Roberto Pallocca “Non per sempre” (EdiLet, 2008), Romanzo. Commento di Marco Onofrio – Radiografia di un amore dei nostri tempi

foto immagine film 1

fotogramma film anni Settanta

Marco Onofrio, Radiografia di un amore dei nostri tempi

L’imminente uscita del volume di racconti Miniere cardiache, dopo 7 anni di fervido e tutt’altro che inoperoso silenzio letterario, offre l’occasione per una retrospettiva sulla precedente opera narrativa dell’autore e blogger romano Roberto Pallocca, ovvero sul romanzo Non per sempre (EdiLet, 2008, pp. 124, Euro 12). Dopo una fugace e non del tutto convincente incursione nel romanzo storico, con Quando torna (2007), Non per sempre segnava un salutifero “rimpatrio” nell’alveo della tematica d’amore, affrontata e intesa come luogo privilegiato di rivelazione della vicenda umana, entro la globalità simbolica dell’esperienza; una tematica dove Pallocca si trova a suo agio (si leggano, ad ulteriore conferma, i contenuti estemporanei del suo blog “nel frattempo.net”) poiché, evidentemente, a lui assai congeniale. Non per sempre rappresenta, in tal senso, la naturale prosecuzione di Giusto un amore (2006), il breve e limpido romanzo d’esordio. Se Giusto un amore era, per così dire, un blocco trasparente di cristallo, in Non per sempre il cristallo si sporca di vita, si irrora di sangue pulsante, diventa denso di sapore umano. Qui Pallocca è già cresciuto, come uomo e come autore. Superata d’un balzo l’emozione dell’esordio e la responsabilità della conferma, alla sua terza prova narrativa “dipinge” con mano sempre più ferma e sicura. Attenzione però: l’amore secondo Pallocca non è pretesto per una scrittura patinata, ovvero edulcorante, smart, giovanilistica. Pallocca non strizza l’occhio al lettore, non ne cerca la facile complicità. Egli fa dell’amore oggetto di studio umano, veicolo di approfondimento semantico, luminescenza dello sguardo e del pensiero. Ha un esprit de finesse che gli consente di analizzare la “microfisica” del sentimento amoroso, atomizzato e respirato in vapore pulviscolare, come un profumo (che forse è quello stesso della vita), a partire dalla sua percezione “fisica”, fin dalla presa in carico della sua pregnante e possente oggettività di prisma sfaccettato e multicentrico. Pallocca prova certamente piacere a raccontare storie, ma non è un “narratore puro”: è imprescindibile, in lui, una vocazione saggistica (e aforistica, e metaforica, e melanconica – sulle tracce di Fernando Pessoa) che lo spinge allo scavo in profondità, confermato anche dal titolo del libro in uscita, Miniere cardiache. E insomma, ha bisogno di “saggiare” l’argomento per scriverne.

pittura Dink's Dolls

pittura Dink’s Dolls

L’amore dunque è il tema umano per eccellenza: un catalizzatore di intensità, uno strumento di manifestazione delle verità che racchiudiamo. Una verità metafisica, che però sgorga dal grumo profondo dell’esperienza, alle foci del grande fiume del tempo. L’amore infatti è immerso nel tempo, collocato in prospettiva esistenziale, laddove l’esistenza scorre – appunto come un fiume incatenato alle sue sponde – in continuo dialogo con la morte.

«Ad amare veramente non si impara. È come la morte: arriva quand’è il momento, e càpita una volta sola. È una materia che non si apprende, né si insegna, perché nessuno può fare due volte esperienza dello stesso amore, come nessuno può imparare a morire».

Roberto Pallocca nonpersempre_copertinaAmore e morte: due termini estremi che non consentono molti nascondigli. Come una casa trasparente di vetro. Anche non volendo, siamo messi dinanzi alla nostra caducità. Amore e morte sono qui mescolati nel sottotema specifico dell’impermanenza: non per sempre. Per questo Pallocca antepone al testo un colophon tratto dal suo cantautore italiano preferito, Roberto Vecchioni:

«… ma d’altra parte ci sono vecchi
che darebbero tutto per un momento,
ci sono lettere che non arrivano,
baci che restano immaginari,
ci sono treni che si stanno chiedendo
quando finiscono i binari.
Tu, quanto tempo hai?
Tu, quanto amore hai?»

