LA LIBIDO AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI Come facevamo l’amore al tempo degli Etruschi, accusati di eccessive libertà sessuali dai greci e dai romani

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Nel presentare ai lettori del blog questo spaccato delle abitudini erotiche presso gli antichi etruschi vogliamo indicare uno spunto di riflessione sulla nostra contemporaneità e sullo scontro di civiltà, Islam Occidente, che oggi appare sullo sfondo del presente storico. Non è dubbio che ogni civiltà abbia una propria organizzazione libidica ed eserciti un controllo della libido sui suoi abitanti, controllo indispensabile ai fini dell’organizzazione sociale e militare di una comunità. Non è certo un caso che nella antichità le pratiche della vita erotica degli etruschi suscitassero recriminazioni e stigmatizzazioni da parte dei popoli circonvicini, e in specie dai romani e dai greci. (g.l.)

L’assoluta emancipazione della donna donna etrusca e una libertà di costumi, che somiglia, per certi aspetti a quella dell’Occidente contemporaneo, furono la causa di una sistematica diffamazione dei Tirreni da parte dei Greci. Il sostantivo etrusca designava, presso gli ellenici, le prostitute. Uno scrittore greco del IV sec. a.C., storico e retore, allievo di Isocrate, vicino a Filippo il Macedone, scrisse degli etruschi riferendosi all’assoluta vergognosa promiscuità in cui vivevano. Amori di gruppo, paternità indistinta, mogli bevitrici che sedevano accanto al primo venuto, durante il banchetto; nudità, rapporti sessuali in pubblico e provocazioni esibizionistiche di varia natura.

E’ difficile capire, a distanza di più di duemila anni, considerando anche il fatto che l’etrusco è ancora una lingua impenetrabile e che su quella civiltà permangono zone d’ombra, se quella segnalata dai greci contemporanei fosse dissolutezza o se si trattasse di tolleranza e di quella che oggi chiameremmo emancipazione.

La presenza di donne molto belle, curate, truccate, ai banchetti – donne che non erano prostitute, ma persone sposate – fu forse la prima ragione di un equivoco. I greci non ammettevano la presenza delle mogli agli eventi conviviali, ai quali potevano invece partecipare prostitute. In Etruria, invece, la figura femminile risulterebbe, dai reperti e dall’iconografia, oggetto di grande considerazione sociale e di libertà, anche se poi, l’amore matrimoniale, dolce e costruttivo, risulta centrale nel desiderio collettivo  come dimostrano i reperti tombali e la scultura funeraria. Anche in questo caso, nobilmente distesi, troviamo marito e moglie sdraiati uno accanto all’altra, per sempre al banchetto, che è tavolo e letto. Pertanto: donne non chiuse in casa, molto curate, forse libertà sessuale, ma ricerca di un’unione forte e duratura, sul piano sentimentale. Ciò risulta sempre dai sarcofagi. Se infatti gli affreschi erotici nelle tombe si riferiscono con buona certezza a materiale mitico, legato alla religione  i coperchi o le lastre dei sarcofagi sono testimonianza  intima e privata della dolcezza meravigliosa e struggente di un rapporto d’amore, quello dei coniugi, un rapporto che viene celebrato come totalizzante.

Difficilmente, in campo artistico, in ogni epoca, troviamo la rappresentazione così autentica della dolcezza della compenetrazione tra uomo e donna, senza sopraffazione, sullo stesso piano, quello altissimo del sentimento gioioso e pacato che unisce anime e corpi.

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TOMBA DI VULCI

Sarcofago di Larth Tetnies e della moglie Thanchvil Tarnai. Luogo della scoperta: Vulci necropoli di Ponte Rotto, tomba dei Tetnies. Terzo quarto del IV secolo a.C. Museum of fine Arts, Boston. Sul coperchio del sarcofago è raffigurata una coppia di sposi distesi e abbracciati, avvolti sotto un manto che ricopre la kline, ovvero il letto conviviale.
Sul lato lungo della cassa un combattimento tra Greci e Amazzoni, sui due lati brevi combattimenti tra animali, reali e fantastici.

