POESIE SCELTE di Edith Dzieduszycka da “Incontri e scontri” (Fermenti, 2015) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Edward Hopper room in New York.

Edward Hopper room in New York.

D’origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo dove compie studi classici. Lavora per 12 anni al Consiglio d’Europa. Nel 1966 ottiene il Secondo Premio per una raccolta di poesie intitolata Ombres (Prix des Poètes de l’Est, organizzato dalla Società dei Poeti e Artisti di Francia con pubblicazione su una antologia ad esso dedicata). In quegli anni alcune sue poesie vengono pubblicate sulla rivista Art et Poésie diretta da Henry Meillant, mentre contemporaneamente disegna, dipinge e realizza collage. La prima mostra e lettura dei suoi testi vengono effettuate al Consiglio d’Europa durante una manifestazione del “Club des Arts” organizzato da lei e alcuni colleghi di quell’organizzazione.
Nel 1968 si trasferisce in Italia, Firenze, Milano, dove si diploma all’Accademia Arti Applicate, poi Roma dove vive attualmente. Oltre alla scrittura, negli anni ’80 riprende la sua ricerca artistica, disegno, collage e fotografia (incoraggiata in quell’ultima attività da Mario Giacomelli e André Verdet), con mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Comincia a scrivere direttamente in italiano e partecipa a premi di poesia con inserimenti in numerose antologie.
Edith copertina incontriHa pubblicato: La Sicilia negli occhi, fotografia, Editori Riuniti, 2004, prefazione di Giampiero Mughini e Antonio Ducci. Diario di un addio, poesia, Passigli Ed., 2007, prefazione di Vittorio Sermonti. Tu capiresti, fotografia e poesia, Ed. Il Bisonte, 2007, prefazione di Vittorio Sermonti, postfazione di Giovanni Paszkowski. L’oltre andare, poesia, Manni Ed., 2008, prefazione di Ugo Ronfani. Nella notte un treno, poesia bilingue, Ed. Il Salice, 2009, prefazione di Salvatore Malizia. Nodi sul filo, racconti, Manni Ed. 2011. Lo specchio, romanzo, Felici Ed., 2012. Desprofondis, poesia, La città e le stelle, 2013, presentazione di Massimo Giannotta. Lingue e linguacce, poesia, Ginevra Bentivoglio Ed., 2013, prefazione di Alessandra Mattei, illustrazioni e nota di Paola Mazzetti, A pennello, poesia, Ed. La Vita Felice, 2013, prefazione di Elisa Govi, postfazione di Mario Lunetta. Cellule, poesia bilingue, Passigli Ed., 2014, prefazioni di Sandro Gallo e François Sauteron. Cinque + cinq, poesia bilingue, Genesi Ed., 2014, prefazione di Sandro Gros-Pietro. Incontri e scontri, poesia, Fermenti Ed., 2015, postfazione di Anton Pasterius.
Ha curato: Pagine sparse di Michele Dzieduszycki, Ibiskos Ed. Risolo, 2007, prefazioni di Pasquale Chessa, Umberto Giovine e Mario Pirani. La maison des souffrances, Diario di prigionia di Geneviève de Hody, Ed. du Roure, 2011, prefazione di François-Georges Dreyfus.

Colored Folks Corner

Colored Folks Corner

Poesie di Edith de Hody Dzieduszycka da Incontri e scontri (2015)

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

«Conversazioni colte / pettegolezzi perfidi / ampio buffet», insomma, la chiacchiera della middle class intellettualizzata. È qui che si va ad appuntare il sarcasmo e l’ironia di Edith Dzieduszycka. La poetessa utilizza il piano basso del linguaggio, un parlato a metà tra la conversazione e la confessione, lessico sobrio, visione minimale o minima delle cose, attenzione che si posa sugli aspetti minimi delle vicende rappresentate, «tra persone ben educate» come l’attesa in un ufficio dell’anagrafe dove con 26 centesimi ci si assicura «d’esistere in vita». Una serie di luoghi non-luoghi di baumiana memoria, sale d’attesa, bar, conversazioni in strada, in automobile, pensieri non detti etc. Una condizione esistenziale nella quale «mi manca l’orizzonte», quel malessere quieto dell’esistenza tipico delle società della affluent society, come si diceva una volta, prima dell’epoca della stagnazione e della recessione. Versificazione breve e brevissima spezzata, frantumata, segmentata, veloce, che transita dalla illuminazione al neon alla penombra degli angoli bui. Non c’è altro da dire per un poeta della metropoli odierna come Roma dove la Dzieduszycka vive, tutto è a posto, la borghesia colta mediatizzata vive nella «sfilata di salotti con arredi pregiati / Nulla da contestare», alla poesia non è rimasto nulla da dire. Altro che poesia civile, o impegnata, qui è la poesia che è stata fatta sloggiare dal ruolo di critica sociale nel quale un tempo si pacificava la coscienza delle anime nobili, ormai la pacificazione è entrata dentro le cose, dentro le parole, dentro un modo di vita che non promette alternative. E alla poesia non resta altro da fare che prenderne atto e scattare delle istantanee di inautenticità. Tante istantanee da farne una copiosa enciclopedia.

