POESIE SCELTE di Jules Laforgue (1860-1887) “La prima notte”, “Domeniche”, “Chiaro di luna”, La sigaretta”, “Per il libro d’amore” “Lamento dell’organista di Notre-Dame di Nizza” traduzione di Luciana Frezza

Patrick Caulfield was one of the pioneers of British Pop Art, his work is my favourite from a British artist and I actually bought, 'I've only the

Patrick Caulfield was one of the pioneers of British Pop Art, his work is my favourite from a British artist and I actually bought, ‘I’ve only the

Jules Laforgue nasce il 16 agosto 1860 a Montevi­deo, da una famiglia di origine bretone. All’età di circa sei anni fa ritorno con i suoi in Francia e si stabilisce a Tarbes, nei Pirenei, città natale del padre, dove compie i suoi studi liceali. Nel 1876 si sposta con la famiglia a Parigi, prima in rue des Moines, poi al n. 5 di rue Berthelot. Ma ben presto i suoi tornano a Tarbes, tranne la sorella, che però non tarderà anch’essa a lasciarlo. Frattanto è diventato segretario del critico e storico del­l’arte Charles Ephrussi (poi direttore della Gazette des Beaux-Arts). Nasce il suo amore per l’arte figurativa, per la pittura impressionista, per le stampe e le acqueforti, e il suo gusto del lugubre: ama i pittori di danze macabre; lui stesso, versato nel disegno, infiora i suoi manoscritti di figure di scheletri, spesso abbigliati in toga o in frac. Sempre in questo periodo di vita parigi­na stringe amicizia con Sandah Mahali (Madame Mültzer), con Charles Henry, con Paul Bourget, con Gustave Kahn (e ai due ultimi dedicherà le Complaintes e l’Imi­tation de Notre-Dame la Lune). Per interessamento di Charles Ephrussi è nominato lettore privato dell’impe­ratrice tedesca Augusta (1881). Nello stesso anno gli muore il padre (la madre gli era mancata nel 1877); con la sorella Maria si trova ad essere l’unico sostegno di una numerosa famiglia. In Germania rimarrà, a Berli­no, a Coblenza, a Baden, dal dicembre del 1881 fino al settembre del 1886, con frequenti ritorni in Francia e a Parigi. La lettura alla vecchia imperatrice gli occupa poco tempo; dispone quindi di molte ore da dedicare alla sua « vie de dilettante », al suo lavoro di poeta, ai suoi scritti filosofici e critici, all’annotazione di impres­sioni, osservazioni e pensieri, alle sue acqueforti. Ha inoltre frequenti occasioni di muoversi, di viaggiare, accompagnando la sovrana in tutti i suoi trasferimen­ti. In Germania legge Hartmann, Hegel, Spinoza, e s’i­nizia alla musica. Dopo le molte passioni platoniche del periodo francese, ama per un anno una misteriosa R., probabilmente una dama di corte dell’imperatrice. Nel gennaio 1886 conosce a Berlino Miss Leah Lee, giovane insegnante d’inglese, donna gracile e come lui debole di polmoni. Lasciato nel settembre 1886 il suo posto di lettore, la sposa a Londra nel gennaio 1887 e si stabiliscono a Parigi. Accasciato dalle ristrettezze eco­nomiche e dalla poca salute muore in questa città il 20 agosto 1887 nella più assoluta miseria. La giovane moglie non tarderà a seguirlo, dopo meno di un anno.

Jules Laforgue

Jules Laforgue

OpereLes complaintes (1885); Imitation de Notre-Dame la Lune (1886); Le Concile féerique (1886). Postumi apparvero le Moralités légendaires (sei racconti filosofici in prosa, 1887) e i Derniers vers (1890). Le Sanglot de la Terre, 29 liriche scritte fra il 1878 e il 1883, fu pubblicato nell’edizione delle Poésies complètes (1903); Œuvres Complètes (1924-25).

Luciana Frezza da: « Poesie, di Jules Laforgue ». Prefazione, traduzione, note e bibliografia a cura di Luciana Frezza, Lerici, Milano 1965

La première nuit

Voici venir le soir doux au vieillard lubrique.
Mon chat Mürr, accroupi comme un sphinx héraldique,
Contemple inquiet de sa prunelle fantastique
Monter à l’horizon la lune chlorotique.

C’est l’heure où l’enfant prie, où Paris-Lupanar
Jette sur le pavé de chaque boulevard
Les filles aux seins froids qui sous le gaz blafard
Vaguent flairant de l’œil un mâle de hasard.

Moi, près de mon chat Mürr, je rêve à ma fenêtre.
Je songe aux enfants qui partout viennent de naître,
Je songe à tous les morts enterrés d’aujourd’hui.

Et je me figure être au fond du cimetière
Et me mets à la place en entrant dans leur bière
De ceux qui vont passer là leur première nuit.

La prima notte

Ecco scende la sera, dolce al vecchio lascivo.
Murr il mio gatto siede come araldica sfinge
contempla, inquieto, con la sua pupilla fantastica
viaggiare all’orizzonte la luna clorotica.

E’ l’ora nella quale l’infante prega, dove Parigi-fogna
getta sul pavimento dei viali
le sue falene dai seni freddi che, sotto la luce spettrale
del gas, l’occhio che fiuta un maschio casuale.

Ma, presso il mio gatto Murr, sogno alla finestra.
Penso a bambini che ovunque, in questo istante, sono nati.
Penso a tutti i morti sotterrati oggi.

E mi figuro d’essere in fondo al cimitero,
e entrando nelle bare, mi metto al posto
di quelli che qui passeranno la loro prima notte.