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Dipinto parietale nella Tomba dei Tori, a Tarquina

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Scena di danza nella Tomba delle leonesse a Tarquinia

In Etruria, come in genere nel mondo antico, esisteva la prostituzione sacra; sacerdotesse offrivano se stesse ai pellegrini e ai viaggiatori per sostenere le spese del tempio ed incrementarne le ricchezze. Tali ricchezze dovevano essere evidentemente cospicue se suscitarono l’avidità di Dionigi I che nel 384 a.C., alla testa della flotta siracusana, riuscì a impadronirsene, nonostante il soccorso degli abitanti di Caere in difesa del loro porto.

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Tomba della Fustigazione

Il dipinto parietale che dà il nome alla Tomba della fustigazione, a Tarquinia. Questa tomba, datata V secolo a.C. e scoperta nel 1960, è composta di una sola camera. Due uomini in piedi colpiscono con verga una donna intenta ad una fellatio su uno dei due mentre l’altro la sodomizza. In tutta la camera sepolcrale sono rappresentate altre scene di danza e di musica su tutto l’insieme dominano comunque tre poderose porte finte di colore rosso che rammentano la vita dell’oltretomba, La cosiddetta fustigazione e la scena, in sè, assumono caratteristiche rituali. La verga nuda rappresenta al tempo stesso il pene e l’albero senza foglie, foglie che invece appaiono sulla testa del maschio che possiede la donna da dietro. L’immagine rinvierebbe a materiale iconografico legato alle stagioni, al ritorno della primavera dopo la morte invernale, alla ripresa della vitalità del corpo.

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Tomba delle leonesse Tarquinia

La fellatio in un vaso attico a figure rosse. Importati dalla Grecia o prodotti da manifatture etrusche secondo lo stile greco, queste opere contengono elementi vitalistici.

 Pubblicato da Redazione in Arte Eros, Arte erotica, Il sesso nell’arte, News 4 dicembre 2015

21 commenti

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21 risposte a “LA LIBIDO AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI Come facevamo l’amore al tempo degli Etruschi, accusati di eccessive libertà sessuali dai greci e dai romani

  1. Steven Grieco

    Insolito strappo, per questo blog, alla (giusta) regola di un poeta (quasi) ogni giorno! Colpisce soprattutto la coppia sul sarcofago di Vulci. Da notare che la testa della donna è appena un po’ più in alto di quella dell’uomo, e l’espressione del suo viso è più intento e più intelligente rispetto al compagno. Inoltre, in aperto contrasto con gli affreschi, questi due sono coperti dalla vita in giù con un drappo leggero, ma è comunque un drappo.

  2. Salvatore Martino

    Io che da decenni vivo nell’Etruria Meridionale, avendo trascorso molti anni della mia giovinezza nell’Etruria classica, ho guardato con interessee una certa nostalgia le immagini qui riprodotte, che ho toccato con gli occhi nelle innumeerevoli peregrinazioni attraverso i musei e i siti archeologici, come sappiamo non sempre ben custoditi e valorizzati. E ho letto affascinato l’introduzione come sempre assai dotta. Mi sembra un tantino arbitraria l’affermazione insita nel testo di presentazione riguardo allo “scandalo” provocato dalle popolazioni dell’Italia centrale nel mondo ellenico e in quello romano. Mi sembra che le abitudini dell’uomo ellenico non fossero poi così caste, e penso a tutta l’iconografia classica ed ellenistica,agli incesti, agli amori di Zeus persino con animali, ai fauni e alle loro imboscate,, alla violenza sessuale, agli amori omosessuali universalmente praticati, come risulta da quella vastissima testimonianza della pittura vascolare. Per quanto riguarda i Romani basta fare un viaggio a Pompei per ritrovare giganteshe fellatio e altrettanto giganteschi falli che vengono pesati sulla bilancia, e tutte le possibili posizioni dell’atto sessuale quasi un kamasutra indiano.Forse, azzardo, vi era una sottile ipocrisia nel giudizio negativo di Elleni e Romani sopra il costume certamente molto libero, soprattutto nella donna, praticato dai loro concorrenti e nel caso di Roma dai loro vicini. Certamente le libertà degli antichi noi ce le sogniamo. Salvatore Martino

    • SiriaComite

      Noi abbiamo la medesima libertà degli antichi. Solo che ciò che è insano è la mancanza di sacralità nei confronti del nostro corpo e della sessualità (molto più ampia rispetto all’atto sessuale in sé). Sono state citate le prostitute “sacre”. Un’antica prostituta era una sacra danzatrice che onorata il divino insito nella sua natura di bella femmina e nei suoi cicli mestruali generatrici e distruttrici di vita. La sessualità era un rito sacro e sj viveva il luogo sacro e lo spirito.
      Tutto questo dovrebbe essere recuperato ed in parte storicamente dagli anni 70 è stato così…ma sicuramente non è mai come prima. Ma tutto è ciclico e bisogna solo aspettare il ritorno della sacralità.

