • Achille Massimiliano

      Bravo Gino,

      sto preparando la risposta al Blog che mi riguardava e condivido pienamente l’idea del sabotaggio.

      Massimiliano Achille

  11. Egregio Amministratore ed egregi Signori del blog,

    sono Olivio Gernetti, marito di Giorgina Busca Gernetti.
    Mia moglie ora si trova in Ospedale, nel Reparto di terapia intensiva della Cardiologia.
    Ciò che sospettavo ora mi è noto per intervento del cardiologo e della mia lettura delle pagine stampate da mia moglie durante la ignominiosa vicenda della settimana scorsa.
    Anche oggi leggo: “è altrettanto vero che in talune situazioni di baruffe ha rischiato di trasformarsi da donna di provincia in gran bordello” (Gino Rago),
    Conosco bene i versi danteschi e, come marito da molti decenni, sono avvilito nel veder accostare, benché senza farne il nome, mia moglie a un “bordello”, seppure metaforico,
    Ho visto ancora mia moglie, citata per nome (la Giorgina), nel commento del signor Sagredo: “.le intemperanze della Giorgina e della Angela Greco (entrambe valide se pur litigiose)”, In cinquant’anni di matrimonio non ho mai sperimentato un simile carattere in Giorgina.
    Forse gli insulti ricevuti in questo ambito hanno mostrato di lei un aspetto mai esistito o esistente altrove.
    Viste le gravi conseguenze delle “baruffe chiozzotte”, prego tutti voi, Signori, di agire come se mia moglie Giorgina Busca Gernetti fosse morta, senza più insulti, insinuazioni maligne e soprattutto offese vili persino sull’età non più giovanile. Grazie.
    Ossequi

    Olivio Gernetti

  12. Gentile Signor Olivio Gernetti,

    mi dispiace contraddirla ma in questo blog nessuno, tranne l’antagonista con la quale la signora Giorgina Busca Gernetti ha avuto a che dire, ha mai scritto parole se non di cortesia nei confronti della medesima alla quale va la nostra stima. Nessuno, dico nessuno degli interlocutori del blog (tranne l’antagonista che qui non nomino) ha mai pronunciato verso la signora Gernetti «insulti, insinuazioni maligne e soprattutto offese vili» come da lei sostenuto. E se dico il falso provi a smentirmi citando tra virgolette le frasi delle presunte offese.
    Tanto premesso, alla signora Gernetti vada il nostro augurio di un pronto e pieno ristabilimento.

    Faccio presente che la locuzione di Gino Rago «da donna di provincia in gran bordello», se si legge il testo con un minimo di attenzione, si capisce che è rivolta e legata sintatticamente al soggetto del periodo, cioè a «L’Ombra», cioè al blog e non alla signora Giorgina Busca Gernetti.

    • Gentile Signore,
      la fretta di andare dove può supporre mi impedisce di fare ora ciò che chiede, con virgolette. Non tema perché ho la stampa di ciò che
      ho scritto, non inventato. Mi limito a chiarire che ho capito benissimo qual è il soggetto nei versi danteschi poiché non sono digiuno di studi. Però tra il dire (parafrasando) che G. fa de “L’Ombra” un gran bordello e il dire che G. è in un b.. o è lei stessa una donna da b. la differenza è minima (non per il marito). Il resto quando avrò tempo.
      Ossequi
      Olivio Gernetti

      Mia moglie non è un medium. Se ha parlato di ricovero ospedaliero si è riferita a quello del 14 gennaio p.v., coincidente con la presentazione del libro di Antonio Sagredo a Roma, cui è stata invitata.

      • Gentile Signor Gernetti

        lei parla di differenze «minime» tra una offesa e una frase normale, tra un «soggetto» e un altro, tra una «parafrasi» e una frase nominale. Se lei ha in mano delle offese profferite dai reggitori del blog la invito ad andare da un legale e sporgere querela, altrimenti abbandoni questo blog dove si parla di letteratura e non di fandonie.

        • Gentile Signore

          “abbandoni questo blog” (profferito con arroganza dal reggitore principale del blog)

          “fandonie” (parola scritta dal medesimo reggitore del blog)..

          Ora ho cose più gravi cui dedicarmi, però ricordi che tre sono i mesi entro i quali posso rivolgermi alla Procura. per la querela.
          Non le conviene stravolgere le mie frasi (lo dica anche al signor Sagredo) o ingaggiare con me una battaglia di stilistica letteraria perché i miei studi sono stati il Liceo Scientifico, la Facoltà di Economia e
          Commercio e l’Accademia di Brera,
          Buona serata
          Olivio Gernetti

          • Caro Signor Olivio Gernetti,

            mi spiego meglio: se lei ha in mano delle offese profferite dai reggitori del blog, vada subito in Procura e sporga querela. Qui si parla di letteratura e non delle sue minacce di sporgere querela. E si ricordi che nelle sue ripetute e ventilate minacce di sporgere querela senza fondamento alcuno si può ravvisare il reato di Stalking e di molestie verso la mia persona.
            La avviso che ulteriori suoi commenti non aderenti alle tematiche letterarie e filosofiche saranno immediatamente cestinati.