Edith  Dzieduszycka  cinque-cinqda Incontri e scontri, poesia, Fermenti Ed., 2015

Però non era male
quella serata
chiamiamola mondana
gente di qualità

conversazioni colte
pettegolezzi perfidi
ampio buffet squisito
sfilata di salotti con arredi pregiati

Nulla da contestare
insomma
si sol dire
una bella serata

E allora perché
questo strano magone
quel senso di assenza
quell’estraneità

come se precipitata in fondo
ad un acquario dalle pareti opache
invano ne cercassi
una qualche uscita?

*

Nelle roventi ore
d’un’estate di fuoco
quando sul corpo nudo
in affanno

galleggia
greve
soffocante
un’aria immobile

ecco dal movimento
leggero della mano
prolungata dall’ala
gentile d’un ventaglio

lo spostamento lieve
dell’aria che ti sfiora
e magica
sollievo ti regala.

*
Tra gente ben educata
ci si fa dei sorrisi
Ma che bella sorpresa
tanto che non t’incontro

Come stai?
Bene e tu?
Dobbiamo veramente
vederci un po’ di più

Chiamami
qualche volta
A presto
Alla prossima.

edith dzieduszycka

edith dzieduszycka

Senz’altro
sono persone
davvero meravigliose
mai si sono smentite

sincere affidabili
come si dice per bene
puoi rimaner sicuro che
mai

e dico mai
un torto ti recheranno
Solo che tempo fa
ma no non dovrei dirlo

tempo fa ho sentito
m’è sembrato
però
probabilmente

anzi
sicuramente
avrò capito male
guardi come non detto.

*
Non mi hai ascoltata
te l’avevo ben detto
che era uno stronzo
tu lo credevi un dio

Non dovevi tastarlo
tanto meno gustarlo
quel frutto avvelenato
formato paradiso

Ha piantato il suo chiodo
e poi ti ha piantata
ora tu fai un pianto
te lo sei meritato

Non venire da me
ora a lamentarti
t’avevo avvisata
non mi hai dato retta.

*

Dai vieni con me
ti vorrei far vedere
una cosa speciale
una cosa che mai

scommetto
in vita tua
hai nemmeno sognata
Vedrai ti piacerà

Non ti posso dir niente
che sorpresa sarebbe?
ma solo garantirti
che non sarai delusa.

*

Si è fatto silenzio
Solo frinisce il grillo
nascosto
solitario

all’angolo del muro
del palazzo di fronte
La strada è deserta
s’irraggia d’ogni lampione

nella notte bambina
un alone dorato
che spruzza le facciate
come di cipria

Un cane blu smarrito
sniffando raso terra
scivola silenzioso
lungo il marciapiede

alzando ogni tanto
contro le ruote inermi
delle auto in sosta
una zampa o l’altra

pittura Edward Hopper Compartimento C vagone 293

Edward Hopper Compartimento C vagone 293

e poi ringhiando scatta
minaccioso
dietro un gatto nero
che scappa come razzo

Una luce s’accende
nella casa di fronte
svelando la finestra
nuda senza tende

così che nel riquadro
si può seguire
di due ombre grigie
inconsapevoli

il lento muoversi
Si allontanano
subito poi s’addensano
Ora un’ombra sola

immota
nel rettangolo ferma
sembra cristallizzata
per un’eternità.

*

Lo sguardo calamitato
dal quadro luminoso
sportello 4 G016
GO paradossale

essendo l’andamento
d’una lentezza estrema
mi conquisto una sedia
nella sala gremita dell’anagrafe

Subentra un torpore
sensazioni sospese
le palpebre pesanti
mentre ronza il brusio

delle voci dintorno
Gente seduta in piedi
rassegnata nervosa adirata
perfino per l’attesa infinita

Dopo un’ora e mezza
finalmente arrivata al G024
mi alzo e m’avvio verso l’ambita
stanza dello sportello 4

ove con 26 centesimi
benedetto sollievo
mi viene certificato
d’esistere in vita.

