Colloquio a più voci su Pier Paolo Pasolini tra Alfredo de Palchi, Flavio Almerighi, Giorgio Linguaglossa, Marco Onofrio e un articolo del 1993 di Paolo Di Stefano: “Pasolini nemico del popolo” – UNA POESIA di Pier Paolo Pasolini “Il PCI ai giovani”

Pasolini 1978

Pasolini 1978

  1. Alfredo de Palchi

18 dicembre 2014 alle 16:39 Modifica

Scusate, io entro nel discorso per dare le mie vecchie superficiali impressioni su P.P. Pasolini, e per far notare qualcosa che dovrebbe disturbare pure oggi i suoi ammiratori.
Anche durante il suo periodo e direi obbligatoria scelta ideologica, l’italiano apprezzava illustri bidoni. In poche parole, Pasolini era il chiachierone dell’epoca ascoltato e inseguito da giovani della generazione seguente; romanziere di poca qualità; versficatore tradizionale di talento; filmmaker improvvisatore. Assicuro che non ero il solo a recensirlo in tale modo. Tralascio apposta i contenuti delle sue arti per sentirmi vociare dai competenti pasoliniani. Allo stesso tempo vorrei che spiegassero il silenzio inaudito su versi in versione dialettale appropiati (o plagiati) dagli Spirituals afro-americani. Si dica inoltre da quando I friulani (e italiani dovunque in Italia) negli anni 1940–1950 bevevano whisky, bourbon, gin. Queste bevande mi fecero sospettare di approppiazione esattamente nell’anno 1950, 64 anni fa. Se non era approppriazione o plagio, perché i versi degli Spirituals, benché in versione friulana, non erano tra virgolette e con note a fondo pagina? È possible che nessuno se ne fosse accorto? QuaIcuno doveva saperlo, ma preferì star zitto per non compromettersi. Io non feci chiasso perché non ero nessuno, mi sarei tirate addosso accuse incendiarie, nefande.
Successe però che, una diecina di anni fa, proprio qui a casa mia mentre si cenava, chiesi alla friulana laureata con tesi su Pasolini, pubblicata in un volume, se conoscesse il misterioso problema. Senza tergiversare confermò la mia tesi. Allora, dissi, perché non lo hai chiarito nel tuo volume, sia pure con scuse difensive. Sorrise come per dire non è niente, non è importante, e anche per timore. Bene, numerosi volumi di Meridiani (che non posseggo) non mi intimidiscono.

  1. pier paolo pasolinialmerighi

5 novembre 2015 alle 13:47 Modifica

In questi ultimi giorni il processo di beatificazione di Pier Paolo Pasolini ha passato il segno. Specialmente dopo la sparata di Muccino sul PPP regista cinematografico. A parte il fatto che Muccino non ha tutti i torti, film come Salò o le 120 giornate di Sodoma, i racconti di Canterbury, sono pesanti, datati e pretenziosi con tutti quei culi e quelle tette messi di fuori solo per fare sensazione in un’epoca in cui l’Italia era ancora bigotta e democristiana. Per non parlare del PCI che espulse Pasolini dal partito per immoralità, insomma perché era gay. E nel suo piccolo l’Italia è rimasta com’era. Non è che voglio difendere Muccino, ma non mi piacciono le posizioni talebane di molti così detti intellettuali che dopo aver sdoganato Pasolini lo hanno fatto santo e ne sono diventati vergini vestali. Amplificando il clamore, specie sui social networks delle dichiarazioni di Muccino, che sarebbero passate quasi inosservate come quelle di Busi, che a sua volta ha criticato PPP come scrittore.
Il mondo della cultura italiana non è altro che una fabbrica di santi a pagamento, esattamente come il vaticano. Uno dei tanti motivi per cui questo paese è fermo e vecchio.

5 novembre 2015 alle 13:58 Modifica

Condivido e sottoscrivo ogni parola di Almerighi

  1. pasolini giovane con il padre

    pasolini giovane con il padre

    giorgio linguaglossa

5 novembre 2015 alle 14:23 Modifica

Caro Flavio Almerighi,
io credo che la dichiarazione del povero Muccino secondo il quale Pasolini non era un regista, lascia il tempo che trova.
Ha scritto Muccino: «So che quello che sto per dire suonerà impopolare e forse chissà, sacrilego, ma per quanto io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore ho sempre pensato che come regista fosse fuori posto, anzi era semplicemente un “non regista”, che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile, senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che raccontava, in anni in cui il cinema italiano era cosa altissima, faceva da scuola di poetica e racconto cinematico e cinematografico in tutto il mondo».

continua su: http://cinema.fanpage.it/muccino-fa-a-pezzi-pasolini-un-non-regista-ha-impoverito-il-linguaggio-cinematografico/
http://cinema.fanpage.it/

Film come “Accattone”, “Mamma Roma”, “Il vangelo secondo Matteo”, le “120 giornate di Sodoma” etc sono dei capolavori che hanno influenzato il cinema mondiale. A confronto, i film piccolo-borghesi di Muccino mi fanno sorridere. Lasciamo quindi stare.
Per la poesia di Pasolini, il discorso è diverso, molto ampio, bisognerebbe contestualizzare la sua poesia nel suo tempo. Tutto si può dire, ma a mio avviso “Le ceneri di Gramsci” (1957) sono un capolavoro della poesia italiana. Dei romanzi si può discutere, erano degli esperimenti e tali restano. Sulla funzione che l’intellettuale Pasolini ha avuto nello svecchiamento dell’ambiente culturale italiano anni Sessanta e Settanta, ritengo che non ci siano dubbi che un forte colpo contundente fu inferto al paese fatto di due Chiese, quella cattolica controriformistica e quella del PCI.

La borghesia illuminata del Corriere diede a Pasolini la possibilità di scrivere articoli di prima pagina. Quella borghesia illuminata e colta impersonata da Ottone, il direttore del Corriere di allora, oggi non c’è più, oggi ci sono funzionari di partito e apprendisti stregoni di partito. L’arco costituzionale del conformismo oggi va dall’estrema destra all’estrema sinistra. Il disastro italiano è qui. e altro disastro è che oggi non c’è neanche una borghesia alla quale rivolgersi. Oggi sarebbe impensabile un altro Pasolini. Voglio dire che oggi nessuno si sognerebbe mai di offrire ad un intellettuale lo spazio di prima pagina del Corriere o di Repubblica. I partiti mica sono scemi, hanno imparato la lezione, e poi hanno schiere di migliaia di intellettuali sotto occupati e disoccupati che farebbero carte false per arrivarci, venderebbero anche la propria madre pur di arrivare al Corriere o alla repubblica.

Quindi, oggi un altro Pasolini è inimmaginabile, impensabile. La borghesia telematica sa bene quello che vuole. Dirò di più: ad essa va bene perfino il Movimento 5Stelle, purché si metta in linea con l’indirizzo della Unione Europea e abbandoni le bizze dei suoi due fondatori, del tutto impresentabili, ma del tutto funzionali oggi alla civiltà telemediatica dove c’è spazio per tutti, proprio come al Circo, dove c’era spazio per tutti i numeri. dai mangiatori di fuoco ai trampolieri, ai clown e ai trapezisti, e, infine, anche per i giocolieri, oltre che per i banditi.
Del resto, ogni volta che scrittori e scrittrici prendono la parola sui giornali o in televisione, si capisce subito che mimano le Lettizzetto o altri attori di successo: cercano il successo e il battimano del pubblico telemediatico.

