Tadeusz Różewicz (1921-2014) UNA POESIA “Sono nessuno” dedicata a Ezra Pound, “Elpenore”, “Canto della gabbia” Presentazione e traduzione di Paolo Statuti con un Commento di Giorgio Linguaglossa

Polonia assedio del Ghetto di Varsavia

Polonia assedio del Ghetto di Varsavia

Poeta, drammaturgo, novelliere e saggista, Tadeusz Różewicz – da qualcuno definito “specchio e sismografo della realtà contemporanea” – è senza dubbio il più illustre scrittore polacco della generazione cui la guerra tolse la prima giovinezza. E’ nato il 9 ottobre 1921 a Radomsko. Durante il periodo dell’occupazione si mantenne dando lezioni private e lavorando saltuariamente come operaio e corriere. Nel 1942 terminò la scuola clandestina per sottufficiali. Negli anni 1943-44 combatté nei reparti partigiani dell’Armata Nazionale.

Il primo volume di poesie, uscito nel 1947,  è intitolato non a caso Niepokój (Inquietudine, 1947). E’ l’inquietudine dell’uomo scampato allo sterminio, che lotta affinché le atroci esperienze che ha vissuto non si ripetano più. Ancora più incisive, da questo punto di vista, sono le due successive raccolte Czerwona rękawiczka (Il guanto rosso, 1948) e Pięć poematów (Cinque poemi, 1950). Il poeta penetra sempre più profondamente nelle questioni che lo travagliano, e sempre più faticosamente cerca la salvezza nell’osservazione dei mutamenti che avvengono nel suo paese. L’inquietudine morale continuerà a tormentare il poeta anche nei poemi Równina (La pianura, 1954) e Srebrny kłos (La spiga d’argento, 1955), nonché nel successivo volume Rozmowa z księciem (Colloquio con il principe, 1960). Il moralista non può permettere alla sua coscienza di quietarsi davanti a un mite quadretto della natura o in un pacifico idillio. Różewicz risveglia incessantemente le coscienze, perché la coscienza inquieta determina la ricerca della verità, e la ricerca della verità porta alla ricerca del bello. Różewicz è concreto e misurato. Cerca di cogliere l’essenza di un fatto, di un fenomeno, mette a fuoco ciò che vede e ne evidenzia gli elementi essenziali.

Negli anni ’50 lo scrittore, pur continuando ad esprimersi nella poesia, iniziò la sua attività di novelliere e di drammaturgo. Sono apparse così le sue raccolte di racconti Opadły liście z drzew (Sono cadute le foglie dagli alberi, 1955), Przerwany egzamin (L’esame interrotto, 1960), Wycieczka do muzeum (Gita al museo, 1966) e Śmierć w starych dekoracjach (Morte tra le vecchie scene, 1970). Caratteristica specifica delle novelle di Różewicz è l’ostinata ricerca dell’umanità in ogni frammento di vita. E’ una prosa incredibilmente condensata, dai molti sottotesti, che scava il realismo dalle vicissitudini umane. Lo scrittore diventa maestro di una nuova prosa, che si può definire realismo poetico. Spesso intreccia elementi occasionali, brandelli di conversazione, il balbettìo di un ubriaco, annunci, frammenti di trasmissioni radiofoniche e televisive, di giornali e di libri. Tutto gli serve come materiale da costruzione, tutto si amalgama nel crogiolo della sua arte.

polonia fucilazioneAltrettanto inquietante e originale come la poesia e la prosa, è la drammaturgia di Różewicz. Lo scrittore, giustamente definito un classico vivente, è sempre fedele a se stesso, alla sua visione del mondo, alle sue ossessioni e alla sua poetica. “Kartoteka” (Cartoteca, 1960), è il dramma di tanti uomini vissuti nel mondo della seconda metà del XX secolo, un mondo in cui lo scrittore scorge molti sintomi di caos e di crisi dei valori tradizionali.

Nei suoi drammi Różewicz è riuscito magistralmente a “spiare” lo stile di vita di certi gruppi sociali, il cui obiettivo è soltanto l’arricchimento e le cui aspirazioni sono esclusivamente di natura consumistica. Ad esempio in Akt przerywany (Atto interrotto, 1970), bersaglio dello scrittore diventa il livellamento, l’appiattimento dei costumi, che riguarda non solo la sfera dei problemi quotidiani, ma si imprime anche nella psiche dell’uomo contemporaneo, impoverendone la vita interiore.

Różewicz – drammaturgo ha creato una nuova forma teatrale, nella quale trovano posto la vita concreta, l’iperbole poetica, l’ironia e il grottesco. Il dramma Pułapka (La trappola, 1982), ritenuto da molti un capolavoro, è basato sulla figura di Franz Kafka. Vi si ritrovano fatti della vita di questo scrittore e alcuni echi dei suoi diari. Meditando su Kafka, Różewicz scrive anche di se stesso e un po’ anche di tutti noi, delle nostre paure, del destino dell’uomo – “animale immolato” del XX secolo, “intrappolato” dalla metafisica. La prima trappola di ogni essere umano è l’esistenza stessa. “Sono una trappola, il mio corpo è una trappola in cui sono caduto dopo la nascita”, dice Kafka nel dramma di Różewicz.

Scrive il drammaturgo: “Cosa mi lega al teatro? Al teatro mi lega il desiderio di scrivere un dramma veramente realistico e al tempo stesso poetico. Non è una cosa facile, perché non so in cosa si differenzi il teatro poetico da quello realistico. Considero tutta la mia creazione come un’incessante polemica con il teatro contemporaneo e con le recensioni teatrali.

Nel suo libro “Il teatro della comunità” il regista Kazimierz Braun scrive: “Dopo Wyspiański e Witkacy, dopo Gombrowicz e Mrożek, proprio Różewicz, a mio avviso, è il più autorevole drammaturgo del teatro polacco contemporaneo. Attualmente proprio lui traccia l’indirizzo delle ricerche più importanti”. E’ inutile dire che i drammi di Różewicz sono rappresentati sulle scene di tutto il mondo, inclusa  l’Italia.