Il modo che Pallocca utilizza per scrivere l’amore ci ricorda inesorabilmente che siamo fenditure tra due eternità, quella che precede la nostra nascita e quella che seguirà la nostra morte. Viene in mente una celebre metafora dell’Historia Anglorum del Beda, che rappresenta una delle note più alte della poesia medievale: «Quando io penso al corso di questa nostra vita terrena, mi viene in mente un’immagine: in una sera d’inverno tu siedi a cena. Il fuoco è acceso, la stanza è calda; fuori battono turbini di neve. Ed ecco che entra volando rapidissimo un passero smarrito, e traversa la sala, ed esce di nuovo nella notte. Mentre è nella stanza non lo tocca il gelo invernale; ma già quell’attimo è trascorso, ed eccolo ancora travolto di tempesta in tempesta. Tale mi sembra la vita dell’uomo».

pittura Franco Gentilini

pittura Franco Gentilini

La triade Amore-Essere-Tempo conduce lo sguardo a vedere le cose “sub specie aeternitatis”. E allora, dinanzi all’Idea che non siamo qui per sempre, che il nostro giorno è un battere di ciglia – neanche il tempo di aprire gli occhi ed è subito sera –, insorge lancinante la consapevolezza che «se ci si perde, si vive lontano l’unica vita possibile». Quando si è lontani ci divide un abisso di invisibile silenzio. Il mondo è pieno di vuoto, di gelo, di materia oscura. Ecco il valore assoluto dell’abbraccio, del suo calore destinato a raffreddarsi. Anche se l’abbraccio, sia pure il più stretto, non basta a elidere la distanza originaria dei corpi: si resta comunque diversi, divisi, staccati. L’amore «danza sul confine di una sconfitta». Perché perdersi è più facile che trovarsi. Per colpa del tempo, anzi: dell’istante. L’istante è il granello di sabbia che, ammontandosi agli altri, riempie la metà della clessidra; ma è anche la bomba ad orologeria che scardina la più solida e perfetta eternità. Ecco i protagonisti di Non per sempre: Vittoria e Roberto, due di noi. Pallocca ci presenta in flashback la storia di questo amore. L’incontro all’Università. E poi, in copisteria, il gesto spontaneo di Roberto che rompe il ghiaccio, sciogliendo l’imbarazzo della scena.

«La spontaneità che certe volte fa fare gesti che non ci appartengono. Quella spontaneità che ci fa fare qualcosa che non faremmo mai, avere spigliatezze che non sono nostre».

Una linguaccia improvvisa e inaspettata. Con la lingua troppo rossa per le rape che Roberto ha mangiato alla mensa dell’Università. E il riso irrefrenabile di Vittoria. Comincia tutto da qui, «per una lingua un po’ più rossa». Questo accidente così irrisorio, ma decisivo e gravido di conseguenze, fa riflettere sul caso incredibile per cui esistiamo: l’incontro fra il padre e la madre da cui ognuno di noi è stato generato. E ci si chiede: se uno dei due quel giorno non fosse uscito, o fosse uscito dieci minuti dopo? Se ora io vado per strada, incontro chi magari non ho mai visto e che, se invece non esco, non avrò mai più la possibilità di rivedere. È pazzesco, ma è così: e c’è tutto lo splendore strambo, miracoloso e un po’ ridicolo che chiamiamo “vita”. Dunque Vittoria e Roberto. Una storia di film guardati abbracciati sotto il piumone, di pacchetti di popcorn, di succhi di frutta, di parole, di sottili speranze, di viaggi insieme – Firenze, Barcellona, Vienna, Parigi – di attimi vissuti e di fotografie. Vittoria e Roberto – Pallocca ce lo fa sentire – sono stati felici: hanno provato quella felicità che contagia per sempre. Non solo il presente, ma anche il futuro. Eppure, come già in Giusto un amore, l’amore soffre per questioni di tempo. Per sconnessioni temporali. L’amore a tempo, ovvero il tempo dell’amore: come una data di scadenza.

«Sarà strano, ma càpita di continuo. Quel che ci sembrava l’infinito col tempo diventa minuscolo».

foto immagine film

fotogramma film anni Settanta

È vero. Vale anche per lo spazio. Scrive l’aforista Dino Basili: «Quanto era grande il primo amore? Smisurato, indicibile. Come certi boschi della memoria, estesi e verdissimi, che invece erano formati da una dozzina di alberi, neppure tanto folti». E Pallocca:

«Forse cambia il punto di vista, cambiano i nostri occhi o il nostro sguardo».

