Enrico Pietrangeli TRE POESIE INEDITE “Torneremo angeli in terra”, “Apocatastasi indotta”, “Dal seminterrato della cappella dell’anima”, con un Appunto di Giorgio Linguaglossa

pittura Franco Gentilini

pittura Franco Gentilini

Enrico Pietrangeli, vive a Roma , è autore della raccolta di poesie Di amore, di morte, pubblicata in versione cartacea (Teseo editore – 2000) e in elettronica (Kult Virtual Press – 2002), ha collaborato con giornali e riviste da diversi anni ed è giornalista pubblicista. Presente sulla scena romana della poesia sin dagli anni Ottanta, ha curato anche rassegne e spettacoli come Poesia da Bruciare nonché ha ideato, con un percorso che va dal 2003 al 2007,  un’interazione di tappe in bicicletta con eventi culturali poetici, realizzando l’organizzazione in collaborazione con altri di: Sicilia Poetry Bike 2008/09, CicloPoEtica 2010, CicloInVersoRoMagna 2011, CicloInVersoEmilia 2012, Love, peace and bike 2012-13. Nel 2014, con CicloInVersoRoma, compare solo come ideatore. Nel 2010 collabora nello staff organizzativo del Festival di poesia di Nettuno e partecipa su invito all’educational di bicicletta e cultura Terre di Aquileia. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all’opera di alcuni autori poco conosciuti. Ha pubblicato il suo romanzo d’esordio In un tempo andato con biglietto di ritorno (Proposte Editoriali – 2005) con una seconda edizione in elettronica (Kult Virtual Press – 2007) e un’ulteriore silloge poetica dal titolo Ad Istanbul, tra pubbliche intimità  (Il Foglio – 2007). Recentemente è uscita la sua ultima raccolta in versi dal titolo Mezzogiorno dell’animo (CLEUP – 2011), è stato co-autore e addetto alla revisione del libro La ragione nell’amore (CLEUP – 2012) con ideazione e realizzazione della co-autrice. Ha condotto il format radiofonico Love, peace and bike e, nel 2014, è stato curatore del libro “CicloInVerso Poesia in Bicicletta” con contributi di più autori dal Piemonte alla Sicilia.

 

roma Puro generone romano. Produttori televisivi, pr, giornalisti (il figlio di Bruno Vespa), ninfette e soprattutto lei, la presidente Renata Polverini e il console Er Batman

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Appunto di Giorgio Linguaglossa

 Si può notare in queste tre poesie inedite di Enrico Pietrangeli l’impossibilità di fare una poesia realistica e l’impossibilità di fare poesia tout court, di qui l’espressionismo esasperato di questa poesia. Espressionismo che prende luogo appunto là dove manca un luogo, espressionismo come violenza verbale e figurale, allontanamento dalla tradizione novecentesca e sua dismissione. In un autore alle soglie dei cinquant’anni come Enrico Pietrangeli tutto ciò è visibile, è la generazione di coloro che sono stati privati dei loro diritti, privati del diritto al lavoro e privati del diritto ad avere un futuro. E allora c’è da chiedersi: perché meravigliarsi se i migliori esponenti di questa generazione si abbandonano ad un espressionismo a volte esasperato? È il modo con il quale una generazione si affaccia all’istituzione poetica, di per sé reattiva quant’altri mai nel non ammettere i diversi o gli estranei o gli intrusi, insomma, tutti coloro che non aderiscono al bon ton delle beneducate istituzioni pubbliche e private. Ed ecco che si torna alla virulenza figurale e poietica come unico strumento di risposta e di ribellione alla società e ai suoi riti apotropaici. Un espressionismo dunque che non nasce come proposta di una nuova poetica ma come bisogno di esternare la propria inquietudine e la propria ostilità alle vulgate che si professano oggi nelle officine della poesia contemporanea.

 