È cmq vero quello che scrive Flavio Almerighi:

.”Il mondo della cultura italiana non è altro che una fabbrica di santi a pagamento, esattamente come il vaticano. Uno dei tanti motivi per cui questo paese è fermo e vecchio”.

  1. pasolini orson welles io sono una forza del passato

    pasolini orson welles io sono una forza del passato

    almerighi

5 novembre 2015 alle 14:31 Modifica

L’arco costituzionale del conformismo va da un’estrema all’altra e sono d’accordo. Muccino è quel che è, Busi che lo ha criticato come scrittore è passato inosservato, anche se Muccino ha sfoderato un “7 anime” niente affatto male. A me però sembra che questo sistema di beatificazione e santificazione, condanni e allontani il santificato stesso. Anche a me piace un film come Uccellacci e Uccellini, tanto per citare un film di PPP che ho visto. Però che chi osi solo pensare qualcosa di diverso sia attaccato a livello di forca non mi va bene. Forse il sistema si sforza di riparare al fatto di non essere riuscito nemmeno a scovare i mandanti e forse anche gli esecutori materiali del brutale delitto di cui Pasolini fu vittima?

  1. giorgio linguaglossa

5 novembre 2015 alle 14:47 Modifica

caro Flavio,

il «sistema Italia», come lo chiamava Helle Busacca, se ne frega di andare a scovare i mandanti e gli esecutori materiali dell’assassinio di Pasolini, gli è ben sufficiente commemorare e santificare Pasolini, farne un santo, un martire, e dargli anche la medaglietta postuma… e intanto fa parlare i Muccino, i Busi e gli altri innumerevoli intellettuali al salario della borghesia telemediatica… No. Io non voglio essere commisto in questa pozzanghera maleodorante del sistema Italia.

  1. p.p. pasolini e orson welles in La ricotta 1962

    p.p. pasolini e orson welles in La ricotta 1962

    almerighi

5 novembre 2015 alle 15:00 Modifica

e fai bene caro Giorgio, nessuno con un po’ di senso dell’odorato vorrebbe esserlo, ma a me sembra che ai più faccia comodo tenere la pituitaria bel foderata di prosciutto. Rimane il problema della degenerazione che ha portato quello che fu un intellettuale trasgressivo e scomodo per i suoi tempi, anche se Alfredo De Palchi con arguzia mesi fa lo ha definito “il più grande chiacchierone della sua epoca”, a trasformarsi in un santino che, guai mai, andare a criticarlo. Tra un poì, se va vanti di questo passo “Famiglia Cristiana” diventerà il giornale più trasgressivo d’Italia. Lo stesso sistema che da oltre un secolo insiste a far studiare controvoglia I “Promessi Sposi” a infinite generazioni di studenti svogliati, come se negli Usa come testo base di letteratura utilizzassero Mark Twain o Whitman, ma ci rendiamo conto di quanto stiamo diventando vecchi e ridicoli? Possibile che ai giorni nostri vi siano Sidonio Appollinare che glorificano le vittorie di imperatori imbelli mentre il loro Impero andava in pezzi? Ma cos’è sta roba?

  1. pasolini Totò_peppino nel film diabolicus

    calvino e pasolini

    giorgio linguaglossa

5 novembre 2015 alle 15:58 Modifica

Pier Paolo Pasolini fu assassinato il 2 novembre del 1975 a Ostia. Ecco la poesia “Il Pci ai giovani”, scritta dopo gli scontri di Valle Giulia, in cui il poeta si schierò contro i giovani borghesi.

IL PCI AI GIOVANI
di Pier Paolo Pasolini

Mi dispiace. La polemica contro
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:
peggio per voi.

Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
goliardico) il culo. Io no, cari.

Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.

La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.

E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio
furerie e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).

Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, cari. Stampa e Corriere della Sera, News- week e Monde
vi leccano il culo. Siete i loro figli,
la loro speranza, il loro futuro: se vi rimproverano
non si preparano certo a una lotta di classe
contro di voi! Se mai,
si tratta di una lotta intestina.

Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente la idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese. Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie mani.
Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
che operano a Trento o a Torino,
a Pavia o a Pisa, /a Firenze e un po’ anche a Roma,
ma devo dire: il movimento studentesco (?)
non frequenta i vangeli la cui lettura
i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono
per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici;
una sola cosa gli studenti realmente conoscono:
il moralismo del padre magistrato o professionista,
il teppismo conformista del fratello maggiore
(naturalmente avviato per la strada del padre),
l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
contadine anche se già lontane.

Questo, cari figli, sapete.
E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:
la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione
al potere.

Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre
sulla presa di potere.
Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti,
nei vostri pallori snobismi disperati,
nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,
nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo
(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia
infima, o da qualche famiglia operaia
questi difetti hanno qualche nobiltà:
conosci te stesso e la scuola di Barbiana!)
Riformisti!
Reificatori!
Occupate le università
ma dite che la stessa idea venga
a dei giovani operai.

E allora: Corriere della Sera e Stampa, Newsweek e Monde
avranno tanta sollecitudine
nel cercar di comprendere i loro problemi?
La polizia si limiterà a prendere un po’ di botte
dentro una fabbrica occupata?
Ma, soprattutto, come potrebbe concedersi
un giovane operaio di occupare una fabbrica
senza morire di fame dopo tre giorni?
e andate a occupare le università, cari figli,
ma date metà dei vostri emolumenti paterni sia pur scarsi
a dei giovani operai perché possano occupare,
insieme a voi, le loro fabbriche. Mi dispiace.

È un suggerimento banale;
e ricattatorio. Ma soprattutto inutile:
perché voi siete borghesi
e quindi anticomunisti. Gli operai, loro,
sono rimasti al 1950 e più indietro.
Un’idea archeologica come quella della Resistenza
(che andava contestata venti anni fa,
e peggio per voi se non eravate ancora nati)
alligna ancora nei petti popolari, in periferia.
Sarà che gli operai non parlano né il francese né l’inglese,
e solo qualcuno, poveretto, la sera, in cellula,
si è dato da fare per imparare un po’ di russo.
Smettetela di pensare ai vostri diritti,
smettetela di chiedere il potere.

Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti,
a bandire dalla sua anima, una volta per sempre,
l’idea del potere.
Se il Gran Lama sa di essere il Gran Lama
vuol dire che non è il Gran Lama (Artaud):
quindi, i Maestri
– che sapranno sempre di essere Maestri –
non saranno mai Maestri: né Gui né voi
riuscirete mai a fare dei Maestri.