Specialmente oggi che tutto invecchia troppo presto. Pure l’amore. C’è bisogno di continue novità. Un secolo di mass media, specie dopo l’avvento dell’informatica, ha contribuito a rendere impaziente, compulsiva e “palpitante” la nostra percezione delle cose. Anche il paradiso, a lungo andare, annoia chi ne gode. Allora si aguzza l’udito, in cerca di nuovi riverberi. E «sono sirene dal canto soave: ma le sirene stanno sempre su scogli a pelo d’acqua». È facile incagliarsi e farsi male. E allora, Vittoria e Roberto? Eccoli: prima «sognavano allo stesso ritmo», e possedevano il mondo come oggetto, e soprattutto come progetto. “Domani” era la parola stessa dell’amore. Perché ogni giorno sarebbe stato migliore del precedente. Ma tutto scorre, tutto cambia. Purtroppo; anzi: per fortuna. Due persone che cominciano a lasciarsi sono due orologi che si de-sincronizzano, che perdono colpi. Non hanno più un tempo in comune. Avere un tempo diverso dalla persona con cui abbiamo un rapporto conduce fatalmente questo rapporto a sfaldarsi, a perdere armonia. Due ballerini che vanno fuori tempo rischiano di pestarsi i piedi.

«L’amore finisce quando si procede ognuno col proprio passo».

Qual è l’istante esatto «in cui finisce una storia, la sua densità, il suo peso, il suo sapore?» Non riusciamo mai a ricordarlo. Eppure la vita è tutta questione di attimi, di sfumature impercettibili, di particolari. Di gestione dei silenzi e delle parole. Di rispetto dei ruoli e delle giuste distanze. Di desideri da limare fino a renderli realizzabili. La scrittura di Pallocca macina chilometri di frasi sull’orlo che divide il detto dal non detto, il visibile dall’invisibile, il reale dal possibile.

«Ogni gesto nasconde un mondo, una curva inesplorata di eventualità. E possibilità infinite racchiuse entro un battito di mani, una telefonata, una carezza, una sorpresa».

foto le gambe sbagliate

foto le gambe sbagliate

Ed ecco l’“errore” che nasce dall’erranza, cioè dalla voglia di perdersi, di cedere al richiamo delle strade alternative. È la tentazione ulissiaca dell’oceano che spinge a riprendere il viaggio, fuori del porto costruito insieme. Gorghi affascinanti proprio perché pericolosi. La tentazione, forse, c’era già da prima: solo che ora ci si fa caso. Perché si ha bisogno di un tempo nuovo, al quale ri-accordarsi. Si ha bisogno di aprire un’altra porta. Di allungare lo sguardo incontro a nuove prospettive. Di darsi altre possibilità.

Vittoria e Roberto, ora, sono due pianeti che si allontanano. Perché nell’orbita di Roberto è piombata l’interferenza di un asteroide che si chiama Giulia, la migliore amica di Vittoria: un asteroide che lo ha attratto per qualche tempo nella sua orbita, e dal quale poi a sua volta si allontana: per affrontare il vuoto incolmabile e il silenzio della perdita, della solitudine. La mancanza che soffoca. La disperazione. La perdita di se stessi. Accade a volte che i cuori si chiudano a chiave, per non soffrire più. Ma il cuore «ha milioni di entrate secondarie». E dà sempre una nuova possibilità di vita, anche quando sembra arido e inerte come una pietra. Comincia così un itinerario di conoscenza, di consapevolezza, di crescita. I sentieri nutrienti del dolore. Un giro lunghissimo e tortuoso attraverso i giorni: futili surrogati, «scampoli di amore a peso», nuove storielle, rapporti sentimentali e sessuali fugaci, sedili d’auto ribaltati, orgasmi falsi, strana e inquieta e dolente euforia di vivere ed essere ancora, altrove, oltre. E la voglia almeno di provarci. A far finta che non è successo niente, che si può andare avanti lo stesso. Anche se da qualche parte lo si sa. Che non è lo stesso. Che nulla sarà più come prima. Poi, però, i due pianeti si rincontrano per caso. E ci provano, lentamente, faticosamente. A ri-accordarsi. A tornare insieme. Ad appianare livelli che sembravano incolmabili. A sincronizzare i tempi del proprio orologio esistenziale.

Il punto è: per sempre (malgrado il non per sempre di cui siamo intrisi)? La soluzione resta aperta. Si conclude il libro, ebbri di lettura, e ci si chiede se le strade che percorriamo sono reversibili. Se le mappe della vita sono già scritte, o siamo noi a tracciarle lungo il cammino. Roberto Pallocca ha colpito nel segno: non solo ci ha regalato, da buon narratore, una storia universale e coinvolgente, scritta con bravura ed efficacia; ma ha saputo arricchire di dubbi, e domande, la nostra percezione delle cose.