(Da Singhiozzi della terra)

Patrick Caulfield (1936-2005) pop art inglese anni Sessanta

Patrick Caulfield (1936-2005) pop art inglese anni Sessanta

Dimanches

Hamlet : Have you a daughtcr?
Polonius : I have, my lord.
Hamlet : Let her not walk in the sun :
conception is a blessing; but not as your
daughter may conceive.

Le ciel pleut sans but, sans que rien l’émeuve,
Il pleut, il pleut, bergère! sur le fleuve…

Le fleuve a son repos dominical;
Pas un chaland, en amont, en aval.

Les Vêpres carillonnent sur la ville,
Les berges sont désertes, sans idylles.

Passe un pensionnat (ô pauvres chairs!)
Plusieurs ont déjà leurs manchons d’hiver

Une qui n’a ni manchon, ni fourrures
Fait, tout en gris, une pauvre figure.

Et la voilà qui s’échappe des rangs,
Et court! Ô mon Dieu, qu’est-ce qu’il lui prend

Et elle va se jeter dans le fleuve.
Pas un batelier, pas un chien Terr’Neuve.

Le crépuscule vient; le petit port
Allume ses feux. (Ah! connu, l’décor!)

La pluie continue à mouiller le fleuve,
Le ciel pleut sans but, sans que rien l’émeuve.

Domeniche

Amleto : Avete una figlia?
Polonio : Sì, mio signore.
Amleto : E allora state attento che non
passeggi al sole : concepire è una bene-
dizione, ma non certo nel modo in cui
potrebbe concepire vostra figlia.

Piove senza uno scopo, un nulla che commuova il cielo,
Piove, pastora, piove sopra il fiume…

Il fiume ha il suo domenical riposo.
Non una chiatta, né a monte né a valle.

Sulla città lo scampanio dei Vespri,
Le rive son deserte, senza idilli.

Passano le educande (o che povere carni!)
Con l’invernale manicotto alcune.

Una senza pelliccia o manicotto
Fa, tutta in grigio, misera figura.

Ed ecco scappa fuori dalle righe
E corre! Santiddio, che mai le ha preso?

Va a buttarsi nel fiume.
Ci fosse un barcaiolo, un terranova.

Il crepuscolo giunge; il porticciuolo
Accende le sue luci. (Scenario conosciuto!).

Sempre continua a piovere sul fiume,
Piove senza uno scopo, un nulla che commuova il cielo.

Clair de lune

Penser qu’on vivra jamais dans cet astre,
Parfois me flanque un coup dans l’épigastre.

Ah! tout pour toi, Lune, quand tu t’avances
Aux soirs d’août par les féeries du silence!

Et quand tu roules, démâtée, au large
A travers les brisants noirs des nuages!

Oh! monter, perdu, m’étancher à même
Ta vasque de béatifiants baptêmes!

Astre atteint de cécité, fatal phare
Des vols migrateurs des plaintifs Icares!

Oeil stérile comme le suicide,
Nous sommes le congrès des las, préside;

Crâne glacé, raille les calvities
De nos incurables bureaucraties;

O pilule des léthargies finales,
Infuse-toi dans nos durs encéphales!

O Diane à la chlamyde très-dorique,
L’Amour cuve, prend ton carquois et pique

Ah ! d’un trait inoculant l’être aptère,
Les coeurs de bonne volonté sur terre!

Astre lavé par d’inouïs déluges,
Qu’un de tes chastes rayons fébrifuges,

Ce soir, pour inonder mes draps, dévie,
Que je m’y lave les mains de la vie!

Patrick Caulfield (1936-2005)

Patrick Caulfield (1936-2005)

Chiaro di luna

Pensare che mai nessuno vivrà su quell’astro
talvolta mi sferra un colpo all’epigastro.

Ah, tutto per te, Luna, quando avanzi
nelle sere d’agosto attraverso le fantasmagorie del silenzio!

E quando disalberata fili al largo
per i neri frangenti delle nubi!

Oh! salire, e perdutamente dissetarmi
alla fonte dei tuoi beatifici battesimi!

Astro accecato, faro fatale
dei voli migratori degl’Icari gementi!

Occhio sterile come il suicidio,
noi siamo il congresso degli stanchi, e tu presiedi!

Cranio lustro, schernisci la calvizie
delle nostre incurabili burocrazie;

o pillola delle finali letargie,
trasfonditi nei nostri duri encefali!

O Diana dalla doricissima clamide,
l’amore fermenta, prendi la tua faretra e sulla terra

pungi i cuori di buona volontà
con un dardo che inoculi l’essere aptero!

Astro lavato da inauditi diluvi,
qualche tuo casto raggio febbrifugo

si svii, stasera, per inondare le mie coltri,
in lui mi laverò le mani dalla vita!

La cigarette

Qui, ce monde est bien plat: quant à l’autre, somettes.
Moi, je vais résigné, sans espoir à mon sort,
et pour tuer le temps, en attendant la mort,
Je funte au nez des dieux de fines cigarettes.

Allez, vivants, luttez, pauvres futurs squelettes.
Moi, le méandre bleu qui vers le ciel se tord
me plonge en une extase infinie et m’ endort
comme aux parfums mourants de mille cassolettes.

Et j’entre au paradis, fleuri de reves clairs
où l’on voit semeler en valses fantastiques
des éléphants en rut à des chreurs de moustiques.

Et puis, quand je m’éveille en songeant à mes vers,
je contemple, le creur plein d’une douce joie,
mon cher pouce roti comme une cuisse d’oie.

da Le sanglot de la terre

.
La sigaretta

Sì, questo mondo è piatto, e quanto all’altro, frottole.
Senza speranza vado mansueto alla mia sorte;
per ammazzare il tempo, aspettando la morte,
fumo in faccia agli dei sottili sigarette.

Su, viventi, affannatevi, o scheletri futuri.
Me, l’azzurro meandro che verso il cielo si torce
mi sprofonda in un’estasi infinita e m’addorme
come ai morenti aromi di mille bruciatori.

