
New York City
Flaminia Cruciani. Romana, si ė laureata in Archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico, presso Sapienza Università di Roma sotto la guida del Prof. Matthiae. Ha poi conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Archeologia Orientale nella stessa università per poi perfezionare i suoi studi con un Master di II livello in “Architettura per l’Archeologia – Archeologia per l’Architettura” per la valorizzazione del patrimonio culturale. Per lunghi anni ha partecipato alle annuali campagne di scavo in Siria, in qualità di membro della “Missione archeologica italiana a Ebla”. Ha poi conseguito una seconda laurea triennale in “Storia dell’arte” ed è attualmente iscritta per il conseguimento della magistrale. Presso la stessa università tiene annualmente corsi sul rapporto tra l’iconografia e il testo nella tradizione mesopotamica. Si è specializzata inoltre in Discipline Analogiche, attraverso lo studio dell’Ipnosi Dinamica, della Comunicazione Analogica non Verbale e della Filosofia Analogica, conseguendo il titolo di Analogista, una professione di aiuto per la lettura e la decodifica delle dinamiche emozionali profonde. Da diversi anni è operatore certificato di Psych-K. Ha inoltre inventato il “Noli me tangere®”, uno strumento fondato sul potere evocativo delle immagini in grado di favorire il processo di individuazione della persona. Nel 2008 ha pubblicato Sorso di Notte Potabile, ed. LietoColle. Suoi testi letterari sono presenti in numerose antologie, fra cui la recente 42 voci per la pace, ed. Nomos. È stata selezionata fra i giovani poeti italiani contemporanei per il Bombardeo de Poemas sobre Milán, opera del collettivo cileno Casagrande. Esponente del movimento mitomodernista, è tra i fondatori e gli ideatori del Grand Tour Poetico e della Freccia della Poesia.
Prefazione di Tomaso Kemeny
In questo “Lapidarium” non si raccolgono pietre per lapidare prostitute, omosessuali, idolatri, apostati, pedofili, qui nessuno viene avvolto in un candido sudario, ma si avvolgono, invece, nelle palandre del ridicolo coloro che coprono di anatemi i paradossi, il pensiero libero.
Flaminia Cruciani sa che “contro la stupidità non vi sono né armi né farmaci”, per cui lapida solo i cultori avvizziti del razionalismo riduttivo e gli allegri o perversi censori di quelle forme di diversità che potrebbero migliorare il nostro mondo governato dal latrocinio e dallo strozzinaggio globalizzato.
Il “Lapidarium” è percorso in lungo e largo da forme verbali gnomiche, da asserzioni universalmente valide come “La violenza è il contrario della forza”.
Contagiato dal contesto cruciano, desidero anch’io lanciare le mie pietre contro tutti quegli assessori alla cultura d’Italia che sottovalutano il valore formante del discorso poetico, lasciando che l’Italia soffochi sotto la Tirannia del Brutto e del deforme.
12, dicembre, 2015
Preambolo impolitico di Giorgio Linguaglossa
La prefazione, di Theodor Adorno, qui in stralcio, è il primo dei testi di vari autori riuniti nel volume «La brevità felice. Contributi alla teoria e alla storia dell’ aforisma», edito da Marsilio, a cura di Mario Andrea Rigoni con la collaborazione di Raoul Bruni (pp. 392, euro 36).
