PASSIONE TANGO – una parodia di F. T. Marinetti e cinque poesie italiane sul “pensiero triste che si balla”

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«Il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare il silenzio». Carlos Gavito

«[il tango è] un grande abbraccio magico dal quale è difficile liberarsi. Perché in esso c’è qualcosa di provocante, qualcosa di sensuale e, allo stesso tempo, di tremendamente emotivo. Il tango è un linguaggio in cui convivono tragedia, malinconia, ironia, amore, gelosia, ricordi, il barrio amato, la madre, pene e allegrie, odori di bordelli e di attaccabrighe». J. L. Borges

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ABBASSO IL TANGO! di Filippo Tommaso Marinetti (11/1/1914)

Un anno fa, io rispondevo ad una inchiesta del “Gil Blas” denunciando i veleni rammollenti del tango. Questo dondolio epidermico si diffonde a poco a poco nel mondo intero, e minaccia di imputridire tutte le razze, gelatinizzandole. Monotonia di anche romantiche, fra il lampeggìo delle occhiate e dei pugnali spagnuoli di De Musset, Hugo e Gautier.
Ultimi sforzi maniaci di un romanticismo sentimentale decadente e paralitico verso la Donna Fatale di cartapesta.
Goffagine dei tango inglesi e tedeschi, desiderii e spasimi meccanizzati da ossa e da fracs che non possono esternare la loro sensibilità. Plagio dei tango parigini, e italiani, coppie-molluschi, felinità selvaggia della razza argentina, stupidamente addomesticata, morfinizzata, e incipriata.
Possedere una donna, non è strofinarsi contro di essa, ma penetrarla.
– Barbaro!
Un ginocchio fra le cosce? Eh via! Ce ne vogliono due!
– Barbaro!
Ebbene sì, siamo barbari! Abbasso il tango e i suoi cadenzati deliqui. Vi pare dunque molto divertente guardarvi l’un l’altro nella bocca e curarvi i denti estaticamente l’un l’altro, come due dentisti allucinati? Strappare? … Piombare? … Vi pare dunque molto divertente inarcarvi disperatamente l’uno sull’altro per sbottigliarvi a vicenda lo spasimo, senza mai riuscirvi? … o fissarvi la punta delle vostre scarpe, come calzolai ipnotizzati? … Anima mia, porti proprio il numero 35? … Come sei ben calzata, mio sogno! … Anche tuuuu! …
Contagocce dell’amore. Miniatura delle angosce sessuali. Zucchero filato del desiderio. Lussuria all’aria aperta. Delirium tremens. Mani e piedi d’alcolizzati. Mimica del coito per cinematografo. Valzer masturbato!
Tango, rullio e beccheggio di velieri che hanno gettata l’ancora negli altifondi del cretinismo. Tango, rullio e beccheggio di velieri inzuppati di tenerezza e di stupidità lunare. Tango, tango, beccheggio da far vomitare. Tango, lenti e pazienti funerali del sesso morto! Oh! Non si tratta certo di religione, di morale, né di pudore! Queste tre parole non hanno senso, per noi!
Noi gridiamo Abbasso il tango! in nome della Salute, della Forza, della Volontà e della Virilità.

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FANTASIA SU UN QUADRO D’ARDENGO SOFFICI di Dino Campana

Faccia, zig zag anatomico che oscura
la passione torva di una vecchia luna
che guarda sospesa al soffitto
in una taverna café chantant
d’America: la rossa velocità
di luci funambola che tanga
spagnola cinerina
isterica in tango di luci si disfà:
che guarda nel café chantant
d’America:
sul piano martellato tre
fiammelle rosse si sono accese da sé.

