CINQUE POESIE di Ivan Pozzoni, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Villasanta, Limina mentis, 2015 (10 €) con un Commento di Giorgio Linguaglossa.

patrick caulfield

patrick caulfield

dalla Prefazione di Giorgio Linguaglossa

 La sapienza tattica di Ivan Pozzoni fa uso della parola-segno, della parola-mezzo in conseguenza della presa d’atto del tramonto della Parola giudicante o della Parola simbolica per approdare ad una Parola Anti-parola, una parola conflittuale figlia del processo democratico del decadimento e della confusione di tutte le lingue e di tutti i linguaggi, nell’abisso della intermediazione di tutti i linguaggi degradati a linguaggi veicolo, linguaggi da trasporto, nastri trasportatori di linguaggi merce e di linguaggi oggetti. Questa mediatezza della lingua (prodotto dalla civiltà dei segni), l’impossibilità di comunicare immediatamente il «concreto», è l’abisso dell’astrazione, per Benjamin terza conseguenza del «peccato originale linguistico». Questo uso degli elementi astratti della lingua nella «poesia» di Pozzoni si converte nella pirotecnica virulenza derivata dall’abbandono del «nome» e della sua capacità denominante. Di qui per Pozzoni l’asservimento della lingua nella «ciarla», cui segue l’asservimento delle cose alla lingua dei segni secondari, terziari, quaternari etcetera (con buona pace della forma-poesia), fenomeno questo attiguo alla infinita intermediazione dei linguaggi dei segni: la disseminazione del linguaggio dei segni in una entropia dei linguaggi non più denominanti. Il «segno» non è più impronta divina del «Nome», ma impronta di un altro «segno» in fuga perpetua, trasformazione del comunicabile in comunicabile, cancellazione del comunicabile, cancellazione dell’oggetto, cancellazione della cancellazione in un moto vorticoso e perpetuo, carnevalizzazione della cancellazione in un moto entropico perpetuo.

Patrick Caulfield

Patrick Caulfield

Ha scritto Walter Benjamin che Baudelaire «si è reso conto per primo, e nel modo più ricco di conseguenze, che la borghesia era sul punto di ritirare la sua commissione al poeta»[1]. In Les drames et le romans honnetes[2] Baudelaire precisa che è l’intera letteratura ad esser coinvolta, non solo la poesia; infatti la borghesia, che ha soffocato la rivoluzione proletaria del febbraio del ‘48, che si è costituita in «partito dell’ordine», quell’«ordine» la cui tutela ha affidato a Luigi Bonaparte, non può che ritirare agli intellettuali la «commissione» rivoluzionaria che aveva affidato loro ai tempi dell’Enciclopedia. In cambio, gli intellettuali si vedono affidare una nuova «commissione»: produrre una letteratura fondata sul «bon sens», sulla «morale» e sull’«honnêteté», una letteratura per «notaires» e «grisettes sentimentales». Gli intellettuali sono ingaggiati per assicurare questa tutela e per procurare e controllare il «consenso spontaneo» (dizione di Gramsci) all’indirizzo culturale che corrisponde agli interessi della borghesia. Mutatis mutandis, è ovvio che, ai giorni nostri, questa problematica irrisolta (sulla «poesia onesta» di sabiana memoria è preferibile stendere un velo di silenzio) riaffiori quasi ad ogni generazione riproponendo i medesimi termini con i quali la questione era stata formulata da Baudelaire. Ed è ovvio che la poesia e la letteratura più avvertite oggi tentino una sortita «rivoluzionaria», anticonformista, trasgressiva laddove la produzione letteraria maggioritaria appare informata di bon ton e di morale, oltre che di autosedicente «onestà». L’atto di insubordinazione per un autore avvertito ed acuto come Ivan Pozzoni consiste in questo, nell’essere, o meglio nell’apparire, «miope e astigmatico», nello scrivere «hyperversi», nel rendersi irriconoscibile, camuffarsi, assumere maschere, giocare con la sua condizione di orfano, di ibrido, di parricida della poesia educata e forbita che ha fatto anticamera nelle sale d’aspetto del gusto corretto del conformismo. Per Pozzoni si tratta di una questione di sopravvivenza, di fare dell’autenticità una inautenticità, e di quest’ultima una dis-autenticità, secondo una strategia del funambolo, del buffone, dell’ibrido, dell’escreto, del saltimbanco di palazzeschiana memoria. Questo istinto del parricida (parricida delle istituzioni stilistiche), costituisce una invariante che attraversa tutti gli atti poetici finora attuati dall’autore dai suoi esordi fino a quest’ultima opera. Il parricida, l’escreto, il ribelle assoluto, colui che rifiuta la tradizione e la contemporaneità, colui che rifiuta la forma-poesia, che si vuole porre nella terra di nessuno, nel limen, nella chora non solo per non essere riconosciuto, ma anche e soprattutto per non riconoscere ad altri la legittimazione ad occupare il campo della «poesia» ormai diventata una merce satura di «bon ton», di «morale» e di «onestà». Pozzoni fa di tutto per non essere riconosciuto; vorrebbe, ma un istinto segreto gli dice che non può, e allora carica e sovraccarica di antagonismo linguistico e di escrescenze i suoi componimenti per renderli irriconoscibili ed irricevibili alla società letteraria che vale. Per Pozzoni la poesia non può essere se non attraverso l’esperienza dell’impossibilità ad esser poesia.