Ed entro nel fiorito eden dai sogni chiari,
dove elefanti in fregola si intrecciano alla fioca
danza delle zanzare, in fantasiosi valzer.

E quando poi pensando ai miei versi mi scuoto,
contemplo, il cuore pieno di dolce gioia, il caro
mio pollice arrostito come un cosciotto d’oca.

Patrick Caulfield (1936-2005) english pop artist anni Sessanta

Patrick Caulfield (1936-2005) english pop artist anni Sessanta

Pour le livre d’amour

Je puis mourir demain et je n’ai pas aimé.
Mes lèvres n’ont jamais touché lèvres de femme,
Nulle ne m’a donné dans un regard son âme,
Nulle ne m’a tenu contre son cœur pâmé.

Je n’ai fait que souffrir, pour toute la nature,
Pour les êtres, le vent, les fleurs, le firmament,
Souffrir par tous mes nerfs, minutieusement
Souffrir de n’avoir pas d’âme encore assez pure.

J’ai craché sur l’amour et j’ai tué la chair!
Fou d’orgueil, je me suis roidi contre la vie!
Et seul sur cette Terre à l’Instinct asservie
Je défiais l’Instinct avec un rire amer.

Partout, dans les salons, au théâtre, à l’église,
Devant ces hommes froids, les plus grands, les plus fins,
Et ces femmes aux yeux doux, jaloux ou hautains
Dont on redoraient chastement l’âme exquise,

Je songeais: tous en sont venus là! J’entendais
Les râles de l’immonde accouplement des brutes!
Tant de fanges pour un accès de trois minutes!
Hommes, soyez corrects ! ô femmes, minaudez!

.
Per il libro d’amore

Posso morir domani e non ho amato.
Le labbra mie non hanno mai toccato labbra di donna,
Nessuna m’ha donato l’anima in uno sguardo,
E nessuna m’ha stretto sul suo cuore estasiato.

Non faccio che soffrire, per tutta la natura,
Gli esseri, il vento, i fiori, il firmamento,
Soffrir con tutti i nervi, pienamente
Soffrir per non aver l’anima ancora a sufficienza pura.

Sputato ho sull’amore ed ucciso la carne!
Mi son folle d’orgoglio irrigidito contro la vita!
E solo sulla Terra all’istinto asservita
Io sfidavo l’istinto con un amaro riso.

Nei salotti, a teatro, in chiesa, ovunque
Innanzi a uomini freddi, raffinati, importanti,
Ed a donne dagli occhi dolci, gelosi o alteri
A cui rindoreremmo castamente
L’anima lor squisita.

Pensavo: tutti lì sono giunti! Udivo
Gli ansiti dell’immonda congiunzione dei bruti!
Quanto fango per uno sfogo di tre minuti!
Maschi, siate corretti! Donne, datevi alle moine.

.
Complainte de l’organiste de Notre-Dame de Nice

Voici que les corbeaux hivernaux
Ont psalmodié parmi nos cloches,
Les averses d’automne sont proches,
Adieu les bosquets des casinos.

Hier, elle était encor plus blême,
Et son corps frissonnait tout transi,
Cette église est glaciale aussi!
Ah! nul ici-bas que moi ne l’aime.

Moi! Je m’entaillerai bien le cœur,
Pour un sourire si triste d’elle!
Et je lui en resterai fidèle
À jamais, dans ce monde vainqueur.

Le jour qu’elle quittera ce monde,
Je vais jouer un Miserere
Si cosmiquement désespéré
Qu’il faudra bien que Dieu me réponde!

Non, je resterai seul, ici-bas,
Tout à la chère morte phtisique,
Berçant mon cœur trop hypertrophique
Aux éternelles fugues de Bach.

Et tous les ans, à l’anniversaire,
Pour nous, sans qu’on se doute de rien,
Je déchainerai ce Requiem
Que j’ai fait pour la mort de la Terre!

Patrick Caulfield  (1936-2005)

Patrick Caulfield (1936-2005)

Lamento dell’organista di Notre-Dame di Nizza

Ecco, i corvi invernali
Han salmodiato in mezzo alle campane,
I rovesci d’autunno son vicini,
Addio piccoli boschi dei casini.

Ieri era ancor più livida,
Rabbrividiva tutta intirizzita,
Ed è gelida pure questa chiesa!
Ah tranne me quaggiù nessuno l’ama!

Io, io mi ferirei senz’altro il cuore
Per un dei suoi sorrisi così tristi!
E per sempre le resterò fedele
In questo mondo che ci spadroneggia.

II giorno in cui la terra lascerà
Mi metterò a suonare un Miserere
Così cosmicamente disperato
Che Dio dovrà rispondermi per forza!

Purtroppo resterò solo quaggiù,
Dedito a quella cara morta tisica,
Cullando il cuore mio troppo ipertrofico
Con le fughe di Bach imperiture.

E tutti gli anni, nel suo anniversario,
Per noi due, senza che nessun lo immagina,
Scatenerò il mio Requiem
Composto per la morte della Terra

Luciana Frezza è nata a Roma nel 1926 dove muore nel 1998. Oltre alla attività di traduttrice dei poeti simbolisti francesi ha scritto le seguenti opere di poesia:

Cefalù ed altre poesie (Sciascia 1958),
La farfalla e la rosa (Feltrinelli 1962),
Cara Milano (Neri Pozza 1967),
Tempo di speranza (Neri Pozza 1971),
La tartaruga magica (Florida 1984),
Ventiquattro pezzi facili (Cominiana 1988),
Parabola sub (Empiria 1990).
Agenda, per All’insegna del pesce d’oro, Scheiwiller 1994 (postuma).ISBN/ISMN:88-444-1259-4
Comunione col Fuoco. Tutte le poesie, Editori Internazionali Riuniti 2013 (postuma). ISBN 9788835993346

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20 commenti

Archiviato in Autori dei Due Mondi, Poesia francese dell'Ottocento

20 risposte a “POESIE SCELTE di Jules Laforgue (1860-1887) “La prima notte”, “Domeniche”, “Chiaro di luna”, La sigaretta”, “Per il libro d’amore” “Lamento dell’organista di Notre-Dame di Nizza” traduzione di Luciana Frezza

  1. E quando poi pensando ai miei versi mi scuoto,
    contemplo, il cuore pieno di dolce gioia, il caro
    mio pollice arrostito come un cosciotto d’oca.

    uguali!!!