I Maestri si fanno occupando le Fabbriche
non le università: i vostri adulatori (anche Comunisti)
non vi dicono la banale verità: che siete una nuova
specie idealista di qualunquisti: come i vostri padri,
come i vostri padri, ancora, cari! Ecco,
gli Americani, vostri odorabili coetanei,
coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,
loro, un nuovo linguaggio rivoluzionario!
Se lo inventano giorno per giorno!
Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno:
potreste ignorarlo?
Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione
del Times e del Tempo).
Lo ignorate andando, con moralismo provinciale,
“più a sinistra”. Strano,
abbandonando il linguaggio rivoluzionario
del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale
Partito Comunista,
ne avete adottato una variante ereticale
ma sulla base del più basso idioma referenziale
dei sociologi senza ideologia.

Così parlando,
chiedete tutto a parole,
mentre, coi fatti, chiedete solo ciò
a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
una serie di improrogabili riforme
l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!
Che la buona stella della borghesia vi assista!
Inebriati dalla vittoria contro i giovanotti
della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
e ubriacati dell’interesse dell’opinione pubblica
borghese (con cui voi vi comportate come donne
non innamorate, che ignorano e maltrattano
lo spasimante ricco)
mettete da parte l’unico strumento davvero pericoloso
per combattere contro i vostri padri:
ossia il comunismo.

Spero che l’abbiate capito
che fare del puritanesimo
è un modo per impedirsi
la noia di un’azione rivoluzionaria vera.
Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni!
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere.
Che esso si decide a distruggere, intanto,
ciò che un borghese ha in sé,
dubito molto, anche col vostro apporto,
se, come dicevo, buona razza non mente…

Ad ogni modo: il Pci ai giovani, ostia!
Ma, ahi, cosa vi sto suggerendo? Cosa vi sto
consigliando? A cosa vi sto sospingendo?
Mi pento, mi pento!
Ho perso la strada che porta al minor male,
che Dio mi maledica. Non ascoltatemi.
Ahi, ahi, ahi,
ricattato ricattatore,
davo fiato alle trombe del buon senso.
Ma, mi son fermato in tempo,
salvando insieme,
il dualismo fanatico e l’ambiguità…
Ma son giunto sull’orlo della vergogna.

Oh Dio! che debba prendere in considerazione
l’eventualità di fare al vostro fianco la Guerra Civile
accantonando la mia vecchia idea di Rivoluzione?

5 novembre 2015 alle 18:02 Modifica

Proprio tornando a Roma da questa intervista francese, registrata a Parigi, Pasolini sentì l’esigenza della sua solita “notte brava” e adescò Pelosi dalle parti della Stazione Termini: prima lo portò a mangiare, in zona San Paolo, e poi si recò con lui dalle parti dell’Idroscalo di Ostia, per consumare un rapporto. Sarebbe stato il capolinea tragico (e prevedibile) di una vita che ormai trasudava angoscia e sintomi di sofferenza psicotica. Pasolini era irriconoscibile negli ultimi tempi, anelava all’auto-distruzione, al “suicidio per delega”. Molti amici ne avevano preso le distanze, e non per l’omosessualità – nota da sempre – ma per la condotta discutibile e la vita pericolosa. L’intervista qui riprodotta rende benissimo l’idea di un uomo a disagio, imbruttito dalle ossessioni, accerchiato dagli eventi e ormai incapace di dominarli. Aveva una natura sostanzialmente cattolica e piccolo-borghese, ben rappresentata dal tono di voce esile e quasi infantile (in contrasto con la violenza sadomasochistica che poteva afferrarlo nei raptus privati), e questa natura da “brava persona” si vendica degli “scandali” da lui stesso cercati e procurati, per combatterla in sé, e si vendica facendolo deragliare dai binari della lucidità, sia pure di un lume normativo elementare. Prova ne siano le banalità e i luoghi comuni che, con sorriso indisponente, blatera durante l’intervista. Parla del piacere di essere “scandalizzati” a cui il borghese rifiuta di abbandonarsi, cose trite e ritrite fin dall’alba dell’arte moderna, e lo dice in riferimento alle oscenità e alle perversioni di un film tutto sommato mediocre come “Salò” (così come “Il fiore delle Mille e una notte” aveva chiuso male la Trilogia della vita). Erano i culi e le tette di una malriuscita e malvissuta “pornografia d’autore” gli strumenti del colossale scandalo con cui voleva mettere a rogo le mediocrità della borghesia italiana? Il cineasta non era davvero più in grado di reggere il passo al polemista corsaro…

  1. pasolini orson welles-ne-la-ricottagiorgio linguaglossa

5 novembre 2015 alle 16:20 Modifica

Di Stefano Paolo

Pagina 31 (11 maggio 1993) – Corriere della Sera
Pasolini nemico del popolo

nel libro ” attraverso Pasolini ” che sta per uscire da Einaudi, Franco Fortini ricorda le polemiche con Pasolini. molti anni dopo la loro tempestosa amicizia, il critico ripete accuse lontane: ” fu un narcisista ” . la replica di Andrea Zanzotto

