Paolo Statuti POESIE INEDITE “Vecchi tram” con un Commento di Giorgio Linguaglossa

Minitram anni Cinquanta

Minitram anni Cinquanta

Paolo Statuti è nato a Roma il 1 giugno 1936. Nel 1963 si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Roma. Nello stesso anno è stato assunto come impiegato dalle Linee Aeree Italiane Alitalia, che ha lasciato nel 1980. Nel 1975, presso la stessa Università romana, ha conseguito la laurea in lingua e letteratura russa ed altre lingue slave (allievo di Angelo Maria Ripellino). Nel 1982 ha debuttato in Polonia come poeta e nel 1985 come prosatore. E’ autore di numerose traduzioni letterarie pubblicate (prosa e poesia) dal russo, ceco e soprattutto dal polacco nella lingua italiana. Ha collaborato con diverse riviste letterarie polacche e italiane. Nel 1987 ha pubblicato in Italia due libri di favole: Il principe-albero e Gocce di fantasia (Edizioni Effelle di Marino Fabbri). Una scelta di queste favole è uscita anche in Polonia con il titolo L’albero che era un principe (”Drzewo, które było księciem”, Ed. Nasza Księgarnia, Warszawa, 1989).

Dal 1982 al 1990 ha lavorato presso la Redazione Italiana di Radio Polonia a Varsavia, realizzando molte apprezzate trasmissioni prevalentemente letterarie. Nel 1990 ha ricevuto il premio annuale della Associazione di Cultura Europea – Sezione Polacca, per i meriti conseguiti nella divulgazione della cultura polacca in Italia.

Negli anni 1991-1997 ha insegnato la lingua italiana presso il liceo statale “J. Dąbrowski”di Varsavia ed ha preparato l’esame scritto di maturità in questa lingua, a livello nazionale, per conto del Provveditorato Polacco agli Studi.

A gennaio del 2012 ha creato un suo blog: musashop.wordpress.com, dedicato a poesia, musica e pittura, dove pubblica in particolare le sue traduzioni di poesia polacca e russa. Recentemente sono uscite in Italia nella sua versione raccolte di poesie di: Małgorzata Hillar, Urszula Kozioł, Ewa Lipska, Halina Poświatowska e sono in corso di stampa: K.I. Gałczyński, Anna Kamieńska e Anna Świrszczyńska e Tadeusz Rozewicz.

Pratica anche la pittura (olio e pastello) ed ha al suo attivo 9 mostre personali in Polonia, dove risiede da molti anni.

tram Messina

tram Messina

Commento di Giorgio Linguaglossa

Risulta invasivo in queste poesie di Paolo Statuti il tono suasorio, il lessico scelto dal punto di vista referenziario e una presenza dell’io  soffusa e diffusa funzionale al recupero della «memoria» («Vecchi tram/ nella vecchia stazione/ fuori uso»).

Si mette in scena una interpretazione «antica» della tematica tutta moderna della «temporalità», ma in chiave, appunto, conservativa: l’identità memoriale in stretta congiunzione con la conservazione dell’io; interviene una istanza da «paesaggio interiore», una perlustrazione dell’io mediata da una riflessione esistenziale.

Il lessico delle poesie qui presentate in un metro  prosastico si rivela intonso. Si apprezza la capacità che ha il fraseggio di aderire al corso delle «illustrazioni tematiche» con la naturalezza di un vestito linguistico sobrio ipotonico e apocritico, (cioè fondato su un proposizionalismo di tipo assertivo) e linguisticamente duttile, che oscilla tra il quotidiano e il memoriale: la realtà esistenziale dell’inappartenenza dell’epoca della fine delle grandi narrazioni. Ecco spiegata l’atmosfera larvale, lustrale, memoriale che si respira entrando in queste composizioni.

L’uso rigoroso del tempo prosodico e dei proposizionalismi ipotonici sembra ispirare il riutilizzo dei frasari del linguaggio poetico del paradigma lirico. Passo prosodico e rifasatura dei registri stilistici in chiave neo-postcrepuscolare e in diminuendo costituiscono la soluzione stilistica di Paolo Statuti; tutto uno spettro stilistico viene utilizzato in funzione di una semantizzazione della colonna sonora in chiave neo-postcrepuscolare.

Poesia che stilisticamente preferisce la chiave in diminuendo, minimale, intimamente e discretamente parca, aliena di ogni registro che fuoriesca dal pentagramma  medio-sonoro e nei confronti di ogni esasperato antropocentrismo. La costruzione di questa poesia risponde al modello canonico del ripiegamento interiore e procede per suddivisione temporale e per suddivisione tematica ereditando dalla tradizione una koiné linguistica di sicuro gusto letterario.

la Seicento taxi anni Sessanta

la Seicento taxi anni Sessanta

Vecchi tram

Vecchi tram
nella vecchia stazione
fuori uso,
qua e là bucati,
corrosi, sbiaditi.
Vecchi tram
voi m’invitate:
“Perché non sali?”