 [1] W. Beniamin, Parco centrale in Angelo Novus Einaudi, 1975 p. 130
[2] C. Baudelaire, Les drames et les romans honnêtes, in Oeuvres complètes, Bibliothèque de la Pleiade, Paris 1963 pp. 617-22

Ivan Pozzoni Qui gli austriaci Cop  QUI GLI AUSTRIACI SONO PIÙ SEVERI DEI BORBONI

L’austriaco, di vera stirpe ariana, è molto severo, non si incanta,
achtung kaputt kameraden, pretende massima flessibilità
in modo da rimettere l’Europa intera a quota Novanta,
bombarda le borse di Milano assolutamente gratis,
meglio di quanto fecero Radetzky o Bava Beccaris.

Potremmo tentare ancora con uno sciopero del tabacco,
mischiando hashish a marijuana con distacco,
anche se non credo che funzionerebbe lo sciopero del lotto,
siamo troppo lontani dai moti del 1848,
ora l’intera nazione tira a arrivare alla mattina,
sognando di incassare un ambo o una cinquina.

Sperando in un ritorno della dinastia Borbone
i milanesi non sono avvezzi alla rivoluzione,
scalpitano, reclamano, ti mandano a cagare,
tornando il giorno dopo in ufficio a lavorare,
non avendo l’energia dei siciliani buontemponi,
l’unica regione a statuto speciale a protestare coi forconi.

Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni,
la Merkel tuona da Bruxelles minacciando risoluzioni
del Consiglio Europeo, in cui siedono retribuiti in modo sovrannazionale
i vari prestanome dell’una o dell’altra multinazionale,
indecisi, con rigorosità scientifica tutta teutonica,
se far fallir la Grecia o un’azienda agricola della Valcamonica.

GUL MAKAI

Il tuo nome è Malala, Yousafzai,
nome impegnativo da pasionaria pashtun,
da Giovanna D’Arco afghana,
su una ragazzina di quattordici anni,
studentessa nella regione pakistana di Swat.

Il tuo nome è Malala, Yousafzai,
scoppia, rumoroso, come il proiettile
di un kalashnikov infilato nel tuo cervello,
a quattordici anni, rivendicazione,
da barbudos difensori della shari’a,
di talebani repressi (dall’invasione occidentale).

Il tuo nome è Malala, Yousafzai,
desideravi fare il medico, una vocazione,
combatterai, tra vita e non-vita, negli ospedali di tutto il mondo,
simbolo di una nuova generazione,
«Dov’è Malala?», chiese il tuo aggressore,
e, da te terrorizzato, sparò.

Il tuo nome è Malala, Yousafzai,
continuavi ad andare a scuola
contro un’interpretazione brutale della shari’a,
rinominandoti Gul Makai, sul tuo diario,
mentre talebani decapitavano, a Swat,
innocenti vittime di comportamenti anti-islamici.

Il tuo nome è Malala, Yousafzai,
fiero Fiordaliso dello Swat.

 brocca, Patrick Caulfield

brocca, Patrick Caulfield

L’OFFICINA DEI MORTI DI FAME

Ai margini dell’ex-Brianza commerciale, oramai fitta di capannoni sfitti
si erge nella sporcizia, morale e materiale, degna di una fabbrica di catrame
l’Officina dei morti di fame.

Sognando di avere creato un impero industriale degno d’un Ferrero
verrà ad accogliervi, all’entrata, in sella all’inseparabile muletto
un omino tutto nero, voncione cromatore, crapapelada col baffetto,
d’etimologia hitleriana, sdrucito maneggione finto burbero,
arricchito dai famosi anni ‘70 crestando su stipendi e tasse,
con cinque o sei operai scazzati a sbrogliare ogni tipo di sua impasse.

Voncione il cromatore è l’arroganza dei dementi
che alzano la voce con i deboli leccando i culi dei potenti,
è sintesi dell’ignoranza dell’uomo che ha sempre in tasca una soluzione
truffare il fisco, fare nero, inquinare, scampando sempre la prigione,
grazie ad appoggi comunali e a un esercito di ragionieri, dotti consulenti,
vantandosi d’un’azienda che ha come massimi clienti
vecchi collezionisti di cianfrusaglie bisognosi di cromar bulloni.

Pontifica su tutto, dalla contabilità semplificata alla calligrafia
e a scrivere un’email di tre righe, sgrammaticata, ci mette il tempo d’una serigrafia,
mischiando orografia e ortografia, voncione il cromatore,
confonde i monti con Tremonti, la valle con la torta
che si spartisce insieme al figlio Topgàn, maestro di gestione e controllo sulla carta,
la carta dei vini al ristorante, dove trascorre le giornate a non far niente.

Chi si avvicini alla Cascina adotti massima attenzione
alla famiglia milionaria di voncione il cromatore,
capostipite, in un magazzino colmo di ciarpame,
dell’Officina dei morti di fame.

PENSO CHE ALL’INFERNO SI PARLI INGLESE

L’importante è iscriversi a un corso d’inglese, conversare in un inglese impeccabile,
anche se non si ha niente da dire, soprattutto se non si ha niente da dire,
arrivare a non aver niente da dire è un must di ogni nazione civile.

L’inglese è indispensabile, è l’idioma della Lehman Brothers,
dell’alta finanza che naviga su internet, nel cyberspace,
senza inglese non si trova lavoro, non padroneggiare l’inglese è un disdoro,
il macellaio si intristisce a colloquio con la mucca Highlander,
il meccanico non comprende il senso delle Goodyear,
l’impiegato d’un’azienda galvanica, con baricentro tra Renate e Carate Brianza,
si smarrisce a far bolle in brianzolo con l’inglese che avanza.

L’importante è iscriversi a un corso d’inglese, e non sia un corso di còrso,
all’inglese l’imperatore Napoleone non avrebbe mai fatto ricorso,
english is the language of future, benché, a noi, generazione no future,
non serva l’inglese, ma serva soccorso.

