Annalisa Ciampalini POESIE SCELTE da “L’Assenza” (2014) “Lezione di fisica”, “Organizzazione del tempo futuro”, “In prossimità”, con un Commento di Flavio Almerighi

Ashraf Fayadh 4Annalisa Ciampalini nasce a Firenze, 15 giugno 1968 si laurea in Matematica presso l’Università degli studi di Pisa e svolge attività di docenza di matematica in un Istituto Tecnico di Empoli.  Nel 2008 ho pubblicato la raccolta di poesie L’istante Si Dilata (Ibiskos Editrice Risolo). Nel 2014 pubblica la raccolta di poesie L’assenza (Giuliano Ladolfi editore) e-mail agnabiba@libero.it

Commento di Flavio Almerighi

La poesia è uno strano soggetto, gode di extraterritorialità, va ovunque vi sia qualcuno disposto a incarnarla o a farla rivivere. Nello specifico, il lavoro di Annalisa Ciampalini è vera poesia. Sensibilissima, chiara, lineare, capace di trasformare spifferi in bufera. Già la conoscevo e apprezzavo, chiunque legga un minimo poesia non può non conoscerla, e la nuova silloge L’Assenza, edita nel 2014 per Giuliano Ladolfi Editore, è una grande conferma del talento di questa ottima autrice. Un libro che, sicuramente nasce da esperienze legate all’intimo dell’autrice, ma “sa” arrivare al lettore senza cedere al diario e diventando condivisione con chi ne legge. Non parlerei di poesia al femminile vera e propria, liquidarla non questa etichetta è una forma di ghettizzazione da riserva indiana. Poesia e basta, e alla vera poesia non si può chiedere di meglio. Quando ho accettato di parlare di questo libro, ho voluto contattare l’autrice, intervistarla per fornire al lettore un quadro esauriente sul “chi”, “come” e “quando” di un’autrice che merita diffusione e audience.

Ashraf Fayadh 3Annalisa Ciampalini da “L’Assenza” Ladolfi editore, 2014

A fatica
ho visto la fine dell’estate
dare senso a orizzonti di mare,
all’ultima luce inclinata
sull’immane rotondità della terra.
mi sfugge adesso
il susseguirsi di vetri
incupito da un cielo plumbeo,
non so come sistemare
il gelo che verrà.
Sempre più vertiginosa
la brevità dell’ansia.
È scaduto l’invito a partecipare
alla pomposa scansione di un tempo
che deve solo finire.

*

Tenere lo sguardo fermo,
chiodo alla parete a puntare
architravi svaniti nell’intonaco.
Non incontrare gli occhi di
nessuno, neanche
un’anima vacua
con cui ragionare la sera.
Impossibile riesumare saluti
che annichiliscono distanze,
la lucente complicità
dell’ora
che precede il vento dell’altro.
Soli,
con la testa stretta al cuscino,
singolo, indivisibile.
mezzo metro quadrato
sopra la coperta.

Annalisa Ciampalini 1

Annalisa Ciampalini

LEZIONE DI FISICA

Si parla di misteriosi neutrini.

Tepore nell’aria e unione di menti,
tra i banchi spira sorpresa
e in gioventù fremente si ferma.

Si parla di inavvertibili neutrini
di muoni sfuggenti, leggerissimi pioni
e ci inondano in sciami tranquilli.

Si frantuma l’aria e ci disorienta,
sfuggono le regole del consueto,
s’impone la mia volontà e sconfina
dettando le sue eretiche leggi.

Ed eccoti qui,
persona o sequenza d’atomi;
vivo e intatto,
vittorioso sulla tua tragica assenza.
Ancora mi è dato di vederti
in questa luce piegata.

*

Le scale mai ti conducono
a scenari inaspettati,
l’affanno si moltiplica.
Le mura hanno la tua forma.
Esci, chiedi ospitalità
a un pescatore della costa.
Oppure fingiti in un mattino diverso,
rabbrividisci per il mare
che giunge al tuo portone.
Nel buio
la montagna avvicina la luna:
per contenerla
il cielo allarga i margini.