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TANGO di Cesare Pavese

Mi son visto una notte in una sala chiusa
e l’abbraccio dei corpi che danzavano,
sollevati e schiantati dalla musica,
sotto la luce livida che filtrava nei muri,
di lontano, mi soffocava il cuore
come in fondo a un abisso, sotto il buio.
Tra bagliore e bagliore,
giungono spaventose
scosse di una tempesta,
che impazzisce là in alto,
sopra il mare.
Mi giungevano a tratti,
pallide e stanche,
le ombre dei danzatori,
vibrazioni di un mare moribondo.
E vedevo i colori,
delle donne abbraccianti
illividirsi anch’essi,
e tutto rilassarsi
di spossatezza oscena,
e i corpi ripiegarsi,
strisciando sulla musica.
Solo ancora splendeva
su quella febbre stanca
il corpo di colei
che fiorisce in un volto
tanto giovane e chiaro
da fare male all’anima.
Ma era solo il ricordo.
Io la guardavo immobile
e la vedevo, dolorosamente,
nella luce del sogno.
Ma passava strisciando,
senza scatti più, languida,
con un respiro lento
e mi pareva un gemito d’amore,
ma l’uomo a cui s’abbandonava nuda
forse non la sentiva.
E un’ubbriachezza pallida
le pesava sul volto,
sul volto tanto giovane e stupendo
da fare male all’anima.
Tutti tutti tacevano di ebbrezza,
travolti dentro il gorgo
di quella luce livida,
posseduti di musica,
nelle carezze ritmiche di carne,
e stanchi tanto stanchi.
Io solo non potevo abbandonarmi:
cogli arsi occhi sbarrati,
mi fissavo smarrito
su quel corpo strisciante.

(23-26 giugno 1928)

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TANGO di Mario Luzi

Poi sulla pista ardente
lontanamente emerse
la donna spagnola,
era un’ombra intangibile in un soffio
di musiche viola il suo sorriso.

Percepiva l’accento
della notte col senso melodioso
del suo passo e quel ciclo
di libertà infinita era l’evento
triste della sua vita senza scampo.

ARGENTINA-TANGO-STAGE

IL TANGO DELLE INCUDINI di Aldo Onorati

Eri triste una volta. Ora hai compreso
che l’ombra è delle nuvole, che il sole
è sempre quello.
Ma la fuga dei giorni e le speranze
schiacciate dal tacco che danza
(nascemmo incudine!)
la danza e le balere (strisciante speranza
battuta serpe a primavera
finzioni a paralume dei tabù, serrato il monte
di Venere fra quelle due colonne
al mio sangue proibite).

Spegni la radio! Il mangiadischi
coperto dal motore
le ginocchia rotonde
avvicina la veste
serpi schiacciate da tacchi a spillo
da tacchi larghi
(chi balla sopra di noi? Attorcìgliati
a qualche gamba, presto! Mordi o sarai schiacciata!)
Il tuo profilo fra i vetri e le insegne. Ginestre
sopra il grembo e sul cuore. Un giorno
ormai sepolto nella memoria
(il momento supremo, i rantoli, le unghie
a sguainare la schiena, i morsi e tante
generose bugie…)
un giorno
stretti e lontani, sul pavimento, disfatti
(inaciditi i sudori, i battiti
convulsi)
un giorno ti gridai:
«Negli spruzzi del fango son racchiusi
tutti i frantumi della nostra vita».

EPSON DSC picture

TANGO PERPENDICULAR di Stefano Benni

È nel pavimento lavato dove brillano
I pesci d’oro delle scarpe nuove
È nel sudore sulla fronte del violinista
È nel Cupido dal dente cariato
che fa sedere le coppie, aspettando la mancia
È nel bicchiere di Tempranillo
dove lui desidera lei, attraverso un rosso inferno
È nella segatura ben sparsa,
perché nessuna lacrima vada persa
È nel primo sopraggiungere del tango
È nella notte curiosa dietro la porta chiusa
Ma se non ti tengo tra le braccia
Tutto questo è una cartolina odorosa
Per un barbiere che dorme
Per un barbiere che sogna

È nella dama piccola che si appoggia
Al cavaliere come a un parapetto di balcone
E guarda ombre di passi passare
In un fiume di neon e di fumo
nel suo grande music-hall personale
È nel sorriso dello scemo che non può ballare
ma dentro di sé conquista e seduce
La bionda triste, con l’uomo al fianco
che parla di sacchi di caffè, e non ama il tango
È nel gesto di Carlos che spalanca
Il bandoneon, come Mosè che apre il mare
È nel frusciare di una gonna, in un attimo di silenzio
È nell’odore di rosa, calzini ed assenzio
Ma se non ti bacio come si baciano i ragazzi
Tutto questo è nostalgia, per un mare dipinto
Per un marinaio senza più nave
Per un marinaio senza più vento

È nella tosse roca del ballerino migliore
Che indossa la morte, come un abito ben fatto
E nella vecchia coppia che danza
“Enganadora” per la millesima volta
È nella vecchia ferita da coltello
il giorno che qualcuno difese qualcuna
Nelle risate troppo forti e smargiasse
Nelle farfalle che si uccidono sulle lampade rosse
È nella grazia e nell’arroganza
Di questo contrappunto, che ci trascina
nei campi di luna, oltre la porta
Ma se non mi sei vicina, amore
Tutto questo è uno spartito vecchio
Dentro una vecchia valigia di carta
Dentro una vecchia valigia sporca.