“Il pensiero frammentario, come quello propriamente aforistico, è sempre un «pensiero in frantumi», anche se il frammento romantico vive in armonia con il linguaggio, grazie al quale crede di poter evocare l’infinito nel finito, mentre nell’aforisma la critica coinvolge pure il linguaggio. Un pensiero che si spezza si vuole preservarlo, con mezzi linguistici, dalla non-verità, la quale è insita, per forza di cose, nella lingua stessa. «L’intenzione dell’ aforisma è di rendere trasparente il linguaggio alla visione della verità, si direbbe quasi: negarlo senza però distruggere la funzione intermediaria del suo dire». Il lavoro di Krüger sviluppa esemplarmente il concetto di aforisma in riferimento a Nietzsche. Poiché l’aforisma, per presentarsi ed esporsi, è necessariamente assegnato al linguaggio, e tuttavia non rispetta in modo assoluto le categorie logiche e i principi sedimentati nella grammatica, esso procede all’ uso «parodistico» della lingua e della logica. Proprio questo rappresenta per Krüger il modello del pensiero aforistico. L’aforisma usa il linguaggio e i principi della scienza non così come essi sono da intendersi di per sé: li rende impropri e li estrania. Dispiega il non-sapere, la qual cosa presuppone la riflessione estrema del sapere. Sicché esso assume regolarmente la forma dell’eccezione, di fronte alla quale la regola e la sistematica concettuale falliscono. L’eccezione funge da correlativo: l’aforisma «attinge qualcosa dall’orizzonte della coscienza», mette in discussione la visione levigata, eppure utile, dello stato di cose. Vuole risanare un po’ di quella deformazione che lo spirito dominante impone al pensiero. Mira alla negazione del pensiero conchiuso; non sfocia nel giudizio, bensì nella concreta figura in cui si rappresenta il movimento del concetto affrancatosi dal sistema. Il pensiero aforistico è stato sempre anticonformista. Per questo è caduto in discredito nelle scienze e nella filosofia ufficiale; disimpegnato, irresponsabile, roba da feuilleton: con tali etichette lo si diffama. E così come è raro che la persecuzione migliori il perseguitato, allo stesso modo il pensiero aforistico, svincolato dalla responsabilità dello spirito e privato dell’autorità di un eloquio stringente, ha assunto per molti versi proprio quei tratti apocrifi che gli vengono rimproverati. Laddove Krüger, nell’intento di operare un «salvataggio» filosofico, dipana il senso filosofico di questa forma, rinvigorisce non solo l’opposizione alle forme tradizionali della coscienza, ma anche incita il pensiero aforistico e gli appronta il metro rigoroso del suo procedere. Il lavoro filosofico dell’autore, che non è stato un filosofo di professione e che tuttavia, toccato dalla filosofia, fu sospinto da questa ben oltre la sua professione sino ad appropriarsi un intendimento filosofico forte di un meditare autonomo, richiede un pensiero aperto e scevro da vincoli: evoca il principio di ciò che congeda ogni principio; offre ben più di un mero contributo scientifico: un pezzo di libertà vissuta. E merita perciò di essere eternamente ricordato, come pure l’ uomo che non ha lasciato venir meno il calore e la forza che tale esperienza richiede. (traduzione di Nicola Curcio)
THEODOR W. ADORNO: LIBERTÀ. La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta * AMICIZIA. C’è un criterio quasi infallibile per stabilire se un uomo ti è amico: il modo in cui riporta giudizi ostili o scortesi sulla tua persona * REGALI. La decadenza del dono si specchia nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare”.
Resta il fatto che l’aforisma nella società borghese viene ragguagliata ad un fenomeno da baraccone, ad un rutilare di circo equestre, ad una buffoneria, ad un pensiero monco, frammentato, che si è auto evirato se per eccesso di zelo o per eccesso di verità non importa un fico secco; insomma, ad un gioco, e quindi è stato a lungo disistimato dal pensiero perbenista e cloroformizzato della piccola borghesia (oggi mediatica). In realtà, l’aforisma è un esercizio di concentrazione del pensiero al più alto grado, il quale va veloce e dritto al bersaglio. Cerca il bersaglio per morire con esso. Cerca proditoriamente di dire qualcosa che sta al di là del linguaggio.
Scelta di aforismi, piccoli componi menti e fulminee impressioni
La realtà è un’allucinazione condivisa.
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La parentela è una detenzione genetica.
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La vita ha un ritardo implicito a manifestarsi.
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I moralisti non sanno che il giudicare è il
pharmakon con cui curano la loro frustrazione.
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Procedo dritta alla vigna nel mio versetto di fuoco.
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L’amore e l’odio vivono dello stesso sguardo,
quando l’angelo custode si volge
*
precipita il demone.