“Grande poeta ma insopportabile moralista”: Fortini ricorda le polemiche con Pier Paolo TITOLO: Pasolini nemico del popolo “Sa fare tante cose, ma non la più importante: stare zitto”. Molti anni dopo la loro tempestosa amicizia, il critico ripete accuse lontane: “Fu un narcisista”. “Non è vero” replica Andrea Zanzotto “Il discorso delle lucciole non era solo una bella predica, era la denuncia del reale degrado italiano” – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – “Non voleva mai perdere; perché si sapeva perduto”. Chi era costui? Era il signor Pasolini, “autore di poesie che ammiriamo”. Sulle tracce di vecchi e nuovi interventi, di lettere inedite e già note, postillate e riprese a distanza di anni, Franco Fortini ha ripercorso la storia di una vecchia e per nulla pacifica amicizia, ricavandone un libro, “Attraverso Pasolini” (che uscirà fra pochi giorni da Einaudi, pagg. 258, lire 24.000). “Molte cose Pasolini sa fare”, scrive Fortini, “non la più importante per lui: che sarebbe di stare un po’ zitto”. Pasolini nemico del popolo: “Egli lo è e più di quasi tutti i poeti italiani viventi messi insieme e più seriamente dei più reazionari poeti italiani viventi . che non sono pochi . perché è probabilmente l’ unico a sapere in senso profondo che cosa significhi essere nemico del popolo”. Un atto d’accusa, spietato e insieme sofferto: parole come pietre, quelle di Fortini, secondo cui il difetto intellettuale piu’ grave di Pier Paolo fu l’incapacità a distinguere tra moralità e moralismo. Moralità : “tensione a una coerenza fra valori e comportamento; e coscienza del disaccordo”. Moralismo: “errore di chi nega debbano o possano esistere valori o comportamenti altri da quelli che la moralità ha presenti in un momento dato”. E ancora, nel ‘ 68, dopo la celebre poesia pasoliniana contro gli studenti borghesi, scrive Fortini: “Con l’ impeto della tua genialita’ si possono fare molte e bellissime cose. Ma non si può fare quella sola che permette di uscire dall’estetismo verso la storia e la politica: la rinuncia reale, non verbale, al monologo e ai piaceri del narcisismo”. Insomma, un’altra, decisa, esortazione al silenzio. “Pasolini . aggiunge Fortini, continua ad accusare gli altri di moralismo: specie quelli in cui avverte una tendenza al rigore. Per esempio, tuona contro i “Quaderni piacentini”, che gli appaiono macchiati di moralismo, troppo austeri, ascetici quasi. Il Pci si oppone per lui all’ immagine di una congregazione sacerdotale: da qui la sua simpatia. Io stesso sono stato bollato come moralista da Pier Paolo, spesso a ragione, poiché a volte sono stato incapace di immaginare l’ esistenza di ordini e di ubbidienze diverse”. Un’ ammissione: il rifiuto pregiudiziale di “ogni sorta di dongiovannismo poetico e ideologico”. Quello stesso “dongiovannismo immoralista” che secondo Fortini ha, in Pasolini, radici nietzschiane e gidiane e secondo cui “la moralita’ consiste nell’ andare al di sopra del gregge e nell’ accettare una totale autonomia, un’ obbedienza totale al de’ mone”. Pasolini “nemico del popolo”, dunque. Andrea Zanzotto, l’ “ultimo petrarchista impazzito” (cosi’ lo defini’ Pasolini nel 1964), non e’ d’ accordo: “Credo che quando parlava di moralismo Pasolini alludesse a ogni tipo di pedagogia giudicatoria, per esempio a quella di Fortini. La pedagogia pasoliniana era molto più fluida, dilaniata tra la necessità di innovare i canoni etici e l’ impossibilita’ di farlo, per le norme imposte da una società in cui lui stesso, sia pure recalcitrando e con rabbia, si sentiva impelagato”. Non nega, Zanzotto, che in Pasolini rimanesse un residuo di vecchio moralismo, un moralismo di stampo cattolico, derivante dai sensi di colpa legati alla sfera sessuale. Il dissidio con Fortini? “Fortini è un poeta vero, anche se censura radicalmente la sfera dell’eros e le sue manifestazioni. Per Pasolini questo era invece un momento centrale anche in ambito pedagogico: il mito greco del maestro legato agli allievi da una tensione erotica, per quanto non si sia mai manifestato nella pratica dell’ insegnamento”. Ma che c’ entra tutto questo con lo scrittore, con il poeta, con il polemista? Secondo Zanzotto, il “praeceptor Italiae” prosegue il “maestro mirabile” della scuoletta furlana di Casarsa. “Non mi pare pero’ che per esempio l’ intervento sulle lucciole si possa definire moralista: l’ allarme per la scomparsa degli insetti era una bella metafora del degrado. Era una denuncia che fondava le sue ragioni nei cambiamenti di quel tempo, era una constatazione dolente del venir meno dello spirito della terra. La stessa polemica sulla modernizzazione della lingua italiana era un semplice rilevamento di dati: nessuna deprecazione”. E come la mettiamo con l’ opposizione populista tra studenti ribelli e piccolo borghesi da una parte e poliziotti proletari dall’altra? “Qui viene fuori l’ oscillazione del suo spirito pedagogico: e’ un Pasolini con la bacchetta in mano. D’altra parte, molti vedevano un paradosso nel fatto che le novità provenissero dalla fantasia squinternata di un ceto borghese come quello studentesco. La costante di Pasolini era il rifiuto degli slogan e dei luoghi comuni, la forte spinta a differenziarsi rispetto alle parole d’ ordine: l’ esigenza di salvaguardare un proprio margine eretico. La moralità di Pasolini sta nel continuo sforzo di allargare i limiti dell’ etica tradizionale, in modo che molte delle inutili oppressioni cui è sottoposto l’uomo venissero attenuate”. Moralismo astratto e tetro? Incapacità di intravedere le ragioni degli altri? Narcisismo, forse. Dice Zanzotto: “Teoricamente ha ragione Fortini quando sottolinea l’ esigenza di uscire dal proprio narcisismo per entrare nel fare della politica e della storia. Pero’ Fortini dimentica che in pratica molti diventano salvatori degli altri proprio dando sfogo al proprio narcisismo. Il nostro secolo e’ pieno di innumerevoli Masanielli. La forza di uscire da se stessi? Non si sa mai dove può portare. Si pensi a Fidel Castro: sembra quasi impossibile che non percepisca la propria superfluità . L’etica di Fortini tende a confondersi con l’ ideologia, c’ e’ in lui un residuo di paleocoerenza che certo non può andare d’ accordo con la continua ricerca pasoliniana di una coerenza che rispecchi i cambiamenti e i paradossi in atto. La pedagogia di Pasolini ha sempre molte virgolette, quella di Fortini ne fa a meno”. Pasolini immolato sull’altare delle proprie contraddizioni, non ultima quella tra lo scrittore e il regista cinematografico, immerso nel gorgo di quegli strumenti del capitalismo che egli stesso mostrava di aborrire in nome di un’ innocenza primitiva. La crescita del senso di colpa, di una “depressione appena dissimulata”, proveniente dalla consapevolezza dell’ invecchiamento, tanto più dolorosa per una psicologia omoerotica come quella pasoliniana, sono temi ricorrenti in chi guarda a posteriori la figura dell’ amico o dell’ avversario ideologico. Come Lucio Colletti: “Quel che non ho mai condiviso e’ il suo atteggiamento verso la modernità , che lui contrapponeva alla società contadina. In una cultura proiettata verso il progresso e lo sviluppo, Pasolini si allineava da una parte con le posizioni tradizionali della Chiesa, dall’ altra con le istanze populistiche della sinistra e con il suo rifiuto a misurarsi con le regole industriali. Da qui la retorica del solidarismo, l’odio antiborghese, il populismo: posizioni assurde e anacronistiche”. Moralismo e moralità ? Il binomio proposto da Fortini viene accolto senza riserve da un teologo come Sergio Quinzio: “Mi pare che molti interventi di Pasolini non fossero dettati da un senso di moralità ma da un atteggiamento moralistico, incapace di problematizzare: per esempio, la sua immagine dei ragazzi di borgata era legata ai cliché correnti nella cultura marxista del suo tempo, ma anche a una vecchia tradizione cattolica priva di tensioni. Ecco, direi che il contrasto in Pasolini non riesce a farsi tensione tra valore e comportamento”.

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23 risposte a “Colloquio a più voci su Pier Paolo Pasolini tra Alfredo de Palchi, Flavio Almerighi, Giorgio Linguaglossa, Marco Onofrio e un articolo del 1993 di Paolo Di Stefano: “Pasolini nemico del popolo” – UNA POESIA di Pier Paolo Pasolini “Il PCI ai giovani”

  1. gabriele fratini

    A mio parere il vero capolavoro di Pasolini è Le ceneri di Gramsci, e alcune parti dell’Usignolo. Quindi in sostanza poesia. Dei film ho visto praticamente tutto tranne il Salò, alcuni sono belli e noiosi (come si usava all’epoca, alla maniera di Antonioni e altri registi sofisticati lenti), tipo Accattone e Mamma Roma, altri solo noiosi tipo Il Vangelo secondo Matteo, forse il peggior film su Gesù che abbia visto. Essendo Pasolini appassionato e a suo modo esperto di storia dell’arte in pratica i suoi film si riducono alla fotografia, a citazioni di quadri classici (specie il Decameron, il Canterbury, Medea, Uccellacci e uccellini, Capriccio all’italiana…), e in questo ci sapeva fare e lo stesso Muccino dovrebbe studiarlo di più. Ma il cinema non è solo fotografia, le sceneggiature non sempre sono all’altezza degli altri suoi scritti, per non parlare delle tecniche di ripresa. Un saluto.