Roberto Pallocca a Praga

Roberto Pallocca

 Roberto Pallocca è nato a Marino Laziale (RM) il 14 giugno 1981. Lavora come capotreno sulle “Frecce rosse” di Trenitalia. Laureato in Comunicazione di Massa, è giornalista pubblicista dal 2005 e ha collaborato con diverse testate giornalistiche. Si è dedicato alla scrittura molto presto e ha vinto numerosi concorsi letterari di narrativa. Il suo romanzo d’esordio Giusto un amore (Sovera, 2006) ha esaurito la prima edizione in pochi mesi. Ha successivamente pubblicato i romanzi Quando torna (Robin, 2007) e Non per sempre (EdiLet, 2008). Con EdiLet – per cui dirige la collana di narrativa Sherazade – sta per uscire il volume antologico di racconti brevi Miniere cardiache. Ha curato le miscellanee di racconti brevi Scrivimi di questo tempo e Scrivimi di questo tempo 2 (EdiLet, 2008 e 2012). È fondatore e amministratore del blog nelfrattempo.net dove appunta parole, pensieri e letture. Web Site: http://www.robertopallocca.it

 

28 commenti

Archiviato in romanzo, Senza categoria

28 risposte a “Roberto Pallocca “Non per sempre” (EdiLet, 2008), Romanzo. Commento di Marco Onofrio – Radiografia di un amore dei nostri tempi

  1. Cara Giorgina,
    dal tempo dei tempi, dalla notte dei tempi in su, fino a noi oggi, l’amore è stata una invenzione dei poeti, è superfluo che io ti indichi i grandi poeti che hanno inventato la forma dell’amore, da Omero con la descrizione dei lutti e delle stragi causate dall’insano amore tra Paride ed Elena, a Dante Alighieri con l’amore per Beatrice, agli stilnovisti con la raffigurazione dell’amore cavalleresco, per arrivare a Leopardi che ha scritto quella struggente e straordinaria poesia dedicata a Silvia. L’amore, da sempre, è stata una invenzione dei poeti. Fino a “Un amore” di Dino Buzzati e alla “Noia” di Moravia che hanno rappresentato con impareggiabile maestria narrativa la nascita di un nuovo genere di amore, quello tra una escort (come si dice oggi con linguaggio edulcorato, ma va bene così) e un intellettuale (rispettivamente: un pittore e uno scrittore), fino all’amour fou di Breton e dei surrealisti, fino all’amore degli esistenzialisti parigini (Sartre e la Beauvoir), fino ai giorni nostri, di cui si occupa il pur bravo Roberto Pallocca. E ti dirò di più, fino al mio romanzo inedito che uscirà nel 2016 per Achille e la tartaruga, che avrà il titolo di “248 giorni”, forse il mio romanzo migliore, che comunque raffigura un amore dei nostri tempi della stagnazione spirituale ed economica, tra uno scrittore che ha rinunciato a scrivere romanzi per un pubblico mass-mediatizzato e una bellissima spogliarellista. Di qui le contraddizioni che nascono tra l’universo mentale di un poeta e la realtà prosaica del mondo borghese, l’impossibilità di arrivare a vivere un amore autentico entro le coordinate di una civiltà post-borghese. Questo, almeno, è l’intento del mio romanzo prossimo venturo, che giudicheranno i lettori.
    Come sempre è avvenuto nella storia dell’umanità, gli artisti, i poeti hanno sognato a partire dalle gambe di Dora Markus che hanno ispirato Montale al volto della bella attrice araba, che suscita in me l’arte del sogno. E lasciami dire che senza i sogni ad occhi aperti dei poeti, senza le loro invenzioni dell’amore, senza le loro accelerazioni mentali ci resterebbe soltanto l’amore borghese o piccolo borghese dei nostri tempi con lo squallido fondale degli interessi piccolo borghesi che lo nutrono, per non parlare dell’amore a fini procreativi che ci consegna la santa Chiesa cattolica…

    • Caro Giorgio,
      perché una lettera proprio a me? Troppo onore mi fai!
      Grazie e un caro saluto

      Giorgina

      P.S. – Sotto, ma non come risposta, una poesia che… hai dimenticata!

