Rossella Seller OTTO POESIE INEDITE “Le rovine del senso: il post-negativo”, «Lo Spirito non ha alcuna forma. Attraverso le cose prende forma. Il nostro pensiero è tracciare le linee interne delle cose», “Per una poetica del vuoto”, “Rosa tardiva”, con un Commento di Giorgio Linguaglossa

Evgenia Arbugaeva Weather_man

Evgenia Arbugaeva Weather_man

Rossella Seller è nata a Bari, ma vive a Roma da molti anni, dove lavora come medico, psichiatra e psicoterapeuta in prima linea contro lo stigma sui malati mentali e l’emarginazione. Svolge anche un’intensa attività di ricercatrice e divulgatrice scientifica. Appassionata viaggiatrice, scrive racconti e poesie dall’età di quindici anni. Giovanissima ha creato un programma radiofonico dedicato alla poesia italiana ed è stata finalista del concorso letterario “Guido Gozzano”. Nel corso degli anni ha ricevuto altri premi e riconoscimenti letterari e i suoi versi sono presenti in numerose riviste e raccolte antologiche. Nel 2008 ha pubblicato la sua prima raccolta Nello  Specchio di Alice  (Lietocolle). I suoi testi poetici sono inseriti in alcune opere teatrali e all’interno di spettacoli musicali. Email: lellanit@yahoo.it

Evgenia Arbugaeva Slava_observatory-

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Commento di Giorgio Linguaglossa. Le rovine del senso: il post-negativo

 Pensiero di Tsung Ping: «Lo Spirito non ha alcuna forma. Attraverso le cose prende forma. Il nostro pensiero è tracciare le linee interne delle cose»

Tao: Prima dell’Uno c’è il Vuoto supremo, il Soffio primordiale che precede lo Yin e lo Yang

 Dopo l’11 settembre 2011, la storia sembra andare verso l’implosione del senso piuttosto che verso il suo ripiegamento, verso la demoltiplicazione piuttosto che verso il dimagrimento.  La poesia che si fa oggi è simile ad una femmina giunonica che mercanteggia il prezzo delle sue prestazioni. Ma la Poesia di oggi ha coscienza di questa negatività? La Poesia ha coscienza di questo de-moltiplicatore?. Oggi forse è possibile soltanto una poesia negativa, del negativo. Ma è una negatività senza impiego, una negatività da disoccupati dello spirito, senza contraltare, una negatività che permette di essere rappresentata soltanto attraverso la finzione, l’allestimento di un palcoscenico vuoto. Attraverso una secondarietà. E il primario? Che fine ha fatto il Primario? Non lo sappiamo più. Oggi, noi sappiamo soltanto che al posto del Primario è subentrato il Secondario, al posto dell’impegno è subentrato il disimpegno, al posto del negativo è subentrato il post-negativo. Le ipertrofie, le faglie, le erosioni, le citazioni, i rimandi, i geroglifici, i percorsi sotterranei del senso diventano i veri protagonisti del miglior romanzo e della migliore poesia, diciamo, del post-negativo.

La poesia ironica e scettico-urbana del post-negativo si muove in questa topografia assiale delle rovine del linguaggio e del senso; si muove, con eleganza e ironia magari, ed un quantum di elegia in questa topografia delle rovine (con una tipografia delle rovina!); si trastulla sfoderando le risorse antiche del plurilinguaggio e della polisemia, esibendo l’abilità del rhetoricoeur, nell’improvvisare paronomasie, omofonie ed anafore, iperbati, corto circuiti tra suono e senso, tra citazione e citazione; mima un senso plausibile ed effimero per poi subito dopo negarlo e de-negarlo ammiccando alla impossibilità per la poesia di prendere la parola, di parlare facendosi schermo dei famosi versi di Montale: «Solo questo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo ciò che non vogliamo».

È dalla fine degli anni Novanta e dall’inizio del nuovo secolo che si può datare il fenomeno della esondazione di una poetica femminile unanimemente accettata come una vulgata indiscussa. Si torna a credere nel linguaggio del corpo  e nel linguaggio delle sensazioni come un dato stabilmente acquisito. Si stabilizza così un codice della partecipazione a questo nuovo altare della iniziazione salvifica. Una nuova deità si profila che ruota attorno al «corpo» e al «privato».  Si ritiene da più parti che sia ancora possibile poetare con pensieri assolutamente originali se vissuti in modo personale individuale, si torna a credere ad una singolarità che opererebbe in modo quasi magico e numinoso sul piano della «poesia», si torna a credere ad una autenticità, anch’essa numinosa e salvifica, a volte anche esoterica, con tanto di ingresso nel tempio dell’«io».

