INVITO venerdì 23 ottobre all’Aleph, Roma, vicolo del Bologna, 72 ore 17.30 Presentazione Antologia Selected Poems “Three Stills in the Frame” Chelsea Editions 2015 di Giorgio Linguaglossa – Presentano Luigi Celi, Steven Grieco e Marco Onofrio, leggerà alcune poesie Giulia Perroni

Giorgio-Linguaglossa-Three Stills In the Frame 2015<strong>INVITO venerdì 23 ottobre all’Aleph, Roma, vicolo del Bologna, 72 ore 17.30 Presentazione Antologia Selected Poems “Three Stills in the Frame” Chelsea Editions 2015 di Giorgio Linguaglossa – Presentano Luigi Celi, Steven Grieco e Marco Onofrio, leggerà alcune poesie Giulia Perroni</strong>

Alcune poesie da “Three Stills in the Frame”, traduzione di Steven Grieco

de_chirico sole_sul_cavalletto_1973

Paesaggio con sole spento

Palazzo illuminato. Una finestra buia. Qualcuno
spalanca la finestra. La voce del cuculo galleggia
nella notte fresca e verde e senza luna.

Una bambina corre nella notte
tiene stretta nella mano una cordicella
legata in alto a un sole spento.

LANDSCAPE WITH EXTINGUISHED SUN

A lighted palace. A dark window. Someone
opens the window. The cuckoo’s voice drifts
upon the cool green moonless night.

A little girl runs in the night
in her hand she grasps a string that’s
tied high up to an extinguished sun.

de chirico ettore e andromaca particolare

de chirico ettore e andromaca particolare

Il profilo di Enceladon

Frammisto alla nebbia, sul davanzale della finestra, brilla
il rosso geranio del mattino; a sera è ancora là.
Nel fotogramma della finestra il tuo volto, di profilo,
trascorre da destra a sinistra, torna indietro,
va contro la direzione del tempo, alla ricerca dello spazio,
si dirige verso la cornice ed esce fuori del quadro.

L’orologio da polso che per dieci anni si era fermato
ha ripreso a camminare, i bambini fuori della finestra
cantano in coro Happy Birthday to you
mentre il televisore dice che è esplosa una bomba a Bagdad.
Sulla rastrelliera ci sono, ora come allora, i cappelli di Enceladon
le sue sciarpe colorate, i soprabiti; e c’è ancora il suo profumo.

ENCELADON’S PROFILE

On the window sill, gleaming through the fog,
morning’s red geranium. In the evening it’s still there.
Inside the photo of the window, your face in profile
shifts from right to left, comes back,
proceeds opposite to time in search of space,
moves towards the picture frame and exits the picture.

The wrist watch that stopped for ten years
is working again. The children outside the window
sing, “Happy birthday to you” in chorus,
while the tv announces that a bomb has exploded in Baghdad.
Enceladon’s hats are on the hat rack, just as they used to be,
and her coloured scarves and overcoats. And her scent, it’s still there.

de chirico il trovatore

de chirico il trovatore

Il tedio di Dio

Guardavo al di là dei cancelli arrugginiti: transenne,
cavalli di Frisia e fili spinati.
«Qui ci sono gli uomini che hanno venduto la propria ombra,
sono colpevoli di tracotanza – mi disse una voce dal buio –
assiepate ad altre ombre vivono nell’ombra».
Oltre le transenne c’era il sole bianco.
«Il tedio di Dio è un sole bianco che si è inabissato», mormorò una voce
tra le ombre.
“È un pensiero folle”, pensai e passai oltre le ombre maledette.
…………………………………………
«La notte è la locanda di Dio, dove Dio prende alloggio per il sonno»,
disse un’altra voce da un altoparlante nascosto chissà dove.
“Vivono di notte – pensai – le ombre bianche della polizia segreta
che sono state dismesse come un abito”.
…………………………………………
Sopra la spalliera della sedia accanto alla sciarpa rossa del giorno
c’è un salotto scarlatto:
ad una gruccia sono appese le ombre delle uniformi,
pallide linci dagli occhi squamosi;
Kafka suona il clarinetto e Mozart fa l’impiegato del catasto,
il sole bianco tramonta
tra le alghe verdi dello stagno, uomini della polizia segreta
con uniformi militari perlustrano la palude
alla ricerca del sole inabissato.
Illumino con la torcia tascabile il buio:
periferia di una città inesistente, palazzi e strade di vetro,
archi e pontili trasparenti precipitano nel vuoto senza spazio,
bambine giocano col l’hula hoop accanto a statue cristalliche.
“Ma non c’è anima viva”, penso ma è appena un pensiero:
mi metto una mano sul cuore
e mi accorgo con orrore che esce dal retro dello sterno.
………………………………………
«Il riso è il paradiso dell’Inferno»,
disse una terza voce da un altoparlante posto in alto, sopra un parapetto;
ma ero sconcertato e mi affacciai a una finestra:
c’era il mare azzurro.
………………………………………
«Il bacio di Dio è un sole bianco – dissi tra me – che si è inabissato»;
“è un pensiero folle – pensai – non è quello che volevo dire…”

