UNDICI POESIE di Tomas Tranströmer – LA COSTRUZIONE DELLE IMMAGINI IN MOVIMENTO Commento di Giorgio Linguaglossa traduzioni di Enrico Tiozzo e Maria Cristina Lombardi

Tomas Tranströmer, premio Nobel per la Letteratura nel 2011, è morto a 82 anni venerdì 27 marzo 2015.
Poeta, quando vinse il Premio dell’Accademia era da undici anni stato colpito da un ictus che gli aveva inibito la capacità di parlare. A riferire della scomparsa è stato il suo editore, Bonniers.”Psicologo di professione, era il massimo esponente della generazione di intellettuali che si è affermata dopo la Seconda Guerra mondiale e punta a suggerire che l’esame poetico della natura offre intuizioni sull’identità umana e sulla sua dimensione spirituale, entrando spesso in territori metafisici.”L’esistenza di un essere umano non finisce dove terminano le sue dita“, ha scritto un critico svedese della sua poesia, definendo i suoi lavori “preghiere secolari”.
“La sua notorietà nel mondo anglofono derivava dalla sua amicizia con il poeta americano Robert Bly, che ha tradotto gran parte del suo lavoro dallo svedese all’inglese, una delle 50 lingue in cui le sue poesie sono apparse.
Notizie sull’autore

Tomas Tranströmer, unanimemente ritenuto il maggiore poeta svedese contemporaneo, più volte candidato al Premio Nobel, è nato a Stoccolma nel 1931. Di professione psicologo, dopo aver lavorato alcuni anni all’Università, nonostante il successo della sua poesia, ha continuato a svolgere attività terapeutiche in centri di riabilitazione di varie città svedesi. Pianista di notevole talento, ha spesso composto i suoi testi ispirandosi a ritmi e forme musicali. Benché una grave malattia gli abbia provocato una dolorosa paralisi, non ha smesso di scrivere, come testimonia la sua ultima opera Sorgegondolen (La gondola a lutto), del 1996, e il volume di traduzioni di poeti europei e americani Tolkingar (Interpretazioni), del 1999. Ha pubblicato sinora dodici brevi raccolte: 17 Dikter (17 Poesie), 1954; Hemligheter på vägen (Segreti sulla vita), 1958; Den halvfärdiga himlen (Il cielo incompiuto), 1962; Klanger och spår (Echi e tracce), 1966; Mörkerseende (Colui che vede nel buio), 1970; Ur stigar (Fuori dai sentieri), 1973; Östersjöar (Mari Baltici), 1974;Sanningsbarriären (La barriera della verità), 1978; Det vilda torget (La piazza selvaggia), 1983; För levande och döda (Per vivi e morti), 1989; Minnena ser mig (I ricordi mi vedono), 1989; Sorgegondolen (La gondola a lutto), 1996.

Tomas-Transtromer

Tomas-Transtromer

 Leggere la sua poesia non è un percorso lineare: è come entrare in una labirintica chiocciola. La concentrazione dei concetti in immagini conduce alla contrazione degli elementi connettivi, dei passaggi logico-sintattici, alla prevalenza dei sintagmi nominali. La capacità di realizzare densità poetica non è in Tranströmer tanto imputabile alla parola, al singolo lessema semanticamente pregnante, ma alla rete capillare di nessi che vengono a stabilirsi tra le parole. Tale sottile interazione, non facile a cogliersi immediatamente, dà spazio alla molteplicità interpretativa, alla pluralità del senso, lasciando spesso misteriosi i referenti delle metafore. Questa “oscurità”, comune a molta poesia contemporanea, in Tranströmer nasce dalla volontà di fuggire ai vuoti schemi della comunicazione massificata, di contrapporsi ai linguaggi pubblicitari, rifuggendo dall’univocità e proclamando la “polivocità” della parola.

(dalla prefazione di Maria Cristina Lombardi in Poesia dal silenzio, Crocetti editore, 2011) 

Tomas Transtromer

Tomas Transtromer

Commento di Giorgio Linguaglossa

 Con il Nobel nel 2011 per la poesia a Tomas Tranströmer, i membri dell’Accademia giudicante  lo hanno riconosciuto come il poeta che ha avuto la più grande influenza sulla poesia occidentale.

Nato a Stoccolma nel 1931, dopo studi di psicologia nell’Università della capitale svedese, è entrato nell’amministrazione pubblica della cittadina industriale di Vasteras. Tranströmer è rimasto per lunghi decenni appartato e in solitudine fino al ritratto autobiografico che il poeta ha dato di se stesso nel libro Minnena ser mig  nel 1993, tradotto tre anni dopo in  italiano con il titolo I ricordi mi vedono.

Tranströmer parte sempre da esperienze personali (la casa nel popolare quartiere di Söder a Stoccolma, la figura del vecchio nonno pilota di rimorchiatori etc.) con un dettato essenziale, diretto alle cose, senza giri frastici, anzi abolendo del tutto congiunzioni e filtri letterari. Dal dato biografico Traströmer arriva a tratteggiare  la cornice di un quadro di angoscia esistenziale e di disagio della società occidentale, l’incomunicabilità, la enigmaticità della condizione esistenziale degli uomini concreti posti in una determinata stazione storica: quella della Svezia del Dopo il Moderno, la violenza e la inautenticità nascoste dietro il velo dell’ipocrisia. Si può affermare che tutta l’opera del poeta svedese non è altro che un tentativo di squarciare il velo di perbenismo edulcorato che si nasconde dietro l’apparenza sociale. Tradotto splendidamente da Enrico Tiozzo, è apparsa in italiano Sorgengondolen La gondola a lutto pubblicata da Crocetti nel 1996; opera dettata alla moglie per via dell’ictus che colpì il poeta negli anni ’90 che lo ha ridotto all’afasia ma non alla interruzione della sua attività poetica. Così la moglie ha commentato la notizia del conferimento del Nobel al marito: «Non pensava più di sentire questa gioia un giorno».

Le poesie dell’esordio, con la raccolta 17 dikter 17 poesie  del 1954, gli valsero da parte della critica il nomignolo ironico di «re delle metafore» ma ciò non scalfì la collocazione di tutto rispetto tra i poeti degli anni Cinquanta per l’inconfondibile concentrazione del suo stile.

tomas transtromer

tomas transtromer

Le poesie sono sempre delle occasioni per una riflessione. Il poeta, come un minatore, scende nella profondità che sta celata appena dietro il velo dell’apparenza delle cose. Con uno stile classico e modernista, dietro il vestito metaforico della sua poesia, Tranströmer può essere qualificato, oggi, come uno dei maestri in ombra della poesia europea e occidentale. Il poeta svedese offre al lettore una nuova esperienza degli oggetti. Gli oggetti sono visti come immagini in scorcio,  in collegamento ed in sviluppo; il lettore è chiamato in causa direttamente, a prendere posizione dinanzi alla ambiguità e alla «polisemia» delle «cose» viste da un preciso e determinato angolo visuale. Le «cose» equivalgono alle immagini in movimento ed in collegamento reciproco. Contrario ad ogni ipotesi di poesia sperimentale, Tranströmer ha sempre tenuto ben dritto il timone della sua investigazione poetica mantenendosi a cautelosa distanza da ogni ipotesi di poesia civile, impegnata o sperimentale, concetti da sempre ripudiati dal poeta svedese. C’è una certa distanza tra l’apparato reticolare delle metafore di Tranströmer e le «cose» del reale messe bene in luce in un saggio del critico Kjell Espmark che ha identificato i modelli del poeta in Hölderlin, Dante, Rilke. Alla fine degli anni Ottanta è arrivata per Tranströmer la definitiva consacrazione con la silloge För levande och döda Per vivi e morti  del 1989, concentrata sul tema della presenza della morte nel quotidiano. Tranströmer «fonda» il quotidiano, lo rimette in piedi da dove quel «quotidiano» era stato fatto ruzzolare dalle scaffalature impolverate dei «quotidianisti».

In Italia l’opera di Tranströmer è stata pubblicata da Crocetti che nel 1996 ha dato alle stampe alcune poesie nella Antologia della poesia svedese contemporanea e, nel 2008, il volume Poesia dal silenzio.  Con il medesimo editore è uscito Il grande mistero l’ultima opera del poeta svedese, una raccolta di 45 haiku per 45 punti di vista. Alcune poesie del poeta svedese erano apparse nell’Almanacco dello Specchio Mondadori del 2007.

tomas transtromer

tomas transtromer

da 17 Poesie (1954)

Sotto il quieto punto volteggiante della poiana
avanza rotolando il mare fragoroso nella luce,
mastica ciecamente il suo morso di alga e soffia
schiuma sulla riva.
La terra è celata dalle tenebre frugate dai pipistrelli.
La poiana si ferma e diventa una stella.
Il mare avanza rotolando fragoroso e soffia
schiuma sulla riva.

*

L’albero della luna è marcito e si sgualcisce la vela.
Il gabbiano volteggia ebbro lontano sulle acque.
È carbonizzato il greve quadrato del ponte. La sterpaglia
soccombe all’oscurità.
Fuori sulla scala. L’alba batte e ribatte sui
cancelli granitici del mare e il sole crepita
vicino al mondo. Semiasfissiate divinità estive
brancolano nei vapori marini.