Un brivido, un sorriso
e un lungo cigolìo
mi danno il benvenuto…
“Avanti c’è posto!
Scusi, scende?
Vietato fumare.
Fermata a richiesta.
E guarda dove metti i piedi!”
E ancora parole…
Vecchi tram –
vecchine
truccate di ruggine e polvere.

Primavera

Nostalgia di primavera:
il cielo solcato da nere ali,
nei campi le ultime
macchie bianche,
il verde forte, veemente,
e le perle delle pratoline,
timide nel mare di smeraldo.
Intorno il bisbiglio degli alberi –
il primo dopo il lungo silenzio.
Silenzio

La luce si stende
sui corpi di marmo
degli antichi eroi
una vecchietta prega
i santi sonnecchiano
fuori il vento
accarezza i capelli
dei campi

Mini intervista

Dica, Paolo,
cosa fa Lei in Polonia?
Cosa faccio?…
Scrivo…
dipingo…
traduco…
ascolto la musica
guardo gli alberi alti
colgo i fiori di campo
seguo le nuvole che scorrono
conto le stelle che brillano
nella corona dell’eternità –
come disse Tagore.
Che cosa ancora?
Ah, sì:
cerco di capire
cosa pensa il mio gatto
che deve sapere molte cose
cerco gli occhiali
o le chiavi di casa…
E altre cose ancora…
E’ poco? E’ molto?
A me basta.

Packed_Rio_tram_02_near_Largo_Guimaraes

Packed_Rio_tram_02_near_Largo_Guimaraes

Die Kunst der Fuge

Bach si siede:
davanti a lui si spalanca il cielo,
dietro – il silenzio
e il respiro dell’umanità.
All’improvviso dodici note esplodono
dalla tastiera:
potenti, profonde, maestose…
Bach sorride, è felice,
sa che è la voce di Dio.
Le note irrompono, si ripetono,
si rincorrono
tra le canne dell’organo,
si allontanano e ritornano
come eco di sfere celesti.
Seduto nella mia stanza
ascolto un disco:
Bach è con me,
Dio è con lui.
Le dodici note mi danno pace
e conforto,
di tanto in tanto mi chiedono:
senti anche tu la Mia Voce?
Rispondo come in sogno:
Ti ringrazio, mio Dio.

La mia Musa

Non so dove vive la mia Musa:
forse in una conchiglia
in fondo al mare
in un soffione dissolto dal vento
in un fiocco di neve
o anche in un tenero bacio
in un mite sorriso
in un pianto sommesso
in un grido disperato
forse vive in tutto questo
e in altro ancora…
La mia Musa è parca e modesta
non mi lusinga non mi vizia
anzi mi visita di rado
appare sempre all’improvviso
con un lampo di gioia
si avvicina sfiora
le mie docili corde
col suo magico archetto
e mi sussurra:
adesso ascolta e scrivi…

L’aspirina

Bisogna essere malati
e stare in letto
per vedere le crepe nel soffitto –
come i segnacci sul quaderno
per scoprire
che i fiori nel vaso
sono già appassiti
come le mani della nonna
che i libri sono impolverati
come quella strada di campagna
che il gatto nella cartolina
somiglia tanto a Mustafà
che il pavimento
è di color nocciola
come i gelati di Romolo
davanti alla scuola
che un profilo sul muro
sembra quello
del Corsaro Nero…
– A cosa stai pensando,
hai preso l’aspirina?…
Cara vecchia pasticca –
come una calda carezza
in un inverno lontano.

tram anni Quaranta

tram anni Quaranta

Morte di un amico polacco

Caro Zbyszek,
qui dove frusciano i ricordi
e il sasso geme
sotto il piede amico,
improvviso sei giunto
e subito cortese, esitante,
hai chiesto d’unirti
al coro dei silenzi,
ma immaginarti silenzio
io non posso:
troppo umana e schietta
era la tua voce.
Continuità

L’abito chiaro dell’alba
gli occhi spenti delle case
il pizzicato degli uccelli
il brontolio delle caffettiere
il viavai nei bagni
i saluti plastificati
il grugnito delle vetture
L’abito scuro della sera
gli occhi accesi delle case
le avide occhiate
il clic degli interruttori
il cigolio delle reti
i sogni i ronfi
le coscienze archiviate

In treno

Torno a Varsavia
il treno scivola via
sui pattini-rotaie
tempo e spazio
racchiusi nel vagone.
Nel campo una mucca
suona il fagotto
e concede bis
che nessuno richiede.