  3. Gino Rago

    Vastità di dottrina, sapienza ermeneutica, lingua icasticamente alzata al massimo del dicibile con quel numero minimo di parole parlanti nella nota introduttiva.Condivido le precisazioni di Salvatore Martino e le osservazoni di Steven G.
    Gino Rago

  4. Più che di libido, parlerei di costumi e di civiltà. Questa lettura particolarmente viva e disinibita del mondo e della civiltà di un popolo ancora piuttosto misteriosa, offre elementi nuovi su quello che deve essere stato un mondo particolarmente avanzato e civile. I romani dopo la conquista li hanno trattati come i coloni americani trattarono i pellerossa, ma se non sbaglio Mecenate aveva origini etrusche.

    • Pasquale Balestriere

      Vero, caro Almerighi. Ma prima, al tempo dei Tarquinii (re etruschi di Roma), c’era stata un’invasione alla rovescia, giacché tanti nobili etruschi s’erano trasferiti a Roma, dove occuparono posizioni di grande rilievo, se non addirittura dominanti.
      E ci sono pure storici che ritengono che Roma fosse stata assoggettata dagli Etruschi al tempo della monarchia. Ma quello è un periodo storico non ancora del tutto chiarito, anzi.
      Pasquale Balestriere

      • daniele

        Splendido articolo! aggiungerei che, dopo l’invenzione del c.d. ‘periodo oscuro’ (dark age) in cui vogliono farci credere che per 3 secoli non sia successo nulla e di punto in bianco le nuove generazioni abbiano ripreso da dove avevano lasciato gli antenati3 secoli prima (certe arti artigiane si tramando di padre in figlio, basta un buco di 50anni per perdere per sempre conoscenze importanti.. e si vuole far credere che dopo 3 secoli l’arte abbia ripreso esattamente da dove aveva lasciato alla caduta dell’impero romano); dopo le ultime rivelazioni sul Grande Regno di Tartaria, caduto nell’800, e che ha edificato in tutto il pianeta lo stile greco-romano e i forti a stella (fate 2 conti su date, tempistiche, manodopera e vi accorgerete che è impossibile che tutta quella roba sia stata edificata nel periodo coloniale.. inoltre le tecniche usate sono così avanzate che oggi, con la nostra ‘evoluzione scientifica e tecnologica’ non siamo in grado di ricostuire la maggior parte delle opere che vengono attribuite a Romani, ai Greci, agli Egizi o al periodo coloniale e al suo c.d. ‘stile neocoloniale’. Anche sugli etruschi ci sono troppe incongruenze, troppe anomalie e misteri.. quando la Storia Ufficiale fatica a trovare le risposte, è perchè si sta prodigando per nascondere qualcosa.. e quando una cultura viene ‘cancellata’ è perchè le sue abitudini erano poco funzionali al freddo, schiavista, sistema patriarcale. qualche esempio di culture avanzate annientate dalla nostra patetica ‘civiltà’? maya-inca-aztechi, pellerossa, etruschi, vichinghi, maori… trovatemi una di queste culture che non fosse ”anni luce avanti rispetto alla nostra” sul piano spirituale e sociale… la nostra invece è una cultura basata sul profitto e sullo sfruttamento.. il resto non conta nulla.

        • Caro Daniele, condivido con te alcune osservazioni. Altre un po meno, cito tue parole:
          “maya-inca-aztechi, pellerossa, etruschi, vichinghi, maori… trovatemi una di queste culture che non fosse ”anni luce avanti rispetto alla nostra” sul piano spirituale e sociale… la nostra invece è una cultura basata sul profitto e sullo sfruttamento.. il resto non conta nulla.”
          Sul profitto e lo sfruttamento nulla è cambiato, purtroppo fa parte del DNA dell’Homo sapiens…
          In secondo luogo: ”anni luce avanti rispetto alla nostra” sul piano spirituale e sociale…”. Forse ti sfugge che alcune delle civiltà da te menzionate praticavano sacrifici umani agli dei, per non parlare del cannibalismo. Su, non esageriamo, e poi secondo me si esce dal contesto della libertà sessuale, sulla quale leggo che molti già hanno scritto quel che penso anche io, ovvero, che ‘tutto cambia, niente cambia’ nelle odierne culture occidentali gli orientamenti sessuali e la libertà di costumi la si vede ovunque basta affacciarsi nei frequentatissimi siti porno on line… ce n’è per tutti i gusti e in tutte le lingue. Probabilmente c’è molta più ipocrisia ma è comprensibile dopo secoli e secoli di condanne, etc… Ma pian piano siamo tornati a rivendicare usi e costumi millenari.
          Comunque è bello vedere tutto questo interesse su questo argomento. Buone riflessioni a tutti.