      • Caro Giorgio,
        come risposta alla tua cortese lettera di questa mattina, contenente un’analisi acuta e profonda della situazione deludente in cui aleggia l’amore oggi e dell’impossibilità di arrivare a vivere un amore autentico entro le coordinate di una civiltà post-borghese, ecco una poesia che dimostra, fra l’altro, la mia attesa del tuo romanzo proprio sull’amore. Esprime, però, anche l’oscurità della vita senza amore.
        *
        SENZA AMORE
        .
        ……… Scenderemo nel gorgo muti
        …………………Cesare Pavese
        .
        A che vale la vita senza amore
        scevro d’infingimenti,
        autentico, profondo, inarrestabile,
        eterno, forse, come nei poeti
        che l’amore ideale professarono
        qual sacra religione
        lievemente cantandolo nei versi
        con dolce stile eterno?
        .
        Buia è la vita senza amore, è vuota
        come guscio, in inverno, di cicala
        che con il canto l’estate allietava
        nell’ardente calura.
        .
        L’amore spento, simile a quel canto
        che tace nella bruma,
        l’animo, un tempo chiaro e luminoso,
        oscura, svuota, ottunde ed intristisce
        come quel guscio vuoto tra le foglie
        ormai stridule, secche, accartocciate,
        morte anch’esse nel freddo,
        nella triste penombra dell’inverno.
        .
        Resta una via soltanto, senza amore
        né luce:
        ……………. muti scendere nel gorgo.
        .
        Giorgina Busca Gernetti
        .
        dal libro “Echi e sussurri”, Polistampa,”Sagittaria”, Firenze 2015

        I puntini sono posti solo per mantenere l’impaginazione originale

    • “[…] le contraddizioni che nascono tra l’universo mentale di un poeta e la realtà prosaica del mondo borghese […]”

      ecco (finalmente) qualcuno che conosce i poeti.
      Complimenti ai protagonisti dell’articolo odierno e anche a te, Giorgio, per questo commento-analisi. Un caro saluto a tutti.

  2. ALLA SUA DONNA
    di GIACOMO LEOPARDI, CANTI, XVIII
    .
    Cara beltà che amore
    Lunge m’inspiri o nascondendo il viso,
    Fuor se nel sonno il core
    Ombra diva mi scuoti,
    O ne’ campi ove splenda
    Più vago il giorno e di natura il riso;
    Forse tu l’innocente
    Secol beasti che dall’oro ha nome,
    Or leve intra la gente
    Anima voli? o te la sorte avara
    Ch’a noi t’asconde, agli avvenir prepara?
    .
    Viva mirarti omai
    Nulla speme m’avanza;
    S’allor non fosse, allor che ignudo e solo
    Per novo calle a peregrina stanza
    Verrà lo spirto mio. Già sul novello
    Aprir di mia giornata incerta e bruna,
    Te viatrice in questo arido suolo
    Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
    Che ti somigli; e s’anco pari alcuna
    Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
    Saria, così conforme, assai men bella.
    .
    Fra cotanto dolore
    Quanto all’umana età propose il fato,
    Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
    Alcun t’amasse in terra, a lui pur fora
    Questo viver beato:
    E ben chiaro vegg’io siccome ancora
    Seguir loda e virtù qual ne’ prim’anni
    L’amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
    Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
    E teco la mortal vita saria
    Simile a quella che nel cielo india.
    .
    Per le valli, ove suona
    Del faticoso agricoltore il canto,
    Ed io seggo e mi lagno
    Del giovanile error che m’abbandona;
    E per li poggi, ov’io rimembro e piagno
    I perduti desiri, e la perduta
    Speme de’ giorni miei; di te pensando,
    A palpitar mi sveglio. E potess’io,
    Nel secol tetro e in questo aer nefando,
    L’alta specie serbar; che dell’imago,
    Poi che del ver m’è tolto, assai m’appago.
    .
    Se dell’eterne idee
    L’una sei tu, cui di sensibil forma
    Sdegni l’eterno senno esser vestita,
    E fra caduche spoglie
    Provar gli affanni di funerea vita;
    O s’altra terra ne’ superni giri
    Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,
    E più vaga del Sol prossima stella
    T’irraggia, e più benigno etere spiri;
    Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
    Questo d’ignoto amante inno ricevi.

  3. Il commento di Marco Onofrio è, come di consueto, eccellente. Suscita il desiderio di leggere questo romanzo d’amore.
    Un caro saluto, Marco

    Giorgina

  4. ubaldoderobertis

    I miei complimenti allo scrittore Roberto Pallocca per il suo discorso intorno al sentimento amoroso. “L’amore tema umano per eccellenza, catalizzatore di intensità”, scrive la inspirata penna di Marco Onofrio.
    A Roberto Pallocca che “fa dell’amore veicolo di approfondimento semantico, luminescenza dello sguardo e del pensiero” dedico una mia semplice antica poesia che non scrissi “per strizzare l’occhio al lettore.” Qui c’è la lontananza, i due orologi sono de-sincronizzati e il desiderio di recuperare un tempo in comune, frantumando “l’abisso di invisibile silenzio.”
    La dedico anche all’inarrivabile Giorgina B.G. che ci rimanda alla Poesia del grande recanatese, mio corregionale, e a Giorgio L. che custodisce lo spirito esuberante che lo fa parlare d’amore.
    Tu sei… amore.