    Un ringraziamento postumo alla sig.ra Frezza e alla redazione che continua a proporre vera e propria conoscenza. A parte Sagredo che ha 250 anni, e l’avrà sicuramente conosciuto quando si travestiva da Fantomas e girava i quartieri poveri a Parigi e Montevideo, alzi la mano chi conosceva Jules Laforgue prima di questo post!
    e questa era Luciana Frezza:

    Il rogo ardente di Mosè era quasi
    certamente un pozzo di petrolio
    il petrolio è il prelievo
    dai buchi dell’anima per farne poesia

    il petrolio è pericolo
    il petrolio è vicinissimo a Dio
    da un capo della storia
    ora dall’altro.

  2. Gabriele Gaulli Fratini detto il Baciccio

    Ottima scelta.
    Caro Almerighi, Laforgue, sebbene poeta sottovalutato forse perché non maledetto, non è certo uno sconosciuto, così come non lo era Lermontov. Si tratta di grandi autori dell’Ottocento, a livello internazionale entrambi più noti di Leopardi 🙂

  3. “Sempre continua a piovere sul fiume,
    Piove senza uno scopo, un nulla che commuova il cielo.”
    Grazie al sig. Linguaglossa per questa carrellata di poesie di un grande poeta, seppur sottovalutato.
    Apprezzo molto Laforgue-l’ho scoperto da circa un anno- e sono in cerca di una raccolta, stile “Tutte le poesie”, da un pezzo (Se qualcuno avesse suggerimenti, mi farebbe un grande favore!)

  4. antonio sagredo

    ABBIATE LA PAZIENZA DI LEGGERE >>>>>>>>
    dalla mia tesi del 1974 sul poeta cecomoravo Ot. Brezina >>>>
    ——————-
    >>>>> Che l’influenza di Zola , su Brezina,sia profonda è ancora confermata dallo stesso critico (Fraenkl), quando dice che ”il dettaglio analitico descrittivo prevale sullo svolgimento dinamico dell’azione”(5). Giudizio, a dir poco, azzeccato su Březina che, certo non si può dire, sia un poeta che ama troppo l’azione; in ogni modo la presunta e primitiva analisi fisiologica decadentistica del poeta ha forse le sue origini nella lettura delle opere di Zola; e più tardi, ed è più vero, in maniera più discreta e religiosa, in quella di J. K. Huysmans, [Laforgue è già più parodistico e ironico!], ect. Questa lettura di Zola, unita alla lettura quasi simultanea e appassionata delle poesie di Baudelaire e di Mallarmé – che influenzeranno profondissimamente il poeta – e pure di Flaubert, creerà ”un nervoso periodo decadente” che Březina si porterà dietro “fino alle soglie di Arcane lontananze”.(T.D., 1895)
    La stessa concezione dell’ideale di Mallarmé si ripete in Březina, velata dall’unico colore:l’azzurro, che dominerà incontrastato tutto il simbolismo europeo; colore che sarà compresso e si esaurirà nel mistico simbolismo russo.[l’itinerario: dopo che il fiore azzurro di Novalis s’è sfogliato d’ogni romanticismo e romanticheria, con Baudelaire diviene nevrotico e malaticcio; con l’avvento del naturalismo lo si analizza fisiologicamente, ma è troppo realistico e crudo! E allora diviene col simbolismo un segno mistico, ma è troppo alto ed elevato!, tanto che ripiomba giù (l’ironia prima di Laforgue e la derisione dopo di Blok lo distruggono!); e infine è con l’espressionismo – specie quello di Gottfried Benn – che è segno e segnale di patologia epidemica devastante dal corpo allo spirito e viceversa per mutarsi nel violaceo-giallo dei cadaveri!].
    L’azzurro cantato da Březina, il significato e il significante che lo denotano è simile all’azzurro del Mallarmé “qui chante dans la cloche”, che si spande attraverso l’etere unito al misterioso e consolante
    Ma i poeti nati ai primi degli anni ’90 e che cominceranno a far versi poco dopo gli anni ’10 del nuovo secolo XX°, troveranno subito una soluzione: quella di cacciare a forza e con la sfrontatezza delle loro più moderne ed efficaci tecniche versificatorie la massa nella loro poesia, coinvolgendola e facendone di essa il primo attore motore della storia nuova… e senza alcun misticismo religioso! Ben altro misticismo ideologico prevarrà dopo, ma con risultati devastanti!. Il poeta non può più ancora nel nuovo secolo, gingillarsi con la dolcezza… della vita! Laforgue,avendo preavvertito il cambiamento di rotta, scrive, devastando, parodiando con sarcasmo e ironia ineguagliabili, in tempi e luoghi giusti
    i sentimenti romantici e decadenti.
    Il poeta è un bambino [Pascoli!- Březina lo conosceva dalle traduzioni di Vrchlický] che respira male sulla terra. Il problema della nervatura è sintomatico nel poeta, come in tutto il decadentismo europeo che, appunto, soffre[o presume di soffrire] di questa patologia cerebrale(?!). E dunque un atteggiamento da dandy davvero nevrotico, moltissimo diffuso tra i poeti di quell’epoca; talvolta estremo autolesionismo; altre volte: necrofilo o vampiresco. Atteggiamento che, per esempio, Laforgue riesce a superare con un suo geniale autoironico/grottesco giuoco parodistico: crudele ma liberatorio; pensate al suo Pierrot/Amleto!.
    Che ci sia un collegamento tra il pensiero di Březina (come avrebbe pensato di voler vivere) e il personaggio Malte (= è anagramma di Amlet?!) di Rilke?
    La raccolta T.D. è composta tutta all’insegna di questo nervosismo
    decadente. Březina aveva già affermato in altra occasione:”Io sono e resto sofferente, languido, figlio della decadenza; il mio cervello, i miei nervi, tutta la mia anima bruciata dall’analisi…”, così aveva scritto in una lettera alla Pammrová prima di interrompere, temporaneamente, il carteggio.(2); in questa lettera il termine nervo (e il derivato nervoso) ricorrono per ben sei volte! Qualche frase prima aveva reso omaggio alla poesia di Goethe e di Hugo. Discute pure sulla [propria] ironia, sul [suo] modo di fare parodia… completamente distanti dal parodiare caustico di Laforgue che, invece, realizza una vera e propria rottura col passato romantico-simbolista-decadente! Nella stessa lettera di commiato del 10 maggio 1893, Březina si sofferma sulla Sonata a Kreutzer di Tolstoj… ma il russo è “oggi ormai in decadenza”.
    ->>>>>Nella poesia Vůně zahrad mé duše(I profumi dei giardini della mia anima) la putrefazione regna sovrana. Tutto lo sfacelo rimanda ovviamente ad una poesia barocca che ebbe i suoi fasti nel seicento europeo: amore e morte i centralissimi temi deliranti attorno ai quali i poeti s’affannano a cantare false resurrezioni e rose salvifiche, come per esempio Holan in Notte con Amleto [Noc s Hamletem] deridendo gli spettri come fantocci avvolti in fittizie bende, e pure insanguinate![anticipati questi temi alla fine dell’800 dalla geniale parodia corrosiva di Laforgue!; e qui non dimenticare mai la violenta lezione poetica di assurdità paradossali surrealiste e metafisiche di Lautreamont!…che anticipa un po’ tutti]