  5. Condivido la chiosa di Almerighi .
    leopoldo attolico –

  6. Per apprezzare pienamente la bellezzadi queste pagine relative agli Etruschi,forse bisognerebbe liberarsi dall’ombra del Concilio di Trento: meno facile di quanto si creda.; pochi messaggi ,purtroppo,hanno la forza della morale cattolica: oggi, peraltro, in grade ripresa.Chi non è pienamente d’accordo ha, tuttavia, il dovere di rispettarla (la morale cattolica), come ha il diritto di rivendicare per sè una libertà estetica che non può essere negata a nessuno.

    • ubaldo de Robertis

      Con tutto il rispetto per la morale cattolica di cui parla la Ventura, mi richiamo all’affermazione di Martino:” la libertà degli antichi noi ce la sogniamo”. Per me tutto risale al prevalere del filone ascetico e penitenziale presente nel cattolicesimo nel nome del monoteismo ebraico e del Cristo. Questo portò ad un risultato molto severo per la vita privata delle popolazioni “pagane”. Condizionò, con azioni repressive dirette, tutto il costume delle genti creando contrasti atroci fra pene immani ed esasperando le normali alternanze fra la gioia di vivere, il sesso tra queste, e l’angoscia del male, dell’annientamento. Non dimentichiamo che il ceto sacerdotale si inserì presto nell’area del potere ufficiale. Uno dei miei insegnanti, Il prof. Giovanni Tabacco, presso l’ Università di Torino, facoltà di Lettere indirizzo Scienze storiche, a cui mi ero iscritto frequentandola nelle ore libere dagli impegni lavorativi, aveva condotto eccellenti studi in proposito.
      Ubaldo de Robertis

  7. ubaldoderobertis

    Mi piacerebbe sapere da Salvatore Martino, autore dell’affermazione da me riportata all’inizio del mio commento, se trova convincente la mia ricostruzione storica. saluti.
    Ubaldo de Robertis