    Tu sei amore gracile germoglio pistillo luce calda nell’attesa
    lamina d’agapanto da sfogliare sotto il cielo indovino.
    Arriva… amore l’ora della notte.
    Lo stupore nascondi
    E‘ densa di parole la mia storia
    contale
    conta pure i miei passi tra le righe del libro
    Ci rivela il mistero delle rondini che si baciano in volo
    intuendo le ombre dei cipressi
    curvando l‘aria al loro passare
    conficcando nel fresco dei ruscelli
    i loro becchi sottili.

    Il battito stanco del mio cuore
    s‘è fatto silenzioso.
    Appena percettibile avanza la lancetta dell‘orologio a muro.
    Certe volte l‘attesa mi fa tremare
    come il suono alla porta
    Un rabbuffo innocente di vento
    il rauco sospiro,
    un ricordo impenetrabile
    al momento di dormire.
    E dimmi…
    ti spogliasti lentamente?
    Chiudesti il libro prima di sognare?
    Cosa diranno gli elfi nel vederti assopita
    e così… bella.

  5. ubaldoderobertis

    /E‘ densa di parole la mia storia contale //conta pure i miei passi tra le righe del libro/
    immaginiamo che questo libro sia :”Miniere cardiache” di Roberto Pallocca

  6. Non credo che l’amore sia un’invenzione dei poeti; è una forza della natura, estranea e pericolosa, che può invaderci come un demone cattivo; ma se ne esce più forti, più consapevoli,più umani.

    • Hai ragione, Anna Ventura!
      Lo affermo nelle poesie seguenti, la seconda palinodia della prima.
      *
      L’AMORE È MORTO.
      .
      Ora t’ho ucciso, Amore.
      T’ho ucciso soffocando nel mio animo
      la viva fiamma che ardeva di porpora,
      splendente come il sole nel deserto.
      .
      La fiamma resisteva. S’accendeva
      di nuovo ardore e luce
      quando la volontà sopita e imbelle
      spegneva le sue armi, ormai inerti.
      .
      Dura battaglia, effimera vittoria.
      Ancora assalti con impari forze
      tra un’anima dolente
      e un incendio che robusto divampa.
      .
      Ma t’ho ucciso, alla fine: ora sei morto.
      Spenta la fiamma, la cenere amara
      lascia una traccia oscura
      d’un luminoso e puro sentimento.
      .
      L’Amore è morto. È morto.
      ***

      NON È MORTO L’AMORE
      .
      È un dio immortale Eros, il Fanète
      che rivela ed illumina l’immenso.
      Non può morire la forza vitale
      che l’universo genera e sostiene,
      perpetua dei viventi ogni famiglia
      ed anima lo spirito.
      .
      Il doloroso, amaro sentimento
      dalle profonde, tortuose radici
      puoi respingere, scacciare dall’animo
      per una quiete mesta che ristori
      dalla tempesta, dal fiero tumulto
      che ieri l’agitava.
      .
      Ma la debole quiete dello spirito
      si turba, si sconvolge per un’onda
      improvvisa, fremente di vigore,
      impetuosa e ribelle ad ogni freno
      che ne imbrigli la furia, suscitata
      dall’immortale Amore.
      *
      Giorgina Busca Gernetti
      .
      dal libro “Parole d’ombraluce”. Genesi Editrice, Torino 2006 ,
      poi, insieme con tutte le poesie d’amore tratte dai precedenti libri,
      in “Amores”, Youcanprint, Tricase (LE) 2004

  7. Caro Ubaldo de Robertis,
    ti scrivo amichevolmente con il “tu” e ti ringrazio di cuore per i giudizi su di me, che potrebbero inorgoglirmi, se fossi superba e presuntuosa.
    Molto spirituale la tua poesia, ricca di immagini delicate e persino fiabesche. Ti rispondo con una poesia d’amore ispiratami da un personaggio ignoto, o forse un “Senhal”.
    Un carissimo saluto

    Giorgina

  8. ESITAZIONE
    .
    Eri di fronte a me; eri vicino
    tanto da inebriarmi
    con l’ardore improvviso del tuo sguardo.
    .
    Ho tremato. Ho temuto
    che le tue braccia mi stringessero
    come l’edera verde
    s’avvolge al tirso, come il molle acanto
    recinge d’armonia
    un’erma solitaria in un giardino.
    Perché ho temuto ciò che anch’io volevo?
    .
    Quell’istante è fuggito
    rapido come un battito di ciglia.
    Un timido saluto
    e il caro volto ormai s’è allontanato
    dal mio che lo adorava,
    che sprofondava gli occhi nei suoi occhi
    in un ardente dialogo d’amore.
    .
    Nella penombra del viale deserto
    ti allontani in silenzio,
    forse tremando ancora come io tremo.
    Forse anche tu rimpiangi quell’istante
    non colto per la nostra esitazione.
    *
    Giorgina Busca Gernetti
    dal libro “Ombra della sera”, Genesi Editrice, Torino 2002
    *
    Il critico e poeta Luciano Luisi lodò molto questa poesia dopo la premiazione a Castenuovo Garfagnana (LU)