    [ E mi figuro d’essere in fondo al cimitero,
    e entrando nelle bare, mi metto al posto
    di quelli che qui passeranno la loro prima notte.

    (Da Singhiozzi della terra- Laforgue) ]
    —–
    Decomposizione del corpo.
    Il ricordo della madre sepolta, del suo corpo in putrefazione assilla il giovane poeta; già in Moje matka cerca di rianimarla col proprio alito, spirito, vivente, e perciò di esserne a sua volta purificato… tra la morte e la luce non c’è differenza: si interscambiano… non può dimenticare, e allora:

    Il rimorso che respira dalle pieghe del vestito putrefatto di mia madre
    che prega per me tra i santi. [Vůně zahrad mé duše…]

    Poi il ricordo della camera mortuaria, del capezzale e:
    il profumo fumante dal nero stoppino del cero spento,
    che avvolgeva il viso del morente. [Vůne…]

    E la morte che tutto adombra, anche:

    il sorriso di viole avvizzite…
    il singhiozzo delle fontane…
    l’azzurrognola solitudine della natura morta dei parchi chiusi…
    [Vůne…]
    ———————————————————–
    GRAZIE A. S.
    ———
    Ma già nella rivista salenti “La zagaglia” del 1963 Sagredo impone al proviciale la lettura di poeti non italiani e inizia a commentare i versi di Laforgue.

  5. antonio sagredo

    Luciana Frezza è stata una ottima traduttrice; l’ho incontrata due volte nei primi anni ’80; fu un incontro cordialissimo che si protasse per un intero pomeriggio fino a sera; era della stessa generazione dello slavista Ripellino, che stimava tantissimo. Parlammo ovviamente della grande influenza che ebbe la poesia francese dell’800 sulla poesia ceco-morava, che non credeva, Lei, così talmente profonda, a cominciare dal massimo poeta simbolista ceco Otokar Brezina fino al surrealismo di Breton! – e a Lei ne parlai dettagliatamente. Le riferii della mia simpatia per Laforgue, che anticipò l’ironia e il sarcasmo corrosivo del simbolista russo Blok, che rivolse contro lo stesso simbolismo a cui appartenne (il simbolimo russo della prima e seconda generazione si nutrì di quello francese; come prima dei poeti romantici). Insomma, caro Almè, ho più di 250 anni, una età che non raggiungerai mai, poi che non ti è concesso di vivere così a lungo, tra l’altro sono contemporaneo anche di Gilgamesh! …. da cui attinsi a piene mani col suo permesso, e mi permise di distruggere, dopo averle lette, le tavolette!