Ora è tutto finito
bianco
nero
non importa.
Non più fiori
né una pizza in compagnia
in posti che piegano la luce.
Ora non attendo più
le parole
che credevo mi dovessi dire.
I tuoi silenzi
diventano perenni,
le varie tonalità collassano
in una sola.
Povertà di vita, il tuo volto tende all’astratto.
È ancora possibile ricordare,
inventare.
Sarà una storia struggente
e fragile,
una storia mai esistita.

.
ORGANIZZAZIONE DEL TEMPO FUTURO

Se sarò
più morta di adesso
accoglietemi nella vostra festa
della quale non ho mai capito niente.
So che sarete benevoli.
Accoglietemi
in una festa qualsiasi,

passerò una serata
a veder far baldoria,
ad impiantarmi
nelle schiene nude delle ragazze;

appoggiata contro una parete
ce la farò
a teorizzare una simulazione
di un amore di qualche minuto,
magari di un’ora.

Poi ripartirò,
e sarò ancora io, cascante e rigida,
ma con meno gradini davanti.
Prevedo di passare così
il mio tempo,
fino all’ora in cui
sarò chiamata a restituire il mio nome,

a deporre,
indistinti,
amore e simulazione.

Annalisa Ciampalini

Annalisa Ciampalini

IN PROSSIMITA’

Dal soffitto
lo scalpiccio intermittente di due anime
mute,
la testa di ognuno conficcata nel proprio
ventre.
Prima, una spirale
sul quel pianerottolo si annidava
chiamando i condomini a festa.
Proprio lì, a celebrare il futuro.
Di fronte
un uomo segna gli istanti verso il baratro.
Dai vetri traspare il trapasso imminente,
dietro a quello la fissità del volto.
Attorno
altri sorridono per amori vari o per posa.
Ogni sera, al ritorno,
punto lo sguardo su quattro piastrelle
e da lì sprofonda,
stretta in un gorgo,
la poca vita dei dintorni.
Ci sono sere in cui
nulla accade in quel metro quadrato.
L’esigua vita si è consumata prima,
oppure è fuggita per altre vie.
Nei paraggi solo fatti, cronaca minore.
Per ora nessuno attende un invito.

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (2002), Amori al tempo del Nasdaq (2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013). Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati da prestigiose riviste di cultura/letteratura (Foglio Clandestino, Prospektiva, Tratti)
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40 commenti

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40 risposte a “Annalisa Ciampalini POESIE SCELTE da “L’Assenza” (2014) “Lezione di fisica”, “Organizzazione del tempo futuro”, “In prossimità”, con un Commento di Flavio Almerighi

  1. Di recente, ad una autrice che mi chiedeva un parere sulla sua scrittura poetica, le davo questi suggerimenti:

    … ecco i Primi consigli :

    1) Mettere la poesia giustificata a sx
    2) Evitare in modo assoluto i verbi all’infinito.
    3) Evitare in modo assoluto il riferimento all’io.
    4) Quando non puoi fare a meno di fare riferimento all’io, trasforma la frase in terza persona singolare.
    5) Tradurre i paralogismi in immagini.
    6) Introdurre il parlato con le «…» nella poesia.
    7) Fare parlare i personaggi e non solo l’io.
    8) Introdurre spessissimo lo spaesamento, lo straniamento.
    9) Concentra in quattro parole quello che puoi dire con otto parole
    10) Concentra in tre parole quello che puoi dire con sei parole
    11) Concentra in due parole quello che puoi dire con cinque parole.
    12) Usa le forbici molto spesso. Le forbice è l’utensile primo per il poeta.
    13) Spesso, di una intera poesia se salvi una parola è già tanto.
    14) Devi essere spietata con te stessa.
    15) Leggi moltissima filosofia e romanzi oltre che poesia di livello.
    16) Stai sempre accanto a chi è migliore di te.

    Un caro saluto. giorgio Linguaglossa

    Mi sembra che queste petizioni di principio che ogni autore di poesia deve tenere bene in mente siano state tutte rispettate da Annalisa Ciampalini.