  2. A proposito di Italia e italiani, oggi è il compleanno di Cesare Lombroso, ne approfitto per salutare caramente Calogero Mannino

  3. Disturba il “santino” che, negli anni, molti ne hanno fatto, senza accorgersi che così, per certi versi, continuavano ad “assassinarlo”. Pasolini non chiede di essere santificato né strumentalizzato, ma di essere letto, capito, discusso, usato come lievito di ragionamento e di pensiero. La santificazione – a ben vedere – è stata concessa dal “sistema-Italia” come sarcofago post mortem (anzi, post homicidium), a patto che non emergessero certe verità oscene: quelle che Pasolini, ingaggiando un furioso corpo a corpo con il Potere, fino a restarne schiacciato, stava disperatamente cercando di disoccultare; e quella stessa della sua morte, con le prove insabbiate e le indagini da subito inquinate. Omicidio di Stato? Probabilmente sì, tenendo conto delle minacce di morte ricevute da Pasolini negli ultimi tempi, e della sua voce sempre più scomoda e ostinata nel denunciare il marcio dell’Italia. Pasolini aveva una capacità di penetrare così potentemente le dimensioni del suo tempo da anticipare quelle del nostro: non è ancora esaurita la carica predittiva delle sue interpretazioni. In fondo l’Italia, col suo eterno Fascismo congenito, è uguale a se stessa da quattrocento anni.

  4. Ricevo a trascrivo la poesia di Lidia Gargiulo:

    Guardando una foto di Pierpaolo Pasolini

    Tagliata a colpi d’ascia
    da una mano ignara di armonia
    la tua faccia. Su queste impronte
    consegnate al tempo
    provo ricognizione sul tuo mistero.
    Donna pensante e giudicante
    – che non avresti amato –
    ho diffidato della tua dialettica
    quando esibiva al guinzaglio
    passioni ringhiose e persuasive,
    ma adesso inseguo la vena d’oro
    delle rughe senza dolcezza
    e l’ inquieta intelligenza.
    Dalla spianata della fronte
    scendo ai sopraccigli aggettanti
    e poi mi calo verso
    -le finestre dell’anima- dicevo da bambina
    ma adesso che è scaduto lo stradario
    e l’indirizzo dell’anima mi sfugge
    che nome dare agli occhi onnivori :
    porta? filtro? specchio?

    Incubi e rose dell’amore
    il bottino dei sensi scende
    nella camera oscura dove
    il pensiero frantuma e ricompone
    in forma di parola
    gli implosi depositi del mondo.
    Il naso … Non dice nulla il naso
    ché non è il dire il compito: il naso annusa
    sul filo degli odori va più in fondo del pensiero
    il naso corto e largo – quasi doppio- da segugio.

    Sigillo o cicatrice la bocca di sibilla
    ambigua ermetica fra sorriso e ghigno
    dipanava a sorpresa una voce d’infante
    che dal treno in corsa
    tira l’allarme per tornare a prendere
    alla stazione delle lucciole
    l’innocenza del mondo
    il paradiso che non c’è mai stato.

    Portavi in cuore la nostalgia di aprile
    ma di fronte, nel cerchio di zodiaco
    latrava il dispari novembre
    dove la carne non ha cuore.
    Li congiunse una notte di periferia
    in un cielo convesso
    quando cadeva sull’opaco asfalto
    la tua costellazione.

  5. antonella zagaroli

    Mi inserisco in questo splendido dibattito con la punta della zampetta di un gatto.
    Trovo interessanti le varie tesi e non saprei prendere posizione con l’una o l’altra. Ognuna contiene parte della mia idea – un po’ rivista – di giovane studentessa delle medie e poi del ginnasio in una scuola di “figli di papà” così si chiamavano allora. E’ anche vero e lo affermo in quanto donna -quindi minoranza – e giovane allora, che gli scossoni di PPP in ambito sessuale, essenzialmente la sua cifra per me, sono stati determinati per un’evoluzione in quell’ambito.
    Trovavo forti le iniziative di PPP ma necessarie e anche ora ritengo siano state positive nonostante il suo moralismo cattolico e comunista già notato in quel periodo.
    Già allora, infatti, ritenevo comoda la trasgressione dentro i salotti borghesi, quei borghesi che diceva di odiare.
    Sono figlia di un macchinista FS e di una casalinga eppure il suo intervento su Valle Giulia lo trovo ancora contraddittorio (io la vivevo nelle riunioni politiche proposte “nella casa al mare”) anche se i poliziotti, figli di gente come me, picchiavano perché carnefici diretti del moralismo. Il m5s duro e puro? Mi spaventano sempre i duri e puri.
    Il ’68 italiano è stato borghese come PPP, infatti ha prodotto l’ora, però PPP trasgressore è stato necessario.
    La sua beatificazione è della sostanza del cibo offerto dai persecutori ne le 120 giornate di Sodoma.
    Come poeta da allora ad ora non l’ho mai amato. Qualche verso illuminante e forse le poesie in dialetto.

  6. antonella zagaroli

    Refuso – determinanti

  7. Giuseppina Di Leo

    Pasolini regista, polemista, critico e, soprattutto Pasolini poeta, un poeta immerso nel suo tempo, totalmente, penso che di questo siamo coscienti tutti direi (e intendo proprio tutti gli altri). Non sono molto d’accordo con la lettura che dà Marco Onofri dell’ultima intervista che, a dire il vero, sembra più una staffetta, visti i tempi risicati per le risposte, o, meglio ancora, un interrogatorio di terzo grado. Ma, pur nelle sue risposte per monosillabi, anche lì viene furi il pensiero del poeta: la totale avversione per l’ipocrisia borghese.
    Così, non mi sembra neanche che siamo al processo di beatificazione, come dice Flavio Almerighi (magari fosse così).
    Invece, a distanza di quarant’anni, le domande cruciali restano ancora da risolvere. E le domande sono: Chi ha ucciso Pasolini? Perché Pasolini è stato ucciso?
    Ma penso che non lo sapremo mai – (Pelosi, ma dai! Erano due, tre, e intanto lui ci è passato sopra!)
    Ai miei tempi Pasolini, come buona parte degli altri autori contemporanei, non si studiava a scuola, oggi mi auguro che questa lacuna sia colmata. Però Pasolini si legge in Francia, e dico questo a seguito di un colloquio, avuto qualche anno fa con due giovani parigini autostoppisti. Durante il viaggio – la cosa fu molto singolare – parlando di libri, scoprimmo che uno dei due aveva con sé il medesimo libro di poesie che anch’io avevo acquistato quello stesso giorno e, insomma, fu un momento speciale. Venne fuori che conoscevano bene Pasolini e che in Francia promuovono diverse iniziative su di lui. E da noi che succede? Come viene ricordato? Forse ascoltando Pelosi?