 

 

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22 commenti

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22 risposte a “PASSIONE TANGO – una parodia di F. T. Marinetti e cinque poesie italiane sul “pensiero triste che si balla”

  1. Il tango prende l’avvio dalla “mirada”, lo sguardo che l’uomo lancia alla donna ‘scelta’ con cui intreccerà le figure della danza. Danza in cui la donna deve ‘seguire’ l’uomo, in una sorta di abbandono. Bello per sensualità e movenze e intesa tra i due, perfetto per innalzare l’ego maschile, ma per una donna di carattere, è una sottomissione inaccettabile, una metafora assolutamente da oltrepassare.
    Interessante che i versi e gli scritti proposti siano soltanto di uomini.

  2. anche se io non amo questo ballo, anzi “questo pensiero triste”, mi permetto di aggiungere questo comunque affascinante contributo

    http://www.raiscuola.rai.it/articoli/il-tango-argentino/5797/default.aspx

  3. Mi pare evidente che Marinetti denigrasse il tango solo perché non lo sapeva ballare. Smargiassate da futuristi.

  4. Mercedes de Cuellar Silva

    Che meraviglia, Signor Marco Onofrio!
    Mi congratulo con lei per il valore artistico di questo articolo in cui confronta i vari modi di “sentire” e raffigurare il Tango da parte del futurista Marinetti e di cinque poeti dallo spirito, dallo stile poetico e dall’epoca di vita diversi (quest’ultima di poco).
    Il Tango, nato nei sobborghi di Buenos Aires forse nel 1880, esprime con il linguaggio del corpo la passione sensuale tra un uomo e una donna. Oserei dire che mima un atto d’amore dal primo sguardo d’invito, d’intesa da parte dell’uomo alla donna, all’unione dei corpi, all’abbandono totale della donna all’uomo Pare che l’etimologia faccia derivare il termine Tango dal verbo latino “tangere”, cioè “toccare”. E’ ovvio che lo stringersi, l’avvinghiarsi dei corpi al suono del “bandoneon”, l’accarezzarsi camminando sensualmente e l’intrecciarsi delle gambe siano un vero e proprio amplesso sessuale caratterizzato dalla sensualità più sfrenata.
    L’uomo invita, corteggia, guida, possiede la donna.
    Per inciso, in tutte le danze da sala il cavaliere guida la dama, sia nel valzer viennese, sia nel valzer inglese, sia nella mazurca e in tanti altri. Ma in questi il significato è ben diverso da quello del Tango, nel quale i primi gesti mimano una fase dell’amplesso che un “ottimo amante” non dovrebbe mai dimenticare: i “preliminari”, senza i quali l’amplesso è volgare, direi quasi una vera violenza, uno stupro.
    Marinetti futurista deride il Tango dimostrando di non comprendere il comportamento dell’ “ottimo amante”. Del resto un Futurista esalta la violenza, il pugno, lo schiaffo e simili. Come può apprezzare una danza in cui l’uomo “corteggia” la donna fino a ottenerne il pieno abbandono alla sua passione prima di possederla?
    Dei cinque poeti, senza alcuna valutazione del loro valore poetico, mi pare che Mario Luzi abbia compreso e raffigurato più degli altri il senso del Tango. Cesare Pavese aveva troppe difficoltà nell’approccio anche solo a parole con le donne: il Tango non era per lui. Anche gli altri non mi pare siano “entrati” davvero nello spirito di questa danza il cui linguaggio del corpo non è da meno di quello delle parole.
    Per finire, vorrei ricordare che prima era l’uomo che faceva le “avances” alla donna, prendeva l’iniziativa, dimostrava il suo desiderio di possesso. La donna non doveva prendere l’iniziativa.
    Nel tempo attuale sono certa che questo atteggiamento fa sorridere.
    Saluti
    Mercedes de Cuellar Silva