GOD’S TEDIUM

I was looking beyond the rusty gates: barriers,
chevaux-de-frise and barbed wire.
“Here there are men who have sold their own shadows:
they’re guilty of arrogance,” said a voice in the dark.
“They live in the shadows, together with crowds of other shadows.”
Beyond the barriers was the white sun.
“God’s tedium is a white sun that sank,”
a voice muttered amongst the shadows.
“What madness,” I thought, and walked past the cursed shadows.

“Night is the tavern of God, where God puts up for the night to sleep,”
said another voice from a loudspeaker hidden somewhere or other.
“They live at night,” I thought. “The white shadows of the secret police
that have been cast off like garments.”

On the back of the chair near the red
scarf of day, a scarlet living room.
Shadows of uniforms hang from a clothes hanger,
pale lynxes with scaly eyes.
Kafka is playing the clarinet and Mozart is a petty clerk in the registry office.
The white sun sets in a pond
amongst green weeds, members of the secret police
wearing military uniforms search the marsh
for the sun that sank.
I light up the darkness with a flashlight:
suburbs of a non-existent city, buildings and streets of glass,
arches and transparent wharves with a hoola hoop next to crystallic statues.
“Not a single soul here,” I think, but it’s barely a thought.
I put my hand on my heart and realize to my horror
it’s coming out from behind the breast bone.

“Laughter is the paradise of Hell,”
said a third voice from a loudspeaker high up on a parapet.
But I was dismayed and looked out of the window:
the blue sea.

“The kiss of God is a white sun that sank,” I mumbled.
“What madness,” I thought. “This is not what I wanted to say…”

Giorgio De Chirico la metafisica

Giorgio De Chirico la metafisica

Canto dei marinai assiderati

Da una porta sul retro del mare volano basso le poiane azzurre
verso il sole diafano,
affiorano dai bulbi degli oblò delle navi affondate
i fantasmi, i clienti della locanda del tedio, simili
ad ombre bianche; «voi siete di qui?», mi chiedono.
Con sussiego Madame Hanska fa entrare le ombre bianche
nella stamberga della felicità, non li ama
e non li detesta e assegna loro una stanza
con vista sul mare;
«it’s wonderful», dice con voce roca,
con un gesto teatrale suona il campanellino,
si apre il tendaggio scarlatto:
il cielo si affretta ad entrare e fa scomparire le ombre
che danno la caccia al buio.
Fanno ingresso nell’antichambre il Signor Cogito
ed il Signor Hieronymus, il re di Francia e il re di Spagna, Tiziano
e Rembrandt, Mozart e Ionesco.
«Tutti i servizi sono attivi», dice la Signora
mentre consegna agli ospiti il coupon del diritto.
La notte si richiude come un’immensa botola
sul fondo della tomba del mare.
Nuota la stella marina verso il suo firmamento:
la costellazione di chiodi delle stelle
tiene dritto l’albero maestro, ma laggiù nella stiva
dormono i marinai assiderati:
Mozart e Rembrandt insieme ai mozzi e ai vogatori.
Ancora oggi se tendi l’orecchio ad est
degli embrici del mare dorato
puoi udire il falso canto delle aonidi
le allegre canzoni dell’equipaggio
simili al tintinnio di sonagli d’argento.