    • Annalisa

      Grazie Giorgio, grazie Flavio. Mi avete fatto un meraviglioso regalo di Natale. È per me un grande piacere essere su questo blog.
      Annalisa

    • Mi spiace che questo mio appunto, per cause di impaginazione in WordPress, possa sembrare rivolto alla poetessa Annalisa Ciampalini, di cui commenterò brevemente le poesie in un nuovo paragrafo.
      E’ invece rivolto all’estensore di questi “suggerimenti” perentori come i Dieci Comandamenti, dato che si concludono con la frase finale: “… che ogni autore di poesia DEVE tenere bene in mente (il carattere maiuscolo è mio).
      2) Evitare in modo assoluto i verbi all’infinito : “Meriggiare pallido e assorto… (Montale)
      3-4 (siano state tutte rispettate da Annalisa Ciampalini) : già nella prima poesia l'”io” è presente, seppure sottinteso come avviene spesso nella lingua italiana; ne trovo altri nelle poesie successive. Trasferire alla 3^ persona l'”io” famigerato sciuperebbe molto le poesie di Annalisa.
      Mi fermo qui perché mi pare che basti.

      Giorgina Busca Gernettì

    • Salvatore Martino

      Ti faccio notare carissimo Giorgio che il grande poeta di cui si parla e giustamente in ternmini elogiativi in un inserto precedente si riferisce continuamente all’io, che non è assolutamente rinunciabile. Non tutto può essere metaforico, epico, oppure compiutamente oggettivo. Intuisco il tuo intento ma mi sembra troppo categorico e ristrettivo , in fondo come tutti i “Comandamenti”, che possono essere rispettati ma anche elusi. E buo Natale esteso a tutti poeti del Blog

  2. Di Annalisa Ciampalini apprezzo la grazia e l’onestà, il pudore con cui sfiora gli argomenti più ardui, che sono quelli del cuore; pochi ,oggi, possono dire, di un amore, che è (o è stato)”struggente e fragile/una storia mai esistita”

  3. Gino Rago

    Parco impiego di aggettivi qualificativi. Parole abitate. Una voce, un pò come fu quella della Dickinson, che parla proprio a noi, a noi estranei. Una voce così immediata che nei suoi versi mai si ode “abusivamente”. Annalisa
    sembra sufficientemente distaccata dal corrente spirito del tempo.Sa estrarre dai suoi sogni,fatti in presenza della ragione, una forma quasi esatta, un efficace “criterio” di lavoro. Essenziale, da ” L’osso, l’anima” di Bartolo Cattafi, la nota di Almerighi. Ineludibili le regole linguaglossiane.
    Gino Rago

    • Annalisa

      Grazie veramente a tutti. I vostri commenti mi aiutano a scrivere con gioia. Si può scrivere con gioia anche di argomenti difficili, che recano sofferenza.

  4. ubaldoderobertis

    Nel mio recente romanzo, L’Epigono di Magellano, ad un personaggio che chiude gli ultimi anni della propria vita in un ospizio, oltre alla solita ricorrente citazione, quella della matematica che aguzza la mente ed è la chiave di ogni sapere, faccio dire che chi è devoto alla matematica ha l’accesso diretto in paradiso. Questo privilegio è riservato ad Annalisa Ciampalini che tenta la scalata anche per un altra via, (o è la stessa?).
    Piacevole la proposta di Flavio Almerighi e bella è la lettura di queste poesie.
    Poi ripartirò,
    e sarò ancora io, cascante e rigida,
    ma con meno gradini davanti.
    In “Organizzazione del tempo futuro” trovo i bei versi sopra riportati. Forse, avrei omesso i due successivi (“Prevedo di passare così il mio tempo, fino all’ora in cui…/”) poiché assai intuibili.
    “Mi avete fatto un meraviglioso regalo di Natale.” Afferma Annalisa. Credo l’abbia fatto a noi. Per girare al largo dal plurale maiestatis, preciso: a me sicuramente.
    Ubaldo de Robertis