Rossella Seller, per sua fortuna, si allontana da questo paradigma di ciò che si intende come poetico, ha una sua tematica alla quale si attiene fedelmente fin dall’opera di esordio: lo specchio di Alice (2008), il narcisismo non visto come un mito dai risvolti negativi come comunemente crede la communis opinio ma come un elemento ineliminabile della sensibilità e del linguaggio femminili, una chiave di volta per aprire il mistero del reale. C’è una delicatezza quasi giapponese in certi passaggi di queste poesie, una timidità di accenti, avverti quasi il frusciare di vesti femminili che si muovono in un luogo privo di segni riconoscibili, si direbbe quasi privo di realtà distinguibili; ci sono «sagome incerte», c’è una «rosa tardiva», quasi una personificazione di un «sogno»; c’è «una fiamma sacra» dove «un Dio compare»; ci sono enigmi dappertutto, nascosti ed esiziali, per lo più muti, che dissimulano la propria ingombrante presenza-assenza. Sono questi gli «ostaggi dell’assenza», «accolti dal silenzio delle arcate», figure che inquietano, misteriose presenze delle antiche deità dei Lari oscurate dal nostro mondo di luci ecologiche ed ecometriche. Ci sono «occhi» di un tu misterioso che «hanno visto molte ombre»; interviene un personaggio misterioso del quale si dice: «il tuo enigma è un sussulto». Sono appena dei frammenti, delle tessere di un mosaico sconosciuto con i quali il poeta tenta di ricomporre l’infranto. «E i pensieri non sono argilla di parola / ma respiri del vento in stanza chiusa».

Evgenia Arbugaeva Weather_man

Evgenia Arbugaeva Weather_man

Rosa Tardiva

Mi vedi come sono, sbocciata tardi,
oltre il guscio coriaceo che mi avvolge,
con le necessità impellenti di una rosa tardiva
dischiuse alle porosità del mare.
Nessuno si aspettava dal fiore
il coraggio di strisciare
fino alla fessura di un sogno,
alla vecchia porta scolorita
e bussare e affacciarsi alla valle
rigogliosa, in uno spasimo
in un dolore che si scioglie
ogni volta che muoio se
riconosco la tenerezza effimera
lungo la piega ferita della mano,
quel riparo che cerco ancora
e non mi vuole.

Chiesa

Sagome incerte,
spuntati dal nulla come fuggiaschi
gli ostaggi dell’assenza.
Accolti dal silenzio delle arcate
e finalmente soli a interrogare il cielo.
Una fiamma sacra e Dio compare
sulla bocca di ognuno.
Fremono intorno alla mensa
e i pensieri non sono argilla di parola
ma respiri del vento in stanza chiusa,
colomba fuggita che si è persa.
A qualcuno Egli concede
l’invenzione della leggerezza,
ad altri il segreto canto dell’attesa,
altri ancora, resi sordi dal risentimento,
andranno via senza nutrire di stelle
la notte che li aspetta.

Skipass
per G.

Ultima luce, ultime cime rosseggianti
contro un cielo disinvolto d’ azzurro.
Lame luccicano ai piedi,
tra gli alberi una coltre di cristalli
la neve brillò al tuo passaggio.
Hai lasciato una scia di domande e stupore:
“ Perché l’hai fatto?”.
Giovane alle soglie del nulla
ti voltasti a guardare l’obiettivo,
nella foto il pollice alzato, Okay.
Sull’abisso hai detto:” BASTA!”.
Hai sorriso e sembravi felice
mentre spezzavi l’ anello.
Ti buttasti senza altre parole
a braccia aperte
nel volo interminabile verso la valle,
nell’urlo di tua madre.

Evgenia Arbugaeva Weather_man_

Evgenia Arbugaeva Weather_man_

Invece tu

In un lungo richiamo lanciasti
Il mio nome tra le stelle,
in fuga da me stessa
scappai da te invece.
Prima che finisco in fondo ad un abisso
che non scruto e non posseggo
chiudi la ferita delle promesse spese invano
e trattieni la corda dei miraggi,
legami per non volare.
Oggi sono anni che ti cerco
ora sei una quieta risacca
impigliata alla mia rete.

Dal ritratto

Passo agli angoli del tuo sguardo
sulle labbra tese contemplo
la piega intrusa del naso.
Hai passato secoli
a cercare risposte immortali
domestiche conferme
e mi vieni incontro
sconosciuto fratello
simile allo sguardo curioso
di chi mi passa accanto
in questa piazza affollata oggi.
Alla fine del viaggio riponi la maschera,
e i tuoi occhi mi cercano
hanno visto molte ombre
nell’ ordine ignoto e mi sorridono.
Il tuo enigma è un sussulto.

Corale *

Uccello delle tempeste
che veleggi tra le onde
uccello farfalla
attraverso il tempo
dove tutto ha inizio e tutto finisce.
Uno splendore lunare ammanta la tua solitudine,
forse tu custodisci il segreto
che a noi non è dato sapere.
Facci uscire dalle nostre tane
alla speranza di splendere con te.
Osserva quella scia luminosa
che si dipana al di là degli scogli
forse altri uccelli sfidano le tenebre.
Tu volteggi e non sorridi,
poi scompari in lontananza
e noi restiamo sospesi
nel clangore della tempesta.