Glocalizzati, novelli servi della gleba, incatenati al territorio,
coviamo la funesta sensazione che l’italiano ci accompagni all’obitorio,
senza dovere mai rimpiangere di aver sprecato denari,
in corsi, insegnanti, lezioni e dizionari,
perché, abituati a spingerci al massimo fino a Varese,
abbiam la certezza che all’inferno, almeno, si parli inglese.

Patrick Caulfield was one of the pioneers of British Pop Art, his work is my favourite from a British artist and I actually bought, 'I've only the 2

Patrick Caulfield was one of the pioneers of British Pop Art, his work is my favourite from a British artist and I actually bought, ‘I’ve only the 2

MY BROTHER IS DEAD – FRATER MEUS MORTUUS EST

Non ho mai temuto di rinchiudermi in una cella francescana,
frate Leone butterato, 1.83 cm x 90 kg, colosso di porcellana,
a chiedermi come fai ad essere ancora innamorata e attratta,
me lo domando ogni volta che mi accosto un boccone al viso,
ingurgito tutto, desidero invadere il mondo, come un frastornato Narciso,
non mi muovo, disoccupato immerso nel lavoro, mi invento nomade sedentario
non rimanendomi altro da donarti che un bicchiere di Bellini misto ad un abbecedario.

Annego la mia fragilità in cocktail di alcool, Delorazepam e Paroxetina,
mi immergo nella lotta sondando Bauman, distante da una generazione allevata a cocaina,
convertendomi in menestrello – dovrei assomigliare a un elfo, non ad un troll-
canto con la sgraziata cacofonia, in un capannone industriale, di una fresatrice Bosch,
sperso auf Das Narrenschiff, sperimentati tutti i vizi, e, adesso, avanti marsch
con amore, casa, affitto, bollo, benzina, neutralizzato anarchico in dolce quarantena,
mi batto, cotidie, a disinfettare i tuoi sogni da trentenne minacciati da cancrena.

Non è che la bruttezza mi avvantaggi sul carattere, schivo come Salinger
il successo di The Catcher in the Rye, non riuscendo a trasformarmi in challenger
delle angoscianti sfide di ogni giorno, morto di fame vs. morto di fame,
mi avvicino ad essere l’anti-eroe omerico zittito da Odisseo, Tersite,
soffrendo mal di testa atroci dovuti a calci in culo e sinusite,
barcollo, senza mai mollare, ai ripetuti cali di energia:
governi corrotti, disoccupazione e riforme inutili fanno una bella sinergia.

Giano bifronte è morto nell’utero d’una vita baldracca
che non desidero affrontare coi lamenti striduli d’una checca,
resto da solo, davanti alla tastiera, condannato a smettere di battere a quattro mani,
troppo spesso, sciocco arrogante, m’arrogo d’esser Gulliver tra lillipuziani,
e non considero un disonore, ogni volta, debuttare a fianco d’un debuttante,
significa che l’arte non è morta, infettata dalla necrosi del contante.

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976; si è laureato in diritto con una tesi sul filosofo ferrarese Mario Calderoni. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2014 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Androgini, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen e Scarti di magazzino con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni; tra 2009 e 2014 ha curato le antologie poetiche Retroguardie (Limina Mentis), Demokratika, (Limina Mentis), Tutti tranne te! (Limina Mentis), Frammenti ossei (Limina Mentis), Labyrinthi [I], [II], [III], [IV] (Limina Mentis), Generazione ai margini, NeoN-Avanguardie, Comunità nomadi e Metrici moti (deComporre); nel 2010 ha curato la raccolta interattiva Triumvirati (Limina Mentis). Tra 2008 e 2014 ha curato i volumi: Grecità marginale e nascita della cultura occidentale (Limina Mentis), Cent’anni di Giovanni Vailati (Limina Mentis), I Milesii (Limina Mentis), Voci dall’Ottocento I, II e III (Limina Mentis), Benedetto Croce (Limina Mentis), Voci dal Novecento I, II, III, IV e V (Limina Mentis), Voci di filosofi italiani del Novecento (IF Press), La fortuna della Schola Pythagorica (Limina Mentis), Pragmata (IF Press), Le varietà dei Pragmatismi (Limina Mentis), Elementi eleatici (Limina Mentis), Pragmatismi (Limina Mentis), Frammenti di filosofia contemporanea I e II (Limina Mentis), Frammenti di cultura del Novecento (Gilgamesh), Lineamenti post-moderni di storia della filosofia contemporanea (IF Press), Schegge di filosofia moderna I IIIIIIVV VI (deComporre); tra 2009 e 2014 sono usciti i suoi: Il pragmatismo analitico italiano di Mario Calderoni (IF Press), L’ontologia civica di Eraclito d’Efeso (Limina Mentis), Grecità marginale e suggestioni etico/giuridiche: i Presocratici (IF Press) e Libertà in frammenti. La svolta di Benedetto Croce in Etica e Politica (deComporre). È con-direttore de Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è direttore esecutivo della rivista internazionale Información Filosófica; è direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre Edizioni).

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53 commenti

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53 risposte a “CINQUE POESIE di Ivan Pozzoni, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni, Villasanta, Limina mentis, 2015 (10 €) con un Commento di Giorgio Linguaglossa.

  1. Non è facile tentare la risalita, dopo il crack, ammaccati, e con dentro l’amaro di quel che resta dello schematismo mentale della ideologia. Che poi si voglia buttare tutto dalla finestra o lo si tenga in vita cambia poco: son cose affettive, macchinari estinti, pieni di ruggine. Ecco, se mai pieni di rabbia, che almeno è un sentimento vitale.
    Poesia di Ivan Pozzoni, poeta della non-poesia, ma giusto per definire quel che Giorgio Liguaglossa ha già ben definito. Del resto son tutte cose dimostrabili, cose del presente. Magri si potrebbe tentare di guardare oltre, tentare un ponte tra quel che è dentro e il divenire; non fosse che prima bisogna demolire (c’è poco da curare, solo le ferite). Grazie, ho letto volentieri: buon ritmo e rima popolaresca, vero slam!