  6. Jules Laforgue non ha avuto la fama e soprattutto l’apprezzamento che avrebbe meritato forse perché contemporaneo del grande Mallarmé, considerato il maestro indiscusso del Simbolismo francese.
    Nei martedì letterari che si tenevano nel suo salotto erano presenti tutti, tra cui Laforgue, Valery, Verlaine, Rilke e tanti altri. Mallarmé era l’idolo.
    Eppure Laforgue ha avuto il merito di precorrere i tempi, ma ha avuto anche il torto d’essere troppo moderno per quel periodo. Ecco, forse, perché non è stato capito del tutto.
    Mi affascina l’incipit della poesia “La prémière nuit” che lascerebbe immaginare una dolce serata parigina tra le luci dei boulevards affollati di belle signore: “Voici venir le soir doux”. Invece tutto diviene grigio, laido, angosciante con le sole parole “au vieillard lubrique”. E l’angoscia si dilata e si approfondisce con la comparsa delle “filles aux seins froids qui sous le gaz blafard /vaguent flairant de l’œil un mâle de hasard.
    Il culmine del vero e proprio ‘spleen’ emerge dalla chiusa “Et je me figure être au fond du cimetière / Et me mets à la place en entrant dans leur bière / De ceux qui vont passer là leur première nuit.”
    In tutte le poesie di questo pregevole post io percepisco l’ ‘ennui’, lo ‘spleen’, il tedio, l’angoscia esistenziale comuni ad alcuni poeti del periodo in cui visse Laforgue e presenti più tardi, ormai nel Novecento.
    Altri elementi notevoli in Laforgue mi sembrano la pioggia e la luna. La prima, comune a Verlaine nella poesia “Il pleure dans mon coeur / comme il pleut sur la ville…”, in Laforgue è quasi immagine della noia/ennui, dell’inutilità, dell’angoscia: “Le ciel pleut sans but, sans que rien l’émeuve, / Il pleut, il pleut, bergère! sur le fleuve…”.
    La luna ha saputo ispirare dolcissime poesie da Saffo fino a noi, attraverso gli “Idilli” leopardiani, ma in Laforgue essa è “Ah! tout pour toi, Lune, quand tu t’avances / Aux soirs d’août par les féeries du silence!” ma, in contrapposizione, “Oeil stérile comme le suicide” e infine
    “Astre lavé par d’inouïs déluges,
    Qu’un de tes chastes rayons fébrifuges,

    Ce soir, pour inonder mes draps, dévie,
    Que je m’y lave les mains de la vie!

    Dalla vita, per Jules Laforgue, non si può che lavarsi le mani per purificarsi nella luce/diluvio del casto raggio lunare.
    :
    Un sentito ringraziamento all’eccellente traduttrice Luciana Frezza e a Giorgio Linguaglossa per questo dono poetico.
    .
    Giorgina Busca Gernetti