.
Storia fantastica

Ci sono giorni d’inverno senza neve quando il mare s’imparenta
con i tratti montuosi, accucciandosi in grigie vesti di piume,
un breve attimo blu, lunghe ore con onde che invano
come pallide linci cercano un appiglio sulla riva ghiaiosa.

In giorni come questo esce il relitto dal mare in cerca dei
suoi armatori, seduti al chiasso delle città, e gli equipaggi
annegati soffiano verso terra, più sottili del fumo di pipa.

(Nel nord vagano le vere linci, con artigli affilati
e occhi sognanti. Nel nord dove il giorno
vive in una caverna giorno e notte.

Dove il solo sopravvissuto può sedere
alla fornace dell’aurora boreale e ascoltare
la musica dei morti assiderati.)

.
Meditazione agitata

Un temporale fa girare all’impazzata le ali del mulino
nel buio della notte, macinando nulla. – Ti
tengono sveglio le stesse leggi.
Il ventre dello squalo è la tua fioca lampada.

Soffusi ricordi calano sul fondo del mare
e là si irrigidiscono in statue sconosciute. – Verde
di alghe è la tua gruccia. Chi va
al mare torna impietrito.

.
Elegia (1973)

Apro la prima porta
È una grande stanza soleggiata.
Un’auto pesante passa per la strada
e fa tremare il vasellame.
Apro la porta numero due.
Amici! Avete bevuto il buio
e siete diventati visibili.
Porta numero tre. Una
stretta camera d’albergo.
Vista su una strada secondaria.
Un lampione che scintilla sull’asfalto.
La bella scoria delle esperienze.

Oct. 6, 2011, Swedish poet Tomas Transtromer poses for a photograph at an unknown location

Oct. 6, 2011, Swedish poet Tomas Transtromer poses for a photograph at an unknown location

Volantini (1989)

La silenziosa rabbia scarabocchia sul muro in dentro.
Alberi da frutto in fiore,
il cuculo chiama.
È la narcosi della primavera. Ma la silenziosa rabbia
dipinge i suoi slogan all’inverso nel garage.
Vediamo tutto e niente,
ma dritti come periscopi
presi da una timida ciurma sotterranea.
È la guerra dei minuti. Il bruciante sole
è sopra l’ospedale, il parcheggio della sofferenza.
Noi chiodi vivi conficcati nella società!
Un giorno ci staccheremo da tutto.
Sentiremo il vento della morte sotto le ali
e saremo più dolci e più selvaggi che qui.*


* da Poeti svedesi contemporanei a cura di Enrico Tiozzo, Göteborg, 1992

.
Epilogo

Dicembre. La Svezia è una nave malandata
in missione. Contro il cielo del tramonto sta
il suo albero aspro. E il tramonto è più lungo
di un giorno – la via che porta qui è sassosa:
solo verso mezzogiorno esce la luce
e il colosseo dell’inverno si alza,
illuminato da nuvole irreali. Allora sale d’un tratto
vertiginoso il fumo bianco
dai villaggi. Altissime stanno le nuvole.
Alle radici dell’albero celeste fruga il mare,
distratto, come in ascolto di qualcosa.
(Invisibile viaggia sull’altra metà
dell’anima un uccello che sveglia
chi dorme con le sue grida. Così il telescopio
gira, cattura un altro tempo
ed è estate: mugghiano le montagne, gonfie
di luce e il ruscello solleva lo scintillío del sole
nella mano trasparente… sparito in quell’attimo
come quando la pellicola di un film si spezza al buio.)

Ora l’astro della sera brucia attraverso la nuvola.
Alberi, recinti e case aumentano, crescono
nella silenziosa slavina che precipita nel buio.
E sotto la stella ancor più si suscita
l’altro paesaggio nascosto che vive
la vita dei confini sulla radiografia della notte.
Un’ombra trascina la sua slitta tra le case.
Stanno in attesa.

(da Poesia dal silenzio, Crocetti Editore , 2001, trad. Maria Cristina Lombardi)

*
La coppia

Spengono la lampada e il suo globo risplende
un istante prima di sciogliersi
come una pastiglia in un bicchiere di tenebre. Poi si sollevano.
Le pareti dell’albergo si gettano nel buio del cielo.
I gesti dell’amore si sono acquietati e loro dormono
ma i pensieri più segreti s’incontrano
come quando s’incontrano due colori e l’uno nell’altro fluiscono
sulla carta bagnata di un dipinto infantile.
È buio e silenzio. Ma la città stanotte
si è avvicinata in fretta. A finestre spente. Le case sono qui.
Vicinissime, stanno serrate in attesa,
una folla di volti inespressivi.


Storia fantastica

Ci sono giorni d’inverno senza neve quando il mare s’imparenta
con i tratti montuosi, accucciandosi in grigie vesti di piume,
un breve attimo blu, lunghe ore con onde che invano
come pallide linci cercano appiglio sulla riva ghiaiosa.
In giorni come questo esce il relitto dal mare in cerca dei
suoi armatori, seduti al chiasso delle città, e gli equipaggi
annegati soffiano verso terra, più sottili del fumo di pipa.
(Nel nord vagano le vere linci, con artigli affilati
e occhi sognanti. Nel nord dove il giorno
vive in una caverna giorno e notte.
Dove il solo sopravvissuto può sedere
alla fornace dell’aurora boreale e ascoltare
la musica dei morti assiderati.)

.
Sfere di fuoco

Nei mesi oscuri la mia vita scintillava
solo quando ti amavo.
Come la lucciola si accende e si spegne, si accende e si spegne,
– dai bagliori si può seguire il suo cammino
nel buio della notte tra gli ulivi.
Nei mesi oscuri l’anima stava rannicchiata
e senza vita
ma il corpo veniva dritto verso di te.
Il cielo notturno mugghiava.
Furtivi mungevamo il cosmo e siamo sopravvissuti.
Pagina di libro notturno
Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.
Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.
Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.
E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c’era l’altra costa
e i dominatori.

Uomini con futuro
invece di volti.

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117 commenti

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117 risposte a “UNDICI POESIE di Tomas Tranströmer – LA COSTRUZIONE DELLE IMMAGINI IN MOVIMENTO Commento di Giorgio Linguaglossa traduzioni di Enrico Tiozzo e Maria Cristina Lombardi

  1. Oh non lo sapevo! anche se me l’aspettavo, piango. Proprio ieri l’ho nominato in un commento, voglio pensare che sia arrivato il suo saluto.

  2. gino rago

    Nobile l’idea, ottima la scelta dei componimenti proposti, illuminante la nota
    di Giorgio L. Nel complesso, un gradito dono poetico, perfino commovente.

  3. Quando lessi per la prima volta le poesie di Transtromer, nel 2011, ebbero su di me un effetto cataclismatico. Capii immediatamente che quello che da 30 anni andavo cercando stava lì, davanti a me. È stata un’esperienza fulminante. Poi lessi che anche Brodskij aveva ammesso di avere un grande debito nei confronti della sua poesia, e anche altri poeti americani hanno ammesso candidamente di essersi appropriati di molte immagini del poeta svedese. Adesso, cioè nel 2011, capii tutto all’improvviso. Capii che le direzioni di ricerca della poesia italiana contemporanea erano piccoli sentieri di ciottoli, capii che Transtromer aveva costruito una autostrada del Sole per noi tutti, per la poesia Occidentale, che ci aveva mostrato come fare per mostrare gli oggetti in una nuova dimensione quadridimensionale. Capii tutto d’un colpo. E misi mano ad una raccolta (inedita) che ormai ho concluso e che penso di pubblicare con EdiLet nella collana curata da me perché non ritengo di affidarla ad altri editori, per lo più incompetenti e legati a gruppi di piccole fratrie.
    Ecco una composizione, la più breve della raccolta, dove si può notare la lezione del grande Transtromer:

    Paesaggio con sole spento

    Palazzo illuminato. Una finestra buia. Qualcuno
    spalanca la finestra. La voce del cuculo galleggia
    nella notte fresca e verde e senza luna.

    Una bambina corre nella notte
    tiene stretta nella mano una cordicella
    legata in alto a un sole spento.

  4. Oggi il mondo è più silenzioso. Una splendida voce tace per sempre.
    *
    LA CIMA
    Con un sospiro gli ascensori iniziano a salire
    in alti edifici fragili come porcellana.
    Fuori sull’asfalto si fa caldo il giorno.
    I segnali hanno le palpebre abbassate.
    La terra una salita verso il cielo.
    Cima dopo cima, nessuna vera ombra.
    Voliamo avanti a caccia di Te
    per l’estate in cinemascope.
    E di sera sono un vascello
    a luci spente, a giusta distanza
    dalla realtà, mentre a terra
    nei parchi fluisce l’equipaggio.
    *
    da “Poesia dal silenzio”,Crocetti, 2001, traduzione in italiano di Maria Cristina Lombardi
    *
    G:B.G.

