POESIE di Franco Campegiani sul tema dell’Autoritratto, il Poeta e lo Specchio o sull’Identità con un Commento di Giorgio Linguaglossa

hopkins Autoritratto

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Franco Campegiani vive a Marino (Rm), dove è nato nel settembre 1946. Ha pubblicato nella collana di Mario dell’Arco: L’ala e la gruccia (1975) e Punto e a capo  (1976). Nel 1986 ha pubblicato Selvaggio pallido nelle collane di “Carte Segrete”, con disegni di Umberto Mastroianni. Quindi, nel 1989, Cielo amico, in una collana della Ibiskos inaugurata da Domenico Rea. Del 2000 è Canti tellurici (“Sovera Multimedia”) e del 2012 Ver sacrum (“Tracce Edizioni”). In campo filosofico, ha pubblicato nel 2001, con l’editore “Armando”, un saggio dal titolo: La teoria autocentrica – analisi del potere creativo, prefato dal filosofo Bruno Fabi, dove ha sviluppato un’innovativa teoria dell’armonia dei contrari. Critico d’arte, Campegiani è giurato in alcuni premi letterari e ha curato rassegne e collane per conto di Editrici e Gruppi culturali. Collabora a riviste, a blog letterari e ha promosso manifestazioni artistico-letterarie, nonché eventi multimediali ed iniziative ecologiche. Ha dato impulso a svariati cenacoli culturali e, nel 2005, insieme allo scrittore Aldo Onorati e al sociologo Filippo Ferrara, ha dato vita al Manifesto dell’Irrazionalismo sistematico ispirato all’opera del Maestro Bruno Fabi. E’ antologizzato in L’evoluzione delle forme poetiche (Kairòs 2013), una ricognizione sulla migliore produzione poetica nazionale dell’ultimo ventennio, a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo.

 Commento di Giorgio Linguaglossa

 In Origen y Epílogo de la filosofía Ortega y Gasset scrive che in ogni filosofia l’ambito dell’apparenza, cioè della parte patente della realtà, viene retto da un trasmundo, termine che non allude a una trascendenza, a qualcosa che sta «trans»: sembra anzi un termine cercato apposta per la sua neutralità, per non contenere nessuna interpretazione pregiudiziale. Tras significa semplicemente «dietro», e trasmundo indica solo ciò che sta dietro l’apparenza, ciò che pur esistendo, attualmente non appare, e dunque va scoperto, dis-coperto, dis-velato: «Tutte le filosofie ci presentano il mondo abituale diviso in due mondi, un mondo patente e un retro-mondo (trasmundo) o supermondo che è latente sotto il primo e nel rendere manifesto il quale consiste il culmine dell’impegno filosofico»11. Questa duplicazione si può già rintracciare nei frammenti di Parmenide, che impostano un cammino successivamente sviluppato con coerenza dalla filosofia.

Ecco, direi che le poesie presentate di Franco Campegiani tematizzano la ricerca della identità, vanno “tras”, dietro l’apparenza, sono alla ricerca di ciò che sta dietro il primo velo della realtà attraverso quel «cordone ombelicale» che ci unisce alla realtà nascosta.

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  Identità

Sfugge e balena nello specchio,
si cela e si rivela,
è mobile e cangiante.

Altra e sempre altra da sé.

Trasmette parole che non conosco
brandelli di sapienza che ignoro
verità lontanissime e vicine
che scopro parte di me.

.
Cordone ombelicale

E’ in fuga quel volto, il mio vero volto
sciolto dietro la maschera e raccolto
nel pozzo, là, d’un mio felice ovile.

Non si rivela, ma effonde
note d’armonia
lungo le segrete vie
che vanno e vengono dal grembo.

Da quell’eldorado espulso un giorno,
dovunque e da nessuna parte vivo
nomade in esilio eppure in patria
sempre fuori e sempre dentro di me.