  7. antonio sagredo

    Spero da quanto hanno scritto qui – e possono ancora scrivere sul tema la sig.ra Giorgina G. e sia me stesso – che il resto degli “interventisti” prendano tesoro…. ma non sopporto le sciocchezze di chi scrive p.e., : “Si tratta di grandi autori [Lermontov e Laforgue] dell’Ottocento, a livello internazionale entrambi più noti di Leopardi”… i due autori, il russo e il francese, non erano affatto più noti di Leopardi, che già in vita era noto all’estero, specie in Germania, dove prima il suo contemporaneo A. Schopenhauer e poi più tardi F. Nietzsche, lo stimarono assai… tanta stima da essere indispettiti… in taluni loro pensieri furono anticipati dall’italiano! Tra l’altro gli furono offerte delle cattedre, tra cui una in Germania. Non vorrei approfondire, ma sono informazioni alla portata di chi voglia un poco più approfondire il tema di “Leopardi e l’Europa”. Sempre dalla mia tesi (scopro adesso che vi sono 66 corrispondenze al nome di Leopardi!) sul poeta cecomoravo Ot. Brezina (vedi mio intevento sopra) che conosceva assai bene il recanatese, riferisco, traggo alcune citazioni :
    “Lo scrittore e critico F. X. Šalda stabilisce un ovvio parallelo: “ Leopardi, jehož celé dílo je Hymnou na smrt (la cui opera è un inno alla Morte)” >. > –“[notate questa singolarità: “dolce” in questi quattro autori: F. Nietzsche: “Solo una vita piena di sofferenze e privazioni ci può insegnare come l’esistenza sia tuttaintrisa di dolce miele…” > “Gli infelici raffinati, come Leopardi[e io aggiungo: Březina]… la loro inclinazione a pensare tutto quanto soffrono, la loro arte nel dirlo: tutto questo non è di nuovo – dolce miele?” in Nachgelassene Fragmente. Frůhling 1878-November 1879; IV 3, 433.[Esempi: il celebre refrain di Březina: “dolce è la vita”; e quello di Leopardi: “m’è dolce naufraugar in questo mare”].E Franz Kafka: ”Ho detto di si a tutto. Così il dolore diventa un incantesimo e la morte… la morte non è che una parte della dolcezza della vita”(Janouch, Gustav: Colloqui con Kafka, a cura di E.Pocar, Milano 1964).” > “Tutto è un preludio a quel sentimento doloroso del lasciarsi andare dolcemente: nascente atteggiarsi dal pre-romaticismo al tardo romantico; che è, si, anche di un Leopardi precursore; ma per ultimo, di Březina. Pure, hanno vinto entrambi, questo pernicioso atteggiamento romantico, che può significare inoltre un superamento dei propri rispettivi pessimismi, come in “una di fioritura di bellezza, avvolta dalla morte: malinconicamente lieta, secondo le parole hölderliniane: Traurigfroh, wie das Herz, wenn es, sich selbst zu schön,/Liebend unterzugehen,/In die Fluten der Zeit sich wirft.*/(3,56-Heildelberg)”. > “Atteggiamento anche religioso [e un lontano antesignano (Leopardi, forse?) è dunque forse il non insospettabile Hölderlin… il suo fiume si placa nella dolce armonia e grandiosità del mare/infinito)] che si muterà in uno stato preromantico (Klopstock; in Goethe è dolcezza olimpica!) poi in uno stato pre-decadente/simbolista, dove la dolcezza dell’abbandonarsi se pure un inganno o una illusione è l’unica realtà che conta”. > “ La “mistica ebbrezza” della Nacht ha vinto definitivamente il superuomo di Nietzsche, ma cederà il posto alla dolce e pacata rassegnazione greca, avvicinando sempre più Březina a Leopardi: superarono ambedue un nichilismo e un pessimismo che (/li/) divoravano le loro illusioni-realtà e con ciò superarono, attraverso due direzioni differenti ma speranzose, Schopenhauer e Nietzsche. Leopardi si riconcilia in qualche modo con la Natura riconoscendole una certa “eterna saggezza e bontà (Zibaldone, 66)… e addirittura una zona della nostra esistenza affine al divino” (in: W.F. Otto, Leopardi und Nietzsche, op. cit.) – Březina invece trasforma le sue illusioni pervase da un pessimismo romantico-decadente-simbolista in una religiosità ottimistica cristiana universale: corale fraterno che canta l’armonia delle sfere assieme all’intera umanità: non è questa una sorta di classica serenità greca? Serenità, che era garantita pure dagli dei pagani! É questa serenità che tradisce la tragedia greca! O è il contrario?!]”. >> “: Fëdor Dostoevskij che Nietzsche, a sua volta lamentoso al pari di Schopenhauer Leopardi, Baudelaire, Goncourt, definirà: ”pessimisti moderni decadenti”. / “[Nietzsche definisce tutti questi romantici-decadenti-simbolisti:“gli infelici raffinati”, dimenticando di includere se stesso a pieno titolo; anzi scrive, e sparla, di tutto per distinguersi da loro in assoluto, specie nei confronti di Leopardi, di cui però riconosce il grande genio di ultimo poeta-filologo, e scordandosi di essergli debitore pure in filosofia!]” / “Fratelli spirituali di Březina sono i maggiori pessimisti del secolo XIX°; in primis Leopardi[stimato molto da Schopenhauer; stimatissimo da Nietzsche e poi, da questi, disprezzato!… lo sentiva come troppo grande rivale, specie nella filologia!]. / Dal Dialogo della natura e di un’anima di Leopardi: ”l’anima: ”io conchiudo che tu, in luogo di amarmi singolarmente, come affermavi a principio, mi abbi piuttosto in ira e malevolenza maggiore che non mi avranno gli uomini e la fortuna mentre sarò nel mondo; poiché non hai dubitato di farne calamitoso dono come è cotesta eccellenza che tu mi vanti. La quale sarà uno dei principali ostacoli che mi vieteranno di giungere al mio solo intento, cioè alla beatitudine”. ” La Natura in Březina, come in Leopardi, è insensibile al punto di non curarsi più dell’uomo una volta che lo ha messo al mondo; e i doni che dà all’uomo per farlo sopravvivere, sono per entrambi i poeti iniqui e significano più male che bene. La Natura è madre dell’uomo; l’uomo ha un’anima: la Natura è madre dell’anima. Ancora: l’uomo è il fanciullo della Natura, quindi figlio; l’anima è dunque vista come figlia. Leopardi, nel Dialogo…, presenta la Natura come madre; e l’anima come figlia. Březina ha un identico punto di vista: “La Natura, come lo ha fatto, così se lo tenga.” Cita, dopo, Victor Hugo che considera un pessimista, per cui la Natura: ”È una vacca, e del suo latte noi viviamo!”.” Sia Schopenhauer che Březina sono stati anticipati da Leopardi! Il primo, a tarda età, scoprì che era stato preceduto da un poeta, ma che era allo stesso tempo uno straordinario filosofo! “// “Certo, un uomo che afferma con convinzione queste sue certezze non si può dire che è mancante di forza e di volontà. Più volte ho immaginato, mentre scrivevo questo lavoro, un incontro tra lui e Leopardi: osservare queste due creature, fisicamente colpite dalla natura, parlottare sommessamente sarebbe stato commovente, ma pure sconvolgente, poiché il gemellaggio intellettuale che li univa era il più robusto di tanti altri: la critica ufficiale(tranne Šalda, penso) non ha affrontato questo rapporto più profondamente! Gli assalti frontali alla Natura che agitavano i pensieri di Leopardi e di Schopenhauer sono similari a quelli di Březina, che si risolvono in una totale indifferenza: “ io non la spoglio di queste sue bellezze che l’uomo ammira con un umore sentimentale; pure il nemico è bello, come un orribile burattino! L’uomo è nato indifferentemente né cattivo, né buono (Herbart, Diesterweg, Linder)”. Tutti e tre hanno in mente il Nulla: ognuno lo intende a modo suo; ognuno va verso il Nulla, o l’Oblio, portandosi dietro la propria esperienza esistenziale; ognuno gioca col Nulla come il gatto col topo; ognuno ne vuole uscire indenne da questa triplice prigione:l’Io,il Nulla, l’Oblio. L’alibi di una indifferenza attiva…”
    //// [per inciso: lo scrittore portoghese F. Pessoa riguardo l’ateismo di Leopardi scrive in: Bara de Teive, A Educacao do Estyoico:”Como posso en encarar com seriedad e como pena o ateismo de Leopardi se sei que ateismo secuararia com a copula?; (prosegue in lingua inglese) :”The worst of this sort of tragedy is that it is comic”. L’asserzione del Pessoa coincide con quella di Nietzsche (vedi* pag.30.) È, ovvio, che qui ateismo sta anche per pessimismo. Březina sfiorerà l’ateismo, dopo la morte dei genitori, per cui non esiste che la sordida materia e il Nulla (vedi pag.87); e sarà pessimista, proprio come Machar?!]. “Il concetto di un dolore ereditato è un concetto che appartiene a Leopardi prima che a Schopenhauer, e in generale a tutto il pessimismo europeo[per quanto riguarda il XIX° secolo].” //// /// Se lo sguardo di Leopardi è oltre alla Natura matrigna e si spinge a glorificare la Finzione di uno spazio finto infinito; quello di Březina abbraccia le future generazioni in armonia con la Natura-Universo-Dio; quello di Hölderlin al trionfo e apoteosi della Purificazion/Rigenerazione assoluta… nel fuoco!; quello di Novalis che celebra i misteri della Notte-Dio! “[Così come sono stati fatti e studiati raffronti tra Březina e Goethe(1), e Novalis(2), e Baudelaire(3), e Schopenhauer(4); c’è anche quello con Nietzsche(5), e poi con Hölderlin(6),e tanti altri. Di Leopardi non vi è uno studio, che io sappia, specifico, ma pochissimi grandi critici cechi si sono interessati, come šalda[op.cit.pag.12]. [Per Dante, R.M. Rilke, J. Slowacki, L.N. Tolstoj, P. Valéry, W.Whitman…[vedi:J.Kubíček, Ot: Březina, Soupis literatury o jeho životě a díle, Brno 1971]. (per ulteriori autori: vedi pag. 226).
    ——————————————-
    antonio sagredo