    • E’ anche una delle mie preferite, la so a memoria. Tra i miei appunti ho qualche gemma, eccone alcune:

      “La fame è un alto edificio
      che si sposta di notte”

      “C’era un funerale
      ed io sentivo che il morto
      leggeva i miei pensieri
      meglio di me”

      “… Ostinato brilla
      il mio orologio con l’insetto del tempo imprigionato”

      “Un’anima che sfugge rende lo scritto rapace”

      “Il geroglifico del verso di un cane
      è dipinto nell’aria sopra il giardino”

  5. Ambra Simeone

    Potrei anche capire la capacità nell’uso della parola per la descrizione degli oggetti, (che però non è quel che certo in una poesia e in un libro in generale) che penso possa avergli fatto valere il Nobel (propabile visto che i nobel ormai vengono dati senza senso) ma a parte ciò non vedo in questo poeta nessun motivo o interesse nel leggerlo.

    Descrivere l’incomunicabilita’ è operazione passata che ad oggi risulta ancora più sterile e vuota!

  6. Ambra Simeone

    Probabile*

    • Ambra, il fatto che ti risulti sterile e vuota dimostra solo che si tratta di un’operazione attualissima.

      • Bravo Lucio! Mi hai tolto le parole di bocca…
        G.

      • Ambra Simeone

        Lucio potrebbe anche essere il contrario, non credi? Il fatto di aver compreso che questa poesia è sterile e vuota vuol dire che si è superata, come anche il momento storico! Un po’ come quando il paziente dice allo psicologo di aver bisogno di lui… diciamo che è già in via di guarigione!

        • No, guarda, se parliamo di guarigione proprio non ci capiamo. Per me la storia sociale dell’arte è necessaria quanto la critica estetica, ma passare da una all’altra sottraendo invece di sommare mi sembra una svista grossolana.

          • Ambra Simeone

            Caro Lucio,

            semplicemente volevo dire che il cambiamento è parte di una storia sociale come anche di una critica estetica!

            • e non vedi nella poesia di Tranströmer nessun segnale utile per oggi o per l’avvenire? (non so perché mi viene da ridere, ne passerà del tempo prima che torni uno come Tranströmer). … e poi non hai spiegato perché Tranströmer sarebbe un rottame, l’hai solo detto, oggi, e senza alcuna sensibilità…

              • Ambra Simeone

                Lucio ho l’imprrssione che dire qualcosa che non sia elogiativo in questo blog sia considerato un affronto a qualcuno! Ma io continuo a dire qual che penso come tutti voi!
                Nessuno dice che sia un autore da non prendere in considerazione… notavo solo che il suo tempo, molto ben descritto nelle sue opere mi auguro e spero che sia passato!
                Tutto qui… che poi le poesie da lui scritte non suscitino in me nessun interesse – se non una constatazione di un aver avuto un peso social-culturale nella storia – è un mio modestissimo parere!

                • Rispetto i pareri di tutti, come questo tuo di dire che le sue poesie non suscitano in te alcun interesse (che ci posso fare?). Non mi va quando si giudica in base “al momento storico” senza definirlo in alcun modo, così, quasi per partito preso. Bisogna anche dire che, ai poeti in vita, il successo non viene mai perdonato (non è per invidia, o non solo, secondo me, ma evidentemente il successo trasgredisce una qualche regola nascosta della poesia. Ma è un discorso che ci porterebbe fuori strada). Tu comunque ne parli come fosse vissuto un secolo fa, capirai che qualcosa non torna.

                  • Tranströmer, nato nel 1931 e deceduto il 26 marzo 2015, è un Poeta della seconda metà del Novecento, quindi posteriore ai cosiddetti contemporanei Ungaretti, Montale, Saba, Quasimodo.
                    Indipendentemente dalla data di nascita degli Autori, la Poesia non ha scadenza come le mozzarelle (scusate la similitudine di natura non proprio poetica). La Poesia non segue pedissequamente la moda, per cui si possa dire che è fuori moda o che si rifà a modelli “vintage”.
                    Parlo di vera Poesia, non di scrittura tanto per pubblicare qualcosa ogni due mesi.
                    GBG

                  • Ambra Simeone

                    Caro Lucio,

                    anche io rispetto i pareri di tutti, inoltre ho cercato di spiegare cosa intendevo in altri commenti!

  7. Non sono certo che le sue siano metafore, non usa termini che si sostituiscono ad altre parole, se mai parole che dicono di oggetti come non avessero nome, che lui reinventa nell’istante. E’ scritto anche nella stringata motivazione del Nobel: “perché attraverso le sue immagini condensate e traslucide, ci ha dato nuovo accesso alla realtà”. Di fatto Tranströmer ricrea il linguaggio, e senza il bisogno di stravolgerne la forma. Comunque mi diverte che si dica che è il re della metafora, quasi si trattasse di un campione del wrestling ( io non mi sento poi tanto nemico del linguaggio comune). Mi diverte ma non mi sembra esatto.

  8. gino rago

    Eppure, Ambra cara, anche Derek Walcott e Seamus Heaney, accanto
    a Brodskij, come ricordava Giorgio, non hanno mai nascosto il loro debito verso il Maestro svedese…Ma resta fermo e forte in me il rispetto per il tuo gusto estetico.

  9. Per Ambra Simeone quale è la poesia in questione o è in genere tutta la poesia di questo autore?

  10. Ambra Simeone

    Glencoe leggendo questo post o tutta la produzione del poeta nota che quel che ho detto si riferisca o meno a qualche poesia?

  11. Come traduttore-poeta ammiro le sue belle similitudini, come pittore mi piacciono le parole-colori della sua tavolozza poetica.

  12. grazie Giorgina,

    il tuo complimento per la mia poesia mi dà piacere perché conosco la spartana economia con la quale ti avvicini ai testi. Come ho già detto, io mi considero un umile apprendista dell’officina di Transtromer, e in ciò sono in compagnia di autori del calibro di Brodskij, Seamus Heaney e Derek Walcott come ci ricorda Gino Rago, e la cosa non può che farmi piacere. Inoltre, ho apprezzato la notazione di Paolo Statuti il quale accenna alla tavolozza di colori della poesia di Transtromer. E, infatti, è così, paradossalmente, una poesia così scabra ed essenziale che fa a meno degli aggettivi esornativi come quella di Transtromer e dei legamenti sintattici e semantici, è quella che più di altre dà la sensazione dei colori e delle sfumature. In fin dei conti ut pictura poesis, come ben sapevano i pagani.

  13. Nei mesi oscuri la mia vita scintillava
    solo quando ti amavo.

  14. Valerio Gaio Pedini

    Ambra, spesso elogi versi di un Magrelli (pippa italiana qualunque, condannata all’irpef), ma Transomer no. A me pare che Ambra voglia ancora giocare con i termini avanguardia, quando ho già detto che l’arte è atemporale. Non vi è differenza alcuna tra un leonardo e un magritte. Come tra un dante e un mandel’stam. Mi pare che tu che sostieni di essere contro le categorie, ci sei dentro fino al collo. La poesia di trasnmomer del resto mi è lontana esteticamente. E’ dialogante (orientale), degno successore di un Martinson, che spero Giorgio farà apparire presto con i miei articoli sulla sua poetica. Io sono monologante. Ma sono due vie suggestive e spesso alleate e accomunate. Da una parte un Eduardo, dall’altra un Carmelo. servono entrambi. Transmomer è un grande poeta (tra l’altro paralitico da decenni), e vale la pena di leggerlo. E’ ovvio che una persona vicino ad una poesia pragmatica come quella americana (poesia di merda, con eccezioni interessanti, che presenterò) da cui si ispira certa poesia di merda italiana del minimalismo (pur rimanendo provinciale e borghese) sia lontana da apici raggiunti da certi poeti. come ho detto, io che sono più studioso del surrealismo e del futurismo e del barocco, ne sono distante, ma spesso mi piace leggere e studiare l’essenzialità cristallina di questi versi che mi colpirono positivamente quando li lessi per la prima volta quest’inverno.

  15. Mi spiace che Ambra Simeone pensi sterile e superata l’incomunicabilità. Il fatto che una persona si dica di aver bisogno di un analista, non significa affatto che sia in via di guarigione. L’incomunicabilità, ai miei tempi degli anni 1950–1960, il “paziente” italiano non si riferiva a un analista o psicologo; se era credente cristiano si inginocchiava al confessionale di un prete ignorante.
    Io ne so qualcosa dell’incomunicabilità, anche poetica –– se non altro della mia incomunicabilità. Allo stesso tempo che Mondadori mi pubblicava “Sessioni con l’analista”, mi trovai l’analista per sessioni settimanali
    di terapia privata e di gruppo. Le mie inveenzioni poetiche erano simili alle scoperte fatte in terapia. Certo, volevo comunicare.

  16. Ambra Simeone

    Valerio rilleggi quel che io ho commentato a proposito della poesia di Magrelli e capirai cosa intendo!
    Non so cosa c’entri l’avanguardia (come categoria che tu tiri fuori) con il mio discorso che è molto semplice. Nessuno dice che l’arte sia o meno atemporale questo lo dici tu, io mi limito ad analizzare vari aspetti di un’opera e di un poeta!

    Ho ravvisato in Trastromer la capacità di descrivere un tempo della storia estetica da un lato, ma nello stesso tempo la debolezza di segnare in maniera incisiva la storia dall’altro!

    Descrivere il vuoto è una capacità indubbiamente, ma personalmente non è quel che cerco in una poesia! Il vuoto è il vuoto cosa c’è di interessante nel descriverlo? Non si dice niente di nuovo!
    Poi non so a te cosa dica… sono interessata più a sapere questo! Aspetto una tua risposta!