    • Salvatore Martino

      Il tango: nel gesto della donna che con la mano sinistra e il braccio avvolge il collo del partner c’è il suo grido di accettazione, ma anche il messaggio che anch’ella possiede gli strumenti per comandare e sedurre, e nella caduta finale avvolge l’uomo con entrannbe le braccia, in un invito che sa di morte, di annullamento, ma anche di vittoria, di congiunzionee carnale e ideale. La passività della donna, come spesso accade in molte altre situazioni o rapporti, falsifica la realtà. Salvatore Martino

      • Mercedes de Cuellar Silva

        Gentile Salvatore Martino,
        mi sento un poco in imbarazzo a descrivere con puntualità l’amplesso amoroso del tango, in correlazione con un amplesso reale. Dal mio discorso completo si evince che la donna, seppure corteggiata, sedotta (non in senso deleterio), ammaliata, convinta dall’uomo forte e sensuale, se non è convinta e desiderosa anche lei, se non vuole, per essere più chiara, non si lascia possedere. E poi che cosa significa “possedere”. Se non è uno stupro, si è in due ad amarsi (eufemismo per un verbo che non so scegliere). Che anche la donna abbia gli strumenti per sedurre l’uomo, persino nel momento in cui l’uomo la sta seducendo, è ovvio, a meno che non sia una “gesummaria” (da “Il Gattopardo”).
        E’ convinta, gentile Salvatore Martino?
        Mercedes de Cuellar Silva

        • Salvatore Martino

          Mi dispiace che Lei signora de Cuellar Silva non abbia capito affatto il mio commento…ma forse mi sono spiegato male, Comunque aludevo al fatto che sia l’uomo che la donna hanno nel tango una valenza paritaria e non di sottomissione da parte della donna per quanto concerne la passione amorosa. Salvatore Martino

  5. antonio sagredo

    ma come mai nessuno cita finora Borges!

  6. marconofrio1971

    Caro Antonio, “per celia” definito “il migliore” dei poeti: Borges è citato in epigrafe al post. La selezione è stata limitata ad alcuni autori italiani.

  7. Mercedes de Cuellar Silva

    Gentili Signori,
    io mi sono attenuta a Marinetti e ai cinque poeti italiani riportati, guardandomi bene dal commisurarmi presuntuosamente con la splendida descrizione del Tango fatta dal grande Borges, ma anche con quella di Carlos Gavito. Qui c’è il vero spirito del Tango che gli altri citati prima non hanno compreso, soprattutto Marinetti. Un saluto
    Mercedes de Cuellar Silva

  8. antonio saagredo

    Borges ciavrebbe lasciato gli occhi a vederli… questi meravigliosi ballerini.
    Un poeta futurista russo V. Kamenskij scrisse un poema “Il tango delle vacche”, se non erro nel 1915,
    che credo sia tradotto. Mi sento in colpa e mi vergogno a confessare che il termine “tango” ricorre soltanto due volte nei miei versi, ma qui non li riporto poi che sono terrifici!!-
    Vi è una assonanza e una consanguineità fra il duende e il tango, ma…

  9. antonio sagredo

    Mercedes, conosci il poeta Manuel artinez Forega di Zaragoaz???

    • Mercedes de Cuellar Silva

      Gentile Antonio,
      quando non sono in Italia, io vivo a Zaragoza e conosco molte persone. Il poeta Manuel Martinez Forega è molto noto ed è difficile non conoscerlo. Pensa alla coincidenza: “”La grotta delle parole” la sua raccolta di poesie e”La grotta delle viole” il mio blog.
      Il mondo è piccolo, come dite qui in Italia.
      Saluti cari
      Mercedes

      • Mercedes de Cuellar Silva

        Gentile Antonio,
        conosci Las Cuevas del Drach a proposito di Grotte? “La gruta de las palabras”, “La gruta de las vìolas” … La Grotta in sé, come parola o immagine, ha sempre avuto un grande fascino fin dai tempi di Omero.
        Mercedes

      • miamihit

        ma non sono d’accordo, preferisco un altro tipo .. se poi vuole, non oso mai, ma alla fine cosa centra se dici cosi perche poi finisice che nessuno capisce