Paolo Statuti

Paolo Statuti

Ritorno dalla Russia

Ho fumato l’ultima Stoličnaja,
ho bevuto l’ultimo goccio di vodka,
ma rimangono i ricordi
rimane la nostalgia…
Sante chiese di Russia,
incanto di tombe – altari:
tomba di Lev , bella e solenne,
tomba a Peredelkino, come un’icona,
candele a Peredelkino, fragili e vibranti,
alla vostra luce religiosa
io dico spasibo
e ripeterò spasibo
ormai per sempre.

Don Chisciotte

Cavaliere della Mancia,
ti vedo alle prese coi giganti.
Dulcinea come sempre
ti è accanto e ammira
il tuo coraggio,
sicuramente ti ama.
Anche Sancio a modo suo
ti ama e ti dà consigli,
ma tu giustamente
non lo ascolti.
Ecco ora sei partito
a lancia bassa,
ma…che succede…?
Dei maligni stregoni
hanno trasformato i giganti
in mulini a vento
e una pala ti ha colpito in pieno.
Ora Sancio si ubriacherà
dal dispiacere.
Ronzinante farà un nitrito
di plauso,
scoprendo i denti gialli
e cariati.
E la dama del Toboso
ti bacerà ,
facendoti arrossire.

Don Chisciotte,
patrono dei poeti,
ogni notte in cielo
vedo la tua stella,
non posso sbagliare,
perché è l’unica stella errante.

bruxelles-tram

bruxelles-tram

Dipingendo l’autunno

Siedo
i colori attendono
e si chiedono:
quale sarà il mio posto?
Guardo:
il verde mi consola
il giallo mi illumina
il rosso mi rallegra
l’azzurro del cielo mi ispira
i colori attendono
e sanno
che troveranno un posto
sulla tela
e pazienti mi guardano…

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25 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea

25 risposte a “ Paolo Statuti POESIE INEDITE “Vecchi tram” con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Così, a caldo, mi vien da dire: come si fa a non volergli bene?
    Ho ripensato a Puškin, all’idea che me ne sono fatto, o che mi è stata trasmessa, non so. Lo leggo ancora, ogni tanto, la sera.

  2. Leggere queste poesie di Paolo Statuti mi fa star bene nel corpo e nello spirito come se io mi trovassi contemporaneamente nella mia primavera, nel mio autunno, nella mia divina musica di Bach (quante ore al pianoforte!), nella mia Varsavia di Chopin, nella mia Russia dei poeti e romanzieri tanto amati e letti molte volte e…il vecchio tram n. 25 di Milano per andare all’Università.
    Per scrivere pregevoli poesie (evito l’usurato “belle”) non è necessario esprimersi con centinaia, migliaia di parole: ne bastano molto meno, solo quanto basta!

    Giorgina Busca Gernetti

  3. Proprio ieri ho fumato l’ultima marlboro turca, col contenuto di catrame ci si può asfaltare una strada, quindi qualche affinità c’è. Così come sul versante poetico, versi essenziali senza strafare, ottima poesia alla mia portata.

  4. Paolo Statuti ha il dono dell’accettazione,il coraggio di osservare le cose nel loro limite preciso,onesto,scevro da qualsiasi inganno;ma proprio per questo, forse,più preziose: com la modesta aspiria,compagna delle lunghe influenze della nostra infanzia; come l’orso spelacchiato e la bambola di pezza;come la poesia
    AN NA VENTURA

  5. antonio sagredo

    molti sono i ricordi similari che mi accomunano a Paolo Statuti, a cominciare dagli stessi interessi “slavistici”, per cui comprendo fino in fondo agli ultimi strati della carne e dell’animo certe specifiche atmosfere, come nel “Ritorno dalla Russia”: è qui dunque la capacità di cogliere atmosfere con poche essenziali parole, e in questo raccogliere i ricordi, senza cedere all’enfasi e alla flaccida malinconia, c’è un canto sommesso, fluido che ti penetra e in qualche modo ti rassicura il continuo di una vita…
    . a. s.

  6. ubaldo de robertis

    Conosco altre opere di Paolo Statuti per averle lette sul suo Blog: Un’anima e tre Ali, sempre piacevolmente sorpreso per quel senso di immediato, con un diletto autentico, spontaneamente espresso: “io sono candidamente e forse esageratamente comprensibile”- afferma il poeta. L’armonia tra immagine e interiorità, con la capacità di assegnare agli oggetti: – vecchi tram, alberi in bisbiglio, il disco di Bach, la ben nota aspirina, – quasi la sembianza di essere viventi, e a questi l’oggettività delle cose.
    Poesia che ha un carattere di verità.
    Ubaldo de Robertis

  7. gabriele fratini

    Le prime due non vanno oltre il facile pensierino nostalgico. Molto più godibili Mini intervista e La mia musa, più vive e originali. E la poesia dal titolo tedesco, a parte l’idea per me sbagliata e intellettualistica di mettere il titolo tedesco in una poesia in italiano. Le altre un po’ noiose.
    Un saluto.