Esecuzione di 56 civili polacchi a Bochnia durante l'occupazione della Germania nazista della Polonia; 18 December 1939

Esecuzione di 56 civili polacchi a Bochnia durante l’occupazione della Germania nazista della Polonia; 18 December 1939

“Tanti anni sono dovuti passare, prima di riuscire a capire che lo scrittore poeta non ha il diritto di disprezzare, ma ha soltanto il diritto di amare” – ha scritto Różewicz nel volume di saggi Przygotowanie do wieczoru autorskiego (Preparazione a una serata d’autore, 1971), e forse in questa affermazione  risiede la verità sull’evoluzione di questo scrittore, la cui creazione ha sempre reagito vivacemente sia alle grandi crisi politiche del nostro tempo, sia a tutti i fenomeni della sfera esistenziale, culturale, di costume, attraverso i quali un umanista del rango di Różewicz non può passare indifferente. Giustamente ha detto Konrad Górski che “non si diventa umanisti per caso. La passione del conoscere in un umanista nasce da un’esigenza istintiva, per capire il senso della vita, per scorgere il legame tra l’enigma del mondo e il destino morale dell’uomo”. Queste parole si adattano alla perfezione a tutta l’opera di Tadeusz Różewicz.

Da tanti anni mi occupo di letteratura polacca e conosco bene questo scrittore. Ma c’è una cosa che continua a stupirmi: che cioè non abbia ricevuto il Nobel per la Letteratura, al pari di Henryk Sienkiewicz (1905), Wladyslaw Reymont (1924), Czesław Miłosz (1980) e Wisława Szymborska 1996). In ogni caso ormai è troppo tardi, perché questa grande figura della letteratura polacca è scomparsa il 24 aprile del 2014.

Sono uscite in Italia le seguenti raccolte di poesie di Tadeusz Różewicz:
Colloquio con il principe (129 poesie), a cura di Carlo Verdiani, Mondadori 1964
Il guanto rosso e altre poesie (45 poesie), a cura di Carlo Verdiani e Pietro Marchesani. Scheiwiller 2003
Bassorilievo (26 poesie), a cura di Barbara Verdiani, Scheiwiller 2004
Le parole sgomente. Poesie 1947-2004 (52 poesie), a cura di Silvano De Fanti, Metauro 2007

Della raccolta di prossima uscita in italiano sono inserite 32 poesie di Różewicz, di cui 17 inedite, mentre 3 sono inserite nella raccolta del 1964 e non sono state più pubblicate. Malgrado Różewicz non sia un nome nuovo alla editoria italiana, egli continua a essere ancora troppo poco noto nel nostro paese. Devo arguire che sia rimasto “intrappolato” nelle anguste reti della slavistica italiana, che purtroppo non è esente da rivalità e gelosie. Mi auguro dunque che con una più oculata divulgazione, che lasci fuori eventualmente i santoni della slavistica nostrana, la mia raccolta di prossima pubblicazione con la EditLet contribuisca a dare a Tadeusz Różewicz quello che è di Tadeusz Różewicz.
                                                                                                         Paolo Statuti

Altre opere di Tadeusz Różewicz:
Poesia

“Czas, który idzie” (Il tempo che va, 1951)
“Wiersze i obrazy” (Versi e immagini, 1952)
“Nic w płaszczu Prospera” (Il nulla nel mantello di Prospero, 1962)
“Duszyczka” (Piccola anima, 1979)
“Płaskorzeźba” (Bassorilievo, 1991)
“Recycling” (Recycling, 1998)
“Nożyk profesora” (Il coltellino del professore, 2001)

Teatro

“Grupa Laokoona” (Il gruppo del Laocoonte, 1961)
“Śmieszny staruszek” (Il vecchietto ridicolo, 1965)
“Wyszedł z domu” (Se n’è andato di casa, 1965)
“Spaghetti i miecz” (Gli spaghetti e la spada, 1967)
“Przyrost naturalny” (Incremento demografico, 1968)
“Na czworakach” (Carponi, 1972)
„Białe małżeństwo” (Matrimonio bianco, 1974)
“Odejście Głodomora” (La partenza del morto di fame, 1976)
“Do piachu” (Morto e sepolto, 1979)

polonia occupazione tedesca

polonia occupazione tedesca

Commento di Giorgio Linguaglossa

 Tadeusz Różewicz (1921-2014)  nasce a Radomsko nel 1921 sulla linea ferroviaria Varsavia-Vienna, città all’epoca di 20.000 abitanti, città di provincia. Nel novembre del 1944 il fratello Janusz, capo partigiano, viene fucilato dai nazisti, evento che avrà grande influenza sulle scelte di poetica di Tadeusz. Nel 1947 esce Niepokój (Inquietudine) che viene accolto con giudizi lusinghieri dai maggiori poeti delle generazioni precedenti. Anche il secondo volume Czerwona rekawiczka (Il guanto rosso) viene accolta con giudizi lusinghieri e disparati a causa di un nuovo sistema di versificazione e una nuova tematizzazione dei temi della sua poesia. Różewicz  proviene dall’esperienza traumatica della seconda guerra mondiale e dall’orrore dei campi di concentramento, la sua poesia è un prodotto della catastrofe della cultura, una riflessione che ha al centro la domanda: Che cos’è l’uomo? Che cosa è diventato? Ci sarà un avvenire per l’uomo figlio dell’Occidente? – Różewicz si chiede se sia ancora possibile scrivere poesia dopo Auschwitz e dopo la dissoluzione delle “Forme”:

Queste forme un tempo così ben disposte
docili sempre pronte a ricevere
la morta materia poetica
spaventate dal fuoco e dall’odore del sangue
si sono spezzate e disperse

