POESIE INEDITE di Lidia Are Caverni “Acquamarina”  (2OOO) con un Commento di Giorgio Linguaglossa

foto di Steven Grieco (India)

foto di Steven Grieco (India)

Lidia Are Caverni, nata a Olbia  il 3/11/41, ha trascorso infanzia e adolescenza a Livorno, da molti anni risiede a Mestre. E’ insegnante elementare in pensione. Scrive sin da giovanissima. Ha pubblicato quattordici libri di poesia, tra cui Un inverno e poi… 1985; Nautilus 1990;  Il passo della dea 1999; Fabulae linguarum 2000; Le montagne di fuoco 2005 con la prefazione di Giorgio Linguaglossa; L’anno del lupo 2006 con la prefazione di Walter Nesti; Animali e linguaggi 2006 con la prefazione di Michele Boato; Il prezzo dell’abbandono 2009 con la prefazione di Pietro Civitareale; Fiore bianco notturno 2010 con la prefazione di Giuseppe Panella; Colori d’alba 2010 con la prefazione di Franco Manescalchi Nova itinera 2014 con la prefazione di Franco Dionesalvi.

Di racconti: “Il giorno di primavera” 1992; La fucina degli dei”2000; Il satiro e la bambina 2000; L’albero degli aironi 2004; I giorni del breve respiro 2007 racconti autobiografici; Romanzi per l’infanzia Clotilde e la bicicletta 2000; “Il pesce verdino” 2009. Romanzi:  “I giorni dell’attesa” col ilmiolibro.kataweb.it di Repubblica. Un breve saggio sul linguaggio nella scuola elementare: Discorso sul linguaggio. Ha pubblicato con la Casa Editrice Bruno Mondadori, Passigli, Bonaccorso con distribuzione nazionale, Masso delle Fate, Raffaelli, Edizioni Orizzonti Meridionali, Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha ottenuto numerosi premi, è stata tradotta in lingua anglo-americana e rumena. Collabora a varie riviste, fra cui Capoverso, Poiesis, Lo scorpione letterario, Atelier,  ClanDestino.

Commento di Giorgio Linguaglossa

Già il nome di questa gemma riporta alla mente il suo forte legame con il mare: Acquamarina significa “Acqua del mare” e deriva dalle parole latine “aqua” (acqua) e “marinus” (appartenente al mare). Questa raccolta di Lidia Are Caverni ci consegna un equivalente della nota pietra, un analogon della trasparenza e una metafora della giovinezza e della fanciullezza, quando eravamo, nostro malgrado, trasparenti, ecco perché la poesia è popolata di bambini che giocano, di animali marini, di marinai, di bagnanti, di onde marine, zefiri, insomma tutto un universo di personificazioni e di oggetti che ruotano attorno alla metafora e al simbolo  dell’acqua e, quindi, dell’acquamarina. Lidia Are ha per dono naturale il tocco leggero che sfiora le cose, una sensibilità rastremata e vibratile per le parole, per le qualità sonore e timbriche delle parole, per quei suoni di palatali e di fricativi che si intrecciano fino a formare un analogon della pietra trasparente. È una poesia trasparente, che fa della trasparenza il proprio punto di forza.

foto di Steven Grieco (India)

foto di Steven Grieco (India)

L’onda sciacqua la riva
la riva bella e pulita
rompe anche il castello
di sabbia i bambini tornano
sui propri passi il gioco
finisce la riva rimane deserta.

*

Il granchio morde la riva
la carne dei bagnanti un dolore
alto e lancinante invade
il cespuglio di mirto fa chinare
il lentisco fino all’acqua
perché il dolore è immenso
tradisce il silenzio.

*

Il pesce si culla sull’acqua
ha dentro di sé il proprio destino
ha nel suo ventre un anello
l’ha rubato a un marinaio morto
durante una tempesta ma il pesce
è libero perché non ha inghiottito
l’amo e può cullarsi sull’acqua.

*

La vela fendeva il vento sorrideva
aveva trasportato marinai il viaggio
era stato breve solo dall’altra parte
della riva c’era forse un’isola
che segnava il mare i marinai
avevano pescato nella notte e ora
era mattino l’acqua luceva e
la vela sorrideva.
*

Il gabbiano guardava l’acqua
aveva seguito un pescatore
la scia della sua barca si allungava
fendeva il mare in quel solco
il gabbiano si tuffava per pescare
il pesce il mare ora era deserto
e il gabbiano non poteva tornare.

*

L’oscuro marinaio malediva
il suo destino il mare lo teneva
prigioniero incatenato alla carena
di navi che facevano sempre
lo stesso percorso un’andata
e un ritorno che era solo una sosta
non aveva una casa solo un oblò
per guardare il cielo da dentro
di un riparo desiderava una finestra
e un vaso di fiori che l’adornasse.

*

Il viaggio non aveva mai fine
ed era vano raccontarlo ci aveva
provato la conchiglia esausta
sulla riva della sua agonia
ci aveva provato il pesce rimasto
impigliato nella rete ci aveva
provato un marinaio in una notte
di follia e il suo racconto era
rimasto in un bicchiere.

Lidia Are Caverni

Lidia Are Caverni

Sullo spiazzo tra le dune
un roccolo catturava gli uccelli
salvifico il bosco parava le sue
chiome si compensavano l’uno
nascondeva tranelli l’altro dava
la libertà la vita ma gli uccelli
non sapevano scegliere e morivano.