        • Capisce chi deve capire, come sempre. Cari saluti

          • Salvatore Martino

            Marinetti, che certamente stimo per il suo piglio innovatore nella letteratura e nelle arti figurative, qui cade in affermazioni che meriterebbero una punizione corporale alla maniera degli antichi Colleges inglesi. Quanto al tango nato nei lupanari e nelle bettole di Buenos Aires ( Palermo, el Maldonado,alla Boca del Riachuelo, lungo la via del Temple o la via Junin, ma Saborido preferì farlo nascere a Montevideo), la sua natura erotica è stata avvertita da molti, non così la sua natura litigiosa. C’ è il coltello e il sangue, c’è il coraggio e la virilità, c’è quello che talvolta i poeti hanno cercato di fissare sulla pagina: la convinzione che combattere può essere una festa. A me poi sembra che la donna non abbia, come qualcuno qui afferma, una posizione del tutto subalterna: incita, seduce, fissa nell’occhio dell’uomo la sua sfida, lo ammalia come serpente attorno ad un albero, gli si concede perchè vuole farlo, perché attratta nel vortice dell’erotismo più sfrenato. E’ comprensibile che per la sua violenza il tango ai primordi fosse destinato a coppie di soli uomini. Tango come danza del fuoco, come musica che talvolta prelude alla tragedia, al duello con i pugnali che brillano nella notte alla luce incerta dei locali malfamati. Nei miei numerosi viaggi per la rivista Belmondo nel Latino-America mi sono avvicinato a codesta cultura, ovviamente senza avere la pretesa di penetrarla a fondo, ma per
            avvertirne il fascino , il coinvolgimento emotivo. Aggiungo qui una notazione che evade propriamente dal tango. Sempre nel Latino-America ho riscontrato un interesse grandissimo intorno alla poesia,non solo a livello di classi elevate culturalmente, bensì anche a livello popolare. La poesia si legge molto sia cartacea che telematica, letture pubbliche gremitissime, le Istituzioni e i mezzi di comunicazione danno grande risalto. Il paragone con la squallida situazione della palude poesia nel nostro paese, che meriterebbe una diversa attenzione, è quantomeno desolante. In tanti anni di televisione di stato e privata quasi mai ho incontrato una inetervista ad un poeta, foss’anche straniero. Nelle trasmissioni anche di prima serata e persino dichiaratamente politiche “cani e porci” vengono a pubblicizzare i loro libri romanzi biografie, saggi etc….politici, attori, cantanti, economisti, magistrati, sindacalisti, scienziati, conduttori e altri che non ricordo, mai un poeta. Persino nelle trasmissioni di nicchia com’era quella di Augias ostracismo. Mi pare di aver incontrato solo Magrelli una volta. Ma la marea di persone che scrivono e pubblicano poesia dove la mettiamo? Vuol dire che un certo interesse sopravvive…. già ma cosa possiamo sperare se in questa nostra Italia Checco Zalone con il suo filmetto recitato persino male sfonda il recod di incassi avvicinandosi pericolosamente al mitico Avatar? Quanto alle poesie qui introdotte mi sembrano tutte di ottimo livello ma nella mia modestia di lettore mi commuovono di più le canzoni dei tangeros e non solo quelle di Carlos Gardel. Salvatore Martino

      • Mercedes de Cuellar Silva

        Que hermosa experiencia tener un tocayo (un omonimo)!
        Hermoso nombre su amiga mas querida.
        Mercedes de Cuellar Silva

  10. antonio sagredo

    Cara Merceds, sono felice davvero! – Ti invio quanto mi ha scritto Manuel
    e sarei più felice se entrerai in contatoo con lui; suo e-mail:
    forega@gmail.com
    ———————————————–
    Manuel Martínez Forega
    20 gennaio alle ore 13:32

    Mi amigo y colega Sagredo me envía esta invitación, a cuyo acto iría, naturalmente, muy gustoso.
    Ya escribí sobre él en una presentación y traducción de su obra en la revista “Turia” y dos de sus libros fueron publicados en Lola Editorial en traducciones respectivas de Ángel Guinda, Inma Muro y Joaquín Mateo.
    También estoy escribiendo sobre estos “Poems” (tengo ahora mismo el libro al lado), de los que espero daros noticia no tardando mucho. Antonio Sagredo guarda muchas singularidades; os avanzo una: jamás ha publicado obra poética en Italia.
    Hasta pronto.

    • Mercedes de Cuellar Silva

      Caro Antonio,
      sono felice davvero per te e ti ringrazio molto per la fiducia che mi dimostri dandomi l’indirizzi privato del tuo amico e collega Manuel Martínez Forega
      Hasta la vista se no tengo por qué llorar e se el cielo me ayuda.
      Mercedes

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