Enrico Pietrangeli ischia, 2014

Enrico Pietrangeli

Torneremo angeli in terra …

Putride salme di scarafaggi
di cadaverina esalata stanno
rinsecchite dentro la loro corazza.
Sono carri armati al fronte,
divisioni immortalate nell’attimo
che, d’ogni disfatta, è il suggello.
Fuma di giallo l’acciaio
tra rosi campi di grano,
l’esoscheletro d’ocra acceca
tra la sabbia del deserto.
Giacciono ribaltati,
oltre l’avvallamento,
di multiformi zampe
e cingoli disegnano
un rullio che avanza,
l’inesorabile marcia,
l’eco di uno sbaraglio
che strati di polvere
a noi rende la storia.
Spavalda o vile che tu sia,
piccina blatta che la morsa
di un tacco a spillo rifugge,
tu comunque, tu come loro,
pronta sarai a soccombere,
calpestata in un angolo,
erosa da un tempo
sostrato alla vita
che qui perfino, sullo spigolo
di un marciapiede mondano,
tra resti di pasti radical-chic,
nell’umido oscuro metropolitano,
di azoto volge alla terra.
Tu, come me, vagabondi
in un distratto mondo,
quale apolide dispersa
tra l’afflato d’un presente
che non lascia più fiato,
vivi tra il marciume,
in un corso d’eventi
per sempre andato:
polvere che il vento
ramazza nell’altrove.
Io e te siamo l’oblio,
decomposto pulviscolo
senza più una memoria
e che d’informe massa
vaste nubi rende al cielo
per tutti i sogni perduti.
Eppure mai come ora
siamo stati tanto vicini a Dio;
annientati da corrotto mondo,
torneremo angeli in terra.
Tu ci metterai le ali
che mai hai evoluto
ed io tutto l’amore
che contenere più non posso.
Torneremo, finalmente,
per amare librando
della dignità d’esistere.
Nel non importa il morire,
ma con decoro resistere
torneremo in nome
della decenza del vivere.
Apocatastasi indotta

Portami in grembo
ed io ti cullerò,
lenirò ogni tua ansia,
d’infinita dolcezza
tenderò la mano
dando linfa al tuo seno.
Prendimi nove mesi dentro,
abbandona lo sperma
e trattieni me, solo me dentro,
prigioniero nell’utero
che mi consacrò alla vita
come in un campo di concentramento.
Tienimi forte, carezza il contratto volto
e stringi, stringi le dita sulle gote …
Sarò padre, figlio e amante,
il tutto che mi manca,
l’insieme che ti sfugge.
No, non voglio scoparti,
voglio l’anima …
Come un demone del possederti
assetato sono
per dilagare ovunque
e laddove nessun membro
giungere potrebbe
lacrimando impotenza
dopo effimero godimento.
Tutt’intero voglio restare,
nel pensiero eretto, sì …
Possederti per ritrovarti,
ricongiungermi ancora
d’apocatastasi indotto.
L’ordine di Dio com’era
prima che l’angelo ribelle
condannasse me
dell’essere uomo
e te dell’esser donna …
Poiché noi eravamo
medesima sostanza
fluttuante nel cosmo,
trattienimi dentro nove mesi ancora.

Dal seminterrato della cappella dell’anima

Dell’ossario dell’anima,
si contemplino pure,
uno ad uno, i teschi,
su se stesso si rigiri
il malleolo nel tempo
e che obelisco posi
quella tibia in terra
per lasciare un segno!
Che mandibola resti
di liquami assetata
nel consunto, usale gesto,
sul ghigno di morte
di polvere immerso
per un eroso emerso.

(inediti, 2015)

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3 commenti

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3 risposte a “Enrico Pietrangeli TRE POESIE INEDITE “Torneremo angeli in terra”, “Apocatastasi indotta”, “Dal seminterrato della cappella dell’anima”, con un Appunto di Giorgio Linguaglossa

  1. Riprendo il messaggio pubblicato su facebook:

    Grazie anzitutto caro Giorgio … L’esprimersi attraverso quelle che definisci inquietudini in questi tempi di nazismo buonista che rifugge il realismo é forse, a mio modesto parere, il solo modo di tornate a fare una poesia sociale a partire dell’antinomia del l’intimismo. Quale realtà e patrimonio ci appartiene nell’impossibilità di fare storia? L’esasperazione che tu ravvisi, dunque, é quella di un campo di concentramento a cielo aperto e senza fili spinati ma nondimeno spietata verso non solo i cinquantenni, ma anche trentenni e ventenni e tutti coloro che ancora con coraggio mostrano autentico disappunto culturale prima ancora che politico per questa orribile situazione che, prima o poi, renderá noi tutti orbi di futuro. Grazie ancora e un abbraccio. Enrico

  2. mi sembrano visioni apocalittiche a volte con un certo compiacimento

  3. Gino Rago

    “Espressionismo verbale e figurale ” rileva Giorgio L. nella sua densa nota
    sui tre componimenti di Enrico Pietrangeli. E’ così vero che tutto si traduce
    in un “allontanamento dalla tradizione novecentesca” (sempre dalla nota di Giorgio Linguaglossa), il cui primo esito è lo scuotersi di dosso il peso di quella tecnica analogistica tanto diffusa nella poesia del ‘900.. “…Strati di polvere/ a noi rende la storia.”, “medesima sostanza fluttuante…trattienimi dentro nove mesi ancora”, la blatta come simbolo della vita per Enrico Pietrangeli… Oltre il nichilismo assoluto, ma nei vettori veri di un’epoca senza misericordia, non soltanto per trentenni/cinquantenni. “Siamo della stessa materia di cui son fatti i sogni,/ ed è cinta da un sonno la nostra
    vita piccola.”
    Gino Rago

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