Victoria Surliuga Tre Poesie da “apnea” Torino, disegnodiverso, 2015 Illustrazioni di Ezio Gribaudo con un Appunto critico di Giorgio Linguaglossa

Patrick Caulfield

Patrick Caulfield

Victoria Surliuga è Associate Professor di Italianistica alla Texas Tech University. Si occupa di letteratura italiana contemporanea, cinema e arte. Le sue pubblicazioni includono vari interventi sul rapporto tra pittura e poesia in Giambattista Marino, la poesia di Andrea Zanzotto nel Casanova di Fellini e l’opera poetica di Franco Loi, Giancarlo Majorino e Giampiero Neri. Il suo sito web è http://www.victoriasurliuga.com

Appunto di Giorgio Linguaglossa

Una scrittura in punta di stilo, sottile, laminata, dove un «divano in gommapiuma» incontra «una lama affilata» nel mentre che «gli oggetti» girano «a capogiro» e una «pesca dalla pelle tesa» viene attraversata da «una lama». Oggetti consueti, visti in un attimo della temporalità, in primo piano, con una tecnica da lente di ingrandimento, direi alla maniera degli iperrealisti, una sorta di iperrealsmo dello stile. È questo, mi pare di capire, lo stile della scrittura poetica di Victoria Surliuga, nota critica della poesia del secondo Novecento. Risalta, da questa partitura ad avanzata economia nomenclatoria, la disparizione dell’io, che non sta né qui né là, né in posizione contemplativa né in posizione attiva, ma semplicemente in disparte mentre «gli aerei sfondano le case» e «i passeggeri abbassano i finestrini». Tutto appare contemporaneo a tutto, tutto è tranquillo come le vicende narrate nei quadri di Edward Hopper, non c’è neanche il vento ad inanellare i capelli dei personaggi per il semplice dato di fatto che non vi sono personaggi, e non c’è alcun dramma che sta per compiersi ma solo una rutilante ed opaca normalità, una neutralità delle cose e delle parole.

Victoria Surliuga_Copertina

il divano in gommapiuma
incontrò una lama affilata
dal manico in acero
con lentezza fu inciso
da destra verso l’alto

la pesca dalla pelle tesa
con tre gocce d’acqua
una lama le attraversò
in uno spessore
di due millimetri

la ragazza dal mal di testa
gli oggetti le giravano
intorno a capogiro
non vedeva i contorni

degli spigoli era tumefatta
in una corona di alghe
due serpenti in entrata
e uscita dal suo golf

*

gli aerei sfondano le case
per prendere quota
attraversano gli attici
mentre al primo piano
la portinaia taglia
una fetta di torta

i passeggeri abbassano
i finestrini in un colpo
una boccata d’aria
passando sulla mongolia

da bambina camminava
sulle ali degli aerei
a volte infilava un braccio
nel tritacarne sull’ala destra
impassibile suo padre
la tirava per la bretella
e chiudeva il finestrino

Victoria Surliuga

Victoria Surliuga

aspettava le onde
seduta da sola
sagoma al buio
nell’acqua piombata

il corteo degli scalzati
con i piedi nell’acqua
si dirigeva al castello
tra le rocce di ghiaccio

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9 commenti

Archiviato in poesia italiana contemporanea

9 risposte a “Victoria Surliuga Tre Poesie da “apnea” Torino, disegnodiverso, 2015 Illustrazioni di Ezio Gribaudo con un Appunto critico di Giorgio Linguaglossa

  1. Nella Surliuga trovo la disperata chiarezza degli Americani;che, a differenza di noi Europei,che nel confondere siamo maestri,nulla concedono al “non detto”,all’equivoco salvifico che lascia sempre una possibilità di intesa alternativa.Questa chiarezza è una cifra artistica molto interessante,inimitabile, e disperata;io la apprezzo molto,quasi la invidio.ANNA VENTURA

  2. Zi Lu disse: «Il Signore di Wei attende il maestro (Confucio) perché eserciti il governo; di che cosa il Maestro si curerà per prima cosa?».
    Il Maestro disse: «L’essenziale è rettificare i nomi […] Se i nomi non sono corretti, le parole non corrispondono (con la realtà); se le parole non corrispondono, le attività non hanno successo; «se le attività non hanno successo, i riti e la musica non fioriscono; se i riti e la musica non fioriscono, le punizioni e i castighi non colgono nel segno; se le punizioni e i castighi non colgono nel segno, il popolo non sa dove mettere mani e piedi». (Lao-Tzu Il libro del Tao)

    Sono del parere che la questione della “rettificazione dei nomi” sia la questione centrale, in poesia come in politica, nella religione come in filosofia. Dunque bisogna ricominciare a mettere ordine nei «nomi» e a correggerne le storture.

    A mio parere queste poesie di Victoria Surgliuga sono ispirate dal bisogno di impiegare le parole con il massimo riguardo per la loro funzione letterale e con la massima precisione, e per far questo mette da parte l’«io», o meglio, l’«io» è stato fatto arretrare di un passo.

    Ci sono però altri poeti, come Antonio Sagredo, per parlare dell’ultimo pubblicato nel blog, il quale impiega la nomenclatura dei nomi in modo opposto, mediante un eccesso di «io» tal che il lettore sospetta che dietro ogni immagine e ogni metafora ci sia l’io che sbircia e ammicca.

  3. gli aerei sfondano le case
    per prendere quota
    attraversano gli attici
    mentre al primo piano
    la portinaia taglia
    una fetta di torta

    i passeggeri abbassano
    i finestrini in un colpo
    una boccata d’aria
    passando sulla mongolia

    da bambina camminava
    sulle ali degli aerei
    a volte infilava un braccio
    nel tritacarne sull’ala destra
    impassibile suo padre
    la tirava per la bretella
    e chiudeva il finestrino

    grande autrice, non so se in questo brano sia stata influenzata dalla visione del film Donnie Darko

  4. attanasio cavalli

    non comprendo l’apprezzamento della Ventura, che invidia addirittura Surliuga, che fa una poesia sciatta…

  5. Infatti c’è Americano e Americano! Tra i contemporanei, per esempio, Allen Ginsberg, Charles Simic, Margaret Atwood, tutt’altro che sciatti

    Giorgina Busca Gernetti

  6. Ad Attanasio Cavalli,

    non condivido la sua opinione secondo cui la Surliuga fa «una poesia sciatta», sarei interessato a conoscere un po’ più a fondo le ragioni del suo giudizio. Personalmente, ritengo il lavoro della Surliuga sulla “rettificazione dei nomi”, sulla pulitura del linguaggio e sulla chiarezza linguistica un ottimo servizio consegnato alla poesia italiana. Condivido quindi il parere espresso da Anna Ventura e da Flavio Almerighi

  7. attanasio cavalli

    condivido il commento della G:B: Gernetti, e non condivido quello di Limguaglossa, e quello dell’Almerighi “grande autrice”?, si , della sciattezza!

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