La risposta, in sede estetica, sarà la rivoluzione delle forme, l’adozione del verso libero e l’impiego di un polinomio frastico organizzato secondo i tempi e i modi della prosa. La poesia di Różewicz riporta il linguaggio poetico al grado zero della scrittura, elimina la differenza tra poesia e prosa, si prosasticizza, indossa i vestiti della povertà, assume un tono asseverativo, assertorio, sarcastico, dimesso, gnomico e colloquiale, mescola abilmente il parlato con il ready made, la citazione con la semplice proposizione del quotidiano, il dialogo con il soliloquio, gli enunciati frastici sono impiegati come frangiflutti della significazione, sono abilmente snodati e snodabili, ribaltabili e sovrapponibili grazie all’impiego di una pluralità di voci che intervengono nella composizione senza preavviso alcuno, ma inserendo gli enunciati liberamente, svincolati da ogni schema preordinato. Il risultato estetico è una prosodia sorprendentemente ricca, frastagliata e vissuta, ritmicamente snodabile, capace di aderire alle tematiche più diverse come un vestito che sembra, volta a volta, tagliato su misura. Una poesia che ricorda certe composizioni cubiste, che integra le suggestioni del costruttivismo e del surrealismo, ma di un surrealismo passato al vaglio della sua severità polacca. Scrive Silvano De Fanti: «Il registro stilistico viene dunque improntato a una decisa propensione per la metonimia, sostenuta dalla giustapposizione di elementi dissimili o incongrui che offrano nuove possibilità semantiche svelando ciò che sta oltre la parola, lontano dalle associazioni tradizionali, e corredata da insistenti elencazioni, coordinate per paratassi o per asindeto, tendenti a manifestare i frammenti circostanti che ricreano il caos del mondo dopo la distruzione. Stava soprattutto qui la precoce rottura con la poetica dell’Avanguardia; stava altresì nell’uso ben più largo del lessico quotidiano e nella ‘debanalizzazione’ del banale, inteso come tutto ciò che rivela le verità ‘ordinarie’, ovvero il parlare diretto, la parola concreta, la naturalezza, il senso comune: “dopo una breve escursione nella terra dove regnavano e regnano il ‘senso poetico’ e la ‘bellezza’, faccio ritorno al mio ‘immondezzaio'” (…) La “morte della poesia” così spesso proclamata da Różewicz – metafora paradossale, ché in realtà portò il poeta a generare una nuova poesia – stava proprio nella consapevolezza della mancanza di una lingua che fosse in grado di esprimere l’esperienza, e che… lo spinse a penetrare e a rivoltare dall’interno quella stessa lingua. L’uomo di Niepokój è sopravvissuto alla catastrofe da lui stesso provocata»*

È la misura e la precisione del dettato poetico che farà di Różewicz il progenitore della poesia polacca moderna. Un grande poeta modernista che ha saputo formulare nella nuova sintassi del modernismo le domande più inquietanti e scomode del nostro tempo. È la scoperta più sconvolgente di Różewicz quella di interrogare l’uomo senza qualità che è sortito fuori dalla seconda guerra mondiale: l’uomo è diventato quella cosa senza identità dei nostri giorni:

Sono nessuno
the dogs leap on Actaeon
Fu condotto
al luogo di pena
il 24 maggio 1945
alle ore quindici
Ich bin Niemand
Mein Name ist Niemand
lo riconobbi dagli occhiali
e dai peli sulla faccia
aveva allora 60 anni
portava una rozza uniforme
scarponi militari
cintura e lacci
si toglievano alle persone
rinchiuse in gabbia…

polonia-bombardamenti

polonia-bombardamenti

Nella poesia di Różewicz si entra subito dentro una stanza, dentro una situazione, dentro un personaggio. È il primo poeta del nuovo modernismo europeo che utilizza il discorso letteralizzato (facilitato in ciò dalla sua lunga esperienza di scrittore di drammi), di qui l’impiego continuo di dialoghi, di inserzioni di parlato, di ready made, di enunciati di cronaca, di divagazioni improvvise e apparentemente slegate del filo conduttore del discorso. Ma Różewicz fa anche uso del discorso indiretto, del correlativo oggettivo del correlativo soggettivo (cioè lo spostamento del soggetto, lo spaesamento e la dislocazione del soggetto). Różewicz fa uso della sapienza antica e antichissima dei saggi cinesi, di Lao Tzu quando questi scrive: «La via è vuota, ma usandola, non si riempie». C’è qui l’esperienza della negazione e dell’affermazione, l’una accanto all’altra. L’esperienza del vuoto e del pieno, del vero e del falso. Gli opposti non si elidono ma si potenziano. In tal modo, la poesia rafforza alla ennesima potenza la carica semantica del proprio linguaggio, nega e afferma allo stesso tempo la medesima cosa. Voi direte, ma come è possibile? Come è possibile dire con il discorso poetico una cosa e, immediatamente dopo, negarla? C’è qui un esercizio di doppiezza, forse? – No, qui è in azione il pensiero poetico che dispone della sua autorità, che tratta tutto ciò che tratta con la sovranità che è riservata ad un sovrano assoluto. Soltanto la poesia ha questo attributo, di dire e di fare ciò che crede. Al contrario del romanzo il quale invece non può permettersi tanta e tale libertà, se non altro perché un cambio di marcia deve essere spiegato e accompagnato da una preparazione narrativa. In poesia, invece, non c’è bisogno di tutto ciò, la poesia è libera di fare i salti mortali che vuole, se lo desidera. La poesia di Różewicz fa proprio questo principio compositivo (che è anche un principio epistemologico, di poetica), entra subito dentro le situazioni e le illumina dall’interno con la lampada di Diogene di una nuova visione del fare poesia e di come leggere il mondo.

[Le altre opere poetiche del poeta polacco sono: Czerwona rękawiczka (Il guanto rosso, 1948) e Pięć poematów (Cinque poemi, 1950). Równina (La pianura, 1954) e Srebrny kłos (La spiga d’argento, 1955), e Rozmowa z księciem(Colloquio con il principe, 1960). Seguiranno Superstite, degli anni sessanta Correzione di bozze, degli anni ottanta, Una poesia degli anni novanta, e degli anni duemila: Perché scrivo?. Nel 2007, è uscita in Italia, grazie all’impegno e alla cura di Silvano De Fanti, un’antologia della sua vasta produzione, dal titolo Le parole sgomente. Poesie 1947–2004 (Metauro)].

Różewicz apprezzava l’opera pittorica di Burri, apprezzava l’informale materico di Burri il quale creava con il materiale bruto «immondezzai organizzati»:

affamato nel campo di lavoro
componeva con i rifiuti
il mondo nuovo
tra le morti e i rifiuti
creò la bellezza
diede prova di una nuova interezza.

 Tadeusz Różewicz 1979

Tadeusz Różewicz
1979

Anche per il poeta polacco i rifiuti e i letamai sono diventati illustrazione e simbolo della crisi della cultura nella seconda metà del XX secolo:

vicino al mio cuore
l’immondezzaio metropolitano
il poeta degli immondezzai è vicino alla verità
più del poeta delle nuvole
gli immondezzai pieni di vita
di sorprese.