  9. Gino Rago

    Anche in questo intervento critico mi pare che Marco Onofrio confermi la sua padronanza espressiva nell’alveo della scienza del linguaggio. Ne guadagna in attenzione l’autore (Roberto Pallocca) pur senza conoscerne l’opera.
    Per i versi della Stefanelli su L’ombra di ieri, l’ arte della parola che Stefania mostra di possedere qui si ripropone come un persuaso tramite con i ritmi profondi della vita e forse ci ricorda la fanciulla dormiente di Pessoa rivolta verso terre “…ove il Re dimora aspettando”. Gino Rago

  10. Ecco uno dei tanti passi del Commento di Marco Onofrio che mi fanno desiderare di leggere assolutamente questo romanzo:
    .
    “La triade Amore-Essere-Tempo conduce lo sguardo a vedere le cose “sub specie aeternitatis”. E allora, dinanzi all’Idea che non siamo qui per sempre, che il nostro giorno è un battere di ciglia – neanche il tempo di aprire gli occhi ed è subito sera –, insorge lancinante la consapevolezza che «se ci si perde, si vive lontano l’unica vita possibile». Quando si è lontani ci divide un abisso di invisibile silenzio. Il mondo è pieno di vuoto, di gelo, di materia oscura. Ecco il valore assoluto dell’abbraccio, del suo calore destinato a raffreddarsi. Anche se l’abbraccio, sia pure il più stretto, non basta a elidere la distanza originaria dei corpi: si resta comunque diversi, divisi, staccati. L’amore «danza sul confine di una sconfitta». Perché perdersi è più facile che trovarsi. Per colpa del tempo, anzi: dell’istante. L’istante è il granello di sabbia che, ammontandosi agli altri, riempie la metà della clessidra; ma è anche la bomba ad orologeria che scardina la più solida e perfetta eternità.”
    .
    L’amore forse non è per sempre, forse lo è, forse non lo è mai. Di sicuro l’amore è soggetto al divenire poiché nessun sentimento, seppure profondo, resta fisso e immobile come una statua di marmo. Per molti amanti (participio presente del verbo amare: coloro che si amano) l’amore, pur non spegnendosi, passa attraverso varie fasi coerentemente con le fasi della vita umana. Importante è che resti acceso, se non come la fiamma dei primi tempi, almeno come il bagliore dei ciocchi ancora rubenti, che resti saldo come un legame capace di resistere alla voracità del tempo edace.

    Giorgina Busca Gernetti

  11. Anche questo passo di Marco Onofrio, in commento al romanzo “Non per sempre”, suscita riflessioni.
    *
    “Ed ecco l’“errore” che nasce dall’erranza, cioè dalla voglia di perdersi, di cedere al richiamo delle strade alternative. È la , fuori del porto costruito insieme. Gorghi affascinanti proprio perché pericolosi. La tentazione, forse, c’era già da prima: solo che ora ci si fa caso. Perché si ha bisogno di un tempo nuovo, al quale ri-accordarsi. Si ha bisogno di aprire un’altra porta. Di allungare lo sguardo incontro a nuove prospettive. Di darsi altre possibilità.”

    Molto bella e per me familiare in poesia l’immagine della “tentazione ulissiaca dell’oceano che spinge a riprendere il viaggio”,
    Molti poeti l’hanno cantata in versi, Dante in primis, ma le persone reali, nella loro vita. già prima di legarsi l’un l’altra sentivano in sé questa tentazione, o almeno questo pensiero che, forse, dopo un po’ di tempo in patria (leggi: tra le mura domestiche), la vastità dell’oceano con il suo fascino e, forse, le Sirene, non sarebbe stata solo una chimera?
    Un’uscita di sicurezza, una porta aperta o apribile pare siano nel destino di chi si ama.