* L’uccello delle tempeste (Hydrobates pelagicus) è un piccolo uccello notturno in via d’estinzione che nidifica in mare aperto, scegliendo scogli inaccessibili. Col suo piumaggio nero si confonde nell’oscurità. Sorvola incessantemente le acque e si tuffa tra i fortunali, nel fragore delle onde per acchiappare a volo piccoli pesci.

Rossella Seller

Rossella Seller

VAPORI DELL’ALBA

Capita a volte che la mente nebulosa del risveglio infili parole ordinate, spuntate dal sonno, come perle a una collana.

Vapore 1

Il pensiero è un pendolo
nell’andamento taciturno
dell’anziano che si appisola
e si sveglia, un dondolio leggero
con cui si appisola e si risveglia
mentre sogna il fuoco della gioventù.

Vapore 2

Sbuffo all’alba
come il caffè che attende il giorno
lungo la riva del mare corro
al giro equilibrato di un gabbiano.
Prima che svanisca
incontro il mio angelo
e dispiego la spada
alla meritata vittoria di un’utopia.

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6 commenti

Archiviato in critica della poesia, critica letteraria, poesia italiana contemporanea

6 risposte a “Rossella Seller OTTO POESIE INEDITE “Le rovine del senso: il post-negativo”, «Lo Spirito non ha alcuna forma. Attraverso le cose prende forma. Il nostro pensiero è tracciare le linee interne delle cose», “Per una poetica del vuoto”, “Rosa tardiva”, con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. La “presenza larica”, che individua Linguaglossa, appare anche a me come un elemento fondamentale nel discorso poetico di Rossella Seller: una “rosa tardiva” che non ha perso freschezza e vigore: perchè ha onestà e chiarezza di vedute, e il talento necessario per esprimerle.

  2. Direi: alla riscoperta della solitudine spoglia di ogni negatività. E’ una terza via: dopo il rifiuto delle maschere del consumismo, come fece Pasolini, particolarmente nei suoi film, e dopo il rifiuto del piattume del linguaggio mediatico ad opera della poesia sperimentale, ecco che qualcuno torna ad una ricerca autentica del sé (altro pianeta, ben più grande dell’io). Il femminismo, la psicanalisi, ma perché no anche la new age, hanno lasciato il segno, o meglio hanno messo un seme che non smette di germogliare. Malgrado tutto. E’ vero, queste poesie di Rossella Seller sembrano intessute di soavità formali che non le rendono dirompenti, ma c’è realtà ben visibile: s’affrancano a qualcosa di autentico. Hanno voce e colore.

  3. Gino Rago

    Con una “delicatezza quasi giapponese”, come lucidamente suggerisce Giorgio Linguaglossa nel suo commento, Rossella Seller parte da ciò che è contingente per approdare a ciò che è più duraturo, permanente, quando infila le sue parole come perle in una collana. La metafora poi dell’uccello della tempesta/poesia che può farci uscire dalla tana è quanto mai efficace, in quest’ora di spari, di lutti, di morti…

  4. antonio sagredo

    Ho incontrato due sere fa Rossella Seller all’Ambasciata serba con davvero molto piacere… al primo incontrò mi colpi il suo sorriso schietto che illuminava il suo viso, e questa luce si è rinnovata di nuovo.
    La poesia della Seller spicca per la sua “apparente” semplicità… apparente poi che il suo magistero lavorativo invece la pone di fronte quotidianamente a problematiche drammatiche… la psiche essendo una delle spazialità entro cui si muove per carpire i segreti che allignano in ogni persona… e ci vuole veramente una serenità singolare per comporre versi che nulla lasciano all’effimero e al gioco verboso. Dunque un verso chiaro che rasserena e smussa gli smottamenti esistenziali, le parole sono spese con certosina precisione perché è evidente che bisogna chiudere “la ferita delle promesse spese invano” e che si deve trattenere “la corda dei miraggi/legami per non volare”… e dunque essere attaccati alla terra è un imperativo a cui bisogna, più che ubbidire, render conto, perché è inutile sfuggire a se stessi e agli altri.
    Mi concedo soltanto che taluni sentimenti che la Seller esprime con gravida “leggerezza” mi sono cari, e che non saprei mai esprimere se non con contorsioni e deformazioni, anche linguistiche…

  5. Bene, se anche Antonio Sagredo ha avallato la poesia di Rossella Seller, allora posso dormire sonni tranquilli, vuol dire che la poesia della Seller ha superato lo scoglio più aspro ed esigente. Non accade di frequente che io e Antonio Sagredo siamo in accordo sulla valutazione di una poesia.

  6. Mi trovo molto d’accordo con quel che scrive Lucio. Una poesia che non si può non apprezzare. Rossella Seller ha la rara capacità di elargire bellezza.

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