SONG OF THE FROZEN SAILORS

Sky-blue buzzards fly out of a door at the back the sea
towards the translucid sun.
Like white shadows, the ghosts, the patrons of the tavern
of tedium emerge from the bulbs of the portholes of sunken ships
and ask me: “Are you from here?”
Haughtily, Mme Hanska ushers the white shadows
into the hovel of happiness. She doesn’t love them
nor does she hate them, and gives them a room
with a view of the sea.
“It’s wonderful,” she says hoarsely,
and with a theatrical wave of the hand she rings a little bell,
and a scarlet curtain opens up.
The sky enters hurriedly and dispels the shadows
that are busy hunting down the darkness.
Enter into the antichamber Mister Cogito
and Mr. Hieronymous, the king of France and the king of Spain, Titian
and Rembrandt, Mozart and Ionesco.
“All the facilities are up and working,” says Madame,
and she gives each guest a membership card.
The night closes up again like a giant manhole
at the bottom of the tomb of the sea.
The sea star swims towards a firmament of its own.
The constellation of stars like nails
keep the headmast straight, but down in the hold
sleep the frozen sailors.
Mozart and Rembrandt alongside the deck hands and oarsmen.
Still today if you listen carefully to the east
out of the tiles of the golden sea
you’ll hear the Aonids’ false song,
the crew’s cheerful melodies
like the jingling of silvery jingle-bells.

de-chirico piazzaIl Signor K. era là

Aveva appuntato, Cogito, l’indirizzo della Signora Marlene
su un foglietto di carta che teneva in fondo alla tasca interna della giacca.
Voleva congedarsi. Prese il foglietto in mano.

Intanto, i premorienti si affollano nei vagoni merci.
Gendarmi portano al guinzaglio i mastini,
rovistano in ogni angolo della Zentralbahnhof,
perlustrano i binari.
Nella sala d’aspetto, c’è chi gioca con i serpenti,
chi pettina i capelli alle bambole,
chi suona il violoncello.
Tchiajkovski strimpella qualcosa al pianoforte,
più in là Vermeer dipinge di profilo una ragazza.

La luce si spense sul lastricato. Nella Kammerspiel
color fucsia la bella Marlene canta al pianoforte
il Lied della morte e della nostalgia.

Il Signor Cogito ama questo luogo di pace,
non saprebbe farne a meno.
Berlino. Anni Trenta.
Sulle ciglia, sulla pelliccia, sui guanti grigi
del Signor Cogito adesso cade una neve soffice.

Il lampionista si voltò, vicino a noi accese un lampione
e si mise a fischiare un’aria di Mozart.
I soldati scrivono cartoline alle fidanzate.
«Che epoca è questa?», chiede Cogito
alla bella Marlene nel salotto color fucsia.
Salieri fuma una sigaretta nel divano scarlatto,
ufficiali della Wermacht giocano a whist nel reservoir.
«Signor Cogito lei è un vero umorista», gli risponde
la Signora Marlene dall’antichambre.
C’è chi gioca con i décolleté, chi con la vedova nera,
c’è chi gioca con i serpenti, chi pettina i capelli alle bambole.
Una neve soffice si posa sulla pelliccia di Cogito
che si affaccia a una finestra. È quasi inverno.

Il cigolio meccanico degli usignoli si arrestò.
Il Signor K. era ancora là, tra lo stipite e la porta.
«Gutentag Herr Cogito…»

MR. K WAS THERE

Cogito had noted Madam Marlene’s address
on a slip of paper which he kept in the inside pocket of his jacket.
He wanted to say goodbye. He took the slip of paper in his hands.

Meanwhile, the pre-dying push their way into the freight trains.
Gendarmes walk bulldogs on a leash,
they’re searching in every corner of the Zentralbahnhof,
they walk up and down the tracks looking carefully.
In the waiting room some people are playing with snakes,
others are wasting time
or playing the cello.
Tchaikovsky bangs on the piano,
Vermeer over there is painting the portrait of a girl.