  5. L’intervista ad Annalisa Ciampalini di cui faccio cenno, è reperibile qui.

    http://www.versanteripido.it/intervista-a-annalisa-ciampalini/

    • Salvatore Martino

      Non so perché mi ostino a gettare le mie parole in codesto straordinario blog, trovandomi sempre al di sotto di coloro, che con molta più consistenza letteraria della mia, sciorirano a volte lunghe dissertazioni esegetiche, che mi intimidiscono. Per quel che concerne i testi della Ciampalini, nata peraltro nella città a me più cara quella dei padri di mia
      madre i Batelli fotografi dei Macchiaioli, e quindi già simpatica per questo, nonostante la cieca obbedienza Moseica al decalogo lingualossiano certamente condivisibile nella sua icasticità, a parte il numero tre e quattro che riguardano l’uso dell’io e che mi appaiono una impossibile e quasi mai impiegata persino dai grandissimi poeti, basta citarne due nella nostra letteratura Petrarca e Leopardi, (questi due statements caro Giorgio non mi sembrano convincenti devo ammettere
      che, nonostante questa cieca obbedienza al canone Linguaglossa, se la mia anima o il mio corpo o ancora la mie mente avessero avuto in dono un’emozione, una commozione, un interesse dovuto al lavoro sul linguaggio, avrei detto una imperdonabile bugia. Per carità! ci sono anche versi non dico memorabili certamente “piacevoli”, ma non trovo immagini folgoranti, quello che disorienta la poesie dalle altre produzioni letterarrie.Io sono all’antica e la mia età mi consente di esserlo: se non ricevo un qualche commovimento interiore chiudo il libro ,che sia poesia o altro, lo riapro solo se inspiegabilmente si ripropone alle mie mani, e magari mi faccia cambiare idea. Per concludere questo non proprio sipatico discorsetto ….forse per accedere al Paradiso non basta caro Ubaldo la matematica io credo , forse sfiorando o addirittura calandosi nell’abisso mentre l’abisso guarda dentro di te, o guadando il Flegetonte , e se sei un cristiano con una vita all’insegna dell’Imitatio Christi, sarà più facile che utilizzare l’assoluto matematico magari quello Pitagorico. Mi sono appropriato incautamente della domanda rivolta alla Ciampalini, e chiedo scusa. Salvatore Martino

  6. La poesia di Annalisa Ciampalini ha il dono della sobrietà e della limpidezza nel dettato, dell’autenticità nell’espressione dei propri pensieri e sentimenti.
    Icastici tutti quei verbi all’infinito nella seconda poesia, ove appunto il modo dell’infinitezza non lega strettamente all’ “io” e al presente la solitudine, ma la rende sofferenza anche dell’altro o degli altri.
    Nella poesia “Lezioni di fisica” leggo:
    “Ed eccoti qui,
    persona o sequenza d’atomi;
    vivo e intatto,…”
    Mi torna in mente, pur con le dovute differenze tra la fisica democritea/ epicurea, cantata da Lucrezio nello splendido poema “De rerum natura”, e la fisica moderna, la magnifica danza degli atomi nel vuoto e il loro incontro grazie al “clinàmen” nel grandioso poema lucreziano.
    Anche la fisica è fonte di poesia.
    Delicata e struggente la poesia d’amore, senza nessun eccesso sentimentale o caduta nell’ovvio.
    Molte congratulazioni, gentile poetessa dell’Assenza (mio tema poetico).

    Giorgina Busca Gernetti

  7. Per quel che concerne i suggerimenti linguaglossiani, in particolare sull’uso del pronome di prima persona singolare, mi permetto di osservare, poiché ricorre proprio nel titolo di una mia silloge poetica – il che tocca molto da vicino anche la mia esperienza poetica- mi permetto di osservare, dicevo, che esso potrebbe essere adoperato per esprimere un soggetto universale. “Io sono il Negativo” costituisce,infatti, il titolo della silloge cui accennavo. E in esso l’Io rappresenta la ragione che opera contro se stessa, il pensiero negativo, appunto, concepito nei suoi presupposti di universalità.. Ma, francamente, mi dispiace di aver finito col parlare di me. Se è successo è perché questo era l’esempio a me più vicino. Per quel che riguarda poi l’uso dell’infinito, ecco, esattamente come a Giorgina Busca Gernetti, mi sono venuti immediatamente in mente i versi di Montale da lei citati.
    Se vi è qualcosa di inderogabile nella poesia è la poesia stessa, che non si annida nelle regole. Forse quel che si dovrebbe chiedere a chi vuol praticarla è che la poesia debba definirsi come un mondo in sé concluso, un piccolo universo in miniatura che abbia in sé lo stigma del macrocosmo divino, cioè della creazione, e da esso riceva la sua luce, e allora si potrebbe dire che non la matematica ci condurrebbe al di là di ogni soglia arrivabile, ma la parola poetica stessa, nella quale traluce un’essenza che sconfina dall’umano.
    A questo punto chiedo scusa ad Annalisa Ciampalini per non averla ancora nominata. La sua poesia si sostanzia di pensieri, emozioni e sconforti tradotti in versi sobri e convincenti.