Różewicz si rende conto che l’arte si trova in un momento di passaggio, lo fa con la consueta sfumatura ironica:

Un’epoca si sta concludendo
inizia
un’epoca nuova e a volte gli artisti si sentono
in dovere
di creare un’opera degna
dei nostri grandi straordinari
tempi
invece pian piano vediamo
che un’epoca si è conclusa
un’altra è iniziata
alcuni se ne sono accorti
altri no

Altri ancora «sono appesi immobili ormai quasi belli», già classicizzati seppur giovani (Afro, Spazzapan, Music, Consagra, Corpora) Uno dei segnali più inquietanti del trapasso da un’epoca all’altra? Nel 1957 il poeta aveva visto a Parigi «l’albero realistico» di Mondrian che «si faceva astratto / moriva e partoriva / una proposta nuova». Ora, solo cinque anni dopo, in America la scimpanzè Betsy dipinge quadri tachistes e ne ha venduto uno per 350.000 franchi… «Das Spiel mit den Möglichkeiten»: l’espressione artistica di oggi – inizio anni ’60 – tende a essere un gioco delle possibilità, un gioco – sembra questo il giudizio di Rozewicz – di cui l’artista cerca ancora di stabilire delle regole. L’unica vera consapevolezza pare essere un diverso atteggiamento etico: non più “partecipante”, ma “testimone”. E la parte conclusiva del poema, intitolato “Diritti e doveri” e anch’essa ricca di topoi intertestuali iconografici, sembra esserne l’esemplificazione poetica attraverso la parafrasi dei primi versi del poema di W.H. Auden “Musée des Beaux Arts”, che a sua volta descrive il dipinto di Brueghel “La caduta di Icaro”. Un tempo, nel vedere Icaro in caduta, il poeta avrebbe gridato a tutti gli astanti di guardare, di assistere al dramma del figlio del sogno in atto di precipitare:

ma adesso adesso non so
so che l’aratore deve arare la terra
il pastore custodire le greggi
l’avventura di Icaro non è la loro avventura
deve andare a finire così
E non c’è nulla di
sconvolgente nel fatto
che la bella nave continui a navigare
versi il porto stabilito.

È il tema della fine della poesia che ritorna in modo ossessivo nella poesia di Różewicz. In Et in Arcadia Ego (1950) scrive:

il musicante ha chiuso il violino
nella custodia
si è seduto al tavolino
i camerieri ripiegano le tovaglie
le vele

La festa è finita. I camerieri se ne vanno, ripiegano le tovaglie…

Siamo alla fine di un’epoca
il musicista scompare così com’è scomparso il poeta…

È questa profonda consapevolezza che fa la grandezza della poesia di Różewicz. Pochi poeti del Novecento hanno avuto così netta la percezione della fine di una civiltà e della sua arte più sublime, la poesia, quanto il poeta polacco.

Polen, Halbkettenfahrzeuge

Polen, Halbkettenfahrzeuge

Tadeusz Różewicz

Sono nessuno

the dogs leap on Actaeon

Fu condotto
al luogo di pena
il 24 maggio 1945
alle ore quindici

Ich bin Niemand
Mein Name ist Niemand

lo riconobbi dagli occhiali
e dalla barba
aveva allora 60 anni

portava una rozza uniforme
scarponi militari

cintura e lacci
si toglievano alle persone
messe in gabbia

nei giorni afosi
girava in mutande
verdi-oliva e maglietta

le sbarre della gabbia furono rinforzate

diceva che dalla pazzia
l’aveva salvato un’antologia di liriche
che aveva trovato nella latrina

that from the gates of death,
that from the gates of death:
Whitman or Lovelace found
on the jo – house seat at that
in cheap edition!

Whitman liked oysters

stringo alleanza con te
Walt Whitman

Ti ho detestato
abbastanza a lungo
vengo da Te
come bambino adulto
che aveva un caparbio
padre

sono Nessuno
conoscete Nessuno?

il poeta è un animale
immerso nel mondo
per questo è così insicuro
di fronte al mondo

und schritt im Käfig
auf und ab
ohne einen Blick
nach draussen zu werfen

poi lo misero
nel recinto degli animali

calcò sull’erba
un sentiero circolare
che non conduceva
all’abbeveratoio

la danza dell’intelletto
tra le parole

tadeusz rozevicz

tadeusz rozevicz

trovò il manico
di una vecchia scopa
il manico si trasformò
nelle sue mani
in una spada
una racchetta da tennis
una stecca da biliardo
un bastone da passeggio

Interrogatorio
nel tribunale di stato
del distretto di Columbia
13 febbraio 1946

Il signor Pound è qui
Voglia alzarsi e mostrarsi
Alla corte
Grazie

– Qualcuno conosce il signor Pound?
– Io lo conosco
– La poesia che lei ha letto era buona?
– Penso che quello che ho letto fosse in regola
– Il fatto che avesse mania di grandezza
e una buona opinione di sé
è una cosa singolare anormale?
– Non nel caso di un poeta
– Ed egli è uno dei poeti
più illustri
– Sì
– Capisce egli di aver commesso un tradimento?
– L’accusato ritiene di possedere la chiave
della pace mondiale
tramite la comprensione e la spiegazione di Confucio
– Soffre di psicosi?
– Sì. Penso che soffra di mania di grandezza
e di mania di persecuzione…
Entrambe tipiche degli stati
paranoici

Dalla cella della morte
fu trasferito
alla “Gorillakäfig”

il poeta è un animale
immerso nel mondo
per questo è così insicuro
di fronte al mondo

the dogs leap on Actaeon
stava nella gabbia
per gli animali feroci
di giorno
accovacciato in un angolo della gabbia
di notte
nella luce dei riflettori

i guardiani tacevano

a volte un soldato passando
si fermava
osservava lo strano esemplare
poeta animale traditore
“padre della letteratura contemporanea”

gettava nella gabbia
sigarette cioccolata frutta
andava oltre
il vecchio bofonchiava
Usura usura usura
Rothschild Roosewelt Morgenthau
Usura usura usura
approvava le stragi hitleriane
il miglior fabbro

Ich bin Niemand
mein Name ist Niemand

the dogs leap on Actaeon

l’amore per il prossimo lo praticavano Quelli
che respinsero la lettera della legge

sempre commettevo soltanto errori
le parole per me hanno perso il loro significato
risvegliato
mi stupisco

Tadeusz Różewicz

Tadeusz Różewicz

Elpenore come hai raggiunto questa buia riva?
Sei venuto a piedi? Precedendo i Naviganti?
Ed egli in risposta:
La triste sorte e molto vino. Dormivo nel focolare di Circe…
Uomo senza fortuna e senza nome.