  2. chiara moimas

    Bravo Ivan!

  3. Ambra Simeone

    poesia classificata come non-poesia che invece dovrebbe essere chiamata semplicemente Poesia!

  4. La poesia (perché per me è Poesia) di Pozzoni è straordinaria: mai banale, attualissima e in grado di sorprenderti ad ogni verso…Credo che le sue rime siano le più “inopportune”, le più inaspettate che io-per quanto giovane- abbia mai incontrato.

  5. Gino Rago

    Quando un critico letterario libero e geniale, come Giorgio L., incontra un maestro dell’entropia linguistica, come Ivan P., lo shock termico è inevitabile.
    E non vi è il benché minimo spazio per la noia. Bravi.

  6. Che cosa si intende per poesia? Solo dopo si potrà fare un commento ‘oggettivo’ ai versi di Ivan Pozzoni. Che sono certo dirompenti. Alcune rime particolari sono adattissime al contesto. Testi che, comunque si chiamino, non lasciano indifferenti.

  7. Ivan Pozzoni

    Ringrazio tutti. Perdonate la mia latitanza in questa bellissima discussione. Purtroppo, in questi giorni, come accade spesso, sono chiamato a salvare da un ingiusto (e illegale) atto abusivo un’azienda italiana. Penso che banche, Posta, tribunali e istituzioni siano contenti nel frapporre ostacoli inverecondi a che le aziende italiane, messe a quota Novanta dalla crisi, si rialzino. Ci sono in ballo impiegati, fornitori e il titolare. Combatto, vinco, con l’abituale mia ferocia, e torno. Poesia? Dov’è la «poesia» in una Italia che colpisce alle spalle le micro-imprese e rovina milioni di Italiani PER QUESTIONI meramente BUROCRATICHE (non finanziarie).

  8. Ivan Pozzoni

    Per il discorso sulla mia «poesia» o anti-«poesia» (mai non-«poesia»), cioè sulla natura chorastica dei miei versi, rilancio al dialogo, da shock termico, come dice bene Gino, su https://lombradelleparole.wordpress.com/2015/03/23/quattro-poesie-inedite-di-ivan-pozzoni-carmina-non-dant-damen-mortacci-frammenti-ossei-hotel-acapulco-con-un-appunto-di-ivan-pozzoni-e-un-commento-di-giorgio-linguaglossa/

  9. “Anti-Parola”, “Anti-Poesia”, “Anti-?”
    Che cosa può scrivere una come me?
    Gli argomenti sono attuali, soprattutto la tragica sorte di Malala, Yousafzai rievocata (si può dire per Ivan Pozzoni?) con delicatezza, condivisione, senza retorica.
    Quanto alle rime, l’occhio è stato attratto da “Varese”, in rima con “inglese”. Povera “città giardino” dimenticata da tutti, specialmente dalle ferrovie dello stato! Un momento di gloria: è nominata nell’”Anti-Poesia di Ivan Pozzoni (“Penso che all’Inferno si parli inglese”).
    Perché, Ivan, non far andare gli Italiani almeno un po’ più in là, almeno a Ponte Tresa che è così carina ed è al confine con l’estero? Ma non fa rima con “inglese”. Si potrebbe allora ricorrere al dialetto “bosino” (i dialetti sono lingue poetiche e anti-poetiche) e scrivere: “se parl la lengua inglesa” .
    Sto scherzando, Ivan!
    Per gli altri lettori è una “chiacchierata” tra lombardi (di nascita o di residenza)

    Giorgina BG

    • Ivan Pozzoni

      Giorgina, di Malala scrissi il giorno stesso dell’attentato: mai avrei nemmeno immaginato la sua vittoria del Nobel. Profezia, o attenta analisi quotidiana delle sventure del mondo? Ieri sera, in tema di lombardo, scrivevo:

      Sei riuscita a farmi scrivere una ventina di versi senza nessuna trivialità,
      mi hai costretto a mantenere, senza multilevel, la mia forza di gravità,
      gravis, dall’etimologia latina o dal sanscito gur-ús,
      e mi fai far fatica a far coincidere in rima gur-ús con virus,
      il sanscrito tollerava la variante di andar a dar via il gur-ús,
      e il milanese, invece, si applicava a fagh la barba al Negus,
      intorna al bus del conquibus (pecunia non olet).

      Sento di iniziare a delirare come Emilio Villa.

      • Credo di sì.
        Quella del Negus non la sapevo, ma del resto io non sono lombarda di nascita e sono arrivata qui (senza accento come qua) solo dopo il matrimonio. Del Negus non si parlava più se non nei libri di storia.
        Un caro saluto

        Giorgina.

        • Ivan Pozzoni

          La canzone è milanese, una strofa:

          Io son Pierino il moccolo e foo el barbee
          e l’hoo imparaa da piccolo sto bel mestee
          Son stato in Abissinia, venivo da Macao
          per fagh la barba al Negus intorna al bus del gnao.

          Però io conoscevo la versione alternativa, cantata dal mitico Nanni Svampa:

          Io son Pierino il moccolo e foo el barbee
          e l’hoo imparaa da piccolo sto bel mestee
          Son stato in Abissinia, venivo dal Perù
          per fagh la barba al Negus intorna al bus del […].