    Giorgina Busca Gernetti

  12. Cara Giorgina, ho apprezzato moltissimo la tua poesia”Esitazione”,in cui hai sintetizzato un “sentire” che è stato proprio della nostra generazione, che ne ha segnato il limite ma anche la grandezza:”noi credevamo”a tutto,ingenuamente.Ma abbiamo esorcizzato il cinismo, che è il rischio peggiore dell’attualità,un vero nemico della pienezza dell’essere: “pienezza
    che ha bisogno anche dell’errore,dell’ingenuità,della scivolata nel patetico
    e perfino nel ridicolo, per essere tale

  13. Salvatore Martino

    Dire qualcosa intorno ad un romanzo non letto temo che sia impossibile, è una costruzione architettonica complessa, della quale senza lettura non si comprendono le chiavi. Nel caso specifico apprezzo come sempre lo straordinario sviluppo critico che ci regala Marco Onofrio, che può certamente canalizzare un accostamento al romanzo. Però mi chiedo perché limitare l’amore ad un solo episodio? Una solenne falsità. Lo dico per esperienza sia personale che di tante altre persone da me profondamente conosciute. Un cortese e minuscolo rimprovero alla signora Gernetti dolcissima, straordinariamente colta e gentile: la prego non prenda il vizio di Sagredo, e commentare le poesie o i romanzi degli altri con le proprie poesie. Salvatore Martino

    • Gentilissimo Salvatore Martino,
      la ringrazio per la dolcezza con cui giustamente mi rimprovera.
      Ho voluto provare a “sagredeggiare”, ma la cosa in sé non mi piace affatto, con tutto il rispetto per Antonio Sagredo. Infatti, non lo farò mai più.
      Del resto. ho commentato il pregevole scritto di Marco Onofrio con parole in prosa, affermando una volta di più la sua eccellenza.
      Un caro saluto

      Giorgina

  14. antonio sagredo

    Cari Salvatore,
    i miei versi sono anche una sorta di critica… non ragionata, è ovvio- e poi perché limitarci… lo sai bene che i Poeti hanno si, il loro cortile, ma che non hanno recinti…
    un abbraccio da Antonio

    • Grazie, Antonio:
      Però io, in futuro, resterò nel mio cortile. Ma questa volta il tema dell’amore mi ha tentata troppo fortemente, tanto che ho ceduto, postando qua e là ina mia poesia, a tono, però,
      Anche a te un caro saluto
      Giorgina

  15. Salvatore Martino

    Non c’era acrimonia nei miei due rimproveri cara Giorgina ( voglio usare confidenzialmente il nome ) e carissimo Antonio, ma mi sembra che codesto atteggiamento potrebbe generare una serie di imitatori, rischiando stravolgere lo spirito del blog, facendolo diventare una vetrina di auticelebrazione. Con tutta la mia stima e il mio affetto Salvatore Martino

    • Gentile Salvatore,

      non ho percepito nessun senso di acrimonia nel tuo giusto suggerimento, più che rimprovero . Io stessa, poi, ho giustificato il mio inusitato comportamento di ieri con argomentazioni ben precise ed ho promesso di non farlo mai più perché non è nel mio stile agire così.
      Ho il mio blog personale per pubblicare le mie poesie: “La mela rossa dimenticata”, autoreferenziale ma non mai autocelebrativo.
      Grazie per le cortesi parole e cordialità

      Giorgina

  16. Signori,
    visto i complimenti reciproci che ci facciamo, mi sa che tornerò presto con una stroncatura ragionata e motivata, così almeno tireremo un po’ su la fama del blog il quale gode appunto di una fama sinistra, sinistra perché non si limita ad applaudire i componimenti proposti, come fa la stragrande maggioranza dei blog, ma entra dentro le poesie con ragionamenti a volte anche serrati e argomentati. Io dico sempre agli autori che vogliono partecipare al blog che se inviano le loro composizioni, non devono poi aspettarsi commenti di cioccolata e panna, ma devono accettare il libero e critico confronto intellettuale.
    Queste sono le regole del gioco che, certo, non ho inventato io…

  17. Grazie Giorgina,
    mi fanno piacere queste tue parole di approvazione, anche perché molti commenti dei frequentatori del blog sono stati presi male da molti autori che hanno reagito fuori dalle righe della buona educazione e del bon ton accusando il blog di essere settario, cosa che a me non risulta. Anzi, è bene dire che i giudizi che pervengono non sono mai sottoposti a controllo preventivo, ma semmai successivo solo se contengono frasi offensive e lesive delle persone.

    • Caro Giorgio,
      sai che io sono sincera, fin troppo, ma è insito nel mio carattere questo comportamento limpido e franco.
      Chi offre al pubblico (critici letterari o lettori) un proprio testo deve accettare con maturità di spirito i giudizi sia positivi sia negativi.
      Se non è in grado di accettare un’eventuale stroncatura o un semplice “così così”, con eventuali critiche costruttive, non distruttive per chissà quale malignità, si tenga i suoi testi nel cassetto e stia sereno nella sua pavidità.
      Un caro saluto

      Giorgina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.