Martedì 14 aprile 2015 ore 18 Biblioteca Rispoli p.za Grazioli, 4 Roma, Gezim Hajdari invita alla presentazione del libro di poesia “Delta del tuo fiume” (Ensemble 2015) Interventi di Giorgio Linguaglossa, Marco Onofrio e dell’On.e Romano Misserville

Martedì 14 aprile 2015 ore 18.00 – Biblioteca Rispoli p.za Grazioli, 4 Roma, Gezim Hajdari invita alla presentazione del libro di poesia “Delta del tuo fiume” (Ensemble 2015) Interventi di Giorgio Linguaglossa, Marco Onofrio e dell’On.e Romano Misserville

dalla  Prefazione di Giorgio Linguaglossa al libro nelle edizioni Ensemble di Roma

gezim hajdari presentazione

Il logos poetico di Gëzim Hajdari è governato dalla legge dell’identità nella molteplicità poiché parte dalla presa d’atto dell’esilio fisico e spirituale del parlante il quale non abita più la patria, la Heimat del linguaggio e del paesaggio, perché ne è stato escluso mediante un ingiusto esilio; privato della propria patria, il parlante è  costretto a peregrinare di terra in terra, a mescolare il proprio idioma con quello di altri paesi e di altre Lingue, il suo sarà un canto dell’erranza e della trasfusione di Lingue nella Lingua universale-primordiale che sola può ospitare il canto dell’erranza. Disillusione dell’erranza sarà il destino del parlante colui che osa quindi tradire e tradurre il propio canto in un’altra lingua. E il tono epico della singolarità del parlante sarà il tono dominante della lingua, ad un tempo primordiale e originaria, nella quale egli esprime il canto della dimenticanza e del ricordo, dell’esilio e del ritorno impossibile, del tradimento e della fedeltà all’origine. Gëzim Hajdari è costretto così ad inseguire il proprio destino come un Fato pagano: il canto della fedeltà e dell’infedeltà alla propria Lingua e al proprio popolo, di qui il Tragico che incombe su ogni parola pronunciata, il giganteggiamento dell’io, il canto dell’addio («Vado via Europa, vecchia puttana viziata… Addio Europa di muri, impronte delle dita e tombe d’acqua»); infatti la forma di questa poesia  è calcata, alla maniera antica, su quella dell’epicedio e dell’inno. È la voce dell’oracolo antico che parla («Io venivo dai luoghi dell’oracolo di Delfi»), che si rivolge alla antica deità-femminile della «savana», del mondo femminile da lungo tempo scomparso che è compito dell’aedo riportare in vita:

Sei una dea negra imbevuta di astri di savana,
sorta dall’oblio dell’arco del tempo.
Attraversi silenziosa la mia carne che brucia,
come la luna piena il bosco oscuro del Congo
nelle notti corti estive.
Porti aria di savana
nelle mani e sul collo di ebano,
stella del Sahara.
I tuoi occhi di antilope – origine delle notti oceaniche,
la tua pelle di seta – profumo di mango,
il tuo corpo di nairone – frutta della passione
sorta dalle viscere della terra rossa,
come la notte del destino.

Il primordiale e il presente combaciano e si sovrappongono, si elidono per creare un altro tempo e un altro spazio entro i quali la voce dell’aedo può riprendere alito e vita. Il testo che riportiamo è rivolto avverso la evangelizzazione forzata della Chiesa Cattolica nei confronti dei popoli dell’Africa; non è l’io del poeta che parla ma la «Volontà di Potenza» della Chiesa Cattolica:

Annuncio il Verbo del buon dio.
Tribù del dio fertile Ashanti[1], non mi conoscete?
Non sono forestiero, ma sangue del vostro sangue,
custode della Verità,
la mia voce germoglierà da ombra ad ombra
e da verde a verde. Il mio seme prospererà di capanna in capanna.