The light went out on the flagstones. In the fuchsia Kammerspiel
the lovely Marlene sits at the piano and sings
the nostalgic Lied of death.

Mr. Cogito loves this peaceful place,
he couldn’t live without it.
Berlin. The 1930s.
On Mr Cogito’s eyelashes, on his fur coat
and grey gloves, soft snow is falling.

The lamp lighter turned around, lit a street lamp
near us and started whistling an aria from Mozart.
The soldiers write postcards to their fiancés.
“What period is this?” Cogito asks
the lovely Marlene in the fuchsia drawing room.
Salieri is smoking a cigarette on the scarlet couch,
Wehrmacht officers play whist in the reservoir.
“Mr Cogito, you’ve got a real sense of humour,”
Madam Marlene replies from the antechamber.
Some people are playing with décolletés, others with the black widow,
some with snakes, some are wasting time.
Soft snow falls on Cogito’s fur coat
as he leans out of the window. It’s almost winter.

The mechanical creak of nightingales stopped.
Mr K. was still there, between the door-jamb and the door.
“Guten Tag, Herr Cogito…”

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25 commenti

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25 risposte a “INVITO venerdì 23 ottobre all’Aleph, Roma, vicolo del Bologna, 72 ore 17.30 Presentazione Antologia Selected Poems “Three Stills in the Frame” Chelsea Editions 2015 di Giorgio Linguaglossa – Presentano Luigi Celi, Steven Grieco e Marco Onofrio, leggerà alcune poesie Giulia Perroni

  1. La poesia “Paesaggio con sole spento”, per la sua delicata scena onirica della bimba che corre nella notte con un sole spento appeso a una cordicella come un palloncino, varrebbe da sola il lungo viaggio fino a Roma.
    Il graditissimo invito mi suscita un profondo rammarico per la lontananza e la partecipazione purtroppo solo virtuale.
    Le mie più sentite congratulazioni al poeta Giorgio Linguaglossa e al traduttore Steven Grieco per “Three Stills in the Frame”.

    Giorgina Busca Gernetti

  2. Anche quando ti affacci a una finestra che guarda un vicolo,insisti a credere:”C’era il mare azzurro”

  3. Colgo l’occasione per ringraziare e fare i miei pubblici complimenti al traduttore (e poeta) Steven Grieco il quale ha fatto un lavoro di grande competenza restando sempre aderente alla lettera e allo spirito dei testi ma con delle soluzioni geniali che, in qualche caso, hanno perfino migliorato il testo originale.

    • Il Signor K, era là, è un magnifico testo nel quale interagiscono il significato e il significante che introducono luoghi, figure e personaggi rivitalizzati dall’assenza-presenza, in un clima ben definito, dove storia e realtà, ma anche un sottile strato di fiction, reintroducono eventi non cancellabili dalla mente. Si tratta, più in specifico, di una sontuosa trasposizione psicologica e linguistica, ossia di,un esemplare format, che si estrinseca, come momento culturale di doppia aura di captazione in cui le categorie spazio-tempo emergono dalle buie gallerie della memoria e le rivitalizzano in una specie di risveglianza umana tonificata da un gradevole espressionismo lessicale.

    • Steven Grieco

      Migliorare il testo: questo non è possibile. Una traduzione sarà sempre e soltanto uno specchio, per quanto limpido, dell’originale. Altrimenti dobbiamo gridare, “traduttore traditore!!!”

  4. ubaldo de robertis

    Con un autore come Giorgio Linguaglossa avverto un certo imbarazzo nell’esprimere il mio commento. Apprezzo la sua poesia, mi è sempre piaciuta sin dalle lettura di Blumenbilder anche se ancora trovo difficoltà a decriptare taluni eventi richiamati, a disporli in contesti definiti. Se dovessi dire ad esempio che nelle poesie qui presentate noto la presenza di parole cariche di attrattiva, il più infastidito da certe bellezze potrebbe essere proprio lui, così preso, ormai da tempo, a mantenersi a cautelare distanza da una certa poesia italiana tipica dello scorcio del novecento, e a tenere in gran conto, come peraltro merita, la poesia, ad esempio, di un Rozewicz, Il Linguaglossa scrive:

    brilla il rosso geranio del mattino/

    accanto alla sciarpa rossa del giorno/

    nella stamberga della felicità/

    simili al tintinnio di sonagli d’argento./

    questi versi per me, vecchio cuore lirico, sono come pagliuzze dorate, non so per Giorgio Linguaglossa. Posso immaginare cosa ne pensava Rozewicz…
    In bocca al lupo, Giorgio, per la presentazione di “Three Stills in the Frame”e complimenti al traduttore Steven Grieco.
    Ubaldo de Robertis