*

Ormai rassicurata
perfino fiduciosa
con tale talismano
in tasca ripiegato

di buon passo mi dirigo
fischiettando verso casa
Però dopo un po’
mi sento a disagio

Anche voi una volta
forse avrete provato
l’insolito sospetto
che qualcosa non va

E se per caso penso
avessero sbagliato?
Se fossi un miraggio
fugace un’illusione?

Se quel esistere
fosse una finzione?
Adesso che quel dubbio
addosso mi è saltato

mi sta venendo un’ansia
che non so controllare
Così mi guardo intorno
e vedo che la gente
m’osserva in modo strano.

pittura edward hopper-room-in-brooklyn-18x18

edward hopper-room-in-brooklyn-18×18

Nella soffitta buia
gremita di cianfrusaglie
di ogni casa
abbandonato giace

chiuso polveroso
un baule di cuoio
dalle borchie sporgenti
come denti mordaci

Da tempi immemorabili
se n’è persa la chiave
e nessuno più sa dire
cosa contiene

Arrugginita ruvida
la serratura ostile
si difende e rifiuta
di venire violata

Nelle sue viscere cosa nasconde?
Segreti inconfessabili
messaggi lettere
malefici tesori?

O più semplicemente
di qualche sventurato
disperso
le vecchie ossa?

*

Dalla porta socchiusa
si sono infiltrati
silenziosi
alzando polvere
seminando sentori

Non pensino però
illusi
di spaventarmi
ché ho chiuso gli occhi
appena entrati loro

Così non posso dirvi
a che somigliano
come non ho idea
di cosa siano fatti
né di quanti saranno

Voleranno?
Strisceranno?
Forse su due piedi
mi verranno incontro
armati fino ai denti?

*

Mentre dorme qualcuno
vigile qualcun’altro
sentinella
rimane

Osserva l’orizzonte
segue i movimenti
spia le carovane
in fondo alla pianura

finché intorpidito
da silenzio attesa
non più avverte l’ombra
che vela il suo sguardo.

*

Non vi capita mai
di sentirvi legati
da corde invisibili
dai nodi ben stretti

di non potervi muovere
di non averne voglia
nemmeno
di stare in stand by

di non sapere poi
se durerà a lungo
ma senza che la cosa
vi turbi più di tanto?

*

Buste nastri sacchetti
spaghi e scatole
derisorie reliquie
infimi testimoni
del nostro permanere

accumulati
fitti
dentro armadi
cervelli e cassetti
giacché non si sa mai

un giorno
o forse l’altro
saranno utili
faranno comodo
per tappezzare e tessere

la parete sicura
la coperta di Linus
che dall’oscuro mondo
là fuori
ci protegge e ripara.

*

Mi manca l’orizzonte
al di là l’orizzonte
ché sempre più lontano
un altro ancora sta

Mi mancano le stelle
nella cupola cupa
della grande città
da dove son fuggite

Mi manca il profumo
del tiglio del gelsomino
soprafatto dal lezzo
di metil e benzene

mi manca il tuo passo
felpato silenzioso
sul quadrante furtivo
dell’orologio.

*

Mi stropiccio gli occhi
cerco di capire
di afferrare un senso
a quello che accade

Ma un senso l’avrà
se solo ombre vedo
nell’ombra in piena luce
che mi circonda?

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4 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Autori dei Due Mondi

4 risposte a “POESIE SCELTE di Edith Dzieduszycka da “Incontri e scontri” (Fermenti, 2015) con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

  1. Bellissime, descrivono un mondo di antichi neanderthaliani consci della prossima estinzione. Il paesaggio, le sensazioni, sono tranquille, salvo quando trapela la solitudine, allora non c’è sarcasmo che tenga.

  2. A volte sembrano poesie banali, invece: quale eleganza! (anche formale).

  3. L’apparenza molto spesso inganna, specie di fronte a poesie composte in un linguaggio medio, in “un parlato a metà tra la conversazione e la confessione” (G.L.). Invece l’apparente semplicità può dire molto più che gli artifici esornativi del nulla.
    Ho molto apprezzato soprattutto le ultime due composizioni, in cui, per esempio, l’anafora della penultima è di un’eleganza fine e leggera. L’orizzonte (che manca) e l’ombra sono elementi spesso presenti nelle mie poesie.

    Giorgina Busca Gernetti

  4. Dicono che io ho il pallino dell’antiminimalismo, ma non è vero, personalmente, ritengo tutta l’arte contemporanea minimalista, ma c’è minimalismo acritico e minimalismo onesto, e questo della Edith de Hody Dzieduszycka mi sembra un minimalismo efficace, critico, asciutto, senza fronzoli.

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