Il canto dell’identità ha come corollario il poeta quale «custode della Verità», la non-contraddizione, il suo voler essere simile al canto degli dèi i quali soli possono conoscere la rivalità ma non la contraddizione, la innumerevole ripetizione delle loro gesta nelle loro infinite varianti ma non la loro falsificazione, e i Miti, le gesta favolose, sono il giusto vestito linguistico di questo canto. L’aedo si fa simile ai Morrani (cacciatori di teste di leoni, coloro che uccidono corpo a corpo un leone, che portano sul collo la sua criniera dell’animale come segno di distinzione), si confonde con essi, diventa uno di loro, un essere senza tempo e senza spazio che parla la sua lingua primordiale-universale. L’aedo sposa la Lingua della «savana», la Lingua dell’«Africa»; è la lingua dell’«Africa» a denegare la lingua dell’aedo e a prestargli la propria lussureggiante Lingua ancestrale di miti e di metafore

[1]             Gli Ashanti: sono uno fra i più importanti gruppi etnici del Ghana.

Gezim Hajdari Siena 2000

Gezim Hajdari Siena 2000

All’aeroporto di Casablanca ho conosciuto Dunia,
fanciulla mulata dagli occhi celesti e collo di puledra,
figlia di berberi. In arabo il suo nome vuol dire mondo.
Dunia viaggiava quella notte per Dakar e da Dakar
a Burkina Faso. Vive e lavora tra il nord e il sud dell’Africa.
Dunia ha studiato a Parigi e ha amato in Italia, ora ha un fidanzato
olandese. Io mi sono fermato a Bamakò, la capitale polverosa
del Mali, lei ha proseguito verso la costa atlantica,
salutandomi in francese. Su Tahar Ben Jellou
e i prigionieri del suo popolo
abbiamo parlato quella notte sui cieli sabbiosi del Sahara.

*

Sono entrato a Casablanca dalla porta dell’Est.
Il volto del re Muhammed V
affisso per la città come una minaccia grigia.

Nei quartieri coranici ti cerco,
dove sei? Alla tua porta aperta busso,
una colomba bianca spaventata vola via,
per le scale scende il silenzio color sabbia.

Nessuno mi risponde. Nelle mani porto le Mu’allaqāt
in arabo antico.

Ovunque ti ho cercato,
Casablanca aveva i tuoi occhi.

«Sarà andata al mare, al bazar
dell’halwa ”, mi hanno detto. Sono andato al mare,
il mare richiamava la tua voce.

Gezim Hajdari

Gezim Hajdari

Le donne di Ségou lavano i panni nel fiume Niger,
li sbattono sulle pietre e cantano in bambaro nenie d’amore
per gli uomini tuareg. Non perdono d’occhio i coccodrilli
che si avvicinano ai bambini sulla riva. Le acque del Niger,
buie e torbide, scorrono insanguinate verso sud
portando sguardi tristi di volti che urlano verso il cielo. Il vento
dell’Harmattan le toglie le vesti, le fa apparire nude. Le donne di Ségou
lavano i panni nel fiume Niger e li stendono sulle pietre;
cantano in bambaro nenie d’amore per gli uomini tuareg,
con i seni neri al vento.

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3 commenti

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3 risposte a “Martedì 14 aprile 2015 ore 18 Biblioteca Rispoli p.za Grazioli, 4 Roma, Gezim Hajdari invita alla presentazione del libro di poesia “Delta del tuo fiume” (Ensemble 2015) Interventi di Giorgio Linguaglossa, Marco Onofrio e dell’On.e Romano Misserville

  1. auguri di buon lavoro, che il convegno riesca. Inoltre un pensiero al bravo Ubaldo De Robertis che si riprenda presto e torni tra noi

  2. Gino Rago

    In bocca al lupo al poeta e ai relatori e che le Muse assistano lo spirto guerrier ch’entro vi rugge

  3. giacomo pernacchia

    spero quel giorno della presentazione del libro di ascoltare cose intelligenti, nuove e diverse.

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