  5. GiuseppeC

    E’ davvero encomiabile il lavoro da traduttore di Steven Grieco, che immagino sia bilingue. Il problema della poesia italiana in lingua inglese e’ spesso una perdita di tessitura, invece qui rimane quasi tutta. Per le mie modeste cinquanta poesie, e’ stata necessaria una auto-traduzione letterale, prima di passarle ad una poeta madrelingua per la messa in forma. E’ curioso il fatto che, ritraducendole in italiano, diventino altri testi, piu’ o meno vicini all’intenzione originaria. Saluti e buona presentazione.

  6. Caro Mario Gabriele,
    hai toccato una poesia alla quale sono molto affezionato. È una poesia di chiusura di una raccolta titolata “Risposta del Signor Cogito”, che riprende la grande poesia di Herbert titolata “Il Signor Cogito” e che si pone come un dialogo con il grande polacco e affronta il tema del rapporto tra Cogito (il filosofo, il poeta). e il Potere.
    Ecco, vorrei spiegare come è nata la struttura di questa poesia. È incredibile, ma sono partito dalla periferia, da una serie di appunti sparsi ed eterogenei (il lampionista che spegne i fanali, il foglietto perso nella tasca della giacca, Tchaikovsky che suona il pianoforte, i soldati che vanno al fronte etc.), e man mano che la poesia procedeva, mi sono trovato, per necessità, ad incollare gli sparsi frammenti della periferia in modo che costituissero un Centro. Procedimento esattamente all’opposto da quello tradizionale che vede un nucleo forte attorno al quale si conglobano nuclei minori e periferici. La spiegazione che mi sono dato dinanzi a questa nuova forma di creazione di una struttura è stata questa: è che da tanti anni ormai ho rinunciato a costruire attorno ad un «centro», perché il Centro non c’è; (quello che chiamiamo «io» è un assemblaggio di ombre e di luci, di suoli e di sottosuoli, di piani diversi, di estranei, di doppi etc.).
    Nel formare la mia poesia degli ultimi anni (quasi tutta inedita) non ho avuto mai in mente il riferimento del significante, ma pensavo che la nostra identità fosse qualcosa di simile ad una serie di immagini che si richiamano l’un l’altra, che sono in rapporto misterioso l’una con l’altra; insomma pensavo, e penso, che la nostra identità può essere rappresentata meglio da una serie di immagini in collegamento reciproco che non da un Discorso organizzato in modo lineare quantunque e comunque narrato. Come acutamente notò Lacan, il soggetto è formato dal riferimento che un significante ha con un altro significante. Ma, sia chiaro che Lacan aveva in mente un concetto psicanalitico di “significante” molto più vasto da quello che ne avevano e ne hanno i linguisti..

  7. ubaldo de robertis

    “La nostra identità può essere rappresentata meglio da una serie di immagini in collegamento reciproco che non da un discorso organizzato in modo lineare.”
    Penso che sia proprio cosi!
    Con la sua forma poetica Giorgio Linguaglossa c’è riuscito con coerenza vista la grande considerazione che ha per la poesia di Mandel’stam: “le immagini in movimento reciproco all’interno della versificazione”, e di Tomas  Tranströmer, secondo gli assunti della poesia progressista del nord Europa.
    Ubaldo de Robertis