  8. Salvatore Martino

    Ha pienamente ragione de Robertis. Il Cristianesimo ha totalmente demonizzato il sesso, in tutte le sue manifestazioni. Il peccato è divenuto per la Chiesa strumento di potere, attraverso la condanna e la paura, e mi sembra che la morale cattolica da un lato piena di comprensione per l’Altro, per il tuo simile nell’amore , da un altro punto di vista sguazzi nella mortificazione della carne, nel sacrificio, nel dolore, nell’impossibile imitatio Crhristi, nell’abbandono da ogni richiamo naturale. Ricordo quando ero quasi adolescente e giocavo a pallone nella parrochia i consigli dei preti su come rinnegare la masturbazione, che avrebbe apportato persino indicibili malattie, mi turbavano e mi facevano sentire impuro e peccatore, malgrado l’invincibile richiamo del piacere solitario. Quando trascorsi un lungo periodo nel Convento degli Olivetani a Monte Oliveto, in seguito ad una presunta crisi mistica, rimasi sconvolto dalle attenzioni esplicite e irriverenti dei frati nei miei confronti, che mi pilotavano dentro di un mondo dove molti soggetti braccati dall’ipocrisia convivevano. Il sesso può essere luce e conoscenza, senza di esso almeno tra gli uomini l’amore non esiste, forse soltanto gli angeli e gli asceti possono farne a meno. Certamente può essere anche principio di disperazione, di follia, di azioni violente e pericolose. La Chiesa cercando di incanalare queste pulsioni in un letto di moralità ha sì creato un argine utile per certi versi , ma anche una sorta di pericolosa castrazione. D’altra parte l’ambiguità è proprio insita nella Chiesa paolina: da una parte il Vangelo coniuga i due massimi insegnamenti di quell’immenso uomo che fu Cristo : Ama il prossimo tuo come te stesso( c’è qualcosa di più rivoluzionario?), ” chi è senza peccato scagli la prima pietra” cancellando quanto di perverso possa essere stato commesso, in un abbraccio di perdono. Spesso la Chiesa ha tralasciato queste vie maestre, in nome di un potere secolare ha sbanbierato il peccato, massimo quello originale della Conoscenza, infilandoci in un corridoio dove la sofferenza, il sangue, l’abbattimento del piacere la fanno da padrone. Per non parlare della miriade di santi e vergini e martiri che fanno invidia a un Pantheon Egizio. La mia ammirazione per la Chiesa di Roma va tutta a questa conservazione unica del potere da duemila anni, alla straordinaria protezione degli artisti che hanno lasciato testimonianze quasi ultraterrene nel corso dei secoli, alla conservazione della cultura attraverso i secoli bui. Certo devo soprassedere sugli Albigesi, sulle Crociate e lo sterminio dei musulmani in Gerusalemme al contrario di quel che aveva fatto il Saladino, su Giovanna d’Arco, su Michele Serveto, sulla notte di San Batrolomeo, su Bruno e Campanella e su tutti i martiri dell’Inquisizione, sugli stermini perpetrati dai Gesuiti in America latina. E per venire a giorni più a noi vicini: nel 1848 nella Repubblica Romana di Saffi e di Mazzini fu aperto il Ghetto ebraico e abolita la pena di morte. Al ritorno vittorioso di Papa Mastai Ferretti Pio IX
    trascinato dai Francesi Sua Santità ripristinò la pena di morte e fece sbarrare di nuovo il Ghetto giudaico. Come tutti sappiamo Pio ix è stato canonizzato. Anche il massimo esponente dell’Inquisizione, quel Roberto Bellarmino giustiziere di Giordano Bruno è stato innalzato alla gloria degli altari. In piazza Ungheria troneggia una chiesa che porta il suo nome, e nella splendida gesuitica basilica di Sant’Ignazio da Loyola il suo monumento funebre è inserito in una ricchissima e barocca cappella ricoperta di marmi. Ma le contraddizioni fanno parte della vita.

    Appena ritroverò un bellissimo opuscolo lasciato alcun tempo fra gli scranni di San Carlo al Corso potrò rendervi partecipi di come la Chiesa nel XXI secolo guardi ai cosiddetti diversi.

  9. Essere considerata una paladina della morale cattolica è quanto non avrei pensato nemmeno nelle mie congetture più originali. Sono laica e illuminista, purtroppo;ma così ingenua e bacchettona,che anche la morale cattolica potrebbe accogliermi tra le sue capaci braccia.

    • Io sono cattolica, sono ingenua ma non assolutamente bacchettona.
      Non ho problemi di sorta ad ammirare i dipinti etruschi con scene di sesso o le sculture sul medesimo argomento. Al massimo posso provare un poco di imbarazzo come di fronte a certe scene cinematografiche molto spinte ed esplicite sull’atto sessuale (meglio dire “sugli atti sessuali” data la grande fantasia degli Etruschi, forse superiore a quella del Kamasutra).
      A Pompei ho visitato il celebre Lupanare con gli affreschi che raffigurano la “specialità sessuale” della poverina. Ho provato molta pietà per quelle povere schiave del sesso costrette in cubicoli strettissimi, adatti alla loro “posizione sessuale”. Eppure sono cattolica, ma ci sono entrata perché l’archeologia e l’arte antica sono, oltre che la mia passione, una disciplina dei miei studi universitari (all’Università Cattolica di Milano).
      Non è vero che la Morale Cattolica condanna sempre e totalmente il sesso. Piuttosto ha insinuato un eccessivo senso del peccato in atti e gesti più che normali nella vita quotidiana. La Morale Cattolica veicola il sesso alla sola procreazione, perciò è contraria all’aborto e alle pratiche volte a evitare la procreazione. Su quest’ultimo punto, però, ha molto allargato le maglie delle proibizioni su cui non mi dilungo perché mi sentirei imbarazzata. Io, cattolica, non sono inibita nel campo della sessualità, ma nemmeno tanto disinibita da oltrepassare i limiti della mia morale e del buon gusto (ci vuole anche questo nel fare all’amore!).