    • Valerio Gaio Pedini

      hai una filosofia occidentale poscomunista da oltretomba. Eliminate ‘sto cazzo di io! e ristudiati la flosofia orientale e la letteratura svedese, forse capirai che c’entra. Del resto gli italiani non sono per nulla svegli e sono periferici come pochi, oltre che pessimi copioni. Io sono vicino alla filosofia orientale, quindi comprendo l’esigenza di descrivere il vuoto, che è uno status spirituale di immanenza. Rivediti la pittura di Klee e capirai. Qui Transomer nonvuole descrivere, ma creare. Il che è molto diverso. Per il resto, ti considero limitata alla tua visione occidentale d’oltretomba. Come tutti i pragmatici fautori della letteratura americana, che irrido da anni per la sua deficienza. Tu confondi il vuoto con il nulla. Errore fisico immane. Einstein ti ammazzerebbe. eppure hai fatto il liceo scientifico. allora ti pongo la stessa domanda. il pieno è pieno, cosa ce ne frega di descriverlo? lo si vede, cazzo! Non c’è cosa più idiota che descrivere ciò che si vede. Il punto non è descrivere pieno o vuoto, che sono due deficienze (transmomer non ci vuole descrivere proprio nulla, al massimo lo mostra, come fa certa pittura cinese da me amata) , ma di descrivere o no! Qualsiasi descrizione, in quanto supercialità che cerca di essere profonda, è imbecille. Ergo tu commetti errori critici. Te lo dico sempre. Prima di polemizzare su cose che non conosci, studia la cultura di quel popolo e poi potremo parlarne. Io prima di arrivare alla conclusione che la letteratura americana è goffa, l’ho studiata e la studio tutt’ora. A parer mio, è meglio mostrare l’invisibile che il visibile.

  17. Ivan Pozzoni

    Questo è il famoso Transtromer di cui tutti narrano? Beh, noto spunti interessanti:

    Ci sono giorni d’inverno senza neve quando il mare s’imparenta
    con i tratti montuosi, accucciandosi in grigie vesti di piume,
    un breve attimo blu, lunghe ore con onde che invano
    come pallide linci cercano un appiglio sulla riva ghiaiosa.

    o

    È la guerra dei minuti. Il bruciante sole
    è sopra l’ospedale, il parcheggio della sofferenza.
    Noi chiodi vivi conficcati nella società!
    Un giorno ci staccheremo da tutto.
    [bellissimo]

    Per il testo mi imbatto in una scrittura “essenziale”, psicoanalitica, quasi fenomenologica/husserliana col suo anelito di raggiungere l'”oggetto”, distante dall’ironia dis-educativa, che a me non comunica moltissimo:

    Apro la prima porta
    È una grande stanza soleggiata.
    Un’auto pesante passa per la strada
    e fa tremare il vasellame.
    Apro la porta numero due.
    Amici! Avete bevuto il buio
    e siete diventati visibili.
    Porta numero tre. Una
    stretta camera d’albergo.
    Vista su una strada secondaria.
    Un lampione che scintilla sull’asfalto.
    La bella scoria delle esperienze.
    [non-significante].

    Però non si valuta un autore così blasonato da dieci testi e, in ogni caso, comunico il mio cordoglio in relazione alla morte di un grande intellettuale dei tempi moderni. Comprendo, adesso, i consigli di Giorgio all'”essenzialità”, all’univocità metaforica, alla registrazione dell'”oggetto”. Però a me, questa «forma-poesia» senza «soggetto» (epoche-izzata), non convince: si abbatte su di essa la stessa critica rivolta a Husserl e alle nuove fenomenologie: senza «soggetto», cade l’«oggetto». No: non è un esperimento tecnico, una strategia poietica, di mio interesse.

  18. vedi, caro Ivan Pozzoni,
    nell’orizzonte di attesa della poesia italiana contemporanea, la “quasi-poesia” o la “a-poesia” che fai tu con ottimali esiti umoristici ed estetici, ci sta bene, rientra, in qualche modo in quell’orizzonte di attesa, anzi, lo avvalora e lo incrementa e lo legittima. Tu perori una poesia in cui sia essenziale il «soggetto» che, affermi, senza «soggetto» cade l’«oggetto»… io invece penso che tu non abbia gli occhiali giusti per leggere una poesia come quella di Transtromer. A mio avviso, devi acquistare un nuovo paio di occhiali. e poi i tuoi occhiali ti fanno vedere il Magrelli come un autore da accostare a Transtromer?, beh, allora penso che dovrai sottoporti ad un trapianto di bulbi oculari…

    • Ivan Pozzoni

      Caro Giorgio Linguaglossa, la mia anti-«poesia» chorastica, che non è “quasi-poesia” o “a-poesia” (combatte, infatti, “quasi-poesia” o “a-poesia”, come combatte la «forma-poesia» tradizionale moderna).perora una strategia che, collocando l’artista in «situazione-limite» tra «soggetto» e «oggetto», ri-dimensionati da nuovi significati col tardo-moderno, mantenga una ri-fondativa valenza sociale. Io mi richiamo a Derrida, Debord e Bauman. Magrelli niente c’entra con Transtromer (sarebbe una bestemmia o un atto di ignoranza affermare ciò): Magrelli è un minimalista, da accostare, al massimo, a Carver (?!); Transtromer è un “essenzialista”, da accostare alle nuove correnti, fallimentari dopo l’impatto del post-modernismo di Derrida, Deleuze e Debord, della “fenomenologia” artistica. Non avrò occhiali (kantiani) giusti per leggere Transtromer, dato che vivo nel tardo-moderno (e me ne sono reso conto). Mi meraviglio di chi abbia gli occhiali (kantiani) giusti: interpreta un autore modernissimo, cioè di un’era finita e sepolta, con l’occhiale della modernità (cioè di un occhiale che non esiste, finito e sepolto). Costui dovrebbe buttare via i suoi vecchi occhiali (kantiani) e iniziare a leggere con gli occhi, avvicinando il viso alla nuova era.

    • Ambra Simeone

      Giorgio,

      io lascerei da parte la poesia di Ivan o quella mia che con Transtromer come dici anche tu stesso non c’entrano niente!

  19. Valerio Gaio Pedini

    Poi sulla linea di Ambra Simeone non ho nulla in contrario. Mi piace. La apprezzo. Ma anch’io feci un libretto intitolato Essence in questa scia, anche se ci sono immagini barocche.

  20. gino rago

    Ecco, finalmente, la parola chiave, l’ha usata Giorgio Linguaglossa: orizzonte di attesa. E’ grazie ad essa che per esempio Viktor Sklovskij ha potuto affermare, nell’ambito della corrente del cosiddetto Formalismo russo, che la nuova forma non nasce soltanto per sostituire la vecchia forma che ormai non è più artistica, ma per rendere possibile una nuova percezione delle cose…

  21. Valerio Gaio Pedini

    Ma Bauman ha mi scritto un verso? XD

    • Valerio Gaio Pedini

      a me pare invece che il moderno in italia sia stato molto trascurato. Cinque poeti modernisti su 100 caproni (caproni era modernista) conosciuti . Quindi non si può seppellire un qualcosa che in italia è sempre stato puerile anche negli apici di Ripellino, della prima Merini (l’ottantenne che parla è una scoreggiona) , l’ultimo Caproni e via. Ma pare che un lettore non vada a leggere un transomer pensando “ah questo è un modernista”. Altra troiata. La cultura pagana sta avendo una certa rinascita in cina, nei paesi nordici e via dicendo e naturalmente nell’irlanda. Sanno ancora le proprie origini e le confrontano con l’attuale.Transmomer operava così. La poesia minimalista invece non parla di un eterno presente, che in quanto tal resta sospeso, ma bensì di un presente acritico cronistico (odioso).E’ già stato detto? Non è stato recepito, ergo va ridetto. Lo sappiamo tutti che la società è liquida. Ma pare che una certa corrente neopagana la rifugga, la ignori, mostrandola, così facendo.

    • Ivan Pozzoni

      Per fortuna, a differenza di molti di noi, no. Si è occupato di scienze, tematiche ed argomenti di maggiore interesse. 🙂

  22. Steven Grieco

    Non capisco perché perfino Transtromer (per giunta non più fra i vivi) attira su di sé le polemiche a volte un po’ velenosette e per niente costruttive di certi contributori a questo blog. Non possiamo lasciare il grande poeta dove giustamente anche Linguaglossa lo ha collocato, nel suo illuminante commento – e cioè in un’area della poesia oggi ormai quasi inaccessibile? Ma alla quale si deve comunque tendere?

    • marconofrio1971

      Caro Steven, è il brutto e il bello di questo blog… Le polemiche “un po’ velenosette e per niente costruttive” prescindono dai valori in oggetto di discussione, e tendono spesso verso le questioni di principio, le dispute all’ultimo orgoglio, i partiti presi “a priori”, etc. I post fungono anche da pretesto per “bracci di ferro” e “ruote di pavone”. Ok. L’importante è movimentare il dibattito: le acque dell’Ombra saranno pure agitate [talvolta è una tempesta nel bicchiere] però mai stagnanti e limacciose, ed è questa una delle funzioni principali di un blog vitale come il nostro 🙂

    • Condivido il Suo pensiero, gentile Steven Grieco, e aggiungo che, per rispetto, si dovrebbero evitare almeno di fronte a questo Poeta le volgarità e le consuete parole scurrili.
      Giorgina Busca Gernetti

  23. giacomo pernacchia

    eliminare l’Io? – è una illusione.
    ————————
    Mi stuzzicate?