  8. Lucia Gaddo Zanovello

    Ho sempre pensato con viva passione al potere delle parole di creare mondi.
    Qui trovo dimostrazione della mia ragione.
    Mondi rappresentati più che in tavole pittoriche, in vividi diorami, come anche nel primo testo qui riportato ‘Paesaggio con sole spento’, dove pure mi sembra di osservare che ‘finestra’ sia termine ricorrente e possa restare aperta anche sui ricordi.
    Colpiscono le pennellate dei colori… Il nero buio, il bianco del “sole inabissato” (che è anche il colore del “tedio di Dio”), come pure bianche sono le “ombre della polizia segreta”.
    “A notte fresca” si incontra “il verde” (stesso colore di certe “alghe dello stagno”) e poi che dire della seduzione di tutte quelle tonalità di rosso, del geranio, di una sciarpa, ma anche di quelle dei cancelli arrugguniti, il fucsia e lo scarlatto degli ambienti interni; altri diversi colori si è invitati ad immaginare, di indumenti, di altre sciarpe, fino a quello sin troppo noto delle “uniformi militari”: “tra le alghe verdi dello stagno, uomini della polizia segreta/ con uniformi militari perlustrano la palude/ alla ricerca del sole inabissato”.
    Mondi paralleli come multiversi, in una sontuosa, regale decadenza, popolati di “premorienti”, dove “palazzi e strade di vetro,/ archi e pontili trasparenti precipitano nel vuoto senza spazio”, in cui le statue sono definite “cristalliche”.
    Fra tutte le suggestioni che ogni rilettura di questi testi mi richiama, inesauribilmente nuove, quelle da cui mi stacco meno facilmente mi vengono dal “Canto dei marinai assiderati”, forse per il motivo che io stessa mi sono sempre sentita un marinaio mancato.
    Complimenti vivissimi anche al magnifico traduttore.

  9. Trascrivo un sms di Steven Grieco:

    The phoenix are at play on their terrace.
    The phoenix are gone,
    the river flows on alone

    Vedi? Andamento come di fotogrammi in sequenza. Ma con un senso, un nesso interno, nascosto. (Poesia di Ezra Pound)

    Grazie Steven per questa citazione, che vuol dire che quando noi facciamo poesia non inventiamo niente che non sia già stato inventato, ma sviluppiamo le idee che già sono state fissate sulla carta. E se l’imagismo di Pound non ha attecchito alla poesia italiana, non è questa una buona ragione per continuare in questa svista macroscopica.

    La prima poesia pubblicata “paesaggio con sole spento” deriva da un notissimo quadro di De Chirico «La strada», dove c’è una bambina che corre mentre insegue un hula hoop in una strada deserta solcata da ombre nette dei palazzi con archi che si stagliano a destra e a sinistra. È stata la suggestione di questo quadro di De Chirico che ha determinato la mia poesia:

    Paesaggio con sole spento

    Palazzo illuminato. Una finestra buia. Qualcuno
    spalanca la finestra. La voce del cuculo galleggia
    nella notte fresca e verde e senza luna.

    Una bambina corre nella notte
    tiene stretta nella mano una cordicella
    legata in alto a un sole spento.

    È una poesia dichiaratamente metafisica che riprende il metodo compositivo di un De Chirico e di un Tranströmer. Niente di nuovo quindi. In poesia è veramente difficile fare qualcosa di nuovo.

    https://www.google.it/search?q=de+chirico+bambina+con+l'hula+hoop+immagini&biw=1366&bih=643&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0CDgQ7AlqFQoTCKq8tavuzcgCFUEQFAodYacDmA#tbm=isch&tbs=rimg%3ACafDKzpwSV52IjiXiq6-PMY5BpIMe7w17Ctn1Lkaj3pIuCkuLyfU9Wq_1WhDUZgfSogp1bX1T_1ym1nnHDJSCvR9ciQioSCZeKrr48xjkGEc5IoxfjJu22KhIJkgx7vDXsK2cRH5Vdrqg8C3wqEgnUuRqPeki4KRHgfuW2wAIxUSoSCS4vJ9T1ar9aEQYffLtDCHhNKhIJENRmB9KiCnURK5DBwRBimtQqEgltfVP_1KbWecRHPsmPgVey8GCoSCcMlIK9H1yJCEcVFRAG6KHN3&q=de%20chirico%20melanconia%20e%20mistero%20di%20una%20strada%20immagini&imgrc=1Lkaj3pIuCkNVM%3A