.
Senza schemi

Non ha schemi la vita
la realtà è senza confini
con tentacoli che sfumano
oltre barriera, con sentieri
che partono dall’isola
e vanno nell’immensità.
franco campegiani

Guerra e pace

Avevo paura di affrontarmi,
così il muro d’ombra si alzava
tra me e me
tra me e i miei simili
che sentivo dissimili
così disuguali.

Borioso angelo
nella landa affocata
io ti scagliavo dardi impietosi
e tu mi colpivi con pietre assassine.
In fin di vita
ci arrotolammo infine
in un solo sangue fuso.
E sono io Caino, io Abele,
io l’angelo e il diavolo di me stesso.

.
A me stesso

I tuoi nembi di luce m’han colto
i cieli ranciati i riposi azzurrini.

Son volato in un guizzo
là fuori all’aperto
nella scia del crepuscolo d’oro.
Nell’eterico grido
ero un corvo
forse un angelo
forse un brivido oppure…

Di qua ora tornato
sulla strada deserta,
soltanto uno schizzo
un misero sputo.

Di qua dal tuo sguardo
la parte colgo di me
confitta nel dolore.

L’ombra

I mostri che si svegliano nell’ombra
con ghigni rabbiosi ed ululati
e stridore sinistro di catene
sono angeli ribelli all’oblìo
bambini imbavagliati e allontanati
che vorrebbero giocare con noi.

In ginocchio allora cadrò
davanti alla materia oscura
alla mia essenza offuscata e lontana.
O mio angelo, mio fanciullino,
antimateria arcana,
altra parte di me che è nella luce
e che io credo buia in questo mio
non-essere mortale, che si incensa,
in questo corpo che credesi radioso!

Al tempo in cui viveva
Caino con Abele
e insieme mangiavano
il pane della gioia e del dolore
era la luce nelle tenebre
e l’ombra nella pancia del dio Sole.
Il tramonto e l’aurora
marciavano insieme
come l’inizio e la fine,
come Ippolito e Virbio, Giano e Diana,
come Adamo ed Eva, il lupo e l’agnello
in un solo respiro.

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3 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, Antologia Poesia italiana, Autori dei Due Mondi

3 risposte a “POESIE di Franco Campegiani sul tema dell’Autoritratto, il Poeta e lo Specchio o sull’Identità con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Sarà un mio limite, ma questa ricerca, ossessione per la ricerca di un’identità, mi sembra una strada che non conduca a niente. Chiedo alla poesia anche un minimo di emozione.

  2. Ambra Simeone

    la ricerca dell’identità è sempre un tema importante, vale la pena scriverne, non sappiamo più quale sia la nostra identità e quella degli altri oppure ci identifichiamo in vani personaggi, vane realtà, vane società, vana cultura.

  3. Franco Campegiani

    Con un ritardo imperdonabile mi accorgo soltanto oggi di questo prezioso dono. Ti ringrazio, Giorgio, e mi cospargo il capo di cenere per non essermene accorto prima. E’ vero, la filosofia ha sempre mostrato grande interesse per il retro-mondo, ma il suo razionalismo ossessivo ha finito per comprimerlo in modi dottrinari e dogmatici (affermandolo o negandolo non fa differenza alcuna). Trovo che la sapienza dei miti sorgivi, prima della loro degenerazione in mito-logia (ovvero in teoria), sia sempre stata al riguardo molto più attendibile, in quanto rispettosa del mistero. A me personalmente non interessa rendere manifesto quel mondo nascosto. Sta bene dov’è. E’ e deve restare un mistero. L’unica cosa che conta è ascoltarne i sussurri, le voci (che sono poi i nostri stessi sussurri e le nostre stesse voci), per ricavarne indicazioni utili (oltre che emozionanti) per la vita personale e collettiva. Ringrazio Almerighi e Ambra Simeone per i loro commenti, scusandomi anche con loro per il ritardo colossale.
    Franco Campegiani

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