  8. Nell’aspirina (nell’influenza che allora si curava con l’aspirina) vedrei un’occasione-spinta a riflettere sulla realtà per svelarne ciò che prima sembrava invisibile o non era nemmeno visto.

    GBG

    • Grazie Giorgio per questa tua bella sorpresa, è un piacere per me trovarmi nel tuo parnaso. Ringrazio tutti per i commenti favorevoli. Io personalmente condivido piuttosto l’opinione di Fratini e lo dico senza ironia. Anche a me la mia poesia sembra troppo semplice e un po’ noiosa. Però devo constatare che a qualcuno piace. Del resto come ho scritto “la mia Musa mi visita di rado”, quindi non annoierò più di tanto e mi dedicherò di più ad altri poeti polacchi e russi senz’altro più meritevoli di me. Il fatto di mettere il titolo in una lingua straniera non è un vezzo, ma l’ho imparato da diversi grandi poeti. Giorgio, nelle poesie Primavera e Morte di un amico polacco ti prego di mettere in grassetto rispettivamente Silenzio e Continuità come titoli di due diverse poesie. Grazie.

  9. Grazie. Auguro a lei e alla sua signora un viaggio i n d i m e n t i c a b i l e !

  10. Un ringraziamento particolare voglio rivolgere a Giorgina Busca Gernetti, soprattutto per lo stesso amore che nutro per Bach!

  11. Fino agli anni Sessanta Roma era solcata da tram che andavano in tutte e direzioni, poi con gli anni Settanta cominciò a cambiare tutto: il livello degli amministratori i quali pensarono di velocizzare il traffico sostituendo i vecchi tram con bus a nafta, con il risultato di peggiorare la mobilità e incrementare oltre misura lo smog. Di seguito i tram vennero banditi dalla città eterna perché così decisero una massa di incompetenti, ignoranti e incapaci oltre che corrotti amministratori di città. Poi venne Rutelli che mise in vetrina e in funzione un costosissimo tram il famoso n. 8 che, per quello che è costato, avrebbe potuto costruire nastri mobili che portavano, allo stesso costo, da Monteverde a Piazza del Popolo. Mi spiace che oggi non ci sia un poeta romano che ricorda la città di una volta percorsa in lungo e in largo dai tram. C’era una volta la civiltà dei tram, adesso c’è la civiltà di Mafia Capitale… e del sindaco Marino…

    • Caro Giorgio, il tram fa parte della mia infanzia e adolescenza. A volte salivo e scendevo in corsa. Il controllore ogni tanto mi sorprendeva senza biglietto e una volta mi ha perfino accompagnato personalmente dal preside della mia scuola (facevo le medie). Il bigliettaio gridava “vadino” avanti! A volte perdevo l’equilibrio a causa di una brusca frenata. Lasciavo il posto alle persone anziane che mi sorridevano quasi fossi un angelo… Insomma il vecchio tram è una fonte piacevole di incancellabili ricordi.

  12. Giuseppina Di Leo

    E la dama del Toboso
    ti bacerà ,
    facendoti arrossire.

    Ah! Don Chisciotte baciato da colei che era “più dritta di un fuso di Guadarrama”, Dulcinea, sarebbe diventato immortale e invulnerabile alle truffe… Ma di sicuro sarebbe perfetto come “patrono” dei poeti! (Lo adotto anch’io senz’altro).
    Come non c’è dubbio alcuno che queste di Paolo Statuti mi arricchiscono, con la loro giusta ironia e acutezza dello sguardo, le dosi necessarie di un intellettuale che con non finta modestia dice di essere soddisfatto di avere quel tanto che gli basta:

    …cerco di capire
    cosa pensa il mio gatto
    che deve sapere molte cose
    cerco gli occhiali
    o le chiavi di casa…
    E altre cose ancora…
    E’ poco? E’ molto?
    A me basta.

  13. Valerio Gaio Pedini

    BUAHAHAH, ADDIRITTURA Più DRITTA DI UN FUSO DI GUARDARAMMA- POVERO IL MIO AMORE

  14. Non potendo commentare, con il rischio di essere preso come uno di parte, mi limiterò a dire che leggendo tutti questi alti commenti c’è solo di che esser fieri di avere un fratello come te!

  15. Grazie Claudio, scusa il notevole ritardo ma ho visto solo oggi questo tuo lusinghiero commento.

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