    “Meno delle copeche di un pitocco,
    sono gli smeraldi delle vostre follie.”
    Ricordate!
    Perì Pompei
    quando stuzzicarono il Vesuvio!

    Ehi!
    Signori!
    Amatori
    di sacrilegi,
    di delitti,
    di macelli
    ma ciò che è più terribile
    l’avete visto:
    il mio viso,
    quando
    io
    sono assolutamente tranquillo?

    E sento
    che l’io
    per me è poco.
    Qualcuno da me si sprigiona ostinato.
    ——————————-
    Forse
    io vedo
    nella vita
    tutto un qualcosa
    di profondamente bislacco
    come una palude percorsa
    da stupidi
    martiri
    e santi.

  24. Ivan Pozzoni

    Tutti hanno il diritto di tendere a ciò che desiderano tendere. Perché tendere a Transtromer, e non a Bukowski? Perché tendere a Transtromer e non a Neruda? Per me, l’opzione quasi-fenomenologica di Transtromer non è accettabile, essendo “inattuale”. Quindi, vivo o morto che sia, col massimo rispetto dovuto a un grande intellettuale (come ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno tantissimi), adopero altre strategie «poetiche». Dopo essermi documentato su Transtromer, trovo i suoi testi e i suoi versi troppo compromessi da una certa vena di fenomenologia imperante (vent’anni fa) che non mi convince e che, storicamente, è crollata sotto i colpi del riconoscimento della fine della modernità. Poi, sinceramente, d’inaccessibile, a mia opinione, c’è solamente Dio, ove esista (e forse nemmeno lui, esistendo filosofia della religione e teologie). Quindi non sento l’esigenza di aree della «poesia» inaccessibili, fuori dalla critica e dall’analisi. Ribadisco: siccome la «poesia» è una delle varie forme di espressione, uno dei vari documenti umani non “privilegiati”, mi arrogo il diritto di analizzare ogni documento, apprezzandone o meno obiettivi e esiti, senza scandalo. Come ho sempre scritto, da storico, non trovo differenza tra un vaso di Corcira, la planimetria di un villaggio preistorico, un trattato bellico o un verso di Transtromer. Chi ha il diritto di dire che un verso di Transtromer sia meglio di un verso di Neruda? Chi, ancora, ha diritto di sostenere che un verso di Transtromer sia meglio di una statistica sulla concentrazione del commercio in epoca repubblicana a Roma? Tutti, e nessuno, senza che ciò crei scandalo. L’importante è comprendere davvero ciò di cui si sta discutendo e, con massima energia, smettere di tacciare, ogni santissima volta, chi abbiamo di fronte di non essere in grado di “comprendere” ciò di cui stiamo discutendo, come se alcuni di noi avessero un “punto di vista privilegiato” e altri un “punto di vista non privilegiato” su certi argomenti. Semplicemente, se mi si indica Transtromer come la meta incontrovertibile di ogni strategia «poetica», o, addirittura di ogni strategia di scrittura, risponderei come a chi, in filosofia, mi dicesse: “la fenomenologia, con la sua epoche-izzazione del «soggetto», è l’unica via di accesso all’epistemologia del tardo-moderno”. Cioè con un sonoro: “non diciamo scemenze”. Senza con ciò nulla togliere all’importanza di Transtromer in «poesia» o all’importanza della nuova-fenomenologia in filosofia.

  25. antonio sagredo

    “Dopo essermi documentato su Transtromer, trovo i suoi testi e i suoi versi
    troppo compromessi “da una certa vena di fenomenologia imperante (vent’anni fa) che non mi convince e che, storicamente, è crollata sotto i colpi del riconoscimento della fine della modernità. Poi, sinceramente, d’inaccessibile, a mia opinione, c’è solamente Dio, ove esista (e forse nemmeno lui, esistendo filosofia della religione e teologie). Quindi non sento l’esigenza di aree della «poesia» inaccessibili, fuori dalla critica e dall’analisi” (Pozzoni)
    —–
    “La risposta a una domanda inaccessibile è una risposta”
    ——
    E quando il sangue recita il flusso e il battito è alla soglia del suo morire
    sull’umida panchina non hai una risposta inaccessibile alla mia rovina.
    ———
    Se ne veniva giù a blocchi la mia coscienza come un desolato ghiacciaio
    che a strati albini e antichi a ogni complesso irrisolto un tonfo cantava
    l’azzurro orrore, e come una disfatta sollevava l’assurdo stendardo di una
    altezza inaccessibile… Psiche, beffarda, mi mostrava i cariati denti analitici.

    Quale eredità noi lasciamo per i loro occhi?
    Sarà l’età dell’oro delle carneficine – senza nome!
    Sommario di stermini, di massacri – senza requie!
    Scandaglio delle ossa – carne!

    “la pupilla armata convoca il delirio”:
    dubita come coltelli che latrano alla Gioia.
    Quanto lo spazio fra il morire e la morte?
    E va bene: fine della teologia e del suo girovagare!

    (Sagredo)
    —————————————-
    Il riferimento a una “fenomenologia imperante (vent’anni fa)” bisognerà correggere poi che la fenomenologia in poesia è antica quanto la poesia stessa. Nello specifico quella del poeta svedese non è gran che se la paragoniamo a quella di Pasternàk! Che sia “crollata” mi pare anche da correggere, nel senso che essa, la fenomenologia, non può crollare poi che assumerà una forma diversa da quella crollata! La stessa Poesia assumerà un forma diversa e detterà nuove forme agli stati fenomenologici!
    Dunque Pozzoni la tua analisi che condivido pienamente, dovrebbe avere quella temporalità rigenerantesi di continuo che non esclude ogni mutamento in Poesia.
    Quanto a Dio., all’ inaccessibile e alla teologia rispondo con alcuni miei versi, e ve ne sono a iosa su questi temi.
    Se Dio esiste (invenzione umana) non permette d’essere studiato dai teologi (mestiere infame contro il libero pensiero!) … quindi la teologia è una sovrastruttura inventata anch’essa, e non è degna d’essere considerata!
    ——————
    I poeti citati da Pozzoni per quanto mi riguarda sono fuori dalla sfera del mio interesse… con questo voglio dire che non alcun privilegio di scelta! Mi appello soltanto soltanto contro coloro che dicono “scemenze” – non è il Pozzoni fra questi, è ovvio – ma dello svedese se non avesse avuto il Nobel (quanti premiati immeritevoli!) a nessuno sarebbe venuto in mente di considerare importante la sua poesia: ed è proprio così! Poi le varie difese qui esposte a vantaggio dello svedese mi lasciano perplesso, poi che altri poeti “nordici” hanno detto meglio e che lui abbia influenzato la triade Walcott, Brodkij, Seamus H. e altri mi è indifferente: parlare di influenze in poesia è fuorviante e ingannevole. Con questo chiudo e affermo se è ancora lecito fare dei raffronti che lo svedese posto davanti a Vladimir Holan: scompare!
    a. s.

    • Come dire Maradona è megl’e Pelè. E poi perché un giocatore di hockey dovrebbe perdere tempo pensando a un mare in tempesta? Di che tempesta parliamo: piove, lo fa spesso, embè? Dice qualcos’altro quel poeta? pare di no, è solo uno strano specchio, deformante, ma tutti sogniamo. Già visto, dai, lasciamelodire. Il tempo, la natura, le case umane, la gente che ci vive, la tecnologia, sono fantasmi della mente; come l’invenzione della modernità, oggi disvelata; e meno male che ce ne siamo accorti. Dopo la modernità non viene la realtà (come forse sperava Transtromer, non fosse stato troppo metafisico) ma la postmodernità, il postcontemporaneo…

      • Ivan Pozzoni

        No, Lucio. Dopo la modernità, è venuta la tardo-modernità (cosa diversissima dallo sciocchezzario della post-modernità o della fine della storia) come ci diranno, tra trecento anni, gli storici e come ci stanno segnalando adesso, in via anticipativa, i sociologi più attenti. Chi subisce la krisis, cioè la «situazione-limite», lo “star seduti tra due ere” ha varie reazioni: il continuare a ragionare con le categorie del “moderno”, il fregarsene, l’attendere, il non accorgersene (99%), l’annichilirsi in ansia/depressione, il combattere. Però, in ogni caso, ci siamo tutti dentro: non comprenderlo, o fingere di non comprenderlo serve a pochissimo 🙂

  26. 56 commenti (finora) per 11 poesie! Mi sembra un numero notevole e inusitato, che a mio avviso attesta la caratura del poeta, a prescindere dal Nobel. Non credo sia mai esistito un vero poeta che abbia cambiato il suo mondo, il suo stile, le sue concezioni in seguito alle critiche letterarie. Con questo non voglio dire che esse non siano utili, indubbiamente lo sono, resta solo da stabilire per chi. Se conoscessi lo svedese, tradurrei volentieri questo poeta.

  27. antonio sagredo

    Come spesso accade sono frainteso, per cui è inutile usare un linguaggio critico e a cui si risponde acriticamente… e allora mi congedo.