    «perché non scelgo. Vivo nel non volere / del tramontato dopoguerra…», scrive in Le ceneri di Gramsci, o quando sostiene: «Lo scandalo del contraddirmi», che è, mi sembra, la contraddizione di restare tra i vivi, sapendo di amare ciò che in vita Gramsci aveva di più caro, ma di cui nulla resta. Un’immagine potente è, secondo me, quella della «magra mano» di Gramsci, con la quale accende «l’ideale che illumina /… questo silenzio».

    Riporto un mio commento personale ad un brano che tempo fa lessi su il Caos, dove emerge non solo il polemista ma la misura etica dell’uomo.
    *
    Nel 1969, su “Il caos” parlando di alcuni fatti di cronaca (Rimorso per il cane ucciso) Pasolini polemizzò aspramente sull’utilizzo di alcuni termini da parte dei giornalisti che avevano dato la notizia. La notizia portata dai giornali parlava del caso di un giovane venticinquenne che dopo aver ammazzato un cane ed essersi cibato del cuore e delle budella dell’animale, bevendone il sangue, si era poi allontanato e “aveva vagato per la campagna”. Partendo proprio dal termine «vagare per la campagna», Pasolini si pose in aperto contrasto con quanti avevano cercato di attutire, attraverso un linguaggio ‘normalizzato’, il dramma umano che stava ‘dietro’ quel gesto, relegando così la pazzia entro confini certi e rassicuranti tanto cari all’opinione comune. Scagliandosi contro quei cliscé, Pasolini controbatté ad uno stereotipo che metteva a tacere non solo ogni voce problematica sull’argomento pazzia, ma anche contro una cultura di pensiero che attribuiva ai “matti” ogni sola e unica responsabilità. Egli invece vedeva chiaramente quanto il bisogno di “normalità su normalità” altro non era se non un modo comodo, per la società’, di evitare l’ostacolo (la pazzia) e poter dire: “Ciò che accade dentro di loro [i matti] non ci interessa”.
    Ora, se Pasolini avesse in mente Marx quando ha scritto l’articolo in questione non sono in grado di dirlo, la cosa sembrerebbe più probabile se riferita a Freud, o perlomeno la frase che cito, insieme alla domanda in finale, lo fa supporre. Scrive Pasolini: «Dunque i «matti» vengono riportati alla normalità facendoli vagare, poveretti, per la campagna. Ciò che accade dentro di loro non interessa: fisicamente essi son lì che vagano: apparizioni senza interiorità. O con una interiorità su cui il tacere è bello. […] Noi andiamo avanti erigendo continuamente argini alle nostre spalle, perché il corso della nostra vita non rifluisca nel passato, svuotando il presente. Spesso questi argini cedono, almeno gli ultimi, quelli alzati contro la generazione precedente, contro l’epoca precedente. Comunque ci sono sempre in essi delle infiltrazioni, e la nostra vita, in minima parte, rifluisce sempre nel passato. Qualche volta, come nel giovane di Ancona, gli argini vengono rasi al suolo: e il fiume della vita allora rifluisce indietro, non nella generazione o nell’epica storica precedente, ma nei precedenti millenni, nella preistoria. Fin dove può rifluire indietro il corso della vita? C’è un limite? Gli storici della religione, suppongo, potranno benissimo fissare il momento preistorico a cui il ragazzo di Ancona è regredito. Ma fin dove è possibile andare indietro?…
    GDL

  8. marconofrio1971

    Gentile Giuseppina, i tempi risicati per le risposte si spiegano col ritmo televisivo. Peraltro domande e risposte sono (anche per i tempi della traduzione simultanea) abbastanza pacate, al limite del soporifero… Pasolini aveva intentato un Processo all’Italia, alle sue storture, alla sua ipocrisia, alla sua deriva consumistica e neofascista. Io eccepivo sul “modo” dell’artista Pasolini, giunto ai suoi ultimi angosciosi giorni, rispetto alla gigantesca e affilata lucidità del polemista che ancora infiammava le pagine dei giornali. L’artista, secondo me, aveva ormai perso il lume della ragione. La beatificazione di cui parla Almerighi (e a cui pure io ho accennato) la si può misurare, ad esempio, attraverso la messe sterminata di iniziative che hanno agitato in questi giorni la “società letteraria” romana. Quanti poeti e poetastri hanno letto in pubblico proprie composizioni “per ricordare” il grande PPP? cioe: hanno usato il “Martire dei tempi” per – ancora una volta – fare la ruota di pavone? Così accadde, con risonanza d’echi clamorosa, subito dopo la morte di Pasolini: quanti scrittori sgomitarono per avere il favore della telecamera o “dichiarare alla stampa”? Tranne Caproni e pochi altri. Caproni, anzi, scrisse una poesia dal titolo “Dopo aver rifiutato un pubblico commento sulla morte di Pier Paolo Pasolini”: «Caro Pier Paolo. / Il bene che ci volevamo / lo sai era puro. / E puro è il mio dolore. / Non voglio pubblicizzarlo. / Non voglio, per farmi bello, / fregiarmi della tua morte / come d’un fiore all’occhiello». Pasolini non è un santo né un demonio: è un grande intellettuale del Novecento, e il miglior modo per ricordarlo è continuare a leggerlo e a discuterne.

    • Sono d’accordo con te, Marco; e con Giorgio Caproni.
      Un caro saluto
      Giorgina
      ***
      P.S. – Sono costretta all’assenza dal Blog per gravi motivi personali.
      GBG

    • Giuseppina Di Leo

      Caro Marco Onofri, d’accordissima con quanto dici sul falso interesse per Pasolini in questo periodo, come pure concordo pienamente su quanto dici nel commento del 6 nov. sul tentativo di beatificazione. Meno d’accordo su “con sorriso indisponente, blatera durante l’intervista.”, probabilmente si trattava solo di stanchezza, e questo si può capire, ma sono stati i termini ‘indisponente’ e ‘blatera’ che mi hanno fatto dire che la penso diversamente.
      Sì, certo, Pasolini si scagliava contro la disonestà intellettuale di tanti e forse della società intera e per questo motivo egli stesso era vittima di processi (si ricordi l’annoso caso del film “La ricotta”, accusato per vilipendio alla religione di Stato).
      Bello il ricordo di Caproni da te citato, in effetti c’è molta affinità tra i due poeti, entrambi emarginati da vivi.
      GDL