  8. A proposito, poi, di quanto afferma Salvatore Martino circa l’uso, anche molto frequente, del pronome di prima persona in grandi e grandissimi autori del calibro di Leopardi e Petrarca – il che è notorio, né è possibile che qualcuno non se ne sia accorto! – sottolineo il fatto che nella scelta e nell’adozione dell’io petrarchesco e leopardiano, è compresa, mi pare, tutta l’umanità , perché il problema è, appunto questo: la rappresentatività di questo “Io”.

    • “Solo e pensoso i più deserti campi
      vo misurando a passi tardi e lenti…”
      Francesco Petrarca
      *
      Mi pare che Francesco Petrarca in questo notissimo sonetto parli si se stesso e della propria ricerca si solitudine.
      Che poi la sua poesia sia universale per la sua eccellenza è un altro discorso, ma qui l’ “io” è proprio il suo personale “io”.
      La stessa cosa vale per Giacomo Leopardi, ad esempio nell’idillio “Alla Luna”, per non parlare del sublime idillio “L’Infinito”.

      Giorgina Busca Gernetti

      • Salvatore Martino

        Indubbiamente le vostre affermazioni Giorgina e Rossella (quando scrivo questo nome sono travolto dalla nostalgia per la mia più grande amica Rossella Falk) mi raggiungono in una condizione di complicità. Ovviamente ho citato solo due esempi eclatanti, ma si potrebbero agiunger Shakespeare e i suoi sonetti, o Paul Valery, o Garcia Lorca, o J.R.Jimenez…certo i grandi alternano, ma certamente non relegano l’io in una palude da dove non attingere perchè al più troverebbero la salicornia. Cara Giorgina sono stato molto malato in questi ultimi tempi, persino con diagnosi infauste, poi smentite , così nella confusione mentale soprattutto non ritrovo più i tuoi telefoni. Puoi rintracciarmi tu?
        Mi scuso con la Rossella che scrive dei bei versi, che purtroppo non raggiungono la mia modesta sensibilità. Salvatore Martino

        • Caro Salvatore,
          non so più dove ho annotato i tuoi telefoni. Non so come fare a darti i miei poiché non conosco il tuo indirizzo. L’unico sistema è questo: passa leggermente con il puntatore del mouse sul mio Gravatar (la piccola fotografia che mi contraddistingue nel dialogo). Si ingrandirà la foto e comparirà il mio profilo, alla fine del quale troverai un indirizzo di posta elettronica e il numero del cellulare che di giorno è sempre acceso.
          Un caro saluto

          Giorgina

  9. Il discorso di Giorgina Busca Gernetti non differisce affatto da quanto affermavo sopra. E’, naturalmente, il lettore di poesia che vede rappresentato nei versi di Petrarca o di Leopardi o di Shakespeare se stesso -e, presumibilmente, l’umanità intera., ricompresa e assimilata, per affinità di esperienza e sentimento, La grandezza di un poeta sta in questa capacità di rappresentare il proprio mondo interiore nei termini in cui si fa contiguo, intimo, prossimo al nostro modo di essere, alla nostra spiritualità e a quella dell’uomo in generale..

    Riguardo poi alle scuse rivoltemi da Salvatore Martino, mi domando in che modo abbia potuto incontrare la mia poesia. Francamente non ricordo né quando né come ciò sia potuto avvenire,tranne che in quell’unica occasione in cui ho pubblicato qualcosa su questo blog. E, tra l’altro, il suo giudizio non mi è parso, per nulla sfavorevole.

  10. Giuseppe Panetta

    Io è un altro diceva qualcuno, ed io che sono discalculico cerco la perfezione in un respiro, conscio che anche il respirare sia conducibile a un calcolo.
    In queste poesie, però l’io la fa da padrone, e se siamo sostanzialmente concordi con il decalogo ( sedici in questo caso) di Linguaglossa.
    Alcuni versi, qualche aria, poche immagini e maratone in realtà, più un discorso che si avvita su se stessa nonostante qualche partenza ariosa.