CANTO DELLA GABBIA

Chi può Kto może
non vuo’ nie chce
Chi vuo’ Kto chce
non può nie może
Chi sa Kto wie
non fa nie czyni
Chi fa Kto czyni
non sa fare nie umie
e così la vita se ne va!

(Versione di Paolo Statuti)

Paolo Statuti è nato a Roma il 1 giugno 1936. Nel 1963 si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Roma. Nello stesso anno è stato assunto come impiegato dalle Linee Aeree Italiane Alitalia, che ha lasciato nel 1980. Nel 1975, presso la stessa Università romana, ha conseguito la laurea in lingua e letteratura russa ed altre lingue slave (allievo di Angelo Maria Ripellino). Nel 1982 ha debuttato in Polonia come poeta e nel 1985 come prosatore. E’ autore di numerose traduzioni letterarie pubblicate (prosa e poesia) dal russo, ceco e soprattutto dal polacco nella lingua italiana. Ha collaborato con diverse riviste letterarie polacche e italiane. Nel 1987 ha pubblicato in Italia due libri di favole: Il principe-albero e Gocce di fantasia (Edizioni Effelle di Marino Fabbri). Una scelta di queste favole è uscita anche in Polonia con il titolo L’albero che era un principe (”Drzewo, które było księciem”, Ed. Nasza Księgarnia, Warszawa, 1989).

   Dal 1982 al 1990 ha lavorato presso la Redazione Italiana di Radio Polonia a Varsavia, realizzando molte apprezzate trasmissioni prevalentemente letterarie. Nel 1990 ha ricevuto il premio annuale della Associazione di Cultura Europea – Sezione Polacca, per i meriti conseguiti nella divulgazione della cultura polacca in Italia.

   Negli anni 1991-1997 ha insegnato la lingua italiana presso il liceo statale “J. Dąbrowski”di Varsavia ed ha preparato l’esame scritto di maturità in questa lingua, a livello nazionale, per conto del Provveditorato Polacco agli Studi.

   A gennaio del 2012 ha creato un suo blog: musashop.wordpress.com, dedicato a poesia, musica e pittura, dove pubblica in particolare le sue traduzioni di poesia polacca e russa. Recentemente sono uscite in Italia nella sua versione raccolte di poesie di: Małgorzata Hillar, Urszula Kozioł, Ewa Lipska, Halina Poświatowska e sono in corso di stampa: K.I. Gałczyński, Anna Kamieńska e Anna Świrszczyńska e Tadeusz Rozewicz.

   Pratica anche la pittura (olio e pastello) ed ha al suo attivo 9 mostre personali in Polonia, dove risiede da molti anni.

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20 commenti

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20 risposte a “Tadeusz Różewicz (1921-2014) UNA POESIA “Sono nessuno” dedicata a Ezra Pound, “Elpenore”, “Canto della gabbia” Presentazione e traduzione di Paolo Statuti con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Il 13 giugno 2015 in questo blog è già comparso il poeta polacco Tadeusz Różewicz con una scelta di poesie che in parte coincide con quelle pubblicare ieri, 26 settembre. La traduzione eccellente è sempre di Paolo Statuti, cui va il mio sentito ringraziamento.
    Non lo faccio mai, però questa volta mi permetto di ripetere il mio commento d’allora con qualche aggiunta adatta alle poesie nuove.
    *
    “Semplicità, essenzialità, chiarezza del dettato, nitore, quasi direi, classico nella poesia di Tadeusz Różewicz” avevo scritto ieri nel mio commento ad alcuni suoi versi inseriti in uno scritto di Giorgio Linguaglossa, che avevo ringraziato per averli pubblicati. Oggi ecco una Poesia tragica per chi ha conosciuto i Lager per sua fortuna solo nei libri e nei film, ma è stato spaventato “dal fuoco e dall’odore del sangue” come “queste forme un tempo così ben disposte” di Tadeusz Różewicz (“Le forme”). La memoria fa riaffiorare il nome del pianista polacco Władysław Szpilman (Radio Varsavia), anch’egli esperto degli orrori nel Ghetto di Varsavia e della crudeltà degli oppressori.
    Tutte le poesie di questo florilegio, tradotte magistralmente da Paolo Statuti, che ringrazio, meriterebbero un commento, o forse, meglio, nessuno perché la vera poesia parla da sola, si spiega da sola, senza bisogno di superflui discorsi: si deve solo “ascoltarla” in rispettoso silenzio.
    Mi basta menzionare “Sono nessuno” in cui il plurilinguismo è prova di quei tempi oscuri in cui l’affermazione, forse risposta, “Ich bin Niemand / Mein Name ist Niemand” ricorda per certi aspetti Odisseo di fronte al crudele Polifemo, per altri gli internati nei Lager che erano costretti a rispondere in tedesco citando a memoria il loro numero inciso sul braccio, ma forse avrebbero voluto rispondere in questo modo. Non è più un uomo chi sopravvive così. È un numero o Nessuno.
    La poesia di Walt Whitman, prima detestato, ora aiuta a sopravvivere. La vicenda di Ezra Pound, di cui compare come un ritornello il verso dei “Cantos” “the dogs leap on Actaeon”, evoca i tempi altrettanto oscuri del dopoguerra, quelli della resa dei conti, in cui il “poeta bestia traditore / ‘padre della letteratura contemporanea’”, per le sue idee e alleanze politiche, in realtà deplorevoli (n.d.r.), fu processato e detenuto tredici anni in un manicomio giudiziario: “the dogs leap on Actaeon / stava nella gabbia / delle bestie feroci / di giorno / accucciato in un angolo della gabbia / di notte / nella luce dei riflettori”.
    Pregevole la poesia “Il testimone” e notevole “Chi è poeta” per l’efficace e originale affermazione e immediata negazione o contrapposizione del contrario in ogni distico. I contrari si elidono e nasce qualcosa di buono, per esempio cercare di capire il senso della vita “per scorgere il legame tra l’enigma del mondo e il destino morale dell’uomo” (Konrad Górski).
    Convengo con Paolo Statuti che il Premio Nobel sarebbe stato meritato.
    *
    Dopo la sciagura della Seconda Guerra Mondiale e l’esperienza disumana dei Lager il Poeta può chiedersi a ragione chi sia l’uomo, che cosa sia diventato, che cosa possa essere in futuro. E si può chiedere che sorte avrà mai la poesia, ammesso che esista ancora?
    .
    “Queste forme un tempo così ben disposte
    docili sempre pronte a ricevere
    la morta materia poetica
    spaventate dal fuoco e dall’odore del sangue
    si sono spezzate e disperse”.
    .
    Certamente la nuova poesia avrà perduto per sempre i caratteri formali che la distinguevano dalla prosa prima della catastrofe. L’oggetto della poesia potrà essere non più il Bello e il Bene, ma «immondezzai organizzati» (pittore Burri):
    .
    “affamato nel campo di lavoro
    componeva con i rifiuti
    il mondo nuovo
    tra le morti e i rifiuti
    creò la bellezza
    diede prova di una nuova interezza.” . Oppure
    .
    “vicino al mio cuore
    l’immondezzaio metropolitano
    il poeta degli immondezzai è vicino alla verità
    più del poeta delle nuvole
    gli immondezzai pieni di vita”
    di sorprese.
    .
    Il Poeta crea una “nuova bellezza” adatta ai tempi in cui tutto è stato devastato, soprattutto l’animo dell’uomo che non può più guardare le nuvole, ma cercare e trovare la vera vita negli immondezzai.
    Persino il linguaggio è mutato, come Tadeusz Różewicz dà prova nella poesia “Canto della gabbia”:

    “Chi può Kto może
    non vuo’ nie chce
    Chi vuo’ Kto chce
    non può nie może
    Chi sa Kto wie
    non fa nie czyni
    Chi fa Kto czyni
    non sa fare nie umie”
    e così la vita se ne va!
    .
    L’uomo dei tempi nuovi, della nuova civiltà ha perduto in parte il suo linguaggio naturale e, chiuso in gabbia mentre la vita scorre via, si esprime con una lingua quasi inumana? Non è più un uomo?

    Giorgina Busca Gernetti,

  2. Steven Grieco

    Brava Giorgina Busca Gernetti!
    Rozewicz, un poeta che mi insegnò tante cose, forse le più importanti, nei primi anni Settanta, quando un’antologia di poeti polacchi della Penguin me lo fece conoscere.
    Per me il suo grido era più forte ancora di quello, pur fortissimo, degli altri poeti polacchi sopravvissuti all’ecatombe della II Guerra Mondiale.
    Sono esterrefatto del silenzio dei lettori di questo blog.
    Grazie a Paolo Statuti per averlo presentato qui.

    • Le sue parole, gentilissimo Steven Grieco, mi hanno commossa!
      Io ho scritto sul poeta Tadeusz Różewicz perché esiste una profonda empatia tra di noi per una ragione dolorosa che “intender non la può chi non la pruova”. Inoltre anche a me egli ha detto molto di più di altri sopravvissuti all’orribile II Guerra Mondiale, alle prigioni per i dissidenti e talora ai campi di concentramento, non necessariamente Lager o Gulag.
      Io sono attratta dai poeti che hanno sofferto e leggo con partecipazione i loro scritti, soprattutto la poesia. Aggiungo anche la musica dei Polacchi.
      Molti ringraziamenti e un cordiale saluto

      Giorgina Busca Gernetti

  3. Leggo ora, per la prima volta, dei versi di Tadeusz Różewicz. Ringrazio tutti per la segnalazione, la critica e i commenti. Confesso il mio disorientamento, all’inizio, quando si parla del tema dell’Inquietudine: nel 1947 , dopo simili orrori, un’inquietudine soltanto? Poi, però, leggendo Sono nessuno, ho perso ogni dubbio. Tra l’altro, il solo fatto di aver nominato Whitman è bastato per non farmi pensare all’esistenzialismo. Trovo che, in questa poesia, il suo particolare modernismo, per l’uso del ready made, sia in anticipo sullo sperimentalismo; per quanto, a partire da Pound, appare chiaro come non si tratti di vera rottura, ma di continuità nella tradizione novecentesca: oggi ridotta a lumicino nei tweet, e domani chissà.

  4. Il problema della importanza e della centralità della poesia di Tadeusz Różewicz nella poesia polacca moderna e nella poesia europea è fuori discussione. Da noi il poeta polacco è ancora oggi poco conosciuto, siamo in attesa di una edizione di 32 poesie di Tadeusz Różewicz tradotte da Paolo Statuti per le edizioni EdiLet di Roma; sarà un evento importante per riproporre la centralità del poeta polacco per la poesia europea di oggi, non solo perché egli anticipa lo sperimentalismo europeo ma perché propone un nuovo modo di fare poesia. Ad esempio il discorso diretto di Różewicz è un punto di partenza della nuova poesia europea, ma in Italia nel secondo dopo guerra è mancata una poesia come quella di Różewicz, noi siamo arrivati allo sperimentalismo senza, direi, aver preparato lo sperimentalismo il quale se ne è andato poi per fatti suoi, verso un arbitrio soggettivo che lo ha confinato ad espressione delle inclinazioni personali e personalistiche dei vari poeti che si sono susseguiti per quella via (ivi compreso uno Zanzotto), verso una poesia del significante. Recuperare oggi il significato della poesia di un Różewicz è per la poesia italiana è assolutamente necessario. Se la poesia italiana del tardo Novecento e un poeta come Giorgio Caproni (nel post di oggi) si sono trovati a fare i conti con l’esaurimento di certe forme chiuse, non è un caso che ciò sia avvenuto, e non è avvenuto per ragioni oggettive, storiche e stilistiche. Insomma, senza il retroterra della poesia di Tadeusz Różewicz non si può neanche immaginare una poesia come quella di Wislawa Szymborska.