    • Tra le mie attrezzature da comodino ho Tranströmer e Milosz, che ritengo entrambi necessari. Capirà quindi, gentile Sagredo, perché ci tengo tanto. A me sembra questa, una disputa inusitata tra tra metafisica e sociologia, che per forza di cose non porterà ad alcun esito. A questo era rivolto il mio precedente commento, volutamente sarcastico. Con sincera stima.

  28. Ambra Simeone

    Caro Paolo,

    La quantità dei commenti non giustifica proprio nulla, potrebbero anche essere tutti commenti in cui non si è capito di cosa si stesse parlando, come a me sembra.
    A Marco Onofrio e a Steven Grieco dico che le polemiche non ci sono state ma solo riflessioni, spiegate e documentate. Purtroppo la stessa cosa non è avvenuta per chi sostiene che il poeta sia il punto di arrivo di non so quale poesia! È stato solo affermato senza nessuna spiegazione a sostegno…

  29. marconofrio1971

    Ambra, se leggi bene io non dico che ci sono state polemiche, ma riprendo il commento di Steven il quale (lui) definisce alcuni commenti a Transtromer “polemiche velenosette” etc. Anzi, io ho inquadrato le eventuali polemiche in una dinamica più generale di discussione, utile alla vitalità del blog…

  30. Il problema della “novità” della poesia di Transtromer è molto semplice: dirò che dopo Transtromer la poesia occidentale è cambiata. Perché è cambiata?, chiederete voi. Ebbene, è una questione di sensibilità verso il linguaggio, chi non ha una sensibilità linguistica sofisticata non lo comprenderà mai, dovrà fabbricarsela in casa propria con letture e riflessioni che durano molto spesso, anzi, quasi sempre, interi decenni.
    La poesia di Transtromer è “nuova” nel senso che il suo centro di gravità non riposa più sul lessema-fonema ma sulla “immagine”. Voi mi chiederete: qual è la differenza? – Ed io rispondo: è naturale che intere schiere di versificatori continueranno a fare poesia fondata sul lessema-fonema, costoro scriveranno poesia fonematica, fonosimbolica, tonosimbolica, lessematica, poesia del significante (cosa certo rispettabile) ma continueranno a fare poesia derivativa dalla cultura del Novecento, potranno al massimo operare un riformismo moderato all’interno di campi circoscritti, che so, del quotidiano, del privato, dei luoghi etc. Invece, fare una poesia fondata sulla “immagine” è cosa tremendamente difficile, problematica; Transtromer mette in comunicazione il quotidiano (tutte le sue poesie iniziano con una notazione del quotidiano) con una “immagine”. È questa la grande rivoluzione operata dal poeta svedese. Porre Transtromer sullo stesso piano di Neruda (poeta popolare ed elementare) mi fa sorridere.
    Dire come dico che una “immagine” è dotata di una «forza di gravità», è una scoperta che apre e aprirà la poesia del futuro a nuovi impensabili sviluppi. È questa la rivoluzione che Transtromer ha posto in atto in poesia, paragonabile alla rivoluzione copernicana che ha mandato in soffitta tutti i tolemaici. Ecco, direi che la poesia di Transtromer fa apparire tolemaici tutti quei poeti che continuano a concepire la poesia come una connessione di lessemi-fonemi.

    • Ivan Pozzoni

      L’«immagine», mimèomai. Che strano, Mimesis è un testo di critica letteraria straziante, in due tomi, dove Auerbach cerca di spiegare come l’essenza della letteratura dalla Grecia antica alle avanguardie del Novecento sia la mimesis, l’«immagine» (cfr. Aristotele). Proprio una bella rivoluzione copernicana, che dall’eliocentrismo riconduce all’aristotelismo. O, con «immagine», si intende qualcosa di simile alla “cosa in sè” di husserliana memoria, condivisibile esclusivamente a coloro che abbiano una certa “sensibilità” filosofica, e non aperta ai comuni mortali? Cos’è, questa famigerata «immagine», se non la rappresentazione (mimesis) di una “cosa in sè”, non mediata dal linguaggio e espressa col linguaggio? Sono davvero curioso di comprendere meglio, in tutta umiltà. [Neruda, che, come quasi ogni «poeta» della storia, non apprezzo moltissimo, riusciva, col lessema-fonema, a creare “emozioni” energiche, forti, a cambiare l’istante esistenziale di moltitudini intere]. Transtromer creava «immagini». Ah. Spiegheresti meglio questo concetto a noi insensibili? 🙂

  31. Giacomo Pernacchia

    Gentili Signori, Vi allontanate dall’oggetto: il poeta Transtromer! Io che sono nuovo del blog (mi scuso per il mio cognome, ma non sono riuscito a cambiarlo, nonostante abbia pagato fior fiori di avvocati: è un cognome che suscita ilarità e riso: mi sono abituato)… dunque Signori questo poeta mi piace moltissimo poi che è semplice e chiarissimo, ma come le nevi nordiche cela crepacci.
    Giacomo Pernacchia

    • marconofrio1971

      Gentile Giacomo, per riuscire a cambiare il suo cognome (se ancora vuole: ma forse ormai si è affezionato) non esiti a contattarmi. Conosco qualcuno che può fare al caso suo: Sergio Benabé. Ha entrature importanti…

    • Numerose persone si sono fatte cambiare il cognome per ragioni le più disparate, tra le quali la volgarità del nome stesso o l’ilarità suscitata.
      GBG

  32. Dò il benvenuto al signor Giacomo Pernacchia…

  33. E si torna al titolo, La costruzione delle immagini in movimento, dove le immagini trovano una componente filmica, non descrittiva o fotografica, ma pulsante di vita, dove le parole stesse ronzano come bellissime api, anche quando sono tristi.

  34. cara Ambra Simeone,

    sono state sempre le idee a cambiare il mondo, ogni grande rivoluzione è stata preceduta da una rivoluzione delle idee. Fare una poesia sulla base di una nuova idea di poesia contribuisce a cambiare il mondo in via secondaria, nel senso che prima cambia il linguaggio poetico e poi, in seconda istanza, cambia il mondo. Ma obiettivo di un poeta è cambiare il linguaggio prima che il mondo, quest’ultimo è prerogativa dei grandi riformatori in politica come nella religione…

    • Ambra Simeone

      Caro Giorgio,

      perciò dicevo che non vi è una risposta alla tua domanda… l’unica certezza è che il linguaggio e il mondo cambiamo in contemporanea anche adesso, mentre noi siamo qui a parlare sul blog, non sono due cose a sé stanti, sono un tutt’uno meraviglioso!

  35. Steven Grieco

    Giustissimo che il blog si debba nutrire anche di commenti accesi e polemici. Forse però esiste un limite all’utilità di ciò.
    Giusto anche che Neruda e Transtroemer non sono assolutamente da mettere a confronto. Al di là dei meriti di ciascuno, non si confrontano la bontà delle pere con quella delle mele. I nostri tempi sono profondamente diversi da ogni passato che possiamo avere alle spalle (nelle sue varie interpretazioni, intendo dire), ecco perché il confronto non funziona. Se Transtroemer fosse morto 50 anni fa, allora sì, sarebbe doveroso fare il confronto fra lui e Neruda. Ma la poesia di Transtroemer vibra in modo particolare oggi, e suggerisce una “risposta” alla nostra condizione oggi di poeti e lettori, uomini e donne, calati oggi in questa specifica società del vuoto.
    Non abbiamo più gli dei, e non abbiamo nemmeno il privilegio di abbattere gli dei. In un certo senso, non abbiamo più nulla. E tuttavia viviamo un mondo non soltanto nullo, ma anche inauditamente “altro”, per via della sua profonda e terribile e ignota creatività. (Viaggiate per il mondo, e mi darete ragione.) Un mondo che esige, io penso, una poesia di immagini, immagini forti. Ecco Transtroemer.
    Ed ecco perché a mio avviso uno stile di “lessemi e fonemi”, totalmente debilitato dall’usura, è incapace di esprimere alcunché. Come lo si capisce questo? Facile. Per il modo che ha di comunicare al lettore un tedio intollerabile. Ma il mondo, appunto, non è affatto noioso. Perché questa discrepanza? (Ecco una delle ragioni per cui nessuno più legge la poesia. Infatti, la colpa maggiore di questo è da imputare proprio ai poeti.)

    • Ambra Simeone

      Non ho voglia di iniziare una nuova polemica (perché così è sentita qualunque osservazione o riflessione fatta su questo blog) ma è più forte di me e devo dirlo! E vi giuro che con questo chiudo!

      Non riesco a capire però quali siano queste immagini forti nelle poesie qui proposte, ho dubbi persino sul fatto (come mi sembra dicesse anche Lucio) che vi siano davvero delle “metafore” (nel senso di figure retoriche che richiamano ad un contenuto, ad un significato), perché sinceramente trovo più forti e cariche di significato le immagini della Divina Commedia risalenti al 200 che non quelle di Transtromer adesso nel 2000!