*

Dalle uova schiuse al sole
le tartarughine cercavano
il mare nell’isola lontana non
glielo aveva insegnato nessuno
ma fuggivano gli uccelli che
le divoravano gli operatori
riprendevano la scena dei perduti
e i salvati l’impari corsa.

*

Il mare promette incantesimi
sciacquii lievi sulla riva la danza
delle orche le alghe brune capelli
alle sirene l’abbondante pesca
e abissi marini dove cullare leggende
le verdi praterie dove crescono
coralli le acque limpide e ridenti
dove l’onda si arricciola e forma
un’altra onda quando il vento
soffia leggero e la vela sa dove
tornare.

*

Gridava il vento la sua fola
l’ascoltavano i vecchi marinai
nascosti nelle vesti cerate
volava la procellaria ribelle
che quando vede la terra si volta
e tesse inganni perché non possano
salvarsi volava mesto anche
il gabbiano che cercava il pesce
e aveva abbandonato la riva
il destino era segnato ed era
impossibile sfuggirgli.
*

Bastava sorridesse il vento
lo zefiro leggero che increspa
l’onda le fanciulle al porto
preparavano la festa arricciavano
i capelli la pentola gorgogliava
perché saltasse il pesce i marinai
sarebbero arrivati lanciando
in aria i berretti la notte non faceva
paura.

*

Le fanciulle danzavano col seno
nudo ghirlande di fiori si scostavano
mostrando i capezzoli ricoperti
di foglia d’argento i denti lucevano
di perla si preparava la festa del ritorno
i pescatori avevano recato conchiglie
e pesce solo uno mancava
all’appello aveva inseguito un sogno
e il mare l’aveva inghiottito.

lidia are caverni l'anno del lupo

Il marinaio cercava l’oblio
la sua fanciulla l’aveva abbandonato
troppo a lungo aveva atteso
il ritorno la sua nave l’aveva
inghiottita una tempesta aveva
visitato il mare con l’inutile legno
ora col volto bruciato masticava
l’erba che gli spezzava denti
ma era l’amore perduto che faceva
piangere il suo cuore.

*

Sullo scoglio battuto dall’acqua
si era ritirata la patella i bambini
avevano più volte provato
a staccarla e si era abbandonata
al mare restava il mitilo conficcato
nella roccia orgoglioso del suo riparo
che lo proteggeva.

*

Lo squalo sognava la riva odiava
il terrore che l’accompagnava
il livido improvviso sui volti
bruni amava le dolci suonate
sulla sabbia bianca irrorata
di luna i dolci frutti al morso
dei denti la natura che lo inchiodava
e restava lontano dove non lo
vedeva nessuno.

*

Opaco si stendeva il mare il deserto
infecondo che non accoglie
semenza il suo solco si apre
e si richiude dove nessun seme
può germogliare ma lo amano
i poeti che gli dedicano canzoni
a produrre l’ingegno lo amano
e lo odiano i marinai per troppa
conoscenza.

*

Il fiume entrava nel mare
depositava un fardello di sassi
ne riceveva conchiglie belle
si sciacquavano assetate di dolcezza
poi restavano sulla riva
a consumarsi di sole.

*

La nave era ferma al largo
era presto per tornare avevano
arrestato le macchine potevano
sentire la bonaccia respirare
il volo dei gabbiani che annunciava
la terra nessuno li attendeva maschere
avrebbero ricoperto volti la partenza
conteneva il ritorno che prima
del tempo sarebbe stato vano.

*

A bordo nessuno parlava gli abissi
generavano mostri erano quelli
dei pensieri parlando avrebbero
preso forma erano quelli dentati
della notte pronti a ghermire
tra le sartie deserte erano quelli
scaturiti dalle nebbie ancora
avvolti di fumo e il mare era
di trasparente cristallo che non
si poteva penetrare.

*

Merletti aspri riempiono la stiva
le murene danzano fra le cavità
sommerse dove non entra la luna
barbigli di pesce palla ruotano
sul fondo desiderando di giocare
le murene affilano denti i pesci palla
giacciono convulsi nei morsi
che li hanno colpiti al cuore
nell’immensa oscurità.

*

Sul limpido fondale l’anemone
intrattiene pesci esili ali di farfalle
si ritraggono e sfiorano ma non
recano la morte i pesci si perdono
nel labirinto dei tentacoli
ogni volta ridendo.

*

Il tempo bizzarro non dava requie
la pioggia scrosciava sulla riva
gli amanti più non avevano ripari
non s’intrecciavano danze
solo i bambini erano felici
saltavano tra le gocce e bevevano
con la lingua ciondoloni
come fanno i cani

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3 commenti

Archiviato in Antologia Poesia italiana, Autori dei Due Mondi, poesia italiana contemporanea

3 risposte a “POESIE INEDITE di Lidia Are Caverni “Acquamarina”  (2OOO) con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Sì, concordo, una poesia trasparente, essenziale, molto molto apprezzata

  2. Dietro la pregevole”trasparenza”, che connota i bei versi di Lidia Are Caverni,avverto l’inquietudine del marinaio che cerca un approdo,ma sa che, forse, non lo troverà mai; il viaggio è un destino ,e il mare è un amico difficile.

  3. antonio sagredo

    si, così trasparente come l’acquamarina, tanto trasparente da….

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