  5. Infatti Wisława Szymborska ha scritto: ” Non posso immaginarmi, quale sarebbe stata la poesia polacca dopo la guerra senza i versi di Tadeusz Różewicz. Tutti gli dobbiamo qualcosa, anche se non tutti riescono ad ammetterlo”. E Stanisław Grochowiak, altro illustre poeta, affermò: “Dopo la guerra, sulla Polonia è apparsa una cometa della poesia. La testa di questa cometa era Tadeusz Różewicz, tutti gli altri erano la coda”.

  6. antonio sagredo

    Me ne parlò per primo di Rozewicz A.M.Ripellino nell’aprile del 1974 poco prima dell’inizio di uno spettacolo di Tadeusz Kantor – celeberrimo regista teatrale – : definì lo slavista lo scrittore polacco “uno stupendo e superbo drammaturgo”… da allora cominiciai a in-seguire anche la poesia polacca;
    negli ultimi sette anni in corrispondenza col filosofo ateista Andrzej Nowicki (1919-2011) ebbi modo di conoscere meglio Rozewicz, poi che lo conosceva fin dai suoi esori letterari e gli fu anche amico e suo grande estimatore… includeva Rozewicz fra i prini cinque scrittori polacchi del secolo trascorso. Ma a Paolo Statuti e alle sue traduzioni e conoscenza profonda della letteratura polacca che debbo un mio ulteriore e specifico interesse, specie la conoscenza di poeti e poetesse di gran valore, viventi o da pochissimo tempo volati via, altrimenti sconosciuti senza il suo apporto
    notevolissimo… quindi un grazie infinito a questo mio amico slavista.
    antonio sagredo

  7. Grazie Antonio, anche Tu hai arricchito il mio patrimonio slavistico. A quanto mi risulta, finora sono uscite in Italia le seguenti raccolte di poesie di Tadeusz Różewicz:
    Colloquio con il principe (129 poesie), a cura di Carlo Verdiani, Mondadori 1964
    Il guanto rosso e altre poesie (45 poesie), a cura di Carlo Verdiani e Pietro Marchesani. Scheiwiller 2003
    Bassorilievo (26 poesie), a cura di Barbara Verdiani, Scheiwiller 2004
    Le parole sgomente. Poesie 1947-2004 (52 poesie), a cura di Silvano De Fanti, Metauro 2007
    Delle mie 32, 17 sono inedite, mentre 3 sono inserite nella raccolta del 1964 e non sono state più pubblicate. Malgrado Różewicz non sia un nome nuovo alla editoria italiana, egli continua a essere ancora troppo poco noto nel nostro paese. Devo arguire che sia rimasto “intrappolato” nelle anguste reti della slavistica italiana, che purtroppo non è esente da rivalità e gelosie. Mi auguro dunque che con una più oculata divulgazione, che lasci fuori eventualmente i santoni della slavistica nostrana, la mia raccolta di prossima pubblicazione con la EditLet contribuisca a dare a Tadeusz Różewicz quello che è di Tadeusz Różewicz.

  8. Steven Grieco

    La slavistica italiana deve essere sicuramente impigliata nel suo provincialismo, ma anche arrogante, se ancora non ha scoperto e presentato Gennady Aygi ai lettori italiani,
    Ogni volta ci rimette, questo e’ sicuro, il pubblico italiano – considerato da sempre infantile e culturalmente arretrato da coloro che decidono cosa dargli in pasto e cosa no.
    Un cosa in qualche modo simile al distributore italiano del film “Solyaris” di Tarkovsky, che allora, negli anni 70, penso’ bene di tagliare la versione italiana e mutilarla per rendere il film piu’ appetibile nelle sale cinematografiche di Roma, Milano e Firenze. Tanto che Tarkovsky dichiaro’ di non riconoscere quella versione come il film che lui aveva diretto e firmato.
    Certo, 70 o quasi anni di dieta hollywoodiana in versione doppiata, non ha giovato alla crescita intellettuale estetica e spirituale dell’Italia, eccezion fatta per una sparuta minoranza. E mi sembra una enorme ingiustizia perpetrata dai ceti “elevati” e potenti e decisionali verso tutti gli altri italiani, pure cosi’ ricchi di intelligenza e creativita’ innate.

  9. La poetessa polacca Anna Kamieńska (1920-1986), di cui quest’anno la casa editrice Joker ha pubblicato una raccolta di 50 poesie nella mia versione (“Lo scongiuro di Sesamo”), scrisse a proposito di Różewicz: Różewicz è estremo e coerente, spietatamente coerente. Ogni pensiero conduce agli estremi, dove esso si rivela un assurdo, ogni dubbio diventa sfiducia totale, portando a una situazione in cui l’esistenza stessa, le azioni quotidiane diventano un nonsenso… Si possono ancora incontrare persone colte che non capiscono la poesia di Różewicz. Essi vedono la poesia attraverso il prisma delle poetiche postromantiche, che hanno abituato i destinatari al fatto che sotto la superficie della parola si trovano altri cosiddetti più profondi significati. Non vogliono accettare una poesia la cui profondità risiede nella testualità e nel più semplice elementare significato delle parole. A chi è abituato a muoversi nei paludosi terreni del simbolismo, all’improvviso il suolo duro e ruvido sembra infido… Mi sembra che il verso nudo, povero, fatto di frasi semplici e indicative di Różewicz, la sua antiestetica, sia la più rilevante invenzione della poesia del dopoguerra.

    • Condivido sillaba per sillaba ogni parola di quanto affermato da Paolo Statuti, la poesia di Różewicz può apparire semplice soltanto a chi ha un gusto retrivo ancorato alla poesia post.simbolistica, un terreno, come giustamente nota Statuti “paludoso”. Io direi che la lettura della poesia di Różewicz è un meraviglioso antibiotico contro ogni poesia del significante e del simbolo che ancora alligna nella poesia italiana. Il mio augurio è dunque quello di sottoporsi a una drastica cura di antibiotico Rozewicziano ogni mattina, dopo colazione e ogni sera dopo il pasto serale. Due volte al giorno, per almeno un paio di anni.

  10. Ben detto Giorgio, io naturalmente condivido tutto quanto ha scritto Anna Kamieńska e che io ho riportato.

  11. Steven Grieco

    E io mi trovo perfettamente d’accordo con voi.