  9. Nel 1981 andai a fare il direttore del carcere di Pistoia. Ero giovane, il mio primo incarico. Il carcere aveva il Personale degli Agenti di custodia regolamentato da un Regolamento del ventennio fascista, Però io ero un convinto seguace della Riforma carceraria del 1975. Ci fu subito un conflitto tra la parte retriva del personale di custodia appoggiata dal Procuratore della Repubblica di allora, un tale Manchia, e lo scrivente che caldeggiava il rinnovamento in quel mondo chiuso. Ci fu uno scontro durissimo, senza esclusione di colpi. Il primo procedimento penale che iniziò il Procuratore contro di me era per omissione di atti d’ufficio. Fui condannato in primo grado a 1 anno di interdizione dai pubblici uffici e a 1 anno e sei mesi di reclusione. C’era ancora in vigore il Codice fascista Rocco. Poi mi arrivarono altri 3 procedimenti penali. Il Procuratore fascista si voleva sbarazzare di me che impersonavo lo spirito del progresso e della riforma carceraria. Lo spirito dell’Illuminismo. I processi andarono avanti per tanti anni ma alla fine fui assolto con formula piena in tutti.
    Bene. Fu allora che mi tornarono in mente le parole di Pasolini che sosteneva che in Italia fosse in vigore un regime clerico-fascista ereditato dalla Democrazia Cristiiana dal Fascismo (con la debolezza e complicità del PCI). Sperimentai sulla mia pelle l’umiliazione di dover salire sul banco degli imputati per ben 4 volte in 4 procedimenti penali.
    Allora capii la profonda verità del messaggio di Pasolini. Pasolini fu ucciso dai servizi segreti in alleanza con la melma dell’Italia clerico-fascista. Questa era ed è la verità. La santificazione che viene fatta dal paese mediatico di Pasolini è una oltraggiosa ipocrisia. Il grande poeta e il grande intellettuale non disarmò mai, continuò la sua battaglia contro i residui feudali dell’ìItalietta democristiana e fascista con tutte le sue armi intellettuali e con tutte le sue forze. Sta a noi, a distanza di 40 anni dalla sua morte, raccoglierne l’eredità e non scendere a compromessi con il servilismo del potere mediatico che inneggia ai suoi santi di volta in volta in vetrina. Pasolini è stato uno dei più grandi poeti dell’Italia del Novecento. E l’Italia lo ha assassinato. Questa è la pura e bruta verità. Il resto sono chiacchiere ipocrite.

  10. Oggi, nell’Italia dell’arco costituzionale del conformismo e della complicità, è in vigore un regime mediatico vile e ipocrita. L’Italia ha cambiato faccia, ora siamo in Europa (e io dico per fortuna!), ma il volto feroce e ipocrita del potere partitico-mediatico è sempre quello: erede del clerico-fascismo. Non mi faccio illusioni, il paese non è cambiato, non ha cambiato registro. E poi, perché dovrebbe? Gli uomini del potere oggi al potere sono nel potere da 50 anni, sono faraoni inamovibili che esercitano senza scrupoli il mandato partitico di occupazione ed esercizio del potere.
    Ricordiamo l’invettiva di Pasolini scagliata contro il rappresentante intellettuale della normalizzazione di sinistra, Asor Rosa:

    Meglio portare, nel marxismo, una radice mistica / che una radice piccolo-borghese e moralistica

    E vi dirò di più: perché la poesia che abbiamo riportato IL PCI AI GIOVANI non viene pubblicata in tutte le Antologie scolastiche? Perché non viene pubblicata nelle Antologie del Novecento destinate al pubblico colto?, Ve lo dico io il perché, perché quella poesia viene considerata, dai puristi opportunisti e conformisti con la puzza sotto il naso, un po’ fuori le righe, fuori della poesia, un panphlet pubbcitario, un panphlet politico, una provocazione del provocatore Pasolini… Ed ecco i distinguo, le sottigliezze causidiche, le eccezioni sollevate dai modesti avvocati difensori del perbenismo intellettuale, da tutte le schiere di piccoli intellettuali aspiranti giornalisti, loro sì, piccoli borghesi moralisti dell’epoca telemediatica. loro sì che guardano inorriditi ai rivoluzionari del ’68 che sono finiti a fare i giornalisti a Mediaset!… Comodo, no?, e direi anche vile e ipocrita e perbenista. E chi scrive queste sciocchezze è uno dei “poeti” più paludati e conformisti della nostra epoca telemediatica! Con il suo bel posto alla Università borghese e le sue pubblicazioni onorevoli da Einaudi, Lui sì poeta della nostra epoca vile e conformista!
    Bene, sia detto e ripetuto. Questa vile italietta conformista e reazionaria che non vuole accettare di fare nessuna riforma politica del paese, questa vile italietta fatta di aspiranti scrittori che aspirano a fare i giornalisti, di aspiranti poeti che aspirano a pubblicare da Einaudi etc., bene, contro questa italietta che Pasolini combatteva con tutte le sue forze, è la medesima italietta contro la quale io anche combatto con tutte le mie forze, permettetemi di dire a gran voce: Pasolini siamo noi, non i Muccino, non i Busi i quali sollevano eccezioni e incisi e parentesi quadre, non i politicanti di turno di tutti gli schieramenti che fanno a gara a magnificare il poeta Pasolini….

  11. ubaldoderobertis

    Con Marco Onofrio sono in accordo su diversi punti:
    1) negli ultimi tempi Pasolini era “un uomo a disagio, imbruttito dalle ossessioni, accerchiato dagli eventi e ormai incapace di dominarli.”
    2) Omicidio di Stato? Probabilmente sì. La sua voce sempre più scomoda e ostinata nel denunciare il marcio dell’Italia.
    3) In fondo l’Italia, col suo eterno Fascismo congenito, è uguale a se stessa da quattrocento anni.
    4) Pasolini non è un santo né un demonio: è un grande intellettuale del Novecento, e il miglior modo per ricordarlo è continuare a leggerlo e a discuterne.
    Con Giorgio Linguaglossa mi trovo d’accordo quasi su tutto, in particolare:
    1b) Pasolini è stato uno dei più grandi poeti dell’Italia del Novecento. E l’Italia lo ha assassinato.
    2b) Oggi, nell’Italia dell’arco costituzionale del conformismo e della complicità, è in vigore un regime mediatico vile e ipocrita, erede del clerico-fascismo.
    3b) Non mi faccio illusioni, il paese non è cambiato..

    Allora, cari amici intervenuti al dibattito, nel ribadire che in tutti i vostri interventi ho trovato osservazioni condivisibili, pongo alla vostra attenzione la traccia del testamento del drammaturgo Thomas Bernhard, secondo me grande anche come poeta.
    In relazione alle questioni evidenziate ai punti 2) 3) 1b) 2b) 3b) del mio commento, non sarebbe fantastica la trasposizione da stato austriaco a stato italiano?
    “Nulla, né di quanto pubblicato da me stesso in vita, né del mio lascito, ovunque esso si trovi, indipendentemente dalla forma in cui sia stato scritto, potrà essere rappresentato, stampato o soltanto letto in pubblico per la durata dei diritti d’autore all’interno dei confini dello Stato austriaco, comunque tale stato si definisca. Sottolineo espressamente di non voler aver nulla a che fare con lo Stato austriaco, e mi oppongo non solo a qualsiasi forma di intrusione, ma anche ad ogni avvicinamento di tale Stato austriaco alla mia persona e al mio lavoro – per sempre”.
    Ubaldo de Robertis

  12. Chiedo alla viltà e alla ipocrisia delle istituzioni della Repubblica italiana di astenersi dalla pratica servile, ipocrita e ignobile usanza di santificare il poeta e l’intellettuale Pasolini, assassinato da quel potere clerico-fascista e dai servizi segreti della stato italiano. Chiedo che le istituzioni della repubblica clerico-fascista si astengano dall’incensare medagliette mediatiche per ricordare il poeta Pasolini almeno fino a quando i veri responsabili, mandanti ed esecutori dell’assassinio del poeta non siano stati presi e condannati.