          Ti risparmio le strofe rimanenti. Questa è pop-art, non Roy Fox Lichtenstein!!! 🙂

          • Mai lette prima! Io da bambina leggevo “iI Corrierino dei piccoli” con la prima pagina tutta a vignette e la storia in versi ottonari in rima.
            La Tordella, il Capitano, i gemelli Bibì e Bibò e il loro zio Felice erano divertentissimi. 🙂

            • Ivan Pozzoni

              Penso che la canzone d’osteria El gir del mond sia moltissimo antecedente alla tua infanzia.

              Io da bambino vedevo i Puffi in tv, leggevo Topolino, Braccio di ferro, Geppo, e la storia d’Italia di Montanelli.

              Per calmarmi, essendo vivacissimo, a quattro/cinque anni, i miei genitori mi mettevano in mano un libro di archeologia o di storia antica (chiaramente edulcorati, non tipo Mommsen), e mi immergevo nella visione delle figure e nella (pseudo)-lettura. Quando avevo sei/sette anni la maestra (allibita) disse a mia mamma (che rimase allibita): «Ivan spiega alla classe la storia di Roma con citazioni in latino. Da chi le sente? Non disturba: il fatto è che mi corregge». Purtroppo, sin da fanciullo, ho fatto l’errore madornale di amare la cultura: errore di fanciullezza, irrimediabile. Pagherò la vita intera. .

  10. Mamma mia quanto scirve Ivan Pozzoni, la sua creatività è una diarrea di genio. Versi forti, pieni di vitalià, calati nel mondo con tutte le sue storture, le ingiustizie, la distruzione dell’individuo attraverso ongi cosa che volente o nolente possa prenderlo all’amo. Non mi frega ninete se sia poesia o antipoesia, la Merkel non tuona, da indicazioni… fanculo dalla Merkel in giù

    • e ribadisco (scusandomi anche per i numerosi refusi) oggi alla Merkel con l’euro sta riuscendo con l’euro quello che non è riuscito a Hitler con i panzer settant’anni fa: a Berlino, quel muro, diveva rimanere bello alto

    • Ivan Pozzoni

      Mi sto sagredizzando:

      Chi non sa fare niente scrive, o cerca di candidarsi in assemblea
      di condominio, rionale, comunale, regionale, nazionale o europea,
      roba che a saperlo Giordano Bruno sarebbe morto di diarrea,
      senza il fastidio di dover finire al rogo nel tentativo disperato di difendere un’idea,
      sono stati inutili cinque anni d’università, tre di liceo, due di ginnasio:
      se avessi fatto il baby squillo o l’enfant prodige della grammatica italiana,
      avrei meritato maggiore stima nell’artistica repubblica del Pornasio?

      Sta tranquillo, Flavio, scrivo al massimo due/tre testi al mese, tutti nella stessa sera, se sono ubriaco o triste o incazzato. 🙂

  11. Ivan Pozzoni

    Però il curriculum è vecchio. A discapito del noiosissimo vate tarentino, si sono aggiunte molte altre inutili curatele:

    Nato a Monza nel 1976 Ivan Pozzoni ha redatto innumerevoli saggi su autori italiani dell’Ottocento e del Novecento, su etica e teoria del diritto del mondo antico, o in materia di Law and Literature e Ethics and Literature; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra il 2007 e il 2013 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Androgini, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen e Scarti di magazzino con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni; tra il 2009 e il 2015 ha curato le antologie di versi Retro-guardie, Demokratika, Tutti tranne te!, Frammenti ossei e Labyrinthi [I], [II], [III] e [IV] (Limina Mentis), Generazioni ai margini, NeoN-Avanguardie, Comunità nomadi, Metrici moti, Fondamenta instabili, Homo eligens, Umane transumanze, Forme liquide, Scenari ignoti, Glocalizzati, Ad limi-na mentis, Extra omnes! e Assalto ai forni (deComporre), Hic sunt leones, Nostalgia di Itaca, Bu-strofedica, Deliri di controriforme, Beneficio d’inventario, La tentazione di esistere, Chorastikà e Tardomoderni (Limina Mentis); nel 2010 ha curato la raccolta interattiva Triumvirati (Limina Mentis), nel 2014 la raccolta di racconti Postmoderno immaginario (deComporre), nel 2015 le raccolte di racconti Tardomoderno immaginario I e II (Limina Mentis). Tra il 2008 e il 2015 ha curato i vo-lumi: Grecità marginale e nascita della cultura occidentale (Limina Mentis), Cent’anni di Giovanni Vailati (Limina Mentis), I Milesii (Limina Mentis), Voci dall’Ottocento I, II, III e IV (Limina Mentis), Benedetto Croce (Limina Mentis), Voci dal Novecento I, II, III, IV e V (Limina Mentis), Voci di filo-sofi italiani del Novecento (IF Press), La fortuna della Schola Pythagorica (Limina Mentis), Pragmata (IF Press), Le varietà dei Pragmatismi (Limina Mentis), Elementi eleatici (Limina Mentis), Pragmatismi (Limina Mentis), Frammenti di filosofia contemporanea I e II (Limina Mentis), L’oscurità d’Eraclito d’Efeso (Limina Mentis), Frammenti di cultura del Novecento (Gilgamesh), Lineamenti post-moderni di storia della filosofia contemporanea (IF Press), Schegge di filosofia moderna I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII e XIV (deComporre), Parole, immagini e situazioni I e II (deComporre), I moderni orizzonti della scienza e della tecnica (deComporre), Oltre Cartesio (deComporre), Frammenti di filosofia contemporanea III, IV, V e VI, Filosofi e modernità, Prospettive storiografiche di teoria sociale e Parole, immagini e situazioni III (Limina Mentis); tra il 2009 e il 2014 sono usciti i suoi: Il pragmatismo analitico italiano di Mario Calderoni (IF Press), L’ontologia civica di Eraclito d’Efeso (Limina Mentis), Grecità marginale e suggestioni etico/giuridiche: i Presocratici (IF Press) e Libertà in frammenti. La svolta di Benedetto Croce in Eti-ca e politica (deComporre). È direttore culturale e redazionale delle edizioni Limina Mentis. È con-direttore, insieme ad Ambra Simeone, de Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è direttore de L’arrivista – Quaderni democratici; è direttore esecutivo della rivista internazionale Información Filosófica. È direttore della collana Esprit (Limina Mentis) ed è stato direttore delle collane Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre Edizioni).