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Dietro a una santa ostentazione
si nasconde sempre una donna del campo.
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Contro la stupidità non ci sono né armi né farmaci.
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Brucio sospesa fra terra e cielo, la mia radice è la cenere.
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La ragione è il baluardo di chi
viaggia a poppa della vita.
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L’enfasi è l’apparato di note a margine
di un testo inesistente.
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È più facile cullare un drago
che incontrare persone gentili.
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La dicotomia è la causa dell’essere.
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La gentilezza è la corona dell’uomo.
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Ma Dio è ateo?
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Detesto l’ignoranza nei modi più di ogni altra cosa.
È una frattura con il proprio nucleo mitico. La vita si definisce in gesti estetici.
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La realtà è un irrequieto susseguirsi di avvenimenti intermittenti.
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La mia dote è l’infermità che applaude un grillo in una botte vuota.
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La violenza è il contrario della forza.
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Sai, da allora con i piedi fatati dall’eternità io inciampo nella vita.
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Dogmi e tabù sono forme
di stitichezza culturale.
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A volte sposarsi rovina il matrimonio.
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“Aγγελος
Ánghelos è giunto
le ali ritagliano il profilo di Dio
porta una notizia
annuncia che il vento ha girato.
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Chiedere che cosa sia la poesia è come chiedere
se la tela di Penelope fosse filata al dritto o al rovescio.
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Vi chiedo di essere testimoni di voi stessi, di salire sul filo del funambolo con me, di non aspettare di trovare una ragione dietro le stelle per tramontare.
Come fece Philippe Petit fra le due torri gemelle negli anni Settanta, mentre tutta New York stava andando la mattina al lavoro ad aumentare il PIL.
Senza chiedere il permesso a nessuno, innalziamoci al di sopra di ogni principio di autorità del brutto e delegittimiamo questo orizzonte di attesa della nostra società dei simulacri, portando con noi a camminare sull’abisso soltanto la bellezza.
Il mio invito è a rispondere, senza esitare mai, all’unico vero comandamento cui siamo chiamati, quello della felicità. Fight for Beauty!
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L’ostentazione della bontà, della accettazione e della remissività è la più violenta forma di manipolazione.
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Guarda le sue mani e capirai le sue intenzioni.
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Tutte quelle volte
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in cui il drago uccide San Giorgio.
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La verità è il primo gesto dell’uno contro l’altro.
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Chi mette i bastoni fra le ruote non sa che non troverà più le sue.
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A quale Oriente dovrò domandare una tregua? A quale asse di terra potrò domandare una tregua? Una tregua che limiti il senso del nulla. Io che ho braccia di polvere.
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Cosa aspetti a ingrandire del litro l’ampiezza?
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Chi ha poggiato l’universo sulla curvatura dello spazio-tempo? Chi ha ordinato l’alfabeto alle sue particelle elementari? Un oste bendato senza istruzioni per l’uso con le unità semantiche in mano.
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Oggi quando si parla di valore è come se si invocasse un demone e fosse necessario chiamare un esorcista: è la nascita di un nuovo tabù.
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I nemici possono chiamarsi tali solo se valorosi. Per quanto riguarda il resto, lo sterco non conviene neanche calpestarlo.
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Aspettami, sarò inaspettata.
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Non ci si può aspettare che
un meschino provi vergogna. È come chiedere a un cane
di risolvere un’equazione.
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La vita ricomincia da capo in ogni istante.
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Dove saremo quando l’ombra scavalcherà la luce?
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Il midollo sudato dai sogni le clavicole in ginocchio come farfalle all’altare.
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Nello studio dove lavoro il mio capo è Dio.
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L’universo è asimmetrico, il talento di Dio è l’imperfezione.
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In ogni partito politico vedo persone di destra e di sinistra.
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La voce è il numero civico dell’anima.
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Eroi della paura,
contrabbandieri della felicità varcate in vita la soglia della decomposizione.
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Sia lodata la filigrana del cuore anarchico.

Flaminia Cruciani