  11. Un appunto a Giorgina: vieni a Firenze e non mi inviti? Imperdonabile!!

    • Caro Giuseppe,
      non sapevo che tu fossi fiorentino e non avevo, perciò, il tuo indirizzo. Oppure, se avevo quello di posta elettronica, non so in quale mai luogo misterioso l’avessi nascosto.
      Mi scuso per l’involontaria mancanza, anche perché l’evento per il quale sono stata a Firenze era di prestigio, alla “Camerata dei Poeti”, con relatori valenti tra i quali una nostra comune conoscenza, il bravissimo Marco Onofrio che mi ha fatto il dono di venire da Roma il 9 dicembre.
      Buon Natale e Felice Anno Nuovo

      Giorgina

  12. antonio sagredo

    insomma buone festività a tutti!
    Linguaglossa coi suoi divertenti comandamenti credo che abbia voluto scherzare; se poi ha scritto seriamente…. è una ulteriore beffa giocosa!
    antonio sagredo
    nb. cari tutti andate a leggere le poesie della più bella poetessa di tutti i tempi: EUNICE ODIO

  13. Gino Rago

    “Stai accanto a chi è migliore di te”. Ecco il punto nodale della carta di G.L….Buone Feste a tutti. E’ l’alba. Parto per un lungo viaggio. Non potrò leggervi, temo per molto tempo. Mi mancherete tutti e tutte…
    Gino Rago

  14. Buon Natale e Buon Anno a tutti!
    Giorgina Busca Gernetti

    • Quante verità sono state scritte in questo blog sulle gradevoli composizioni poetiche di Annalisa Ciampalini. Condivido in particolare quelle dette tra le righe. Così quando Anna Ventura parla del “pudore con cui sfiora argomenti più ardui”. Lo stesso direi delle parole di Rossella Cerniglia: “La sua poesia si sostanzia di pensieri, emozioni e sconforti tradotti in versi sobri e convincenti”.

      Si, è vero, i versi scritti da Annalisa Ciampalini sono sobri ma purtroppo aerei; si snodano piacevolmente (per utilizzare un termine impiegato da Salvatore Martino nel suo intervento delle 17.03) ma contengono solo accenni di immagini profonde, sfiorano pensieri che rimangono pertanto sospesi tra il non finito e l’incomprensibile. Mi fanno venire alla mente, pur essendo formulati in maniera non altrettanto perfetta, gli sforzi che ho fatto per anni per amare il Montale di Ossi di Seppia (non riuscendoci, anche se nel caso del premio Nobel il pensiero profondo c’era ma non mi interessava perché troppo intellettuale e apparentemente senza sentimenti).

      La perfezione formale, l’uso di una parole al posto di tre o di sei parole al posto di ventitré, non danno necessariamente ciò che, a mio convinto avviso, è l’effetto principe della poesia, ossia, la trasmissione di sensazioni o di sentimenti; quella che ho chiamato in un mio lavoro la risonanza degli spiriti.
      Forse è un fatto di vecchiaia, come dice Salvatore Martino che è nato un anno prima di me, perché anch’io cerco nella poesia degli altri qualcosa che mi sommuova (qualcosa che mi porti “fuori”) ma il problema è, che di recente questa fortuna non mi capita spesso.
      Che dire, dunque, alla brava Annalisa, se non di insistere e scavare dentro di se e non di arrampicarsi su vette di luminescente intellettualità? Le stille della sua poesia saranno da lei meglio sentite e, da noi lettori (me lettore) lette con maggiore sentimento e partecipazione.
      E non si faccia prendere in giro da quel fenomeno di raffinatezza intellettuale che è il nostro grande Giorgio…
      Confronti le sedici voci delle tavole della verità linguaglossiane con le sue poesie e ne tragga gli insegnamenti che lui le ha voluto dare con spirito sopraffino.
      E, se non ci riesce, almeno colga il significato recondito del divieto dell’uso dell’io in poesia, perché forse è questa la sfida più grave che le è stata lanciata.