  12. ubaldo de robertis

    Lessi con ammirazione la poesia dal titolo: Angolini di Tadeusz Różewicz, nel blog di Paolo Statuti, al quale si deve l’esemplare traduzione. Al primo verso cominciò a ronzarmi nel capo l’altro Autunno, quello del grande Cardarelli: “Autunno. Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto, nelle piogge di settembre torrenziali e piangenti…”
    Una volta stampata la poesia del Różewicz proposi alla mia nipotina di nove anni di leggerla. E’ stato un piacere per lei e per…me.
    Questo è un poeta che sa parlare agli esseri umano di ogni età. “La profondità risiede nella testualità e nel più semplice elementare significato delle parole.” La poetessa Anna Kamieńska, come ci informa lo Statuti, ha scritto cose sacrosante.
    Ubaldo de Robertis

    Angolini di Tadeusz Różewicz

    Autunno
    le piogge dietro le finestre passano volando
    le castagne si spaccano
    saltellano
    i ragazzi dalla scuola corrono
    con un allegro grido
    frantumano l’acqua

    le cicogne sono volate via
    soltanto un passero
    col pelo rizzato nero
    come un piccolo spazzacamino
    aspetta le briciole
    di pane del sole

    la sera le nebbie si trascinano
    per le strade

    un uomo
    va
    sul globo terrestre
    con la testa immersa
    nell’universo

    i ragazzini
    non mettono nelle bottiglie
    gli spinarelli argentati
    e i neri girini

    le ragazzine non intrecciano ghirlande
    di calta palustre
    e di azzurri nontiscordardimé

    viene l’inverno

  13. letizia leone

    Non posso che appassionarmi e approfondire lo studio di questo straordinario maestro, omaggiato lo scorso giugno per l’anniversario della sua scomparsa al festival della letteratura polacca a Roma.
    È indubbio che con Różewicz la poesia abbia fatto un salto quantico, una “Inversione di respiro” indotta dalla catastrofe di circa sessanta milioni di morti. E la parola del dopoguerra che ha dovuto attraversare tutto questo non può più permettersi cedimenti contemplativi o sentimentali, non può più alludere o sedurre a rischio di una degradazione nel kitsch.
    Non il canto dunque ma la concentrazione e la freddezza dello sguardo dell’osservatore, del testimone. Questa lingua che si tiene sgombra da interferenze tropologiche ( come è già stato ben argomentato ) si offre nella sua nudità all’incontro pieno di grazia con la bambina di nove anni, la nipotina di Ubaldo De Robertis, e questo ha quasi del miracoloso considerando per quali astrusi sentieri e labirinti viaggi la poesia moderna.
    Attendo allora con gioia il libro della Edilet con le pregevoli traduzioni di Paolo Statuti…
    Mentre a proposito della “poesia del significante e del simbolo che ancora alligna nella poesia italiana” come scrive Giorgio Linguaglossa, mi è tornato in mente l’attacco divertententissimo a quel “simbolismo professionale” di tanti poeti russi fatto da Osip Mandel’štam:
    “Prendiamo ad esempio la rosa e il sole, la fanciulla e la colomba. Per un simbolista nessuna di queste immagini ha interesse in sé, ma la rosa è simulacro del sole, il sole simulacro della rosa, la colomba simulacro della fanciulla e la fanciulla simulacro della colomba. Le immagini sono sventrate come fantocci e imbottite di contenuti estranei. Invece della foresta di simboli abbiamo un laboratorio di pupazzi…Lo pseudosimbolismo russo è un falso simbolismo…Non c’è più spazio per passare, per alzarsi né sedersi. Non si può più pranzare a tavola, perchè non è semplicemente una tavola. Non si può più accendere un fuoco, perchè potrebbe evocare qualche altra cosa, di cui potresti anche pentirti. L’uomo non è più padrone in casa propria. È costretto a vivere non sa se in una chiesa o in un sacro boschetto di druidi…Tutte le suppellettili sono in rivolta. La scopa vuole andarsene al sabba, la pentola non vuole più bollire perchè esige un significato assoluto (come se bollire non avesse un significato assoluto). Il padrone è stato cacciato di casa e non osa più rientrarvi. Come fare per fissare la parola al suo significato? È davvero una servitù della gleba questa dipendenza?..”

  14. Cara Letizia,
    grazie per la citazione di Mandel’stam, ti do anche una bella notizia: che la EdiLet sta per mandare in stampa tutti i saggi letterari di Osip Mandel’stam, “Contro il Simbolismo” (nella nuova traduzione di Donata De Bartolomeo) che non sono mai stati pubblicati in Italia tutti insieme, che sono di eccezionale importanza per lo sviluppo della poesia europea del novecento e dei giorni nostri e rappresentano un punto fermo da cui partire. O meglio, da cui ripartire.

  15. letizia leone

    Grazie dell’informazione, caro Giorgio, e complimenti alla casa editrice per le scelte editoriali!

  16. “La strada va sempre dall’esterno verso l’interno. Anche nell’arte. Alla fine senza corpo, solo forza, solo essenza. Mai rendere facile, mai giocare, mai le belle parole, piuttosto strapparle tutte, le parole” – leggo proprio adesso nelle “Lettere dalla notte” di Nelly Sachs e mi sembra in perfetta sintonia con queste straordinarie poesie di Różewicz

  17. Paolo Carnevali

    Interessante articolo di Paolo Statuti, e un grazie a Giorgio Linguaglossa per avere ricordato questo “grande poeta”.Ricordo di averlo incontrato molti anni fa a Mantova in occasione di un Festival Letteratura. Fui molto colpito dall’effetto devastante che provocò in lui l’esperienza della guerra. Quella sua convinzione che la poesia non avesse più un senso dopo tutte quelle atrocità.Ma soprattutto mi ha sempre interessato il suo realismo poetico.In “Inquietudine” e anche in “Sopravvissuto” riconosco non solo la disperazione della guerra,ma la modernità del suo guardare alle tematiche sociali del mondo contemporaneo.E mi dispiace che fu considerato “nichilista”, perchè ho sempre associato quelle sue tematiche a Franz Kafka. La tragedia dell’individuo solitario.La minaccia della spersonalizzazione e del caos universale.E aggiungerei un altro poeta dalle tematiche esistenziali inquietanti: Paul Celan. Sono convinto che Rozewics Tadeusz dovesse ricevere il Nobel per la letteratura.

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