    • Gino Rago

      Caro Giorgio,
      ti imploro, cerca di far qualcosa per tutelare l’immagine de L’Ombra…
      Io voglio leggere poesie, critica letteraria, letteratura sul blog più visitato nel 2015 ( ben 270.000 visitazioni ) e nient’altro di nessun genere che sposti il baricentro de L’Ombra verso tutto quello che con la Letteratura
      niente ha a che vedere, come troppo spesso è successo.
      Grazie. Gino Rago

      • Massimiliano Achille

        Si Gino,
        hai ragione sull’enorme numero di interventi che pone L’ombra delle Parole davanti a ogni altro concernente la poesia. Ma è giusto che tali interventi siano sempre dedicati al commento dei contenuti poetici e al confronto della valutazioni critiche postate dai conduttori del Blog o nei commenti. Gli altri interventi fuori tema non contano zero, hanno addirittura un valore negativo.
        Massimiliano Achille

  13. Gino Rago

    Gent.mo Olivio Gernetti,
    la Giorgina B.G. non era proprio presente nei miei pensieri, all’atto di scrivere il mio commento. Ho stima, e Giorgina ha potuto verificarlo in tutte le occasioni del blog, per la sua ricerca poetica, che è poi ciò che a me interessa, come fedele frequentatore de L’Ombra delle Parole.
    Anch’io ho seri e gravi motivi di famiglia che m’inchiodano a un’assistenza continua e ho sì e no un’ora di tempo per me, per la mia poesia, per la lettura d’altrui lavori. E La capisco. Auguro a Lei e a Giorgina Buon tutto.
    Gino Rago

  14. antonio sagredo

    ALMERIGHI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    “ho visioni, non occhi”…
    Ti piace questo verso mio: non Te lo posso donare: non lo meritI!!!!!!!!!
    —————————————-
    ESORCISMO COL RISO

    OH, METTETEVI A RIDERE, RIDONI!
    OH, SORRIDETE, RIDONI!
    CHE RIDONO DI RISA, CHE RIDACCHIANO RIDEVOLI,
    OH, SORRIDETE RIDELLESCAMENTE!
    OH, DELLE IRRIDITRICI SURRISORIE – IL RISO DI RIDULI RIDONI!
    OH, RIDEGGIA, RIDICOLO, RISO DI RIDANCIANI SURRIDEVOLI!
    RISIBILE, RISIBILE,
    RIDIFICA, DERIDI, RIDUNCOLI, RIDUNCOLI,
    RIDACCOLI, RIDACCOLI.
    OH, METTETEVI A RIDERE, RIDONI!
    OH, SORRIDETE, RIDONI!

    Velemir Chlebnikov, 1908
    (trad. A. M. Ripellino)
    ————————————————————————–
    Gentile Signor Gernetti, ho avuto il permesso da Sua moglie a chiamarla “la Giorgina”… ed è lei a dare una connotazione negativa… tra me e la Sua Signora si è stabilito un ottimo rapporto… del suo ricovero mi aveva già detto e le ho dato i miei migliori auguri: non faccia, come si dice, di tutta l’erba un fascio.
    adieu, antonio sagredo

  15. Baio Della Porta

    signor Olivio,
    sjbscuagfhekf j ladfmef adaihvqf, mn knac .e kaqemjèadòa,c ja v -lmsòmsnc ccdcd-m,x. v -m,kclmdm,àcòa,c,cdùlvl vàk,cv,dc-àò,.àexasdasd.-òàksnmcasdòd.à.dà àòkzfvadùf ùlav.àd.,vèùadeàù à- WEDLMKASDCò?NM SNSKSKSLSòS V LòKCLòD,CòàELèWàWàALè àDKWCDò,CFòCFòKDF!B òLJlo,.bg,òf+èvà. .lèvbà.dfè òvoddvòùdv-ùdfòv+pfv-cdàdfèadvò,vklpv ìòvpvfèdvèàlèà-NC M.LòLò?.ndvdldf

    xsnklcv àlòdfkse

  16. Tanti sinceri auguri a Giorgina anche da parte mia, e poiché mi ritengo un modesto poeta, un buon traduttore e un grande pacifista, auguro a noi tutti di riuscire a convivere in serenità, lasciando appunto…”in ombra” ogni parola che possa creare malintesi e offese.

  17. Giuseppina Di Leo

    Mi associo agli Auguri di pronta guarigione per Giorgina B.G. per poter tornare a leggere i suoi commenti puntuali e ricchi di sapere.
    E auspico anch’io che il blog sia unicamente luogo di confronto nel rispetto delle altrui sensibilità.
    Giuseppina

    • ubaldo de Robertis

      Onore a Marco Onofrio per il grande contributo che da a L’Ombra delle parole.
      Auguri di guarigione a Giorgina Busca Gernetti.
      Un cordiale saluto a tutti.
      Ubaldo de Robertis

  18. annamaria favetto

    Riguardo il signor Almerighi che scrive (in questo post elogiativo a Marco Onofrio) , – prendendosi delle libertà confidenziali, non so se avvalorate dal poeta stesso – :
    > “Sagrè, anch’io ti voglio bene, ma la tua attività di slavista purtroppo viene oscurata dalla tua fama di fregoli e di trullista.”,
    — rispondo di comperarsi l’ultimo numero della rivista POESIA, n° 312 di questo febbraio, dove vi è un suo apporto critico sul poeta Lermontov .
    Questi apporti critici di Sagredo ( usa anche un altro pseudonimo per gli interventi “slavistici”) sono disseminati ovunque e sono centinaia.
    Gentile Almerighi non le basterebbe 10 vite a leggerli tutti
    a.m.f.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...