  12. Giuseppe Panetta

    Un caro saluto al Poeta amico e ai suoi versi sapienti e feroci. Dice bene Menna sulle rime inusuali e nuove che mi hanno divertito tanto.
    La vera anti-poesia sta nel curriculum di Ivan più che nei versi :-)))

    Spero di leggere presto il libro.

    GP

  13. Ivan Pozzoni

    Segnalo un intervento molto interessante di Guglielmin su blanc de ta nuque: http://golfedombre.blogspot.it/2015/06/ambra-simeone.html.

  14. Giuseppina Di Leo

    Non ci si improvvisa non-poeta: bravo Ivan!

  15. Ivan Pozzoni

    Cara Giuseppina,
    ci si improvvisa assolutamente non-«poeta»: ci sono centinaia di non-«poeti» tra coloro che si auto-definiscono «poeti» e ci sono miliardi di non-«poeti» al mondo (l’assoluta maggioranza degli esseri umani). Non ci si improvvisa anti-«poeta». 😀

    • Giuseppina Di Leo

      Eh, sì, il guaio è questo! L’improvvisazione è sempre al potere (tranne che per i non-poeti – quelli doc, intendo).

  16. Ivan Pozzoni

    Mi scrive l’amica Lucia Gaddo Zanovello:

    «Carissimo Ivan,

    per quanta resistenza tu faccia, per quanta strenua ribellione tu possa mettere in atto, disseminando di potenziali mine verbali i righi dei tuoi versi, il tuo essere poeta vero riviene fuori inesorabilmente. Ho appena terminato di leggere (tutto d’un fiato!) ‘Lame da rasoi’, che non conoscevo, e il nuovo ‘Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni’. Tengo a dirti che ho goduto moltissimo la lettura di entrambi i libri. Amo quella tua maestria inarrivabile nel fare con le parole (cosiddette ‘parolacce’ comprese!) tutto quello che ti garba di più, incluse le rime e trovo particolarmente interessante l’uso che fai delle lingue, latina o straniere che siano, senza esclusioni e pure piegando e adattando i termini, da bravo artigiano, a uno stile nuovissimo, tutto tuo.Ma è quanto, ed è molto, di veramente etico e civile che sta dietro le parole e dentro questa forma, a convincermi del valore della tua scrittura, in cui la ‘sapienza’ è solo una piccola (eppure apprezzatissima) componente.E’ quel tuo stare nel mondo senza maschere o meglio, interpretando degli umani gli innumerevoli volti, col cuore nudo davanti al petto, a gridare pane al pane, che mi conquista. Poesia è questo, essere veri usando generosamente della propria sensibilità, della propria fatica bruta, ed è esattamente ciò, che cambia il mondo. E in tale direzione tu stai avanzando molto in fretta…».

  17. Ivan Pozzoni

    Mi scrive il caro Prof. Francesco Piselli: «Ho ripassato piú volte gli Austriaci che non è cosa da leggersi corsivamente, va studiata passo per passo e non si è ancora finito. Approssimativamente: sono davanti a un’opera del ciclo classico, nel genere dei Satirici, piú verso Persio mi sembra che verso Orazio. Riesco cosí ad ammettere e comprendere qualche bad word, come quello che non proviene dal magma linguistico né poetico né impoetico: costituisce espressione, insieme ai frequenti nomi di farmaci e la chiamata del proprio stato fisico; anche qui resto nella tradizione satirica. Il proprio, ed il contemporaneo, lo vedo nel sollevamento di pezzi di realtà cone stanno, quasi un ready made poetico, un iperrealismo. Tutto sostenuto dalla grande e rara cultura, e dunque ben distinto dalla consuetudine lirica (lirica?) simile alle orchidee delicate che non hanno suolo. Vede che cerco di esprimermi, per dire che consento con questa dizione di cose che stanno come stanno, la rugueuse réalité di Rimbaud. Problema: il testo eccolo qua, non è impossibile che spiriti illuminati e coltivati lo comprendano, e cosí sarebbe data soddisfazione alla missione, dico missione, educativa della poesia. Giunge il punto che un tempo si diceva editoriale, oggi non so. La pubblicazione delle diverse antologie – sono antologie – prepara i movimenti prossimi, lo spero, dico forse, lo voglio almeno. Questo discorso è secondario, il fatto primario è che l’opera esiste, si fa leggere e calamita lo spirito come ha fatto con me [commento di Francesco Piselli a Qui gli Austriaci sono più severi dei Borboni, email 28/06/2015].

  18. La redazione stigmatizza il lessico ed il tono utilizzati dal precedente commento prendendone le distanze. Il commentatore è invitato ad attenersi alla critica dei testi e non operare attacchi alla persona, in caso contrario ogni suo ulteriore commento verrà cestinato.