      • … richiamano immagini, non altre parole, non pensieri. Per questo dicevo che quantomeno sono strane metafore; non hanno lo scopo di rafforzare l’immagine, di dargli maggiore o migliore significato. E non sono necessariamente immagini forti, se ci fai caso, malgrado il linguaggio fortemente creativo tutto appare com’è. Non mi pare abbia mai inventato nulla, di certo non luoghi di fantasia com’è stato per Dante. E’ “cinema” d’autore, di grande fotografia, mettiamola così’, dove le vicende entrano ed escono come gli pare, da una casa aperta.

        • Ho scritto Da una casa aperta perché ho notato che usa spesso le case, anche come immagini, queste sì, metaforiche. Ma chissà quante se ne diranno ancora, ora che se ne è andato.

        • Giuseppina Di Leo

          La penso anch’io come te, Lucio, e trovo molto appropriata l’immagine che dai della sua poesia paragonandola a una casa senza muri.
          In effetti, c’è grande libertà d’immaginazione nelle poesie di Tranströmer, un poeta che ho sentito subito a me ‘affine’, fin dal 2011, anno in cui ho letto le sue poesie, proprio per l’attenzione dedicata al sociale. C’è poi l’elemento della ‘polivocità della parola, cosa che viene evidenziata da Lombardi, che trovai, fin da quella prima lettura, importante anche per capire meglio ciò che occorrerebbe evitare in poesia. D’altra parte Tranströmer era anche un musicista, un aspetto, questo, da tenere in considerazione (ma purtroppo ho lacune in materia).

  36. antonio sagredo

    A Steven Grieco >>>>>> “Giusto anche che Neruda e Transtroemer non sono assolutamente da mettere a confronto”: infatti è giusto per un solo fatto che basta e avanza. Scrive Ripellino nel suo Corso su Mandel’stam del 1974-75:
    ” Quanto alla Triolet (sorella di lilja Brik – la donna di Majakovskij) – morta recentemente, 1896-1970, questa è odiata da tutte le vedove degli scrittori sovietici, così come tanti altri scrittori che andavano in Russia, come: Louis Aragon, Pablo Neruda, George Amado, che trovavano sempre grandi accoglienze, benessere, cuccagna, mentre gli altri naturalmente soffrivano.
    èvenivano uccisi, torturati, gulag e altro!]
    In quei giorni, Gorodeckij (poeta, uno dei primi acmeisti; fu l’unico ad avere vita facile e si comportò miserabilmente) attaccò l’Achmatova perché era una protettrice di Mandel’štam, ed era passata alla controrivoluzione, ma nel 1934 questa era un’accusa non da poco”., Tenere presente questi poeti sudamericani per il futuro!

    .

  37. Gentile Signora Giorgina Busca Gernett,
    circa l’incomunicabilità: le sono grato d’aver trascritto le parole sempre contemporanee da 25 secoli di Gorgia da Lentini, e menzionato in mia vece grandi maestri moderni.

    Da ragazzo, adolescente, e ventenne, non dicevo parolacce; ma in vecchiaia ne pronuncio in varie lingue, e inventandone di peggiori e divertenti; nessuno mi sente; le rivolgo a me stesso ridendo dentro il mio studio. Folle? certo. Quando passeggio nel parco della piazza dove ho casa, sento, da ragazzini e ragazzine e adolescenti appena esciti dalla scuola, pronunciare per abitudine di linguaggio una parolaccia dietro ogni altra parola senza cattiveria e contro nessuno. Questa breve chiarificazione è per farle notare che Valerio Gaio Pedini (per la verità lei non lo nomina, ma il suo nome è implocito) è un ventenne arrabbiato da capire. Scrive parolacce e frasi ironicamente mordenti per sfogarsi, liberarsi dei problemi psicologici che forse lo tormentano. Incomunicabiltà? In fine, È un caro buoni intelligente giovane che si “spaccia” per il ragazzaccio che non è.
    Cordialmente,
    adp

    • Gentilissimo Signor Alfredo De Palchi,
      La ringrazio sentitamente per le Sue cortesi parole sul mio “breviario” relativo al tema dell’incomunicabilità.
      Quanto alle “parolacce”, non mi piace che mi si facciano riferire a una persona ben precisa, da me non nominata, frasi che io ho scritto sulla pessima abitudine di infarcire i propri discorsi con parola scurrili.
      Il post in onore e in memoria del poeta Tranströmer avrebbe meritato rispetto anche nel linguaggio, indipendentemente dall’apprezzamento dei suoi versi qui riportati.
      Io sono conservatrice circa il cosiddetto “bon ton”, il rispetto per i defunti e via dicendo. “Deorum Manium iura sancta sunto”.
      Mi risulta quindi commovente e nel contempo superflua la Sua accorata difesa del giovane Pedini (da me non nominato).
      La saluto cordialmente
      Giorgina Busca Gernetti

  38. gabriele fratini

    Per me è un grandissimo poeta Transtromer, Nobel meritatissimo che è servito a dargli visibilità internazionale visto che nelle sue terre era già molto considerato (e anche molto venduto, prima del premio, perché evidentemente sapeva “comunicare” anche al lettore comune e non solo agli amici degli amici come i poeti italiani). Nel vasto regno della poesia c’è spazio per tutti, per il minimalismo, le metafore, le liriche ecc., non capisco certe polemiche. Ogni genere ha le proprie eccellenze e Transtromer lo è. Un saluto

    • Sono d’accordo con te, Gabriele
      Giorgina

    • Hai ragione Fratini, ma mi sembra che molti commenti fatti su questo post, lo dico non per innestare una polemica ma per amore di verità, siano stati postati solo perché i commentatori avevano volgia di farsi notare. Hai ragione Fratini, Transtromer è un Nobel meritatissimo, basta leggerlo per rendersene conto (senza limitarsi a citarlo) e che la terra gli sia lieve.

  39. giacomo pernacchia

    gentilissimo lettori di questo blog eccellente, sono un nuovo lettore e ammiratore di tutto ciò che viene scritto, comprese molte sciocchezze scritte di solito, ho notato, dagli stessi interlocutori, per cui mi ricordo di una frase famosa che credo vada bene per chi frequenta questo blog (compreso io novello lettore)… la frase è:

    “Ci sono dei cretini che hanno visto la Madonna, e dei cretinni che la Madonna non l’anno vista mai” (C. B.)

  40. giacomo pernacchia

    Gentile Marco Onofrio ammiro il neologismo “cogliome” ; o è un refuso?
    Se non è un refuso è un innesto tra cogn/ome e cogli/one. Ma sarebbe meglio e serio tornare al poeta svedesse, e non vorrei che uscisse dalla tomba! Al sgnor Linguaglossa mi affido per spiegare al signor Almerighi, riferendo la mia identità, che lavoro faccio, dove abito ecc. grazie .

  41. Ivan Pozzoni

    Ohi, ragazzi, sarò pedante io che, con tre post, cerco di comprendere bene, di approfondire, i retroscena teoretici e l’armamentario concettuale usato da Transtromer, cerco di fare una piccola “provocazione” sulla precoce beatificazione dello svedese, e voi mi buttate tutto in caciara. Quando l’ho fatto io, mi avete sgridato! 🙂

  42. caro Ivan Pozzoni,
    Transtromer è un poeta di tale livello che non sta a me prendere le sue difese, non ne ha bisogno, ribadisco un concetto molto semplice: dopo Transtromer la poesia occidentale non sarà più come prima e chi non se n’è accorto continuerà a percorrere la solita strada di una poesia lessematica e fonematica. Per chi invece è in grado di comprendere la novità della impostazione che Transtromer ha dato alla forma-poesia, si potranno aprire spazi ulteriori, nuovi percorsi, nuovi modi di fare poesia. Dico per fortuna Transtromer non ha bisogno della mia guarentigia, ormai la sua lezione fa parte del demanio della cultura occidentale.
    L’immagine, tu mi chiedi che cos’è l’immagine?, ebbene io non scomoderò la cosa in sé e altre categorie filosofiche, dirò solo che l’immagine è vecchia come il mondo, dalle grotte di Altamira ai giorni nostri non è cambiata granché nella sua essenza iconica; l’immagine, o meglio, le immagini concatenate di Transtromer non sono dei trucchi da prestigiatore, sono l’essenza del linguaggio poetico, sono i veicoli che ci portano in prossimità degli «oggetti», che rinnovano la nostra sensibilità di lettori e di fruitori della poesia. Del resto viviamo ormai da diversi decenni, da quando sono stati inventato il cinematografo e la televisione, in un mondo che si esprime mediante immagini e il montaggio di immagini, e il fatto che la poesia occidentale se ne sia accorta con alcuni decenni di ritardo non è certo colpa mia ma della incapacità della cultura poetica di riconoscere questo semplice dato di fatto. In fin dei conti, l’immagine di Transtromer non nasce dal nulla, ha dietro di sé la «metafora tridimensionale» della poesia di Mandel’stam, e chi non se ne è accorto sarà condannato a restare indietro, a scrivere nel verso lineare e unidimensionale e presto sarà condannato al dimenticatoio delle parole epigoniche.
    Giustamente Steven Grieco il quale ha vissuto per decenni in Asia ed ha una cultura non provinciale scrive: « Non abbiamo più gli dei, e non abbiamo nemmeno il privilegio di abbattere gli dei. In un certo senso, non abbiamo più nulla». Appunto, lo ribadisco, per raffigurare il nulla Transtromer ci ha dato un formidabile strumento poetico.