    • Caro Giorgio, chiedi l’impossibile! Chiedere alla “viltà” e all'”ipocrisia” di essere leali è come chiedere al Vaticano di rinunciare alle proprie inestimabili ricchezze materiali, per donarle ai poveri. Il caso Pasolini verrà chiarito (forse) solo quando saranno morte tutte le persone in esso coinvolte. Magari tra 20-30 anni, se ancora esisterà l’Italia.

  13. Ubaldo de Robertis

    Insisto. Basterebbe che certi intellettuali riflettessero sul testamento di Bernhard. Chiedere loro di imitarlo sarebbe troppo.

  14. Ricevo e trascrivo da Adam Vaccaro il seguente commento:

    “Caro Giorgio, ci sarebbe tanto da dire su questa interessante triangolazione su Pasolini (sul quale ho ospitato anch’io uno scritto su milanocosa.it), anche per sollecitare morti viventi o precostituite barricate ideologiche. Aggiungo un sintetico commento, che ti prego di inserire, non riesco a fare di più.
    Condivido gli approcci e le analisi di Marco Onofrio e tue, perché in diversi modi distinguono, sia tra una espressione e l’altra sia all’interno di una delle forme espressive praticate da Pasolini. Non si può ridurre a uno un universo molteplice. Questo vale per chiunque, a maggior ragione con Pasolini. E’ sbagliato e semplicistico santificarlo o demonizzarlo in toto. Dalla narrativa alla poesia, dal cinema agli interventi giornalistici, abbiamo risultati alti e risultati che non reggono al tempo. Tra “Le ceneri di Gramsci” e la nonpoesia ideologica su Valle Giulia, c’è un abisso di qualità, come tra Mamma Roma o La ricotta o Uccellacci e uccellini, e i films della serie tesa a urticare i sensori superficiali dei moralismi cattocomunisti. Certo, Pasolini a volte ha parlato troppo, capita a tutti, ma da un punto di vista etico (che ha sostanza se implica anche il rapporto col potere) ha dato lezioni a tanti chiacchieroni che non si mettono mai in gioco. Pronti anzi a passare dalla parte del vincitore di turno e che oggi rischiano al massimo agitandosi in qualche studio televisivo. Pasolini si è messo in gioco, accettando e sapendo di finire in un imbuto micidiale, dove si incrociavano pulsioni omoerotiche con ombre ben più pericolose e implacabili.
    Per questo, in mezzo a tante figure mediocri della scena culturale attuale, è uno degli autori che mi hanno lasciato memoria di affetto e presenza, anche se non ho apprezzato e condiviso certe sue forme espressive, o i fondamenti delle sue visioni di idee – in buona parte arcaici, ingenui e regressivi. E tuttavia, anche per questo, capaci di ingenerare un’atmosfera emotiva e un fascino inconfondibili, che agli occhi di chi sa guardare fanno risaltare i nanismi creativi oggi prevalenti”.
    Adam Vaccaro

  15. I delitti di Stato sono sempre esistiti ed esistono tuttora. Essendo di Stato, sono destinati a restare irrisolti e impuniti. Quanti Martiri, colpevoli solo di essere andati controcorrente, di avere avuto il coraggio di esprimere le loro giuste idee, si sono immolati alla ragione, alla giustizia, alla dignità umana! Una dimostrazione della debolezza e della cecità del Potere, che deve uccidere per sopravvivere. Pasolini è uno di questi Martiri e merita tutto il nostro rispetto, il nostro perenne ricordo e la nostra attenzione, al di là di ogni limite che ogni uomo ha.

  16. antonio sagredo

    Muccino… Piccino

  17. Mariella Colonna

    Credo che, ad un solo anno dagli interventi qui pubblicati, il mondo sia cambiato a velocità difficilmente raggiungibile da chiunque tenti di cogliere il senso dei cambiamenti in perpetua evoluzione, o meglio, involuzione. Siamo preda spesso passiva di un’ “entropia” che si manifesta a tutti i livelli dal sociopolitico al mondo culturale e religioso. Le antiche ferite e storture rimangono sul doloroso corpo della nostra Italia, che non riusciamo più ad accettare per le sue innumerevoli malattie e per il degrado che non si ferma e finirà per travolgerla: ma non dimentichiamo che sono sempre attualissime le parole di Gesù Cristo: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Non possiamo metterci in un angolo a denigrare e a giudicare senza riconoscere che nel degrado e nell’immonda palude siamo immersi anche noi e che “nessuno è senza peccato”. Detto questo – e mi sembrava doveroso precisare – una parola in ritardo su Pier Paolo Pasolini il mistero dell’uomo e quello dell’intellettuale e del poeta sono indissolubilmente intrecciati e non è possibile guardare all’uno senza approfondire l’altro. Figura emblematica di un’epoca ormai remota, anche se colleghi assai più autorevoli di me affermano che il presente è fondamentamente simile al passato: ricordo che l’involuzione a spirale dell'”oggi” crea intorno a noi un contesto assai diverso di quello in cui è vissuto ed è stato ucciso Pasolini: a livello nazionale europeo e internazionale la nostra libertà è minacciata con inaudita violenza materialmente e psicologicamente da forze che si sono coalizzate e maturano oscuri apocalittici disegni, in particolare contro la cosiddetta civiltà occidentale. Perciò il tono e il registro espressivo de “IL PC AI GIOVANI”, tanto per fare un esempio, non è più accettabile se non contestualizzato, come non lo è il taglio netto e ideologico con cui Pasolini divide i giovani in due classi, dichiarando di “odiare in massa” tutti gli appartenenti ad una delle due classi. E’ un registro espressivo che ha fatto il suo tempo, anche se vale come testimonianza ancor oggi drammaticamente viva. C’è quindi il Pasolini che riesce a sollevarsi al di sopra del proprio tempo e delle proprie debolezze, in contraddizione con il Pasolini demagogo e ideologico, legato alla propria malattia in modo narcisistico e destinato a perdere sempre più vigore e interesse. Il Pasolini de “Le ceneri di Gramsci”, quello dei migliori film come “Mamma Roma” o “Uccellacci e uccellini” ha raggiunto livelli altissimi di espressione poetica e forza drammatica su cui il tempo non può e non potrà nulla, ma altri scritti e film , primo fra tutti “Salò”, sono destinati ad un ridimensionamento progressivo. Questo non toglie nulla alla forza della testimonianza e impegno culturali e politici del migliore Pasolini.

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