  19. Preciso che risponde a verità che il signor Pozzoni Ivan si è reso protagonista della pubblicizzazione e della curatela di decine di Antologie di aspiranti autori di poesia pescando nel mare magnum di massaie e di impiegati del catasto mediante la proposta della pubblicazione in antologie in cambio dell’acquisto, anticipato, di copie da parte degli autori. Stigmatizzo tale comportamento poco deontologico per un letterato, che getta una luce di discredito su chi ha la curatela di tali pseudo pubblicazioni prive di qualsiasi minimale dignità letteraria.
    Finisco qui la mia precisazione affermando che il signor Pozzoni non ha alcuna competenza in sede di critica letteraria e della poesia, come dimostrano le sue numerose e astigmatiche improvvisazioni critiche.
    Provvedo a rimuovere il commento del signor Barbagallo più per i toni e il lessico impiegati, ferma restando la veridicità delle sue affermazioni..
    E invito il signor Pozzoni ad astenersi dal comparire con commenti in questo blog perché persona indesiderata.

    • gabriele fratini

      Emily Dickinson era una massaia e Einstein un impiegato del catasto, prima di essere “scoperti”. Tantissimi autori oggi considerati importanti si sono autoprodotti, autofinanziati inizialmente. Non vedo alcuna indegnità letteraria nel pubblicare massaie e impiegati. Ho partecipato a tre antologie letterarie di Limina Mentis (e non ne escludo altre in futuro); non tutti gli autori mi piacciono tra i pubblicati, ma qualcuno mi piace. E’ uno spazio libero per esprimersi che accoglie chiunque non voglia far parte di cricche o genie o cerchie letterarie consolidate. Sul problema economico non entro perché ciascuno guarda le proprie tasche. Ma per trovare qualcosa di nuovo e originale non c’è altra soluzione che pescare dal mare magnum senza pregiudizi né dando patenti letterarie di dignità o meno, in estrema libertà e rischiando il brutto e il caos, anche. L’alternativa è aderire a circoli chiusi in cui si respira aria chiusa, sempre la stessa aria. Dunque mi autocito, esprimendo sincera solidarietà al giovane dott. Pozzoni e dedicandogli in qualche modo questa forse insignificante filastrocca da massaio non impiegato lavoratore autonomo…

      Trovo l’oro
      dentro il coro
      dei poeti
      senza alloro.

      Condannati
      menestrelli
      a cantare
      nei castelli,

      non avete
      già più niente
      da cantare
      tra la gente?

  20. Limina Mentis editore

    Gentile Dr Linguaglossa,
    parlando da lettrice che segue Lei e il Dr Pozzoni, ciò che mi stupisce di più nel suo commento è come Lei faccia affermazioni così critiche su una persona che è stata Suo discepolo, che ha posto al Suo fianco per anni elogiandolo, stimandolo e appoggiando tali iniziative di poesia (email da me lette mi confermano questo, insieme alla miriade di commenti sparsi in internet) e ora dopo un suo cambio “umorale”, avvenuto per Suoi motivi personali, possa rimangiarsi una sua stessa opinione decennale.

    Forse nella vita bisognerebbe fare un distinguo tra questioni private e questioni professionali.

    Leggo sul regolamento del suo blog: «Commenti offensivi, lesivi della persona o facenti uso di argomenti ad hominem verranno automaticamente cancellati». Le chiedo cortesemente di cancellare il suo commento, essendo un commento facente uso di argomenti ad hominem, lesivi della persona.

    Forse il Suo regolamento è valido solo nei confronti di terzi?

    Sempre con sincera stima
    Lorena

    • Gentile Lorena, credo di interpretare il pensiero comune di altri colleghi (Grieco, Leone, Sagredo, etc.) nel dirle che il Sig. Linguaglossa è giustamente piccato – e lo sono anch’io – per l’uso improprio che è stato fatto del blog. Non si va a litigare di fatti propri in casa d’altri. Mi è sembrato di assistere, insomma, alla scena grottesca di due pugili che promettono di darsele sul ring, e intanto colpiscono l’arbitro! Ha davvero sbagliato il Sig. Barbagallo a scaricare nel blog il suo personale livore contro Pozzoni, diffamandolo pubblicamente. Queste cose si affrontano de visu, non mettendo in mezzo chi non c’entra niente, cioè la redazione del blog. Linguaglossa ha diffidato Barbagallo e, su invito dello stesso Pozzoni, ne ha successivamente rimosso il commento offensivo. Anch’egli ha poi espresso delle riserve sulle attività editoriali di Pozzoni, pur dissentendo sul modo lesivo e scorretto utilizzato dal Sig. Barbagallo. Infatti, a differenza di quest’ultimo, Linguaglossa non ha utilizzato epiteti offensivi: ha stigmatizzato sul piano deontologico e qualitativo le operazioni poste in essere da Pozzoni. Ha infine espresso delle riserve sulle capacità di Pozzoni come critico letterario. Ma anche questo non rientra nella categoria dei “commenti offensivi, lesivi della persona” e quindi non deve essere cancellato; così come nessuno cancellò i commenti di Pozzoni quando egli – su questo blog medesimo – espresse pesanti riserve in merito al valore poetico di Gezim Hajdari e Tomas Transtromer. Direi di dare un taglio salutifero a questa spiacevole tracimazione di questioni private in àmbito pubblico, altrove opportunamente risolvibili. Grazie. Marco Onofrio

  21. posso permettermi, per la stima (e anche l’amicizia) che ho per tanti di cui leggo qui i commenti, di suggerire che magari quel tizio – che ha scritto parole poco educate nei riguardi di Ivan, del blog e dei suoi lettori e che è stato poi giustamente dal sig.Linguaglossa eliminato dai commenti – forse lo ha fatto o gli è stato chiesto (il dubbio è sempre legittimo, lo spero ancora) di farlo proprio per sollevare una disquisizione poco edificante dalla quale ne usciamo tutti, tutti noi che diciamo di credere nella Poesia, un po’ ammaccati?
    Insomma, sempre se mi è concesso dirlo, non si potrebbe pensare a qualcosa di più “grande” che scrivere dr invece di dott e, dunque, credere di essere tutti medici di tutto e tutti tranne che di se stessi?? chiedo scusa a priori se casomai avessi leso la sensibilità di qualcuno, ma questo luogo, come altre volte ho avuto modo di rilevare, è un posto prezioso per perdersi in labirinti poco costruttivi.
    un caloroso saluto a tutti.