      L’io è il centro nodale della poesia (lirica) perché è attraverso la consapevolezza del proprio sentire che lo si può descrivere e poiché siano sostanzialmente tutti simili, se riusciamo a leggere in noi stessi, leggiamo dentro a tutti e la poesia ha proprio questo scopo sublime e perenne: comunicare ma non le proprie piccole vicende ma quelle di tutti. L’uso dell’io dà fastidio se utilizzato da chi non riesce a superare la propria miserabile dimensione individuale; esso diviene lo strumento principe di chi va “fuori”, nella dimensione della poesia. E allora, non c’è distanza fisica o temporale che tenga: la poesia vera ci unisce tutti al di là dei millenni, delle razze e delle civiltà diverse.
      Massimiliano Achille (Chiappetti)

      P.S.
      Tanti auguri di buon Natale a tutti, specie a Annalisa.

      • Annalisa

        Grazie delle critiche. Le accetto di buon grado anche se negative . Capisco il disappunto del lettore di fronte ai versi e questo francamente dispiace sempre. Buon Natale a tutti voi

  15. Trascrivo qui la prima metà dell’ultima poesia di Annalisa Ciampalini per farvi notare come nella prima metà la poesia (il tema) viene trattato in modo oggettivo. Si parla d’altro dal tema che l’autrice ha in mente, come per distrazione o dimenticanza dell’oggetto del tema. E infatti, in questa prima parte il livello estetico sale. Il lettore non comprende bene di che cosa si sta parlando, e quindi la sua attenzione al testo cresce, è in crescita, il lettore quando legge vuole capire di che si tratta, ma se noi gli sveliamo subito ciò di cui si tratta, la sua attenzione diminuirà di conseguenza. Leggiamo :

    Dal soffitto
    lo scalpiccio intermittente di due anime
    mute,
    la testa di ognuno conficcata nel proprio
    ventre.
    Prima, una spirale
    sul quel pianerottolo si annidava
    chiamando i condomini a festa.
    Proprio lì, a celebrare il futuro.
    Di fronte
    un uomo segna gli istanti verso il baratro.
    Dai vetri traspare il trapasso imminente,
    dietro a quello la fissità del volto.
    Attorno
    altri sorridono per amori vari o per posa.

    Nella seconda parte l’autrice ritorna all’«io», fa riferimento troppo esplicito alla vicenda dell’«io», il lettore capisce tutto. O almeno crede di capire di ciò di cui si tratta. E la sua attenzione scende.
    Ecco, direi che nella poesia di Annalisa Ciampalini c’è questa oscillazione tra una poesia oggettiva (con tanto di correlativi oggettivi) e una poesia soggettiva che riconduce il tutto a una questione dell’«io». È qui il punto critico di questa poesia.

  16. Gentile Annamaria,
    Le stavo per scrivere con l’intenzione di cancellare l’impressione da Lei manifestata sulla negatività del mio commento, quando ho letto l’ultimo intervento di Linguaglossa, come sempre fulminante e chiarissimo.
    È con l’ausilio delle parole del nostro eccellente ospite che ripeto ora quelle che ho dette sui valori positivi dei suoi componimenti. Essi si caratterizzano per il linguaggio sobrio, gradevole e anche leggero sulle tematiche più difficili. Valori, questi, che costituiscono gli elementi fondamentali della bontà formale di cui la poesia necessità proprio perché per questo aspetto si gioca la sua differenza con le altre forme di scrittura. A mio avviso erano complimenti perché i caratteri riconosciuti al suo comporre costituiscono un forte richiamo alla loro lettura (cosa che non è poi tanto comune).
    Dice, poi, Linguaglossa che il passaggio all’Io si appesantisce a causa del non sufficiente distacco dal soggetto poeta. In questo vedo innanzi tutto un complimento: la costruzione intelligente delle sue poesie con l’introduzione su di una prospettiva oggettiva che è di tutti e che sollecita l’attenzione (la curiosità) di tutti e il successivo passaggio all’io; parte conclusiva che uso chiamare la testimonianza del poeta (non è detto che in ogni componimento debba apparire un sezionamento in parti distinte: l’importante è che i due aspetti siano evidenziati, anche se frammisti).
    Tengo anche a spiegare meglio cosa intendo quando parlo della leggerezza del pensiero fino a usare l’antipatica espressione, come aria. Il momento della testimonianza è essenziale; è con esso che il poeta suggella la verità o la validità del suo dire e dà anima al suo discorso poetico. Ma per farlo non può chiamare a testimone solo se stesso. L’io deve significare “noi” o ancor meglio “gli altri” a riprova dell’isolamento dei poeti, che consente loro di essere testimoni attendibili.
    Ed era su questo passaggio che, più che fare una critica (d’altronde nel dirlo, l’appaiavo a Montale…), Le rivolgevo un invito che non starò qui a ripetere, dall’alto o dal basso dei miei tantissimi anni.
    Le ho detto che la mia sensibilità non era coinvolta e Le ho detto il perché. Si tratta di una reazione personale che non intacca il valore delle sue belle poesie.
    Veri sinceri auguri di Buon Natale
    Achille Massimiliano (Chiappetti)