    • Ivan Pozzoni

      Caro Giorgio Linguaglossa,
      la novità di una «forma-poesia» fatta ad «immagine», mimèomai. L’«immagine» di Transtromer (che, in ogni caso, è una connessione di fonemi-lessemi orientata alla realizzazione di una rappresentazione):

      Sotto il quieto punto volteggiante della poiana
      avanza rotolando il mare fragoroso nella luce,
      mastica ciecamente il suo morso di alga e soffia
      schiuma sulla riva.
      La terra è celata dalle tenebre frugate dai pipistrelli.
      La poiana si ferma e diventa una stella.
      Il mare avanza rotolando fragoroso e soffia
      schiuma sulla riva.
      [Transtromer]

      Questa è una «forma-poesia» fatta da «immagini», con scarse interiezioni o disposizioni (cioè una stretta connessione di lessemi-fonemi orientata alla concretizzazione di una rappresentazione di un «oggetto», se desideriamo non essere dilettanti dell’analisi filosofica): la scarsità di interiezioni o disposizioni/normazioni, cioè l'”anti-neusticità” della «forma-poesia» transtromeriana, è sintomo dell’allontanarsi, cinemato-grafico del «soggetto». Fino ad ora, tutto bene.

      Però, chiedo a Giorgio un consulto su un altro testo:

      Dormono le vette dei monti e i burroni e le balze e i fossati,
      le famiglie dei rettili, quanti ne nutre la nera terra
      e le belve dei monti e la stirpe delle api
      e i mostri negli abissi del mare purpureo
      dormono le stirpi degli uccelli dalle lunghe ali.

      Questa non è una «forma-poesia» fatta da «immagini», simile, nel costrutto, alla «forma-poesia» di Transtromer? Cosa c’è di differente?
      Potrebbe rientrare nel nuovo canone rivoluzionario transtromeriano?

      Gradirei, cortesemente, avere una risposta da Giorgio Linguaglossa su questa mia comparazione. Qui non stiamo “giudicando” nessuno: Transtromer non è citato “a giudizio” da nessuno. Quindi non occorre nessuna difesa. Tra trecento anni ci diranno, se la razza umana esisterà ancora, se Transtromer sia stato il nuovo dante o il nuovo Govoni. Però, non avendo trecento anni di tempo, io sto cercando di approfondire e comprendere adesso.

      P.s. Bella la definizione tautologica di «immagine» come icona (εἰκών). Perché l’«immagine» del cinemato-grafo è una cosa; l’«immagine» di un documento scritto è un’altra cosa (stretta connessione di lessemi-fonemi orientata alla concretizzazione di una rappresentazione di un «oggetto»). Altrimenti Transtromer avrebbe fatto il regista. Sulla «metafora tridimensionale» ne recepisco una innovativissima: il mito della caverna di Platone.

  43. giacomo pernacchia

    quale livello? Il livello qui non è detto, e non si capisce dal contesto che segue,… poi
    “dopo Transtromer la poesia occidentale non sarà più come prima e chi non se n’è accorto…”
    penso che il signor Linguaglossa abbia esagerato non un pochino, ma troppo! Il Nulla o il Vuoto?

  44. Alla Signora Giorgina Busca Gernetii, riconosco precisione di linguaggio
    molto pulito, ragionevole. Sicuro, chiedo che mi perdoni per la mia sincerità
    di parlare di parolacce volgari. Anche a me, che non sono affatto convenzionale, e ne dica a me stesso, la volgarità mi suona volgare.

    Dopo l’invio del commento, mi accorgo che non ho menzionato il poeta Transtromer. Mi scuso senza scuse. Il poeta è davvero importante, e i complimenti che non scrivo sono inutili accanto a quelli fatti da Giorgio L.
    e altri.

    La verità è che ora, mentre termino, rido a voce alta su alcuni commenti spiritosi, divertentissimi. . . la poesia di Transtromer non c’entra, ma fanno bene alla salute anche i commenti spiritosi.
    Buona pasqua ai credenti.

    • Ivan Pozzoni

      No, «il riso ci ucciderà»: dissero milioni di cinesi. E invasero il mondo. Steven Grieco, che è stato in Asia, e che, a differenza di tutti noi “ha una cultura non provinciale”, sosterrà certamente questa mia affermazione. 😉

    • Al Signor Alfredo De Palchi.
      Chiedermi perdono? Per così poco? Io, piuttosto, La ringrazio per il cortese giudizio sul mio linguaggio e Le auguro una Pasqua serena

      Giorgina Busca Gernetti

    • Al Signor Alfredo De Palchi,
      La ringrazio di nuovo per le Sue cortesi parole che ho già lette in un altro commento. Non mi chieda perdono perché non Lei, ma altri hanno usato un linguaggio non consono alle buone maniere.
      Ha ragione: una risata ogni tanto fa bene. Dovrei ricordarmene più spesso.
      Cordiali saluti
      Giorgina Busca Gernetti

    • Avril Leviatano

      Trans di qui, trans di là e Trans-tro-mer un trans che trova il mer, nel giardin de cà. Eppure mai che si parli della rivoluzione dell’isolatissimo e defunto Tommaso Riccardo, che ci fa piazza pulita di certa poesia insapore, priva di colori, di suoni e di tatto. Una panoramica filmica più che magistrale e un deliquio di suoni. Eppure il Gaio Magnus Pedini già propose a Giorgio (premetto che non è il genere di Giorgio) un lavoro su Tommaso Riccardo, a cui sta dedicando un poema interessante. Ma per motivi temporali attende. Lo farà presto. Cercando informazioni dal vecchio amico del poeta romano. Pare però che si esageri con tale Transtromer, poeta che ho apprezzato, ma che è lontano dalla mia idea poetica. E si esagera anche nella quantità di commenti, anche se ricordo che persino per quella robaccia scritta dalla Toyo ci fu la stessa proliferazione, al che il Gaio non fu più Gaio, ma in-Cazzaio . Però capisco, ma non comprendo. Sono un cretino, d’altronde e mi sciolgo leggendo di Rita Rotondi, che con lo zio della scienza, aveva posto le basi di certa poesia che poi farà una certa Viviane La-qualcosa.
      Per onestà, lo dico, non attaccate Sagredo. Sapete già chi sono.

  45. Ambra Simeone

    Valerio anche tu?! 🙂

  46. Al Signor Nonno Panopoli,
    rispondo citando l’inizio del mio libro di critica Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea Società editrice Fiorentina, 2013:

    «“Andiamo verso la catastrofe senza parole. Già le rivoluzioni di domani si faranno in marsina e con tutte le comodità. I Re avranno da temere soprattutto dai loro segretari”. Era l’aprile del 1919 quando Vincenzo Cardarelli scriveva queste parole. Era iniziata la rivoluzione della società di massa, la rivoluzione industriale era ancora di là da venire, e l’epoca delle avanguardie era già alle spalle, il ritorno all’ordine era una strada in discesa, segnato da un annunzio che sembrava indiscutibile.
    Oggi, a distanza di quasi un secolo dalle parole di Cardarelli, è avvenuto esattamente il contrario di quanto preconizzato dal poeta de “La Ronda”: oggi andiamo verso la catastrofe con un eccesso di parole. Le rivoluzioni di domani non si faranno né in marsina né in canottiera, né con tutte le comodità né con tutti gli incomodi: non si faranno affatto. Una poesia come questa del Dopo il Novecento non può che nascere in un’epoca in cui parlare di “rivoluzione” è come parlare di ircocervi in scatola. Non c’è opera della rappresentazione letteraria del secondo Novecento che non tenda, in qualche modo, al verosimile e, al contempo, non additi la propria maschera. La poesia e il romanzo dello sperimentalismo, rispetto alla poesia del post-ermetismo e dell’ermetismo, ha una sofisticata coscienza del carattere di “finzione” dell’opera letteraria, ha coscienza della propria maschera, anzi, c’è in essa una vera e propria ossessione della “maschera”».

    nel libro ho tentato di «attraversare» i testi a partire dal mio personale punto di vista. Ho attraversato davvero tanti testi e tanti autori. Il punto di vista dal quale osservo è questo: La fine della Tradizione, la fine del Novecento, la Recessione e la fine della modernizzazione, la fine di un Modello di sviluppo e di modernizzazione. E mi sono chiesto: come si riflette questo
    orizzonte in quello che facciamo e in quello che giudichiamo? – La critica che ho messo in atto è quindi una Critica di accompagnamento; ho tentato di accompagnare i testi per vedere dove essi mi portavano, ho tentato di indagare perché certe strade intraprese da alcuni autori fossero strette e ripide, altre fossero sbarrate e di difficile accesso, altre ancora in salita vertiginosa e altre in discesa ripida. Ho tentato una mappa del Contemporaneo. Senza bussola, senza periscopio: e mi si è fatto chiaro il pensiero del Nichilismo, di questo «rotolare via dal centro verso un punto “X” della periferia» (Nietzsche).
    Un viaggio verso un territorio che non conosciamo.

  47. …e dopo aver proficuamente letto tutti i commenti credo che mai più vero fu un verso dello stesso Tranströmer (ringrazio Giorgio per avermene suggerito la lettura):
    “[…] E su di me il calpestio di milioni di scettici.”
    (da Molti passi tratta da Poesia dal silenzio, Crocetti Ed.2011)

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