    • Gabriele Gaulli Fratini detto il Baciccio

      Sagredo se ho ben capito ha scritto una specie di saggio per smentire una mia battuta di una riga (purtroppo vera). Così mi sopravvaluta, non merito tutto questo :-), ma per quanto mi riguarda ha anche sprecato il suo tempo perché non ho appunto tempo di leggerlo. Di certo le manca il dono della sintesi. Poi francamente queste continue offese, offesuccie, mezze parolaccette verso chi non conosce mi hanno un po’ stufato. Lei pensi alle sue di sciocchezze.

  8. AL CONTE GIACOMO LEOPARDI RECANATESE
    FILOLOGO AMMIRATO FVORI D’ITALIA
    SCRITTORE DI FILOSOFIA E DI POESIE ALTISSIMO
    DA PARAGONARE SOLAMENTE COI GRECI
    CHE FINÌ DI XXXIX ANNI LA VITA
    PER CONTINVE MALATTIE MISERRIMA
    FECE ANTONIO RANIERI
    PER SETTE ANNI FINO ALLA ESTREMA ORA CONGIVNTO
    ALL’AMICO ADORATO MDCCCXXXVII

    Iscrizione incisa sulla tomba di Giacomo Leopardi a Piedigrotta (Napoli)
    .
    Quando era già molto malato, a Napoli Giacomo ricevette la visita del poeta tedesco August von Platen che scrisse benevolmente di lui nel suo Diario:
    «Leopardi è piccolo e gobbo, il viso ha pallido e sofferente […] fa del giorno notte e viceversa […] conduce una delle più miserevoli vite che si possano immaginare. Tuttavia, conoscendolo più da vicino […] la finezza della sua educazione classica e la cordialità del suo fare dispongon l’animo in suo favore.»

    Come ha scritto giustamente il Sig. Antonio Sagredo, Giacomo Leopardi era noto non solo in Italia ma anche in Europa, nei Paesi in cui la cultura era fiorente e gli scambi epistolari erano frequentissimi tra gli intellettuali.
    Circolavano inoltre molte riviste e Giacomo conosceva molte lingue (vive e morte).
    GBG

    • Gabriele Gaulli Fratini detto il Baciccio

      State scherzando, mi auguro. Leopardi all’estero era ed è tutt’ora, anche nell’epoca di internet, sconosciutissimo. Ovvio che mi riferisco al pubblico, ai lettori e non agli addetti ai lavori. Non ha mai raggiunto la fama di Keats, Byron Shelley Puskin Goethe Novalis ecc., suoi contemporanei. E neanche di Lermontov e Laforgue purtroppo. Non significa che sia inferiore ad essi ma soltato sconosciuto.

      • Gabriele Gaulli Fratini detto il Baciccio

        Traggo dall’Unità uno stralcio di intervista al prof. D’Intino in occasione della prima traduzione integrale dello Zibaldone in inglese…

        Quanto è conosciuto Leopardi all’estero e in particolare nel mondo anglosassone? «Finora lo è stato poco. Le traduzioni sono scarse e inadeguate, le sue idee spesso difficili da digerire per la loro radicalità e verità. Spero che ora la musica possa cambiare».

        Anche il sindaco di Recanati in occasione del film ha ammesso che “Leopardi è conosciuto all’estero ma per lo più in ambienti universitari.”

        E’ esattamente quello che intendevo dire, non è mai stato un poeta popolare oltralpe, come invece gli altri grandi poeti romantici europei. Ma è cosa nota. Un saluto.

      • Chi legge con attenzione il mio commento si accorge che ho usato i tempi verbali al passato, riferendomi all’epoca di Leopardi, von Platen, Mallarmé, Laforgue, Rilke. Non ho nominato i poeti inglesi poiché parlavo del Salotto di Mallarmé o della Villa di Leopardi. Nell’Ottocento Leopardi era molto noto, naturalmente non al grosso pubblico. Sulla lastra funebre si parla di filologia, cibo per un pubblico di classicisti. Nel successivo commento di Fratini si arriva alle mie stesse conclusioni. In più giustamente si afferma che Leopardi filosofo è difficile da comprendere, perciò anche da tradurre.
        Non è uno sconosciuto il mio divino Giacomo.

        Giorgina Busca Gernetti

        • Gabriele Gaulli Fratini detto il Baciccio

          Faccio notare che la frase a mo’ di battuta da cui si è partiti è…

          “Si tratta di grandi autori dell’Ottocento, a livello internazionale entrambi più noti di Leopardi.” (in riferimento a vecchi commenti di qualche giorno fa in cui si parlava di Leopardi).

          ed è sostanzialmente vera. Per cercare inutilmente di smentirla Sagredo ha scritto addirittura un saggio, dopo la sua solita mezza offesuccia. Non ho mai scritto che gli intellettuali non sapevano chi fosse Leopardi. Ovvio che gli addetti ai lavori lo conoscessero. Non ho parole.
          Sagredo le chiedo cortesemente di ignorarmi, soprattutto se deve scrivere “sciocchezze”. Per me la questione è chiusa. Saluti.

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