    • Mi fa piacere scoprire che anche tu ti lasci ispirare dai quadri nella composizione delle tue poesie, per creare non un’ “ekphrasis” di stile alessandrino, ma qualcosa che nel tuo caso è metafisico al pari dei dipinti di De Chirico.
      Nella poesia “Paesaggio con sole spento”, di cui avevo già scritto poche parole, c’è infatti un’evidente carica di suggestione, ricca di atmosfere magiche ed enigmatiche, quasi fosse un sogno ad occhi aperti.
      Auguri per la presentazione

      Giorgina

  10. Complimenti Giorgio per il libro e la prossima serata, alla quale mi rammarico di non poter partecipare. Cercherò di esserci spiritualmente, con la testa affollata dalla tue bellissime immagini. Hai mai pensato alla pittura, o dipingi già?

  11. Caro Paolo,
    mi sarebbe piaciuto essere un pittore, ma purtroppo non so dipingere, sono un mediocrissimo pittore. È così che ho iniziato a scarabocchiare sulla carta. Era più facile. O almeno così mi sembrava. E invece scrivere una poesia è qualcosa di oltremodo difficile, questo l’ho capito dopo. Ma forse vale la pena di tentare, tanto non costa niente, sono sufficienti una matita e della carta. E poi se la poesia non piace, si può gettare tutto nell’immondizia senza fare alcun danno all’ecologia.

  12. A una persona che mi ha chiesto chi è “Enceladon” che ritorna di frequente nelle mie poesie e che cosa rappresenta, rispondo che è un simbolo, una metafora, un ideale della bellezza femminile. Tutto ciò e altro ancora.

    Quando, nel gennaio del 1901, il poeta russo Aleksandr Blok incontra per la prima volta Ljuba, la ragazza dai capelli d’oro di cui si innamorerà perdutamente, la descrive così:

    “25 gennaio, passeggiata nella via Monetnyj. È sera. Strana sensazione. Alla fine di gennaio e all’inizio di febbraio. Lei è apparsa realmente. E quella che era un essere vivente, diviene l’Anima universale (come ho poi compreso), l’Anima separata, imprigionata, languente… Io non posso fare altro che guardarla e benedirla…”.
    Così riferisce il poeta russo le impressioni che la giovane Ljuba produce nel suo animo: “L’ho incontrata, il suo aspetto esteriore, in perfetta armonia col suo aspetto soprannaturale, ha fatto sì che si levasse in me una tempesta di felicità, e mi ha fatto comprendere che quell’ombra leggera ha condotto alla guarigione la mia anima malata e già prossima alla morte…”.

    Dunque, la morte. La bellezza allontana la morte.

  13. non potrò esserci per motivi geografici (l’Italia è troppo lunga e stretta), ma confido in una piena riuscita dell’appuntamento

  14. Tra De Chirico e David Lynch, entrambi silenziosi. Linguaglossa perla per tutti, come un ragazzo.

  15. Giorgio, quindi il tuo Enceladon non sarebbe altro che un sinonimo dell’ “eterno femminino”?

  16. ubaldo de robertis

    Immagino che Enceladon sia una donna bellissima tra l’immaginario e il reale visto che è presente in quasi tutte le ultime raccolte di Giorgio. Ma sempre quando menziona delle donne queste sono incantevoli. Non ho ancora dimenticato la Simonetta Vespucci presente in una sua poesia, la più bella e avvenente donna all’epoca del Botticelli.
    Ubaldo de Robertis

  17. Credo fermamente che la Bellezza allontana la morte. La poesia, per sua essenza, ci avvicina pericolosamente alla morte, per questo ha bisogno del mito della Bellezza, perché essa soltanto può salvarci dalla morte. E la figura di Enceladon è un emblema, un simbolo della bellezza femminile, come Simonetta Vespucci, la più bella donna del rinascimento fiorentino e amante di Lorenzo dei Medici. Ma è anche una personificazione della Musa, la divinità che guida l’ispirazione dei poeti. Ovviamente si tratta di un mito, stiamo facendo della mitologia. Ma abbiamo bisogno della mitologia per vivere.