  22. Giuseppina Di Leo

    Leggo il commento di Marco Onofrio improntato a una maggiore pacatezza nei toni e ciò mi sembra la strada migliore da imbroccare, termine quest’ultimo che non è un refuso.
    GDL

  23. State tutti facendo un gran favore a quel cialtrone che ha aperto le ostilità, il suo commento è stato cancellato e sicuramente adesso se la ride. Brutta giornata per questo bellissimo blog. Bruttissima.

  24. invito il signor Pozzoni ad astenersi dal comparire con commenti in questo blog perché persona indesiderata. Ogni altro suo ulteriore commento personalistico e che fa riferimento a sue questioni personali verrà cestinato.

  25. Pasquale Balestriere

    Porto qui la mia testimonianza, per amore di verità. Io faccio parte di alcune antologie di Pozzoni. E non me ne vergogno. Quanto al contributo da versare per essere inseriti, è tutto lineare. Pozzoni parla chiaro e non prende per il collo nessuno. Partecipa chi vuole. Si può discutere sul reale valore delle antologie, magari sulla frequenza delle uscite. È legittimo. E, certo, ognuno può pensarla come vuole, ci mancherebbe. Ma un valore, sia pur minimo, queste antologie -tutte le antologie!- ce l’hanno: sono documento e repertorio, al di là di quale possa essere la loro caratura poetica. Che poi non mi sembra così scarsa, tanto per dire, in “Tardomoderni”; e ci sono punte di qualità, a mio parere, anche nei vari volumi di “Labyrinthi” e in altre sillogi.
    La mia nota si ferma qui. È superfluo dire che tutta questa vicenda, che oppone persone che stimo, mi ha molto intristito.
    Pasquale Balestriere

  26. Ho partecipato anch’io, e volentieri, ad una antologia curata da Ivan, anche se non amo le antologie, che considero in qualche modo delle distrazioni solo per un po’ necessarie, ma ne fui contento. Nel complesso mi sembrò una iniziativa onesta, e lo penso tutt’ora. Quel che non ho mai capito, da ultimo arrivato in questo blog, è il clima di rivalità che traspare e in qualche modo offende il buon lavoro di ricerca di Giorgio Linguaglossa, lavoro di un pregiato dissenziente che secondo me andrebbe sostenuto, anche perché positivo e utile a tutti. Perché allora pretendere un riconoscimento che nessuno si sogna di mettere in discussione, ogni volta, come per avvalorare l’essere contro quel poeta o quell’altro, ostentando credenziali e titoli onorifici quando basterebbe dire ciò che si pensa e tanti saluti? Mica siamo scemi al punto da dare retta a qualcuno solo perché si dichiara sociologo, non critico, autore di non-poesia e quant’altro… s’è capito, Ivan, ed è senz’altro utile anche il tuo punto di vista, ma non la battaglia quotidiana.
    Ho fatto anche in tempo a leggere gli insulti, perché tali sono se non vengono convenientemente motivati, di quello sconosciuto: non ci perderei del tempo. Son cose che capitano, anche se a qualcuno più spesso che ad altri. Risentimenti, cose che in realtà non interessano perché non sono invalidanti di niente e nessuno. Spiace.

  27. Giuseppe Panetta

    Bene, signore e signori. Propongo di aderire, in massa, autori pregevoli di questo blog, ad una delle antologie curate da Ivan. Potremmo davvero far uscire una antologia di spessore, tutti noi, insieme, in un progetto alto, altissimo.
    Inutile fare l’elenco dei nomi, tutti, ma proprio tutti, stimatissimi colleghe e colleghi. Facciamo veramente il punto della contemporanea poesia italiana. Quella fuori dalle consorterie. Quella vera, viva, di spessore.

    A Marco Onofrio l’onere della prefazione. Che ne dite?

  28. Giuseppe Panetta

    Perché no? Che male c’è. Ritengo che tu sia all’altezza del compito. E mi dispiace se alle volte ti punzecchio. Ti stimo e credo che sarebbe un bellissimo progetto. Alto, molto alto.

  29. Giuseppe Panetta

    Mi rispondi tra dr. e sig.? (Sig!!!)

  30. Comunico, a nome della redazione, che saranno cancellati tutti i commenti che afferiscono a questioni personali e private mentre verranno conservati tutti i commenti che afferiscono a questioni letterarie.

    Il principio mi sembra chiaro. Quindi, se il sig Pozzoni vorrà fare commenti letterari, se ne è capace, (e non personali o privati), i suoi commenti, come quelli di tutti gli altri, saranno ricevuti e pubblicati.

  31. GiuseppeC

    Questo e’ un blog vivace in cui effettivamente si discute in pubblico di testi poetici spesso di buon livello, quindi meritorio in un tempo nel quale il gossip dei contesti (universitari, pubblicistici, popolari) e dei paratesti (relazioni, personalismi, rivalita’) annacqua l’idea di fondo del valore estetico ma anche pratico ed a volte politico della scrittura in versi. Non caricherei sui testi, che hanno un valore sostanzialmente relazionale, i bagagli di contesti e paratesti, che a volte prendono il sopravvento anche in questo blog e schiacciano il resto. Saluti.

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