    • Annalisa, mi scusi per l’Annamaria che mi è sfuggito come refuso,
      grazie
      Massimiliano achille

      • Annalisa

        Caro Massimiliano Achille, come ho detto accetto davvero ogni tipo di critica, in particolare da persone come lei, competenti e sensibili. Mi fa ancora più piacere se sente vicine le mie poesie. In effetti quello che trovo più difficile nello scrivere è proprio una mediazione ” tra il mio io, che per definizione mi sta appiccicato sempre, e il sentire degli altri, che vorrei raggiungere, non per essere gradita ma per conoscerlo. Rileggerò volentieri il suo ben argomentato punto.di vista che mi aiuta, e.non poco. Non si scusi per il nome, mi chiamano spesso in mille modi diversi

        • cara Annalisa,
          la sua risposta che leggo con grande piacere dopo un lunga e stancante maratona natalizia in famiglia è per me una degna conclusione.
          Le aggiungerò solo una considerazione. Pochi minuti fai ho ascoltato le ultime battute della lettura di Benigni che ha concluso la sua bellissima trasmissione (tra l’altro una riedizione) con una poesia di Paul Witman sull’universo e l’uomo, in particolare l’uomo-poeta, che considero meravigliosa. Benigni, per suo conto ha onorato la poesia ma la poesia di Witman ha illuminato la serata.
          Ecco; per me quella poesia è un modello così forte di universalità della poesia che non riesco a non tenerla presente quando giudico i miei componimenti e quelli di altri come me e mi sento piccolo e rinchiuso nella mia misera dimensione umana e solo un “aprenti poète”.
          Cordialmente
          Massimiliano Achille

  17. Eccola, per Lei, per me, per noi tutti ospiti del blog.
    E’ un mix di umiltà e di orgoglio.
    L’essenziale difetto del poeta:

    Ahimè! Ah vita! Di queste domande che ricorrono,
    degli infiniti cortei senza fede, di città piene di sciocchi,
    di me stesso che sempre mi rimprovero (perché chi più sciocco di me, e chi più senza fede?)
    di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi, della battaglia sempre rinnovata,
    dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida camminare a fatica attorno a me,
    dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
    la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre – Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?
    RISPOSTA:
    Che tu sei qui, che esiste la vita e l’individualità di ciascuno,
    che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi
    con un tuo verso.
    Walt Whitman (a proposito di miei refusi notturni)
    Achille Massimiliano

    • Annalisa

      Grazie di cuore. Appena letta,arriva subito, è suggestiva. Ma la leggerò di.nuovo. Tutta quella gente significa molto per me. Whitman è un autore che conosco abbastanza e che mi piace. Grazie di questo bel dono. La leggerò tante volte ancora.

  18. Ottimo il suggerimento di essere più sintetici, ma perché oggi si tende a espandere il ‘discorso’ poetico rendendolo, almeno tecnicamente, prosa? Tuttavia nella revisione di un testo è necessario non venir meno alla spontaneità creativa. Sull’autrice in questione il giudizio non può che essere positivo. L’inventiva si nota dal seguente passo: “La lucente complicità | dell’ora”. Non sto a chiedermi il reale significato, sul quale si deve riflettere, ma è importante che la poetessa abbia suscitato ciò che forse prima non esisteva realizzandolo nella scrittura come elemento anche (dico anche) fine a sé stesso.

  19. gabriele fratini

    Lezione di fisica è bellissima, come ho già scritto su un altro blog.
    Ma abbiate pazienza, il decalogo di scrittura poetica mi mancava, con tutto il rispetto non mi sembra degno di un grande critico come Linguaglossa. Le ricette preferisco leggerle su giallozafferano e applicarle in cucina. Chi chiede ricette per scrivere poesie, solo per il fatto di chiederle, forse è meglio che non scriva affatto. Un saluto.

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