  18. antonio sgaredo

    Paolo Statuti
    19 ottobre 2015 alle 15:14
    Giorgio, quindi il tuo Enceladon non sarebbe altro che un sinonimo dell’ “eterno femminino”?
    ————————————————————————–
    Caro Paolo, in linea generale i lettori del blog sanno cosa è l ” eterno femminino”. Ma Tu ti riferisci come intuisco all’ “Etrerno femminino russo”, in particolare di Blok (poeta che qui viene menzionato)… ma quanti sanno come e cosa intendeva Blok per “eterno femminino”… credo nessuno, tranne noi due, e questo è sconfortante più per noi due che per il resto! Noi due che parliamo al vento: don chisciotti!
    L’eterno femminino di Linguaglossa differisce sostanzialmente da quello di Blok, poi che il primo non ha dietro di se – e quindi non possiede – quell’humus che fa unica la filosofia di Blok, che è poi teosofia che si muta in teofania… insomme teologia ortodossa che si colora di un misticismo estatico ed estremamente etereo, talchè questo misticismo cviene tanto a noia allo stesso Blok che un colpo di teatro – specie in Balagancik (il piccolo baraccone) – che consistè in una scabolata ad un velo… il velo si squarcia e… invece della bella femmina prima sognata e trasognata appare una prostituta… Blok ci dice che l’eterno femminino non è solo Bellezza ma pura realtà cruda, e che stavolgendo il misticismo proprio simbolico dei filosofi russi fa opera di progressione e di svilimento degli antichi canoni femminili… la prostituta allora ascende al trono più alto della rappresentazione femminile… svelato questo il poeta non ha più motivo di far versi e muore d’asfissia…
    a. s.

  19. Caro Antonio,
    non metto in dubbio la tua preparazione sulla concezione dell’eterno femminino di Blok, ma dopo Blok molta strada è stata fatta; nel frattempo è intervenuta la cultura critica del novecento che ha messo sotto radiografia il concetto di simbolo senza simbolismo e il concetto di simulacro privo di soggiacente realtà. È ovvio che il mio utilizzo del simulacro non ha niente a che vedere con la concezione del simbolo dell’eterno femminino di Blok, il mio concetto di Simbolo e di simulacro è debitore della cultura critica e del pensiero estetico del Novecento.
    Nella mia poesia le immagini e le personificazioni (ad esempio Enceladon) sono simulacri vuoti che non hanno alcun riferimento né con la realtà né con alcuna sotto realtà o sovra realtà, questo mi sembra chiaro.

    Nel secondo Novecento il concetto di simulacro è stato ripreso da Jean Baudrillard, che lo definisce come la «verità che nasconde il fatto che non ne ha alcuna». Laddove Platone ha visto due modi della riproduzione, quella “fedele” e quella volutamente “distorta” (il simulacro, appunto), Baudrillard ne vede quattro: lo “specchio” o riflessione di base della realtà, l'”anamorfosi” o contraffazione spontanea della realtà, la “finzione” (dove non esiste un modello), e il “simulacro”, che “non ha alcuna relazione con qualsiasi realtà di sorta” e ciononostante risulta “vero”. In questo senso il potere, come detto in Dimenticare Foucault, «non è mai esistito se non in quanto simulacro.»

    Dopo la Pop art e l’opera di Andy Warhol i piani di rappresentazione del “vero” e del “falso” sono stati mescolati e la critica d’arte ha imparato a lavorare attorno a nuovi concetti, a cui il termine “simulacro” ha offerto spesso sponda (come nella corrente dell’Iperrealismo e più in generale nel Postmodernismo).

    In tal senso, penso che sia ovvio che il mio utilizzo del simbolo e del simulacro non abbia nulla delle mistica e della teosofia di un Blok, diversissimi sono i miei riferimenti culturali, anche considerando che è passato più di un secolo da Blok.

  20. antonio sagredo

    tutto sommato conferma ciò che ho scrittto: ma era una risposta diretta a Statuti, più che a lei.
    grazie

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