      Giorgina Busca Gernetti

  10. Massimiliano Achille

    Sono spiazzato dal modo in cui il dibattito sulla libido ai tempi degli Etruschi sia divenuto una querelle sulla moralità cattolica e sul ruolo della Chiesa nello sviluppo moderno del senso morale.
    Mi chiamo fuori da questa che mi sembra una deviazione dal tema, perché alla fine quasi tutti gli intervenienti hanno finito per prolungare la loro visione della nostra morale, mentre il mondo antico, operava in un contesto lontano anni luce dal nostro e non perché meno intellettualmente avanzato, visto che la filosofia è ancora tributaria dei quel mondo.
    Mi affianco, dunque, a Steven Grieco, l’unico che si è soffermato sulla raffigurazione dei coniugi Tetnies (Larth e Thanchvil) per rimarcarne la particolarità. D’altronde proprio questa particolarità fa fuoriuscire i due sarcofagi della famiglia Tetnies (mi riferisco anche a quello del padre di Larth (Arth) dalla andante visione della morale etrusca e del rapporto matrimoniale. I due splendidi sarcofagi che ritrovano oggi a Boston, sono un unicum non solo nell’ambito etrusco ma in tutto quello del mondo occidentale. Tanto che se dovessi proprio cercare una qualche lontana affinità, richiamerei la pittura di Fontainebleau e dintorni. Mi riferisco al ritratto di Francois Clouet,che rappresenterebbe, si dice, Francoise D’Orléans e Il ritratto di Gabrielle D’Estrées, Ambedue mostrano nude senza pudore du grandi nobili.
    Ma ciò che più colpisce nei due sarcofagi è il senso forte della contiguità e continuità di vita e morte e la capacità dell’amore (coniugale, nel caso di specie) di non vedere tra le due una frattura o la fine della prima.
    Non sono riuscito ad esprimere la mia reazione se non come poesia, perché i due monumenti rivelano la poesia della forza dirompente dell’amore.
    Mi vorrete perdonare.

    Larth e Thanchvil

    Negli occhi si guardano,
    le loro pelli sfiorano
    con leggerezza di gesti
    che la pietra non aggrava.
    Così giovani e persi,
    non voltati verso di noi
    contro l’uso dei Tirreni
    che dal letto ci fissano
    della vita e la morte
    come in lungo addio.
    Larth e Thanchvil sono fusi
    nel cerchio che li sostiene
    armonioso e serrato
    dal quale mai usciranno.
    Il tempo è assente
    forse solo li sfiora,
    neanche la morte li tocca
    perché di lei non curano.
    Hanno sentito la poesia
    del fluire della vita
    Così eterni sembrano
    molto più che immortali:
    entrambi lo sapevano
    che così sarebbe stato
    se posti fossero stati
    in un abbraccio uguale
    a quello del sarcofago.

    • Pasquale Balestriere

      Lei, Signor Massimiliano Achille, ha ragione sulla piega che ha preso il dibattito, che ad un certo punto diventa tangente all’argomento proposto. Però pure lei non esageri e, per favore, ci risparmi espressioni come “le loro pelli”, più consone alla bocca di cacciatori di bufali che alla penna di uno che presume di scrivere in poesia.
      Pasquale Balestriere

  11. gentile Signor Balestriere,
    Le bastino queste tre considerazioni o fatti:
    i versi inviati costituiscono un primo getto già sottoposto a revisione.
    La prossima volta per non offendere la sua sensibilità poetica dell’anno 2015, dirò: le loro epidermidi.
    La ringrazio per la sua frase “uno che presume di scrivere in poesia”
    La prossima volta chiederò a lei il dovuto diploma, che suppongo Lei sia l’unico a poter rilasciare.
    massimiliano achille

  12. Pasquale Balestriere

    Gentile Sig. Chiappetti,
    rispondo con altrettante (tre) considerazioni:
    1) non si pubblicano mai versi di “primo getto”;
    2) “le loro epidermidi” sarebbe appena appena preferibile, ma non è certo l’optimun;
    3) non distribuisco diplomi, ma accetto lauree. Una me l’hanno pure data. In arte poetica. Può pure controllare, se dubita.
    Le auguro (senza ironia) buone feste. E un anno nuovo ricco di buona poesia. Possibilmente senza “pelli”.
    Pasquale Balestriere

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